< Sale e sangria di  Pietro De Viola (Oligo)

Qui di seguito le recensioni di SaleESangria raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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“Sale e Sangria” mi ha stupito. Dico questo perché all’inizio della storia, e per lunghe pagine, il protagonista suscita quasi antipatia a causa della sua frivolezza, della sua spensieratezza eccessiva. Michele Tuca, originario di un piccolissimo paese della Sicilia, ha 25 anni, ma sembra un adolescente, e contro ogni aspettativa, parte per fare un Erasmus a Barcellona. In mente ha solo due obiettivi: evitare il servizio militare e andare a letto con quante più ragazze possibili. Per tutta la prima parte del romanzo, quindi, lo scenario è quello tipico dell’Erasmus: feste, alcool, poco studio e tanto sesso. La narrazione, fatta dalla voce del protagonista, è coinvolgente, ironica e la goliardia la rende divertente tanto che, ad un certo punto, quasi senza accorgersene, pur non condividendo nulla con Michele, men che meno il suo “stile di vita” ci si ritrova immedesimati.
Forse non è vero che non si ha niente in comune con lui, ma questo lo si scoprirà soltanto dopo, quando Michele per primo, rimettendo insieme i pezzi della sua esperienza, capirà qualcosa in più di se stesso e diventerà un uomo.
Due cose saranno fondamentali nel suo percorso di maturazione: lo scoprirsi innamorato e l’amicizia con il vecchio anarchico Celestino Flores il quale gli insegnerà cosa significhi essere vivi per davvero.

Mariagrazia Olivieri

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E un libro avvincente, ma fin qui questa caratteristica appartiene a molta produzione letteraria. Quello che lo caratterizza oltre all’argomento della narrazione, aderente a molte possibili realtà, è il lessico apparentemente semplice, privo di orpelli, arguto, spesso erudito, le perle di saggezza le troviamo in tutti i capitoli, a volte sono vere e proprie illuminazioni. E un racconto a tratti potente, intenso, di sentimenti forti che affiorano. Vi è la realtà della quotidianità, che vivi, ma intimamente rifiuti, detesti, anche se ti permette di appartenere alla schiera dei privilegiati, ma sono poi davvero tali, si chiede il protagonista e con lui il lettore? Le parole di Celestino Flores sembrano individuare linee di confine tra il vivere e il sopravvivere. E’ opprimente, avvolgente il senso di frustrazione, estraniamento, dal lavoro, dal sesso, dalla VITA: ma sa anche essere ironico, l’ironia a volte fa il paio con tristezza.

“Quando lascerai che sia il calendario a regolare la tua vita, allora sarai morto. Se aspetti la domenica per sentire la festa nel tuo animo, se rimani in attesa del sabato per sentirti un po’ più folle e virilmente capace, se rimandi al lunedì l’inizio di una nuova vita o l’elaborazione di nuove e inaudite strategie... è segno che sei morto”.

“Io non aspettavo altro. L’ho stretto a me, lui mi ha stretto a sé. Ci siamo fatti un pianto tanto intimo, liberatorio e familiare che alla fine è stato come se tra noi vi fosse stato non sesso, ma vero amore. Volevamo quasi congratularci a vicenda per le rispettive prestazioni

Queste due brevi frasi, e le molte altre presenti in tutti i capitoli, estrapolate da contesti più articolati, da sole ne giustificano la lettura.
Un’ottima lettura

Andrea Marcuz

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Una storia di formazione, un racconto di quanto possa essere complessa (ed entusiasmante) la giovinezza. La scrittura di questo romanzo rende l’idea di questa complessità, con toni mai banali.

Michela Bozzano

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Potremmo cambiare il titolo "SaleESangria" con "Italiani in Erasmus". Il racconto si snoda attraverso una serie di luoghi comuni su quello che ci si aspetta faccia un universitario proveniente da uno sperduto paese del sud, addirittura la Sicilia, in una città come Barcellona, in un goliardico ambiente internazionale, ma in realtà, estremamente provinciale. E’ una storia delle prime volte: in aereo, con l’alcool, nel sesso, nel sesso a tre. Ma anche la prima volta in una relazione che fa battere il cuore ma a cui non si sa dare un nome. Una tesi di esame diventa l’occasione per affacciarsi ad un mondo nuovo, ad una dimensione diversa, quella della vecchiaia, che, tuttavia, non appare molto diversa dalla condizione emotiva del protagonista. Non è chiaro perchè Celestino parli di tutto, tranne che del tema del lavoro da svolgere: il dopoguerra. Lo svelerà in una lettera (altro luogo comune: scrivendo si dicono verità che la parola non riesce a far venir fuori. Ma è un luogo comune?).
Ritroviamo Miguel anni dopo, ormai uomo in carriera, che ripensa alla sua Viola e riceve la notizia della sua morte. E qui il romanzo trova finalmente, forse, un guizzo di originalità. Alla ricerca del tempo perduto, Miguel troverà un blog di Viola che gli farà vedere la propria storia di amore con gli occhi dell’altra, fino a scoprire che non è morta. La rivedrà in un incontro di cui, io lettrice, percepisco soltanto la profonda alienazione.
Personaggi ricchi di contrasti con personalità

Sara Giannetto

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Il libro narra la storia di Michele, giovane universitario della provincia siciliana che, grazie al progetto Erasmus, si ritrova catapultato dal suo paesino d’origine a Barcellona, meta agognata di tanti ragazzi italiani. Qui incontra i più svariati personaggi, con alcuni dei quali è destinato a instaurare un rapporto duraturo e speciale. Soprattutto, incontra l’Amore. Un romanzo, a detta del suo autore, di perdizione, gioventù e amore; io direi un romanzo di formazione, infatti i protagonisti, attraverso l’amicizia, l’amore e le esperienze (spesso tutt’altro che positive), giungono alla consapevolezza del proprio essere e si avviano verso l’età adulta.
Un romanzo interessante, che avanza con una scrittura chiara e scorrevole. Personalmente non ho apprezzato certe cadute di stile, dovute a un linguaggio a volte un po’ troppo disinvolto.

Domenica Fontana

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Mi piace, mi ha riportato ai dubbi e alle difficoltà della prima giovinezza facendomi entrare nelle ansie di quell età.

Teresa Paolino

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UN DOPPIO COLPO
La storia ha due registri totalmente differenti. Una prima parte estremamente leggera e giovane, che racconta la frenesia dell’adolescenza, l’esperienza di un Erasmus a Barcellona. Una seconda parte che racconta il male di vivere della prima età adulta, quando ci si comincia ad accorgere che non tutti i propri sogni potranno diventare realtà. Questa seconda parte è di fatto molto breve, introspettiva, ma mi ha colpito perché mi ha fatto comprendere quanto a fondo può portare un’assenza. C’è poi un colpo di scena, che lascia spazio ad un blog, a mio avviso inutilmente lungo, che ci fa entrare nella mente di una giovane ragazza, credendo già di sapere noi come il tutto va a finire, e lasciandoci cercare di scoprire il perché ed il come. Per poi capire che l’ultimo colpo di scena risovverte il filo della storia, senza però convincermi appieno della sua freschezza.

Marika Pelizzari

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Un anno in una bolla: si potrebbe descrivere così l’Erasmus. Nella calda Spagna del 2005, il libro dipinge una giovinezza diversa da quella odierna, fatta ancora di squilli e SMS con le abbreviazioni. Ma il tema non rende il libro meno profondo, perché leggendolo è facile tornare indietro a quei 25, la cui ricetta è un pizzico di razionalità in mezzo a tanta sangria.

Linda Zucca Bernardo