< Scialomm Mussolini di  Marina Collaci (Castelvecchi)

Qui di seguito le recensioni di ScialommMussolini raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Divertente spassoso ma anche serio storico ... riflessioni su come ci facciamo trascinare dalle notizie

Francesca del Bianco

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Libro romanzato in cui sorgono aspetti inerenti al mondo contadino e rurale. Una critica al ventennio fascista anche attraverso gli occhi di Lucetta che cerca di emanciparsi dalla sua situazione sociale.

Elisabetta Silveto

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La storia incredibile di un paesino pugliese e dei suoi abitanti, tra estrema miseria e ignoranza, durante la seconda guerra mondiale. L’uso della lingua è piacevole, anche le frasi in pugliese vengono subito tradotte in italiano così che la comprensione sia totale. Ho avvertito un vago senso di realismo magico, e ancora di più pensando al fatto che la vicenda è ispirata a fatti realmente (e incredibilmente) accaduti.

Jessica Crosato

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Libro ben scritto, consequenziale. Una storia che si segue bene, dove si riesce ad entrare nei personaggi, anche empaticamente. Si vuole bene fin dall’inizio a Lucetta, e la sua luce porta uno spiraglio di felicità e buon umore in un testo che, in realtà, tratta di tempi cupi. Anche qui si cerca di tirar fuori dall’oblio un episodio dimenticato, la storia della piccola comunità di “forse” ebrei inventata da Donato Manduzio a San Nicandro Garganico. Qui, per amore di finzione, l’autrice maschera i nomi ed i luoghi, ma la storia rimane. Sia con la sua forza dirompente (ed a tratti comicamente drammatica), sia con i mille risvolti comportamentali, non solo localmente. Il visionario Ippazio-Donato riesce a convertire alla fede giudaica gruppi di contadini semi-analfabeti. Nello scritto, l’autrice riesce non solo a farcene vedere la potenza, ma anche gli attriti, le difficoltà, le speranze ed i crolli, in un momento drammatico della storia italiana e mondiale. Convertirsi all’ebraismo durante il fascismo suona di un’eresia unica. Con tutti contro. E ne vediamo gli epigoni: il curato, l’emigrato di ritorno, fascista e spia, il dotto bifolco, il rabbino polacco volenteroso. Insomma, molti personaggi di buona riuscita e con i quali si passa gradevolmente il tempo della lettura. Lasciandoci con le riflessioni, sempre e tuttora valide, sulla necessità di vivere nel rispetto degli altri. Quanto vero, al giorno d’oggi.
Anche qui, un piccolo appunto tipografico: a pagina 41 inopinatamente, Odorico diventa Oderico.

Giovanni Leonori

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Circolo dei lettori
di Palermo “Eutropia”
Coordinato da Rosana Rizzo
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Recensione: Scialomm Mussolini: Questo romanzo dimostra quanto la realtà possa superare la fantasia. Marina Collaci, ispirandosi a fatti realmente accaduti, racconta la storia tragicomica degli abitanti di un paesino del Gargano che decidono in blocco di convertirsi all’ebraismo nel momento storico più improbabile: il 1938, anno in cui Mussolini emana le leggi razziali. Questa conversione di massa avviene grazie al carisma di Ippazio, contadino tra contadini, ma anche guida spirituale di grande fascino.  Durante la drammatica esperienza della prima guerra mondiale Ippazio era rimasto gravemente ferito alle gambe. La lunga degenza in ospedale gli aveva consentito di trasformarsi da analfabeta a lettore appassionato della Bibbia e, soprattutto, mente pensante e critica. Tornato a Civitella, suo paese d’origine, riuscirà con le sue sagge parole ad appassionare i suoi concittadini, contadini analfabeti, fascisti convinti pronti ad abbracciare in blocco il credo ebraico e orgogliosi dell’italianità pur esprimendosi solo attraverso il dialetto pugliese. Paradossalmente chi sa parlare l’italiano è invece proprio il rabbino, giunto da Roma per verificare di persona quanto fosse vero ciò che si diceva riguardo a “quei cafoni analfabeti che ora sfoggiavano un eloquio forbito”.
La storia intreccia abilmente drammatici eventi storici e personaggi inventati come l’adorabile Lucetta,  donna tuttofare, simbolo di una femminilità d’altri tempi, laboriosa, sottomessa ma non troppo, intraprendente e determinata. Esilarante è la parte in cui Lucetta, ormai fervente seguace dell’ebraismo, in un momento concitato si confonde ed esclama: “Oh, Gesù!” facendosi il segno della croce istintivamente per poi ravvedersi e giustificarsi agli occhi di chi la osserva incredulo dicendo: “è l’abitudine!”
Un romanzo che fa riflettere, inorridire, sorridere, intenerire. Menzione speciale va alla scelta dei titoli di ogni capitolo che, prendendo in prestito certe frasi altisonanti declamate da Mussolini negli anni della propaganda fascista, ne fa risaltare tutte le contraddizioni e le assurdità.

Laura Guercio

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lanciano“Ex Libris”
 coordinato da Maria Rosaria La Morgia
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E’ il 1938 , ispirandosi a fatti realmente accaduti a Sannicandro Garganico, Marina Collaci scrive un romanzo dove il comico prende la rivincita sul tragico. Ippazio il protagonista, un cantastorie invasato e carismatico, ispirato a Donato Manuzio, il profeta che convertì una piccola comunità di contadini all’ebraismo sfidando le leggi razziali, è tornato dalla Grande guerra con una gamba in meno, ma con una saggezza in parte intuitiva, in parte acquisita durante i mesi di convalescenza dove ha letto di tutto, ma in particolare la Bibbia, il libro più antico del mondo. Convinto che tanta è la fame e al povertà, che il Messia non sia mai disceso in terra e persuaso che gli ebrei dell’Antico Testamento si siano estinti, Ippazio si inventa una religione tutta sua  con preghiere, canti che si concludono con il braccio alzato di fronte alla foto di Mussolini ( Mussecchino in dialetto). Quando Freddy, un italoamericano tornato in paese li informa che gli ebrei sono vivi e vegeti, esultano e inviano lettere accorate ai rabbini di Roma implorando di essere circoncisi e di poter partire per la Terra Promessa E’ una storia paradossale ma poetica al tempo stesso: un gruppo di contadini vogliono pensare con la loro testa e  nel mezzo delle leggi razziali decidono di convertirsi all’ebraismo, inconsapevoli di andare contro qualcosa o qualcuno, ma sentendosi nel giusto.

Rita Crisanti

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Trama intrigante e coinvolgente. La scrittura chiara e vivace rende in modo efficace le figure dei protagonisti e l’ambiente di contesto.


Germana Grazioli

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Durante il fascismo, un paese pugliese è testimone della conversione all’Ebraismo di alcuni suoi abitanti. Fautore dell’evento è un reduce paralitico e mezzo mago. La vita del paese ne è sconvolta, soprattutto quella del parroco che, lungi dall’essere un buon pastore, vede allontanarsi le sue "pecorelle". Una in particolare, Lucetta che insieme a sua figlia Pinuccia, riesce a crearsi un futuro migliore.

Carlo Alberto Basile

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Circolo dei lettori
di Lecce 2 “Orti di guerra”
coordinato da Simona Cleopazzo e Anna Gatto
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Scialomm Mussolini è un libro divertente e allo stesso tempo profondo, che ci dimostra come a volte la realtà superi di gran lunga la fantasia. Ripercorrendo la storia di un paesino della puglia (Cittadella nella finzione, San Nicandro Garganico nella realtà) l’autrice racconta il passaggio di una piccola comunità rurale dall’adorare il duce all’accettare una nuova ideologia proposta da uno strano profeta, fino al convertirsi in massa all’ebraismo proprio nel 1938, l’anno delle leggi razziali. Lontani dal resto della civiltà, gli abitanti di Cittadella sono disposti a credere a chiunque possa instillare in loro la speranza di una vita meno dura e di una felicità agognata. I personaggi sono descritti con grande maestria e rappresentano tipi umani di notevole spessore.

Patrizia Palumbo

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Una storia quasi tragicomica, la storia vissuta dagli ultimi, da persone semplici, che, nel momento più sbagliato possibile, prendono una decisione che metterà sottosopra il loro paesello. Ottimo libro, impareggiabile e originale il modo di raccontare le pagine più vergognose della nostra storia recente.
Da leggere nelle scuole di ogni ordine e grado, in modo da imparare la verità di un periodo storico ignobile.
 

Manuela Miggiano