< Scrivi sempre a mezzanotte di  Virginia Woolf, Vita Sackville-West (Donzelli)

 

Emozione autentica per me la lettura di questo libro che contiene la storia di un amore intellettuale e sensuale, appagante e doloroso assieme, nato fra due donne eccezionali della prima metà del Novecento inglese. Il carteggio epistolare intercorso negli anni fra queste scrittrici, prima solo amiche poi amanti appassionate, rende perfettamente leggibile il crescendo di sentimenti che travolge due persone così diverse fra loro per età, formazione, vita sociale ma, forse proprio per questa discordanza, affatto complementari, direi interdipendenti l’una dall’altra con piena coscienza. Mi ha colpito molto anche l’opera di costruzione del libro realizzata con grande sensibilità da altre due donne: la curatrice della raccolta e l’autrice del saggio di apertura. L’analisi di Nadia Fusini, non a caso inserita prima del carteggio, fornisce le linee guida per comprendere il sottotesto delle lettere, scritte da Virginia e Vita con una sapienza oggi perduta. L’interpretazione discreta e partecipe delle missive, priva di ogni voyeurismo, fornita da Elena Munafò a conclusione del libro, rende leggibile con autenticità una passione che rimbalza fra le due amanti come un’onda che s’infrange fra scogli contrapposti.

mariaren********@yahoo.it

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Leggendo il carteggio Woolf-West mi sono sentito come quel genitore che va a sbirciare nel “diario rosa” della figlia con la curiosità e, forse, il terrore di trovare qualcosa di impensabile, di trovare quelle parole che mai una figlia penserebbe di condividere con mamma e papà, Due donne per molti versi differenti, ma unite da un amore sviluppatosi nel tempo che le rende prima amiche e subito dopo anche amanti, ma che lascia spazio alla necessità di un rapporto di rispetto, di confidenza e di complicità.

Virginia è attratta dalla personalità di Vita: si alternano ironia, separazioni e passione. Sono lettere intime che le uniscono nei momenti peggiori e che le riempiono di gioia in quelli migliori. Vita ha uno spirito più libero, molte amanti, è sessualmente libera, mentre Virginia è sempre in attesa e sente forte la sua mancanza. E’ gelosa quando capisce che Vita la trascura, anche perché comprende che quello di Vita non è desiderio di possesso, bensì si rivela sempre un atteggiamento materno, di protezione.

In quell’ipotetico “diario rosa”, scopro due amiche che sono complici nella scalata a quel mondo che non sempre è facile da conquistare: si sostengono come in una cordata, si abbracciano e si amano.

E l’erotismo passa in secondo piano.

p.ba****@gmail.com

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“Non c’è ragione che l’amore debba svanire….” e cosa impedisce all’amore di svanire meglio di queste lettere? Se all’inizio ho provato un lieve disagio, come ad entrare di soppiatto in casa altrui, continuando velocemente, con la mia solita fame di lettura, mi si è rivelata la forza e la bellezza del legame nato ed a lungo mantenuto tra Virginia e Vita. Ho amato specialmente la capacità di esprimere emozioni profonde che appaiono (e commuovono) accanto a notazioni di vita domestica, ricordi felici e momenti di sconforto, partenze, arrivi, amicizie, lavoro, piccole storie quotidiane che diventano romanzo, con due protagoniste che si raccontano e rivivono per noi.

anna.ve*******@gmail.com

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Ho iniziato a leggere questo carteggio con una sensazione fluttuante tra l’idea di violare una sfera intima e privata e la convinzione che mi sarei annoiata in mezzo ai convenevoli di un’amicizia appena iniziata. Solo che pagina dopo pagina, lettera dopo lettera, ho finito col gustare la delicatezza di quella relazione speciale che veniva tessuta un giorno dopo l’altro come un’immaginifica coperta per le nozze di Peleo e Teti. Un’amicizia erotica o un amore cerebrale? Vita, probabilmente la più fisica e la più carnale tra le due, è evidentemente soggiogata dall’intelligenza e dal fascino della scrittrice Virginia e quest’ultima ne è perfettamente consapevole, da qui la creazione e la scrittura di Orlando. Ma le parole nelle quali prendono corpo i pensieri e i sentimenti di Virginia esercitano un incanto senza paragoni.

soniat******@virgilio.it

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Il legame tra Virginia e Vita era ampiamente noto, ma non nei dettagli che si svelano attraverso le lettere che si sono scambiate negli anni: dettagli, a volte, di inaspettata tenerezza, come il giardino-in-ciotola lasciato fuori dalla porta, il burro in tempo di guerra, i pappagallini... Tra letteratura e desiderio, tra scene di vita quotidiana e viaggi esotici, si dipana un corteggiamento amoroso simile per molti tratti alla tela di Penelope. C’è sempre qualcosa di non detto, o di non detto fino in fondo, che aleggia per l’intera corrispondenza: ed è questo che porterà al tragico epilogo scelto da Virginia, e a Vita il rimorso di non avere capito in tempo. L’ oscillazione tra attimi sublimi e ritirate nell’ombra è una costante, e il loro amore somiglia ad un fiume carsico, che sembra talvolta sparire nelle profondità della terra, per poi riemergere in superficie, a volte impetuoso, a volte tranquillo come un ruscello. Ma, nonostante tutto, non si dissecca, perché - come Virginia scrive a Vita - «Non c’è ragione che l’amore debba svanire, no?»

paola*****@libero.it

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Che dire di questo carteggio? Per quanto già ben note le storie, le due donne e la loro comune costellazione di relazioni, frequentazioni e ambienti che già da soli evocano mondi fascinosi e anche trasgressivi (il jet set letterario-artistico della Londra di Bloomsbury e delle residenze di campagna inglesi), la comunicazione tra Virginia e Vita, per l’intensità e la ricchezza di toni e colori delle loro scritture, si legge tutto d’un fiato. E’ bellissimo leggerla in questa forma, come uno scambio, quello che ci fu davvero nella loro storia, lo spasmodico donarsi l’una all’altra, insieme a quello che ognuna delle due innamorate raccoglie nella sua giornata: commenti impietosi, spesso caricaturali, sui personaggi che popolano le loro vite, contemplazione di natura e amore per gli animali, cartoline da viaggi esotici (Vita), osservazioni illuminanti sul senso della scrittura e su libri letti (Virginia), in un dialogo che attraversa svariati registri come rapidi cambi d’umore. Il valore aggiunto di questo libro: la magnifica traduzione a due voci (Nadia Fusini - Virginia e Sara De Simone - Vita), che quasi non fa rimpiangere di non leggere il testo originale.

bottiglie*********@gmail.com

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Le lettere tra Virginia e Vita mi hanno fatto piangere tanto, così cariche di una passione (per la vita, per la scrittura, la lettura, per l’amore, per le radici e i viaggi, per le residenze) che è rimasta appiccicata a ogni singola parola. Ho visto quelle donne, belle l’un l’altra, serva e padrona a turno, sostegno e ostacolo a vicenda. Un canone a due voci che vibra dentro a chi legge, un romanzo epistolare che si forma spontaneo e indesiderato, per svelare una storia potente. Il carattere privato delle pagine regala una “trasparenza centrale” che non sminuisce il finale, inatteso benché paventato.

robert******@yahoo.it

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La raccolta del carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West è una testimonianza bellissima non solo di un amore ma anche della vera natura delle protagoniste. Virginia Woolf è stata una donna e un’artista particolare, non sempre felice e non sempre libera di vivere se stessa serenamente, ma nello scambio epistolare con Vita sembra diversa, forse la vera Virginia. Una donna che deve però fare i conti con la sua natura schiva e delicata ed affrontare l’amore per una persona diretta, passionale e libera come Vita. Un testo, quello pubblicato da Donzelli editore, che dovremmo leggere tutti, soprattutto in questo periodo delicato per la nostra realtà.

mariama*******@gmail.com

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Le corrispondenze di Virginia Woolf e Vita Sackville-West possono

essere prive di valore per chi non conosca le due donne. Tuttavia,

mostrano direttamente la naturale evoluzione del sentimento umano;

sono una trasposizione poco levigata dei pensieri e delle impressioni

istantanee. Ovviamente, è presente un certo labor limae, come la

stessa Vita fa notare a Virginia. Ma ciò non impedisce di percepire la

vera sostanza delle corrispondenze, ricche di nomignoli scherzosi,

preoccupazioni reciproche, storie mondane. Il sentimento di amore che

ha legato le due donne emerge con tutta la sua forza.

rebecca*******@gmail.com

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Accade di rado che una corrispondenza tanto copiosa possa assumere la compattezza e l’importanza di un’opera letteraria, come se fosse pensata e realizzata a tale scopo.

Questo esito lo si deve alla capacità narrativa delle due protagoniste che ci mostrano la loro relazione dentro una quotidianità che non ha nulla di ordinario e in cui le emozioni, in andata e ritorno tra di loro, producono uno speciale effetto di continua “suspense”, scorrendo su di un filo conduttore che per costanza non registra flessioni o rotture.

E’ una lettura appassionante che segue il fluente procedere di due vite inestricabilmente intrecciate, in un rapporto in cui l’amore, il sapere e la libertà ne costituiscono i fondamenti più solidi; senza poterne distinguere una netta prevalenza di uno sugli altri.

Così ci si incunea in un’intimità straordinaria per l’avvolgente armonia con cui Virginia e Vita si parlano in tutto il loro carteggio. Sono consapevoli e determinate di volersi scrivere perché ogni lettera consegni un messaggio gioioso, senza nascondere speranze o turbamenti, però sempre all’interno del sovrastante piacere di sentirsi legate come a nessun’altra.

In questo clima di amabilità costruiscono il racconto della loro storia sentimentale, ma pure la cronaca delle vicende di ogni giorno in cui sono immerse.

 La scrittura viene manovrata con sapiente abilità per mantenere alto il desiderio di un nuovo incontro, riuscendo sempre a comunicare, con arte e sensibilità, la propria tensione emotiva.

A tutto questo si aggiunge una diffusa quanto personalissima ironia che infonde leggerezza ai loro testi, divenendo la chiave per accedere a quella esclusività che vogliono mantenere solo per sé.

Col tempo ci si accorge che si scrivono per piacersi sempre più, allentando la forza seduttiva, contenuta nelle lettere dei primi anni, per favorire una unione completa che all’intesa del cuore aggiunga quella delle loro menti e consolidi definitivamente il loro sodalizio.

La narrativa a cui ricorrono dalla fine degli anni venti in poi (una svolta che trova nella pubblicazione di ORLANDO un evidente punto di riferimento) si svolge in un territorio entro il quale definiscono, con una crescente chiarezza, la natura del loro rapporto, alzandolo di valore fino a condurlo al riparo da ogni insidia amorosa.

Inevitabilmente l’intero scambio epistolare tiene in primo piano la personale relazione delle due donne, tuttavia ci sono molte pagine arricchite da testimonianze originali sul clima culturale e geopolitico dell’Inghilterra di quegli anni.

Di rilievo sono i ritratti che si incontrano durante la lettura. Le figure occasionali sono presentate con folgoranti tracce che emergono dalla circostanza in cui vengono osservate, mentre amici e familiari sono svelati, nell’arricchirsi della corrispondenza, attraverso un’inconsapevole accumularsi di particolari che ne determinano profili riconoscibili e veritieri come non mai.

Le ultime lettere, che coincidono con l’avvicinarsi della guerra e poi con il suo inizio, perdono inevitabilmente quella frizzante vitalità che ha accompagnato le loro conversazioni fino a quel momento, non rinunciando però ad una maestosa dignità e pacatezza per confermare una solida forza morale e il coraggio di affrontare la vita in questo nuovo tempo così buio come lo hanno fatto per tutto quello precedente.

 L’intero parlato, che dà sostanza al libro, ha un’evidente connotazione di genere rafforzata dalla relazione sentimentale tutta al femminile e impreziosita dal talento creativo di Virginia e da quello descrittivo di Vita. Nella confidenzialità che mettono in campo e ignare del nostro sguardo postumo, realizzano con suprema eleganza, un’opera che, tassello dopo tassello, si compone come un mosaico dal risultato sorprendente, consegnandoci un’immagine di una umanità che non ne dimentica o tradisce alcun tratto.

angelo.*******@gmail.com

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Inizialmente, il carteggio fra le due donne mi sembrava stucchevole: l amore tanto sbandierato (forse tipico dei carteggi amorosi ?) mi stava annoiando.

Poi, però, è iniziato l interesse per il mondo delle due donne: quello di Virginia, che fra Londra e la campagna mantiene una serie di relazioni di amicizia  e lavoro che rendono ricca questa raccolta di lettere ( particolari i riferimenti alla stesura dei suoi romanzi) e quello di Vita, presa da svariati impegni di società (non ultimo quello di moglie di un diplomatico), con accenni ai suoi viaggi in giro per il mondo (Persia, Stati uniti, Germania…).

 Le ultime pagine, poi, quando  è scoppiata la guerra, con gli accenni alla gioia di ricevere in dono una forma di burro (Virginia da Vita), alle difficoltà di trovare “fieno per le mucche”, il richiamo alle bombe, all’ aereo precipitato nella palude ecc. hanno dato al libro una collocazione storica, molto precisa,  e questo me lo ha fatto apprezzare.

dozz****@gmail.com

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Vita e Virginia, ovvero scrittura strumento di amore, che ne fa l’una la musa dell’altra. Virginia invidia a Vita la sua brama di vivere, quell’attaccamento alla vita che sente altalenare in se stessa: “Mi piace (…) pensare a te che brilli nelle Ambasciate. Mi piace pensarti tutta uno sfolgorio.”

Vita vede in lei “una stella luminosa e costante. Davvero poche cose rimangono a indicare la strada: la poesia, e tu, e la solitudine.” “Ridotta a una cosa che desidera Virginia”, confessa “mi manchi più di quanto potessi credere (…) tu hai fatto a pezzi le mie difese. E non posso dirmene realmente risentita.”

Virginia intravede in Vita anche qualcosa di oscuro che la affascina: “C’è senz’altro qualcosa che non vibra (…): c’è qualcosa di riservato, muto.” Ma sarà lei a essere ingoiata dall’oscurità abbracciando il suicidio.

ritami******@gmail.com

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Un amore in crescendo quello tra Virginia Woolf e Vita Sackville West. Un amore vissuto per anni tramite lettere e notti passate insieme, punte di vivace gelosia ed altre di estrema malinconia, dovuta alla distanza o all’impossibilità di vedersi. Una passione che lega due donne per certi versi quasi opposte: Vita è più giovane, viaggia, intreccia numerose relazioni, è forte ed impetuosa sia nell’aspetto che nell’indole, mentre Virginia è più pacata, la sua salute è debole e non ha avuto esperienze precedenti con altre amanti. Probabilmente però forse la chiave del loro amore è proprio questa: la passionalità di Virginia esplode con Vita e al contempo la giovane poetessa rimane affascinata dalla mitezza interiore della Woolf. Orlando, uno dei personaggi di Virginia, altro non è se non una “rappresentazione al maschile” della stessa Vita. Uno scambio epistolare che coinvolge, pur risultando forse a tratti un tantino noioso.

schetti*******@yahoo.it

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La prosa industriosa e fragile di Vita e la poesia limpida, barluminosa e dolce al suo interno di Virginia, in purezza entrambe come il sapore del burro, misto tra “rugiada e miele”, germogliano bellezza nella loro corrispondenza ultradecennale: uno “Scrivere per te” che crea un ponte tra due mondi complementari.

Il convulso e a tratti contraddittorio animo di Virginia, come venti “Rise&fall”, che ricordano il suo essere Acquario, si mescola alla pragmatica scrittura di Vita, il suo narrare delle piccole cose quotidiane e di luoghi lontani “Esotici”, in cui evadere e trovare rinascita in “finis terrae” sulla falsariga del suo essere Pesci, costruendo un nuovo altrove, un “Einsteniano labirinto”, in cui il lettore non si perde, ma concretizza  una delle frasi del carteggio: “L’amore è così fisico. E così è anche la lettura, l’esercizio dello spirito”.

pak***@gmail.com

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Una splendida ricostruzione del rapporto di due donne anticonvenzionali in cui amore e letteratura si compenetrano. Nelle lettere  troviamo dei passi magnifici – descrizioni di paesaggi, riflessioni sulla scrittura o note psicologiche – che mostrano il carattere diverso e complementare delle due scrittrici travolte dalla reciproca fascinazione iniziale che, via via, si trasforma in un legame affettuoso, pacato, racchiuso nell’anima come l’ombra pallidissima della luna vecchia che non svanisce lasciando il posto a un sottile spicchio d’argento. Il temperamento di Vita è schietto, impetuoso, la sua scrittura –  immediata, vitale a tratti barocca ma molto gradevole – non è meno affascinante di quella di Virginia. Il  percorso letterario che costella la loro relazione, celebrata nel romanzo Orlando, ci offre uno spaccato imperdibile dell’ambiente di Bloomsbury e dell’alta società inglese nei primi decenni del ‘900.

foxo****@gmail.com

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E’ il carteggio tra due donne, durato 20 anni,  testimonia  la passione e l’amicizia che le lega.

Vita ha molte amanti e la sua virilità diventa tenerezza con Virginia, che oscilla sempre tra depressione e follia, mostrando una salute sempre più delicata.

A noi che siamo abituati all’immediatezza della messaggistica dei cellulari sembrano strane tutte queste missive  per prendere accordi per incontrarsi, lettere che diventano lai di nostalgia per il lungo tempo di lontananza.

Tra loro c’è complicità, amicizia,  si raccontano pettegolezzi sapidi e taglienti su comuni conoscenti, ma quando si incontrano, e non avviene molto frequentemente, sono gravide di desiderio. Ogni volta  Virginia giura che sarà l’ultima perché sa con certezza che Vita sarà presto con un’altra. Virginia invidia chi ha una mente, pensieri e desideri semplici: così si vive più felici!

E’ un amore tormentato, triste. In Virginia c’è poco amore per la vita. Vita è più vorace, la sua bulimia sentimentale ci mostra una vivacità sensuale e una ricerca continua di appagamento, ma poi torna negli ordinati schemi sociali e interpreta il ruolo le è stato assegnato: moglie e madre. Virginia è il personaggio più struggente. Il 28 marzo 1941 si lascia affogare nel fiume; aveva 59 anni.

daloe*****@gmail.com

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Ho ripreso in mano queste lettere sapendo che vi avrei trovato lo spirito vitalissimo di queste due donne e molto il sapore della mia giovinezza durante la quale ho letto quasi tutti gli scritti di entrambe. Ed è stato così.  Vorrei però chiarire perché le preferisco a quelle di Bukowski, altrimenti sembrerà che la mia scelta sia solo emotiva. Intanto oltre alle lettere di Vita qui abbiamo le risposte di Virginia e quindi l’interlocuzione è reale e si ha l’impressione di assistere ad un dialogo mentre si realizza concretamente. Molto più vivo e variegato dell’epistolario di Bukowski! La vita che traspare da queste lettere è ricchissima: Vita racconta dei suoi esotici viaggi, delle sue case e dei giardini che disegna ma anche delle esperienze umane e affettive. Virginia descrive una vita più raccolta e discreta, il suo mondo, i suoi rapporti con gli amici, quasi tutti interessantissimi  e la sofferta elaborazione dei suoi libri che comunque la gratifica intensamente. Entrambe, ma soprattutto Virginia, descrivono l’importanza  della loro relazione amorosa e l’incanto, il piacere che ne deriva ad entrambe. Sullo sfondo la figura dei rispettivi mariti rispettosi del loro rapporto, in questo molto a noi contemporanei,  non interferenti e la cui presenza, anche affettiva, è tuttavia continua e apprezzata. La qualità e l’attenzione all’ uso delle parole è costante e mi piace la tenerezza e la fantasia con la quale si appellano. Ho anche apprezzato  la capacità che dimostrano di trasformare negli anni  il loro amore in un’amicizia profondamente significativa e necessaria. Ogni tanto entrambe distribuiscono illuminazioni sulla psiche femminile che sorprendono per verità e profondità. Percorrono tutto l’epistolario il tipico chiacchierare  femminile e i vivaci pettegolezzi sugli amici scambiati con ironia, sempre senza cattiveria. Scandito da lunghe lettere, si disegna un mondo definitivamente più lento del nostro, furioso e inconcludente, un mondo del quale forse si potrebbe aver nostalgia. Poco si percepisce invece del grave disagio psichico di Virginia, tutto nascosto in una dimensione privata e familiare, raccontato nei diari,  e che la porterà  al suicidio. Fino all’ ultima lettera, qualche giorno prima della sua morte, Virginia scrive di altro all’ amica e questo riserbo molto rivela del vissuto indicibile, doloroso e non più tollerabile della sua malattia.

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Frammenti di una relazione che emergono dalla fitta corrispondenza, molto ben allestita, che compone questo libro. Ancora meglio: frammenti della vita di due donne dalla grande vivacità intellettuale, che fanno della stessa passione amorosa una creazione artistica. Il loro rapporto emerge quindi più in questo cercarsi assiduamente, nella necessità di condividere non solo le esperienze straordinarie (i viaggi di Vita), ma anche i dettagli più routinari della giornata (gli incontri, talvolta pesanti, di Virginia). L’incessante ricercatezza stilistica assorbe però lo slancio più autentico del loro rapporto e questo rappresenta, in un certo senso, l’unico limite che posso trovare alla lettura.

@cribragano.gmail.com

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Il carteggio rappresenta uno scambio proficuo tra due donne indipendenti. Dapprima si tratta di una corrispondenza dettata da necessità editoriali. Virginia Woolf, in qualità di editore presso la Hogarth Press, casa editrice da lei fondata assieme al marito Leonard, chiede a Vita Sackville-West di rispettare le consegne ed elargisce preziosi consigli letterari. A lungo andare, però, comincia ad affiorare un sentimento profondo che legherà indissolubilmente le due donne, due universi distanti tra loro, da un lato Virginia, una donna riservata, intelligente, e dall’altro lato Vita, una trentenne aristocratica, scrittrice di successo, con la passione per i viaggi oltre Manica.

Per Virginia lo scambio di lettere diventa una necessità, un modo per allontanarsi momentaneamente dal suo mondo fatto di infiniti manoscritti da leggere per scovare le nuove voci emergenti e proiettarsi verso un mondo spirituale; per Vita rappresenta il modo mediante il quale mostrare quell’attrazione verso Virginia che va oltre il semplice affetto. Vita prova verso Virginia un amore quasi carnale, ma mantiene a freno questo desiderio perché teme di essere snobbata da Virginia e dai suoi amici della Bloomsbury.

Il sentimento che lega le due donne rimane intatto nonostante la distanza. Virginia si sente sempre più attratta da Vita, ma comprende che in lei ci sia un lato oscuro che con difficoltà prova a conoscere. Virginia, spaventata dall’idea di perderla, decide di eternare la figura di Vita facendola diventare protagonista del suo romanzo Orlando e soprattutto musa ispiratrice di questo play-poem, flusso di coscienza che permette a Virginia di esplorare dentro sé stessa e di costruire una riflessione sulla storia dell’Inghilterra. Orlando diventerà anche il modo attraverso cui dare una dimostrazione sulla disparità di trattamento di genere, tema molto caro ad una femminista come Virginia Woolf che sarà analizzato con maggior attenzione in A Room of One’s Own (Una stanza tutta per sé).

Col passare degli anni, il loro desiderio inappagato si trasforma in mero affetto. Entrambe sprofondano in un mondo solitario, difficile da scalfire, all’interno del quale sono ammessi pochi intimi. Con lo scoppio della guerra, lo scambio di lettere permette alle due donne di sostenersi a vicenda in un momento così delicato, anche se questo sembra non bastare a Virginia che cadrà in uno stato di profonda angoscia da cui non troverà via d’uscita.

Infine, molto interessanti sono le diverse riflessioni sulla scrittura proposte da Virginia all’interno del carteggio. La scrittura per Virginia è un dono divino e per questo motivo l’ispirazione viene da sé. Lo scrittore deve essere pronto con le sue posate d’argento (con il suo talento) nel momento opportuno per comporre il suo romanzo.

frankc******@hotmail.it

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L’epistolario ha la forma morbida dell’onda e il tepore di un sentimento visitato con impeto e pudore. All’incrocio tra una vita di relazioni umane, culturali, professionali e una dimensione intima in cui il solo eloquio possibile è quello della tenerezza e della passione, testimonia la tendenza femminile all’affabilità, nel senso etimologico del termine. Ma mentre dà voce all’appagamento del desiderio e al protendersi quasi infantile per assaporare quella dolcezza, nasconde e rivela abissi di inquietudine e disperazione commoventi. Solo la scrittura letteraria li centra appieno, traslitterando l’esperienza dello scacco esistenziale nei modi dell’arte, unica redenzione possibile.

piera*****@tiscali.it

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Avvenimenti, incontri, contatti, situazioni anche imprevedibili si susseguono e si inseguono. Descrizione di luoghi inglesi e no, a cena e nei salotti si parla e sparla di persone di cui emergono pregi, difetti e pettegolezzi. Vita e Virginia riempiono le loro lettere di una quantità enorme di notizie personali e no, letterarie, di lavoro, con avvenimenti e persone che lasciano spesso dolorosi segni nella loro esistenza, per far sì che ognuna entri nella vita dell’altra e restare così  fortemente legate tra loro. Mi pare che Virginia, con la sua… timidezza e, a volte… insicurezza, si trovi alla fine attirata e avvolta dal esuberanza e dalla vivacità di Vita. Man mano si crea un fortissimo legame, solido spirituale e fisico, che non impedirà a Virginia di annegarsi con grandissimo dolore e rimpianto di Vita per non aver capito e non essere riuscita a salvare l’amatissima amica. 

g.nov*****@gmail.com

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“Scrivi sempre a mezzanotte”, raccoglie parte del carteggio (1924-1941) tra Vita Sackville –West e Virginia Woolf . Amiche, amanti, legate dalla passione per la letteratura, che si intreccia alle loro vite. Infatti Orlando, protagonista del romanzo di Virginia non è altri che la trasfigurazione letteraria di Vita. Dalle lettere emerge la storia del rapporto fra due donne straordinarie: bella, spregiudicata, avventurosa Vita, che proviene da una famiglia di altissimo lignaggio. Coltissima, sensibile, capace di creare con le parole immagini straordinarie ,  fragile e bisognosa d’affetto Virginia. Ma ci sono anche tanti riferimenti alla vita mondana, spesso pettegolezzi non di grande interesse. In conclusione: la letteratura supera la vita reale, perché la depura dal superfluo, conservandone l’essenza.

paolap******@yahoo.it

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"Vorrei che tu vivessi nel mio cervello una settimana intera" scrive l’apparentemente fredda e contenuta Virginia alla sregolata ed appassionata Vita. Solo il desiderio estremo e totalizzante per richiamare l’attenzione del bene amato? Forse qualcosa di molto più profondo e complesso. Una richiesta di aiuto, una prece per vedere se l’oggetto della sua inaspettata brama sarebbe riuscita a toglierle quei sassi che quindici anni dopo l’avrebbero aiutata ad esaudire il suo ultimo inappellabile desiderio nelle acque del fiume Ouse. Un carteggio di corpi prima e di anime poi. Lettere vigorose, vitali anche al di fuori della mezzanotte. Imperativi di amore (Love Virginia), richiami di solitudine, quotidiani che si intrecciano, distanze che si dilatano. Amore e desiderio ma non necessariamente in quest’ordine. Il legame tra Virginia e Vita non è simbiotico, le parole che si scambiano lo confermano. Una connessione strettamente legata al desiderio fisico che nel corso del tempo si aliena dai loro corpi e si trasforma in altro da sé. Ogni lettera  trasmette ancora l’energia delle loro menti brillanti che ci trascinano nel loro vissuto ma soprattutto nel loro immaginifico. Il vivace scambio di giudizi letterari porta Vita a citare Tolstoj parlando di   "Anna Karenina" in correlazione al sentimento di condanna dell’adulterio  ampiamente da loro  superato : " Mentre Tolstoj basa tutto il libro su quello. Ma tolto quello, se non mi scandalizza che AK copuli con Vronskij, che cosa rimane?"  Cosa rimane del carteggio tra Tolstoj e la contessa Aleksandra?  Il desiderio. In questo carteggio il desiderio è sempre presente nella sua assenza. A volte le parole non riescono a seppellirlo completamente ed allora entra la vita tra una disquisizione filosofica ed una religiosa. Il desiderio inespresso, che riesce a farsi strada come una crepa sul muro delle "gentilezze per ospiti" che i due hanno eretto, crea rari momenti di ritrovata femminilità nelle parole di  Aleksandra:  "Strappate, ve ne prego, le mie lettere". Un gesto che non può nascere da un’amicizia pura ma da un sentimento più ambiguo, raramente riconosciuto dal cuore che lo alberga. Le lettere tra Tolstoj e Aleksandra sono una perfetta partita di scacchi tra due menti che godono delle loro affinità elettive ed hanno concordato sin dall’inizio di non dare scacco matto. Nessuno dei due vuole restare indifeso di fronte a possibili affondi. Muovono i loro pezzi in perfetta simmetria. Il desiderio vissuto di Virginia e Vita e quello taciuto ed inespresso di Tolstoj e Aleksandra. Per Platone "il desiderio è rivoluzionario perché cerca quello che non si vede" .  Ecco, credo che il senso della ricerca accomuni questi due forti legami. Scacco matto.

provenz*******@gmail.com

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Un saliscendi emotivo. Divertente, ma fisicamente impegnativo! Ho riso tanto per alcune battute, saette velocissime e a volte impietose, lanciate reciprocamente tra Virginia e Vita. Ho corso tanto, fino ad avere le gambe fiaccate, per inseguire le due amanti nelle loro stanze, poi di corsa accanto ai loro scrittoi, sotto le tende nel deserto, dentro castelli e vagoni ferroviari. Ho corso anche, con curiosità, dietro le lettere con indirizzi sempre diversi, provando uno stato d’animo dimenticato, quello dell’attesa della posta. Una lettura circolare che passa, dal pettegolezzo più o meno interessante, alle lamentele volutamente esagerate per attirare l’attenzione dell’amata, alle riflessioni definite “curiose” sulla morte, fino allo spaesamento profondo che le protagoniste provano di fronte alla loro passione. Preferire il dolore fisico, perché concreto, al senso di abbandono che non ferisce ma spegne” il respiro”, ci racconta quanta necessità avessero l’una dell’altra: senza respirare non si vive. Ho sentito, quasi non volendo, il rumore delle lettere infilate nelle buste, consapevole di aver letto qualcosa destinato a vivere solo dentro la storia del loro amore.

pechi*****@gmail.com

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“Scrivi sempre a mezzanotte” raccoglie le lettere che si scambiarono Virginia Woolf e Vita Sackville-West. Vita è anche lei una scrittrice, Virginia ne è attratta e diventano amanti, queste missive ci raccontano la loro storia d’amore.

Vita e Virginia adorano scherzano, si prendono in giro, e si scambiano ardenti parole d’amore. ma si parla anche, o soprattutto, di letteratura, l’altra passione oltre all’amore che le lega.

teodoro*******@tiscali.it

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Virginia conosce Vita (in realtà Victoria, ma vuoi mettere quanto le doveva risultare più adatto questo nome rispetto a quello di una paludata e polverosa regina) nella seconda metà degli anni ’20, il periodo che per la scrittrice e operatrice culturale si sarebbe rilevato più proficuo e maturo. Non fu un vero e proprio colpo di fulmine, ma se ne innamorò abbastanza presto. Era del resto difficile resisterle, come testimonierà una lunga serie di amanti appassionate, quasi impossibile resistere alla sua vitalità (appunto), alle sue lunghe gambe, a quel suo aspetto esteriore, semplicemente definito androgino e che ispirerà il personaggio di Orlando. Un amore che, tra alti e bassi, tradimenti e consolazioni, durerà tutta la vita di Virginia, quasi un leitmotif rispetto all’assordante rumore di fondo quotidiano, fatto dagli impegni della vita domestica e professionale, cani, amici, scrittori ed artisti inclusi.

Un luogo magico, questo libro, in cui, incredibilmente, convivono le affettuosità più intime di un rapporto di cui, peraltro, non interessa conoscere la pratica fisica, e le riflessioni sulla scrittura, il lavoro, anche manuale, della casa editrice, i frequentissimi viaggi (soprattutto di Vita); uno scenario avvolgente e tridimensionale.

mauroa******@hotmail.it

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Leggere le lettere di Virginia e Vita sembra quasi uno sbriciare dallo spioncino di una porta ed assistere ad una storia d’amore, d’amicizia e passione che è durata più di quindici anni. Quando queste due donne si incontrano, importanti protagoniste dello scenario letterario britannico degli anni Venti del ‘900, sono entrambe sposate, Virginia ha quarant’anni mentre Vita è più giovane di 10 anni. E grazie a questa boccata di “Vita”, Virginia si trova faccia a faccia per la prima volta con un sentimento travolgente e coinvolgente come l’amore, e si sente legata a questa donna da una passione ardente e allo stesso tempo da un affetto profondo. Il loro è un rapporto a volte tranquillo a volte burrascoso come un mare in tempesta, a causa dei tradimenti di Vita e della gelosia di Virginia. Tramite questa raccolta di lettere diventiamo spettatori di un amore destinato a rimanere immortale. Libro bellissimo che ci permette di conoscere qualcosa in più un’autrice così complessa come lo è Virginia Woolf.

francesca*********@gmail.com

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Virginia e Vita sono estremamente attuali nel loro raccontarsi fatto di riflessioni profonde, giochi linguistici, a tratti scherzosi, aneddoti di vita quotidiana e di incontri. I carteggi, più di un centinaio, spaziano andando a toccare davvero tutti gli aspetti delle loro esistenze. Parlano dei loro matrimoni, degli amici, del lavoro, le lettere sono intrise di metafore e riferimenti letterari. Le due scrittrici spesso si punzecchiano, si prendono in giro e si stimolano a vicenda e da innamorate si scambiano tenerezze, frasi appassionate, soprattutto quando si mancano perché lontane.

“Ho voglia di stare con te e con nessun altro ma ti annoierai se insisto a ripetere questa cosa, è solo che continua a ripresentarsi finché non mi sgocciola dalla penna.” Scrive Vita a Virginia durante una delle loro separazioni. Le lettere di Vita sono sempre appassionate e eccitanti, lei che segue il marito ambasciatore in giro per il mondo ha tante storie da raccontare e in viaggio scrive spesso non senza difficoltà, ma con grande costanza. Cosa che ho apprezzato moltissimo. Le lettere di Virginia sono guizzi di curiosità, da vera amante dei particolari cerca di sondare l’animo di Vita, difficile da acciuffare perché alla costante ricerca di emozioni e avventure anche amorose. Fitta la corrispondenza circa il progetto di Virginia di scrivere un romanzo che abbia come protagonista l’amata Vita con l’intento principale di sedurla ancora a distanza di anni. Chiedendole il permesso di procedere con l’opera proprio in una di queste missive che non mancheranno fino e oltre il compimento dell’Orlando, Virginia la tiene incollata a sé con la forza del suo genio. Leggere questi carteggi trasporta in una dimensione intima, solenne, speciale, nella quale viene voglia di entrare in punta di piedi per non rovinare nulla. Le due donne resteranno legate fino alla morte di Virginia, la sua ultima lettera per Vita è datata sei giorni prima che si lasciasse scivolare e morire nel fiume. Un libro intenso, che non è stato scritto per noi, ma ci è data la fortuna di leggere.

gloriab*******@gmail.com

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Leggendo il carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-Vest, sviluppatosi dal 1924 al 1941, confesso di aver provato la stessa sensazione, ben descritta nella post fazione di Elena Munafò, vale a dire quella di finire per partecipare ad una quotidianità e ad una intimità che non mi appartengono, in una sorta di voyeurismo dei sentimenti, delle emozioni e del desiderio, ma anche dei riti a volte fatui di una classe agiata, colta, tormentata. Perché mai ficcare il naso nelle faccende private di queste due donne importanti e famose che sembrano costantemente allenarsi, mentre scrivono l’una all’altra, per trovare il modo migliore per stuzzicarsi a vicenda? Sembrano lettere d’amore e di desiderio, e amore e desiderio intensi ci sono sicuramente stati, ma sono lettere che ad ogni momento testimoniano anche della estrema lontananza delle due protagoniste, una lontananza, una distanza, che solo il contatto fisico o gli sguardi ammirati dell’una per l’altra possono forse momentaneamente annullare ma che  poi, immancabilmente, si riproduce dolorosa e irrisolta anche perché è una distanza una lontananza che esiste realmente, fisica e sociale, e che entrambe con le loro vite movimentate riproducono di continuo. Vita si domanda se Virginia può permettersi di dire le cose con semplicità “mi manchi e basta, in un modo piuttosto semplice, disperato, umano “ ( lett. 21 genn. ‘26 ) e Virginia risponde che non comprende perché  Vita possa dubitare di lei in quel modo.

Si scrivono veramente di lontano da continente a continente, costantemente giocando sulle incertezze del servizio postale che, allo sguardo di un fruitore odierno, appare straordinariamente puntuale. Vi è una continua tensione ma mai, a me sembra, al di là del dichiarato, un momento di vera intimità, qualcosa di veramente caldo e confortevole. Vita sembra essere quella che dirige il gioco ma in realtà tutto è veramente molto ingannevole.  Alla fine, la più fragile delle due è proprio Virginia, una fragilità che progressivamente traspare sempre di più dallo scambio epistolare, e preannuncia la sua tragica fine. Non ci si domanda, come fa dolorosamente Virginia, a che piolo della scala si sta, chiedendo a Vita e chiedendosi, dell’importanza che Lei riveste nella vita dell’amica-amante se non si ha la dolorosa sensazione di non essere troppo in alto.

Lettura interessante, da consigliare a chi crede, errando, che i nostri sentimenti siano cosi chiari anche a noi stessi.

marco.m*******@unimol.it

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Premetto che amo molto leggere la narrativa, questo genere di libri non lo amo affatto. In ogni caso ho preferito senza dubbio il carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West per la sua modernità e la sua vivacità. Sono entrata nel carattere e nello spirito delle due scrittrici, e si trattava di uno spirito incredibilmente affascinante ed espresso senza freni e senza remore.

robertag********@gmail.com

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Nel modo di amarsi e di scrivere di queste due donne c’è sempre qualcosa di selvaggio, eppure di aggraziato.

Sono fatte entrambe di carne, oltre che di intelletto e di fantasie, e ci tengono a sottolinearlo anche con l’inchiostro: nel loro rapporto la vita è tutto, fuorché piattume, e al posto dei concetti cristiani di colpa e peccato emerge un esuberante abbandono al piacere.

La loro raffinata corrispondenza è quindi un conturbante gioco di potere, ma pur sempre un gioco, nel quale le fragilità di Woolf e la delizia eterea di Sackville-West si alternano prodigiosamente con trasporto e fierezza.

evamas******@gmail.com

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