< Sono cose che passano di  Pietrangelo Buttafuoco (LaNaveDiTeseo)

Qui di seguito le recensioni di SonoCoseChePassano raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Libro ben confezionato anche se appare come un
esercizio di stile. I personaggi sono affascinanti ma non fanno innamorare. Da leggere in compagnia di un calice di rosso Teroldego. La rotondità del vino smussa le asprezze del linguaggio


Paola Capaccioni

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Peccato!
Sono stato preso dalla vicenda e dalla ricca scrittura: una atmosfera di Sicilia incantevole, quasi una fiaba che mi ha ricondotto all’esperienza della lettura de La famosa invasione ... di Buzzati.
Poi, però, nella seconda metà, l’incantesimo si è spezzato, con una brusca caduta della tenuta della trama e, al pari, della scrittura. Tanto che ho faticato a terminare, perché andavo a guastare la piacevolezza della prima parte.

Carlo Doroldi

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lecce “Orti di guerra”
coordinato da Simona Cleopazzo e da Anna gatto
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Romanzo, a mio parere, grottesco con una scrittura che porta il lettore a leggerlo a singhiozzo; si svolge nella Sicilia del 1951 in un paese dal nome di fantasia Leonforte vicino Palermo e narra le vicende della borghesia siciliana. Un a giovane principessa, Ottavia di Bauli, accetta di sposare un uomo dalla dubbia nobiltà, Rodolfo Polizzi, vivono in un palazzotto dove Ottavia e la sua amica inglese ne combinano di tutti i colori provocando l’invidia dell’aristocrazia siciliana. Rodolfo, a causa di una malattia, muore e lascia in eredità alla moglie una masseria da restaurare. Ottavia durante le opere di restauro ha una relazione col capomastro Oreste e tramite indagini si viene a sapere che lei si forniva di arsenico da una farmacia ed è per questo che aveva avvelenato suo marito: viene processata ma salvata persino dopo la confessione dell’omicidio.
La struttura della trama porta a vari tempi che riconducono ad inganni e verità

Anastasia Ignone

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Una buona scrittura che però non è bastata a farmi apprezzare anche ambientazione e dialoghi. Un’epoca che non rientra tra le mie preferite.

Patrizia Bianchi

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"Sono cose che passano" è un romanzo sulla vita di una "aristocratica" famiglia siciliana, con le sue traversie , una miriade di personaggi e storie che si intrecciano tra loro.

SaraT

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Farra di Soligo “Quelli di LLC”
coordinato da Annalisa Tomadini
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Siamo a Leonforte, un paese dell’entroterra siciliano, nel 1951. I protagonisti sono due giovani sposi: il barone Roberto Polizzi e la principessa Ottavia di Bauci, dai titoli molto più consistenti di quelli del novello sposo. Innamoratissimi, specie lui, travolto dalla passione per quella donna bionda e alta, ben diversa dalle ragazze conosciute al paese, elegante, spregiudicata.
C’è una suocera molto ingombrante, un podere da ristrutturare per far dono alla principessa di una dimora adatta a lei, c’è un’amica inglese disinvolta e impudente quanto la sposa, c’è un candidato politico simpatico e sciupafemmine, ci sono amanti e aspiranti tali. C’è tutto un Paese, con le sue figure iconiche, quasi maschere teatrali, che sfila attorno ai coniugi Polizzi, recitando la propria parte fino alla fine.
C’è una lingua molto piacevole, ricca e densa, lussureggiante come la Sicilia che racconta. C’è, anche, un mistero che non sembra un mistero, non fosse per il fiuto del maresciallo Gavino Sechi… e per il destino. “Non fu destino”, ripetono più volte i personaggi della storia. Ma invece il destino si compie, sempre.

Annalisa Tomadini

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Storia di un matrimonio, e ancor più di una donna d’altri tempi, che si misura con le pressioni sociali del meridione nel secondo dopoguerra. Ottavia e Rodolfo sono una giovane coppia di sposi, nobili siciliani. Tanto è timido impacciato lui, quanto è spavalda e vissuta lei.
Ciò che mi è piaciuto maggiormente è il modo in cui l’autore tratteggia i luoghi, quasi a voler restituire un’istantanea che racchiude in sé l’archetipo del paese siciliano negli anni Cinquanta. Ho apprezzato meno il linguaggio molto ricercato, che a volte mi è sembrato manierista ma non ho intuito se l’intento fosse serio oppure canzonatorio.
Mezzo sì.

Maria Antonietta Scanu

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Lo stile narrativo coinvolgente e l’utilizzo di metafore e forme dialettali rende questo romanzo godibile e piacevole, la storia poi, intrisa di mistero, incuriosisce il lettore.
Romanzo originale, con un pizzico di inquietudine, che descrive un tempo lontano, ma potrebbe essere anche un oggi in un qualunque post del Sud ancora ricco di antiche credenze e riti del passato

Irene Asciutto