< Storia aperta di  Davide Orecchio (Bompiani)

Qui di seguito le recensioni di StoriaAperta raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Ho stampato le prime venti pagine, ma non sono andata avanti. Lettura difficile, linguaggio astruso, non mi ha dato piacere la lettura, forse dovevo insistere, ma non ne ho visto la ragione

Orsolina Fai

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La Storia attraverso una vita e una vita che attraversa la Storia: sono queste le parole che, secondo me, descrivono al meglio “Storia aperta” di Davide Orecchio. La vita è quella di Pietro Migliorisi, siciliano, scrittore e giornalista ma, prima di tutto uomo che, del suo tempo, vive con forza le idee e le contraddizioni. La Storia è quella del Novecento italiano: la nascita del fascismo, le sue “icone”, la guerra e il tentativo di rinascita, di distaccarsi da subito da un passato che diventa scomodo nel momento stesso in cui si trasforma in passato. Pietro nasce e cresce in Sicilia e, nella sua terra, rivedrà sempre un punto di riferimento sicuro. Si dipanano da subito alcune tematiche che saranno presenti in tutto il libro: il rapporto difficile con il padre, l’amore-odio verso una linea di pensiero che non appartiene a Pietro ma che gli viene imposta e che, fino alla fine, il protagonista rinnegherà con tutto se stesso. Perché è il pensiero che lo ha portato a conoscere il lato peggiore dell’animo umano: la guerra e, con lei, tutti i suoi mostri, la fame, la disperazione, l’odio, la rabbia, il sangue…Tutto questo ci viene descritto in maniera lucida e cruda, con un linguaggio spezzato, di frasi breve e concise che ti portano con immediatezza nella realtà di Pietro. Non è un libro di facile lettura, almeno all’inizio ma, man mano che ci si immerge nelle sue pagine, non si può non immedesimarsi in Pietro, nei suoi dubbi, nelle sue speranze, nei suoi pensieri ossessivi. Di gran rilievo il lavoro d’archivio attento e scrupoloso dell’autore che, con un sapiente tocco di originalità, viene riportato tra le righe stesse del romanzo per permettere al lettore un’ancora più accurata ricostruzione storica di uno dei periodi più sfaccettati e problematici della storia Italiana

Corrado Tognon

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Il libro che preferisco è Storia aperta. La scelta si è rivelata alquanto difficile, ecco la mia recensione.
Il bisogno di raccontare la verità: tutto il romanzo ne è permeato, nell’intento di delineare la biografia del protagonista, Pietro Migliorisi, che in realtà rappresenta il padre dell’Autore, cui viene reso un omaggio ormai tardivo. La ricostruzione delle tappe della sua vita, che ha come scenario l’intero secolo del Novecento e i più o meno tragici accadimenti che lo hanno caratterizzato, avviene attraverso un esame delle tante pagine da lui scritte in forma di diari, articoli di giornale, libri. Ma la verità che emerge, più che storica, è narrativa e si costruisce anche ascoltando le voci di coloro che Pietro incontra nel suo percorso esistenziale; a volte mostra addirittura l’opposta direzione che i fatti avrebbero potuto prendere. Il romanzo assume una connotazione corale che ne costituisce il grande punto di forza e tutti noi che leggiamo partecipiamo con profondo coinvolgimento e passione alle vicende e ai pensieri narrati.

Silvia Toma

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L’idea di comporre una storia personale così emblematica e ricca di spunti anche politico-sociali in un’opera narrativa mi è sembrata assai intrigante. In questo caso, poi, la ricchezza delle fonti e il legame familiare tra lo scrittore e il protagonista erano un terreno di assoluto interesse.
Nel racconto si uniscono assai bene le riflessioni sulla storia patria e quelle sui dilemmi esistenziali. Di grande spessore il tentativo di elaborare – nello spazio e nel tempo – il rapporto con la figura paterna “scoperta”, ricompresa e forse ancora non accettata. Nella oscillante costruzione dell’identità post-fascista del padre è assai ben costruito il dilemma dell’esistenza umana che è sempre in bilico tra la scelta dell’abisso e la salvazione. La inedita disponibilità di così tante e diverse fonti da poter utilizzare per la costruzione narrativa ne fa – a mia memoria – un unicum letterario. Le descrizioni delle atrocità italiane nella guerra d’Africa dovrebbero essere serio motivo – come alcuni recenti studi ripropongono (P. Borruso, Testimone di un massacro. Debre Libanos 1937, Guerini e Associati, 2022) – di riflessione antropologica sulla bontà naturale delle italiche genti.
Questa raccontata da Orecchio – seppure la inevitabile lunghezza e la complessità dei livelli della lettura del racconto non incoraggino immediatamente il lettore ad affrontare e concludere la pur piacevole fatica – è una storia da tenere a mente per comprendere meglio la lotta agonica di molti uomini del secolo breve.

Paolo Sassi