< Tra le cose e gli altri di  Ivan Ruccione (Arkadia)

Qui di seguito le recensioni di TraLeCoseEGliAltri raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Faccio fatica a definire l’opera di Ruccione un testo, lo vedo come una raccolta di istantanee in bianco e nero, anzi seppia, rifacendomi al titolo di una di queste " foto color seppia".
Sono comunque immagini forti che si susseguono e che ogni tanto ti fanno tornare indietro per rivederle, a confrontarle fra loro.

sergio milesi

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Frammenti e pezzi, attimi di vita, molto tristi, troppo stretti. Scritti intensamente ma difficili da amalgamare.

Margherita

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Grandi lettori
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Questo volume, pur piacendomi, lo ritengo troppo emotivo. Leggendo i racconti li ho associati a degli haiku ma fortemente più viscerali. Ogni narrazione lascia un’energia sospesa che non ho trovato piacevole anzi, il più delle volte mi ha creato quasi uno stato di ansia. Ho invece apprezzato le immagini poetiche che sono scaturite dalla narrazione.




Tony Anna Mingardi

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Circolo dei lettori
di Matelica “Viola legge della libreria Kindustria”
coordinato da Francesca Chiappa
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Scelgo “Tra le cose e gli altri” di Ivan Ruccione senza esitazione perché vi ho trovato una profondità ed uno sguardo autentico sul male di vivere, che colpiscono e lasciano traccia, a differenza della “Tisana di Ippocrate”, che vorrebbe unire un vago realismo, pur leggero e vagamente ironico, ad un surrealismo paradossale che forse si vorrebbe rifare ad autori come Shirley Jackson. Il risultato è modesto e senza personalità. Al contrario Ruccione, che è poeta e questo si legge nel ritmo armonioso dei suoi brevi racconti e nel linguaggio curatissimo, offre una strenua ricerca di sé, che è però destinata alla sconfitta, perché la visione del tutto negativa che i protagonisti esprimono senza pietà toglie speranza anche al sentimento d’amore, che sembra essere il motore di tutto e forse l’unica possibilità di salvezza. Ruccione predilige il racconto breve, anzi brevissimo, talora poco più di un aforisma, e qui trova un passo agile e, per così dire, godibile per il lettore, che riconosce con compassione e intima partecipazione le tristezze e le periferie del mondo contemporaneo. Sarebbe interessante leggere l’unico romanzo da lui pubblicato, “A fuoco vivo”, per capire se anche un formato più grande può reggere un orizzonte così definito e definitivo.

Sonia Cavirani

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Poco più di una sessantina di pagine, in bilico tra poesia, racconto e appunti per una vita, “Tra le cose e gli altri” incanta e rapisce. “Presto o tardi, questo ricordo finirà per uccidermi”, potrei parafrasare dicendo che presto o tardi questo libro finirà per confortarmi. Molti gli spazi bianchi, come si addice ad un volume di poesie, ma anche molte le storie, le persone, sensazioni e pensieri che balzano fuori dalle pagine come personaggi già noti di un nostro mondo interiore in grado di smuovere i macigni del cuore, regalandoci un dolce dolore, una malinconia implosa. Un libro da tenere sul comodino. Da raccontarsi, alla sera, da soli, per gestire una tragedia alla volta e guardare verso Orione.

Adriana Pucino

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Ivan Ruccione crea un microcosmo di anime che ci confessano i loro sentimenti più profondi e ci regalano un piccolissimo pezzetto di sé. In questo minuscolo frammento di anima che condividono con noi troviamo il significato dell’opera.
Una raccolta di racconti brevi e brevissimi che trasmettono malinconia, solitudine, senso di fallimento e inadeguatezza.
Ogni narrazione è un’istantanea di esistenze differenti ma accomunate dai medesimi sentimenti cristallizzatisi nella pagina scritta.
Il breve racconto che da il titolo all’intera silloge riassume tutto questo in poche e semplici frasi: spesso attraversiamo la vita senza accorgerci di essere ‘visti’ e senza sapere dove abbiamo intenzione di andare.
Ogni spaccato delle vite degli altri potrebbe essere il nostro e ci coinvolge perché le fragilità che teniamo nascoste vengono messe a nudo con immediata semplicità.
La prosa è in sottrazione: Ruccione riesce in maniera efficace nel dosaggio dei silenzi, nel non-detto che diventa più eloquente della parola stessa.



Martina Cosentino