< Tramontare di  Andrea Gentile (MinimumFax)

Qui di seguito le recensioni di Tramontare raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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“Tramontare” è un libro con una storia e dei personaggi particolari, in cui la vera protagonista è la fantasia.
Tutta la narrazione, infatti, è impregnata da personaggi senza nome (tranne nel finale in cui appaiono due nomi femminili) che circondano la protagonista, Tramontare, e da situazioni quasi irreali ed utopiche, tanto che il confine tra realtà e fantasia è praticamente inesistente.
La narrazione in prima persona ci permette di entrare nella testa di Tramontare e, di conseguenza, nel suo mondo fantastico.
La brevità dei capitoli dona respiro e ritmo alla narrazione.
Come avrete capito, se dovessi riassumere questo libro in una parola sarebbe “particolare”. Per comprenderlo veramente, dobbiamo abbandonare la realtà e immergerci nella fantasia, proprio come fa la sua protagonista.

Michela Garau

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Tramontare nella prima parte presenta un mondo fantastico e che genera notevole interesse, mentre nella seconda parte osserva con malinconia la vita della protagonista. La natura quasi anedottica dei capitoli rende molto facile entrare in contatto con la protagonista e comprenderla più profondamente. Una lettura allo stesso tempo delicata e profonda.

Francesco Soprana

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Circolo dei lettori
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo
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Libro atipico, non ascrivibile al genere narrativo né saggistico; tratta dei molteplici aspetti di Tramontare, la protagonista, nei periodi della sua vita di bimba-adolescente ed anziana.
Non sarebbe corretto parlare di storia, bensì di mutamenti, enigmi, interrogativi viscerali ed ancestrali che permeano e plasmano la personalità della protagonista e ne descrivono, con tratti quasi impressionistici, la personalità.
La scrittura, a volte sincopata, piena di simbologie e metafore, non delinea né luogo né tempo, e sembra, volutamente, creare un ambiente di sottofondo nebbioso e misterioso, sospeso fra i quesiti senza risposta ed i coprotagonisti senza nome proprio (la Sorella, il Bambino Nitido, il Neonato, il Cancelliere, la Forza dell’ordine, ecc…) ambientato nel misterioso paesino di “Masserie di Cristo”.
Libro denso di domande, simboli ed enigmi senza risposte, e con una prosa a volte ostica.

Salvatore Balsamo

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Tramontare è un nome proprio, è la protagonista di un romanzo suddiviso in due parti; è il nome di una bambina divenuta anziana nella seconda parte del romanzo. In mezzo il nulla se non quello che emerge nei ricordi dell’anziana protagonista. Tramontare vive a Masserie di Cristo in Molise, che nel romanzo sembra un luogo in cui il tempo si è fermato, dove sopravvivono superstizione, ignoranza e pregiudizi. Nel romanzo non esistono nomi propri; i vari personaggi si riconoscono per il ruolo che occupano in società (il Cancelliere, la Maestra ecc.). Gli adulti guardano la piccola Tramontare come ad una bambina pericolosa, malvagia e di contro idolatrano e venerano la sorella di Tramontare, morta in giovane età. Appaiono scorci di vita di paese, elaborati con toni fiabeschi e talvolta surreali dalla piccola Tramontare. Nell’ultima parte troviamo l’anziana protagonista che si abbandona a lunghi monologhi interiori, ripercorrendo le tappe della sua vita a volte in maniera lucida a volte in preda alla demenza. Tramontare si abbandona in ultimo alle percezioni che le provengono dal suo corpo: denti, muscoli, lingua… fino a mente, rumore, silenzio che indicano l’improvviso ictus, il coma, la morte.
Il romanzo probabilmente vorrebbe inserirsi nella lunga tradizione del fantastico intellettuale presente già nelle avanguardie del primo Novecento o riferirsi al modello di letteratura metafisica, c’è chi vi ha intravisto persino un neorealismo nero, ma queste aspettative vengono deluse perché ciò che emerge sono i toni stralunati della narrativa fiabesca che cerca di fare da collante tra le due parti del romanzo che si succedono senza soluzione di continuità. Il periodare secco e asciutto si allinea bene con la alogicità e la casualità dei fatti che l’autore si propone di raccontare.

Katia Pietravalle

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Tramontare mi ha affascinato sin dalle prime pagine, non è un libro che può essere inserito in una categoria, non lo chiamerei romanzo, non è un saggio, è fatto di sensazioni, di stati d’animo, di domande senza risposte, si può affermare tutto e il contrario di tutto è al confine tra la realtà e il sogno ma senza conoscere quale sia l’una o l’altro. Queste immagini ci vengono trasmesse attraverso i pensieri di una bambina, Tramontare, che nel nome stesso racchiude il suo destino. Tramontare si interroga su tutto ma sa di non poter avere risposte, perché non esiste una risposta. Il libro è intriso di simboli che sarebbe piuttosto complicato analizzare, ma mi piace ricordare almeno il buco che cerca di formare nella parete della sua classe per creare un vuoto come per evadere da quelle mura che la incatenano, da quelle persone che non provano neppure a capirla ma sono solo capaci di dare giudizi. Ma su che cosa? Con quali parametri? Come possono persone dedite solo al conformismo e all’ idolatria decidere cosa è giusto o sbagliato? Mentre Tramontare batte furiosamente sul muro, ad osservarla in silenzio c’è un bambino, Nitido, l’unico verso cui lei prova qualche interesse.
Nella seconda parte del libro, Tramontare è vecchia e sola, il marito e un figlio che aveva avuto sono morti, le resta un nipote che lei vagheggia di incontrare ma del quale non sa più nulla da tanto tempo. Tempo questa è una delle tante domande senza risposta, cos’è il tempo? Che senso ha pensarci se tanto niente dipende da noi? Allora si concentra su quello che le resta, le percezioni del corpo. Pelle, denti, vene, orecchie, muscoli, cervello e così via, fino al giorno in cui cade a terra colpita da un ictus. La ritroviamo in ospedale là, immobile, percepisce le voci ma non può interagire, può solo continuare a pensare, illudersi che finalmente il suo unico nipote sia venuto a trovarla e le parli con dolcezza e amore. Alla fine sopraggiunge il silenzio e l’ultima visione è quella di Nitido, che non le aveva mai parlato ma che ora l’accoglie con parole piene di poesia.

Olinda Orlando

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Una fiaba contemporanea che troppo da vicino ricorda altre recenti prove del genere ben più riuscite: si pensi, ad esempio, a Riccardin dal ciuffo di Amélie Nothomb. La scrittura di Andrea Gentile, ieratica, autocompiaciuta, dai toni allusivi (ma a cosa?) si inerpica in un reticolo di simboli e modelli archetipici di difficile comprensione per il lettore, che dopo il primo centinaio di pagine si arrende e preferisce, giustamente, leggere dell’altro.

Neva Galioto