< Un’educazione libertina di  Jean-Baptiste Del Amo (NeriPozza)

 

Un’educazione libertina è un romanzo di formazione che contiene e condensa abilmente l’esperienza narrativa del Settecento libertino e dell’Ottocento realista francese. Il protagonista, Gaspard dal contado si trasferisce a Parigi in cerca di sé e del suo futuro; il trauma che lo accompagna affiora in tutta la sua crudezza, come  i  cadaveri  disseminati nella Senna,  l’altra  protagonista  del romanzo. Siamo nella Francia di  metà Settecento,  nella Parigi piena di ombre,  quelle dei bassifondi di tante capitali europee  di quegli anni,  da cui il  protagonista intraprende la sua  scalata sociale.  Tuttavia, dopo la lettura della prima parte, il romanzo ha smesso di commuovermi, per la sua prosa troppo ricercata, parnassiana,  uno stile ricercato ed efficace che farebbe felice un professore di Francese, come scrive Bonidane,  di cui recupero un giudizio ( divertente coincidenza) sullo stile di alcuni  scrittori, che mi sembra  calzante per Del Amo.

lilianal********@libero.it

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Una scrittura superba, carnale, materica: questo autore ha la capacità di fiondare fisicamente il lettore nella Parigi del 1700. Si sentono gli odori, il lerciume, il disgusto, la fame, la carnalità. Al di là della questione morale, Un’educazione libertina è un libro scritto egregiamente, forse in alcuni punti un po’ prolisso, e sviluppato con acume. Seguiamo i passi di un uomo senza talento e senza carattere, animato solo dall’ambizione, dal desiderio di emanciparsi socialmente. Gaspard diventa quasi un esperimento umano: bellissima la citazione di Rousseau alla fine che fa quadrare tutta la storia. Interessante la riflessione che solleva: a quale prezzo si può rinunciare alla propria innocenza? si può sopravvivere alla propria dignità? Bello!

lilainwond**********@gmail.com

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Libro potente. Una colectomia, più che un processo di invenzione letteraria. Un romanzo di formazione al contrario, in cui l’individuo è guidato nella catabasi verso la maturità attraverso la realizzazione ed emancipazione dei propri istinti primi: quelli di sopraffazione e sfruttamento degli altri individui sociali, un continuo homo homini lupus che accompagna la scalata di classe del giovane Gaspard. In lui, il soggiogamento e la presa in giro del prossimo - quella classe alto-borghese e nobile in cui risiede l’origine prima del decadimento della Francia al tempo - diventano alterazione del proprio corpo, ovvero vi è corrispondenza fra la dimensione di purezza esteriore a cui aspira il giovane con il livello di marciume interiore che percepisce nel suo corpo, dentro Parigi, dentro i ricordi della campagna di Quimper, dentro tutto. Sembra che il presupposto ideologico del testo sia ad un tempo proverbiale e biblico: "tutto puzza nelle viscere". Il libro è quindi un continuo svisceramento di tali odori per ricordarci che non siamo altro che carne, incapaci di morale o compassione verso i nostri simili, che di noi vedono e percepiscono solo la crosta.

Sebbene la vicenda narrata è convincente e ben raccontata, la cosa che più ho apprezzato del romanzo di Del Amo è stata la lingua: anche se letto in traduzione dal francese, la forza descrittiva di ogni pagina è efficace e anestetizzante, sia per la pancia che per la mente. Questo è infatti un libro che si legge anche con le membra, a mio avviso. L’identificazione con il personaggio principale scatta sul piano fisico e non solo mentale, c’è un livello di corporeità ineliminabile dalle descrizioni presenti nel testo: non mi era mai capitato di finire un libro sentendo contrastarsi il sentimento di curiosità per arrivare ardentemente all’ultima parola e allo stesso tempo una repulsione recalcitrante, quasi che la ferita alla pancia di Gaspard si trasferisca al lettore senza indugio o clemenza. Sempre sul piano linguistico, ho apprezzato non solo il sublime uso metaforico di Parigi come animale e prostituta, della Senna come massa nera dell’inconscio e della Natura vigorosa e indifferente, in senso leopardiano. Mi sono fatta una lista a fine libro di parole nuove incontrate: ne ho elencate 16 (geena, bottinaio, ecchimosi, comedoni, alvino, meconio, turibolo, fiacre, sussiego, svoltolare, psicopompo, addiaccio, cinedo, sicumera, pudibonderia, autotomia). Non mi capitava da anni di cercare parole italiane sul dizionario. Un rifiorire della mia lingua mentre l’autore descrive l’appassire della città di Parigi e della sua classe dirigente. Eccellente.

francesca.**********@gmail.com

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In una trama banale, frasi tipo "a ogni passo l’assalto fallico della capitale gli deflorava la mente" (solo per questa il libro meritava il caminetto, ma dovevo finirlo e poi era su Kindle...), nella Senna si trova fra le mani la testa di un neonato. Tutto puzzi, secrezioni varie, merda, vomito, sperma, sudore, vulve pallide e spelacchiate. Il protagonista ha numerosi rapporti anali in un bordello, poi passivi con tre nobili, uno attivo, con un palafreniere, quando fa il mantenuto, vestito da nobile. Metafora del potere ?

Non è un parere, sono un medico, è una diagnosi, lo scrittore ha problemi.

salvator********@gmail.com

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Appena prima della rivoluzione francese il giovane e bello Gaspard fugge dalla campagna della provincia verso la Parigi dove si sta consumando il declino della nobiltà.

Gli odori sporchi del ventre della città lo attraggono ma lo proiettano nel desiderio di scacciarli per sempre dalla sua intimità attraversando il prezzo di una effimera ascesa sociale.

Gaspard si accorgerà ben presto che l’assenza di valori e la scoperta della inutilità del traguardo lo porteranno alla definitiva perdita di se stesso con l’insopprimibile convinzione di non possedere nulla e soprattutto di non aver mai sognato qualcosa che potesse assomigliare  ad un riscatto.

Con J.B. Del Amo il lettore si ritrova ad attraversare il fiume madre Senna con lo sguardo rivolto su un periodo non troppo lontano per considerarlo passato. 

roberto*******@na.camcom.it

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Un affresco di una Parigi spietata e prossima a grandi cambiamenti; c’è una importante ricerca storica ed una prosa da manierista che ci trascina dentro la città. Come gli affreschi che apprezziamo da lontano, quando ci avviciniamo i dettagli a volte deludono: un fiume di parole, di aggettivi, di termini crudi che tendono vanamente a scandalizzare. Centrare tutto su un mix di amoralità, cinismo, pulsioni sessuali (che degradano moralmente e fisicamente il protagonista fino al suicidio dell’anima e del corpo) appare pretenzioso. Sul tema abbiamo letto di meglio. Rimangono però folgorazioni che non si dimenticano  (“La luce piovigginava sulla città-insetto”) che sintetizzano stile e stato d’animo. Un giovane che rischia e che promette bene.

dago****@gmail.com

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Romanzo di formazione decisamente scabroso, costruito intorno al personaggio Gaspard, una sorta di Bel Ami dedito a ricchi signori agés. Un libro di non facile lettura, che fin dalle prime pagine utilizza un vocabolario di estrema precisione chirurgica per descrivere i bassifondi di Parigi in modo piuttosto rivoltante, mettendo a dura prova la resistenza del lettore (autolesionista alla stregua di Gaspard), soprattutto se non appassionato al genere horror. Questo tipo di descrizioni ritorna come una costante in tutto il romanzo, che sembra rifarsi alla corrente del naturalismo con i suoi primi piani sul disfacimento dei corpi nella malattia e nell’avanzare dell’età’, sulle deformità’ di poveri mentecatti senzatetto, sui cadaveri nella morgue. Il merito maggiore del romanzo va certamente ascritto alla notevole maestria nell’uso del linguaggio, anche da parte del traduttore, che denota una ricerca approfondita nell’uso dei lemmi, spesso utilizzati come strumenti per collocare la vicenda in un’epoca storica a noi lontana, nella fattispecie nella seconda metà del Settecento.

m.cast******@libero.it

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Gli snodi della trama sembrano come annegati nella descrizione dell’ambiente fisico e umano, descrizione greve per le scelte lessicali molto “crude”. Lettura per questo faticosa, all’inizio almeno, ma poi si apprezza la tecnica descrittiva che serve, credo, a tratteggiare il vissuto dei personaggi della storia, la loro interiorità. Se fosse un film, immagino la macchina da presa alternare spesso totali sugli ambienti e primi piani sui personaggi che in quegli ambienti agiscono e dialogano, facendo un parallelo con la musica sarebbe un concerto per strumento solista, spesso in assolo, e orchestra.

giulio.*******@gmail.com

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Ho letto in un paio di giorni per vedere come andava a finire e sono rimasto sgradevolmente colpito dalla scarsa fantasia dell’autore, ossessionato, a mio modesto parere, da puzze, peti, escrementi, feci, sudori e via discorrendo, in un modo abbastanza monocorde e prevedibile. A mio modo di vedere si possono descrivere certe sensazioni e certi ambienti anche con una gamma di parole che lo scrittore non ha neanche provato ad usare.

Un libro che io non comprerei e, comunque, il meno peggio dei due.

lorenzo.********@gmail.com

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Del Amo disegna un affresco potente nel quale la Parigi di metà settecento, descritta in tutta la sua accecante putrescenza, è decisamente più di una quinta teatrale, assurgendo al ruolo di coprotagonista della vertiginosa ascesa sociale del “campagnard” Gaspard che è a tal punto un uomo senza virtù, senza coscienza da rappresentare una sintesi perfetta fra l’amoralità di cui è intriso il Visconte di Valmont e l’ambizione sfrenata che ha in Bel-Ami il suo campione assoluto. Un’opera con un’orditura ottocentesca scandita da una lingua capace di notevoli virtuosismi.

r.man*****@cuneolex.com

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La decisione non è stata scontata né tantomeno semplice, poiché entrambi i romanzi sono un po’ distanti dai miei gusti e dalle mie scelte di lettura, ma il discriminante che ha fatto la differenza è stata la verosimiglianza e la modernità della storia narrata.

Ho apprezzato la fluidità dell’intreccio e il modo in cui vengono dispiegati gli avvicendamenti. Eccessivamente crudi, per me, alcuni passaggi in cui l’autore si sofferma su esperienze erotiche decisamente estreme; tuttavia, ciò che ho saputo da altri suoi lettori più abituati ai suoi scritti (dato che è il primo romanzo che leggo di questo autore) è che nei suoi libri di sesso ce n’è sempre tanto.

La storia del protagonista, così come lo stile di scrittura, mi ha ricordato "Il male oscuro" di G. Berto letto molti anni fa.

luciano.********@gmail.com

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Parigi, 1700. Tra i vicoli immondi e putridi si dipana un irrefrenabile desiderio di riscatto sociale, nel costante contrasto tra la miseria del genere umano e i solchi già delineati del destino. Gaspard, in fuga da un’esistenza brutale, approda nella città, bramoso di una metamorfosi, di un cambiamento che stacchi dalla sua pelle il fango della porcilaia, come se il grande fiume potesse purificarlo. Ma la Senna, come Parigi, non è altro che torbida melma dove si intrecciano esistenze e barbarie, sprazzi di sensibilità e attività manipolatorie. E mentre il protagonista aspira ad emergere tra i flutti e i miasmi soffocanti, odiando e abbandonando le poche note di delicata umanità nelle quali si imbatte, usando il corpo come strumento di ascesa, dall’altra c’è chi per divertimento, per noia e per diletto lo manipola, lo controlla. Tutto degenera nelle mani dell’uomo, come afferma Rousseau, ed il protagonista ce lo dimostra in ogni pagina. Rimane solo il desiderio di punire proprio quel corpo senza più anima che gli ha permesso il raggiungimento della tanto agognata meta: non si può sfuggire al proprio destino iscritto nella carne.

pat***@tiscali.it

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Un romanzo in cui i veri protagonisti sembrano essere Parigi e Quimper. Gaspard scappa da Quimper e si immerge nel ventre di Parigi in una Senna che  lo inghiotte fino a sera, cercando, con una volontà che a volte neanche lui riconosce come sua, di sottrarsi  alla sua condizione e soddisfare le proprie ambizioni. Il conte Etienne de V. lo aiuterà dietro le quinte facendone una specie di esperimento e proprio quando Parigi sembra non essergli più estranea, Quimper riaffiora con i suoi ricordi e il suo passato.

Non ho per niente amato Gaspard, immedesimarmi in lui era impossibile, ma la scrittura è intensa, a tratti disturbante in questo ventre di Parigi sporco e maleodorante e soprattutto nella prima parte l’ambizione del protagonista, il suo vagabondare per la città rendono difficile fermare la lettura.

ele***@hotmail.com

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Il titolo, la copertina, l’impressione di un vago rimando a Choderlos de Laclos mai così mendaci. Piuttosto, se proprio si volesse trovare un riferimento, quello è Flaubert. Molti recensori si sono espressi in questi termini e mi trovano in perfetto accordo, se è vero che sin dalle prime pagine l’attenzione è tutta rivolta all’ambiente circostante, a ciò che Gaspard vede iniziando dall’arrivo a Parigi, città nelle cui viscere si muovono mille formicolanti personaggi descritti con verismo e con un campionario tale di immagini ‘purulente’ da farci quasi immaginare la puzza, la miseria appiccicosa, i vermi e i topi e qualunque materia organica esistente in natura.

Il  ‘libertino’ del titolo è in primis un uomo che ama, ma che non può prescindere dal riscatto di una vita (povera di tutto) a Quimper. “Quimper, rubino”. “Quimper, nero”…. Il ricordo del luogo natale ripercorre tutto il libro accompagnato da un colore che sottende a un aneddoto crudele. Suo padre è sempre narrato con distacco, “il padre”, di sua madre ricorda solo malattia e inanità.

Uno stile incalzante (e che brava la traduttrice), un testo avvincente anche se un po’ affaticante.

lorenzamari***********@gmail.com

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Anche questo autore mi era sconosciuto e, per quanto mi riguarda, avrebbe potuto rimanere tale senza che perdessi nulla sotto il profilo letterario. Potrebbe essere un discreto “fuilleton”. L’unico pregio che ho trovato è tutto all’inizio quando riesce a far percepire i miasmi del fiume (la Senna) vero protagonista della prima fase che a volte, anche nel seguito, sembra voler fare capolino ma viene sottomesso dalla insulsa vita del protagonista. Per il resto non è riuscito ad appassionarmi; una trama che si dipana in modo corretto, direi didascalico senza nulla che sorprenda il lettore. Anche le scene erotiche (erotiche ?) lasciano un senso di … non so che, quasi noia.

effed*****@libero.it

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L’immersione nell’orrore, del degrado e del disfacimento anche fisico di una società pre-rivoluzionaria a Parigi sembra affascinare Del Amo al punto da immergersi nella puzza e nei miasmi di una Parigi che sembra non accorgersi del lento cammino che a breve la porterà al Termidoro. Gaspard vi arriva poco meno che ventenne e partendo dalla melma che ricopre il fondo della Senna tenterà la sua personale scalata alla prosperità. Sorta di Liaisons dangereuses gay, il romanzo è amaro, disincantato, cupo, a tratti feroce. Forse troppo, tanto da rischiare il compiacimento del fango, e non solo di quello che c’è per strada.

 

enrico.m********@gmail.com

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Il secondo testo invece è insopportabile, è troppo insistente nella descrizione nei minimi dettagli delle miserie e delle nefandezze che l’uomo è capace di compiere. Il personaggio di Gaspard è vuoto, insulso, capace solo di un banale opportunismo e di approfittare delle persone che possono essergli utili, senza nessuna traccia di umanità e con il solo obiettivo di elevarsi di livello sociale. Né la tortura finale che si infligge, al termine di una breve scalata sociale a prezzo di tradimenti, lo migliora ai miei occhi o lo redime. In più il romanzo non mi sembra niente di originale, abbiamo già letto storie simili con gli scrittori del settecento.

dariac******@gmail.com

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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