< Un intenso colore viola di  Andrea Costantini (NeroPress)

Qui di seguito le recensioni di UnIntensoColoreViola raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Pur non avendo terminato ancora il testo (in realtà mentre scrivo mancano ancora due giorni per la consegna) mi sento pronta per dare il mio giudizio. Questo è stato sicuramente il libro preferito tra i due proposti e lo terminerò di leggere con calma in quanto fortemente incuriosita dalla storia. Voto: 7 1/2

Carmela Rago

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Esordio narrativo assai modesto, trama confusa e prolissa e soprattutto un uso del linguaggio scurrile in modo gratuito, nel tentativo di riprodurre lo slang giovanile. Prima prova da dimenticare, ma sono disposto a prendere in considerazione le successive rielaborazioni, a patto che il genere narrativo sia meglio inquadrato e circoscritto.

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Anche il secondo libro appartiene a un genere che io non leggo, seppur da giovane fossi appassionata di Dylan Dog.

Tuttavia, ritengo che in questo romanzo la storia riesca a scorrere, l’impulso a girare la pagina si è quasi sempre mantenuto attivo.
L’intreccio è abbastanza ben costruito, e ci sono alcune descrizioni interessanti. Mi è piaciuta l’ambientazione di una storia horror in un lago, atmosfera che normalmente ispira pace e leggerezza.
Il personaggio più riuscito è forse Marco, il protagonista, l’unico che ho percepito essere composto di più strati, al di sotto dell’apparenza superficiale. Gli altri, invece, li ho trovati stereotipati e prigionieri della macchietta a cui l’autore li ha voluti accostare, specialmente il sindaco, il cattivo per antonomasia, che a tratti pare sfiorare il ridicolo.
Poco felice la caratterizzazione di Giulia, che ad un certo punto del romanzo racconta a Ivan, con cui inizia una storia amorosa, di aver subito da giovanissima uno stupro, ma poi si atteggia, in pubblico e davanti agli altri amici del gruppo, a bomba sexi provocatrice. Pare poco credibile un atteggiamento del genere in una adolescente con un passato così traumatico.
La vicenda è senza dubbio fantastica, ma forse il contesto straordinario avrebbe dovuto essere meglio "incastrato" nella realtà in cui è ambientato, l’autore non fornisce elementi circa un prima e un dopo che possano far comprendere come mai i morti annegati ad un certo punto si risveglino per poi ridiscendere nella profondità del lago e chetarsi, in seguito alla esibizione da parte di Marco della misteriosa pietra viola che irradia una potente luce e contiene il magico potere ( rimasto inspiegato) di dominare gli zombies.
Ritengo, inoltre, che l’inserimento della figura della sirena non aggiunga nulla alla narrazione (lei era la custode della pietra viola ma se il favoloso sasso può essere maneggiato da un banale ragazzino allora qual è la rilevanza del suo personaggio?) e sembra quasi essere stata inserita per strizzare l’occhio a films e narrazioni più o meno fiabesche che contengano un componente di collegamento fra il mondo acquatico e quello terrestre, che in questo caso, non mi è parso necessario.

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Scritto come una brutta sceneggiatura, con imprecisioni tecniche (non si viene convocati in commissariato "tanto per"; Jeffrey Dahmer fu ucciso con uno scopettone in carcere da un altro omicida in pieno delirio), ha il difetto più grave di un romanzo noir: non te ne frega niente di nessuno dei personaggi. Non ti affezioni al plot, non sei curioso di vedere come si arriva al finale. Leggo che ha vinto il premio Scerbanenco. Non commento.

rossella guidi

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Il racconto si dipana in un paesino sul lago Maggiore tra l’estate di alcuni adolescenti con le relative tipicità; prende quasi subito delle tinte horror che si prendono sempre più sempre più spazio ad arrivare ad un finale deciso ed importante. La trama avrebbe bisogno di un maggiore spessore, dando il tempo di assaporarne gli sviluppi. Il soggetto ha pochi spunti anche se a tratti non manca di una certa vivacità. Comunque leggibile, discreto, per ragazzi.

Guido Vicentini

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Scrittura veloce e scorrevole, personaggi ben delineati in questo horror ambientato sulle sponde del Lago Maggiore.
Risente tanto (forse troppo, con alcune scelte che paiono delle forzature) della cultura Statunitense; sembra quasi una traslazione, nella nostra penisola, di un racconto di Stephen King, o di un Horror di serie B (nell’accezione positiva del termine) mande in Hollywood. Imperdibile e divertente per gli amanti del genere, anche se non presenta delle scerlte coraggiose, segue e rispetta fin troppo bene i cliché del genere. Interessante l’utilizzo delle metafore, originali e spesso divertenti.

LucianoL.L.C.

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Lettura agile e piacevole ma la storia risulta a tratti prevedibile.

Marta Marucci