< Zen al quadrato di  Davide Camarrone (Sellerio)

Qui di seguito le recensioni di ZenAlQuadrato raccolte col torneo 'nar' (tutte le fasi)

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Romanzo che sembra quasi una pièce di teatro, con un’atmosfera ricca ma scarna al tempo stesso. Personaggi ben delineati in un trama semplice e realista. Originale e per quanto essenziale comunque avvincente.

Iride Porcellini

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Questo romanzo non mi ha entusiasmata e non sono riuscita a terminarlo, non per le tempistiche, ma per un mio mancato interesse.

Sabrina Lazzaro

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Per Zen al quadrato invece è stato l’esatto opposto: empatia con la voce dell’autore sin dalle prime pagine, un libro “caldo” nel senso di vivo, pulsante, onesto.
Ho sentito chiaramente la differenza che corre tra il raccontare qualcosa di vissuto personalmente piuttosto che raccontare qualcosa che si è studiato ma di cui forse non ne si è compenetrato il senso.

Valentina Sorce

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Bella storia di una famiglia quasi geneticamente destinata alla povertà. Il trasferimento dal quartiere di Castello, degradato ma ancora “umano”, al quartiere violento e impersonale dello Zen 2, viene raccontato dalle voci dei vari componenti della famiglia, componendo un quadro d’insieme via via più completo. Alla fine, la voce del figlio morto, che s’intravvede nei vari racconti, si fa quasi desiderare.

Stefania Dente

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Un racconto a quattro voci di una famiglia nella Palermo degli anni ottanta che si trova costretta a traslocare all’interno della stessa città dal quartiere sul mare distrutto dalla guerra al famigerato quartiere Zen 2, Zona Espansione Nord, una delle periferie più degradate di Palermo. Ogni componente della famiglia (Filippo, il figlio, la madre, il padre e la nonna) racconta la sua esperienza con il nuovo quartiere in modo originale

Margherita Casini

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Zen al quadrato ti avvolge, ti stringe e poi ti guarda negli occhi senza dire niente.
Palermo, anni ’80, una famiglia che nasce dalla distruzione della guerra e si sviluppa in un contesto siciliano che ti lacera nel profondo se non sei capace di reagire.
Filippo, Lucia, Nicola e Rosalia raccontano la loro vita: Filippo è un ragazzo sensibile, con uno sguardo profondo, capace di raccogliere la verità; Lucia, prima di essere una madre, è una donna fortissima, la sua vita sembra silenziosa ma è un tornado di emozioni. Se dovessi essere qualcuno in questa storia, vorrei essere lei. Nicola è un uomo dal passato agitato, ma rimane un sognatore, un padre amorevole, forse, a volte, troppo. Rosalia sembra aver vissuto tante vite, è stata una donna, un’amante, una combattente, una madre e poi una nonna. Nella sua vita ha amato tanto, ma forse Giovanni lo ha amato troppo.
Diversi l’uno dall’altro ma legati da amore e segreti familiari.
Davide Camarrone ha scelto una prosa veloce e diretta, perfetta per avvicinarsi ai quattro personaggi, comprenderli e sentirli come se facessero parte di noi.

Sofia Nolè

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Zen al quadrato racconta una realtà di guerra e povertà non tanto lontana dal nostro tempo.
Scorre velocemente, ti intrattiene con la fantasia di un bambino che vede il quartiere come "un mostro grasso e violento che inghiotte e digerisce ogni cosa" e ti colpisce per il rapporto protettivo con la nonna, dove quasi s’invertono i ruoli: è lui che le fa vivere tante esperienze nei luoghi più disparati del mondo, pur restando nel quartiere Zen al quadrato.

Silvia Fagotti

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Purtroppo o per fortuna, con Zen al quadrato gioco in casa.
Ci troviamo di fronte ad una storia travagliata, di una famiglia palermitana degli anni 60, che si è trovata a vivere nel quartiere prima Zen e poi Zen 2 di Palermo.
Bisogna fare una piccola precisazione. Nel momento in cui sono stati costruiti questi quartieri, l’idea a Palermo era di dare una spinta comunista alla città, aiutando chi fosse meno fortunato e mettendo tutti nelle condizioni di poter vivere agevolmente. Il problema si è posto nel momento in cui non vi è stata una reale selezione dei cittadini ammessi al quartiere, ma chiunque è potuto entrare, provocando spinte mafiose rivendicazionistiche, che hanno dedicato i quartieri allo spaccio, ai furti e all’omertà.
In tale contesto troviamo inserita una famiglia che nasce per bene, in cui il padre, un democristiano, va sempre in chiesa e lavora onestamente, la madre, molto dedita al PCI, lavora in una scuola, e cerca di aiutare le donne meno fortunate a rivendicare i propri diritti e a rivendicare conoscenza, anche in ambito sessuale ed infantile.
Il nostro apparente protagonista, Filippo, è un artista, con i suoi occhi ci dipinge questo contesto, che a sua volta viene riportato con estrema veridicità e morbidezza dall’autore, lui, ancora così piccolo, si trova a dover fronteggiare una realtà difficile, in cui pregiudizi e segreti si fanno largo nella narrazione.
Vale la pena, a mio parere, spendere dei momenti così a contatto con la verità che permea una città così bella come è Palermo. Non in tutto il male c’è solo male, così come non tutto ciò che bello c’è solo una parte di luce.

Lucia Savatteri

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è un libro molto molto bello, oltre che la storia è molto particolare lo stile, con frasi brevi, incisive, come se il discorso fosse interrotto per mimare un po’ il flusso dei pensieri di colui che narra

Silvia Muia

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Un libro inaspettato. Un ritmo incalzante nella scrittura che ci guida alla scoperta di una Palermo nascosta, lontana dal mare, dai turisti e dalla storia. Una palermo nuova e degradata al tempo stesso, raccontata da 4 diverse paia di occhi. Un libro crudo e dallo schietto realismo. Un esperimento riuscito!

Martina Giacchero