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Ali d’argento di Camilla Lackberg
Marsilio

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Catania 2 “Quelle che non giocano a carte”
coordinato da Mariella Bonasera
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L’elemento più sconcertante del libro è il cinismo con il quale l’autrice sciorina catene di violenza associate a impulsi di determinazione e emancipazione. Gli ingredienti non sono originali: ingiustizia, traumi infantili, spirale vendicativa e antieroismo, conditi di lusso e parità, intesa come identità in un unico immaginario e peggiorativo self made gender. Nonostante la banalità e le volgarità associate al suo carattere commerciale, il romanzo realizza una certa tensione narrativa, né pretende altro. L’ambientazione è piatta, le città indistinte, fasci di luce, bottiglie di vino, hotel e bei negozi, dall’Italia fa capolino una campagna da cartolina. Lo stesso dicasi dei personaggi di fronte all’ingombrante protagonista: madri sconfitte, “uomini che odiano le donne” e sodali disinibite per cui manipolare finanza e legge è questione di intuito e mancanza di scrupoli.

Irene Barbera

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Libro decisamente sgradevole: la protagonista, Faye Adelheim, è una donna amorale e anaffettiva che vuole riscattare il passato e salvare il presente con la vendetta; tuttavia abietto rimane il passato (è comunque un’assassina) e squallido il presente. La sua vita è dominata dal denaro, dal lusso e dal sesso sfrenati: l’ultima scena ci mostra Faye che beve champagne e adesca il giovane cameriere di un ristorante. Evanescenti e stereotipati gli altri personaggi, soprattutto quelli femminili. Elementare e piatta la scrittura.

Giuseppina Fiore

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Scritto in forma elementare, Ali d’argento narra la storia di una donna dominata da un fortissimo desiderio di rivincita non solo rispetto agli uomini, per antonomasia crudeli e prevaricatori, ma anche rispetto alla vita nel suo insieme. Dopo una prima giovinezza segnata dalla violenza, in modo che l’autrice non chiarisce Faye diviene una bellissima e ricchissima imprenditrice. Tuttavia la sua non è una vittoria definitiva: la necessità di lottare contro un passato che, inesorabile, ritorna, rendono la sua vita instabile. Il ritmo narrativo è purtroppo appesantito da un’inutile elencazione di marchi famosi e dalle descrizioni minute e stucchevoli delle esperienze sessuali più o meno soddisfacenti della protagonista. Merita 0

Marilena Tomaselli

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Il romanzo ha un discreto ritmo narrativo perché alterna opportunamente la narrazione del presente a quella del passato della protagonista. Imprenditrice ricca, bella e di successo, Faye non riesce a liberarsi dal suo desiderio di vendetta, maturato nella miseria morale e materiale della sua prima giovinezza. Tuttavia il romanzo, di fin troppo facile lettura, non dà né alla protagonista, né agli squallidi personaggi maschili e femminili che la contornano un adeguato spessore. Per il periodare, di per sé monotono, è appesantito da un inutile elenco di marchi famosi e dalla descrizione di poco avvincenti, seppur particolareggiate, scene di sesso. Merita 0.

Antonino Russo

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Ali d’argento è un thriller dall’incalzante ritmo narrativo, che usa in modo inadeguato la bandiera femminista. La storia di Faye, dettagliata in merito alle sue avventure e disavventure erotiche e ai brand da lei indossati (l’autrice sembra un’influencer assoldata dalle case di moda per offrire una fin troppo esplicita “pubblicità occulta”), si svolge in luoghi anonimi e stereotipati, tra personaggi senza alcuna profondità e coerenza psicologica. Il romanzo è adatto a un pubblico dal gusto pruriginoso.

Cristina Barbera

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Ali d’argento si legge con piacere per la fotografica descrizione dei paesaggi, per la chiara delineazione dei personaggi, per l’uso della suspense (la narrazione del presente è inframmezzata dal racconto da episodi drammatici della giovinezza). Interessante la solidarietà fra donne che sanno utilizzare difetti e debolezze maschili per prevalere. La protagonista, intrepida determinata e feroce, non arretra nemmeno di fronte al delitto al fine di raggiungere un indiscusso primato sociale. Il romanzo trova il suo limite nell’elenco dettagliato di marchi famosi di abiti, bevande e locali (uno spot pubblicitario) e nell’esposizione particolareggiata e assai poco eccitante di atteggiamenti sessuali. Infatti, per ben quattro volte il lettore è catapultato in un romanzo porno, forse per rispondere a mere esigenze commerciali.

Luisa Bocchi

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Storia di un mal interpretato femminismo, Ali d’argento è un romanzo che si incentra sulla ribellione di alcune donne al potere degli uomini. In forma scorrevole, viene descritta una società priva di un qualsiasi sistema di valori, dove tutto è consentito, omicidio compreso, in nome del raggiungimento della vittoria sull’avversario. La trama per tanto risulta estremamene prevedibile.

Maria Luisa Battiato

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Romanzetto squallido, i personaggi e i dialoghi sono assolutamente inverosimili e se l’autrice avesse eliminato le scene di sesso assolutamente gratuito e osceno e l’elencazione di abiti, accessori e bevande di marche prestigiose, la storia si sarebbe potuta raccontare in una cinquantina di pagine. La protagonista è una ragazza bellissima, naturalmente, ricchissima anche se non si sa bene quale sia l’origine effettiva di tanta ricchezza, ha subito una violenza e è divorata dal bisogno di vendicarsi. Faye, in effetti, si vendica con estremo cinismo e inenarrabile crudeltà. Non c’è nella sua vita un ripensamento, un attimo di rimorso o semplicemente di coscienza di quello che ha fatto. Questo romanzo è la rappresentazione di un mondo allo sbando senza il minimo valore, una brutta storia raccontata male.

Mariolina Fondacaro

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Una ragazzina abusata dal fratello e dai suoi amici, commette efferati omicidi per i quali non sarà mai punita. Riuscirà a liberarsi del marito-padrone, accusandolo dell’omicidio della loro bambina, e a diventare ricchissima impadronendosi della sua impresa di abbigliamento. Tuttavia, poiché lo scopo della protagonista è la vendetta finirà con l’uccidere anche il marito come aveva ucciso il fratello e i suoi amici. Scene di sesso lascivo e per niente pertinente rendono il testo quantomeno discutibile. La trama per altro è nel suo insieme poco credibile e per niente coinvolgente.

Lita Maltese

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La storia, al femminile, si incentra sulla ribellione di alcune donne allo strapotere e alle vessazioni dei loro uomini. Si delinea una società spregiudicata, di costumi molto liberi e dalla moralità discutibile. Il testo è di facile lettura, assai scorrevole e intrigante, ma lo sviluppo narrativo appare prevedibile e piuttosto scontato, il nucleo principale (la piccola Julienne) un po’ artificioso.

Salvatore di Lorenzo

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Storia di donne animate da un unico ossessivo desiderio di rivincita nei confronti degli uomini che le hanno usate e umiliate, amaro specchio di un mondo di consumatori (secondo l’accezione data al termine da Bauman), Ali d’argento avrebbe potuto essere il grande affresco di una società dominata dalla competizione di tutti contro tutti. Invece è solo un’occasione mancata per la povertà del linguaggio e per l’inadeguatezza del sistema dei personaggi, tutti privi di spessore. A cominciare da Faye, la protagonista, che ha bisogno di una fotografia per sentire l’autenticità della sua vita, ma la foto cadrà in mano al primo e più terribile dei nemici, il padre. A Faye che vuole mantenere la sua condizione di consumer non resta che uccidere, uccidere ancora inesorabilmente. Merita 0

Mariella Bonasera

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario d Robinson
di Catanzaro 2 “Palomar”
coordinato da Umberto Mancino
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C’è sporco ovunque, in questo romanzo: dai valori osannati agli eventi vissuti dai personaggi. Da una parte i soldi, l’apparenza ostentata, l’ambizione a tutti i costi. Dall’altra gli abusi, i tradimenti, il sesso perverso, gli omicidi. Le donne sono belle e spregiudicate, consapevoli della loro intelligenza e della loro astuzia. Sono loro che vincono sugli uomini, ci riescono sempre e ancora di più quando si coalizzano. Nemmeno l’amore si declina come sentimento innocente e soltanto il legame madre-figlia è profondo e va protetto, ma sempre con violenza e cattiveria. Quello che ho avvertito leggendo questo libro è solo fastidio e rifiuto. L’ho trovato brutto, inutile, diseducativo. E forse la positività del romanzo sta proprio nel rifiuto del lettore.

Maria Teresa Stranieri

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Una delusione. Un coagulo di sesso, soldi e violenza anche verbale. Ci informiamo sulle grandi costosissime marche di abiti e automobili, su Hotel di lusso e arredamenti esclusivi, un mondo di anti-valori in cui lo stupro è consumato nell’abiezione familiare e anche l’omicidio sembra essere giustificato e condiviso. Dissacrata la famiglia, luogo di lotta di potere e contrasti feroci, elevato il lavoro ma se porta al successo. Riconosco la centralità della donna, protagonista perché libera da ogni schema, mai rassegnata e padrona della sua vita. Una dimensione possibile solo in scelte di inaccettabili eccessi? E nella dissoluzione dei sentimenti, stride l’affermazione dell’amore declinato al femminile, madre figlia nipote, e l’amicizia-complicità da donna a donna.

Elisa Stranieri

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Ali d'Argento di Camilla Lackberg racconta una storia molto lontano dalla realtà: poche donne possono riconoscersi nella protagonista che vive in un ambiente di lusso tra vestiti di marca, cibo e fiumi di champagne. Sembra più l'eroina di un cartone animato che si vendica del male subito durante l'infanzia e l'adolescenza che una donna in cerca di giustizia.

Rosanna Masciari

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Rappresentazioni scontate del mondo finanziario privo di valori, forzature, inutili dettagli, opposizioni esasperate, personaggi privi di spessore, mancanza di tensione e pathos anche nei momenti che dovrebbero risultare drammatici. Questo è quanto ho trovato nel libro, la cui lettura ho completato a fatica, tra noia e fastidio, constatando una conclusione aperta ad eventuali prosecuzioni per la non completa vendetta messa in atto dalla protagonista. Nulla rimane anche del paesaggio e della società della Svezia.

Vincenza Pettinato

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Semplicemente insulso, inutile.

Piero Filippa

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Seguendo i canoni della chick lit Camilla Lackberg confeziona una storia prevedibile e leggera che si muove su due piani tra Stoccolma e Fjalbacka, tra presente e passato tra ricchezza e povertà, raccontando i turbamenti di Faye/Matilda, una signora in carriera dal passato orribile e misterioso, la cui azienda viene presa di mira da persone che minacciano anche la sua vita privata .Pur circondandosi di donne che hanno subito come lei le angherie di uomini senza scrupoli, non riesce ad evitare l’ultima delusione cui la sottopone David, l’uomo che l’aveva riavvicinata, per un momento, all’amore.

Luigi Fregola

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Non pensavo si potesse ridurre un libro ad un elenco di oggetti costosi da pubblicizzare, farsi trovare pronti per una serie TV di quart’ordine, rappresentare l’orgoglio femminile in maniera così falsa e stucchevole. Volgare, violento, insulso. Nessun sentimento, nessun tema, nessun personaggio da salvare. Scrittura pessima. Non è né un noir né un thriller e mi preoccupa che sia una saga. Mi sono appellato ad uno dei comandamenti di Pennac: ho chiuso il libro perché non ne potevo più.

Umberto Mancino

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Faye, la protagonista del thriller, è la principale azionista, nonché amministratrice delegata, della Revenge, una ditta di cosmetici, che lei considera una sua creatura. Dopo innumerevoli successi e quando sta per essere lanciata negli Stati Uniti, la Revenge è sotto attacco: tutto fa capire che qualcuno voglia la rovina di Faye. Lei è pronta anche ad uccidere di nuovo. Molti avvenimenti, colpi di scena, flashback indovinati fanno emergere un forte sentimento di sorellanza, di solidarietà fra donne, una misantropia continua, una visione manichea: il positivo è al femminile, il negativo è al maschile. “Ali d’argento” si legge in poco tempo, ma ciò non è un pregio, vuol dire che non hai da riflettere, è un libro per gli occhi, la sceneggiatura di un film americano, la cui eroina è, tutto sommato, improbabile!

Lorenza Viapiana

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Macerata “Bottega del Libro”
coordinato da Alessandra Vita
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Da amante del genere giallo (li leggo da quando avevo 12 anni), sono rimasta alquanto delusa da questi due thriller nordici.

Ho amato molto Camilla Lackberg avendo letto ed apprezzato tutta la serie ambientata a Fjallbacka non posso dire la stessa cosa dei nuovi libri con le storie di Faye: La gabbia dorata e Le ali d’argento.

Mentre il primo mi ha lasciato completamente indifferente, il secondo addirittura mi ha infastidito, come sarà il terzo?

Le ali d’Argento è la continuazione della Gabbia dorata.

La trama del primo libro della serie mi è parsa via via più articolata, la protagonista si scopre piano piano, mentre nel secondo è praticamente inesistente.

Si alternano le vicende attuali a quelle del passato, ma non si realizza quella suspense caratteristica dei thriller.

I personaggi sono improbabili e troppo caricati, creano nel lettore non empatia, ma avversione. Le donne sono determinate sempre bellissime ed elegantissime, gli uomini dei gran farabutti.

Le scene di sesso, numerosissime, sono del tutto gratuite e sanno di appiccicaticcio, in maniera esagerata si consumano vini ed altri alcolici. Mi sono ubriacata solo a leggerlo.

È fastidioso il continuo nominare marche di lusso, brand, griffe, (pubblicità occulta?).

I temi trattati: violenza, tradimenti, maltrattamenti, ingordigia, vendetta, danno una visione della realtà molto negativa e pessimista molto lontano dal mio essere.

Francesca Patuelli

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“Ali d’argento” di Camilla Lackberg è un giallo interessante. La storia della protagonista si intreccia tra passato, presente e futuro, in una vita sempre in bilico tra finzioni e realtà. Inizialmente conosciamo una donna forte per poi

scoprire anche le sue fragilità, nate da un passato traumatico da cui è sopravvissuta ma di cui mostra tutt’oggi le cicatrici. Il finale rimane aperto, lasciando la curiosità per un eventuale seguito.

Noemi Castelli

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Premetto che della Lackberg non avevo mai letto niente prima, ma se gli altri romanzi assomigliano ad Ali d’argento non so proprio spiegarmene il successo. Resistere al sonno già dalle prime pagine è stato difficile, ma ho voluto continuare: purtroppo ho trovato solo descrizioni inutili, dialoghi che aspirano ad essere realistici e sono invece più fasulli di quelli di una sit-com. Va bene che il genere non è alta letteratura, ma i personaggi sono così piatti e stereotipati da avere nostalgia degli Harmony dei tempi d’oro. In mani giuste il plot potrebbe invece diventare una buona serie televisiva.

Lidia Romagnoli

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Tutto è preferibile alla lettura di questo romanzo. Un libro insulso, una trama del tutto improbabile.

Ogni situazione si risolve quasi per miracolo. Un linguaggio piatto, banale, senza mai un picco, a tratti perfino sciatto (es: “adorava”, modalità unica per descrivere oggetti, persone e situazioni gradite alla protagonista).

Triste buttarci in mezzo la questione di genere attraverso pessime caricature, al limite del risibile: le donne sono tutte buone e sensibili; gli uomini sempre malvagi, violenti, stupratori, pedofili, incestuosi, insensibili, falsi, traditori. Lo scenario è un mondo pieno di griffe costosissime (citate sempre e doverosamente: che fastidio!), champagne a fiumi, soldi in abbondanza, rossetti rossi, vestiti e modi provocanti, tacchi a spillo, bella vita, camerieri a disposizione, business, aerei e viaggi. E naturalmente sesso. Come non metterci il sesso, magari a tre? Si vende di più, no?

Ok: il tema portante di questo romanzo doveva essere la vendetta, ma alla fine è il romanzo stesso a gridare vendetta.

Andrea Ferroni

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È la storia sulla rivalsa della donna: la fierezza e il valore femminili contro la prepotenza e

l’arroganza maschili. Ho avvertito un coinvolgimento viscerale per la sorte di Faye e del suo team di donne: lo spirito emancipato e le loro speranze affrontano il vissuto traumatico che torna a farsi valere, con risvolti drammatici; inoltre affiora il passato crudo e cupo di Faye, in cui sboccia ciò che lei sarebbe diventata. Lo stile vivido, conciso e colloquiale ha contribuito ad appassionarmi alla vicenda. L’erotismo non censurato rivela la libertà e la volontà femminili.

Valentina Gregori

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Ali D'argento è il secondo volume della duologia della Läckberg, in questo secondo capitolo la protagonista, Faye, sta ancora combattendo con il suo passato e con gli strascichi del suo matrimonio. Si perché Faye è una di quelle donne che io ritengo “sopravvissute” donne che hanno avuto esempi di uomini sbagliati sin dall'infanzia.

In questo secondo capitolo, il tema centrale è la rivincita femminile.

Ciò che però non ho apprezzato a pieno è proprio il personaggio di Faye, che mi è sembrato troppo “esagerato” e a tratti questo aspetto rendeva poco credibile la storia.

A mio parere, per l'importanza del tema trattato, ci sono fin troppo cliché che si sarebbero potuti evitare. Nonostante questo, la Läckberg riesce comunque ha mantenere l'attenzione del lettore fino alla fine grazie al suo stile di scrittura.

Roberta Bucci

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In una dimensione surreale dove in nome dell'autoconservazione è concessa ogni azione, il “girl

power” diventa licenza per una giustizia privata ai limiti del grottesco, dove l’idea di valore femminile deve passare necessariamente attraverso una forzosa emancipazione sessuale e un’eccessiva demonizzazione del maschio.

Eppure il ritmo narrativo regge, la scrittura della Lackberg, per me un’assoluta novità, stimola

l’attenzione del lettore malgrado la poca empatia suscitata dalla protagonista, talmente “troppo” in

tutto da non permettere alcuna identificazione, una sorta di “superoina” moderna privata però di

ogni codice morale ed etico.

Non mi ha convinto in pieno ma si legge rapidamente, in sostanza l'ho preferito non per meriti propri ma per mancanza di valide alternative, anche se sicuramente vorrò provare a leggere altro

dell'autrice.

Antonucci Daria

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Faye torna a combattere per tutto ciò che ha salvato dall’ex marito: sua figlia e la sua impresa. Alleate due donne, un tempo tenuto lontane oggi si rivelano vere amiche.

Romanzo definito come thriller: mi aspettavo di esserne totalmente rapita ma così non è stato. La figura di donna forte su cui è disegnata Faye viene descritta attraverso la quantità di capi firmati che compra, alberghi extra lusso dove alloggia e i molti uomini che incanta. Scene intime troppo esplicite contrastano con il genere del romanzo. Nel complesso la scrittura è scorrevole e si legge piacevolmente senza intoppi, complici i flashback che ci riportano alla sua infanzia dando un senso a molte azioni compiute nel presente.

Francesca Simone

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Libro godibile con le caratteristiche tipiche di un buon thriller al quale si aggiungono componenti erotiche e legate alla seduzione femminile

Non ho letto il libro precedente che aveva anch’esso come protagonista Faye, quindi in alcuni aspetti e rimandi ho avuto qualche difficoltà che mi portano a dire che per apprezzarlo meglio si dovrebbe aver già letto il precedente. Lungo il racconto emergono retroscena della sua infanzia che sommati a quelli già emersi nel libro precedente aiuterebbe sicuramente a caratterizzare di più il personaggio

Non solo Svezia e atmosfere scandinave in questo romanzo ma anche italiane, in quanto la protagonista nella parte iniziale si trova in Toscana dove sta trascorrendo un periodo di riposo nella sua nuova casa.

Il resto è un susseguirsi intenso di vicende, dove dominano donne forti ma anche fragili, donne che

debbono convivere con il loro passato fatto di abusi ma che mantengono la loro fierezza e caparbietà

Fiorella Perugini

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Lo stile è accattivante, buono il ritmo della narrazione. Ho apprezzato la scelta stilistica dell’uso della prima persona per i momenti estremamente dolorosi e drammatici legati alla fanciullezza della protagonista, in un tempo e in luogo lontani.

Ma, oltre a questo non c’è altro o, forse, ci sono tanti temi, troppi ma solo accennati: i tradimenti, le umiliazioni, la violenza familiare, la violenza sessuale, le scene di sesso, l’ostentazione del lusso, il potere dei soldi, ....

Nulla è mai approfondito, mai scandagliato. Alcune descrizioni o dettagli sono veramente inutili.

Alcuni passaggi, cambiamenti importanti vengono descritti con troppa superficialità.

E’ come guardare il paesaggio dal finestrino di un treno in corsa. Tutto scorre velocemente verso una conclusione che non c’è.

Silvana Petrelli

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Fastidioso il continuo riferimenti ai brand:

“Si tolse le scarpe Jimmy Choo”

“Infiló la mano nella borsa di Chanel”.... Louis Vuitton....Josef Frank...ecc. Personaggi poco credibili es. Faye, donna di successo, che è arrivata a dirigere una multinazionale, libera, brillante... cade nella trappola di David che da come sono scritti i dialoghi, non gli crederebbe neanche un bambino, poi non mi è piaciuta la divisione netta: gli uomini tutti maschilisti , retrogradi e sessuomani.

Le donne, tutte belle, intelligenti. Come giallo prevedibile.

Luciana Picozzi

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“Faye era abituata a combattere... Faye non si arrendeva, si vendicava”: in queste parole risiede tutta l’essenza del thriller.

Secondo episodio delle avventure dei questa donna tenace e determinata, molto spesso dura ma che sa rivelarsi dolcissima, quando viene toccata nei suoi affetti più profondi (rapporto madre/figlia, amicizie femminili).

Faye è un’eroina dei nostri giorni, che si fa strada in un universo tutto al maschile, duro ed ostile, e che riesce ad avere la meglio anche in situazioni molto pericolose

che all’apparenza appaiono impossibili da “dominare”.

Molto bella, intelligente e sensibile, passionale quanto pensa di aver trovato qualcuno che vale la pena di amare, all’occorrenza si trasforma in una persona spietata ed inflessibile, specie se è in gioco il proprio futuro personale e professionale.

“Vendetta” è sicuramente una delle parole-chiave di lettura del testo: la protagonista si trova a dover combattere con i terribili ricordi del passato, legati alla sfera personale (soprusi vissuti in famiglia) ma anche professionale (fondare una azienda di successo per una donna non è mai facile in un ambito lavorativo, quello dell’imprenditoria, in cui l’universo maschile la fa, da sempre, da padrone) e vuole assolutamente rendere pan per focaccia a coloro che l’hanno umiliata e che le hanno provocato sofferenze indicibili.

In effetti il rapporto con l’altra metà del genere umano è pessimo per la protagonista, in ogni ambito: tutti gli uomini della sua vita le hanno fatto provare solo dolore (anche fisico) e sofferenza mentre con i personaggi femminili le relazioni sono solide e fondate su stima e affetto reciproci.

La trama corre veloce leggendo il testo, che risulta pieno di suspense e di colpi di scena (sapiente l’uso del flashback), la descrizione dei paesini di pescatori del nord Europa è precisa e affascinante ed il lettore viene rapito da una scrittura fluida ed avvincente, grazie ad un susseguirsi di eventi incalzanti che lo trascinano verso un finale, in parte inaspettato, dal quale si evince l’uscita di un prossimo episodio (che si preannuncia già tutto in salita per la protagonista).

Consigliato ad un pubblico adulto, consapevole dei temi trattati, anche per la presenza di bollenti scene a sfondo erotico, chiare ed esplicite, che rendono il libro quasi un “sexy thriller”: in effetti la protagonista utilizza la sfera sessuale ogni volta che può portare la situazione a suo vantaggio, avendo individuato in questa, con grande furbizia, un validissimo elemento per avere la meglio sui “colleghi”, e non solo, maschi.

Milena Soverchia

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Girl power con una buona dose di mistero: una donna che rinasce dalle proprie ceneri e da un passato di tradimenti e umiliazioni per fondare la propria società (chiamata, non a caso, Revenge, Vendetta). In breve la lotta di Faye per difendere la posizione guadagnata così faticosamente diventa la lotta per proteggere anche le persone che ama, e la donna si trova ancora una volta in trincea. Un romanzo scorrevolissimo, che parla di lusso e potere (fortunatamente per una volta non riservati solo agli uomini), ma anche di sorellanza e vendetta.

Teresa

 

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