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Ami di Edoardo Erba

Mondadori

 

 

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Circolo dei lettori Biblioteche di Roma

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La storia, narrata in prima persona con una prosa scorrevole, tocca temi forti come l’immigrazione, la religione, il potere dell’uomo sulla donna, la paura del diverso, ecc.

C’è una grande carica umana che coinvolge il lettore: ci si immedesima nelle vicende di Amina e se ne sente tutto il peso, fino all’epilogo finale che, pur doloroso, conserva e trasmette fiducia e speranza nel futuro.

La frase che mi ha colpito: “ il tempo ha dentro della cattiveria, perché quando stai male e sei triste lui si ferma”.

Fulvia De Persiis

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Romanzo che narra le vicissitudini di una donna marocchina ingenua sino a rasentare l'idiozia. A 14 anni scappa di casa convinta che il ragazzo ricco, di cui ignora persino il nome, che la ha sedotta, la sposerà, e invece viene abbandonata in un villaggio sperduto. Ovviamente è incinta, viene venduta ad un pastore, partorisce, viene riportata nel villaggio da dove scappa per evitare di dover abbandonare il neonato all'orfanotrofio. Poi diventa entraineuse a Casablanca, ma scappa di nuovo, fa la “spallona” a Melilla, si imbarca per la Spagna su un barcone, ovviamente senza visto, e poi, sempre in maniera rocambolesca, arriva in Italia. Fa la baby sitter, poi la badante, dopo 10 anni viene assunta per fare le pulizie in un ospedale, ma nel frattempo il figlio adolescente è diventato un fanatico islamista, non vuole più studiare, e ad un certo punto scappa di casa per fare il terrorista, ma un provvidenziale infarto lo salva. Morale: un concentrato di sfortune e vicende melodrammatiche, che già la metà sarebbero state troppe. Però lo stile, volutamente semplice, rende credibile il racconto in prima persona, e finisce per rendere simpatica la protagonista, anche se quando qualcuno la definisce “cretina” si fa un po' fatica a non concordare.

Daniela Bertoglio

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Amina è una quattordicenne marocchina che scappa di casa illudendosi che sarà sposata dal suo compagno di fuga. È l’inizio della STORIA, non solo quella di Ami ma di tante, troppe ragazze. Nasce Majid (…che è l’uomo più uomo di tutti…) Passano gli anni tra lavori deplorevoli o massacranti. Poi l’incontro con Tilde, la professoressa in pensione che restituisce dignità alla sua vita. Ma di nuovo un dolore: la trasformazione di Majid, da bravo ragazzo ad acceso sostenitore della “Jihad”, infine l’epilogo che ci lascia con la consapevolezza che un figlio non è mai uno sbaglio. Con il suo stile semplice, in linguaggio elementare (come è giusto che sia per una ragazzina e poi donna, con poca istruzione) l’autore ci parla di cose dure e terribili e ci si aspetterebbe che dolore, umiliazione, sconfitta urlino dalle pagine, invece la narrazione scorre con toni tranquilli, lasciando i sentimenti “sottintesi”. È atavica accettazione (del resto “…le ferite bruciano e sanguinano, sono così, bisogna lasciarle stare”)? Oppure, è perché la prevaricazione dell’Uomo che abusa corpo e anima e, in generale, quella del “più forte”, viene in qualche modo legittimata, soprattutto con chi ha commesso “ighalta” (sbaglio).

Luisa Nassi

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Il romanzo affronta una storia di tragica ed estrema attualità: le peripezie di una giovanissima donna e di suo figlio, dal Marocco alla Spagna e dalla Spagna in Italia e a Roma, nell’arco di poco più di un trentennio. È una storia di disperazione e di speranza.

La lunga narrazione è condotta in prima persona da un autore che assume il punto di vista della protagonista/narratrice.

La storia è un lungo e analitico resoconto diaristico, con ampi inserti dialogici, denso di fatti ed eventi, mentre le emozioni, le angosce, le sensazioni della protagonista vengono lasciate quasi in ombra. E questo è forse il limite del romanzo scritto in modo piano e accessibile e con un tono colloquiale.

Lina Grossi

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Ami non è una voce del verbo amare.

Ami è Amina, marocchina, quattordicenne sprovveduta e infantile al limite di una possibile insufficienza mentale, proveniente da una ambiente socio economico culturale deprivato; scappa da casa con un ragazzo di 21anni di cui non conosce neanche il nome con cui crede di sposarsi. Ragazzo che approfitterà di lei, poi l’abbandonerà come alcuni, da noi, abbandonano il proprio cane in un autogrill sull’autostrada.

Rimasta sola e incinta verrà subito definita zania (puttana). Sarà venduta, comprata e restituita da squallidi personaggi da cui fuggirà senza sapere dove andare. Inizierà il suo viaggio, troverà persone che l’aiuteranno, ma soprattutto la sfrutteranno, come i protettori con le prostitute.

Nascerà suo figlio Majid, che non abbandonerà, come le avevano consigliato, ma porterà con se in un viaggio di migranti clandestini e crescerà assieme a lei, e come lei a 14 anni scapperà di casa per […] ...quasi un “copione familiare” ma mentre quello di Ami è progressivo quello di Majid è regressivo: Ami guarda solo avanti Majid cerca le sue origini nel peggiore dei modi.

La voce narrante in prima persona è quella di Ami. L’autore riesce ad adeguare lo stile narrativo alla crescente maturità della protagonista, modificando la percezione iniziale di “ragazza sprovveduta al limite di una possibile insufficienza mentale”. voto(♥♥♥♥●)

Guglielmo Cecere

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Il romanzo argomenta di tre temi, attuali e divisivi: immigrazione, islam, discriminazione tra i sessi. È la storia, narrata in prima persona, di una adolescente marocchina che nell’ingenuità dell’età si disegna un presente di donna e madre già a 14 anni e un futuro incerto. Nel percorso della maternità affronta, aggira, superandoli i pregiudizi di un mondo maschilista e le negatività derivanti da precetti religiosi. Fugge (“emigra”) da un contesto morale, umano e sociale che soffoca aspettative e speranze, vittima inesperta e sola, emblema per le tante, spesso nascoste, silenti, recluse, vittime di violenze e soprusi dentro e fuori le mura di casa. La vediamo crescere e maturare nel corso della storia, la vediamo piegarsi alle difficoltà ma mai spezzarsi. Il libro è al femminile, l’unico personaggio maschile di spessore è il figlio della protagonista, lei che ha amato per tutta la vita e che, in cambio, ha ricevuto poco o nulla. L’ambientazione storico temporale è attuale, la narrazione è lineare, scarna, secca, come ci si aspetta dalla voce narrante, non indulge oltre il necessario nella descrizione dei luoghi, non traspare nella prosa l’orientamento dell’autore sui temi trattati. Finale inatteso ma un po' dolce.

Giuseppe Battistoni

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Amina detta Ami racconta la sua storia in prima persona: la fuga di casa per amore, l'abbandono, la nascita del figlio, la fuga con lui dal Marocco verso la Spagna e poi l'Italia, la nuova vita, il lavoro, il figlio che cresce e si perde e poi si ritrova... Ad Amina succedono molte cose, brutte e belle, anche se scritto molto bene il racconto non coinvolge mai veramente, non è mai "autentico" e credo che l'autore abbia osato un po' troppo nell'immedesimarsi in una ragazzina di 14 anni nel Marocco del 1984, accompagnandola fino al 2017. Perpime poi la nota finale in cui dichiara di aver odiato tutti gli islamici dopo l'attentato a "Charlie Ebdo" e che il romanzo è stato un modo per rovesciare questo odio entrando nel cuore di un islamico, ecco non mi sembra una granché come motivazione.

Morena Terraschi

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Protagonista del libro è Ami, una ragazza marocchina di 14 anni, che vive una serie di peripezie, dall’innamoramento iniziale per un ragazzo più giovane che la sedurrà e poi abbandonerà, alla nascita del figlio, alla successiva vita da prostituta, poi da schiava, quindi da pastora, infine da contrabbandiera. Ami cercherà di liberarsi da un destino pesante, fuggendo col bambino e raggiungendo dapprima la Spagna, poi l’Italia. La narrazione, una sorta di aggiornato “romanzo picaresco” in cui toni lievi si mescolano a toni più desolanti, ci fa riflettere sulla condizione delle donne del Sud del mondo, in particolare su quella delle donne africane, e sul carico di incoscienza in cui alcune di loro precipitano per la poca esperienza dovuta all’età giovanile, non avendo alcuna forma di protezione né familiare, né sociale. Tuttavia la scrittura appare poco avvincente, i dialoghi non sempre ben definiti. Un lavoro comunque buono, e da diffondere soprattutto presso un pubblico giovane.

Laura Ceccarelli

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È la storia di Amina (il suo nome significa “sentirsi al sicuro”) detta Ami, una ragazza marocchina di 14 anni, e della sua fuga, incinta, prima in Spagna poi in Italia. Un’eroina nel contempo forte ma fragile, quasi ottocentesca. Le sue vicende fanno riflettere sull’immigrazione, sulla religione, sulla discriminazione tra i sessi, sulle paure del diverso e sulla possibilità di riscattarsi. Un libro forte di impatto ma a volte un po’ fiabesco.

Giancalo Clara

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Sono rimasto subito coinvolto nella lettura di questo romanzo trovandovi una profonda umanità e grande ricchezza di esperienze personali della protagonista. Il romanzo racconta la storia di Amina, una giovane marocchina di 14 anni cresciuta in una povera e numerosa famiglia che tradisce i dettami ed i concetti di suo padre, fuggendo di casa in macchina con un ricco ragazzo di 21 anni che la seduce e l’abbandona. Da quel momento inizia il suo peregrinare fatto di incontri occasionali con varie persone in luoghi discutibili che la portano a temprare il suo carattere rendendola capace di affrontare qualsiasi sfida. La protagonista affronta, a testa bassa, prima il lavoro di Barmette a Casablanca e poi l'impiego come Poteadora riflettendo su ogni piccolo aiuto ricevuto dalle persone incontrate che le permettono, nel loro insieme, di riscattarsi dal pesante pregiudizio di “Zaina”. Dopo il riuscito tentativo di oltrepassare la rete metallica di Melilla Amina raggiunge l'Italia a Ospedaletto vive una vera integrazione agendo amore per la sorte di suo figlio Majid.

Giuseppe Meffe

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Il libro parla di sofferenza e migrazione con la leggerezza di una favola dal ritmo dinamico: la storia narrata, dove talvolta accadono eventi miracolosi, ha risvolti terribili ma troviamo anche pagine ricche di messaggi di amore, fratellanza e inclusione. È il 1984: Amina, l’io narrante ha quattordici anni e scappa da casa, da una famiglia tradizionale marocchina, illusa di avere trovato il ragazzo ricco che la sposerà. Dopo averla rinchiusa in una casa colonica modesta e sporca, guardata a vista, il sedicente fidanzato, saputo che lei è incinta, se ne sbarazza abbandonandola in una località lontanissima per evitare che lo rintracci. Amina, pur ingenua, è una ragazza dal carattere forte e coraggioso: affronta la vita positivamente, adattandosi a svolgere i lavori più disparati, fra cui quello di “barmette” in un locale di Casablanca per mantenersi e mantenere il figlio Majid. Varie peripezie la porteranno dal Marocco in Italia, dopo una traversata rischiosissima. Il figlio che è la sua vita e tutta la sua famiglia, inizialmente studioso e ubbidiente, a un certo punto rifiuta la scuola e, chiusosi in se stesso, si lascerà convincere a far parte della jiad islamica. A causa di problemi di salute, Majid non partirà e lei lo ritroverà a Roma ricoverato in ospedale. Il racconto termina nell’anno 2017. Amina è nonna di due nipoti già grandicelli, ha una nuora italiana ed è, come prima, una donna piena di amore e di voglia di vivere e di rapportarsi con il massimo rispetto a tutti, sia che appartengano alla sua cultura che a quella italiana che decisamente apprezza.

Il romanzo sottolinea il problema delle diversità culturali, del bisogno di risolverle e fa intravedere la disponibilità che si trova spesso da entrambe le parti.

Elisabetta Pession

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Ami, romanzo d’esordio di Edoardo Erba, racconta la storia di una giovane donna marocchina e del suo incessante peregrinare.

Amina, protagonista e voce narrante di questa storia, ha solo quattordici anni quando si innamora e decide di scappare di casa con un ragazzo di cui non conosce neppure il nome. Ingannata e abbandonata dal suo primo amore, Ami è costretta a crescere troppo in fretta e ad assumersi la responsabilità del figlio che porta in grembo.

Tema principale del romanzo è il viaggio. Amina e Majid attraversano confini, affrontano difficoltà e privazioni, alla ricerca di un posto da poter chiamare finalmente casa.

Ami è un romanzo vero, reale, potente, che parla alla bocca dello stomaco e che ci offre indubbiamente molti spunti di riflessione.

Chiara Mancini

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Si può scappare da una guerra, dalla povertà, ma anche da una società che discrimina, da una cultura che giudica gravemente ogni singola azione, che ad esempio definisce zania chi ha la colpa di aver amato ingenuamente, senza riserve, un uomo. È questo l'errore di Ami: essersi ritrovata abbandonata e con un figlio in grembo. È il suo sguardo, carico di ingenuità e candore, che ci accompagna tra le strade polverose del Marocco, la Spagna e il viaggio in mare verso l'Italia, la terra promessa per una vita migliore. Edoardo Erba ci fa percepire ogni emozione, ogni dolore di Ami. La sua scrittura lineare ha il pregio di farci riflettere su tante tematiche ancora attuali: l'emigrazione, il rapporto tra Occidente e Islam. Ma il merito più grande del romanzo è forse questo: insegnarci a metterci nei panni di chi, in genere, non ha voce e a combattere la paura e la diffidenza con l'amore e la comprensione.

Annalisa Porrelli

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Amina, ha quattordici anni, un amore acerbo nel cuore, l’illusione di cambiare vita, grazie a quell’amore, e il desiderio di libertà e di fiducia, quando decide di scappare di casa, una notte, in Marocco, il suo paese, all’inizio degli anni ’80.

Comincia così la storia di una giovane donna che il lettore seguirà con passione e preoccupazione fino ai suoi quarant’anni. Una storia straordinaria che racconta con grande lucidità, compassione, empatia, tutto ciò che Amina si troverà ad affrontare, fin da subito, quando l’inganno del suo giovane amore, la lascerà incinta e sola.

Ma Amina ha una forza dentro di sé, la forza di quella creatura che cresce, e pur non avendo alcuna esperienza della vita, saprà destreggiarsi, tra lavori impropri, fughe, desideri, paure, pur di nutrire il piccolo Majid, il figlio nato da quell’ighalta, un disonore, uno sbaglio che la porrà fin da subito ai margini della società.

Pur di tenere Majid con sé e salvarlo dall’orfanotrofio, finirà a fare la prostituta, poi la contrabbandiera, quindi fuggirà in Spagna e poi in Italia, dove la sua vita sembrerà almeno all’inizio trovare un’apparente stabilità. Ma ancora molte prove stanno sulla soglia ad attendere, prove che la scuoteranno dentro come una violenza inaudita.

La storia è ricca di dettagli, di personaggi, di ambientazioni, nulla sembra essere lasciato lì per caso, ogni piccolo elemento costituisce il frammento di una caleidoscopica e magistrale trama, che mette al centro la vita smarrita di una ragazzina, per condurci a osservare da quella prospettiva l’esistenza di un personaggio ultimo, relegato ai margini non solo nella sua terra, a causa del suo comportamento, ma anche nel ben pensante Occidente, quello degli anni ’90, colmo di pregiudizi e di indifferenza.

Colpisce della narrazione questa aderenza estrema tra vita e scrittura: seguiamo Amina per circa trent’anni della sua esistenza, che racconta in prima persona le vicissitudini di cui è protagonista, ci sono momenti di grande tensione, che il lettore segue letteralmente con il cuore in mano, nella speranza che quella voce cristallina e semplice trovi il coraggio di gridare, di rispondere ai soprusi, di trovare la forza per resistere.

Colpisce allo stesso modo la scrittura, che essendo la voce stessa della protagonista, incede per la tutta la narrazione con un andamento paratattico: Amina è una ragazzina semplice, che sa a malapena scrivere il suo nome, ignara della vita, che racconta di sé seguendo il flusso dei suoi pensieri. Eppure è come se in quella struttura, solo apparentemente semplice, l’autore abbia voluto lasciare spazi di silenzio, fondali di un mare in cui risiedono il senso della dignità e del rispetto, che nessuna struttura complessa avrebbe forse potuto restituire per dare conto della vita emotiva e profonda di Amina.

A volte il lettore quasi si sorprende della sua ingenuità, vorrebbe scuoterla, e invece Amina procede con il suo passo, con la sua identità, con la forza della sua resilienza, anche di fronte alle prove più dure che una giovane madre può sostenere.

Quello che emerge con forza da questa straordinaria storia è proprio il senso profondo di una dignità che attiene e contraddistingue la natura dell’essere umano, qualunque sia la sua origine, qualsiasi strada si sia trovato ad attraversare, per qualsiasi ragione, e che va custodita, difesa, ascoltata.

Una storia davvero straordinaria. Lo è ancora di più perché nasce dal desiderio dell’autore di curare il rancore che sente crescere dentro in seguito all’attentato alla redazione di Charlie Hebdo. La scrittura diventa così uno strumento capace di segnare nuovi percorsi per accogliere l’indicibile, il mistero del male, ma anche la bellezza e l’urgenza della vita che abita le profondità dell’uomo, a qualsiasi latitudine viva.

Cristiana Pezzetta

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Romanzo coinvolgente quello di Edoardo Erba che racconta con originalità e leggerezza una vicenda di vita attualissima di grande coraggio e umanità: quella di Ami. Mi ha colpito la forza straordinaria di questa donna nella quale molte donne si possono identificare in quanto è instancabile come un’eroina settecentesca, cadrà spesso e si rialzerà più forte di prima, conservando la spontaneità, la fiducia negli altri e l’amore per il figlio Majiid. Questo Romanzo mi ha commosso profondamente in quanto, spazzando via ogni pregiudizio sul mondo arabo-islamico, arriva dritto al cuore.

Anna Simonetti

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Circolo di lettura Eutropia di Palermo

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Ami ha un incredibile tensione emotiva che ti ruba gli occhi per lasciarteli solo quando sta per finire. Infatti il difetto è proprio la fine di questo bel romanzo: si conclude a coda di topo. Forti tutti i temi che vedi crescere nella protagonista e che sembra quasi superare le proprie "ignoranze" nell'affrontarli al punto da apparire poco credibile. Si alla fine lei è un personaggio non più credibile e sfugge di mano all'autore che non sapendo più gestirla la perde in concetti quasi scontati e motivazioni semplicistiche. Peccato perché i tempi della narrazione sono scanditi bene.

Giuseppe Riccio

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Ami è un romanzo pulp e racconta le rocambolesche disavventure di Ami. Tutto comincia in Marocco, dove una ragazza di 14 anni fugge dalla famiglia con il primo che le promette la libertà. Scopre che era l'uomo sbagliato. Una volta incinta, viene ingannata e abbandonata, poi picchiata, venduta, violentata, sfruttata, e infine emigrata in Italia assieme al suo bambino.

Il romanzo si legge tutto d'un fiato grazie al continuo susseguirsi degli eventi, alla sospensione del giudizio rispetto ai fatti narrati, ad un uso di frasi e dialoghi brevi, e un gusto spiccato per le immagini estremamente incisive.

Ogni capitolo è zeppo di fatti orribili che accadono alla protagonista. Se fosse un fumetto, una serie TV, un cartone animato o un romanzo pubblicato a puntate, Ami sarebbe ugualmente avvincente.  La protagonista è così ingenua da apparire una stupida o un'illusa.  Ami subisce da tutti, ma riesce a sopravvivere a tutto. I personaggi che ruotano intorno ad Ami sono figure avide e grottesche che sembrano essere prese in prestito dal mondo dei fumetti: non c'è nessuna introspezione psicologica bensì bozzetti con forti e divertenti caratterizzazioni. Il finale è surreale, e sembra essere l'allegoria di un mondo incapace di amare.

Salvatore Volturno Gaglio

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La storia drammatica, la testimonianza di Amina, la sua fuga, gli incontri, il desiderio di riscatto, ha ottimi contenuti che, tuttavia, non rendono nella trasposizione letteraria. Un libro che incespica senza riuscire ad appassionare nella lettura.  

Angela falcone

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Ami è la storia di una ragazza marocchina che, a 14 anni, scappa di casa con un uomo molto più ricco e di diversa condizione sociale, convinta di andare verso un futuro In cui avrà amore, tenerezza, attenzioni e , naturalmente , il matrimonio. Di quest’uomo lei non sa niente neppure il nome e, prima di allora lo ha visto solo cinque volte.

Le cose non vanno così, lui la sistema in una brutta casa sperduta tra le montagne dove però va spesso a trovarla, ma, quando scopre che è incinta l’abbandona del tutto.

Comincia allora un lungo pellegrinaggio, tante situazioni che Ami si trova ad affrontare indipendentemente dalla sua volontà fino ad un viaggio che la condurrà in Italia come meta finale.

Non si sa niente di come abbia trascorso i primi 14 anni della sua vita.

Il personaggio non mi ha convinta. Ami sembra fluttuare in balia del caso, le uniche decisioni prese coscientemente sono quella di scappare di casa, e quella molto più coraggiosa di tenere il suo bambino.

Sarà sempre legata a questo figlio anche quando lui la rinnegherà perché non è una brava mussulmana, per la vita che ha fatto, per non avergli insegnato niente né della sua religione né la sua lingua d’origine e, ancora una volta, Ami sentirà pronunciare, questa volta da suo figlio, la parola che l’ha sempre perseguitata “zania “.

La prosa è scorrevole e si legge piacevolmente, ma nessuno dei temi che affiorano durante il racconto viene approfondito. Non mi convince il finale, quasi da favola. Basta un cuore diverso per cambiare le idee ? Io ne dubito.

Olinda orlando

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Gradevole romanzo con un andamento narrativo che coinvolge il lettore.

Pur non essendo grande letteratura, mi è sembrato un lavoro onesto che si presenta con una semplicità autentica

Il carattere dei personaggi sarebbe potuto essere più realisticamente tratteggiato (i buoni troppo buoni, i cattivi troppo cattivi), ma nel complesso promosso.

Fulvia Rizzo

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Rispetto ai due libri ho preferito Ami, anche se non gli avrei mai assegnato un 1 perché anche se è un libro che parte bene, scritto con sagacia e ironia, con un ritmo incalzante che ti tiene incollato a leggerlo, si perde via via e finisce davvero male. Le premesse dell'inizio vengono disattese e rimane sempre in superficie, per non parlare della nota dell'autore, che non fa che diminuire il valore del libro. Alla luce di quest'ultimo capitolo, mi sembra che venga del tutto sminuito tutto il libro, delineando un popolo marocchino come "brutto, sporco e cattivo" e il popolo italiano bello, buono e disponibile.

Stefania Oliveri

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Si tratta di un romanzo di formazione molto scorrevole a leggersi ma non scevro di alcuni difetti come una visione abbastanza stereotipata dell’Islam ed un finale che tradisce un poco le aspettative. Un po' come se l'autore , ad un certo punto, abbia avuto una difficoltà a chiudere la storia.

La scrittura è semplice, ma non tutti sono Gadda, l'analisi psicologica dei personaggi approssimativa, ma non tutti sono Proust, la storia lineare, ma non tutti sono Joyce. In buona sintesi è il classico libro da ombrellone.

Detto ciò c'è da fare una considerazione: il nostro è un paese che legge poco e quel poco che si legge lo leggono poche persone (i cosiddetti lettori forti), non così negli altri paese europei come Francia, Germania e Regno Unito.

Ben vengano dunque i libri semplici che cercano di portare alla lettura un numero sempre maggiore di persone.

Ernesto Melluso

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Il romanzo è ben scritto. La narrazione è scorrevole ma è come se mancasse qualcosa. I personaggi non convincono fino in fondo è come se il loro essere restasse un po’ tra le righe

Cinzia Plaia

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Ami è un romanzo semplice, scorrevole ,seppur non completamente omogeneo. La storia di questa ragazza marocchina potrebbe essere la storia di tante donne” trasparenti” che vivono e lavorano nel nostro paese. Un libro che nella sua semplicità è un libro di impegno civile e di libri così in un panorama letterario proiettato verso il minimalismo c’è tanto bisogno

Mariangela Federico

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Ami è un libro che si legge tutto di un fiato. Impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla storia di questa ragazza che, vittima di una società maschilista e arretrata, viene travolta da una cascata di eventi di cui quasi sembra non cogliere la gravità. Tanto da non disperare mai e da mantenere una ingenuità disarmante. Non ricorda neppure il volto e il nome del padre del suo bimbo e di questo e di altri avvenimenti attribuisce la colpa a se stessa. Forse è proprio l’assenza totale di difese che le rende possibile sopravvivere a tutto. La storia è narrata in prima persona con un linguaggio scarno ed elementare. Sembra proprio il diario di un adolescente. I fatti vengono narrati in una sequenza priva di accenti e i personaggi della storia vengono appena accennati mai analizzati in profondità. Pur comprendendo la scelta narrativa dell’autore si ha però la sensazione di trovarsi di fronte al riassunto della storia che si vuole raccontare. E questo per me è stato il più grande limite del romanzo. Peccato!

Stella Verde

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Il romanzo convince, ma non fino in fondo.

La prima parte è perfetta nella sua straziante semplicità. La scelta della prima persona e della focalizzazione interna è la più efficace per raccontare una storia di ordinaria violenza nel Marocco degli anni ’80. La voce di Ami, ingenua e stupefatta, che accumula conoscenza solo al prezzo di inimmaginabili sofferenze, mi ha fatto pensare alle voci delle donne di Amatissima, l’acclamato romanzo di Toni Morrison: dall’America della Guerra Civile al Nord-Africa della decolonizzazione, l’orrore della schiavitù è sempre lo stesso, e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo (o, più spesso, sulla donna) assume agli occhi delle vittime i medesimi toni di incredulità infantile.

La seconda parte del romanzo, ritrae con una certa, scarna essenzialità l’Italia del Nord tra gli anni ’80 e l’inizio del nuovo millennio: la voce di Ami si arricchisce di nuove parole, e la sua strada incrocia nuove forme (forse più sottili ma non meno dolorose) di violenza e sopraffazione. Notevoli i ritratti di alcuni personaggi, un po’ stereotipati alcuni altri.

Nella terza e ultima parte, l’autore si è lasciato prendere la mano da una certa bulimia e la storia di Ami, la sua voce così preziosa, piano piano si va perdendo dietro a un affastellamento di temi e questioni troppo complesse per trovare posto tutte insieme in un romanzo.

Il finale dolceamaro che parla di riscatto e redenzione, per quanto consolatorio, suona al lettore un po’ posticcio.

È un libro che ho amato molto fino a un certo momento, e che mi sono sforzato di amare fino alla fine, senza riuscirci del tutto.

Pietro Giammellaro

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La storia di Amina, Ami, giovane donna magrebina, sembra inizialmente una storia come tante: raggirata, tradita, venduta senza che nemmeno se ne renda conto. La sua ingenuità è disarmante. Aspetta ogni mattina il suo “principe azzurro” che le porta “ciambelle, biscotti e vestiti puliti”. La sua immaginazione va al di là di parole mai pronunciate, concepite solo dalla sua fantasia infantile. Incinta e senza marito è per tutti una zaniat. Ma Ami quel figlio lo vuole e lo difende. Affronta umiliazioni e difficoltà con risorse che il lettore non si attende dalla protagonista, senza alcuna richiesta d’aiuto, né umano né divino. Cresciuta in un ambiente contrassegnato da un fermo rigore religioso, sorprende di fatto il suo distacco dalla fede islamica, più che un rifiuto sembra una sospensione di giudizio. Ma la sua fede non è legata a precetti e luoghi di culto, è una condizione interiore che viene fuori quando aveva dimenticato di averla. Viene da chiedersi dove trovi la forza di affrontare l’ennesimo tradimento, quello di  Majid, il figlio amato, voluto, difeso. È una forza animale, istintiva che la fa agire, perché Ami per buona parte del romanzo appare la donna del fare più che del pensare. Tanti eventi e poche riflessioni della protagonista, che in certi frangenti sembra proprio non volersi fermare a ragionare, in maniera quasi consapevole. E quando sembra che questo romanzo non abbia nulla di originale, che scorra ma non sorprenda, ecco la svolta: il cuore nuovo di Majid che riscatta tutto il dolore e le sofferenze di Ami in modo quasi surreale. Un lieto fine inatteso, inaspettato che finalmente sorprende il lettore.

Caterina Pietravalle

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All’inizio il romanzo mi aveva catturata: si fa leggere senza fatica e si viene trascinati dalla storia di Amina, narrata con una amara ma divertente nota ironica.

La prosa fluida dell’autore mi ha condotta tra gli svariati eventi in cui viene coinvolta la protagonista, forte e fragile allo stesso tempo, che non si arrende mai. Centrale la nascita del figlio tra i monti dell’Atlante.

I temi toccati sono importanti e forti, così come le emozioni della protagonista.

Andando avanti però lo stile dell’autore mi ha via via stancato e alla fine la trama mi ha delusa. Se, da una parte, mi è piaciuta la descrizione quasi giornalistica dell’attraversamento di confini, naturali o politici, (tratti nei quali l’autore riesce a dare il meglio del suo racconto), dall’altro ho però percepito uno stacco tra la narrazione delle vicende vissute dalla protagonista in Marocco e quelle vissute in Italia che non mi ha convinta. Così come, poco convincente, mi è apparso il finale buonista.

Viviana Conti

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La storia di Ami coinvolge sin dalla prima pagina, prende e non lascia respirare perché è un susseguirsi di avvenimenti che accompagnano una poco più che bambina lungo la sua vita. gli avvenimenti si inseguono, si infilano uno dentro l’altro ad un ritmo serrato, lasciando senza aria il lettore che infatti non riesce a prendere fiato e letteralmente beve le pagine una dopo l’ altra. Il protagonista del romanzo è proprio questo vortice di eventi the fatalmente e provvidenzialmente accade alla protagonista, il vortice che accompagna durante la sua vita. Ami cresce e matura attraversando queste esperienze con una ingenuità mista alla speranza che sembra non abbandonarla mai. Nonostante tutto ciò, il lettore rimane distaccato, non riesce a compenetrarsi con i personaggi, ricercando delle emozioni che in realtà non sono descritte, evidentemente sacrificate alla smania di descrivere e mettere insieme Le avventure del protagonista. il dubbio si scioglie leggendo le note dell'autore a fine libro, egli spiega come mai abbia deciso di scrivere la storia di una 'donna'. Un uomo, riflettendo su sensazioni e pregiudizi, decide di superarli, scrivendo di una donna magrebina. Ecco trovato lo scollamento tra fatti descritti a mo’ di favola e le emozioni che la protagonista avrebbe dovuto vivere e sviluppare dentro di sé, ma non ne ha il tempo, non viene dato. Un uomo non può descrivere quello che non prova in prima persona. Peccato.

Laura Mollica

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Il promettente incipit sarcastico ed elettrico lascia il posto ad un andamento via via sempre più piatto e meno coinvolgente. La nota dell’autore conferma questa impressione, fornendo - forse inconsapevolmente - l’ammissione di una debole e non proprio autentica ispirazione: “Ho cominciato a pensare a una storia, ma non mi veniva in mente niente di buono. Due anni dopo ho incontrato casualmente Hicham Ben ‘Mbarek, un giovane e brillante industriale marocchino, che aveva subito un trapianto di cuore in Italia. Per un momento ho pensato di scrivere la sua biografia, e Ben con generosità, mi avrebbe anche dato il permesso. Ma poi ho deciso che mi sarebbe piaciuto di più scrivere la storia di una donna”.

La ricerca di un soggetto artistico artificioso alla fine ha preso il sopravvento sulla vita. Il pittore statunitense Robert Henri, precursore del realismo americano, e maestro di Edward Hopper, diceva ai propri allievi: “Dimentica l’arte, e dipingi ciò che è interessante nella tua vita”.

Laura Mollica

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Circolo Dante Alighieri di Città del Messico

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L’esordio letterario di Edoardo Erba è una scrittura semplice che narra la storia di Ami, e come lei nell’attualità ce ne sono molte, che decide di intraprendere la via del mare alla ricerca di una vita migliore. Una storia quotidiana che nasce come un esercizio letterario che l’autore intraprende per combattere l’islamofobia, utilizzando la letteratura come terapia e decostruzione dei pregiudizi.

Lorenza Petit

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Di Ami si apprezza immediatamente l’abilità dell’autore di raccontare attraverso gli occhi della protagonista: una ragazza marocchina che a soli 14 anni vive una lunga serie di vicissitudini con cui arriva a stabilirsi in Italia e a crescere un figlio dal cognome spagnolo di un padre fittizio. Le pagine sono scorrevoli e il lettore è catturato dalle frasi semplici, con cui Ami si racconta e osserva la realtà. Nella sua semplicità Ami induce a riflettere e ad avvicinarsi a una prospettiva che troppe volte viene dimenticata in Europa. Le ultime pagine sono intense e commoventi e trovano il proprio apice a storia conclusa, quando ci si ritrova a leggere l’obiettivo chiaro ed esplicito che ha ispirato la stesura di questo romanzo.

Ilaria Mombello

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Ami di Edoardo Erba, Edoardo è un autore teatrale che ha lavorato per 35 anni nel teatro fino a quando decise di scrivere un romanzo, intitolato “Ami”, questo libro tratta le difficoltà di una famiglia e dei figli in un contesto particolare, le difficoltà di altri popoli, il rapporto di una mamma giovane con un bambino e la voglia di scappare di casa, l’inganno, la sua vita e un destino speciale. La vita come un percorso pieno di eventi contrastanti, di eventi che ci modificano, momenti inaspettati, fino ad arrivare al miglior momento che è quello del traguardo.

Martina Dossena

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Ami è una storia avvolgente e intricata, a tratti anche un po’ prevedibile. Tuttavia la voce della protagonista, una ragazza di soli 14 anni catapultata in una vita da adulta dopo una fuga azzardata, riesce a toccare anche i lettori meno sensibili. Il tema è attuale, lo scopo è semplice e necessario: dare voce alla moltitudine di persone che arrivano in Europa per una possibilità di miglioramento. Ma non è solo questo: Ami è il tentativo nobile di usare le parole per esorcizzare il sentimento diffuso di odio e paura nei confronti del popolo musulmano.

Raul Garcia

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Ami si legge d’un fiato, grazie a una scorrevole scrittura in prima persona che regala al lettore, fin dalle prime pagine, un’emotiva immedesimazione nelle vicende della protagonista. Ami è la storia di una ragazza forte e coraggiosa, a tratti ingenua, che pagina dopo pagina diventa madre e poi donna; il racconto del suo viaggio dal Marocco all’Italia, che coinvolge fino a commuovere, è la storia di una speranza mai persa che invita a una necessaria e autocritica riflessione su noi stessi e sulla società in cui viviamo.

Irene Romano

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Un libro forte come un pugno nello stomaco che è raccontato con una leggerezza disarmante tanto che si legge tutto d'un fiato e alla fine però ti fa fermare a riflettere profondamente sull'odissea dell'immigrazione (forzata dalle circostanze), sulle difficoltà che certi affrontano semplicemente per poter sopravvivere o, quando va bene, vivere. Un libro dalla forte empatia enfatizzata dalla scrittura in prima persona. La protagonista marocchina Amina è quasi un personaggio teatrale, il cui coraggio risuona in tutta l'opera. Il coraggio di alzarsi e andare avanti, se non  per se stessi, almeno per il proprio figlio, permea il libro

Francesca De Luca

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La protagonista del libro è Ami, una giovane donna di 14 anni che decide di scappare di casa con quello che sembra essere l’amore della sua vita. La vita, però, decide di rivelarsi per quello che è fin da subito: difficile, con mille prove da affrontare ma anche tanti colpi di fortuna. Perché Ami, rimasta incinta e sola tra le strade polverose del Marocco, riesce ad andare avanti, non senza difficoltà, fino a raggiungere un posto sicuro per lei e per il piccolo Majid.

Nonostante l’abbia trovato a tratti un po’ banale, è sicuramente un romanzo ben scritto, che si legge tutto d’un fiato e che rappresenta una condizione quanto mai attuale, ovvero quella di una donna che, seppur giovanissima, non si perde mai d’animo e decide di dare un futuro migliore al figlio, e con la presenza di temi che spaziano dall’immigrazione, alla discriminazione tra sessi, dalla paura del diverso, alla maturazione, dalla speranza, alla possibilità di un riscatto.

Claudia Melone

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Ami è la storia di una ragazza marocchina incinta che dopo essere stata abbandonata dal fidanzato, si avventura alla ricerca di una nuova vita in Europa. Dopo un lungo viaggio tra il Marocco e la Spagna, finalmente arriva in Italia, ed è qui che deve adottare una nuova lingua e cultura. Trovandosi davanti a un mondo nuovo, Ami deve farsi strada in questo luogo in cui non è ben vista. Il romanzo è un esercizio di scrittura in cui  l'autore sceglie di creare una storia fittizia attraverso la quale descrive le vicende delle persone che sono costrette ad scappare dalla loro realtà per costruirne una nuova. Il linguaggio scelto dall'autore è molto semplice e ricco di un potere femminile. Una storia leggera e semplice da seguire che sembrerebbe di leggere un diario.

Zara Orta

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Ami è un romanzo che si legge tutto d’un fiato. È la storia di una ragazza marocchina che scappa da una famiglia tradizionalista per raggiungere un ragazzo più grande di lei e che non conosce per niente; così

comincia Il viaggio di Amina, lunghissimo e sofferto. Il romanzo racconta non solo del tragitto dal Marocco all’Italia ma anche del percorso interiore della protagonista che attraverso le pagine si trasforma da

bambina inesperta a donna. La storia di Amina è simile a quella di molti migranti provenienti dal continente africano che viaggiano attraverso l’Europa alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore ma si sofferma soprattutto sul dramma di una “mancata” integrazione e di tutto il dolore che questa comporta.

Graziana Di Giuseppe

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Nel suo primo romanzo, Edoardo Erba porta al lettore attraverso l’epopea di una ragazza marocchina e suo figlio fino al loro arrivo in Europa. Amina, in prima persona, racconta la sua vita, il suo lungo viaggio alla ricerca di una vita migliore per lei e per Majid. Una storia di migrazione, amore e adattamenti ad una nova cultura e una nuova lingua. Di quest’opera sono meritevoli diversi aspetti. Oltre alla storia che prende ai lettori fin dalla prima riga, risulta sorprendente la sensibilità dello scrittore per mettersi nei panni di una ragazza. La voce narrante di Ami si sente verosimile, genuina. È anche meritevole il contesto in cui un’opera come Ami viene pubblicata. Attraverso la finzione, Erba fa il ritratto di migliaia di persone che, per motivi diversi, si vedono nella necessità di lasciare il loro luogo di nascita. Questo romanzo è uno strumento molto potente nel generare empatia verso quelli che cercano una vita migliore.

Esteban Castorena

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Fin da subito il romanzo di Edoardo Erba ti coinvolge e ti assorbe. Fin da subito ti colpisce: “…quelli intelligenti, dei concetti possono fare a meno. Non è che non ne hanno, ma sanno che un concetto vale l’altro. Difatti avete mai visto uno intelligente che va a morire in guerra o per la patria? Se proprio capita, finisce sui libri di storia”. È questa una delle frasi che più mi è rimasta impressa del libro e mi è rimasta ancor più impressa perché a pensarlo è Amina, una ragazzina di quattordici anni. Il distacco di una quattordicenne nel formulare un pensiero tale gli attribuisce un peso e un valore/significato maggiore. Fin dalle prime pagine Amina, o Ami, colpisce per la sua lucidità ingenua. Lei che non sa mai niente e che si sorprende come gli altri possano sapere tutto, cresce, attraversa momenti, situazioni e persone, quasi trasportata dagli eventi e dalle circostanze, ma sempre rispondendo con tenacia. È anche la storia di un’immigrata donna mussulmana in Italia, vista dal suo punto di vista. Credo che la riflessione dell’autore a fine libro dia ancor più valore e significato alla lettura del romanzo: “Dopo l’attentato a “Charlie Hebdo” nel 2015 mi sono ritrovato ad avere dei pensieri di risentimento e di odio contro gli islamici. Contro tutti gli islamici. Sapevo che erano pensieri sbagliati […] l’unico modo che hai per rovesciarli è entrare nel cuore di un islamico”. Il libro di Edoardo Erba ci permette di entrare nella vita e soprattutto nel cuore di Ami. Con lei viviamo e capiamo le difficoltà, le paure, l’essere disposti a tutto e, forse quello che più colpisce, le solitudini di una donna immigrata mussulmana con figlio a carico. È la storia di una donna che nonostante tutto, nonostante il rifiuto, l’abbandono, la paura della scomparsa e della malattia di un figlio, ce la fa e ce la fa da sola. Il libro di Edoardo Erba si legge tutto d’un fiato.

Maddalena Burelli

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Ami è un romanzo interessante, si potrebbe quasi definire di formazione: la protagonista, attraverso le esperienze forti e talvolta tragiche, matura e cambia, pur mantenendo sempre un lato naif e ingenuo. Interessante la finalità del romanzo: la scrittura come cura dal pregiudizio, dal male dell’islamofobia. È l’alta finalità che si prefigge l’autore nelle sue pagine finali. La lettura scivola, la narrazione scorre come le sequenze di un film, ma presenta anche diversi stereotipi e dejà-vu che non contribuiscono ad una trama originale.

Simona Rupoli

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Ami è una storia che conosciamo, quella di molti migranti costretti dalle circostanze più svariate ad abbandonare la propria terra. Storie, temi, argomenti trattati incessantemente dai media e dalla letteratura degli ultimi decenni e di fronte ai quali, per questo, finiamo per diventare insensibili. Con una semplicità spiazzante, Ami ci fa riaprire gli occhi dal torpore in cui siamo immersi e si presenta come l’antidoto all'indifferenza, prima questa che si trasformi in xenofobia.

Maria Quirino

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Due sono gli elementi essenziali di un racconto per poter catturare anche i lettori meno accaniti: una voce narrante con cui identificarsi facilmente ed una catena di eventi mai scontati. Ami li possiede entrambi, sin dalle sue prime pagine. Tutti siamo stati giovani, abbiamo voluto scappare, abbiamo dovuto sbagliare per imparare, ma non per questo smettiamo di osare e scegliere il cammino più rischioso. Il fatto che la protagonista sia donna in un mondo, quello islamico, fatto e governato dagli uomini non solo aiuta ad enfatizzare alcuni aspetti di per sé drammatici di una storia come quella di Ami, ma può portare anche ad aprire gli occhi sulla realtà dell’Occidente ancor oggi. L’universalità di questo romanzo viene raggiunta grazie anche alla più classica delle tematiche narrative, cioè il viaggio. Viaggiare significa guardare fuori e dentro di sé ed è un momento troppo prezioso per non interrogarsi sul proprio mondo.

Stefano Cara

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Tra tutti i possibili scenari che Ami si immagina per il suo futuro, quello che si realizza per lei è, per noi lettori, prevedibile. Alla fine noi, l’Italia, siamo un po’ il suo punto di arrivo -almeno fin dove la sua storia ci viene raccontata in una maniera inevitabilmente eurocentrica. Nel viaggio in Marocco, dal Marocco alla Spagna, poi a Sanremo fino ad arrivare a Roma, l’autore ci guida in un percorso fatto non solo di eventi ma anche di lingua. Una lingua che si evolve e si adatta, forzatamente, al contesto di Ami e che ci fa avvicinare alle difficoltà che la protagonista ha dovuto attraversare. Apprezzabile lo sforzo dell’autore -forse non riuscito al cento per cento- di immedesimarsi in un personaggio femminile.

Francesca Gelosa

 

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Circolo dei lettori di Torino

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Ami è sicuramente un bel libro e la scelta è stata ardua, si legge tutto d’un fiato ed è una storia molto interessante e bella, seppur triste, ma la protagonista ha molto da insegnare a noi tutti. Mi ricorda però, sebbene in un contesto un po’ diverso, un romanzo di Gustav Le Clezio, “ Le due vite di Leila” , che è stato scritto nel 2008 (o forse è l’anno che Le Clezio ha vinto il Nobel per la letteratura, non rammento bene) e quindi non lo vedo così nuovo, se mi si passa l’espressione.

Cinzia Sfolcini

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Il libro racconta la vita di Amina (detta Ami), donna marocchina. A partire da quando quattordicenne fugge da casa per amore, il testo narra tutte le peregrinazioni e le sofferenze della protagonista, che vive la stessa realtà che molti altri oggigiorno si trovano a affrontare e di cui tutti noi conosciamo la triste esistenza. Ami viene ingannata, sfruttata, ma non perde mai la sua positività, deve imparare a cavarsela per sopravvivere in paesi ostili. Cerca sempre un futuro migliore per sé e per suo figlio, il piccolo Majid, che a differenza della madre cadrà nelle tentazioni e perderà momentaneamente la retta via. Il libro è narrato in prima persona, è scorrevole e fa sì che ci si confronti con una realtà che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Colpisce l’ingenuità della protagonista e si viene coinvolti in prima persona nelle sue tristi vicende.

Giulia Cavicchioli

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Storia di una ragazzina adolescente, tanto ingenua da rasentare la stupidità, animata da una voglia di vivere un futuro migliore ovunque esso sia e nonostante le difficoltà che ciò comporta. Non torna mai sui suoi passi anche quando arriva inaspettato un figlio. E sarà proprio questo figlio che le darà coraggio e forza che le permetteranno di costruirsi quel futuro migliore che sembrava un sogno irrealizzabile. Mi è piaciuto questo personaggio che non perde mai la sua grande umanità e che guarda sempre avanti a dispetto di tutti e di tutto. La storia di Ami ci introduce nel mondo mussulmano attraverso i suoi occhi di persona semplice e ci aiuta a ripensare la nostra visione di questo mondo senza pregiudizi e al di là degli stereotipi. Un romanzo che senza retorica o grandi disquisizioni filosofiche avvince e si legge tutto d'un fiato.

Costanza D’Ercole

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Per quanto questo romanzo mi abbia colpita già dall'incipit, non voterò a suo favore perché il filo conduttore è stato per me molto tagliente e doloroso. Non è stato difficile calarmi nei panni della protagonista Amina, divenuta poi Ami. Se, come asserisce l'autore, la storia è inventata, appare subito chiaro che invece i fatti sono assolutamente verosimili. È la fotografia, istantanea, di una cultura che non ha rispetto per la donna, che viene considerata un oggetto al servizio dell'uomo. E questa cultura, nella quale Amina è nata e cresciuta, sarà la causa di tutte le sue disavventure. Per fortuna, grazie alle sue risorse interiori e alla sua forza d'animo, Ami riuscirà a trovare una dimensione di riscatto proprio attraverso un uomo: suo figlio Majid, la cui vita, se pur breve ma intensa, sarà il legame forte tra Ami e la sua stessa esistenza. Il romanzo presenta anche uno spaccato storico internazionale di alcuni decenni a cavallo tra i secoli ventesimo e ventunesimo; è una fonte notevole di spunti di riflessione sullo scontro tra culture, sulla situazione politica ed economica di alcuni Paesi, sul terrorismo, ma è anche la rappresentazione di un insieme di emozioni e sentimenti che sono universali. Complessivamente, ho apprezzato molto questo romanzo, però le mie preferenze letterarie vanno, attualmente, verso qualcosa che esuli dalle cronache quotidiane e dalle negatività del mondo; solo per questo non voto a favore dell'opera.

Angela Palmieri

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Un racconto di triste speranza, di una vita difficile e turbolenta fino alla fine. Amina è una ragazza marocchina che scappa dalla famiglia per inseguire un amore sconosciuto. Da quando rimane incinta del piccolo Majid la sua vita si stravolge, poiché in Marocco una mamma senza marito è malvista dalla società. Dopo un po’ di tempo riesce a emigrare in Italia, ma nemmeno qui riesce ad avere pace e serenità. Cade tante volte, ma si rialza sempre e ricomincia più forte di prima. Scritto in un modo semplice e frugale, senza troppe pretese, ma che riesce a coinvolgerti nella storia in maniera profonda. La protagonista riesce a entrare nel cuore di tutti con la sua ingenuità. L’ho letto tutto d’un fiato e, senza troppi giri di parole, mi è piaciuto davvero molto.

Giuseppina Covino

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La storia di Ami vince contro Atlantide perché sono stato catturato da questa ragazza e dall’ambientazione africana e poi da quella europea. All’inizio mi ha colpito la sua enorme ingenuità ma poi ho apprezzato la sua tenacia e la sua determinazione nell’affrontare le sfide della vita e della civiltà (leggasi immigrazione). Mi ha anche sorpreso che l’autore fosse al suo primo libro perché la penna sembra matura e capace di catturare il lettore con consumata esperienza.

Mirko Pasquotto

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Lo scrittore ha trovato un bellissimo espediente per detonare il sentimento di odio scaturito da episodi di fondamentalismo come l’attentato terroristico alla sede di Charlie Hebdo. Indubbiamente coinvolgente, politicamente corretto, il testo è stato scritto in stile quasi giornalistico con l’intenzione di evitare il rischio di scivolare in facili sentimentalismi. Si tratta di un’operazione apprezzabile ma a tratti estrema che sacrifica parte del coinvolgimento del lettore sorprendendolo, invece, con un finale poco realistico e in stile melò. Personalmente ho sentito molto la mancanza di ambientazione, elemento fondamentale per far calare il lettore nella storia e mettere a fuoco la descrizione dei personaggi.

Antonella Frontani

 

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Romanzo che racconta le vicissitudini di una ragazzina di 14 anni che quando si innamora di un uomo ricco scappa di casa credendo di essere ricambiata e di sposarsi, ma è un inganno. Rimane incinta e si ritrova da sola ad affrontare la vita con il figlio. La sua genuinità e innocenza sono sbalorditive, si fida di quello che succede e non si accorge di superare difficoltà disumane. È una donna che non si arrende mai, neanche di fronte alle difficoltà che la vita le mette di fronte, si piega ma non si spezza; forte e fragile al tempo stesso, che si fa coraggio e si rialza anche nei momenti più bui. Narrato in prima persona, scrittura semplice e diretta con un linguaggio che si identifica perfettamente nei panni della protagonista. Tutto il libro è un fortissimo pugno nello stomaco, raccontato con leggerezza disarmante. Tante le tematiche trattate che vanno dall’immigrazione, alla discriminazione tra sessi, alla religione, alla paura del diverso, alla maturazione, alla speranza, alla possibilità di un riscatto tutte riconducibili ad un’unica parola: il viaggio. Il viaggio nel cuore di un islamico attraverso il cuore e la vita di una donna islamica, a cui accade tutto quello che potrebbe accadere a quella e alle nostre latitudini.

Gisella Marcellino

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Ami, il titolo del libro è anche il nome della protagonista ed è voce del verbo amare. Per Ami la forza dell’amore, la generosità e la bontà saranno il filo conduttore della vita. È un romanzo tremendamente umano con una trama a tratti banale ma il racconto coglie comportamenti e pensieri dei protagonisti: sono le persone a fare il romanzo e non la storia. È un racconto al femminile, di una femminilità ingenua e sottomessa. Il rifugio di questa ragazza con un figlio sarà l’Italia: lavori da baby sitter, da badante, da inserviente. Il figlio è la sua priorità, il suo amore, ma il ragazzo si perde, si ribella e poi drammaticamente si ammala. Tra le righe traspare costantemente, per madre e figlio, la difficoltà a integrarsi, a farsi accettare e soprattutto ad accettare se stessi e il proprio passato, la propria genesi. Il punto di svolta e la salvezza emotiva oltre che fisica sarà il trapianto di cuore per il figlio: un cuore italiano nel corpo di un giovane marocchino, l’integrazione oltre il pensiero, oltre le idee ma nella carne. Ami, seconda persona singolare del verbo amare, non si arrenderà mai, nessun dolore le impedirà di continuare ad amare.

Emanuela Pallitto Martoglio

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Il libro vincitore per me è Ami di Edoardo Erba, un libro affascinante che narra la storia di Ami, una ragazzina marocchina di 14 anni che si innamora di uno sconosciuto e decide di scappare di casa per sposarlo: da quel momento le sue disavventure iniziano. Ami comincia il suo percorso tragico nella vita, dopo ogni disavventura che le capita lei scappa per poi ritrovarsi in altri guai. È un bel racconto di una ragazzina ingenua che non conosce ancora niente della vita e che la scopre solo vivendola da sola, senza nessuno che la guidi. Non riesce a trovare il suo posto nel mondo e forse la drammaticità è spinta un po’ troppo oltre: Ami dopo ogni disavventura non sembra imparare la lezione e continua a fidarsi delle persone. Nonostante tutte le sue disavventure però lei non si arrende mai e continua a sperare in un futuro migliore e a provare a fare le cose nel modo giusto anche per suo figlio. Mi ha colpito molto e mi è piaciuta tanto la sua voglia di vivere e di non rinunciare nonostante tutte le cose brutte che le accadono.

Cindy Prado

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Ho iniziato con Ami, e sinceramente all'inizio era così rocambolesco che non pensavo che la storia si sarebbe evoluta in quella direzione. Una vita molto triste, quella di Ami, con tante epigoni nella storia della letteratura, ma mentre leggevo il paragone che mi veniva più spesso era "Ogni cosa è illuminata" di Safran Foer: il racconto delle vicende fatto rigorosamente in ordine cronologico, con parole semplici e concetti semplici, un racconto attraverso cui si capisce che la protagonista percepisce che c'è qualcos'altro sotto, un significato aggiunto, un senso, una ricompensa, ma è sempre troppo indaffarata a vivere (e spesso sopravvivere) per concentrarvisi. Mi è piaciuto molto.

Ilaria Maggi

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Questo romanzo, intenso e profondo, fa emozionare e commuovere perché l’autore riesce perfettamente a trasmettere il dolore e le emozioni con tutta la loro potenza e intensità. Racconta con originalità e leggerezza una vicenda attualissima, di grande coraggio e umanità, che diverte, avvince, commuove, spazzando ogni pregiudizio. Si tratta di una lettura forte e cruda, che può cambiare il modo di guardare il mondo e la gente che sfioriamo e che incrocia la nostra strada, ogni giorno, momento dopo momento; uno spaccato quanto mai attuale sulla condizione degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli. La protagonista, narrata in prima persona, ha un’ingenuità che racchiude una forza dirompente. Ami, una donna forte e fragile allo stesso tempo che non si arrende mai, neanche di fronte le difficoltà che la vita le mette di fronte; cresce e matura nel corso della storia, le difficoltà la piegano senza riuscire a spezzarla. Cambierà lingua e abitudini, affronterà nuove e imprevedibili difficoltà; cadrà, si rialzerà e ricomincerà più forte di prima, conservando la spontaneità, la fiducia negli altri e l'amore per il figlio Majid. Un figlio che la porterà a fare i conti col suo passato. Argomenti che fanno riflettere, dimostrando che la vita è soggetta a continui cambiamenti; un’altalena di desideri, aspettative, di emozioni contrastanti, di eventi che ci modificano, di persone che entrano ed escono dalla nostra vita, che la migliorano o la peggiorano.

Ha saputo coinvolgermi intensamente e trasmesso emozioni positive: una tenerezza infinita, una storia tenera nella sua durezza spietata

Taddei Mara

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L’opera viene giudicata perdente solo perché necessariamente accostata ad Atlantide, ma si tratta di un romanzo interessante. L’argomento è costituito dalle peripezie di Amina, ragazza marocchina che fugge di casa a 14 anni perché incinta, e che affronta poi la vita in Italia, venendo a contatto con i grandi eventi del periodo (a cominciare dall’attentato dell’11 settembre 2001) e sperimentando sulle proprie spalle di madre il dramma della jihad. Il tutto potrebbe sembrare un po’ trito: in realtà, invece, la narrazione in prima persona (con punto di vista gradevolmente “diverso”), l’adattabilità estrema della protagonista, mista a una dirompente ingenuità, e infine la costante e quasi inconsapevole autoironia sono elementi che rendono questa lettura piacevole: una sorta di romanzo di formazione, per una volta al femminile e riferito a una donna “perdente”. Lo stile è volutamente povero, a rappresentare l’ottica della narratrice; non sempre, però, la semplicità è uniforme (esempio classico: per chi sta imparando l’italiano è normale il congiuntivo al posto dell’indicativo, ma anche il lessico allora dovrebbe essere più povero).

Grazia Bodo

 

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Bello e terribile.

L’ingenuità con cui vengono descritte le violenze subite da Ami è un detonatore per emozioni.

Ci si ritrova a sperare di poter esserle davanti per aiutarla e si vorrebbe abbracciare la professoressa che la accoglie.

Le si invidia la capacità di accettazione di chi non ha niente ed è disposto a fare qualsiasi cosa pur di vivere; da lei si impara la tenacia nell’affrontare il problema contingente.

È scritto in modo lieve e per questo i fatti diventano più pesanti.

Dall’autore ci si aspettava un finale meno drammatico, ma glielo si perdona.

Sarà banale, ma ogni tanto ci vuole un libro che ti ricordi che sei fortunato e che puoi anche risparmiarti di lamentarti perché non trovi parcheggio.

Federica Fumagalli

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Una storia intrigante, che scorre via veloce e speri sempre che la protagonista non ci ricaschi, che sia un po’ meno ingenua o sfigata… ma che comunque ti parla in prima persona di una donna, della sua cultura e del suo piccolo mondo di immigrata clandestina e, anche se è scritto come la sceneggiatura di un film, ti fa riflettere sul fatto che le donne contino meno di zero in molti paesi e sulla vuota indifferenza del ”nostro” mondo. 

Paola Elena Vassallo

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questo romanzo invece "scoppia" di vita e di dolore. Ma la protagonista sembra comunque seguire una direzione precisa, in cui è possibile identificarsi e coinvolgersi. Si legge senza che molli la tensione. Privo di retorica, si sente che nasce da un'urgenza interiore (v. nota dell'autore).

Maddaly Mari

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Troppo dolore. Non è il tipo di storia che mi coinvolge. Mi ha ricordato Elsa Morante per certe atmosfere e soluzioni narrative. Senza la stessa qualità letteraria e stilistica.

Enrico Mughetti

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La storia decolla subito, è avvincente e coinvolgente. La protagonista, forse troppo fiduciosa nei confronti delle persone che incontra nonostante le terribili esperienze, non si arrende mai, non molla, non arretra. La solidarietà fra donne e la malvagità e lo schifo di quasi  tutti i personaggi maschili fanno da sfondo alla vicenda. Forse eccessiva ma plausibile la fuga del figlio plagiato che diventa estremista. Ho apprezzato la scrittura, che ricalca il parlato semplice della protagonista, e che potrebbe essere una valida sceneggiatura.

Luana Valle

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 “Ami” di Edoardo Erba è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, una storia attuale, scritta con un linguaggio semplice ma non per questo meno coinvolgente.

È il racconto della vita di una giovanissima marocchina immigrata in Italia che si intreccia con alcuni dei più importanti avvenimenti storici degli ultimi anni.

Tra I due libri ho preferito il secondo per la sua attualità, porta infatti la nostra attenzione sul punto di vista di chi vive in prima persona avvenimenti da cui siamo quotidianamente sfiorati e che per questo rischiamo di non valutare con sensibilità.

Gabriella Rebecchi

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Una storia sovraccarica: troppo di tutto; una sfilza di disavventure narrate senza trasmettere alcuna emozione. Scontato e superficiale.

Silvestra Sbarbaro

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Con un linguaggio semplice ed ingenuo, l'autore ha avuto la grande capacità di far parlare un'adolescente nata in un contesto sociale fuori dai nostri standard occidentali, ed essere credibile. Mi sono sentita subito trasportata nel mondo di Amina e la sua storia mi ha suscitato molteplici sensazioni di tenerezza, rabbia e compassione. Un racconto non privo di emozioni che si legge di un fiato.

Daniela Guarrera

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1)Ho preferito "Ami" di Erba in quanto la trama decolla sin dall'inizio. Mi ha catturato la figura della giovane donna Ami che affronta mille difficoltà e ripone sempre fiducia nelle persone, anche in circostanze negative.

Gabriella Aimo

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Una storia movimentata e coinvolgente raccontata, con sapiente semplicità, dalla voce della stessa protagonista. Ho apprezzato in particolar modo lo stile scorrevole e non pretenzioso, totalmente privo di inutili orpelli. Efficace anche la scelta di non utilizzare il passato remoto.

Tiziana Tonon

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Ho preferito "Ami" perché è bella la trama del libro, scritta in maniera scorrevole e la storia della ragazzina, vittima di angherie mi ha coinvolta ed a tratti anche emozionata.

Floriana Masala

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La lettura degli avvenimenti in cui viene coinvolta Ami, la protagonista, eventi da lei stessa narrati, fluisce in modo veloce. L'autore si immedesima perfettamente nei panni della protagonista, una donna forte e fragile allo stesso tempo, una che non si arrende mai, anche nei momenti più bui.  

Ami è una ragazza ingenua che cresce e diventa sempre più forte nel corso del racconto. I temi trattati, religione, immigrazione, discriminazione tra sessi, pregiudizi etc. ci fanno riflettere.

Angela Gibaldi

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Una storia che mi ha coinvolto dalle prime pagine. Le disavventure della protagonista, giovane donna con uno sguardo ingenuo su tutto quanto gli accade, mi hanno di pagina in pagina, appassionato. Ho apprezzato particolarmente la capacità dell’autore di indossare lo sguardo di una giovane donna con credibilità e delicatezza.

Andrea Basevi

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Ho preferito “Ami” di Erba perché a mano a mano che procedevo nella lettura mi sentivo sempre più coinvolta a livello emotivo dalle vicende narrate. Mi ha colpito la forza d’animo della giovane Ami che si trova ad affrontare situazioni molto difficili senza mai arrendersi.

Erica Rocco

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Il libro Ami parla della storia di una giovanetta che fugge da casa per amore, delle esperienze e di come le affronta, dei rapporti che intreccia nel suo cammino. Toccante è soprattutto la parte che riguarda il rapporto col figlio nato da questa fuga d’amore, rapporto che si evolve e diventa pieno d’affetto solo in seguito alle vicissitudini del sopraggiungere di una grave malattia del figlio.

Piera Bazzani

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Non conoscevo Edoardo Erba, al suo primo romanzo, e mi sono accostata ad "Ami" con curiosità. Il libro, ambientato in Marocco e successivamente in Italia, racconta la storia di Amina, che fugge di casa per amore e si trova ad affrontare difficoltà di ogni genere. A mio avviso la scrittura è un po' acerba ed il testo presenta alcune fragilità. Non si tratta senz'altro di un capolavoro ma di un romanzo complessivamente scorrevole a cui do, con alcune perplessità, la mia preferenza.

Candida Patrizia Bertoli

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Il romanzo di Edoardo Erba segue le vicende della vita di Amina a partire dai suoi 14 anni, età in cui fugge di casa per amore e, abbandonata, è costretta a cavarsela da sola senza sapere nulla del mondo che dovrà affrontare. Si sposterà con il suo bambino dal Marocco passando per Spagna e Francia, sempre in fuga, sempre al limite della sopravvivenza fino a quando non arriverà, in Italia, ad una più che faticosa stabilità che continuerà a metterla alla prova. Ho fatto fatica ad empatizzare con il personaggio; lo stile di scrittura, che ci mostra tutto attraverso le fragilità e gli occhi di Amina a mio parere non è stato in grado di “far detonare” le più che drammatiche esperienze del personaggio. Peccato.

Eleonora Sartori

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Il libro di Edoardo Erba parte dal Marocco, raccontando la storia di Amina, il personaggio principale, che vive seguendo il flusso della sua vita. Non prende mai decisioni, incontra tantissime difficoltà, a volte a mio parere un po' troppe, subendo molte umiliazioni e maltrattamenti. L'autore la fa viaggiare tra Marocco, Spagna e Italia, e dovunque si trova non riesce ad essere serena, a vivere la sua vita, e non reagisce a tutte queste brutture che incontra. La storia comunque è molto scorrevole, succedono tante cose in poche pagine, ma il libro, nonostante questo, non mi ha convinto del tutto. Nella vita succedono a tutti momenti negativi, ma sembra che la nostra Amina ne subisca un po' troppi, facendo sembrare il tutto quasi una forzatura, a volere trovare sempre il dramma. In ogni paese in cui si trova cerca sempre di ambientarsi, ma per i locali rimane sempre una straniera.

Andrea Guariso

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"Ami" non è generoso con il lettore: non ci sono colpi di scena, nessuna rivelazione drammatica, il pathos sfiora il negativo. Anche le scene pivotali sono vissute o raccontate da Ami in modo piano, con quello che mi sembra davvero troppo poco stupore per una ragazzina sballottata in ogni dove. Ma, forse, è proprio questo il potere del libro di Edoardo Erba: Ami non si rende mai davvero conto della sua solitudine, dei pericoli, della vicinanza del fallimento. Ed è solo così che riesce a sopravvivere.

Francesca Corno

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Faccio fatica a scrivere qualcosa su Ami di Erba; le vicissitudini che vive la protagonista mi sembrano forzate al limite del surreale, nonché un cliché continuo. La scelta poi di narrare la storia dal punto di vista di una protagonista ignorante e inadatta ad affrontare e capire le cose che le capitano, mi è sembrata un escamotage per non dover spiegare o approfondire niente di quello che appunto succede nel libro. Per fortuna almeno è scritto in maniera semplice e scorrevole. In ogni caso non mi è piaciuto per niente.

Cosimo Nencioni

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Il libro di Erba invece non mi ha lasciato un granché. Tante vicissitudini che scorrono veloci, senza troppa catarsi o introspezione, un drammone con al centro una protagonista con la quale non sono riuscita a empatizzare. Mi è sembrata sempre bidimensionale.

Desideria Spinelli Barrile

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Un libro che si legge tutto d’ un fiato, un treno in corsa che non ti permette neanche di guardare fuori dal finestrino: poi scendi e finalmente guardi le cose così come stanno…uno sbaglio la donna lo paga per tutta la vita!

Francesca Di Nardo

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La scrittura scorrevolissima di Erba lo rende un libro adatto ad una lettura non necessariamente attenta, perfetto sotto l’ombrellone. La storia è avvincente nella prima metà del libro per poi scivolare, purtroppo, sul favolistico nella seconda. L’ho trovato un po' sornione nel senso che i temi toccati sono tanti, attuali, interessanti e che catturano l’attenzione del lettore ma non raggiungono mai la profondità che vorrei. Leggendolo ho avuto l’impressione di vedere una fiction televisiva, del resto l’autore essendo uno sceneggiatore è riuscito in quello che sa fare meglio.

 Antonella Proietto

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Dei due libri che mi sono stati proposti, “Ami” di Edoardo Erba e “Tempo curvo a Krems” di Magris, quello che più ho apprezzato è sicuramente il primo.

“Ami” racconta la storia di una donna musulmana che, appena quattordicenne, fugge dalla sua famiglia seguendo quello che pensava fosse amore, ma poi si ritrova con un bambino ed in balia di persone senza scrupoli che la vendono e la trattano come merce di scambio. Affronta con coraggio un lungo viaggio fino a giungere in Italia, dove riesce a conquistare la libertà che in Marocco era impensabile e a farsi una nuova vita con suo figlio, che però vuole conoscere la cultura del suo paese di origine, dal quale sua madre ha voluto sempre tenere lontano.

Singolare è la profonda fede di questa donna, che prega sempre il suo Dio, anche senza frequentare la comunità islamica. Mi ha fatto riflettere molto il fatto che Amina, pur essendo andata via molto giovane dalla sua famiglia e avendo dovuto affrontare tante difficoltà, in fondo non ne senta mai veramente la mancanza: un taglio netto con una cultura e dei valori dai quali si sente lontana anni luce. Il linguaggio usato è molto semplice e diretto.

Nicoletta Pisciaroli

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Il romanzo ambientato in Marocco negli anni ‘80 narra le vicende di Amina quattordicenne

ingenua che s’innamora a senso unico di un uomo che presto l’abbandonerà incinta. Una serie di peripezie la metteranno alla prova tra le sofferenze e la tragicità delle situazioni senza farle mai perdere il coraggio e voglia di riscatto, sbarcherà in Italia dove a complicare la sua integrazione sarà anche la tragedia della caduta delle Torri gemelle con i suoi pregiudizi religiosi e razziali. Ci si stupisce di come questa donna lotti con forza e determinazione mantenendo però quell’incoscienza e freschezza dell’adolescenza unita inspiegabilmente alla fiducia che continua a riporre negli uomini, e nell’amore vero mostrando integrità e purezza d’animo.

Il testo è scritto con un linguaggio realista tale da rendere le emozioni profonde vissute dalla protagonista che racconta in prima persona.

Un romanzo appassionante letto in due giorni che vivamente consiglio.

Norma Perrone

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Intenso, coinvolgente ed emozionante. Mentre lo leggevo, volevo finirlo tutto d’un fiato, come bere un bicchiere d’acqua quando si ha veramente sete. Nelle pagine finali della storia ho pianto e sentito lo stesso dolore come se quella vicenda fosse capitata a me. Mi sono ritrovata nelle emozioni che la protagonista prova come mamma ed anche se la mia vita è molto diversa ho provato una forte solidarietà femminile per come la donna era trattata, prima in famiglia e poi dai diversi personaggi che incontra nella sua vita. Non vorrei con queste parole far pensare che sia un libro per sole donne, infatti Edoardo Erba ha saputo parlare di Ami con una profondità e delicatezza che arriva al cuore di tutti.

Silvia Palumbo

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Ami è un ragazzina alle prese con il mondo adulto senza nessuna attrezzatura.
Ami è la lettura di una storia attuale che all'inizio cattura l'attenzione ma nel proseguo non mantiene le aspettative.

Paola Parrella

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Amina nasce nel 1970. È marocchina. È una ragazzina ingenua e sprovveduta. Ma ha grinta e ingegno da vendere. Scappa di casa quattordicenne pensando di sposare l’amore della sua vita di cui non conosce neanche il nome...ma lui, che è solo il primo dei farabutti che incontrerà, la mette incinta e la abbandona al suo destino. Nasce così Majid: da un sogno infranto, dall’innocenza di Ami.

Da quel momento Ami fa di tutto per suo figlio, e, un po’; per caso, un po’; per fortuna e un po’; perché Amina, nella sua ingenuità è comunque una ragazzina piena di risorse, inizia a fare i lavori più disparati pur di dare un’identità a suo figlio; per sollevarlo dalla vergogna delle sue origini, inventa che è il figlio del grande amore della sua vita: uno spagnolo, morto di infarto. E il caso vuole che Majid soffra proprio di cuore, tanto da dover subire un trapianto. Ma questa mamma non si arrende davanti a niente, non vede muri, non conosce confini. È una mamma. Quello che mi ha colpito è la forza di questa ragazzina. Lei che va via di casa poco più che bambina e per tutta la vita non si volta mai a guardare indietro. Non ha nessun rimorso, non ha alcun rimpianto.

Solo quando Majid va via di casa a sua volta perché ha mille dubbi sulle sue origini, Amina riesce a comprendere il vuoto che ha lasciato dietro di sé, e la sfiora il dubbio del dolore che può aver provocato in sua madre la sua fuga.

In questo romanzo Edoardo Erba è proprio Amina, è perfettamente calato nella parte.

In tutto il romanzo parla in prima persona e descrive con gli occhi e con la semplicità di Amina quello che succede e quello che la circonda.

Silvia Montauti

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Forte, crudo, nella fase iniziale mi ha anche terribilmente angosciato, la lettura di soli avvenimenti tristi, che accaduto uno di seguito all'altro alla giovane protagonista. Ma pian piano prende forma una vita fatta, si, di grandi sacrifici ma anche di grande dignità, Ami semina pian piano immettono a sé rispetto, affetto, solidarietà inevitabile per me non versare qualche lacrima

Pietrina Sassu

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Un tempo che scorre fluido e veloce per l’ingenua protagonista di “Ami”, romanzo d’esordio che racconta in prima persona le vicissitudini di una giovane donna marocchina a partire da quando, appena quattordicenne, scappa di casa per inseguire l’uomo di cui è innamorata pensando che voglia sposarla. Viene invece abbandonata incinta per le strade a lei sconosciute di Tinghir. Da qui il lettore si trova a seguire tutte le sue scelte, spesso discutibili, ma sempre dettate da un tenace, candido e puro spirito di sopravvivenza.

Ho letto questo romanzo molto velocemente grazie alla sua scrittura semplice, poco articolata, con frasi brevi e un registro colloquiale, un linguaggio simile a quello che avrebbe potuto avere la protagonista nel mondo reale. Nonostante questo la narrazione

non mi è sembrata autentica, come se a parlare non fosse Ami ma qualcuno che si stesse spacciando per lei. Non sono riuscita a percepire le sue sensazioni e le sue emozioni, a mostrare empatia nei suoi confronti e a vivere davvero la sua storia.

Claudia Rizzaro

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Il romanzo narra la storia di una donna nell’arco di un lungo periodo della sua vita. Ne racconta cadute e riprese, lasciandoci conoscere una donna forte e determinata che trova sempre la forza di rialzarsi e ricominciare. Alcuni passaggi della vita di Ami risultano poco attinenti alla realtà, sono esposti in modo semplificato, ma essendo un romanzo tutto è possibile.

Il libro è scritto in un linguaggio semplice, chiaro e scorrevole, ma non banale: arrivano dirette al lettore le emozioni e gli stati d’animo della protagonista. Ho provato tenerezza verso questa ragazzina di 14 anni tradita dall’illusione di aver trovato l’Amore e ho sentito ammirazione per la donna che ha saputo mettersi in gioco più volte per avere una vita dignitosa. È una lettura che consiglio.

Daniela Cecconato

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Quando sentiamo parlare di sbarchi di clandestini che hanno rischiato la vita pur di fuggire da guerre e miseria ci interroghiamo su cosa li ha spinti ad una scelta così estrema. 

Edoardo Erba cerca di rispondere a questo interrogativo costruendo una storia, quella di Ami, una giovane marocchina che fugge dai pregiudizi di una cultura maschilista e retrograda.

L'intento è buono ma il racconto resta troppo in superficie per coinvolgere pienamente il lettore e qualche banalità di troppo rende il tutto a volte paradossale.

Stefania Momo

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Ami è un libro che tratta temi molto attuali , scritto bene poiché mentre leggi riesci a visualizzare con facilità la scena narrata. La protagonista è una donna che affronta le difficoltà della vita giorno per giorno cercando di rimanere se stessa ma adattandosi ai cambiamenti che il tempo e il luogo in cui vive le portano non perdendo mai l'ingenuità e la voglia di vivere proprie della fanciullezza.

Luana Merler

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Le donne e l’Islam, l’abbandono, la vita della strada, e poi gli sbarchi, l’11 Settembre, l’integrazione, la guerra santa, la malattia, la disperazione e alla fine i miracoli. Tante cose, forse troppe, per un libro che vuole raccontare una vita dei nostri tempi, ma che sembra più un film costruito per ammaliare il grande pubblico.

Viviana Recchia

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La storia di Ami è coinvolgente e commuovente. Il racconto delle vicende di una ingenua ragazza marocchina di 14 anni che scappa dalla sua famiglia ammaliata da un sogno d’amore e, dopo tante peripezie, arriva a vivere in Italia con suo figlio e diventa una donna forte ed indipendente.
Lo scrittore descrive le emozioni, le paure e la voglia di riscatto di tante donne come Ami, fuggite dai loro paesi per inseguire una vita migliore. Un libro per far comprendere qualcosa in più di una cultura diversa.

Luisa Scappaticcio

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Edoardo Erba, uno dei più importanti autori teatrali italiani, nel suo primo romanzo, racconta in modo avvincente una delle innumerevoli possibili storie di emigrazione, quella di Amina, detta Ami, una ragazza marocchina. Appassionante vicenda umana che ci conduce in questo viaggio pieno di pericoli, affrontato con coraggio da un'ingenua ragazzina fuggita a quattordici anni da casa alla ricerca del classico sogno di un matrimonio. Costretta ben presto dalla vita a diventare donna, sola e incinta di un bambino, si trova a lavorare presso una coppia di pastori sulle montagne dell'Atlante fino a quando partorisce il suo piccolo Majid. Per sopravvivere e accudire al suo bambino, senza arrendersi, diventa entraîneuse a Casablanca, da dove fugge per Melilla e accetta di lavorare come portatrice di enormi pacchi nello scambio tra contrabbandieri. Costretta a fuggire di nuovo, affronta l'avventura dell'emigrazione e spende tutti i suoi risparmi per attraversare lo stretto di Gibilterra e raggiungere la Spagna e da lì, con un'amica, stringendo a sé il suo Majid, nascosta nel bagagliaio di un camion, l'Italia.

La nuova lingua, i pregiudizi verso di lei e gli immigrati, gli inganni dell'altro sesso, li vive con coraggio, supera le difficoltà, supportata dall'amore per suo figlio. I cambiamenti nel suo rapporto con lui dovuti alla crescita, alla sua adesione ad un islamismo estremo, la fuga da casa e le vicende dolorose che seguono continueranno ad essere alla base della vita di Ami e segneranno i suoi momenti di disperazione e di felicità.

Bel racconto, coinvolgente, narrato in prima persona con fluidità, che ci fa immedesimare con partecipazione nelle vicende della protagonista non ci permette di abbandonare le sue pagine fino alla fine E fino alla fine siamo con lei, dalla sua parte, abbattendo ogni muro creato dalle differenze culturali, di religione, colore di pelle, modi di vivere.

Ivana Pellegrini

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Ami sta per Amina, ragazzina quindicenne che vive in Marocco e che da lì inizierà un percorso di viaggio fisico e sentimentale che la porterà, dopo varie vicissitudini, in Italia.

Viaggio che non la cambierà, resterà una ragazza sfortunata, ingenua, forse troppo, alle prese con problemi sempre più grandi di lei, una barchetta di carta che sembra passare in mezzo a tutte le tempeste senza mettere a fuoco avvenimenti e persone.

Ed è proprio questo il limite, a parer mio, del libro.

Nonostante tutto non sono riuscita ad empatizzare con Ami perché poco coinvolta, personaggio troppo semplice, poco strutturato, poco approfondito.

Anche le altre figure transitano in fretta nella storia e l'unico che poteva avere un posto altrettanto di primo piano, il figlio, è improbabile vivendo una sua storia personale assurda.

Michela Geri

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Non è la fine del Settecento, bensì la fine degli anni ’80 del ‘900. Non si parte dal nord dell’Europa ma dall’Africa più vicina a noi. Eppure, in questo romanzo di Erba c’è qualcosa del Candide di Voltaire. Soprattutto nella prima parte della storia, quando lo sguardo straniante della protagonista ci trascina da una parte all’altra del Marocco.

La storia lineare di Amina si dipana dai suoi quattordici anni, ai poco più di quattordici di suo figlio Majid che cresce in Italia. È una storia esemplificata nelle prime pagine del libro, dove il termine ignoranza incombe pesante e senza lasciare speranza dall’inizio alla fine. Non si può essere buoni di cuore nel nostro mondo, non basta. Né ci si può affidare alla generosità altrui, perché questa è merce rara. Non si può. Non si può dall’inizio alla fine, è questa la lezione che pagina dopo pagina viene impartita alla protagonista che l’autore sceglie di far sopravvivere ai suoi stessi errori grazie a combinazioni di eventi fortuiti. Ma la lezione più severa è l’odio che suo figlio sviluppa nei suoi confronti e nei confronti di un mondo rispetto al quale si sente estraneo.

Ma se in Voltaire la morale è che il nostro è il migliore dei mondi possibili e bisogna cercare di farcene una ragione, in Erba la morale è che ogni stereotipo che ci può venire in mente è l’assoluta verità. Pensi che gli stranieri siano ignoranti e in balia degli eventi? Esatto. Sei convinto che le donne musulmane non abbiano modo di farsi valere? È proprio così. Le madrase sono il luogo dove si fa il lavaggio del cervello ai giovani islamici? Indiscutibilmente.

Insomma, Erba scrive una storia piena di luoghi comuni che però rispettano delle verità; alcune verità. Quelle più semplici e lineari, quelle che in un certo qual modo ti fanno sentire al sicuro se sei lontano da certe persone e da determinati ambienti. E per non lasciare l’amaro in bocca costruisce un finale talmente stucchevole che un diabetico non potrà mai terminarlo; un finale dove un cuore nazista viene trapiantato al posto di uno fondamentalista e il risultato è che nel giro di pochi anni l’operato, da cattivissimo che era, diventa un rinomato chef che si occupa di onlus, morendo in odor di santità.

L’unico interesse per questo romanzo potrebbe emergere se venisse fatto leggere in un circolo di lettura marocchino, sono convinto che accenderebbe delle belle discussioni. Altrimenti la sua collocazione è quella di essere venduto dagli extracomunitari senegalesi tra gli ombrelloni della Versilia. Tanto per restare in uno di quegli stereotipi tanto cari all’autore.

Tiziano Lombardi

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Una storia di coraggio e intraprendenza, affidata alla esile figura di una ragazzina adolescente, che dal Marocco giunge rocambolescamente in Italia con l’intento di cambiare vita e garantire un avvenire più decoroso a se stessa e all’amatissimo figlio. Ami sa di dover far conto esclusivamente su se stessa, destreggiandosi alla meglio in un mondo ostile, fatto (quando va bene) di imbroglioni e fanfaroni, (quando va male) di violenti e stupratori. Si ingegna come può nel far fronte alle sfide che ogni giorno porta con sé, senza mai perdere le speranze in un futuro che potrà essere migliore.

Rasetti Maria Stella

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Il libro è veramente emozionante anche se scritto in forma quasi di cronaca e che si presta ad uno spettacolo teatrale. Ma la storia di questa donna nera magrebina col suo piccolo figlio ci rende partecipi del dramma vissuto da lei, scappando adolescente dalla sua famiglia d'origine ancorata alle regole religiose e senza opportunità di poter cambiare, specie per una donna. Il dramma della traversata per arrivare in Italia, che ascoltiamo tutti i giorni in tv con la sequela di morti specie donne e bambini, mette alla nostra attenzione un problema umano che da sempre l'umanità vive ed ha vissuto con le sue tragedie e morti. Comunque uno degli aspetti che più mi ha colpito di questa scrittura facile e comprensibile per tutti sono i valori della Cura e della costruzione con tenacia di una vita migliore per lei e suo figlio, che nella quotidianità di tutti i giorni questa donna porta avanti, senza girarsi mai indietro! In questi giorni vissuti da tutti col Covid presente è un bell'augurio di speranza che questo libro sembra inviare.

Rossella Chietti

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La storia si legge bene, intrisa di dolore e avversità ma l'ho trovata piena di luoghi comuni e un poco forzata. Lodevole l'intento dell'autore nel riflettere sui suoi pregiudizi sugli islamici, ma sono comunque convinta che la storia di una donna la deve scrivere una donna, per quanto ci provi un uomo non può esprimere a pieno il sentire femminile.

Caterina Brancatisano

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Un libro che si legge tutto d'un fiato, la forza d'animo della protagonista in un ambiente così drammaticamente ostile alla condizione femminile e la volontà ferrea che la contraddistingue oltre all'amore per il figlio sono presenti in moltissimi casi di vita vissuti nei nostri giorni. Un gradino in più nella lotta che ci accomuna. Per quanto riguarda la figura del figlio, vediamo chiaramente descritto uno dei maggiori drammi dei nostri tempi.

Annamaria Puri Purini

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In Marocco.

La protagonista appena 14enne viene avvolta da una spirale senza fondo di soprusi, violenza, prevaricazione e disgrazie. Solo la sua grande forza d’animo e i figli che, nonostante tutto, ha cresciuto, la spingono a resistere con ottimismo eroico per tutta la vita. Fotografia feroce della condizione femminile a sud del mondo. 

È scritto benissimo con uno stile particolare. Frasi secche, veloci, improvvise, quasi telegrafiche tengono sempre altissimo e interessante il ritmo narrativo. Essendo il suo primo romanzo aspettiamo con ansia il prossimo sperando sia godibile come e più di AMINA

Gianni Randaccio

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La scelta, senza troppi patemi interiori, è ricaduta su “Ami” di Edoardo Erba. Se nel giudizio di un libro esiste un principio basilare non scritto - quello della leggibilità - il romanzo indicato ne è una prova fattuale. A ciò, nondimeno, si aggiunge la forza di parole che sanno muoversi; sanno sollecitare l’olfatto e la vista. Escono fuori dalla pagina disegnando immagini tridimensionali. L’autore va dritto al sodo: non si perde in chiacchiere e spinge la testa del lettore, volente o nolente, nelle pieghe ambigue della vita della protagonista. Di contro, “la casa cantoniera”, fin dall’inizio si dimostra colpevolmente piatto. Che lo si analizzi dal punto di vista della punteggiatura, del lessico usato - vano il tentativo di generare un’atmosfera immaginifica che si riduce a pura ingenuità - questo libro tenta di parlare, ma non ci riesce. Resta impelagato nella paura acerba di rispettare i formalismi letterari, senza saperli gestire e piegare alle esigenze della trama.

Claudio Tranchino

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È un romanzo sorprendente per la capacità dello scrittore di creare un punto di vista originale su un tema molto raccontato che rischiava di essere declinato secondo i soliti cliché.

Invece Erba mette in campo una serie di scelte vincenti a cominciare dalla voce narrante di Ami, la quattordicenne marocchina protagonista di una deludente fuga d’amore, all’incalzare delle peripezie che mantengono costante la tensione del lettore fino alla fine della storia. Dal Marocco alla Spagna, fino all’Italia, Amina, che lo “sbaglio” ha marchiato col terribile nome di zaina, si adatterà a una vita di stenti senza mai perdere lo stupore nei confronti della vita e l’amore per suo figlio Amjid. Raccontata con una lingua essenziale e credibile, priva di svolazzi retorici, la vicenda di Ami turba e commuove anche per l’imprevedibile epilogo.

Quanto sia difficile essere donna, madre e straniera in un romanzo che ha il carattere del racconto universale.

Vincenza Alfano

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La storia di Ami(na) è appassionante; l'autore riesce a coinvolgere il lettore nelle vicende che le accadono e parla di un tema delicato come l'immigrazione senza saltare un solo passaggio attraverso i dolori, le sofferenze e le gioie (poche, direi) della protagonista.

Riesce a tracciare, con molta capacità espressiva e una forte carica sentimentale, la differenza tra le diverse culture e a sottolineare, nel finale del romanzo, come l’integrazione sia solo una scelta di “cuore” e d’amore da tutti i punti di vista.

Le figure dei protagonisti sono tratteggiate con precisione e risultano ben caratterizzate;

nell’insieme il romanzo è molto buono, riesce a tenere viva l’attenzione del lettore in ogni

momento. Stile discorsivo, senza grandi impennate, che si legge con piacere e si segue facilmente.

Bianca Ferrara

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“Ami” è la storia raccontata in prima persona di una ragazzina che diventa donna partendo dal Marocco a fine anni Ottanta.

È un libro che si lascia leggere sia per la leggerezza della narrazione sia per l’interesse per le vicende della protagonista.

A me questo libro è piaciuto. Mi è piaciuto ascoltare il racconto     / confidenza della giovane Amina, quasi come se fosse una nenia, una cantilena musicale arricchita da vocaboli marocchini. Il racconto assume le tonalità della paura, del dolore e della gioia senza perdere la speranza.

Interessante e tenero appare il rapporto di preghiera, sentito più come necessità di conforto che di sentimento religioso, con Allah.

La protagonista dice “La moschea era chiusa ( ... ) ma doveva essercene una più grande ( ... ) che tiene tutto il cielo e le stelle. È lì che vanno a finire   i desideri di chi prega.”

Gabriella Giglio

 

 

 

 

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