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Andata e ritorno di Gabriel Garko

La nave di Teseo

 

La biografia di un uomo di spettacolo in linea di principio è capace di suscitare l’interesse dei soli fan oppure, nei casi più felici, travalica gli angusti spazi della curiosità da rotocalco ed è in grado di partire da un’esperienza individuale – non ordinaria e non anonima – per offrire un messaggio più universale. Nel leggere questo lavoro, la prima operazione necessaria è stata sottrarsi ai preconcetti. Con l’occhio più obiettivo di cui sono capace tuttavia, mi dispiace dover annotare che si resta nel campo del racconto di sé rivolto agli ammiratori.

Pur riconoscendo le buone intenzioni di Gabriel Garko di narrare il suo viaggio verso la celebrità prima e il suo ritorno alle origini poi, non riesce ad uscire dal perimetro di una vicenda la cui eccezionalità risiede solo nella statistica che premia con la ribalta solo episodicamente ragazzi della provincia italiana. La cultura pop di qualche anno fa riassumeva questa difficile scalata al successo con l’efficace “uno su mille ce la fa”. I dietro le quinte della ricerca di notorietà e della lotta per affrancarsi dal cliché del “più bello d’Italia” non aggiungono nulla a ciò che è già noto e troppo spesso l’umiltà della voce narrante appare autocelebrativa. Per esempio una maggiore genuinità del raccontarsi sarebbe stata attestata dal mettere in copertina il proprio nome, cioè di colui che origine e meta del viaggio: Dario Oliviero.

Gabriel Garko è senz’altro un personaggio della tv che ha conosciuto un suo momento d’oro, cannibalizzato dai media e che ora racconta del suo legittimo bisogno di riappropriarsi della normalità. L’immagine di un sogno di notorietà. Di un momento effimero di luce. Un flash. Non resta molto altro una volta finita la lettura. Poco. Peccato.

Caterina Caprì

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Autobiografia intima del famoso attore Gabriel Garko, nato in terra piemontese e che fa il salto nel mondo del cinema con tenacia e con determinazione. Si rivela anche persona molto timida e molto insicura di se stesso, caratteristiche che non avrei mai pensato visto che nel suo lavoro la sua bellezza è chiaramente marchio di fabbrica.

Il libro in sé è scorrevole e strutturato ad episodi quasi fosse un telefilm su Garko. Tuttavia sulla scrittura si rivela molto piatto. Tutto uguale e senza emozioni.

Il titolo è azzeccato in quanto parte da Dario, nome vero, che finisce in Darko, che lo porta a spersonalizzarsi per il tanto gossip, per la tanta vita privata inesistente, tanto che fugge all’estero per ritrovarsi. Per poi ritornare a recuperare se stesso attraverso un percorso introspettivo.

Purtroppo non sono amante del genere Gossip e l’ho letto come se fosse un gossip-libro a sua volta. […] Il libro “Andata e Ritorno” mi è parso più un racconto di un personaggio

pubblico che non mi è mai interessato più di tanto e che purtroppo leggendo il libro non mi ha suscitato molto interesse.

 The Nerd Traveller

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Un'autobiografia assolutamente sorprendente per la sincerità e l'autocritica dell'autore che non esita a svelare le sue fragilità ed insicurezze, narrando tutte le difficoltà ed i conflitti che ha dovuto superare e risolvere nella sua vita. Una vita nella quale diventare un attore è stato sempre l'obiettivo principale, in un mondo, quello artistico, in cui nulla è facile e lineare. Un lavoro su se stesso davvero encomiabile: la ricerca ed il ritrovamento di Dario, quello vero, che non teme più di essere autentico e va oltre il giudizio degli altri. Le avversità e gli episodi talvolta traumatici lo aiutano ad entrare in una fase di maturità più consapevole. Purtroppo il libro è stato scritto con uno stile troppo semplice, quasi confidenziale e amichevole, adatto più a un'intervista che a un'opera letteraria; è questa la ragione per cui non lo faccio vincere.

Angela Palmieri

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L’altra faccia della medaglia è il libro di Gabriel Garko che porta semplicemente alla luce il suo vero sé stesso, in un racconto semplice. Un Gabriel Garko inedito, in un libro che si legge estremamente in un soffio. Emerge preponderante nel racconto e nella narrazione la voce e la vita di Dario Oliviero, quello che non compare nelle riviste patinate e sul jet set, quello che di lui il mondo vede e sbandiera. Una scrittura lineare per una storia autobiografica quasi sussurrata. Lui è Dario, semplicemente, così è se vi pare.

Consuelo Agnesi

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Gabriel Garko in questo libro racconta la sua vita, partendo dalla sua scalata come attore inserendo alcuni episodi significativi come per esempio l’incontro con persone importanti, la scelta del suo nome d’arte, gli impegni che si prefigge per migliorare nel suo lavoro e infine la ricerca di se stesso, che perde durante l’ascesa verso la fama. Non l’ho trovato un racconto scorrevole in quanto l’autore usa molte locuzioni brevi e concise una dietro l’altra, rendendo la scrittura piatta e noiosa. Nonostante la presenza di molti avvenimenti non l’ho trovato particolarmente interessante e avvincente quanto l’altro libro.

Giuseppina Covino

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Mi dispiace di dover considerare questo libro perdente, anche se è un libro che credo può essere di aiuto per qualcuno in quanto parla della crisi di sé, di essere ciò che il pubblico o i registi vogliono che sia. Alcune brevi storie sono abbastanza noiose da farmi perdere la motivazione di continuare a leggerlo. Ci sono troppe frasi corte, punteggiature, brevi paragrafi che sembrava di leggere dei messaggi su whatsapp!

Inoltre, la storia, che parla del ritorno a Dario, cioè all’essere sè stesso senza condizioni poste dalla società e dalla televisione, non mi ispira molto, anche se è importante parlare del problema dell’identità, molto diffuso nella società.

Giovanna Forcella

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L’autobiografia di Gabriel Garko perde malamente la sfida contro Memorie di un rinnegato per il valore praticamente nullo dal punto di vista storico. La storia in qualche modo cattura, ma si sofferma sui soliti cliché: mi considerano solo dal punto di vista della bellezza esterna, non apprezzano il mio talento recitativo, ma ho successo e mi va bene così, anche se non tanto. Ad affossare il suo libro è lo stile, dallo spessore più piatto di un foglio e di conseguenza il confronto con il libro di Mughini è improponibile. Inoltre il libro è totalmente incentrato sulla carriera attoriale, con un paio di divagazioni sulla sua famiglia d’origine, che avrei gradito di più. Questo libro sarebbe perfetto per le fan che si esaltano davanti alla bellezza di Garko, altrimenti sarebbe adatto per equilibrare un tavolo traballante.

Mirko Pasquotto

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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