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Eppure il vento soffia ancora di Piero Ruzzante
Utet

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Chiesa in Valmalenco “Leggere a 1000 slm”
coordinato da Maria Grazia Carrara
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Commozione e rimpianto. Questi i due stati d’animo che accompagnano la lettura del bel libro “Eppure il vento soffia ancora”. Commozione nel rivivere, attraverso la scansione dei capitoli, gli ultimi giorni di vita di Berlinguer ed i suoi funerali.

Ci viene descritta la partecipazione della città di Padova, la presenza sofferta degli operai che lasciano le fabbriche per un ultimo saluto al feretro, il dolore del

Presidente Pertini e tanto altro.

Alla commozione, proseguendo nella lettura, si aggiunge il rimpianto che scaturisce da altre pagine del libro. Esse riassumono, di Berlinguer, l’impegno politico, la sua visione profetica su temi oggi di forte attualità, il suo dare priorità alla “questione morale”. Il libro, il cui titolo è tratto da una indimenticata canzone di Pierangelo Bertoli, penso sia un bellissimo richiamo degli autori affinché “quel vento” soffi

ancora.

Daniela Mascheroni

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«Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere [...] ne portava le insegne più come una croce che come un blasone [...] ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro paese». Le ha scritte Indro Montanelli.

Che ne è stato di quel programma? Ecco la domanda spontanea che sorge dalla lettura di questo pregevole saggio.

Il racconto degli ultimi cinque giorni di vita di Enrico Berlinguer in ospedale a Padova fino a quando il coma è ormai da considerarsi irreversibile e la prognosi sicuramente infausta: “Berlinguer non pensa più…” rende partecipi di quella solidarietà e sgomento che nel giugno 1984 coinvolse un’intera nazione.

Piero Ruzzante in questo album di memorie ne ripercorre l'attività politica, il suo pensiero, il compromesso storico.

Anche se questo leader fu dichiarato un politico ormai superato di fronte al tempo nuovo avviato da Craxi, l'intera proposta berlingueriana  per lo sviluppo e la modernità di una sana nazione è ancora di grande attualità.

“Eppure il vento soffia ancora…” richiama una strofa di una bella canzone di Pierangelo Bertoli.

Lucia Carboni

 

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Portogruaro "Mamaluco" coordinato
da Lucia Perosa
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Il libro ricostruisce i giorni a Padova (7-12.6.1984) di Enrico Berlinguer, dall’arrivo in città la mattina dell’ultimo comizio alla morte in ospedale, esito dell’ictus che lo aveva colpito in piazza, con una coda narrativa (12-14.6) per i funerali romani.

L’esposizione di quanto accade scorre coerente e consequenziale col trascorrere delle giornate padovane, con qualche necessaria digressione per recuperare la memoria storica degli eventi contemporanei (per es., la visita in ospedale di Craxi a poche settimane dal congresso socialista a Verona dove Berlinguer era stato fischiato senza che il segretario socialista facesse nulla per proteggerlo).

Ma è anche una storia di storie minime, di mille figure sconosciute di compagni di partito prestati dalle Feste de l’Unità di paese, di dimostrazioni di grandi generosità e sincere attestazioni di affetto, esito di una ricerca attenta, accurata e puntuale.

Stupisce e, per certi versi, commuove una certa improvvisazione artigianale: l’allestimento del palco del comizio, la mancata programmazione delle riprese video del discorso, il servizio d’ordine (e di amore) per proteggere Berlinguer in ospedale, ecc.

Libro più che onesto, che rende pienamente partecipe il lettore della vicenda umana di Enrico Berlinguer.

Giulio Negretto

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Questo libro è il primo scritto da un padovano dal cognome pesante. È il diario fitto di sei giornate che vanno da venerdì 8 a mercoledì 11 giugno 1984 e racconta l’ultimo comizio, il ricovero in ospedale, la morte e i funerali di Enrico Berlinguer, il segretario del Partito comunista italiano. Oltre ai familiari e ai componenti del Pci, assume qui un ruolo indimenticabile l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. All’epoca dei fatti, l’autore aveva vent’anni e ne ha vissuti quasi altri quaranta per scrivere qualcosa di perfetto nei dettagli e con la passione necessaria a comunicarli nei tempi politici attuali. (Voto: 4/5)

Adriano Zanon

 

 

 

Bellissimo diario di un giovane padovano presente all’ultimo comizio, al ricovero in ospedale, alla morte e ai funerali di Enrico Berlinguer, il segretario del Partito comunista italiano. Sono sei giorni dall’8 al 13 giugno 2021. È però un diario collettivo. Oltre ai familiari, ai componenti del Pci, al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, c’è l’enorme folla di cittadini italiani che salutano un uomo politico amato veramente come nessun altro. La forza del sentimento popolare e la descrizione di tanti volti esige la lettura anche di tanti giovani di oggi. La politica ha bisogno di fiducia e di nuovi esempi. (Voto: 5/5)

            Luciana Stefanutto

 

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
, di Isernia "I mercoledì del libro"
coordinato da Leda Ruggiero
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Anche questa una biografia, anche in questo caso si apprezza la profondità della disamina degli eventi drammatici narrati e la loro contestualizzazione in un quadro storico di riferimento.

La sofferente descrizione degli ultimi giorni di vita di Enrico Berlinguer si intreccia alla partecipata esposizione del contesto storico passato - riferito alla morte del segretario del PCI e precedente - ed attuale.

Si percepisce il sentimento di deferente adorazione che un'intera generazione di militanti e simpatizzanti di sinistra ha avuto per un uomo unico nel suo genere, integerrimo, rigoroso eppure umano nella sua normalità; un uomo idealizzato ed a volte incompreso, unico ed irripetibile nella sua talvolta rigida coerenza politica e nella sua umanità.

Un lavoro a tratti commovente, che riesce a trasmettere le emozioni "trasversali" di chi faceva politica in quegli anni, ed un profondo senso di rimpianto per una stagione storica inesorabilmente trascorsa.

 

Bice Antonelli

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Venezia "Fondazione Querini Stampalia"
coordinato da Cristina Celegon
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Scrittura agile di struttura giornalistica ma piacevole alla lettura; l'autore restituisce i due piani in cui ha strutturato il libro, quello personale legato agli avvenimenti che hanno portato alla scomparsa di Enrico Berlinguer e quello dello statista attraverso episodi ed interventi politici, in un colloquio continuo. Commovente e struggente la narrazione degli ultimi giorni, dell'agonia di Berlinguer e dei sentimenti delle persone che ruotano a titolo diverso attorno alla rianimazione del Policlinico di Padova e quelle che lo hanno salutato lungo le strade accompagnandolo verso l'aereo che lo aspettava. I miei genitori erano fra quella folla incredibile e commossa, per noi quasi una “storia di famiglia”.

Cristina Celegon

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Ho letto in appena due giorni questo bellissimo, quanto doloroso libro, interrompendone la lettura solo per pause indispensabili alla mia sopravvivenza.

Non volevo assolutamente perdere o anche solo indebolire la tensione emotiva che queste pagine mi comunicavano. È pur vero che tanti sono stati i filmati, i documentari, i servizi fotografici inerenti all’immane tragedia avvenuta in quel lontano 7 giugno 1984, quando Enrico Berlinguer, colpito da ictus cerebrale, si accasciava sul podio del palco allestito nella piazza di Padova, per il suo importante comizio. Eppure ormai sembra che nessun ricordo né tantomeno rimpianto sia oggi sopravvissuto. Io stessa solo durante la lettura mi sono resa conto della concomitanza delle due date.

Enrico Berlinguer è morto da vero e proprio agnello sacrificale: uomo straordinario per statura morale nel rispetto del suo impegno politico, mantenendo fede fini all’ultimo alla sua missione.

La scrittura di Piero Ruzzante è scabra, incalzante, incisiva e talmente vivida, che le parole diventano immagini che scorrono come in un film che non vorresti mai che venisse interrotto. Ho trovato in questo libro notizie per me nuove e particolarmente illuminanti circa il suo pensiero politico, come il carteggio con il sindaco La Pira e con suor Maria Clara Strada. Mi sono commossa alla descrizione della visita del presidente Pertini e profondamente indignata per l’umiliazione subita dal nostro leader in seguito ai fischi ricevuti durante il congresso di Verona. Mi sono subito riconfortata per la puntuta ironia con cui viene descritto il rumoroso arrivo di Bettino Craxi con il confronto tra la massiccia figura del leader socialista con le sue ridicole enormi scarpe e l’esile e quasi eterea fragilità di quel corpo giacente sul lettino nella sala di rianimazione: due figure gigantesche seppure di segno e significato opposto.

Sento dire ora che forse verrà ripreso nelle scuole, l’insegnamento di Educazione Civica. Ecco dunque pronto un libro da far leggere ai nostri giovani che probabilmente oggi ignorano cosa abbia rappresentato per noi genitori e anche nonni la disciplina di questo grande uomo politico la cui eredità ed esempio nessuno al momento sembra in grado di raccogliere.

Annamaria Longoni

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Eppure il vento soffia ancora: appassionante, coinvolgente, emozionante, commovente e ben documentato.

P. Ruzzante, con la collaborazione di A. Martini, ricostruisce passo passo gli ultimi

giorni di Enrico Berlinguer attingendo alla memoria della sua personale partecipazione a quelle terribili giornate e anche attraverso interviste, racconti, testimonianze di persone del PCI, delle istituzioni, di lavoratori non necessariamente di fede comunista e di semplici cittadini.

Oltre ad una cronaca personale l'autore ci fornisce una ricostruzione storica rigorosa, puntuale ed approfondita che deriva da un lungo e paziente lavoro di ricerca in archivi, in giornali ed in rete.

Il racconto dell'ultimo comizio di E. Berlinguer a Padova è veramente molto emozionante e ci mostra da una parte una partecipazione corale ed affettuosa del suo popolo che, vedendolo alla fine in difficoltà, cerca di indurlo a smettere e dall'altra un uomo che con un senso del dovere fortissimo, un'autodisciplina incredibile e un grande amore per la sua gente porta a termine il suo discorso.

Molti anche i punti commoventi, ad esempio: la partecipazione e le preghiere delle suore Elisabettine, la visita del cappellano dell'ospedale di Padova, padre Camillano Bonaventura, che lo accarezza sussurrandogli che è quella di milioni di lavoratori che

vorrebbero potergliela dare per ringraziarlo. Ancora la vicinanza, la partecipazione e le lacrime del Presidente Pertini.

Molto toccanti le pagine relative al funerale che ci mostrano una straordinaria partecipazione corale e ci fanno vedere che Berlinguer riesce ad unire il mondo della cultura e quello del lavoro.

Il libro ci ricorda le innovative idee di Berlinguer e che il suo è stato un pensiero di grande anticipazione in molti campi e ancora di grande attualità.

Ci racconta il modo di fare politica di Berlinguer, frutto di serietà, onestà, compostezza, umiltà, grande moralità personale e pervaso da un ideale di libertà, di giustizia e di difesa dei più deboli e degli ultimi.

Bello il titolo preso da una canzone impegnata di P. Bertoli che dice “.......eppure il

vento soffia ancora spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie.......”.

Speriamo che il vento delle idee di Enrico Berlinguer possa riprendere a soffiare ancora a lungo spruzzando acqua innovatrice alle navi delle nostre vite e sussurrandoci gli importanti cambiamenti di rotta necessari per poter vivere in una nuova società a misura d'uomo e in armonia con la natura.

Rita Luparelli

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Recensione quattro: 7 GIUGNO 1984, ore 22.30, Piazza dei Frutti a Padova, un comizio, l’ultimo nella vita di Enrico Berlinguer. Ed ecco, 36 anni dopo, Pietro Ruzzante, in un appassionato e dettagliato ricordo che ha ripercorso gli ultimi pochi giorni di vita di un grande uomo politico, ricostruendone, ad intervalli, la sua vita, il suo pensiero, le ideologie e le lotte sempre a fianco della gente.

In quei cinque giorni di agonia, in cui Berlinguer ha lottato tra la vita e la morte, la speranza ha avvicinato ogni individuo. La speranza ha accompagnato gli ultimi momenti, scanditi nel loro passare e ha lasciato, poi, spazio alla morte, alla fine dell’esistenza di un uomo che, per la sua umiltà, venne definito, addirittura “triste” e che rappresentò la storia di un grande partito politico, nonché di una nazione intera.

Un testo, quello di Ruzzante, redatto con vicinanza e partecipazione, in cui lui stesso ha iniziato la stesura scrivendo, “non sono mai stato cosi coinvolto emotivamente in una vicenda pubblica, che vivo come fosse personale, intima” e questo traspare lungo tutto il suo narrare. Un testo che appassiona, emoziona il lettore, lo incuriosisce, lo coinvolge, poiché la ricostruzione è il ripercorrere non solo uno spaccato di storia italiana, ma è il voler far conoscere e tramandare l’operato di un grande uomo.

Margherita Patron

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Recensione cinque: “Eppure il vento soffia ancora”  catapulta il lettore nel racconto vivido ed emozionante degli ultimi giorni di Enrico Berlinguer.

Alla drammaticità di quelle giornate si intreccia la narrazione dell’importanza cruciale di Berlinguer in qualità di uomo politico. Le dimensioni pubblica e privata si accostano e ne scaturisce un libro capace di coinvolgere e commuovere richiamando alla memoria un personaggio il cui vissuto conserva un valore tuttora attuale.

Sabrina Berno

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Milano 4 “Club delle Argonne”
coordinato da Fabio Mantegazza
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Enrico Berlinguer riesce a malapena a finire il suo comizio: una emorragia cerebrale, dopo poche ore di agonia, lo porterà via per sempre, lasciando un vuoto incolmabile anche e soprattutto nel mondo politico che aveva imparato ad apprezzare le sue doti umane e di grande statista. Ero poco più che adolescente allora e mi ricordo ancora quegli incredibili giorni….

Dalle angoscianti ore successive al malore del segretario dell’allora PCI prende spunto questa biografia: il presente e i progetti illustrati da Berlinguer nel suo ultimo comizio trovano fondamento in tutto il percorso politico di questo leader carismatico. Il racconto quindi si snoda tra il presente ed il passato in un continuo senza sosta. Il presente trova nel passato il suo fondamento ed il passato trova nel presente il suo coerente seguito.

Una biografia moderna, in grado di inquadrare a tutto tondo il personaggio: famiglia, amici e compagni di partito. Nessuno qui viene escluso perché prima che segretario del PCI (quello delle grandi svolte, per intenderci), Berlinguer viene descritto come un uomo che sapeva circondarsi di amici e un attento padre di famiglia. 

Imponente il lavoro giornalistico di raccolta del materiale e dello studio dei carteggi.

Accattivante e fresco è lo stile narrativo

Alesssandra Chiappa

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Un racconto molto coinvolgente degli ultimi momenti di Enrico Berlinguer e dei giorni successivi alla sua morte.

L’autore, allora giovane militante padovano, ha vissuto da vicino ogni istante di quei tragici momenti e li racconta nei minimi dettagli facendo vivere al lettore l’ansia e l’angoscia di chi era presente.

La scrittura scorre come un film, alternando immagini, racconti, testimonianze di amici, di compagni di partito, di persone qualunque, e sottolineando il particolare legame con la provincia veneta.

In tutti è vivo il ricordo di un uomo amato e di un politico stimato.

La figura di Berlinguer, il suo pensiero,  il suo modo di far politica vicino alla gente,  sono descritti in  modo commovente e lascia un po’ di amarezza sui  politici di oggi

Piera Comparin

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Una lettura sentita e partecipata, che tocca con nostalgia e commozione gli ultimi giorni di vita di Enrico Berlinguer. Piero Ruzzante ricostruisce un pezzo importante della nostra storia attraverso documenti d’archivio, testimonianze, resoconti inediti e la sua diretta esperienza di quei momenti. Dai preparativi per quello che sarebbe stato l’ultimo comizio, al malore improvviso, alla corsa in ospedale, alle visite delle personalità, all’agonia, al solenne funerale che ha segnato la fine di un’epoca, l’autore ci restituisce la cronaca degli eventi di quei tragici cinque giorni con minuzia di particolari. Gli attimi intimi, privati si intrecciano alla figura politica e sociale di un piccolo grande Uomo, con la sua grande umiltà, il suo garbo, la sua riservatezza. Un uomo perbene, amato e rispettato da tutti, compagni e avversari.

Con la sua perdita tutto sembra crollare, niente sarà più lo stesso. Eppure, il vento soffia ancora - ci ricorda il testo della canzone di Pierangelo Bertoli - come a dire che la speranza non muore. La vita prosegue il suo corso, il vento è irriverente, libero, ribelle, bizzarro e imprevedibile; nonostante tutto l'uomo trova la forza di rimettersi in piedi, attraverso la tempesta o accarezzato dolcemente da una brezza leggera. Così, dopo il tornado che ha travolto il mondo politico italiano e internazionale con la perdita di un grande uomo, prendendo esempio dalla sua umiltà e gentilezza, si va avanti a veleggiare, sospinti dal suo soffio. 

Un bel tributo a un Uomo di cui si sente la mancanza

Cristina Casanova

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Emozionante per chi ha vissuto quel periodo ed ha amato Berlinguer, intreccia al racconto di quei giorni terribili ricordi personali e citazioni del pensiero del Segretario.

Anche se si sforza di non farne un santino, il ritratto che ne esce non ha molte sfumature ed è coerente con quanto già si conosce, né suggerisce altre letture possibili.

Lavoro comunque dignitoso e ben documentato; cosa che non si può sempre dire di troppi libri “storici” molto pubblicizzati e apprezzati

Licia Betterelli

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Decisamente insolita la scelta di raccontare la vita di Berlinguer, attraverso la sua morte.

Il racconto infatti parte da quel famoso comizio del 7 giugno 1984, in piazza dei Frutti a Padova e, attraverso le ore drammatiche di quei giorni, si arriva all’evento indimenticabile dell’immenso corteo funebre a Roma.

La ricostruzione passo passo di quelle ore e di quei giorni concitati crea tensione attorno al personaggio e un pathos che ce lo fa sentire molto umano e molto vivo. Il lettore diventa partecipe di quei momenti drammatici: dal malore sul palco, al consulto medico e alla diagnosi, fino all’esito dell’intervento e alla lunga attesa. E durante l’attesa diventano protagonisti i militanti, gli operai, i medici, la famiglia,i numerosi politici che accorrono al capezzale. Tra tutti emerge, per forza ed umanità, il Presidente della Repubblica Pertini che vorrà poi accompagnare la salma a Roma, dove verrà esposta per un ultimo saluto.

La cronaca di quei giorni, sostenuta da ricordi personali, documenti d’archivio, interviste, si intreccia alla ricostruzione del ruolo politico di Berlinguer, in anni cruciali della nostra storia. E insieme al politico si

 delinea l’immagine di un “uomo per bene”, serio, quasi timido, amato dai compagni e rispettato  dagli avversari.

E la lettura è davvero emozionante.

Enrica Lieta

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Durante la cronaca degli ultimi giorni di Enrico Berlinguer si dipana la sua vita politica e quindi la politica dell’Italia degli anni settanta, con tutti i suoi protagonisti che sfilano prima all’ospedale di Padova, poi alla camera ardente a Roma.

Una cronaca molto giornalistica e per nulla romanzata, una biografia nascosta nei ricordi e nei brevi ritratti dei famigliari, dei compagni di partito, delle istituzioni, degli avversari politici ma soprattutto di chi ha vissuto in prima persona la sua ultima settimana.

Non un gran libro, ma un tuffo salutare in un passato che credevo dimenticato e che invece si è ripresentato vivo ed emozionante così come l’avevo vissuto allora. Dai notiziari quotidiani fino alla diretta televisiva del funerale e alla impressionante immagine dall’alto di una Roma invasa dal più grande raduno di popolo dell’Italia repubblicana.

Perché non c’ero? Ecco, questo non lo ricordo e ringrazio l’autore per avermelo fatto rivivere.

Raffaele Biavasco

 

 

 

 

 

 

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