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Come ho inventato l’Italia di Fabrizio Corona
La Nave di Teseo+

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Avellino “Parole tra noi leggere”
coordinato da Emilia Bersabea Cirillo
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Come per il personaggio pubblico Corona, anche per lo scrittore ho provato istintiva e forse prevenuta antipatia. Ciò nonostante, ho cercato di procedere nella lettura tenendo a freno la naturale avversione che il personaggio provoca. Riconosco che, se fosse stata racchiusa in un centinaio di pagine, alla biografia si poteva anche riconoscere il merito di aver svelato, ai meno disincantati, i retroscena disgustosi del mondo del gossip e della stampa di quart’ordine ad esso legata, ma quattrocento e passa pagine di “scopate” (cito testualmente l’autore) sono veramente troppe.

Mariella Luciano

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Il romanzo parte in modo forte, cercando un impatto accattivante sul lettore che in prima battuta può essere anche attratto dalla narrazione.

Ben presto si rivela, in fin dei conti, un’autobiografia romanzata ed iperbolica di una personalità evidentemente narcisistica che ha, come unico scopo, quello di impressionare e scandalizzare il lettore ed è capace di trasformare anche la sua vicenda carceraria in un’occasione per fare spettacolo, piuttosto che per approfondire gli aspetti di una vicenda umana drammatica.

Rossella Luciano

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Latina “Centro Donna Lilith”
coordinato da Alessia Ricciardi
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Ho letto il romanzo animata da pregiudizi sullo scrittore che hanno trovato conferma: un guascone affetto da iper narcisismo che narra la sua storia pubblica, dall’adolescenza ai nostri giorni: racconti, dal canovaccio ripetitivo e noioso, di soldi facili, di rapporti basati sull’opportunismo più becero per il raggiungimento di una visibilità ritenuta indispensabile in un mondo di malavitosi e parvenu della moda, del calcio, della politica.

 Il mondo in cui vive l’autore è privo di morale, banalmente superficiale, dove l’apparenza è tutto; ciò che conta è avere denaro, molto denaro, con tutti i suoi oggetti-simbolo: Rolex- Bentley – case in affitto da 6000 euro-luoghi di svago in cui far gregge.

 Tutti, l’autore e i suoi coprotagonisti, usano gli altri come “cose” : modelle, calciatori, veline ,aspiranti attrici, pseudo giornalisti, figuranti falliti o dimenticati del mondo televisivo, personaggi della “dolce vita” milanese e nazionale, tutti in cerca di una qualunque notorietà su rotocalchi e riviste di gossip o in comparsate televisive; tutti al servizio del “potente” di turno.

 L’io narrante si rivolge direttamente al malcapitato lettore, intervallando di tanto in tanto telefonate surreali che dovrebbero avere valore di testimonianza.

 La tesi di fondo: una sorta di “J’accuse” e di vendetta progettata contro quella società ipocrita e perbenista che non ha compreso/apprezzato né il padre, Vittorio Corona né il figlio.  

 Giustificazione all’amoralità nel modus vivendi dell’autore ed alle sue scelte: la scarsa capacità di manifestare affetto, l’egoismo e la mancanza di riconoscimento/apprezzamento da parte di suo padre!

 Sullo sfondo di tutto un significativo disprezzo per le donne.

Rosa Mangulllo

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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