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Giuseppe Conte il trasformista di Maurizio Belpietro con Antonio con Rossitto
Piemme

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Venezia "Fondazione Querini Stampalia"
coordinato da Cristina Celegon
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Malgrado la scrittura sia scorrevole e di facile comprensione, i contenuti sono poco interessanti. Non ho apprezzato neppure lo stile,

perché ricco di paragoni con personaggi o fatti espressi in modo a volte eccessivamente scanzonato.

Giuliana Rioda

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Ho iniziato la lettura del saggio “Giuseppe Conte il trasformista” di M. Belpietro e A. Rossitto con uno stato d’animo sospeso tra la curiosità e la perplessità. Man mano che, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, la lettura procedeva, mi sono resa conto che la curiosità si era affievolita fino a sparire lasciando spazio prima alla sola perplessità, poi, via via e sempre più, a un profondo senso di disagio.

Quali le motivazioni? Prima di tutto perché, gli autori hanno tratteggiato la vicenda umana, professionale, politica di Giuseppe Conte sottolineandone esclusivamente gli aspetti negativi (quasi che del “premier più trasformista della storia” non si potesse, non si volesse, non si dovesse salvare nulla…). Poi perché anche sul piano formale Belpietro e Rossitto hanno esasperato il loro giudizio negativo facendo ricorso a espressioni e termini volgari o, addirittura, offensive. Faccio un esempio su tutti: ho trovato eccessivo paragonare un personaggio, se pur discutibile come il protagonista, non solo e non tanto ad un camaleonte (l’ambiguità disinvolta con cui Conte è passato da destra a sinistra basterebbe da sola a giustificarne la scelta) ma ad un’anguilla viscida e sfuggente. Non sarebbe bastato, mi domando, descriverlo come un gatto sornione che con mosse agili e abili s’arrampica sugli specchi senza lasciare graffi e soprattutto senza cadere? Comunque, per concludere, accanto al diritto-dovere degli autori di manifestare

liberamente il proprio dissenso, c’è il mio personale diritto-dovere di dissentire da un dissenso fazioso e provocatorio, quello che, con rammarico, ho trovato in questo saggio e che mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Patrizia Ongaro d’Este

 

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Il ridondante politichese venato di sottintesi e allusioni di questo saggio non è nelle mie corde. Oltre a provocarmi una forte irritazione mi costringe a dare un giudizio negativo.

Silvia Marri

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 “Giuseppe Conte, il trasformista”, il titolo del libro di Maurizio Belpietro e Antonio Rossato. La crescita, l’ascesa politica che ha visto maturare un uomo da riservato, impeccabile, studioso ragazzo, a professore universitario, fino a Presidente del Consiglio nel giugno del 2018. Quello di Belpietro è uno scritto che non si astiene, non si limita a mettere in risalto un Conte camaleontico, pronto a cambiare idee, pronto a “star bene su tutto, calzando a pennello su qualsiasi maggioranza: centro, destra, sinistra”. È il ripercorre la vita di “un uomo politico scaltro ed, anche, un po’ spregiudicato”.

Con puntigliosità, argutamente, lontani dal poter condividere l’operato, le scelte ideologiche e di partito, Belpietro e Rossato sottolineano quanto un uomo, per opportunismo politico, sia disposto a cambiare nelle proprie convinzioni.

Sono significative quelle conclusive righe del libro, in cui “Giuseppi”, così viene comunemente e bonariamente chiamato, ancora una volta si contraddice. “Per me-dice il Presidente del Consiglio-il Sovranismo vuol dire che il popolo è sovrano, ma lei-ribatte Belpietro-era populista!”

Margherita Patron

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 ‘Da avvocato del popolo ad avvocato di sé stesso’: con questa affermazione Belpietro definisce Giuseppe Conte dopo aver percorso, nel suo libro, la vita e la carriera dello sconosciuto avvocato diventato per due volte presidente del consiglio con forze politiche opposte.

Il libro si apre e si chiude con le premesse di una intervista e con la conclusione alla stessa: ‘ la saponetta di Palazzo Chigi ci sta scivolando tra le mani… Le frasi sono da manuale del nulla’.

 L’analisi è dettagliata e spietata, ma il tono appare ironico: la carriera di studente modello, gli stretti rapporti con ambienti vaticani, la veloce carriera universitaria, le scadenze fiscali dimenticate, i rapporti con i servizi segreti, il curriculum gonfiato totalmente estraneo all’ideologia dei Cinque stelle.

Giuseppe il trasformista, maestro di diplomazia e di democristianità, ‘re incontrastato delle tenebre verbali’ va bene per tutte le stagioni.

Valeria Boscolo

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