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Il pallone di stoffa di Walter Pedullà
Rizzoli

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Marostica “Insieme per leggere”
coordinato da Liliana Contin
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Chi racconta è un grande vecchio, tenero e amorevole, infatti mi è piaciuta soprattutto la prima parte dove parla delle sue origini e della sua famiglia dell’amore coniugale e filiale e per i suoi due gatti, Masolino e Fosco che vissero con la sua famiglia a lungo, più di vent’anni.

Descrive sua moglie Anna Maria come una “ragazza di esuberante bellezza, meglio si direbbe beltà, capelli rossi, occhi azzurro-verdi, vita snella, febbrile sensibilità, infantile e sagace … ci misi otto anni per convincerla”, definisce l’amore che lo lega al figlio come un sentimento “paterno e fraterno al tempo stesso”. Inoltre ho amato molto il racconto di Pedullà giovane professore, la descrizione dei suoi metodi didattici, il rapporto con i propri allievi, l’amore per l’insegnamento, dai licei, ai tecnici, all’università, forse perché sono anch’io un’insegnante.

Anche la seconda parte è stata interessante perché ci si immerge nell’Italia politico-culturale del Novecento, sempre con uno sguardo ironico e scanzonato

Liliana Contin

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Decisamente 1 al libro di Pedullà che mi ha catturato sin dall’inizio. Mi ha subito incuriosito la storia di questo ormai novantenne scampato alla morte. Il libro è stato una lunga cavalcata di più di 500 pagine, ora al galoppo ora al trotto. Ho amato di più le parti più personali di quelle legate al personaggio pubblico. È stato un lungo spaccato di storia recente visto soprattutto dall’angolo della letteratura. Anche la parentesi sulla televisione è stata illuminante, quella TV che potrebbe essere un grande strumento di crescita per tutti e che spesso invece è ampiamente sprecato. Mi è piaciuto anche il linguaggio colto, ma anche intimo e spesso ironico. Le cose che mi sono rimaste nel cuore sono quel bellissimo cappotto fuori stagione e il pallone di stracci. Nella mente i mille incontri con scrittori, personaggi politici e televisivi. Una vita quasi lunga un secolo che ne vale cento come intensità.

Laura Primon

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No…non si può lasciare che il proprio ego sfugga così procacemente e strabordi tanto in un libro di memorie. Lo confesso….non sono arrivata in fondo, non ce l’ho fatta…anche perché mi ha irritato lo iato tra l’apprezzabile capacità dell’autore di tracciare, con pochissime parole, ritratti fulminanti e incisivi e la verbosità di molti altri momenti in cui traspare la necessità di comunicare sempre e comunque un’opinione.

Laura De Marchi

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Italia secondo Novecento. È un bel mattone. L’autore è molto prolisso e si alternano parti godibili ad altre per letterati. Si parte con la curiosità del ritorno alla vita dopo l’infarto e ci si accorge che è un excursus della vita politica italiana attraverso la vita lavorativa e le cariche che l’autore ha ricoperto. Lui, fedele al PSI, nel suo racconto mette in evidenza che raramente alcuni posti e premi vengono ricoperti per merito, ma per appartenenza politica e/o raccomandazioni.

Maristella Drago

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Bellissima l’ambientazione iniziale e la storia della sua famiglia, del padre sarto e dei suoi fratelli, tra cui il fratello Gesumino, antifascista. La storia di quel periodo è descritta in modo magistrale e anche gli eventi tragici sono raccontati con accenti a volte umoristici. Dopo i primi capitoli dedicati alla saga familiare, inizia la parte che ho apprezzato meno, anche se alcune figure di politici sono state descritte con sagacia ed ironia. Narra la sua vita, ma anche quella dell’Italia tutta e di coloro, come me, che hanno vissuto quegli anni e ben se li ricordano.

Verdiana Sansovini

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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