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Le regole dell’acqua di Raoul Bova
Rizzoli

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Bari  “Le donne in corriera”
coordinato da Maria Gabriella Caruso
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Entrambi i libri non sono nelle mie corde, perché mi intrigano letture un po’ più impegnative, e però possono valere come un’ulteriore esperienza conoscitiva.

A mio parere, R. Bova scrive come recita, cioè in maniera “fissa “, poco coinvolgente e priva di pathos: sono espresse nel suo libro considerazioni di rilievo che però rimangono in punta di penna e spesso ripetute più volte.

Il racconto s’incentra sulla riscoperta in età adulta del rapporto con l’acqua, in specie attraverso il nuoto, rapporto che assurge a metafora della vita. A tale riscoperta si giunge mediante il ricordo di esperienze personali (fino alla percezione personale della pandemia in corso) e la conseguente presa di coscienza di valori esistenziali. Nella descrizione di eventi personali di infanzia e adolescenza, come l’apprendistato del nuoto, l’approccio alle gare, è centrale la figura paterna che assume una posizione assolutamente indiscussa; peraltro, proprio il timore di perdere l’affetto del padre, affetto perciò percepito inizialmente come legato ai suoi successi nel nuoto, fa nascere in R.B. la paura di vincere, paura che porta quest’ultimo a scelte diverse e lontane dal nuoto. La storia personale è inframezzata dal racconto di vicende di atleti che assurgono a simboli di sacrifici e coerenza, come fra tutte la tragica vicenda dell’atleta somala, racconto non aggiunge un gran chè

La scelta fra il nuoto e la carriera di attore è descritta come sofferta, ma non più di tanto, e mi sembra funga da pretesto per raccontare film o serie interpretate da Bova, come il film sugli Abbagnale, in cui si esalta l’impegno e la sofferenza necessari per raggiungere i risultati desiderati. L’incontro con Sergio Dicaprio, (il colonnello Ultimo, portato sullo schermo sempre da Bova) è avvertito dall’autore come fondamentale, ma di questa figura controversa si dà un’immagine edulcorata e non approfondita, figura a cui, peraltro, si ricollegano iniziative umanitarie di grande rilievo. Troppo lunga e ripetitiva è la descrizione della serie ”Come un delfino”.

Nelle ultime storie ritorna centrale la figura paterna descritta in ambiente bucolico, di cui si esalta il profondo affetto per il figlio, la qualità di educatore e il consolidarsi del rapporto padre-figlio. Infine, il nuoto diviene mezzo di elaborazione della perdita del padre.

E’ un racconto ammantato (un po’ troppo) di buoni sentimenti e di indicazione di valori esistenziali, peraltro il tutto avviene in maniera molto didascalica.

Giuseppina Pellegrino

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Il grande amore per l’acqua ed il rispetto delle sue regole sono gli elementi attorno ai quali ruota il racconto autobiografico con il quale Raoul Bova ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza disvelando le paure, le emozioni e le sfide che le hanno caratterizzate.

Un amore che nasce nel mare di una Calabria in cui affondano le radici familiari, nelle acque in cui un padre che gli sarà vicino per tutta la vita gli farà comprendere, insegnandogli a nuotare, che imparare a venir fuori dalle onde che ti risucchiano serve a riuscire a superare gli ostacoli della vita.

Un amore che si amplifica nelle acque di una piscina che lo accoglieranno per i lunghi anni della sua giovinezza e che lo spingeranno ad osservare e a mettere in pratica le regole del nuoto, a fare i conti con il proprio corpo, a realizzare che il nuoto non è uno sport solitario perché ci sono “gli altri” con cui confrontarsi, a superare la consapevolezza che alla felicità del vincitore corrisponde il dolore dello sconfitto.

Col tempo imparerà non solo che il rapporto con l’acqua è un rapporto intimo nel quale è indispensabile che il corpo si fonda con il cervello, poiché se non c’è anima il gesto atletico sarà fine a se stesso, ma soprattutto che nel nuoto, così come ogni in ogni altra competizione sportiva, ciò che conta è la sfida con se stessi, il soddisfacimento delle proprie aspettative a prescindere dalla vittoria, la capacità di trasformare le sconfitte in occasioni di rinascita. Emblematico e commovente il richiamo alle storie di Eric Moussamabani e Saamiya Yusuf Omar che, arrivati alle Olimpiadi per gareggiare nella categoria degli atleti appartenenti a Paesi in via di sviluppo, pur essendo in condizioni di evidente inferiorità rispetto agli altri concorrenti per via delle difficoltà incontrate nei Paesi di origine per raggiungere una adeguata preparazione atletica, portarono a termine le rispettive gare con forza, coraggio e dignità, dando il meglio di sé e riscuotendo il tributo del pubblico.

La disciplina, il rigore, la resistenza alla fatica e alla sofferenza e tutte le altre regole imparate nell’acqua di quella piscina lo aiuteranno ad affrontare le difficoltà della vita, a tornare sempre a galla e a superare l’immenso dolore per la perdita dei genitori; le acque di quel mare di Calabria accompagneranno il saluto al padre nel suo ultimo viaggio.

Eugenia Pontassuglia

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Il libro rappresenta per l'autore il modo di elaborare la perdita dei genitori, in particolare del padre che ha rappresentato per lui una figura di identificazione e di riferimento molto significativa e positiva.

Delicato ed affettivo.

Eleonora Sibilano

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Roul Bova, celebre attore di cinema e televisione, dimessi i panni da attore in questo suo romanzo ha deciso di indossare nuovamente il ‘costume da bagno’ e ritornare in quella piscina che è stata la sua seconda casa dall’infanzia fino alla prima giovinezza. Il mondo del nuoto, degli allenamenti estenuanti in vasca, dei tempi da rispettare, che Bova si porta dentro, è punto di riferimento fondamentale per lui, per affrontare le difficoltà, le SFIDE, che la vita pone fuori dalle vasche. L’immagine del PADRE a bordo vasca, col cronometro tra le mani e la PROMESSA fatta a lui, accompagnano Raul Bova e il lettore nelle GARE che la Vita pone dinanzi molto spesso all’improvviso.

Dorotea Lerario

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La bellissima foto di copertina che ritrae in primo piano l’autore del testo, Raoul Bova, incanta per lo sguardo magnetico che sembra oltrepassare la carta, ma nello stesso tempo trae in inganno il lettore più attento che potrebbe equivocare il senso dell’operazione e pensare a un libro diverso (molto più leggero e di facile consumo) di quanto in realtà non sia.

Partiamo dal livello linguistico e stilistico: narrazione fluida, accattivante, semplice ma coinvolgente. Uno stile personale, senza pretese, lineare ed efficace.

La trama: è una storia autobiografica concepita in modo originale. Infatti, alle vicende personali in cui emerge soprattutto il ricordo del padre che ha fortemente condizionato le sue azioni da bambino e da adolescente, s’intreccia la sua esperienza di nuotatore agonista prima, amatoriale, dopo.

Il nuoto, l’acqua, la disciplina, l’autodeterminazione necessarie per affrontare con serietà un impegno sono la parabola della vita, la sua, in cui questo sport ha assunto un ruolo fondamentale.

Ed è un monito ai giovani che leggeranno questo libro: solo con i sacrifici, la dedizione, la fatica si possono ottenere risultati, qualunque essi siano.

Certo, non è un messaggio nuovo ma è costruito bene, in una narrazione che non ha fratture, né sbavature, né l’ambizione di essere unica e originale.

È la storia di un uomo che ha rinunciato a una passione, il nuoto, cui era stato iniziato e incoraggiato da suo padre, per il cinema e la carriera di attore, ma che, dopo tante difficoltà esistenziali, accennate e mai descritte (cosa di cui il racconto si giova), riscopre nel nuoto che ha praticato per anni, il senso e le regole della vita. Dure, complesse, ma affrontabili, se si è profondamente motivati a farlo.

Celeste Maurogiovanni

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In questa autobiografia l’attore raccontando il suo passato da nuotatore ci descrive lo speciale rapporto col padre. Le regole e la disciplina dell’attività agonistica e i sacrifici dello sportivo vengono utilizzati come metafora per l’approccio agli avvenimenti della vita. Per non finire in balìa delle onde e della tempesta è indispensabile conoscere e rispettare le regole dell’acqua.

Beatrice Greco

 

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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