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Romanzo di vita vera di Liana Orfei
Baldini+Castoldi

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Bari “Le donne in corriera”
coordinato da Maria Gabriella Caruso
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Ho trovato interessanti i ricordi di viaggio, il resto del testo mi è sembrato affastellato e un po’ ridondante.

Eleonora Sibilano

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Un affollatissimo album di ricordi. I ricordi di una vita da favola. Una vita in altalena, sospesa tra vertigini di felicità e abissi di sconforto.

Costantemente in bilico tra le luci abbaglianti della ribalta e i coni d’ombra dei fallimenti. Contesa dai set cinematografici, ma tenacemente ancorata alle origini. E’ la vita straordinaria della Regina del Circo: Liana Orfei. Raccontata dalla stessa protagonista, ma scritta in terza persona, quasi a voler ripercorrere da una prospettiva invertita la frenesia patinata di anni acrobatici, trascorsi nell’affannosa ricerca di un equilibrio tra clamorosi successi di pubblico, affetti familiari e dissesti finanziari. Introdotta da Fellini nel mondo del cinema, ricopre ruoli di primo piano al fianco di Ugo Tognazzi, Totò, Orson Welles, Marcello Mastroianni ed altri idoli, ma rifiuta di appartenere allo star system. Il Circo resta sempre la culla in cui trova rifugio. Un legame indelebile la tiene stretta a quel mondo magico, senza radici, sempre sull’orlo del baratro. Se ne fa paladina, lo reinventa, lo traghetta al successo internazionale, televisivo, ne mantiene le redini nei periodi di declino e da anni continua a difenderlo contro le ruspe della burocrazia. “Non ci pensa nemmeno a ritirarsi. ” Inarrendevole, fragile ma combattiva, ingenuamente eccentrica, spericolata ma riservata, diffidente e accudente, eternamente sognatrice. Quello della protagonista è il ritratto, più fiabesco che verosimile, di una figura femminile in cui coesistono anime diverse.

Liana Orfei ci consegna una biografia prolissa, affidata al flusso spontaneo dei ricordi. Troppi, però. Troppo dettagliati. Troppo romanzati. A tratti poco credibili. Vivere una favola è possibile, succede a pochi, è vero, ma succede. E lei ha “la fortuna di vivere nella realtà i suoi sogni di bambina”

Questo libro resta troppo. Troppo di tutto. Esagerato: fluviale nello stile, autocelebrativo nelle intenzioni, faraonico nei contenuti, elefantiaco nella mole di pagine. Non propriamente un libro, ma un repertorio inesauribile, che stanca e disaffeziona il lettore. La prosa si avvita su digressioni inutili e superflue, che indeboliscono la tensione narrativa. Le lungaggini descrittive, più che incuriosire, annoiano e privano il libro di quel senso di mistero e tocco di magia di cui il Circo si nutre. La storia non possiede una struttura coerente, asseconda la spontaneità emotiva della memoria, procede per disordinati rimandi e flash back. Il linguaggio semplice e a volte impreciso, non privo di refusi, tradisce la penna sonoramente inesperta della scrittrice, a cui si deve riconoscere un indiscusso merito.Quello di aver raccontato a cuore aperto il mondo del Circo, oltre la finzione e le maschere, di aver alzato il sipario sulle tragedie e le fatiche di tutta l’umanità che si nasconde dietro l’abilità dei prestigiatori, lo scintillio dei costumi, l’eroismo dei trapezisti, il sorriso dei pagliacci, il coraggio dei domatori, esibizioni che hanno incantato intere generazioni di bambini e non hanno mai smesso di affascinare anche gli adulti. Sono queste le pagine in cui l’autenticità della narrazione si fa triste poesia, interpella i nostri sensi e ci restituisce istantanee impresse nella memoria. Impossibile dimenticare “gli odori della pista, l’odore della segatura bagnata dall’urina dei leoni e dei cavalli”, “la musica che non cambiava mai”, “il respiro degli animali”…chiusi in gabbia. Ma qui le valutazioni si fanno complicate, la poesia svanisce.

Katia Berlingerio

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Di un mondo che dovrebbe brillare di colori ed emozioni , risuonare di voci e di versi, di schiocchi e strombettate, che dovrebbe diffondere l’odore della fatica e degli animali, pagina dopo pagina, non ritrovi che il susseguirsi di quadri di vita in bianco e nero in cui ogni personaggio è sfumato e sempre uguale a sé stesso ,nonostante i decenni si susseguano e il mondo si stravolga.

Leggere questa autobiografia è come sfogliare un fotoromanzo degli anni ’60 nel quale appaiono tutte le celebrità, nel quale la protagonista è una circense dai nobilissimi sentimenti, che subisce le ingiustizie con stoica e cattolicissima rassegnazione in nome del bene dell’altro… un’eroina che mai, nel suo mondo edulcorato, ha una sbavatura nei comportamenti e stucchevolmente distribuisce sorrisi e perdoni.

Liana, nelle 416 pagine di vita, diviene una Biancaneve innocente e spaurita, che si stupisce di tutto e tutto affronta con la sua coraggiosa ingenuità, una martire che nasconde il dolore provocatole dall’altrui cattiveria dietro mucchi di lustrini e lacrime di bontà, vede la guerra, la miseria e i trionfi, gira il mondo e lavora con attori, registi, scrittori … ma il suo racconto è scialbo, grigio, prevedibile. Non rimane nulla al lettore, nessun messaggio vero, solo falsi valori ostentati come gemme e l’invocazione continua …alla camicia della Madonna!

Pinuccia Perrini

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Liana Orfei, l’ultima rimasta in vita della famosa dinastia circense degli Orfei, racconta la sua esistenza: ricca di viaggi, di incontri, di amori ma anche, al tempo stesso, di dolori e di grandi delusioni.

Il romanzo, di quasi 400 pagine, è un resoconto più che dettagliato della vita dell’attrice: c’è tutto un susseguirsi di nomi, di avvenimenti, di incontri che rendono la lettura non sempre fluida e scorrevole.

Ad ogni modo, non si può non rimanere colpiti dall’entusiasmo e dalla passione con cui Liana Orfei racconta la sua vita, dell’amore per il pubblico e per lo spettacolo, ma anche dalla nostalgia per il successo, per la vita circense e, in generale, per un mondo che non ha più.

Rosalba Tamburrino

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Una vita che è diventata un romanzo perché la sua è stata una vita straordinaria, per niente scontata.

Così è nata la sua autobiografia “Romanzo di vita vera. La regina del circo” di Liana Orfei edito da Baldini & Castoldi. E’ facile pensare che non si tratta di una esistenza comune considerando che il cognome ci porta subito alla mente una delle famiglie circensi più famosa al mondo.

E’ un bilancio della sua vita e di quel mondo dalle radici profonde che è il circo. Una vita ricca di sfide che vide Liana Orfei protagonista non solo nel mondo del circo ma anche in quello del cinema, della televisione e del teatro.

In poco più di 400 pagine il lettore si perde in questo racconto ricco di particolari che sarebbe stato più completo con un corredo fotografico che meglio avrebbe aiutato a coinvolgere i lettori in questa vita emozionante e avventurosa.

A volte sembra di immergersi in un racconto di fantasia ma in realtà si tratta di una vita spericolata ben supportata dal un ritmo costante della scrittura.

Da Fellini, a Visconti e Tognazzi, da Totò a Orson Welles sembra di immergersi quasi in una favola. Lettura scorrevole e accurata con una buona capacità di tenera alta l’attenzione sui numerosi eventi che hanno caratterizzato la vita della protagonista.

Stefania Di Mitrio

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Non sono stata colpita e l’ho trovato molto personale ...

Stella Buttiglione Giura

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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