< Libri e lettori

Biografia sentimentale dell’ostrica di Mary F. Kennedy Fisher
Neri Pozza

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vicchio “Ghost Readers”
coordinato da Serena Materassi
***

 

La Fisher è considerata da molti la più grande prosatrice americana del secolo ed ho apprezzato la sua capacità di condurti tra ricette e racconti ma è un libro che consiglierei soltanto ad addetti ai lavori nell’alta cucina. Essendo amante delle ostriche ed appartenendo alla seconda categoria certe ricette mi hanno letteralmente stuzzicato e suscitato un vero rammarico nell’essere stata a Dublino e non aver mangiato lo stufato di ostriche.

Piera Cantini

***

Un po’ per gusto personale, un po’ per colpa di Louis Carrol e di Walt Disney (vedi la storia del tricheco e il carpentiere) non ho mai voluto mangiare le ostriche, neanche quando sono stata a La Rochelle. Nutro anche una innata avversità verso quell’aura di elitarismo che le circonda. Va da sé che questo libro non mi abbia conquistata, né per la prosa né per le ricette.

Bianca Zanieri

***

Pur scritto con grazia, tale libro rimane assolutamente indifferente ed inutile a chi non ama, o peggio, detesta le ostriche come cibo “del tutto insoddisfacente per il lavoratore”.

Patrizia Zuri

***

L’autrice, antesignana delle attuali food blogger che infestano il web, in questo breve racconto parla delle ostriche che definisce come “fredde e viscide creaturine degli abissi”; il modo in cui ne parla e le descrive mi ha portato a sentirne quasi il sapore e la consistenza mentre leggevo; il profumo, nella descrizione delle ricette.

Carino, senza dubbio accattivante, ma non è un genere letterario che prediligo.

Silvana Cionfoli

***

Libro ben scritto, veloce da leggere. Una specie di ricettario Artusi monotematico in cui le ricette vengono contestualizzate in modo vivace e divertente. Per chi è appassionato di cucina, in particolare per gli amanti dei molluschi.

Stefania Banchi

***

All’apparenza un Artusi a senso unico, forse per le tante ricette. Si può iniziare a scrivere di ogni argomento per poi parlare di sé, di quello che pensi e ti circonda con arguzia e leggerezza. Ho un grosso limite però, non ho mai assaggiato un’ostrica, non me ne sono mai interessata, non amo i libri di cucina.

Isa Innocenti

***

Testo originale e non facilmente classificabile, a metà tra un trattato divulgativo di biologia marina ed un testo culinario. Ma è sicuramente pervaso da un umorismo notevole ed il modo di porgere le notizie è veramente molto particolare, e ricorda molto gli umoristi inglesi coevi. Così la storia delle ostriche descritta con toni veramente coloriti e l’esposizione delle ricette, quasi tutte estremamente “improbabili”, almeno per chi è ferrato nella sana gastronomia italiana e mediterranea. Per il nostro immaginario le ostriche e lo champagne sono sinonimi di una vita di livello elevato, spesso associato ai grandi locali parigini ed alla “belle époque”. Qui diventano materia di disquisizioni che sembra vogliano avere una dimensione di una certa serietà e sacralità, quasi si discutesse di argomenti assai seri. In realtà fanno rabbrividire, gastronomicamente parlando, certi accostamenti alle ostriche, tipo burro e latte: nonché certe lunghe cotture, adatte a rendere il nobile mollusco estremamente “gommoso”. Ci auguriamo che il tutto sia un simpatico “non sense”: e che molte di tali ricette siano…prodotto di fantasia sfrenata! Comunque un testo gradevole, simpatico ed assolutamente originale.

Donatella Cirri

***

Libro sicuramente arguto, ma per quanto mi riguarda di nessun interesse, visto l’argomento.

Bruno Confortini

***

È scritto anche bene, brillante e mostra uno spaccato dell’America. Poco interessante a livello di indicazioni culinarie… visto che le ostriche non sono proprio tipiche delle nostre parti.

Silvia Crescioli

***

Mary Frances Fisher, meglio conosciuta come MFK Fisher è una delle più note scrittrici americane di libri di cucina secondo la quale la “buona cucina” è un aspetto importante del “buon vivere”.

La biografia sentimentale dell’ostrica è un curioso trattato sulla vita di questo mollusco e su come sia stato possibile cucinarlo e mangiarlo in varie epoche e parti del mondo.

L’autrice ne è molto ghiotta e quindi ne ha approfondito la conoscenza e talvolta sembra parlarne con affetto. Veniamo così a sapere come nel tempo, dai Romani ad oggi, siano stati attribuiti alle ostriche sia poteri afrodisiaci che di “incremento” della conoscenza.

Ho trovato la lettura divertente e piacevole perché amo molto cucinare e mi piacciono le ostriche ma il leggere continuamente che questi poveri animali li mangi crudi ancora vivi o, se li cucini sempre da vivi, sono pronti appena si “arricciolano” mi ha dato da pensare.

Credo che d’ora in poi mi comporterò con loro come con il fois gras, li terrò lontani dalla mia tavola.

Monica Calamandrei

***

Visto come umanizza le ostriche nel primo capitolo, non credo che abbia avuto un grande successo come libro di cucina... Io di sicuro non le mangerò mai!! Scherzi a parte, è senz’altro un libro molto originale, scritto da una Artusi americana in gonnella che ha dato prova di grande maestria e abilità, riuscendo a rendere piacevole la lettura di un argomento così specifico e tutto sommato marginale nel mondo della gastronomia, specialmente italiana.

Serena Materassi

***

Viviamo nell’epoca del cibo imperante in tv e nei media, ormai fine a se stesso e sfociato nel “non argomento” porn-food. Mary Fisher inventò invece un genere il food writing. Invenzione raffinata, parlare di cibo per parlare di altro. La Biografia sentimentale dell’ostrica è un breve libro divertente che alla fine parla della vita: di viaggi, amori, incontri, colori, profumi. Una prosa raffinata che lascia il sorriso e riconcilia con il concetto che il cibo può essere contenuti e ispirare riflessioni

David Bianchi

***

Un libro sorprendente

L’autrice dedica una biografia a questo rinomato mollusco “strana, fredda succulenza” capace di sedurre snob e nullafacenti di ogni epoca. E si dedica a questo compito con uno stile originale, scorrevole e accattivante che mi ha catturato per tutta la durata della lettura.
Il libro presenta una deliziosa galleria di aneddoti e ricette - ostriche al forno o grigliate, cocktail d'ostriche, ostriche alla Rockefeller o al naturale – in cui il nobile mollusco è il protagonista assoluto. L'«esistenza terribile ma eccitante» dell'ostrica svela così tutti i suoi segreti grazie a una scrittura che incanta per il suo stile e il suo humour.

Ciro Ferro

***

L’idea di fondo aveva la parvenza proprio di un qualcosa di prezioso chiuso in uno scrigno sicuro e al tempo stesso affascinante. Poi ad aprire lo scrigno si cambia idea e quello che ha mosso l’ispirazione rimane lì, senza muoversi cercando di stupire ma senza riuscirci. Poteva essere sviluppato meglio

 Serena Pinzani

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”
coordinato da Mariabianca Barberis
***

 

Libro interessante ed originale. Tutto un mondo di ostriche che non avevo mai considerato anche se sono stata più di una volta in America sia sulla costa est che ovest, non mi è mai capitato di entrare in un Oyster bar. Ostriche fritte, zuppa di vongole del new-england, ostriche alla Rockefeller …. Visto che il libro è degli anni ’40 mi sono documentata e ho scoperto che queste ricette sono ancora di attualità. Sinceramente sono così elaborate e pesanti che anche solo leggendole ti viene il mal di stomaco, noi che siamo abituati alla vongola cruda con una spruzzata di limone. Ma l’autrice non si occupa solo di ricette, parla della storia, cita aneddoti ed elenca le qualità dell’ostrica con un linguaggio divertente e coinvolgente. Impossibile non pensare a Verga del 1880 “L’ideale dell’ostrica” che è sostanzialmente una metafora: come l’ostrica vive aggrappata allo scoglio, così coloro che appartengono alle fasce sociali più deboli e restano legati alle tradizioni patriarcali e al proprio nucleo familiare non si perdono e possono salvarsi. Contrariamente chi si stacca dal proprio ambiente e dai valori della famiglia (come l’ostrica che si stacca dallo scoglio) viene divorato dal mondo e dalla società del progresso come l’ostrica dal “pesce vorace”.

Mariabianca Barberis

***

Chi l’avrebbe mai detto che l’ostrica fosse dotata di una vita sentimentale? Ce lo rivela con humor e leggerezza, la scrittrice M.F.K. Fisher che narra la vita avventurosa e sorprendente dell’ostrica che avremmo immaginato soltanto come prelibatezza del palato. Prima di arrivare nel piatto, attraverso le più artificiose manipolazioni culinarie, l’ostrica trascorre una vita fluttuante tra pericoli, metamorfosi e vagabondaggi, affidata ad un destino quanto mai incerto. Le sue presunte qualità afrodisiache, il suo gradevole sapore, fin dai tempi più antichi ne hanno fatto una preda ambita, ma attenzione agli esiti mortali per chi le mangia avariate. Le numerose, complesse ricette che seguono, evocano ricordi di casalinga intimità. Lettura piacevole e ricca di sorprese.

Maria Luisa Bertolotti

***

Altro che sentimentale! Qui si fa sesso in tutti i modi !! Va bene che il fine (la riproduzione) giustifica i mezzi, ma qui si tratta di cotte e di crude! E le sta bene, all’ostrica, la fama afrodisiaca!

Lasciando a lato l’ironia (che però si adatta a questo godibilissimo testo) le varie mani e anime che hanno messo insieme tutti i variegati aspetti del prezioso mollusco (vedi autore: fisher significa pescatore) ci hanno trasportato in diverse epoche e luoghi, dispensato minimals e sontuose presentazioni e numerose ricette curatissime, tra le quali le ostriche alla normanna, le mie preferite!

Per concludere vorrei citare le parti dedicate alla perla che è il “pietra” che preferisco; naturalmente le buone imitazioni, visto che le coltivate implicano tante sofferenze.

B.M.G

***

L’ostrica é un libro che si legge con facilità, è una lettura armoniosa, ma per me poco appassionante. La protagonista del libro, appunto l’ostrica, non è per me un alimento gustoso e piacevole, forse anche per questo non mi ha dato la possibilità di sentirmi coinvolta nella lettura. Comunque, questo libro mi ha permesso di imparare quanti piatti diversi possono essere preparati con le ostriche, visto che gli unici modi da me conosciuti erano: crude o gratinate.

C. G.

***

Premesso che non mi piacciono le ostriche per via del loro sapore troppo deciso, non ho apprezzato il testo se non in qualche passaggio in cui forniva informazioni sull’animaletto e sulle perle. La narrazione a parer mio non è coinvolgente e le ricette, seppur uniche nel loro genere, non mi hanno interessata.

Ciò che mi ha incuriosita è la parte riguardante la vita dell’ostrica dalla nascita alla dura sopravvivenza e all’attaccamento ad una superficie per tutta l’esistenza. Questo mi ha fatto ricordare il grande scrittore catanese Giovanni Verga che nei suoi romanzi ha fatto propria questa caratteristica del mollusco elaborando la cosiddetta “teoria dell’ostrica”.

Laura Coppo

***

Aver letto subito dopo il libro di Stout quello della Fisher si è rivelato una piacevole novità.

L’argomento per me insolito (non sono particolarmente interessata alle ostriche e tanto meno ai ricettari di cucina) è trattato in modo vivace, in uno stile brillante che comunica al lettore la personalità accattivante dell’autrice. La Fisher esprime, parlando di ricette, un “gusto” per la vita che va ben oltre il semplice (si fa per dire) atto del mangiare. Il taglio è molto personale, l’autrice colloquia direttamente col lettore: crea così un legame con lui come se fosse quasi un suo commensale, seduto allo stesso tavolo imbandito con del buon cibo.

Raccontando di come è venuta a conoscenza o ha potuto gustare modi diversi di preparare le ostriche ci dice di luoghi, persone e situazioni rievocati vividamente.

E dire che a me le ostriche piacciono solo crude.

Simonetta Depaolis

***

Testo scorrevole, piacevole, impregnato di frizzante ironia sin dall’inizio con le informazioni scientifiche delle ostriche, dal cambio di sesso alla loro collocazione migliore sul bambù in Giappone piuttosto che sul cemento in America o ancora la formazione delle perle. Per la loro descrizione utilizza connotazioni umane, facendo provare un senso di pietà per la loro breve vita a causa dei numerosi predatori, tra cui l’uomo, che nel tempo ne ha apprezzato il gusto utilizzandolo per numerose ricette che l’autrice riporta nel suo libro sempre con spirito allegro.

B. F.

***

Il titolo italiano è un po’ fuorviante e crea aspettative che non sono poi appagate; mi sembra più

appropriato quello inglese “Consider the Oyster”.

Non è un romanzo, non è un libro di cucina, non è un trattato di divulgazione scientifica.           

È un po’ di tutto questo. È un testo di facile e piacevole lettura, simpatico, arguto, scritto da una donna intelligente e sensibile, che ha scritto molti altri libri dedicati ai piaceri della gola e all’arte della cucina e che, senza pretendere di essere esauriente, descrive molte ricette per cucinare un unico ingrediente: le ostriche. Chi, come me, preferisce gustarle crude troverà molte di queste elaborate preparazioni indigeste anche solo a leggerle. Molto interessanti le ambientazioni geografico-sociali e le informazioni biologiche sulla misteriosa ed eccitante (?) vita del gustoso animaletto. Purtroppo a causa della traduzione non possiamo apprezzare il lessico: la traduzione è un po’ “datata” (esempio: briciole di pane al posto di pangrattato). Comunque la descrizione delle ricette è molto sensuale e agli amanti delle ostriche cotte è senz’altro venuta l’acquolina in bocca.

Giuliana Clotilde Gabet

***

Il bravo scrittore riesce a propinarti qualsiasi cosa: questa autrice si fa leggere anche se "la trama" è quasi tutta rappresentata da zuppe di dozzine e dozzine ostriche con quintali di latte e di burro. Per di più se chi legge (come me) non apprezza le ostriche, è singolare  che abbia letto il libro fino in fondo. In effetti a volte il contenuto è un po’ ripetitivo e un filo ossessivo con tutte quelle ricette ma si apprezza la vivacità e la disinvoltura con la quale la scrittrice propone le sue ricette, le storie e le curiosità a proposito di questi molluschi. Da  considerare oltretutto l’epoca nella quale il libro è stato scritto!

Marinella Gagliardi

***

Ho vissuto per un quarto di secolo a Taranto, città in cui la presenza di due mari fin da tempi antichissimi ha offerto alle ostriche l’ambiente adatto ad una coltivazione che per tipo di produzione ed impianto differisce dal restante panorama mediterraneo. Noi tarantini ci siamo nutriti di ostriche, ma non mi sono mai preoccupata della loro biografia. La Fisher, una food blogger ante litteram, ha saputo emozionarmi con la sua ironica e al tempo stesso appassionata narrazione sentimentale del mollusco. Una vita nelle profondità marine che affascinò persino Verga, al punto che ne fece una metafora per dirci, con il suo ideale dell’ostrica, che solo chi rimane ancorato alle proprie origini non si perde e può salvarsi. La vita del mollusco è la storia di un’anima che fatica a liberarsi dai nemici e fino a quando rimane ancorata alla roccia è vincente. Il mondo dei molluschi della Fisher sprigiona fascino come quello delle favole. Purtroppo, emersa dalle acque, finisce su tavole imbandite e la sua più grande sfortuna è quella di finire nelle cucine di popoli d’oltreoceano che ne alterano il gusto particolare coprendolo con numerosi intingoli e mescolanze assurde per i palati mediterranei. Ricacciamo l’ostrica nelle acque, purifichiamola e gustiamola cruda. Con limone, bollicine e un pensiero alla sua biografia.

Filomena Martoscia

***

Racconto di grande qualità espressiva per semplicità, garbo e fine humour. Ci si scopre a seguire le vicissitudini di un’ostrica con iniziale distacco, che diventa via via curiosità, interesse ed addirittura commossa partecipazione. E’ evidente la simpatia della scrittrice per l’ostrica ed è anche chiara l’intenzione di raccontare le vicissitudini del mollusco come parametro della vita. Le ricette si legano infatti a ricordi di luoghi, situazioni, volti ormai lontani, ma ben rappresentati dal cibo. E come per l’essere umano il ricordo rimanda sempre al pensiero dell’assenza, della morte, così la vita dell’ostrica, dopo il violento distacco dalla roccia, continua in un’agonia senza fine: cruda, fritta, impastellata, “ben vestita” o nuda, sfrigola, si arriccia prima di affondare nel buio di una bocca spalancata. Con angoscia.

T. R.

***

Molto indigeste, a causa di fiumi di latte e burro, le ricette per cucinare le ostriche, meno indigesto il libro anche se alla fine le ricette risultano un po’ troppo assillanti!

In compenso l’autrice riesce a districarsi con vivacità descrittiva nonostante l’argomento, tanto che si finisce per leggere il libro sino alla fine. Non solo, si finisce anche per decidere di sperimentare alcune di queste ricette, le meno pesanti!

Gli ingredienti, però, si riferiscono a dozzine di ostriche per volta mentre dove ci troviamo  noi c’è un oyster bar che vende le ostriche a €4 l’una, le meno care!

Rinaldo Santi

***

In uno stile elegante e scorrevole, e seguendo il filo delle tante ricette raccolte, l’Autrice racconta la difficile vita dell’ostrica, dal momento in cui la larva fluttua nell’oceano in cerca di un sostegno idoneo a cui attaccarsi, fino a quando finisce… in pentola, complice anche la fama del suo potere afrodisiaco.

Ciò che rende piacevole e originale questo ricettario di cucina è l’ironia che accompagna la presentazione delle ricette, i riferimenti introspettivi, i ricordi, soffusi di un sottile rimpianto per i tempi passati, gli incontri, i viaggi, la descrizione degli ambienti dove ha gustato le ostriche, dai più popolari ai più famosi e raffinati ristoranti frequentati dall’alta società e da gourmet in tutto il mondo.

Colpiscono in particolare le prime ricette, originarie degli Stati orientali degli USA: le ostriche sono cotte con una tale profusione di ingredienti grassi, ipercalorici, che quasi te li senti sullo stomaco mentre le leggi.

Infine, la Fisher illustra come le povere ostriche vengano indotte a produrre le perle, quelle meravigliose sferette di cui le donne amano ornarsi.

Anna Signori

***

Non è da tutti concepire un libro su di un mollusco parlandone come ad un amico e facendone umorismo allo stesso tempo descrivendone le caratteristiche biologiche, senza che si traduca in una noia per il lettore. L’autrice non trascura neanche le sue qualità afrodisiache ed il suo valore culinario. Ne risulta in quest’ultimo caso una carrellata di ricette non sempre conosciute, specie per chi di ostriche non fa uso. Con umor e grazia M. Fischer ci presenta nel suo libro un essere a molti sconosciuto nella sua intimità. Da piatto povero si torna col tempo alimento riservato a ceti sociali facoltosi. Non mancando inoltre divertenti aneddoti di questo mollusco che

ora è maschio e poi si torna femmina a seconda delle circostanze

Graziella Tognetti

***

Già l’aggettivo “sentimentale” riferito alla biografia dell’ostrica la dice lunga sul contenuto e sul significato del libro per me godibilissimo come il gustoso crostaceo di cui sono ghiotta.

Il profilo dell’autrice che ha trovato nel cibo e nella sua confezione un percorso emozionale tocca le mie corde facendomi percorrere, durante la lettura, succose strade di benessere psico-fisico.

Così l’ostrica che conduce, passo dopo passo, un’umanizzata “esistenza terribile ed al contempo eccitante” mi ha immerso in una natura popolata di esseri la cui vita è affidata al caso come accade a ciascuno di noi e tra me e quest’esserino chiuso nelle sue valve ma capace, se il caso glielo permette, di creare e custodire un tesoro quale la perla, si è creata, per tutta la lettura, quasi una “sorellanza”. Per non dire delle strepitose quanto improbabili, per noi moderni, ricette che ho letto una ad una gustandomi una sorta di aroma letterario.

Gabriella Vezzosi

***

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it