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Cioccolata a colazione di Pamela Moore
Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vicenza “SentieriDiLettura”
coordinato da Marianna Repele
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Pagine pregne di tristezza, vite disordinate, ricerca di glamour e pre-adolescenti adultizzate: uno sguardo sulla contraddizione americana, che emula il mondo bigotto, rigido nelle regole e proibizioni della vecchia Europa, ma che sente la necessità di mettersi in risalto sperimentando le trasgressioni, la ribellione, la libertà della nuova America. Come donna, fa male pensare che l’emancipazione femminile sia passata attraverso il corpo: autolesionismo, dipendenze, abusi, trivialità, gesti estremi, suicidio, per conquistare parità di trattamento a scapito di diritti altri. Se la giovane protagonista è vittima di tutto ciò, l’universo maschile sembra beneficiarne, contribuendo a trasformare una bambola di legno in una ragazza dannatamente sexy. Eppure questa generazione perduta in fondo voleva qualcosa di antico: sentirsi amata.

Rosanna Cazzola

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Cioccolata a colazione offre una visione amara degli anni Cinquanta e spiega in maniera chiarissima il mal di vivere di quella generazione. Emblematica è la personalità di Antony Neville: artista decadente, abile nel gioco della seduzione, critico della società, disinvolto e capace di vivere al riparo dalla paura del rifiuto. Ho sofferto nell’osservare Courtney e Janet, che, spinte dalla solitudine, si abbandonano al lusso sprecato nei cocktails, al sesso regalato in amori senza emozione, alle giornate vissute senza l’impegno di un lavoro. Quasi atteso è stato per me lo slancio nel vuoto di Janet, abbandonata da tutti e incolpata dal padre alcolizzato di essere la causa del peggioramento della madre, mentalmente instabile. Diversa è la via d’uscita per l’altra protagonista, Courtney. Quando il suo castello di sabbia si sgretola di fronte alla realtà del suicidio dell’amica, ritorna “alla vita”, forse in modo troppo improvviso e in nome di una morale perbenista Inaspettata e dettata da un desiderio di ovvio lieto fine appare anche la presa di coscienza del ruolo genitoriale da parte del padre e della madre della ragazza. Ma il benessere economico che vogliono offrirle colmerà la solitudine di un’adolescente per la quale la giovinezza è un’età spaventosa?

Antonella Burrini

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Figlia di un’attrice in declino e di un padre assente, Courtney una ragazzina di 15 anni,  bella  inquieta e solitaria, tenta di scoprire chi è veramente, "la giovinezza è un età spaventosa" dice lei; Courtney vuole essere amata, più che amare e vuole essere amata in modo raffinato. Lascia il collegio per vivere con la madre ma l’ambiente in cui si trova la porta ad abusare di alcol, a concedersi amori con uomini più grandi, a una vita completamente sregolata. Il suicidio della sua unica amica Janet, porterà Courtney ad una presa di coscienza. A questo punto mi sono domandata: se non ci fosse stata questa tragedia, Courtney avrebbe avuto la forza di cambiare vita? Spesso sono gli eventi traumatici che ci impongono i cambiamenti più difficili, ma è proprio in quel momento lì che esce il carattere di una persona, che nonostante l'ambiente avverso riesce a reagire in modo positivo e riscattarsi. C’è da chiedersi, quanto siamo responsabili noi genitori per il futuro dei nostri figli, quanto la mancanza di ascolto possa fare la differenza, e quanto l'amore dev'essere più grande verso loro che per noi stessi. Un libro che consiglio senza dubbio a tutti, lo si può vivere da figlio/a o da genitore, e chissà che insegni qualcosa ad entrambi.

Stefania Dalla Gassa

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Questo romanzo anche se scritto negli anni cinquanta rimane sempre attuale. L’autrice attraverso la storia di Courtney Farrel e Janet, adolescenti che nella ricerca di un amore che non riescono trovare in famiglia, conducono una vita sregolata fatta di sesso, alcool, noia, descrive l’insicurezza dell’adolescenza, tocca il tema dell’omosessualità, del suicidio, delle difficoltà generazionali il tutto nel tentativo di raggiungere l’età adulta e quindi la felicità. Ho letto questo libro la prima volta che ero da poco uscita dall’adolescenza, allora non riuscivo concepire che un sistema di vita così diverso dal mio vissuto potesse creare le stesse difficoltà nell’affrontare la vita. Nel rileggerlo mi rendo conto che nulla è cambiato, l’adolescenza è un’età difficile, le difficoltà dei ragazzi nel rapporto con i genitori, l’insofferenza nel seguire le regole, li porta a trasgredire, in modo più o meno eclatante, a tutto ciò che non riescono ad accettare.

Francesca Bevilacqua

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Pamela Moore in questo libro racconta la vita negli anni 50’ di una certa parte di società benestante tra

Hollywood, con gli attori e tutto lo star system, e New York con gli studenti figli di famiglie agiate.

Attraverso la protagonista Courtney ragazza solitaria ed introversa ci fa conoscere entrambe le realtà. Passa dalle feste e dagli eccessi degli attori amici della madre alle feste e agli eccessi dei propri coetanei a New York. Conoscerà vari ragazzi qualcuno superficiale che passa tutti i giorni a sbronzarsi. Qualcuno, come Anthony, che conduce una vita in stile dandy, aspirando ad una vita da intellettuale ed artista. Ed infine Janet, la migliore amica, la ragazza ribelle che finirà tragicamente suicidandosi.

Ho trovato in lei il senso di questo libro, rappresenta la ribellione contro la generazione precedente, dando al via una serie di cambiamenti che sarebbero avvenuti in maniera ancora più forte nel decennio seguente.

La sua triste fine rappresenta il male di vivere, tema che ricorre spesso anche in Courtney. Nonostante vite agiate in cui potrebbero avere tutto, c’è una fragilità che le porta ad abusare di alcool a tutte le ore del giorno. “E’ il difetto dei castelli di sabbia. Sono effimeri, destinati a crollare. Fa parte della loro bellezza.”

L’autrice che conosce bene tutto questo scrive un bel libro diretto, duro e reale.

Marco Tonin

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Il Romanzo, scritto e ambientato negli anni 50, presenta molte note autobiografiche.

L’autrice, all’epoca diciottenne, descrive in modo realistico e a tratti quasi brutale, le esperienze della

quindicenne Courtney Farrel, alle prese con l’età adolescenziale, in un mondo di adulti freddi e distanti, totalmente incapaci di comprendere i propri figli. È un grido d’aiuto per mancanza d’affetto e una denuncia per assenza di comunicazione che fanno riflettere.

Temi audaci come la sessualità, la depressione, l’abuso di alcool e sigarette, vengono trattati con una

sfrontatezza e una spontaneità da renderli eternamente attuali.

Tutto il romanzo è permeato dal male di vivere, dalla dolorosa consapevolezza che la felicità è solo un’illusione, un istante trascorso in un rifugio segreto dove si può essere sé stessi. Mi ha fatto pensare molto: è davvero così alto il prezzo che si paga per diventare adulti?

Maria Lorella Posenato

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La solitudine. È quello che colpisce in questo romanzo. Non solo la devastante solitudine della protagonista, Courtney, ma anche quella di tutti i personaggi che le ruotano intorno. La madre, un’attrice in declino; la migliore e unica amica Janet, che alla fine si suiciderà; Anthony, il suo amante; le compagnie di amici con i quali si diverte alle feste …. Tutti immersi in un vivere vuoto, stanco, autodistruttivo che cercano di colmare stordendosi con quantità enormi di alcool, e che si può essere riassumere in questa frase: “Ma la vita non può essere sempre pulita e colorata. La bruttezza è ovunque. Solo che noi fingiamo di non vederla.”

Elide Vicentin

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Il libro lascia un po’ interdetti quando si scopre che è stato scritto nel 1956 quando l’autrice era appena diciottenne, racconta tramite la protagonista (che si capisce essere l’alter ego dell’autrice) la storia di vite sregolate nell’America di quegli anni attraverso personaggi quali la madre alcolizzata, l’amica sofistica, feste, alcol, cocktail e ancora alcol. La parte del libro che mi è piaciuta di più è la scrittura pulita, probabilmente dovuta agli anni in cui è stato scritto e cioè raccontare la malizia e il sesso senza scrivere alcuna bruttura. Le parti che mi sono piaciute di meno sono quelle in cui c’erano quei dialoghi filosofeggianti per dare una risposta a tutto senza in realtà sapere niente. Libro da leggere anche per il dramma umano che ci sta dietro, ho scoperto un mondo che non sapevo che già settanta anni fa fosse a questi livelli pur ammettendo di non avere particolare simpatia per i drammi dei giovani ricchi.

Cinzia Caliaro

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Nel leggere il libro ho trovato la storia molto attuale: anzi simile alla situazione dei giovani d’oggi. La protagonista vive la sua adolescenza non affrontando i problemi ma si aggrappa spesso all’alcol e si rapporta con dei suoi conoscenti senza legame di sentimento come modo per entrare nel “mondo degli adulti”. Per concludere sono rimasta colpita dal suo atteggiamento d’ indifferenza:anche dopo la tragica scomparsa dell’amica mi aspettavo che facesse scelte diverse per il suo percorso di vita.

Sara Groppo

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Pubblicato nel 1956, è un romanzo di formazione che mette in luce temi adolescenziali e problematiche di vita che diedero al tempo gran clamore.

Attraverso uno stile semplice ed efficace mostra una Hollywood in declino, dove adolescenti e adulti cercano di sfuggire ai problemi della vita rifugiandosi in illusioni, in feste incessanti e nel tentativo di trovare una felicità duratura. Ciò che mi ha colpito maggiormente del romanzo è il personaggio Janet, compagna di stanza di Courtney a Scaisbrooke, che mostra un'adolescenza spezzata dalla violenza del padre, dall’inettitudine della madre e da una società, quale l’America degli anni cinquanta, che esilia le donne a semplici madri e casalinghe. Il romanzo è dunque imperniato dall’assenza di rapporti interpersonali e da un linguaggio muto che grida temi come l'omosessualità e il suicidio giovanile.

Valentina Fracca

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Uno spaccato della Hollywood dissoluta, dove domina apparenza, denaro e conoscenze: qui deve crescere un adolescente che fa i conti con la propria età, con una famiglia divisa, con un modello materno traballante. Il libro è improntato sui dialoghi tra i personaggi, molto descrittivo, sembra di essere immersi in uno di quei vecchi film in bianco e nero. Per chi ama il modo patinato e la polvere sotto il tappeto

"Ma non tocca a noi risolvere il problema della Generazione perduta. Ne abbiamo persi tanti. Uno più, uno meno..."

Chiara Tullini

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Confesso che la prima metà del libro non mi ha entusiasmato. Courtney, la protagonista, e i suoi amici mi sembravano ragazzi persi nell’alcool solo per il gusto di trasgredire. Ma poi, piano piano la scrittrice ci svela perché malgrado le apparenze, la vita passata tra feste, pranzi e cene al ristorante, bei vestiti da sera non sia da invidiare! La solitudine sarà la compagna di Courtney ma alla fine, malgrado tutto, riuscirà a trovare la sua identità.

Nives Giambellini

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Un libro scorrevole che ti invoglia a leggerlo anche se l’ho sentito  permeato da una profonda tristezza.

Questi giovani adolescenti allo sbando, fiumi di alcool, sigarette, senza moralità e la cosa più triste in assoluto l’assenza dei genitori. O quanto meno, gli adulti che dovrebbero essere delle guide, sono loro stessi persi in vite tristi, povere e solitarie.

Totalmente inesistenti. Avendo una figlia adolescente non ho potuto far a meno di fare dei confronti, mi sono chiesta che tipo di madre sono... e una delle cose, che pur non approvando per come erano vissute, mi ha portato a fare un confronto con  il momento che stiamo vivendo... mi dava strano leggere di queste feste, di questi ritrovi... mi sembrava una cosa lontanissima di un’altra epoca ma soprattutto una cosa sbagliata... perché ora viviamo le feste come pericolo, proibizione ma nello stesso tempo mi sentivo dispiaciuta e impotente pensando ai miei figli ai quali viene tolta la possibilità di vivere le loro esperienze e di stare assieme... Insomma un libro che mi ha fatto riflettere sia come madre che come persona.

Alla fine del libro ho scoperto che la scrittrice è morta suicida a soli 27 anni e forse La depressione e la tristezza spesso percepita nel libro era proprio lo stato d’animo di Pamela Moore.

Paola Mazzoco

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Un romanzo simil decadente dove ricchezza fa rima con fallimento, gioia fa rima con noia e dove il male di vivere annegano nell’alcol della solitudine, in un sottofondo alla Francis Scott Fitzgerald.

Due adolescenti disincantate e ribelli sono lanciate nel mondo troppo in fretta, proiettate in una realtà dove gli adulti sono l’antitesi del genitore-educatore modello e dove in ogni momento sembra si sia in bilico su un precipizio esistenziale dove è più facile cadere e farla finita che andare avanti ed affrontare la vita crescendo.

Un romanzo degli anni ’50 ma attualissimo, come ieri, anche oggi i giovani spesso non hanno reali e forti punti di riferimento, si lasciano vivere nell’attesa che succeda qualcosa e dove le foglie morte della solitudine spesso rappresentano un disperato bisogno di amare e soprattutto di essere amati.

Marianna Repele

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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