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Corri, coniglio di John Updike
Einaudi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palmanova “LiberMente”
coordinato da Maria Renata Sasso
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Romanzo di rottura del sistema di schemi precostituiti nelle relazioni familiari e sociali che va oltre i preconcetti ed i luoghi comuni.

L'abitudine diventa un non luogo da stravolgere e da privare di ogni significato, i temi della vita quotidiana vengono snaturati.  Lo squallore ed il degrado che caratterizza le relazioni è quello della desolazione ed i personaggi vivono nella desolazione, nessuno riesce a salvarsi. L'io narrante, pur agendo per sovvertire qualsiasi forma di stabilità, vive il non senso della propria esistenza con anaffettività, da spettatore.

Miriam Del Pin

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Un libro pieno di dolore, pieno del disagio esistenziale di un uomo incapace di affrontare la vita. Infantile, indeciso, egoista, maschilista, irresponsabile, la sua fuga non potrà portarlo da nessuna parte, tantomeno verso la libertà. Updike espone con uno stile duro e un ritmo disordinato le lunghe riflessioni del protagonista, i suoi continui cambiamenti di idea e di umore, ci fa così entrare nella sua mente con grande abilità narrativa.

Ma, a dir la verità, in me non è nata alcuna empatia con questo personaggio tutto ripiegato su se stesso, privo di qualsiasi capacità di evoluzione, così come si presenta all’inizio tale e quale è alla fine. Non ho poi apprezzato le lunghe descrizioni di luoghi urbani, estremamente dettagliate, fini a se stesse, che rompono il ritmo della narrazione e appesantiscono la lettura.

Daniela Galeazzi

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Harry Angstom è il rabbit, il coniglio che accompagnerà per tutta la sua carriera letteraria John Updike, Nobel vergognosamente mancato per l’insipienza e l’ignoranza dei soloni dell’Accademia Svedese, scuole “alte” (Harvard, Oxford), ego smisurato, scrittura cristallina, conservatore orgoglioso, un Pulitzer che non si butta mai via, un linguaggio che non ammette ovvietà.

Updike ha due anni in più di Rabbit Angstrom quando pubblica il primo dei quattro libri della saga di Coniglio. Un’età in cui non si dovrebbe conoscere il dolore, quel dolore di cui tutto il libro è permeato, provocato per metà dal destino, per il resto dalla sciatteria mentale. E in mezzo, Rabbit, che continua ostentatamente a mandare in aria la sua vita alla ricerca di quella giovinezza che forse ha avuto, che probabilmente ha solo sfiorato.

Salvina Gentiluomo

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Premetto che questo romanzo mi è piaciuto solo parzialmente.

Dal punto di vista formale ho trovato apprezzabili l’eleganza e l’originalità dello stile e l’essenzialità del linguaggio.  La sovrabbondanza descrittiva rende un po’ noiosa la lettura, soprattutto nella prima parte dove risulta complicato cogliere le tematiche trattate anche a causa di un ritmo narrativo alquanto disorganico e slegato. Sono comunque presenti alcuni passaggi descrittivi con caratteristiche di poeticità, altri che si avvalgono di efficaci atmosfere oniriche. I personaggi sono poco coinvolgenti e il protagonista è una specie di antieroe mediocre e inconcludente, un irresponsabile adulto-bambino che cerca la libertà con la fuga reiterata dalla realtà e per quanto mi riguarda non ha suscitato in me un minimo di simpatia.

Va riconosciuta all’autore un’apprezzabile capacità introspettiva che però non riesce a emozionare.

Clara Maggiore

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Di questo romanzo non mi sono piaciuti i personaggi: durante tutta la narrazione sono delle persone squallide, che vivono in luoghi squallidi ed hanno relazioni squallide, non c’è in loro alcuna evoluzione. il protagonista sembra fuggire costantemente da ciò che lo ancora alla sua realtà, ha una perenne nostalgia del passato, non ha creato empatia in me. Dal punto di vista Letterario lo stile è realistico, crudo, pungente. Ci sono scene ben descritte, a volte prevale lo stile sovrabbondante, esagerato l’uso di aggettivi. Non mi ha catturato, la qualità dei personaggi mi ha tolto l’entusiasmo della lettura.

Margherita Menapace

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Corri, Coniglio è un libro che porta il lettore nell’America degli anni 50, nel suo conformismo e nel suo utilitarismo soffocanti, in un mondo che il protagonista, Coniglio, è incapace di affrontare, troppo complicato, troppo controverso e troppo lontano da lui. In questo romanzo che vuol essere soprattutto un’analisi psicologica, Updjike, ora adottando uno stile crudo ed essenziale, ora dilungandosi in fastidiose e quasi surreali descrizioni, rende appieno il senso di estraneità e di spaesamento e mette volutamente a disagio il lettore di fronte all’incapacità di contatto, alla disillusione, alla profonda frustrazione del protagonista. Ma nella sua ricerca di una via di fuga, pur suggerita dall’aspirazione di sottrarsi alla limitatezza e alla mediocrità della sua vita, pur dettata da un profondo bisogno di libertà, Coniglio ci appare un uomo perso nei meandri dei suoi pensieri e delle sue allucinazioni, incapace di controllarsi, di abbandonare il proprio egoismo, e soprattutto incapace di assumersi le sue responsabilità, in una continua distruzione di sé e di tutto quello che può tenerlo legato alla realtà: un uomo che non riesco a giustificare.

Giuseppina Minchella

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Lessi “Corri Coniglio” una ventina di anni or sono, su consiglio di una mia cara amica che ne era rimasta entusiasta.Lo definì estremamente introspettivo, ne esaltò la prosa essenziale, i dialoghi secchi, il taglio cinematografico e in qualche modo lo paragonò al famosissimo “On the Road” di Kerouac: Harry tragico eroe di un'America ria, dedita al conformismo e al materialismo! Ho una regola ferrea, inculcatami da quella grande lettrice che fu mia madre: un libro va letto sino in fondo, anche se lo si dovesse trovare noiosissimo, verbosissimo, al limite dell'insulsaggine...potrebbe sempre serbare delle belle sorprese!È in nome di questo principio che, faticosamente, giunsi all'ultima pagina di “Corri Coniglio”, peraltro vanamente attendendo “la bella sorpresa”! “Corri Coniglio” appassionò talmente la mia amica che, nel tempo, continuò a seguire le peripezie di Harry “Coniglio” Angstrom e, con immutato fervore, lesse “Il ritorno di Coniglio”, “Sei ricco Coniglio” e “Riposa Coniglio”.Da parte mia, mi fermai alla prima avventura del suddetto Coniglio, senza per questo giungere a scalfire un'imperitura amicizia o la chiara fama di Updike: sta di fatto che alla mia amica Coniglio piacque, a me no!

Maria Grazia Pluchino

 

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Corri coniglio considerato da autorevoli scrittori quali Barnes e McEwan come miglior romanzo americano del dopoguerra, descrive un irriducibile rappresentante dell'americano medio. Ho trovato il libro un po' noioso per le sue descrizioni infinite, che mi hanno permesso comunque di apprezzare la descrizione della provincia americana.

Romano Laura

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Il personaggio di Coniglio Angstrom è irritante e imperversa in tutto il lunghissimo, estenuante romanzo differenziandosi dalla restante inanimata e ordinaria umanità semplicemente perché l’autore ha deciso di farne il protagonista principale, senza alcun valore aggiunto, se non i suoi patetici tentativi di fuga o i suoi avidi sguardi indagatori su culetti e tettine. Lo squallore del vivere in questo sobborgo della provincia americana è palpabile, una mediocrità senza speranza, una monotonia che, questo bisogna dirlo, l’autore riesce benissimo a trasmettere. Infatti è molto noioso.

Angela Ripamonti

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All’inizio un po’ lento, in seguito però la lettura mi ha appassionato, soprattutto per lo stile scorrevole, chiaro, coinvolgente. Intenso è l’affresco della società americana degli anni Cinquanta. Updike racconta la fuga di “Coniglio” alla ricerca della libertà perduta e, credo, di una felicità che alla fine non trova. Il personaggio mi sembra infantile ed egoista, ma una parte di me ancora libertaria, nonostante la mia età, mi porta a parteggiare per lui. Ma perché lo hanno chiamato “Coniglio”?

Rossi Lucio

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John Updike rappresenta molto bene il dramma di questo giovane uomo alla ricerca della propria identità. Una ricerca esistenziale che appare sconclusionata, mossa da spinte episodiche, esiziali. Fa da sfondo alle sue vicende, mirabilmente descritta dall’autore, la provincia americana più anonima. Il protagonista ne subisce le regole senza condividerle, in un perenne stato di contraddizione, di confusione, di indeterminatezza. Harry semina offese, dolori, perfino morte con inconsapevole facilità, indifferenza, incapacità di vedere le conseguenze delle proprie azioni. I brevi pentimenti vengono annullati da nuove pulsioni istintive e ingenue, da bambino non cresciuto qual è. No, non sono riuscita ad immedesimarmi, non ho parteggiato per questo Coniglio che corre, corre come impazzito senza saper governare sé stesso e il piccolo mondo che lo circonda. Non si prova simpatia nemmeno per i personaggi con cui interagisce, ognuno tratteggiato con grande chiarezza da Updike nella loro personalità piccolo borghese, nessuna di loro è in grado di fornire a Harry un appiglio sicuro, nemmeno il personaggio drammatico di Ruth, la donna da cui si rifugia nell’ultima fuga del libro. La storia di Harry mi ha messo a disagio, forse era proprio questo lo scopo di Updike, ma ne ho molto apprezzato la scrittura e l’abilità nel descrivere con profonda obiettività personaggi, ambienti e società dell’America degli anni Sessanta.

Maria Renata Sasso

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Ambientato in America a fine anni 50 del secolo scorso, è incentrato sulla figura di Harry Angstrom un ragazzo immaturo ed inaffidabile che non si cura delle conseguenze dei suoi atti. Abbandona la moglie alla seconda gravidanza e intesse una relazione con un’altra ragazza che lascerà, dopo pochi mesi, incinta. Come un coniglio scappa! Ho avuto, da subito, poca simpatia per questo egoista. Significativi alcuni passi all’inizio del libro. La giovane moglie, in attesa, ha acquistato un costume da bagno “perché mi faceva sembrare più vicino il momento che riuscirò a infilarmelo”. Mi ha colpito la risposta di Harry Angstrom: “Alle altre donne piace essere incinta, cos’hai tu di tanto speciale?”. Il successo del libro fa pensare che, a suo tempo, la critica non abbia colto il messaggio sessista del testo, oggi una simile insensibilità non può essere passivamente accettata! Vanno riconosciute accurate descrizioni di luoghi e personaggi.

Miria Turcato

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Lo sfondo del romanzo rappresenta la provincia americana, piatta e monotona, e quest’uomo, il protagonista Harry, soprannominato Coniglio, che si stanca di quel lento trascorrere, cercando nella fuga il coraggio di uscire da quel tipo di esistenza e quindi dal mondo al quale appartiene.

Quello che si coglie, alla fine del romanzo, è la storia di un uomo inconcludente alla ricerca continua di qualcosa che nemmeno lui sa. La sua è appunto la ricerca di qualcosa che lo faccia uscire dalla noia esistenziale nella quale si trova invischiato ed immerso, una corsa alla ricerca di conferme nei personaggi che lui incontra e che comunque non riusciranno ad appagarlo. Il pastore Eccles, la prostituta Ruth ed il suo allenatore Tothero, sono appunto fra i suoi incontri durante la fuga dalla moglie Janice, che fa parte della quotidianità. Pregnante in tutto il romanzo il disagio esistenziale del protagonista, che crede nella fuga e nella ricerca di trovare risposte a qualcosa che non riesce a comprendere. Una lettura non sempre scorrevole, con brevi e secchi dialoghi, che si contrappongono a paragrafi descrittivi a volte troppo lunghi sulle tematiche affrontate dall’autore.

Francesca Venezia

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Harry conduce un’esistenza grama e insoddisfacente, un’amara realtà che lo induce spesso a precipitose fughe, lontano dalla vita coniugale e lavorativa rivelatesi scialbe e inconcludenti. Personaggi, luoghi, fatti, circostanze, sentimenti, riflessioni accompagnano il lettore, coinvolto da uno stile gradevole che l’autore ha arricchito con una dovizia di particolari davvero ampia, a volte anche eccessiva, per rendere accettabili, credibili, giustificabili le sfortunate avventure del Coniglio in questa prima tappa della sua saga. Sembra quasi che i personaggi “escano” concretamente dal libro, avvolgendo il lettore nel mondo del protagonista.

Diego Virgilio

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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