< Libri e lettori

Cuore di Edmondo De Amicis
Mondadori

 

***

Circolo di lettura di Robinson
di Civitanova “Scriptorama”
coordinato da Luca Pantanetti
***

 

 

È il famosissimo diario di un bambino piemontese che racconta il suo ultimo anno di elementari nella scuola post-unitaria. Un libro che dovrebbe essere letto con attenzione, poiché vi si ritrova, come sostenne Eco, quell’ambiguo socialismo umanitario che precedette il fascismo. Lo vediamo, ad esempio, nelle esaltazioni incondizionate di Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele, lo vediamo nella società, che al di là dei baci e degli abbracci mielosi tra muratorini e ingegneri rimane rigidamente chiusa: ai figli degli operai spetta al massimo il secondo posto e da grandi faranno gli operai, senza possibilità di ascesa. L’unica chiave di lettura critica al mondo deamicisiano la offre la risata del “malvagio” Franti: egli ride perché rifiuta di accettare l’ideologia, senza prima discuterla, dibatterla.

Marta Senigagliesi

***

Rileggerlo dopo circa 60 anni dalla prima lettura è stata un’esperienza particolare, che tuttavia mi ha trasmesso emozioni, al di là delle riflessioni sulla lontananza della società descritta, alcune pesantezze del moralismo e dell’intento pedagogico, della divisione troppo netta tra bene e male. Ho trovato anche attuali alcune problematiche, alcuni intenti morali, Interessante comunque la fotografia della società del suo tempo: emigrazione, lavoro giovanile, miseria.

Nives Piazza

***

Cuore, di Edmondo De Amicis, è il racconto commovente e commosso di un anno scolastico in un’epoca così vicina alla nostra eppure così lontana per valori umani e sentimenti di amore per la patria. Questo romanzo, che con la sua forma di diario ci avvicina emotivamente al giovane autore, fornendoci, al contempo, il ritratto di un’Italia molto più povera ma in fermento per l’appena raggiunta unità.

Impossibile non affezionarsi a questi giovani personaggi con la loro umanità e la loro bontà d’animo. 

Lucia Botta

***

Cuore è la melassa e la cattiveria. Tutti ricordiamo le avventure di Enrico Bottini e dei suoi compagni di classe. Una classe di sfigati e perfetto mix dell’Italia di allora ma purtroppo anche di oggi, con i suoi poveracci, i suoi animi nobili e i suoi meschini e ridicoli leccapiedi. De Amicis è stato non so se ingenuo o feroce e - attraverso la cartolina zuccherosa e infiocchettata dalle commoventi storie mensili del maestro Peroni - ha in realtà raccontato quanto ingiusta, crudele e cattiva fosse la società del nostro bel paese all’alba dell’unità. Un libro da rileggere per scoprire la polvere nascosta sotto il tappeto. Ma ci vuol occhio, ahimè, anche per sentire l’ironia crudelissima nascosta nel trattamento riservato al povero Franti. Cuore, un libro che acquista un sapore molto più amaro dopo aver letto le riflessioni che Umberto Eco gli dedicò. Voto? 6, ma solo se come contorno ci mettiamo un po’ di storia e sociologia.

Eleonora Tassoni

***

Rileggere il Libro Cuore da adulta non è stato solo ritornare indietro nel tempo, quello delle scuole elementari, quello in cui tutti abbiamo letto i racconti che vi sono contenuti e che non abbiamo mai dimenticato per le emozioni che hanno saputo trasmettere. Oggi ritrovo in quelle pagine ben altro poiché la centralità della scuola nella vita di ciascuno salta fuori con prepotenza, come luogo formativo per eccellenza nel lungo percorso che consente all’allievo, bambino e poi adolescente, di costruire il proprio sé e il proprio mondo al di fuori del contesto familiare. Ecco che, dunque, questo libro offre un’occasione di riflessione su quanto debba accadere in una comunità educante per la costruzione della persona, per occupare un posto nel mondo con consapevolezza. Lungi dall’essere un romanzo anacronistico, Cuore resta un “Libro” da leggere per tante tematiche contenute, attinenti ai principi morali sui quali ognuno è chiamato a informare la propria esistenza.

Paola Chiucchi

***

Penso che sia stato il primo libro “vero” che ho letto nella mia infanzia e sicuramente a suo tempo mi aveva colpito. Mi ha fatto piacere riprenderlo con altra disposizione. Il diario dell’anno scolastico scritto da Enrico, si alterna a dure/affettuose lettere scritte dai genitori per correggere comportamenti sbagliati e alla narrazione mensile di atti eroici, compiuti da ragazzini.

Il fine del romanzo è chiaramente educativo: siamo all’indomani dell’unità nazionale e bisogna formare gli “italiani”. Le idee vicine al socialismo dell’autore sono evidenti. Tuttavia rigida resta la divisione in classi: il figlio del fabbro, con tutto il rispetto per il lavoro, passerà dalla scuola alla bottega e sarà un bravo fabbro; Derossi e lo stesso Enrico andranno al ginnasio poi all’università e saranno medici o ingegneri. Un salto di classe non è ancora previsto dall’autore.

Patrizia Lucarini

***

Perché leggere Cuore nel 2020. Quando Franti non è più solo “malvagio” ma è solamente affetto da Disturbi di Apprendimento. E potrebbe diventare un influencer milionario. Quando Stardi non è certamente solo colui a cui si danno botte sulla nuca davanti alla sua libreria così duramente costruita in quanto la sua tenacia bovina potrebbe portarlo a guidare un’azienda di calzature in cui vorremmo essere assunti dopo essere sopravvissuti alla pandemia del momento. E quando Derossi, cervello generoso con i superpoteri, potrebbe esserci molto utile per inserirci nella Silicon Valley..

Leggere Cuore oggi significa prendere consapevolezza che in fondo l’essere umano non è affatto cambiato, dopo tutte le rivoluzioni novecentesche. Esistono ancora i Coretti, la maestrina dalla penna rossa si muove tra i banchi senza rotelle con i pantaloni a zampa e la mascherina, e quel Garrone che tutti vorremmo avere come amico del cuore.

E se urliamo con sdegno che quella era solo una società classista basata sul censo, altamente elitaria ed anelante alle disuguaglianze, io mi giro e sorrido, tristemente. Se adesso così non fosse ancora, perché in questo momento i “poveri” muoiono come mosche nelle terapie intensive e i “ricchi” dopo due giorni ne sono fuori, in salute come prima?

Daniela Pallotta

***

La parola cuore si apre nei suoi molteplici significati che si intreccia nel romanzo che De Amicis ci racconta. La storia è narrata da Enrico, un alunno di terza elementare, che ci porta nella sua classe. Qui si rimane affascinati dall’idea di voler far parte di questa classe, di avere amici come Garrone e Stardi, studiare con Derossi, e trascorreremo insieme a loro, con i maestri e gli altri compagni l’anno scolastico. Il testo invita ad una formazione dell’individuo e della società, un cuore fatto di valori come lealtà, dedizione alla patria ed alla famiglia. Si parte dal cuore, si parte da libro cuore e poi...

Marco Moretti

***

Un libro pieno di tutto il buono ed il bene possibile.

L’avevo letto a scuola, rileggerlo, oggi, è stato come guardare un film d’altri tempi.

In un’epoca in cui gl’insegnanti, rischiano la vita, se solo si permettono di sgridare o dare un brutto voto ai propri alunni, il libro Cuore può essere catalogato nel reparto FANTASY delle librerie odierne.

I tempi cambiano e purtroppo i “sani valori” sembrano essersi persi...

Posso dire che rileggerlo è stato piacevole e nostalgico.

Barbara Belletti

***

Per anni un classico imposto contro ogni accusa di anacronismo, e per anni ulteriori invece rifiutato come l’orpello di un’Italia obsoleta e obliterata, che preferiva non ricordare quanto avevamo creduto di poter diventare grandi, Cuore è contemporaneamente un libro di storia, un romanzo di formazione - del lettore non meno che dei suoi protagonisti - un manuale dei costumi di fine Ottocento e una macchina del tempo. Un apparecchio alimentato a delicatezza e misericordia, pieno di difetti come tutte le macchine del tempo, e di errori da non commettere: non giudicate, non interpretate, non post-leggete. Leggete. Guardate. Sentite.

La storia è ambientata, linearmente e con le note metanarrazioni interne, lungo la la terza elementare di Enrico Bottini e dello sfaccettato carnet di caratteri che compongono la sua classe - e tutte le classi italiane della belle époque. Bottini, Derossi, Precossi, Coretti, Franti, Stardi, Nobis, il maestro Perboni e gli altri, tra nobili, popolani, figli di traffichini e delatori in fasce, custodi di un’epoca già morta e fantasmi del triste Natale futuro, fotografie sbiadite dell’età dell’oro o prodromi futuristi di otto anni, sublimano e concentrano il coacervo di umanità che si affastellava sullo scenario risorgimentale, il quale - in barba a Umberto Eco e ai suoi pur brillanti elogi - non poteva essere altro che retorico. Ricordiamo i passi che abbiamo calcato: come avremmo potuto essere altrove, allora? Che fosse infame o semplicemente infausto, il nostro destino è già stato. Ma se c’è un libro che merita il nostro spleen, è Cuore.

Leggete. Guardate. Sentite. Perdonate.

Giovanna Vizzaccaro

***

Leggere Cuore è un toccasana per lo spirito, oltre che una finestra su un’epoca che non c’è più.

Tutti siamo stati Enrico, alla scoperta della vita, con simpatie e inimicizie, innocenti come lo è lui.

In un momento storico come quello in cui ci troviamo, in cui il mondo si fa sempre più pericoloso, Cuore evoca per me delle possibilità. La possibilità di essere persone migliori, compassionevoli, che riconoscono il valore di studiare e non invidiano il talento altrui ma, anzi, lo ammirano e ne sono ispirati.

Mi auguro che questo romanzo continui ad essere letto e non si perda nell’oblio del vecchio e polveroso.

Valeria Scarlato

***

Fotografia della storia e della società d’Italia di fine Ottocento, in particolare della scuola italiana secondo la legge Casati, sebbene la classe di Enrico sia composta anche da ragazzi di età superiore (testimonianza dell’irregolarità del rispetto delle leggi scolastiche per quanto riguarda l’accesso all’istruzione).

Tuffo all’indietro in un mondo in cui predomina il paternalismo, il patriottismo da dimostrare con il dovere di difendere la Patria (dovere rimasto nella nostra Costituzione), l’idea della scuola come ascensore sociale, la necessità dell’impegno dei bambini e dei ragazzi nell’aiuto alla propria famiglia, la centralità della famiglia (tradizionale), l’emigrazione per motivi economici, la sofferenza da riscattare in un’altra vita, quella ultraterrena. Il tutto caratterizzato da costanti slanci eroici, che sembrano essere l’unico modo per realizzare la propria “missione”.

Forma letteraria di fine Ottocento, con linguaggio arcaico e ampolloso.

Non è un libro per pre-adolescenti, sebbene sia consigliato per questa fascia di età.

Monia Mancinelli

***

Per parlare di Cuore, anzi del librocuore come noi piemontesi siamo stati abituati a chiamarlo dalle nostre maestre e professoresse delle scuole medie, dobbiamo scomodare nientemeno che il pathos, ovvero la capacità di un’opera di suscitare “emozione affettiva e commozione estetica”. 

Perdonatemi la citazione dalla Treccani, ma l’intento di Cuore era proprio questo: commuovere. Non far piangere, ma smuovere i sentimenti dei lettori attraverso le vicende narrate e soprattutto attraverso il comportamento dei personaggi.

Gli esempi di rettitudine che De Amicis narra toccano valori molto sentiti al tempo dell’autore: l’amor di patria, la guerra e il sacrificio all’epoca non erano sconosciuti ai bambini, perché l’Italia stava attraversando il travagliatissimo periodo dal post unità alla prima guerra mondiale.

Ciò che può risultare stucchevole al lettore di oggi, come a quello di 30 anni fa, è il fatto che i bambini del maestro Perboni finiscano per essere figure a senso unico, quasi archetipi, che incarnano una virtù o una sventura. Impossibile che il buon Garrone non si arrabbi mai, che De Rossi passi un anno intero petulando e che Franti non perda occasione per confermare la brutta nomea che la società gli affibbia.

L’unico personaggio che evolve è il pacioccoso Enrico Bottini - che per me avrà sempre il volto di Carlo Calenda - che osserva, sbaglia e riflette, e per questo viene trattato dagli adulti dall’alto in basso.

Cristina Nori

***

Fine dell’800, in un diario, Enrico racconta le vicende dei suoi compagni di classe durante l’anno scolastico, intervallate dalle lettere dei genitori e da dei racconti mensili.

Libro commuovente, nostalgico.... ogni pagina è un insegnamento.

Un libro che parla di rispetto, per la patria, per i genitori, per gli insegnanti, per le istituzioni.

E’ anacronistico, ma incanta. 

Ho apprezzato anche la scelta di piccoli capitoli che mi ha reso la lettura scorrevole e adatta a qualsiasi momento della giornata, volendosi regalare le bellissime parole di Edmondo De Amicis e immaginare... volare via con la mente e con il cuore.

Flavia Cappelli

***

 Il mondo è visto attraverso gli occhi di Enrico, un bambino d’ altri tempi. La vita del ragazzo si sviluppa tra piccoli e grandi drammi quotidiani. Enrico si fa narratore, attraverso il suo prezioso diario, delle piccole quotidianità che lo circondano. Il centro del racconto è rappresentato da episodi che coinvolgono non solo il protagonista, ma anche i suoi amici. Drammi quotidiani piccoli o grandi che siano, si alternano a momenti di gioia pura ed incontaminata. Il romanzo è intriso di quella semplicità che solo i bambini hanno, nonostante si faccia portatore di importanti e sacri valori, ancora oggi validi: il senso civico e l’amicizia. Mi sento di consigliare questa lettura a chi ha bisogno di sentimenti veri.

Emma De Angelis

 

***
Circolo di lettura di Robinson
di Novara “Pagine al Darjeeling”
coordinato da Laura Di Gianfrancesco
***

Cuore ci apre la porta su un mondo antico dei primi del Novecento, a Torino, dove vive Enrico con i suoi indimenticabili compagni di scuola e i maestri dediti alla preziosa arte dell'insegnamento: di vita e dei testi. È il mondo in cui un giorno accade che muore Garibaldi e il 3 giugno è lutto nazionale perché tutti piangono l'eroe che ha riunito l'Italia. Poi è festa nazionale e il padre di Enrico, in una delle sue lettere, scrive al figlio di amare sempre la patria: “V’amo tutte di un solo affetto e con pari gratitudine, Torino valorosa, Genova superba, dotta Bologna, Venezia incantevole, Milano possente, v’amo con egual reverenza di figlio, Firenze gentile e Palermo terribile, Napoli immensa e bella, Roma meravigliosa ed eterna. T’amo, patria sacra! “.

Dina Santoro

***

Cuore è un classico che continua ad emozionarmi. Enrico Bottini, un bambino di dieci anni che frequenta la terza elementare, scrive un diario nel quale racconta la sua esperienza a scuola e, con l’innocenza preziosa dei bambini, uno spaccato dell’Italia del dopo unità. Enrico racconta la sua classe con l’immancabile secchione, l’astuto, l’intelligente, quello che difende i più deboli, il compagno dall’animo gentile e quello burbero che si mette puntualmente nei guai. Un diario che ha più di cento anni, ma che trasmette un messaggio che ancora oggi fa battere il cuore. Non un libro datato, né superato, quanto piuttosto un libro che si è superato, nel senso che da lettura per ragazzi può essere considerata per tutti anche per gli adulti. Un libro semplice ma intenso che racconta valori che, ancora oggi, sono – o forse è meglio dire dovrebbero essere - alla base di una società civile.

Cecilia Mattioli

***

Un libro dei buoni sentimenti dove emerge l’immagine di una scuola famiglia che insegna i valori fondamentali: la tolleranza, la “pietas”, l’uguaglianza, l’amor patrio, insegnamenti forniti da maestri coscienziosi che amano i loro alunni come figli. Il libro è pervaso da uno sguardo languido e malinconico che suggerisce che la vita è prodiga soprattutto di fatiche, difficoltà e poche gioie.

Il tentativo dell’Autore di veicolare idee socialiste è poco efficace sia per lo stile eccessivamente melenso sia perché lo sguardo benevolo dei borghesi verso i poveri non fa altro che stigmatizzare la condizione sociale di quest’ultimi dalla quale non si intuisce grande possibilità di riscatto, nonostante lo sforzo unificatore delle classi sociali da parte della scuola.

Sconsiglierei la lettura di questo libro da parte di un giovane odierno perché non suggerisce fiducia nel futuro a meno che un adulto non accompagni le storie raccontate con una ricostruzione storica efficace (a questo punto sarebbe utile come testimonianza di un’epoca).

Franca Sacco

***

Cuore racconta l’anno scolastico 1881-82 di Enrico Bottini, un bambino torinese che frequenta la terza elementare, ed è scritto in forma di diario. È un libro che parla di buoni sentimenti, di rispetto e di patriottismo e leggendolo mi è sembrato di risentire le raccomandazioni di mio padre, nato nel 1944 ma sicuramente educato con valori molto simili a quelli di Enrico. Cuore è un libro lontano anni luce dalla società moderna di oggi, ma rileggerlo in età adulta è stato un viaggio nel tempo che mi ha portato a riflettere sui valori dell'Italia di fine Ottocento, traboccanti di patriottismo dopo l’Unità d'Italia e focalizzati sui valori umani più che materiali. Il libro è ben scritto, la descrizione dei personaggi è accattivante e credo che sia difficile per il lettore non farsi coinvolgere emotivamente dalle loro storie. Per me il libro Cuore dovrebbe rimanere una lettura raccomandata a tutti i giovani italiani, come testimonianza storica delle nostre radici e spunto di riflessione sulla società e cultura moderna

Sabina Santoro

***

Il diario, raccontato in prima persona da Enrico Bottini, raccoglie anche le pagine dedicate ai “Racconti del mese” scelti dal maestro, ospita le lettere di papà, di mamma, e per una volta soltanto, della sorella di questo scolaro di terza elementare, che narra dall’interno della sua classe e apre finestre sull’esterno torinese, nell’Italia risorgimentale di tardo Ottocento. E questa struttura di narrazione a tre voci (allievo, maestro, genitori), su temi sempre correlati tra loro, è intrisa di buoni sentimenti rivolti ai valori della Patria, della scuola, della famiglia. Da laureata in filologia, bruco nell’erba dell’italiano deamicisiano: «avviticchiato al fusto»; «manini di burro»; [bambini] che gnaulano; «scavallar per la strada»; «prenderlo al finis»; «un bambino stentito e smorto».

Riflessione preferita: «I poveri amano l’elemosina dei ragazzi perché non li umilia, […] d’un fanciullo è insieme un atto di carità e una carezza; capisci? È come se dalla sua mano cadessero insieme un soldo e un fiore».

Tiziana Delsale

***

Un anno a Natale i miei genitori mi regalarono una bellissima edizione del libro Cuore che ricordo ancora con emozione. Così come ricordo quel caleidoscopio di vita, affetti, e aspettative dei protagonisti grandi e piccini. Nel tempo mi sono rimasti addirittura alcuni racconti così saldi nella mente che non ho perso l'abitudine di descrivere persone e situazioni utilizzando i personaggi di questo libro come riferimento. Quindi ecco il mio voto, Cuore di De Amicis!

Barbara Vallò

***

La rilettura di Cuore, mi ha riportato indietro nel tempo ai valori caratteristici del periodo successivo all'unità d'Italia, oggi spesso dimenticati o considerati obsoleti.

Il libro strappalacrime che rispecchiava una società statica, un'educazione che ricordava sempre che la felicità si ottiene con grandi sacrifici e nasconde la tristezza in una popolazione con gravi differenze sociali, ora visto sotto una luce diversa. Fa riflettere sull'importanza della scuola vista come luogo per eccellenza di interscambio culturale, dove nasce il sentimento di amicizia e si sviluppa l'identità personale attraverso il confronto con ogni compagno, che nel libro impersona le diverse realtà sociali.

Un bel momento di riflessione in questo periodo di incertezze e preoccupazioni.

Rita Rosati

***

Di questo diario, letto per la prima volta nel 2020, appare commovente la morale, il senso civico, quello di appartenenza ed il rispetto per le altre persone che sembra essere quasi fuori luogo in un presente più permeato dal “prima io”. La vita può essere molto dura, ma una persona per bene fa la differenza, specialmente quando è uno dei tuoi compagni di scuola. Altro grande insegnamento per i genitori è che i valori sono parte delle lezioni da impartire ai propri figli, specie con il proprio esempio.

Lisa Rizzotti

***

Un libro corposo e denso, non di certo per bambini (così com’era venduto il secolo scorso). La realtà viene raffigurata nella sua immagine nuda e cruda. La morte, la malattia, le difficoltà, la povertà contrapposta alla borghesia, lo sfruttamento e il duro lavoro; queste dinamiche affiancate da piccoli attimi e pensieri di frivolezza come l’estate in arrivo prima della scuola. Così pare essere la vita e così è il libro cuore.

La vita sociale ritrae valori oggi obsoleti (ma non così discostanti) che vanno letti nel proprio contesto storico: il moralismo eccessivo, l’educazione rigida e repressa, il patriottismo.

La scuola è il luogo dove viene ambientato maggiormente il romanzo: i bambini sono tutti uguali all’interno di quelle mura, ma, come ci insegna il romanzo e la vita stessa, non è davvero così.

Le pagine sono scorrevoli, il lessico utilizzato semplice.

Tuttavia la lettura è pesante: d’altronde la verità fa male e qui viene resa fin troppo esplicita senza lasciar fiato ad un po’ di spensieratezza.

Francesca Sciortino

***

Il libro Cuore, lettura edificante, ha il pregio di tracciare personaggi che sono in realtà il prototipo di precise categorie umane e sociali dell’Italia di fine Ottocento. Si avverte forte, tra le sue pagine, l’intenzione di De Amicis di educare i bambini e i ragazzi, a cui per primi si rivolge, e di ispirare loro gli ideali più alti. Ma il nobile intento dell’autore a volte prende il sopravvento e soverchia l’intreccio, che sembra diventare solo il pretesto dei valori che vuole trasmettere.

Paola Gaiani

***

Rileggere questo libro in età ormai matura è una vera scoperta. Attraverso gli occhi di un bambino di 10 anni si scruta il mondo sociale  non solo di allora, ma anche di oggi. Il diario di Enrico, così si chiama il protagonista, sottolinea le differenze che intercorrono tra i vari bambini, differenze che nascono dalla educazione, dalla disciplina e dai valori che vengono insegnati dalla famiglia. I valori trasmessi formano il carattere di ogni bambino. Nel racconto c’è anche una visione adulta, che si legge nelle lettere affettuose scritte a Enrico dai suoi genitori. E’ un libro che oggi, in una società alla deriva, in cui è difficile ritrovare valori saldi, fa molto riflettere. Lettura consigliata agli adulti!

Luisa Arcuri

***

Ho il ricordo di Cuore che ci veniva letto dal maestro in quarta elementare, credo fosse un nostalgico della monarchia che tentava di farci piacere l’atmosfera di quella scuola, paragonandola alla nostra. Io vivevo quelle storie con un senso di tristezza, freddo e nebbia che non mi ha mai abbandonata, nemmeno leggendolo oggi. La storia d’Italia vista attraverso gli occhi dei bambini che studiano nella stessa classe pur provenendo da situazioni diverse per estrazione sociale e possibilità nel futuro. Ho trovato molto stucchevoli le lettere dei genitori al bambino. GianBurrasca ci presenta un altro ritratto di un'Italia un po’ più navigata, prima dell’avvento del fascismo. Giannino vive una vita agiata e combina i peggio disastri con la sconsideratezza più assoluta. È un bambino straviziato a cui, in fondo, viene sempre perdonato tutto. Però, rispetto a Cuore ha un quid in più: mi ha fatta ridere tantissimo e di questi tempi, non è poco. Ecco perché il mio voto va a quest’ultimo.

Laura Di Gianfrancesco

 

***

Circolo di lettura di Robinson
di Trapani “Lettori indipendenti – Libreria del corso”
coordinato da Teresa Stefanetti
***

 

Per quanto ancora qualche brano riesca a suscitare le lacrime (lacrimevole è lacrimevole!) la retorica educativa del libro è pesante e così evidente da indurre in chi legge (forse anche per l’età) più una noia pietosa che un vero interesse o un riscontro effettivo. La presenza delle lettere genitoriali che spiegano e ribadiscono le storie è ridondante e appesantisce ulteriormente una lettura già faticosa. Il linguaggio, inoltre, meriterebbe una revisione per il pubblico giovane cui è destinato.

Concetta Barbera

***

"Cuore" è stata la mia prima lettura e il primo libro come il primo amore non si dimentica. Era il testo di narrativa di mio fratello alle medie e io che frequentavo ancora le elementari lo scoprì per caso e ne rimasi attratta. Così cominciai a sfogliarlo e ogni giorno dopo aver finito i compiti ne leggevo qualche episodio.

Mi sembrava scritto in modo strano e quelle storie d'altri tempi mi ricordavano i racconti di mio nonno. Rileggerlo adesso è come rivedere le cose da una prospettiva diversa. Da bambina mi limitavo a partecipare emotivamente alle vicende dei protagonisti, da adulta ne colgo la valenza politica e sociale.

Onestamente però penso che per i bambini di oggi sia una lettura poco attraente e piuttosto noiosa. 

Adriana Pollina

***

Il libro Cuore è un romanzo per ragazzi scritto da Edmondo De Amicis: racconta una storia ambientata nel periodo successivo all’Unità d’Italia. Enrico, attraverso un diario, scrive giornalmente quello che vede e sente.

Non è il racconto visto solo dalla prospettiva di Enrico, c’è anche la visione adulta dei genitori che, attraverso lettere affettuose, cercano di rimandargli insegnamenti molto importanti per affrontare la vita, le difficoltà e le delusioni di tutti i giorni, di trasmettere i valori dell’amore per la patria, del rispetto degli altri, dell’importanza del lavoro e del sacrificio.

Si apprezza nella sua interezza, racconti mensili compresi, se contestualizzato nel periodo storico per cui è stato pensato, ma conoscerlo e leggerlo è un dovere morale per un lettore italiano che si rispetti.

Sara (Rosaria) Amico

***

Ho riletto il libro “Cuore” con molto piacere. Ero davvero piccola la prima volta e questa seconda lettura mi è sembrata un'esperienza molto stimolante perché ha innescato una serie di riflessioni d'attualità. Le mie considerazioni si sono concentrate su ciò che è notevolmente cambiato negli ultimi 130 anni. Ciò che balza subito agli occhi è il cambiamento dell'istituzione scolastica e il ruolo degli insegnanti. Spesso il padre di Enrico, il protagonista del romanzo, invita il figlio a voler bene al maestro come ad un padre e di non mettere mai in discussione la sua autorità. Attraverso i racconti mensili, pilastri fondamentali di tutto il libro, il maestro cerca di inculcare valori importanti come il patriottismo, l'integrazione sociale e la bontà d'animo. Anche il rapporto tra i genitori e figli, esplicitato per esempio dalle varie epistole scritte per Enrico, sembra più diretto e autentico.

Una realtà così diversa da quella odierna!

Ora, non so se il mondo descritto da De Amicis sia davvero esistito o solo idealmente auspicato ma penso che l'unica verità oggettiva, ieri come oggi, sia data ancora una volta dai bambini.

In ogni classe c' è e ci sarà sempre un monello come Franti, un buono come Garrone e un secchione come De Rossi. È questa, onestamente, è una considerazione che mi rincuora molto.

Noemi Caruso

***

Quando da bambina ho letto il libro CUORE, ricordo che le parti che più mi piacquero furono i racconti mensili, che riuscivano a coinvolgermi nelle vicende dei giovani protagonisti, che un po’ mi emozionavano. Per il resto, mi sembrò sdolcinato. Rileggendolo adesso, ne ho assaporato tanti aspetti differenti, ho rivalutato il testo e ne ho decretato la vittoria. Forse perché nel periodo della lettura, a scuola stavo spiegando il Risorgimento, forse perché mi ha fatto guardare con nostalgia a un periodo in cui tutto sembrava essere più semplice, più genuino. Certamente leggere il testo, conoscendo la storia e le motivazioni che hanno spinto l’autore, aiuterebbe anche i più giovani ad apprezzarlo maggiormente. L’entusiasmo per la neonata unità politica dell’Italia (appena 25 anni erano trascorsi), la visione della scuola come veicolo di questa unità a livello umano e culturale (già si parla di integrazione), e che dire delle bellissime lettere dei genitori e della sorella a Enrico, i loro rimproveri carichi di affetto, ma energici e sempre ben accetti. Piccolo, breve ma intenso romanzo di formazione che bisognerebbe riscoprire e riproporre a scuola.

Loredana Marchingiglio

***

Un libro intriso di buoni sentimenti e patriottismo, pieno di personaggi iconici, simbolo di idee, aspirazioni e valori in parte ormai perduti.

Ai ragazzi di oggi le storie possono forse risultare un po’ retoriche e moraleggianti, tuttavia, la lettura di questo libro potrà servir loro a riscoprire sentimenti e valori validi per ogni generazione.

Noemi Genovese

Avvocato e lettrice indipendente. Mi piace condividere le mie letture e scoprire chicche letterarie, ancora sconosciute al grande pubblico. La libreria è la mia casa. Ogni tanto mi diverto a presentare libri.

Noemi Genovese

***

È uno squarcio realistico su un momento storico e sugli italiani; colpisce la descrizione dei personaggi, da cui traspare non solo chi sono ma anche da quale contesto provengono (famiglia, valori, educazione).

Penso che sia quasi un manuale operativo… del cittadino perfetto; assolutamente attuale ma forse proprio per questo non lo preferisco.

Giovanna Messina

***

 

 

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it