< Libri e lettori

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver
Einaudi

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Chiari “I Miserabili - Biblioteca di Chiari”
coordinato da Alice Raffaele
***

 

Ha conquistato il mio cuore, è un esempio di come un libro e suo messaggio possano rimanere intatti nel tempo. Mi piace come il suo grido di denuncia politica e sociale sia dipinto nella cucina di una casalinga degli anni ’50.

Ed è appunto a Mrs CALIBAN che va la mia preferenza; a lei, al suo amore esotico, proibito, diverso e alla sua voglia di andare oltre a ciò che appare. Questo romanzo mi ha ricordato molto The Shape of Water. Curioso vero come la mente di un lettore venga proiettata all’infinito tra i libri che ha letto?!

Moira Galli

***

Carver è un maestro indiscusso del racconto, uno dei pochi che riesce in qualche pagina a creare un mondo. Lo stile è preciso e mai ampolloso, nessuna parola è scelta a caso. Leggendo questa raccolta sembra di sfogliare un album di fotografie. Ogni immagine è nitida, schietta e parla di noi. I personaggi sono credibili, complessi. Carver ci parla dell’amore, ma non solo: parla di alcol, di solitudine e paura. Consigliatissimo.

Maria Zecchini

***

Il libro di Carver è un insieme di racconti in parte grotteschi in parte disorientanti. Alcuni ti tengono incollata fino alla fine, altri non si capisce bene cosa volesse raccontare. Non saprei dire se il titolo è azzeccato o meno perché può essere fuorviante. In quasi tutti i racconti si parla di amore ma spesso un amore malato, distorto, irrazionale. Si parla anche di pazzia, di deviazioni mentali e di crudeltà. probabilmente Carver dà una visione a tutto tondo dell’uomo, raccontandone anche le turbe e i disturbi che molto spesso sono invisibili a un primo scorcio.

Lucrezia Uberti

***

L’ho trovato coinvolgente. Una bella serie di fotografie di una quotidianità apparentemente normale. Bella la scrittura, semplice, efficace, visiva.

Germana Grazioli

***

I racconti brevi che compongono questo libro hanno in comune una caratteristica: la mancanza di un finale certo. Carver sembra ci voglia lasciare la scelta che più ci aggrada. In molti episodi emerge la violenza di una società che non ha più valori; l’egoismo sembra essere l’unico sentimento. Pur essendo scorrevole, la lettura si interrompe e lascia un senso di incompiuto, di vuoto!

Carlo Alberto Basile

***

I racconti di Carver, inizialmente, sembrano fotografie di vita ordinaria, scatti rubati a routine di provincia, dove, ad un certo punto, l’inaspettato arriva a spezzare lo scorrere dei giorni sempre uguali, una suspense crescente che lascia il lettore in attesa di un finale che non viene mai scritto.

Rachele Baresi

***

Nel parlare d’amore, lo scrittore in questo libro parla di vita vera, vissuta da persone comuni. Il libro è formato da racconti molto brevi, con uno stile asciutto e senza fronzoli che raccontano la quotidianità di persone immerse in storie che sembrano sempre non portare da nessuna parte ma che poi trovano un loro senso compiuto e costringono il lettore ad interrogarsi sulle sensazioni provate.

Quasi un libro di racconti nonsense ma che invece hanno sempre un preciso intento di provocare il lettore e di arrivare al cuore delle cose.

La scrittura è limpida e arriva al cuore delle cose con straordinaria semplicità.

Claudia Gozzini

***

In questa raccolta di storie brevi, si intravede lo stile minimalista, limpido, essenziale che contraddistingue la scrittura di Carver. Si intravede perché, in realtà, questa raccolta, riveduta e corretta dal suo editor, toglie molto alla profondità di pensiero che riscontriamo, invece, nei racconti originali pubblicati successivamente con il titolo di “Principianti”.

Il tema principale, l’amore, è analizzato attraverso situazioni ordinarie, ma rese uniche dalla realistica quotidianità vissuta tra quelle mura domestiche dove aleggiano, spettrali, i fantasmi delle debolezze e dei fallimenti dei vari protagonisti. Brevi fotogrammi, dove le inquadrature fanno emergere ogni piccolissimo dettaglio lasciando, tuttavia, al lettore la libertà di intravedere spazi, situazioni, emozioni, storie, epiloghi, che vanno oltre quelle righe.

Ci sarebbe ancora tanto da dire su Carver, ma nient’altro su questo libro. Consiglio la lettura di “Principianti”.

Giusy Geloso Barbaria

***

Brevi storie impietose, addirittura agghiaccianti, che ti lasciano dapprima incredulo e svuotato, ma poi ti fanno riflettere sulla tristezza, sul vuoto di vite trascinate fra noia e insoddisfazione, senza valori né principi. Una scrittura apparentemente semplice e scarna, ma potente, che ti affascina e non ti fa staccare dalle pagine, anche se leggere ti fa male

Vilma Tenchini

***

Mettono una certa inquietudine i racconti di Carver. In alcuni l’epilogo è sospeso un passo prima che succeda qualcosa di forte e di inevitabile, in alcuni altri i fatti sono chiari e definitivi, funesti. Dolorosi. Gli oggetti comuni delle case e del prato appena fuori, il posacenere, le sedie, il telefono ma anche i sassi, il tetto, il cancello, tutto ha una sua forza che nei racconti genera apprensione, anche tormento. In un pomeriggio con amici si parla e di discute d’amore scolando gin e girando i cubetti di ghiaccio nel bicchiere - la falsa e traditrice tranquillità che garantisce l’alcol - fin quando uno pensa di fare una telefonata, e quella decisione stravolge il clima calmo, da luna di miele - o forse è il gin che si ingurgita che butta fuori l’odio. Odio e dolore. La linea della geografia è riconoscibile, è quella dove Carver ha vissuto, dove i fiumi sono pieni di pesci, la gente va a pescare, salmerini, trote iridate, salmoni, forse anche solo per uscire di casa.

Emma Dovano

***

Diciassette racconti brevi e concisi, in cui la quotidianità viene fotografata con realismo e crudezza. Dove l’attesa ci regala risposte e il compiersi ci instilla domande.

Tinte cupe e malinconiche che rimescolano le carte della quotidianità a cui possiamo attingere per giocare la partita della vita.

Chiaraluna Cinquini

***

Diciassette storie apparentemente “strane” con personaggi altrettanto “strani”, ma che raccontano molto della società americana e dell’umanità in generale. Lo sguardo dell’autore non è mai giudicante, ma compassionevole. 

Lo scrittore è universalmente considerato un maestro di stile e questo libro lo conferma.

Vivamente consigliato!

Michele Torresani

***

La prima cosa che ho pensato leggendo i racconti del libro è stata: “Termina davvero così?”
Li ho trovati, di primo acchito, particolari, direi quasi fantasmagorici (almeno per l’evolversi della trama e l’epilogo finale). Danno l’immagine di appartenere alla quotidianità di ognuno di noi: una cena lui e lei, una giornata di pesca con un amico, la nascita di un figlio, una serata tra amici... poi la trama evolve e, ad un tratto, ti ritrovi con un finale che non avresti mai creduto di avere tra le mani.
Alcuni sono scritti con uno stile bizzarro - almeno nella costruzione della storia - e allo stesso tempo originale. Il classico metodo di chi ti vuole sorprendere senza che te l’aspetti, o che vuol conferire alla storia un non so che di originale. Ho trovato altri meno “sorprendenti”, a tratti perfino macabri, come la lite tra i due che si contendevano il figlio, con il colpo di genio dello scrittore. che pur non descrivendola, ha fatto sottintendere la fine: macabra appunto.
Non mi è piaciuto però il modo con cui sono stati scritti i dialoghi, un continuo ripetersi di: “Lui disse, lei rispose, lui ha detto, etc.”, avrei preferito un taglio a queste formule di routine e più linearità tra un discorso e l’altro. Nel complesso: non è il libro che sceglierei o regalerei. Originalità di trama, perché sono storie nate da una quotidianità che poi sfocia in un finale “alternativo”, ma lontane dalle mie preferenze di lettura. Inoltre, non mi sono particolarmente piaciuti lo stile narrativo e di scrittura.

Simona Guarino

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it