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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury 451
Mondadori

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Piacenza “I ragazzi del Liceo Gioia”
coordinato da Annalisa Trabacchi:

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La società ha deciso: la cultura è pericolosa, e deve essere abolita. La diversità di idee è la vera fonte dei problemi dell’uomo, e la curiosità intellettuale porta ad un’unica, inevitabile conclusione: la tristezza. I libri, fonte principale di sapere, vanno bruciati. Questo è il compito del corpo dei pompieri. Questo è il compito di Montag, protagonista del romanzo, che durante il lavoro brucia i libri tenuti nascosti dai pochi dissidenti e a casa è costretto a convivere con una moglie che a stento lo considera, immersa nella vita parallela che la televisione le offre. Ma qualcosa nell’animo di Montag si muove: un senso di insoddisfazione e di repulsione per una vita che non trova sensata. In lui nasce una strana curiosità che lo spinge verso ciò che più di tutto dovrebbe fuggire. L’oggetto del suo lavoro, il suo nemico più grande: i libri. “Fahrenheit 451” colpisce e affascina per il suo contenuto morale: non una lezione di vita sbattuta in faccia al lettore in modo chiaro e palese, ma il racconto di un futuro distopico che potrebbe ancora avverarsi e che, forse, è proprio sulla via dell’avvento. Ogni messaggio, ogni insegnamento, ogni riflessione, non sono mai apertamente spiegati al lettore. Ray Bradbury, nel 1953, si limita a dipingere un quadro, una situazione, nel modo più lucido possibile. Ed è da questo dipinto che il lettore ricava da sé ogni conclusione.

Aurora Belleri

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Se mi chiedessero uno dei libri che mi ha fatto più riflettere sul mondo d’oggi, sicuramente Fahrenheit 451 farebbe parte della mia top 10 list. Questo romanzo ci propone una critica così serrata della società del tempo, che ci porta a percorrere una strada a senso unico e obbligata verso un’oculata riflessione sul ruolo del libro, su quanto sia necessario avere una mente critica, aperta ad ogni lettura del mondo che ci circonda, per non cadere nei tranelli che è la società ad imporci. Il potere dell’immagine trasmessa dagli schermi come sola cultura attiva e veicolante fa paura: l’assuefazione e l’impassibilità che il regime impone in Fahrenheit è spaventosamente attuale. Il racconto si articola su diversi piani: ad un piromane di libertà, Guy, e alla moglie Mildred, morbosa attaccatrice seriale al virtuale, si contrappongono la salvifica Clarisse, in grado di leggere la propria vita in modo diverso, e il professor Faber, unica vera Beatrice per il dantesco Montag.

Beatrice Eusebio

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Fahrenheit per me è stato un colpo di fulmine. Bradbury scaraventa il lettore in una distopia terrificante, prestando sempre attenzione a non allontanarsi troppo dal mondo reale. A tratti il racconto smette di essere fantascienza e diventa la nostra realtà, una realtà distorta, letta con un’altra lente. È un universo che ci aspetta dietro l’angolo, pronto per scaricarsi furioso su di noi. E così il libro è anche un monito, pronto a ricordarci che la nostra società, sempre più veloce, meccanica e superficiale, non è poi così distante da quella in cui vive Montag. Un capolavoro della letteratura distopica, che insieme a 1984 porta un messaggio politico urgente, forte: al di fuori della vicenda romanzesca del protagonista, Fahrenheit è una cruda critica adorniana alla veloce evoluzione della società del secondo dopoguerra.

Nicola Ferri

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A Ray Bradbury si associa immediatamente Fahrenheit 451, capolavoro tanto seminale nel secondo Novecento quanto creativamente indebitato con la capacità - tipica degli autori angloamericani - di ragionare su temi etici fondamentali ricorrendo allo strumento della distopia. Qui si propone una critica all’immediatezza e simultaneamente un elogio al pensiero lento, invitando anche il lettore contemporaneo a ridefinire le proprie facoltà di giudizio secondo gli indizi dell'autore. Fra le pieghe della trama, il libro diventa protagonista come depositario di conoscenza nel tentativo di riaffermarne l’imprescindibilità. Infine, allo sguardo che Fahrenheit 451 getta sull’apocalisse dell’essere uomo non è estraneo il richiamo del contemporaneo - inteso nei termini dell’ansia caratterizzante del post-moderno - il che rende il testo ancora più appetibile e rinnova la sua fama di grande classico. 

Luca Frigerio

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In un mondo capovolto, in cui i pompieri appiccano incendi e i libri vengono bruciati, in cui ogni forma di sapere è controllata, le coscienze umane sono ormai assopite e alienate. Ma Guy Montag, che prima amava osservare le fiamme rosse e oro che divampano velocemente, si chiede perché ci siano persone disposte a morire pur di non essere private dei propri libri. Che cosa contengono di tanto irrinunciabile? Perché il sapere è così importante? Logorato da tali pensieri, Montag compie un percorso personale, ma allo stesso tempo universale, al termine del quale capisce che è il punto di partenza per ricostruire un mondo devastato.

Susanna Gardella

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Un libro potente che si assume la responsabilità di ricordarci come la cultura e in particolare la letteratura, lo studio e la conoscenza, da cui scaturisce la capacità di formulare un senso critico, non vadano date per scontate, ma anzi, devono essere esercitate ogni giorno per renderci capaci di prendere posizione nei confronti della più becera - e pericolosa - ignoranza. Seppure talvolta risulti difficile nella lettura, Fahrenheit 451 è un libro imprescindibile nella formazione della nostra identità come cittadini, sottoponendo a una forte critica il mondo dei nuovi media che rischiano di assopirci e degradare la nostra umanità. Ray Bradbury sembra essere d’accordo con Dostoevskij: se qualcosa salverà il mondo sarà la bellezza, andando a intendere con essa tutto quel complesso valoriale che ci rende uomini. Partendo dalla letteratura per costruire il nostro sapere riusciremo a infrangere le catene dell’ignoranza ed essere liberi, così come Guy Montag, il protagonista del libro, quando decide di non usare più le fiamme per bruciare i libri ma, finalmente, per accendere il fuoco della conoscenza.

Alice Gogni

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Montag è un pompiere, ma non come ce lo aspetteremmo. Infatti, invece di spegnere incendi egli li appicca, a case e soprattutto a libri che sono stati vietati dalla legge. Egli non aveva mai pensato che il suo lavoro fosse scorretto, ma diligentemente aveva portato sempre a termine gli ordini, aveva bruciato tutto senza chiedersi il perché; finché un giorno incuriosito dal motivo per il quale le persone decidevano di rischiare di essere puniti, tenendo copie di libri proibiti, la sua opinione su ciò che sia bene e male inizia a mutare. Il lettore assiste ad una metamorfosi, ad una presa di coscienza di come sia la società in cui il protagonista vive. “Fahrenheit 451” sviluppa un tema molto interessante dal momento che tratta di una società distopica nella quale la libertà viene meno, eppure ritengo che in alcuni punti la narrazione sia molto lenta, come se la vicenda non riuscisse a progredire, nonostante il protagonista agisca.

Camilla Nani

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Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, è ambientato in un futuro dominato dalle televisioni, dove i cittadini seguono alla lettera ciò che viene loro imposto, senza possedere una propria personalità o un proprio pensiero. In questo mondo è vietato possedere libri, poiché la lettura è l’unica via che permette di sviluppare delle proprie idee critiche. La storia di Fahrenheit, infatti, è quella di Guy Montag, un pompiere che, attraverso la scoperta della letteratura, riuscirà a ribellarsi a questa società governata dai mass media e a distaccarsi dall’ideologia comune. È incredibile come in un romanzo pubblicato nel 1953, si possa scorgere l’attuale problema del conformismo sociale: i personaggi sono tutti omologati a comportamenti, usi e opinioni dettate dal mondo delle televisioni e non si chiedono nemmeno se quello che stanno facendo sia giusto o sbagliato. Fahrenheit è un libro coinvolgente, ricco di colpi di scena, che fa riflettere il lettore e che gli fa comprendere l’importanza della letteratura.

Lorenzo Negri

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Guy Montag è un pompiere che vive in un’epoca futura in cui il suo compito non è spegnere gli incendi, ma al contrario bruciare le case di coloro che possiedono illegalmente dei libri. In questa società le persone vivono circondati da teleschermi con cui interagiscono come se fossero membri della loro famiglia e sfogano la loro frustrazione demolendo rottami o guidando ad alta velocità. Inizialmente Montag è soddisfatto del suo lavoro, ma l’incontro con la giovane Clarisse gli permetterà di cominciare a vedere il mondo con occhi diversi, a interrogarsi sulla sua vita e sulla relazione con sua moglie, che è totalmente assorbita dai teleschermi impiantati sulle pareti e dagli auricolari che ascolta persino durante la notte. Quando infine Montag spinto dalla curiosità deciderà di prendere con se un libro e salvarlo dall’incendio la sua vita avrà una svolta radicale. Il libro tratta dei temi molto attuali come il rapporto tra mondo tecnologico moderno e natura, l’influenza dei media sulla libertà di pensiero e il conformismo contrapposto alla ricerca dell’individualità, utilizzando però uno stile spesso difficile che rende la lettura faticosa in alcuni punti e non permette di trasmettere con chiarezza i messaggi del libro.

Alice Ruggiero

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Le storture di una società distopica e repressiva sono quelle raccontate da Ray Bradbury nel celebre romanzo Fahrenheit 451, in cui il ricercato conformismo, unico garante di uguaglianza tra gli uomini, è costantemente minacciato dalla portata critica e originale della letteratura. Assieme alle pagine dei libri, è in atto il tentativo di bruciare ogni forma di sensibilità esistente negli uomini, così da renderli individui passivi e alienati rispetto al desiderio di vita stesso. Tuttavia, per Bradbury esiste una speranza: in alcuni personaggi divampa ancora una fiamma di riscatto e ribellione. Così accade per il pompiere Guy Montag, che, mosso da curiosità e domande nate alla luce di incontri con persone considerate diverse, decide di raccogliere quei libri che scampano al fuoco e di provare a leggerli. Fahrenheit 451, quindi, non esalta soltanto il valore della letteratura, ma rappresenta un vero e proprio inno all’umanità, al pensiero autonomo e originale. Un libro, infatti, non è che un insieme di carta e inchiostro, se non viene interrogato da un lettore alla ricerca di risposte a domande celate dentro di sé.

Francesca Sabia

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Fahreneit 451 è un romanzo di Ray Bradbury che ha fatto la storia della letteratura contemporanea. Un titolo criptico, che allude alla temperatura a cui la carta prende fuoco: 451 gradi nella scala anglosassone, 451 gradi per bruciare tutti i libri esistenti sulla faccia del pianeta. È questo il compito di Montag, un pompiere che invece di spegnere incendi appicca roghi di carta, finché un giorno non incontra una giovane ragazza che mette in crisi tutte le sue certezze. Certo, questo romanzo è senza dubbio una grande dichiarazione d’amore ai libri, ma secondo me è anche la parabola della diffusione di un mezzo potentissimo: la televisione. Se lo leggerete, fate attenzione al personaggio di Linda, la moglie di Montag, perché concentra in sé il senso di inquietudine e di alienazione profonda che pervade tutto il romanzo.

Luce Senaldi

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Un mondo in cui i pompieri, invece di spegnere gli incendi, li provocano è il mondo in cui Guy Montag, anch’egli pompiere, si trova a vivere: uno scenario non reale, ma frutto dell’immaginazione di Ray Bradbury che, all’interno del romanzo “Fahrenheit 451”, presenta una realtà in cui i libri, dichiarati fuori legge, vengono, per questo, bruciati. Il romanzo, attraverso il racconto delle vicende che vive il protagonista, rivolge l’attenzione all’importanza che i libri possiedono: essi, infatti, si presentano come strumenti attraverso cui sviluppare e coltivare un pensiero proprio e autonomo. Emerge, quindi, un importante messaggio all’interno del romanzo: il lettore è esortato a non cedere a un pensiero semplificante e semplificato, ma a ragionare, a sviluppare un pensiero che sia profondo e non superficiale. Tuttavia, nonostante ciò che l’autore intende comunicare, la narrazione risulta poco accattivante e, di conseguenza, essa non favorisce l’immedesimazione del lettore nelle vicende narrate.

Daniela Tanzi

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Il mondo di Fahrenheit è un mondo alla rovescia. Un mondo in cui gli individui stanno perdendo se stessi, assorbiti dalle “pareti” e interessati a interagire solo con la “famiglia”, sterili immagini proiettate davanti ai loro occhi. E un mondo nel quale i libri non si leggono né si studiano, ma devono essere inevitabilmente nascosti, perché l’alternativa è che vengano bruciati insieme a tutta la casa di chi li possedeva. E, all’interno di questo mondo, la storia del pompiere Guy Montag è una storia di ribellione. Una storia che insegna che la presa di coscienza non è mai troppo tarda. Che anche chi fino al giorno prima incendiava i libri per lavoro può riconoscere l’orrore di ciò che la società lo chiama a fare e ribellarsi ad esso. È una storia che lascia aperto uno spiraglio di speranza, rappresentato dalla rivolta passiva di chi, pur di non consegnare i libri all’oblio del tempo, li custodisce nella propria mente. Inaspettato, rovesciato, buio, il mondo di Fahrenheit è un mondo angosciante, che fa paura, ma che ci insegna anche quanto l’uomo, senza la memoria contenuta nei libri, senza quel patrimonio del passato che costituisce le sue radici, sia un individuo perso, l’abitante di una città destinata ad essere tragicamente rasa al suolo.

Federica Tanzi

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Fahrenheit è un pilastro dei romanzi distopici. Il mondo in cui il protagonista vive è un mondo buio, grigio, sempre uguale e il senso della vita è dato dalla società. In questa grigia società i libri non si possono possedere e vengono bruciati. È una società anonima, senza cultura e senza la possibilità di conoscere. Se si volesse applicare la famosa frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” si potrebbe dire che per Bradbury è la conoscenza a “salvare il mondo”. È dal libro, simbolo della cultura, che nasce la società in cui l’uomo si può costruire una propria individualità e un proprio senso critico.

Giulia Vendramini

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Il futuro non ha mai affascinato e inquietato quanto in Fahrenheit 451. Il romanzo fantascientifico di Ray Bradbury, divenuto ormai un classico della letteratura americana e mondiale, è uscito nel 1953 e attraverso atmosfere cupe e fredde racconta un futuro distopico, dove città, strade e case sono anonime, così come le persone che le abitano. Questa è la descrizione che viene data ad un mondo senza libri, in cui l’educazione è pericolosa e la lettura un reato. 451 sono i gradi fahrenheit che, secondo lo scrittore, sono necessari a bruciare la carta, pratica eseguita dai Vigili del fuoco, che per ossimoro non spengono le fiamme, ma le appiccano. Montag è il protagonista e nonostante sia inizialmente convinto delle sue azioni, è sconvolto da una donna anziana che decide di bruciare insieme ai suoi libri. Questo è uno degli eventi scatenanti che darà avvio al percorso di Montag alla ricerca di una libertà intellettuale ormai utopica, un’educazione non condizionata dai mass media e una presa di coscienza progressiva che lo condannerà a vivere ai margini della società, tradito dall’ottusità di amici e famiglia, ma perseguendo nuovi ideali. Oltre ad un romanzo distopico, Fahrenheit 451 è un romanzo di formazione e crescita personale, sicuramente prodotto della Seconda Guerra Mondiale, a cui Bradbury assiste in età adolescenziale, e della privazione della cultura, strumento dei totalitarismi novecenteschi.

Sara Xeka

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 2 “Passaparola”
coordinato da Giulia Alberico

 

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Una società senza libri è una società infelice, grigia come grigio è il colore che ho percepito durante la lettura di questo Romanzo. Il grigio della cenere, del sospetto, della delazione, dell’infelicità. Si parla di un sistema che proibisce l’informazione scritta e promuove il consumo di mass media (TV) che non veicolano informazione ma offrono solo materiale riempitivo capace di annientare ogni capacità di giudizio, lucidità. Fa così sentire la lettura come attività vitale imprescindibile per un esistenza piena e responsabile. Le storie sono calate in una dimensione fuori dal tempo, come a dire che il tema non ha confini temporali e territoriali. Profetico.

Antonia Santilli

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Scritto alla metà del secolo scorso, ambientato in un futuro distopico ma terribilmente profetico e parente stretto dell’oggi. La lenta presa di coscienza di Montag è commovente e salvifica. Resta nel lettore una inquietante sensazione di quanto possa essere facile cadere e restare imprigionati in una vita ottusa priva di libero pensiero.

Giulia Alberico

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Sempre coinvolgente la rilettura dei romanzi di fantascienza sociologica in cui il significato politico degli eventi dell’America degli anni Cinquanta si rivela ancora attuale. Bradbury, al pari di Huxley e Orwell, conserva l’eterno valore che ha ogni denuncia dei rischi di delazione, censura e manipolazione impliciti nella deriva autoritaria delle organizzazioni sociali. Geniale lo scenario apocalittico a finale aperto.

Mariella Cioffi

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Romanzo di fantascienza e purtroppo non riesco a superare i miei pregiudizi verso questo genere letterario: non lo amo. Tuttavia il libro tratta argomenti importanti come la libertà di pensiero, il condizionamento da parte dei mass media, l’ecologia, l’importanza dei rapporti umani e della memoria. Racconto profetico perché i temi sono ancora attualissimi. Paventa un mondo distopico in cui l’umanità non è padrona della propria vita, ma assoggettata alla tirannia della maggioranza silenziosa, senza né cultura né informazione, senza spazio per le minoranze, che è la condizione per rendere inoffensive le masse, offuscate da una falsa felicità. Ecco perché è vietato leggere e anche solo possedere dei libri. Il linguaggio è relativamente scorrevole, anche se a volte è cupo (e ciò rende bene le atmosfere da incubo descritte) e a volte è contorto. Solo nel finale c’è un rasserenamento e un messaggio di speranza, con la presa di coscienza che la cultura è salvifica, perché la conoscenza è l’unico viatico per la libertà.

Amina Vocaturo

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Anche in questo caso difficile dimenticare i falò che abbiamo osservato con orrore nel film realizzato da Truffaut ispirandosi al libro. Cupo e inquietantemente anticipatorio, soprattutto nella prima parte, di un futuro angoscioso, il racconto trascina il lettore attraverso la storia di un pompiere che partendo dai suoi compiti di distruttore dei libri viene fortunatamente attraversato dal dubbio e si avvia nel finale verso un destino di depositario della cultura. La storia non può che appassionare la tribù dei divoratori di testi scritti e la progressiva conversione del protagonista è condotta con mano sicura e ritmo incalzante e con uno stile asciutto e molto efficace.

Cristina Merlo

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In questo romanzo di fantascienza l’autore denuncia quello che potrebbe accadere in un mondo dove sono banditi qualsiasi forma di pensiero critico e di ragionamento che scaturisca dalla lettura e dalla discussione di quanto scritto nei libri affinché gli esseri umani siano tenuti sotto controllo attraverso la televisione; tematiche molto attuali anche ai nostri giorni. Mancano nel libro gli “indizi” che rendono un romanzo efficace: sia i personaggi, piatti, poco approfonditi, sia la mancanza di una vera e propria trama, sono sacrificati alla dimostrazione di un teoria: denunciare i pericoli del pensiero unico, anzi del non pensiero, dell’accettazione indiscussa del benessere materiale a discapito dei sentimenti, della creatività e della possibilità di scegliere; situazione sempre più attuale su cui il lettore è invitato ad aprire gli occhi e riflettere.

Raffaella Cammarano

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Scritto nel 1955, il romanzo è profetico nel descrivere situazioni che hanno assunto grande rilievo nella nostra epoca. Le squadre di pompieri che attraverso il fuoco “purificatore” distruggono i libri, le case che li contengono e talvolta i proprietari, rispondono a uno Stato che, con la scusa di perseguire l’uguaglianza e di volere la felicità del suo popolo creando un mondo in cui nessuno sia superiore intellettualmente all’altro, elimina ogni traccia di cultura, di studio, di pensiero. Grandi schermi, profetizzati con precisione, dominano le stanze ormai prive di librerie, proiettando in continuazione serie televisive con le quali gli spettatori, soprattutto le donne, possono interagire, entrando in queste storie avvincenti pur se vacue e inutili. Il protagonista, fuggito da tale dittatura insieme ad altri scienziati, professori, umanisti che vivono nascosti, ma che ricordano un gran numero di libri mandati a memoria, forse riuscirà a evitare la distruzione intellettuale e morale dell’umanità. Un inno alla lettura, alla difesa della libertà di pensiero e dell’individualità contro ogni tentativo di omologazione.

Simonetta Rossi

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Un romanzo che racconta un futuro distopico nel quale i libri sono banditi per creare un mondo stereotipato, dove il potere estraniante della televisione invade le case con i suoi schermi tridimensionali. I libri vengono bruciati da pompieri robotizzati, carnefici della cultura, che distruggono ogni memoria del passato, convinti che solo l’assenza di pensiero possa rendere felici. In attesa di un’apocalisse che distruggerà il mondo per ricominciare a “vivere”, un gruppo di fuggitivi ha mantenuto una coscienza critica e realizzato una rete per memorizzare come uomini-libro il patrimonio letterario. Nel perfetto meccanismo straniante della narrazione, ogni parola o immagine deformata lascia emergere lo smarrimento per l’assenza di pensiero autonomo. I libri sono i veri protagonisti del romanzo che si conclude con la speranza di un ritorno della società pensante, come una fenice che rinasce dalle sue ceneri. La conoscenza rende liberi: un messaggio senza tempo e un atto d’amore verso la lettura e i suoi “particolari vitali”.

Livia Tucceri

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Rileggere Fahrenheit 451 dopo molti anni e trovarvi ancora motivi di grande interesse è certamente un segno della vitalità di quest’opera. Tra i capisaldi del genere distopico, fu scritta in pieno maccartismo e uscito su Playboy per il timore della censura. Il libro racconta la presa di coscienza di Montag, un pompiere incendiario (fire-man) in una futura società dispotica dove il potere, per consentire alle persone di “vivere felici”, impone di bruciare i libri, sostituiti da mega schermi TV dove si trasmettono talkshow interattivi e informazioni che fanno credere di pensare. A ribellarsi sono persone che tramandano oralmente la cultura memorizzando i libri. Scritto con un linguaggio denso di anticipazioni e insistenti similitudini naturalistiche, il racconto evolve in un thriller ben costruito che mostra una grande fiducia nella forza della cultura e del libero pensiero. La presenza di simbolici luoghi naturali come il fiume o la foresta conferma la riaffermazione romantica dell’importanza della memoria e della conoscenza del passato.

Alfredo Menichelli

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Avevo 18 anni quando ho visto il film di Truffaut Fahrenheit 451 tratto dal libro di Ray Bradbury, eppure ricordo ancora la forza delle immagini e le emozioni provate. Tuttavia non avevo letto il romanzo originale. È stata un’incredibile lettura: un romanzo pubblicato quasi 70 anni fa è ancora attuale e ci fa riflettere su un presente dominato da un mondo iper-tecnologico. La storia è apparentemente semplice, ma nasconde significati profondi.

Nella società del futuro descritta da Bradbury i libri, considerati pericolosi strumenti di libertà di pensiero e di conseguente infelicità, devono essere distrutti. La loro distruzione è affidata a un esercito di pompieri a cui non è richiesto di spegnere gli incendi, bensì di accenderli. In questa folle corsa all’eliminazione della cultura non desta alcun rimorso la morte di persone che si sacrificano per cercare di salvare i libri. La vita del pompiere Montag scorre tra lavoro e una moglie che non è più in grado di provare sentimenti perché la “famiglia” è rappresentata da personaggi che si introducono nelle case attraverso maxi schermi televisivi che ne invadono le pareti. La società ha l’unico scopo di intrattenere, divertire, e di conseguenza impedire alle persone di pensare. L’incontro di Montag con una ragazza sconosciuta, Clarisse, lo induce a riflettere sulla possibilità di una vita diversa. Clarisse gli fa scoprire la bellezza della natura e l’importanza dei rapporti umani veri e profondi. Il colloquio, seppure fugace, muterà nel profondo la vita di Montag. Scoprirà in segreto il valore dei libri, ma l’inosservanza delle regole, lo costringerà a compiere atti di violenza per ottenere quella libertà che non aveva mai conosciuto. Distruggendo la vita imposta, Montag raggiungerà un gruppo di persone che non hanno voluto mai omologarsi alla società e che vivono con il fine ultimo di mantenere l’amore per i libri e la lettura.

Marcella Mottolese

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È stato molto emozionante rileggere questo romanzo, dopo più di 30 anni, in questo momento storico e personale così particolare e complesso. Ancora in piena pandemia è stata una vera sfida con i propri pensieri, tra dubbi e interrogativi sul futuro prossimo venturo. Nel romanzo la visione del futuro è atroce e tragica, lascia addosso una leggera insofferenza, malumore e una voglia reale di ribellione. Fantascientifico, distopico, ma premonitore sui rischi di una società dove la tecnologia cancella la memoria e la cultura. Montag è sia eroe che antieroe, un personaggio sconfitto che commuove e che diventa ribelle, un rivoluzionario. L’autore ci descrive la sostanza dei libri, l’osservazione di questi al microscopio, i libri che dai pori trasudano vita perché i buoni scrittori toccano sempre la vita. Infatti Fahrenheit 451 è un libro di questi, vivo, sempre, al di là del tempo.

Ida Scalercio

 

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Un romanzo che narra di un regime autoritario che obbliga a bruciare libri perché contenitori di false promesse, perché stimolano i pensieri, parlano di uguaglianza e poi può capitare che anche alcuni possessori di libri a volte vengano eliminati. Una società dove tutto diventa più veloce i “libri più brevi, condensati, (…) i classici ridotti a quindici minuti di programma radiofonico”. Dove le case sono rumorose, i televisori giganti, murali, i divertimenti violenti, tutte attività che contrastano con la conversazione, la calma che favoriscono la lettura di un libro. La pericolosità della conoscenza, della lettura che ritroviamo anche ne Il nome della rosa di Eco; oppure società in guerra, come in Fahrenheit 451, dove bruciare libri equivale a sopravvivere, come in Libri da ardere di Amélie Nothomb.

E benché sul finale lo scrittore mostri, forse, un barlume di speranza, una parte dell’umanità, nascosta tra i boschi, fuggiasca, per rimediare a tutta questa combustione si fa libro, le opere vengono memorizzate e trasmesse oralmente, per un giorno forse poterle ritrascrivere, rimane un amaro in bocca osservando la nostra società, dove tutto sta diventando di massa e veloce come in Fahrenheit 451.

Nathalie Guillorit

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Il capolavoro di Bradbury è un lucido e ancora attuale ritratto al negativo della società contemporanea. Scritto in un periodo in cui era forte la censura, l’autore proietta la situazione al futuro, immaginando un mondo in cui la cultura è bandita e i libri vengono bruciati, perché la diversità di idee è la vera fonte dei problemi dell’uomo e la curiosità intellettuale porta ad un’unica, inevitabile conclusione: l’infelicità. Anche se sconfina in generi come l’horror e il thriller, il romanzo è un apologo morale, ma soprattutto ha due grandi pregi: è facile da leggere ed è ricco di dettagli (ad esempio riguardo al fuoco) ed è intriso di intuizioni, come il ruolo alienante della televisione che già dispiegava in pieno i suoi effetti negli Usa degli anni Cinquanta.

Lucio Biancatelli

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Montag il pompiere bruciatore di libri, in mondo dove i libri sono proibiti perché spingono le persone a pensare e la cultura suscita sentimenti, è uno dei personaggi più famosi della letteratura distopica. Il romanzo denuncia una società di consumo ipnotizzata dalla televisione e stordita dagli psicofarmaci dove l’homo consumens è obbediente al potere di uno Stato autocratico e alle leggi della produzione di beni. La ribellione di Montag che si unisce agli uomini libro, che hanno imparato ognuno un libro a memoria per salvare la cultura dalle fiamme, apre alla speranza di un mondo libero da abbrutimento intellettuale e disumanizzazione.

Elfriede Gaeng

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Forse una allegoria del maccartismo, forse una visione nel futuro, in una società dove impera una feroce dittatura che impedisce ogni informazione scritta e i libri sono illegali.

Montag, un pompiere che non spegne incendi ma li appicca per distruggere le case di quelli che hanno violato la legge, entrerà in crisi e man mano si renderà conto dell’assurdità del mondo in cui vive.

Elisabetta Bolondi

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo

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La storia di per se è molto semplice ed è senza dubbio una dichiarazione d’amore ai libri. I libri sono vietati perché considerati strumenti capaci di turbare e rendere le persone infelici e nella Costituzione Americana la felicità è un diritto e si dà ai cittadini il diritto di difenderlo da chiunque lo ostacoli. Il libro si regge su varie contrapposizioni, tra l’incertezza e la fragilità di Montag e la forza distruttrice del fuoco, tra Mildred, donna infelice (eppure non legge!) e Clarisse che legge, ha 17 anni e passeggia in un mondo in cui nessuno cammina più ed è vietato dalle 22 alle 5. È lei la sola che chiede con leggerezza “Lei è felice?” una domanda che nessuno pone mai.

Giuseppe Riccio

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Questo è a tutti gli effetti un romanzo di formazione. In un’atmosfera apocalittica e allucinata che ricorda molto quella di film come Blade Runner 2049, Guy Montag è un incendiario di libri che solo nel corso della narrazione (e già subito dopo la morte della giovane, fresca e colta Clarisse) riesce a misurare la circonferenza della propria infelicità esistenziale: in un mondo in cui la comunicazione è ridotta a slogan urlati (che personalmente mi hanno ricordato una certa onorevole della Camera dei Deputati esibitasi giusto ieri), in un contesto in cui ogni movimento umano viene non spiato da un occhio panottico come in Orwell, ma annusato da una bestia meccanica, Montag fa i conti con il dolore per la perdita di Clarisse, con l’inconsistenza della moglie Mildred e delle sue amiche - ologrammi onnipresenti attraverso le pareti del salotto di casa, un gigantesco Zoom Meeting perennemente acceso - e con l’esistenza al cloroformio in cui è vissuto fino al momento dell’incontro con Faber, uno degli ultimi custodi della parola scritta e della poesia. I libri sono reperti archeologici, e però conservano intatta la loro inalterata fascinazione su Montag, che da inflessibile persecutore ne diviene strenuo difensore. Quando Montag dovrà lasciare la città, perché denunciato e ricercato, troverà la salvezza riunendosi agli anziani amici di Faber non nell’ennesima costruzione artificiale ma lungo una vecchia ferrovia in disuso, in mezzo alla natura. E i libri, a quel punto, non saranno più necessari: Granger, Simmons, e gli altri hanno già imparato a memoria un saggio, un’opera, un autore da tramandare a qualcuno. Il finale è promessa di rinascita. Perché noi lo sappiamo: la letteratura nasce dalla cultura orale. E per Bradbury, così sarà anche stavolta.

Neva Galioto

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Montag è un pompiere che appicca incendi. la sua funzione, quella della milizia del fuoco di cui fa parte, è quella di distruggere i libri, di completare un compito iniziato dal padre e dal nonno, in un tempo sospeso nel tempo dell’umanità. In un tempo buio dove è buio fuori dalle case ultratecnologiche e ultra confortevoli, un buio che caratterizza le tenebre del pensiero, in una notte senza fine. Un incendiario che rimarrà scottato dal fuoco della conoscenza. Una pagina vista per caso durante un intervento, caratteri di scrittura su pagine annerite, diventano il lumicino della sua coscienza, risvegliano dubbi, attecchiscono nell’anima spenta di un uomo senza aspettative di vita diversa dalla casa e dal lavoro e germogliano come germoglia la conoscenza. È un uomo, Montag? È vita, la sua? Chi è la donna con cui vive? Dove si sono incontrati, quando si Sono innamorati? Come, dove, quando, perché? Interrogativi che cominciano a farsi spazio nella mente di Montag. L’incontro con Clarisse - il cui solo nome evoca la luce -, il suicidio dell’anziana donna che sceglie di morire con i suoi libri, lo ammalano di una febbre che comincia a farlo sentire diverso da quello che è stato. La febbre della conoscenza, il desiderio dell’uomo di spingersi oltre, il tormento del dubbio. Dubbio e logos.

Angela falcone

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“Ci dev’essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare” questa frase sintetizza Fahrenheit 451, classico della letteratura americana ambientato in un futuro distopico in cui i libri vengono bruciati perché ritenuti pericolosi. La vita di Montag e degli altri personaggi del romanzo è dominata dai media, in particolare dalla televisione. I continui messaggi martellanti delle trasmissioni quotidiane o delle pubblicità rendono tutti, come ipnotizzati, apatici, privi di un’identità o di un pensiero critico. Basta osservare la condizione di Mildred, la moglie di Guy Montag, che oramai vive in simbiosi con le sue radio conchiglie alle orecchie (che tanto ricordano gli airpods), in un perenne stato di trance fisico ed emotivo.

L’incontro prima con Clarissa, la giovane vicina di casa piena di entusiasmo e domande scomode, poi con un’anziana che preferirà bruciare assieme ai propri libri piuttosto che perderli, metterà in crisi Montag e il suo mondo omologato. Bradbury parla del potere dei libri attraverso un libro potente e, da vero visionario, mette in luce i rischi di una società in cui manca “qualità e spessore dell’informazione”, in cui non c’è tempo per riflettere, in cui l’eccesso bulimico di comunicazione crea assenza di comunicazione, in cui i libri sono insidiosi “perché mostrano i pori sulla faccia della vita”.

Laura Guercio

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Testo profetico, che ho riletto dopo tanti anni trovandolo più che attuale. Una denuncia contro i totalitarismi che ne analizza le modalità comunicative ed il fine ultimo: l’acquiescenza. Incredibile come Bradbury avesse già individuato le conseguenze di una massificazione delle coscienze attraverso l’uso dei media, ma tutto, dall’arte astratta all’istruzione, ai libri viene analizzato come strumento di critica al potere totalitario.

Annalisa Cannata

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Ammetto che non mi piacciono i libri di fantascienza. Ma questo è una fantascienza soft e, con il senno del poi, direi anche piuttosto realistico. Lo scrittore, come spesso capita ai visionari, riesci ad immaginare una società futura che assomiglia tantissimo a quella attuale. Il bene assume aspetto di male e il male aspetto del bene. Leggere libri, conoscere il mondo, raccordarsi con la natura sono atteggiamenti mal visti, condannati e sanzionati, addirittura col fuoco, la distruzione. Al contrario, la massificazione, il non pensiero, l’uguaglianza (per così dire) e non l’equità, vengono approvati.

Perché mi è piaciuto allora? Perché fa riflettere, oggi più che mai, visto che si sta avverando tutto quasi come una profezia. Che sia lui il vero Nostradamus?

Stefania Oliveri

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Apriamo il libro e veniamo subito investiti da una terribile fiamma, “un lungo serpente di fuoco” che striscia e distrugge tutto quello che trova. Ad azionare questo meccanismo infernale non sono occasionali piromani ma i pompieri, coloro che poco tempo prima erano addetti a spegnere le fiamme. Qual è il loro compito? Distruggere i libri, distruggere tutto ciò che può fare riflettere, che può dare una coscienza critica. Infatti dall’alto hanno deciso che tutto questo è dannoso per l’umanità, pensare ci rende tristi ci allontana dalla felicità che è l’unica cosa a cui tendere. Non conformarsi a quello che è il sentimento comune può essere estremamente pericoloso e destabilizzante. Tra questi pompieri c’è Guy Montag che, finito il lavoro si avvia verso casa, ma per la strada fa uno strano incontro, una creatura vera che parla, lo avvicina, non ha paura di lui, una creatura che riesce ancora a percepire i rumori della natura, il profumo dei fiori, il chiarore della luna. Tutto questo è molto strano perché ormai il dialogo tra le persone è stato sostituito dalla “famiglia” gente sconosciuta che invade le case attraverso pareti che non sono altro che enormi schermi televisivi. È con loro che la moglie di Montag passa le sue giornate, nel frastuono delle loro urla, e quando non è con loro tiene alle orecchie due microfoni che trasmettono un incessante ronzio. Montag ha un segreto inconfessabile, ha sottratto dei libri che tiene nascosti a casa, e un giorno, dopo aver visto bruciare una donna che non aveva voluto lasciare la sua abitazione, ha un crollo e decide di abbandonare. Bello il dialogo fatto solo di citazioni che si svolge tra lui e il suo capo. Montag non ce la fa più, un bel giorno viene allo scoperto e, mentre la moglie è in soggiorno con delle amiche, osa spegnere la “famiglia “e comincia a leggere una poesia. Le donne atterrite fuggono, la moglie lo lascia, lui sa di essere perso chiede aiuto ad un uomo che aveva conosciuto in passato e gli affida parte della Bibbia che aveva sottratto. Arriva il momento che i pompieri vengono chiamati per distruggere la sua casa ed è proprio a lui che il suo capo affida il compito di farlo mentre intanto continua a provocarlo, forse cosciente della reazione che provocherà. Infatti Montag, dopo aver distrutto la casa, è verso di lui che punta la sua arma micidiale. Comincia così la sua fuga inseguito da un terribile ordigno meccanico. Montag riesce a salvarsi, approdando in una raduna in un bosco, dove vivono alcuni anziani che conservano dentro di loro la memoria dei vari trattati che hanno letto in passato e, che insieme a tanta altra gente, ognuno con la memoria di un libro, pensano di poter ricreare quello che la follia del momento sta distruggendo. Ancora una volta la ragione sconfigge la forza bruta come i Lapiti prevalgono sui Centauri. Il libro, scritto in una forma chiara ed essenziale, ci turba per i suoi contenuti, specie in questo momento quando da poco abbiamo visto a cosa può portare un messaggio violento che riesce a raggiungere milioni di persone. Ci crea uno stato di panico, ci fa mettere sulla difensiva. A me è venuto il desiderio di abbandonare tutti i meccanismi, che ci bombardano quotidianamente di notizie più o meno attendibili, e restare in silenzio ad ascoltare la mente, mentre avevo davanti agli occhi la stupenda acquaforte di Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”.

Olinda Orlando

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Mi sono chiesta, già a poche pagine dall’inizio, come mai non avessi mai letto Fahrenheit 451. Un testo, che come pochi altri, mi ha parlato delle storture del nostro tempo pur essendo stato concepito sette decenni prima. Per fortuna nel 2021 i libri non si bruciano, al massimo si dematerializzano. Resta però la consapevolezza del pericolo che rappresentano, in quanto mezzi di trasmissione di cultura e di creazione di menti libere. La vicenda di Montag attraversa tappe precise: cieca e orgogliosa obbedienza all’inizio, maturazione e custodia del dubbio, realizzazione dell’inganno su cui la realtà si basa fino all’azione ribelle. Non si tratta di un processo sempre lineare, ma accompagnato o deviato da Mildred, Clarisse, Beatty e infine dagli intellettuali resistenti. Trovo i tratti di questi personaggi di rincalzo, e in particolare quelli delle due donne, assolutamente geniali, eppure le immagini che più mi hanno colpito sono quelle legate a situazioni: il salotto con la famiglia che si urla addosso senza dire mai davvero qualcosa, il minaccioso segugio che colpisce e infallibilmente uccide criminali e presunti tali, i suicidi di chi sceglie di perire con il proprio patrimonio di libri. Ma quella che resta a mio avviso più suggestiva è l’immagine finale di Montag che, schiacciato a terra accanto al fiume, “vide la città, invece delle bombe, nel cielo”.

Roberta Palleschi

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Questo libro è il libro dei libri. Con impressionante intuizione Bradbury immagina un futuro senza cultura, senza comunicazione tra le persone, un futuro drogato dalla tecnologia in cui non esiste più il piacere di guardarsi, di toccarsi, di stupirsi, di godere della natura. Un mondo destinato a scomparire perché la natura si ribellerà e la guerra totale lo annienterà.

Bruciare i libri, testimonianza del pensiero, è stata una pratica estrema di fondamentalismi e regimi autoritari. Pensiamo all’incendio della biblioteca di Alessandria, al rogo dei libri sacrilegi da parte di Savonarola o al rogo dei libri da parte dei nazisti. Bradbury ha questa intuizione geniale: nel mondo della guerra fredda, nel clima del maccartismo (stesso clima in cui nasce on the Road) lo scrittore inventa questa figura del pompiere che brucia invece di spegnere, che distrugge ogni traccia di pensiero, di comunicazione tra gli uomini e con la natura: Clarissa dice a Montag: “Il mio psichiatra vuole sapere perché vado fuori, perché faccio escursioni nella foresta, guardo gli uccelli e raccolgo farfalle”. Gli uomini non si guardano, non si chiedono più il perché delle cose. La soluzione è ricorrere alla Tecnologia, allo sfruttamento economico delle masse ed alla pressione delle minoranze.

Bradbury già immagina la televisione come un grande pericolo per la Comunicazione tra gli uomini; verrà sostituita dalla comunicazione con lo Schermo (“ la famiglia rappresenta la gente) anticipando il grande fratello e la cultura digitale.

Un altro tema attualissimo del libro è la distruzione delle competenze: tutti dobbiamo Essere eguali anzi resi eguali, non ci possono essere intelligenze diverse perché questo comporta il rischio di dominio intellettuale. Nella filosofia e nella sociologia si annida la malinconia. Il libro è un arma carica nella casa del vicino ecco perché bisogna bruciarlo e togliere le munizioni dall’arma.

La speranza per Bradbury è nei giovanissimi (Clarissa) e negli anziani (Faber): i primi perché possono riportare lo sguardo dell’uomo alla terra (pensiamo a Greta) e gli Anziani (Faber) perché hanno la memoria del passato quando c’erano i libri.

Infine la visione apocalittica della guerra che distrugge le città; la sopravvivenza dell’umanità è affidata agli uomini libri nella campagna: Platone, Marco Aurelio, Darwin etc. Questo libro dovremo impararlo a memoria perché come ho detto all’inizio, è il libro dei libri.

Mario Cottone

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Rileggere il romanzo di Bradbury, a distanza di tantissimi anni mi ha provocato un vero e proprio straniamento modificandone di fatto la mia percezione. Sono consapevole che questa sensazione sia in gran parte dovuta al genere stesso del romanzo: la narrativa distopica. Io non sono una grande appassionata delle distopie, anzi. Per me sono tutte a vari livelli disturbanti, e, se ovviamente devono esserlo per loro stessa natura, non di meno mi generano un senso di malessere diffuso che appunto mi disturba e influisce sulla mia opinione e gusti letterari. Ciò nonostante ho apprezzato molti aspetti di Fahrenheit 451.

Ne ho apprezzato la lingua e la modernità dell’autore nell’utilizzare un linguaggio figurativo che sfocia in una prosa quasi lirica arricchita da artifici letterari. In particolare l’uso di frasi prevalentemente brevi e sincopate mi hanno trasmesso una netta sensazione di angoscia e disperazione che probabilmente ho amplificato a causa della situazione pandemica che stiamo vivendo.

Ho apprezzato la fortissima immagine di fondo suggerita dall’ossimoro del pompiere che incendia con il cherosene.

Ho apprezzato l’opposizione formale e sostanziale tra memoria e dimenticanza: nulla deve essere ricordato e trasmesso, tutto va cancellato. L’importanza della storia e della memoria per la trasmissione orale dei libri e della cultura.

Ho apprezzato i dialoghi tra Montag e Mildred che mi hanno ricordato Waiting for Godot e il teatro dell’assurdo. (Gli anni sono quelli)

Ho apprezzato il modernissimo concetto del ruolo della natura nelle nostre vite: lo spazio che abbiamo sulla terra è breve e precario: la natura se lo riprende con “la facilità di un soffio di vento...”

Ho apprezzato, e concludo, l’idea che il mondo ridotto a cenere non ha più nulla che può essere ricordato. Se l’impronta dell’uomo è cancellata cosa resta? Come dice Granger quasi in chiusura quello che facciamo deve servire “a cambiare qualcosa, a renderla diversa da come era prima (…)”. Gli uomini passano ma le loro azioni devono restare per dare senso al mondo. Si deve avere l’opportunità di ricordare le trasformazioni che ne sono discese.

Infine ho trovato estremamente moderno lo scenario post-apocalittico dei fuoriusciti che si organizzano: scenari che abbiamo trovato in tanti film e serie televisive degli ultimi anni.

Cinzia Marino

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Fino ad ora, ho letto Fahrenheit 451 tre volte.

La prima avevo poco meno di vent’anni, e fu subito dopo aver visto il capolavoro di Truffaut. Da allora (e per sempre), Montag ha il volto di Oskar Werner; Mildred (Linda nel film) e Clarisse, uguali e contrarie, hanno la stessa faccia (scelta geniale!); il capitano ha due gelidi occhi azzurri; la vecchia che brucia con la sua casa - guarda un po’ che combinazione - nel mio immaginario si sovrappone sempre a Fernanda Pivano!

La seconda volta avevo trentacinque anni, e l’ho riletto per meglio raccontarlo ai miei alunni, soprattutto per poter chiedere loro quale libro (film, quadro o canzone) avrebbero scelto di essere.

Questa è la terza, e credo non l’ultima; perché Fahrenheit 451, di lustro in lustro, di decennio in decennio, ha sempre qualcosa di nuovo da dirti sul tuo tempo.

La storia è abbastanza semplice, in fin dei conti: una favola distopica con una trama a tensione crescente e un finale dolce-amaro. Più delle parole, quello che conta in questo romanzo sono i silenzi; silenzi che quasi riesci a sentire, riempiti dell’imbarazzo di Clarisse, del vuoto di Mildred, dei pensieri confusi di Montag; silenzi che fragorosamente contrastano con il profluvio di chiacchiere vuote della “famiglia” o con le citazioni ingannevoli del capitano Beatty, o ancora con l’urlo rombante dei jet che sorvolano la città.

Ma Fahrenheit è anche una fenomenologia della ribellione, in tutte le sue fasi: dall’acquiescenza al risveglio, dalla rabbia alla temerarietà, dalla paura alla accettazione della sconfitta, fino alla rinascita e al progetto di ri-costruzione.

Per tutte queste ragioni, oltre che per la quantità dei temi lambiti dal romanzo, di un’attualità sconcertante (la guerra, lo sfruttamento della natura, la censura, la manipolazione dell’informazione, l’assuefazione delle masse, la tecnologia nella sua forma più distruttiva, la memoria …), Ray Bradbury ha influenzato la letteratura successiva in maniera impressionante, forse ancor più del suo diretto antecedente, autore di quello che è comunemente considerato l’incunabolo del genere: il George Orwell di 1984. Letteralmente, non c’è distopia contemporanea - scritta, disegnata o filmata - che in qualche modo non citi, ammicchi o rimandi in qualche modo a Fahrenheit 451: dalle opere più mainstream, come V per Vendetta, Arancia Meccanica, Il racconto dell’Ancella, Divergent o Hunger games, fino a romanzi meno conosciuti ma altrettanto significativi (penso ad esempio al bellissimo The giver - il donatore di Lois Lowry o a Bambini nel bosco della nostra Beatrice Masini).

In questo senso, Fahrenheit 451 è davvero un libro seminale, che va letto, riletto e anche raccontato oralmente (Bradbury di sicuro non se ne avrebbe a male…), specie in questi tempi di pandemia sanitaria, culturale ed esistenziale.

Pietro Giammellaro

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Bradbury ambienta questo capolavoro della narrativa distopica in un ipotetico futuro, in cui i pompieri non spengono gli incendi ma li appiccano, in cui la gente non parla, non ricorda, non legge. La televisione fa da padrona nella vita dell’umanità, assorbe ogni spirito vitale, si sostituisce alla realtà spersonalizzando l’individuo e trasformandolo in un automa senza anima e senza memoria. Nel mondo di Fahrenheit è vietato leggere, i libri vanno bruciati insieme alla curiosità, alla libera iniziativa, alla capacità di porsi domande. Distruggere i libri e riempire il vuoto residuo attraverso i programmi televisivi sembra essere il futuro in serbo per l’umanità. In questa realtà nessuno è felice, forse la giovane Clarissa che ha mantenuto la consuetudine di leggere e di porsi domande, che sveglia Montag dal suo torpore e suscita in lui dubbi ed inquietudine. Ma qualcuno prova a resistere: l’incontro con Faber, il professore che conserva i libri, gli presenta un nuovo orizzonte. La scomparsa di Clarissa, la spersonalizzazione di Mildred, l’atteggiamento del capitano e degli altri pompieri porta il protagonista ad un’acquisizione di consapevolezza che lo guiderà sulla via del riscatto. L’immediata via d’uscita è memorizzare i libri, farli diventare parte di sé, riempire nuovamente la memoria, ricostruire il passato. Si unisce ad un gruppo di fuoriusciti che si sono dati alla macchia e, dopo lo scoppio di un ordigno nucleare, torna in città per avviarne la ricostruzione. Si legge nel finale un messaggio di speranza, un invito alla consapevolezza e a tener sveglie le coscienze, soprattutto quando la società conduce verso il loro obnubilamento. Le due figure femminili principali, Clarissa e Mildred, indicano al protagonista quanto spaventoso si prospetti il futuro della vita sulla terra. Entrambe, in maniera diversa, lo invitano a svegliarsi e a combattere. Il romanzo non è profetico, di certo però è un monito alla vigilanza, alla presa di coscienza ed in tal senso è attualissimo.

Da evidenziare che il romanzo ha uno stile lieve e poetico che sembra stonare con la realtà che racconta. Il capitano Beatty spiega quanto sia orribile leggere e quanto siano inutili i libri con un linguaggio talmente accattivante che provoca l’effetto opposto. Un paradossale invito alla lettura.

Caterina Pietravalle

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“Fahrenheit 451” ci fa riflettere su quanto siano importanti alcune delle cose che diamo sempre per scontate: la possibilità del libero pensiero e del confronto, la varietà di opinioni e di caratteristiche individuali, ma anche ciò che consideriamo più semplice come la tranquillità, gli affetti e i libri. Il romanzo sembra scritto apposta per un periodo come quello che stiamo attraversando e anche per questo l’ho riletto con grande piacere.

Il libro di Bradbury è tradizionalmente ricondotto, insieme ad altri (ad esempio “1984” di George Orwell o “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley) nel novero della letteratura distopica, che narra di società nelle quali le condizioni di esistenza sono decisamente peggiori di quelle reali per mezzo dell’esasperazione di alcuni tratti e tendenze della realtà. In un futuro non precisato il protagonista, Montag, è un milite del fuoco, un “pompiere al contrario”, il cui lavoro consiste nel bruciare le case di coloro che possiedono dei libri; perché, i libri sono proibiti e basta averne anche uno soltanto per andare contro la legge ed essere arrestati.

Ray Bradbury ci narra di un mondo frenetico e vuoto, dove la vita delle persone è programmata in modo che non abbiano tempo per pensare; non devono esserci libri, ma neanche panchine nei giardini; la tecnologia ha invaso completamente la quotidianità e la lentezza è stata bandita. È un futuro in cui non vi è spazio per il pensiero o la riflessione, così come non vi è spazio per i sentimenti e le relazioni empatiche. Gli individui hanno perso la propria personalità, sono ridotti alla stregua di burattini totalmente sotto il controllo del governo, si muovono nel mondo credendo di divertirsi, senza neanche accorgersi che la guerra incombe su di loro.

Montag il protagonista, un giorno incontra la sua nuova vicina di casa, Clarisse, una diciassettenne che sconvolge completamente la sua vita. Lei è speciale e sia Montag che chi legge se ne rendono subito conto: è una ragazza che osserva le cose, che riesce a vedere il mondo intorno a se; e racconta di un passato in cui esistevano pompieri che domavano il fuoco, racconta di famiglie che si sedevano insieme a parlare ed è consapevole di quello che sta succedendo; è “luminosa”, luce in un mondo buio. Clarisse chiede a Montag se è felice e lui, scosso da questa domanda, si renderà conto di non esserlo affatto. Da qui una serie di cambiamenti e la ribellione nei confronti società in cui si è ritrovato a vivere.

Il romanzo fa chiaramente riferimento alla censura attuata negli stati autoritari e totalitari e i roghi dei libri da parte dei militi del fuoco costituiscono la tipica rappresentazione dell’oppressione esercitata sui cittadini, sull’accesso alle informazioni e alla cultura come mezzo di acquisizione del senso critico; la censura è funzionale all’instaurazione e al mantenimento di un regime autoritario, fondato sul partito unico, con il necessario controllo sistematico della cultura, dell’arte, dell’informazione.

Il romanzo di Bradbury può esser anche letto come riflessione sui limiti alla libertà di espressione in uno stato democratico e sul confine labile della tutela dei diritti fondamentali, partendo dal tema delle tensioni tra libertà di espressione, da una parte, e diritto/dovere di educazione pluralista di bambini e ragazzi in una società democratica dall’altra. Ma anche nel rapporto scuola famiglia nell’educazione dei futuri cittadini. Un passaggio del libro è utile a sottolineare questo aspetto: “…L’ambiente domestico può distruggere gran parte di quello che cerchi di costruire nella scuola. È per questo che abbiamo sempre più abbassato l’età minima in cui è obbligatorio frequentare gli asili infantili, al punto che oggi strappiamo il bambino all’ambiente familiare praticamente quand’è ancora in fasce”. Dal punto di vista di un rappresentante del regime la famiglia viene vista come luogo della resistenza rispetto all’azione educativa statale, orientata alla trasmissione della “ideologia di regime”; nella visione dispotica propria del libro, la scuola come strumento di “indottrinamento” liberticida da parte dello Stato e la famiglia considerata come spazio della libertà.

Viviana Conti

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A volte nella vita capita di leggere dei libri che parlano con noi, che ci scelgono e riescono a tirare fuori i pensieri più nascosti e reconditi dell’anima. La funzione dei libri è proprio questa.

In questo caso il libro è arrivato da un’altra parte e non vi è stata nessuna scelta solo un incontro deciso da altri.

È in questo modo che, pagina dopo pagina, ci si trova immersi in un rogo malefico in cui bruciano i capisaldi della vita, della letteratura che portano alla libertà dell’individuo fornendo gli strumenti indispensabili per trovare la sua via, la sua verità e soprattutto la sua libertà.

Non si riesce a staccare gli occhi dalle pagine, mentre si è immersi in quell’atmosfera cupa e grigia dove Montag trova, in modo del tutto casuale, il suo faro, in una ragazza che semplicemente pensa e che lo conduce verso la luce, con una naturalezza e una spontaneità tale da travolgerlo senza che se ne accorga minimamente e che possa fare resistenza.

E mentre lo scenario si dispiega, tirando fuori il nulla ormai “impiantato” nel cervello di Milli, dipendente dalle pareti parlanti che “sono” la sua famiglia, il nulla che le fa credere a tutto quello che le viene proposto in maniera passiva ma assolutamente costante e martellante, il nulla che non le permette di staccare rendendola insonne e dipendente dalle conchiglie auricolari; non si può fare a meno di pensare a come queste parole scritte così tanto tempo fa siano tanto paurosamente veritiere.

Paurosamente, si, è questa la reazione che suscita tutto ciò: è pauroso constatare come tutto ciò stia già avvenendo sotto i nostri occhi. Trasmissioni televisive che vengono seguite e prodotte proprio perché danno valore all’invadenza e alla mercificazione dell’intimità delle persone, social network che creano dipendenza, svuotamento di significato di ogni tipo di valore umano con il preciso intento di svuotare le menti da ogni pensiero critico e da ogni capacità di reperire informazioni fondate e confortate da fonti sicure.

Serena Crifò

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“Lo psichiatra vuole sapere perché vado fuori, perché faccio escursioni nella foresta, guardo gli uccelli e raccolgo farfalle”[…] “Sei mai stato in un museo? Tutto è astratto, ecco cosa è rimasto. Lo zio dice che una volta era diverso, parecchio tempo fa i quadri raccontavano cose e facevano vedere persone”.

Passaggi che svelano un mondo terribile, dove la fantasia e la storia sono una minaccia da eliminare. Ma persino il paradosso più distopico conferma il valore intramontabile della stessa domanda: “siamo felici?”. Siamo mossi dalla ricerca della felicità, di quel qualcosa per cui valga la pena persino lasciarsi morire in mezzo alle fiamme nella speranza di una rigenerazione. Ma la consapevolezza che è racchiusa nei libri porta dolore, perciò la felicità, che non esiste senza il dolore, è sostituita dall’intrattenimento, dalla distrazione della TV e dall’anestesia delle pillole di Mildred (simbolo del rifugio nella tranquillità). Questo romanzo quindi è la storia del risveglio di un uomo, Montag, dal torpore. Clarisse e Faber servono a strappare il cielo di carta di Montag e a fare emergere pian piano l’obiezione di coscienza verso il sistema. C’è anche una critica alla cultura della televisione, fagocitante surrogato della realtà. Stanze intere con pareti schermo, microauricolari, segugi robotizzati si uniscono ai roghi di libri per rappresentare un mondo alienato, dove il libro è surclassato dall’effetto ipnotico della televisione e delle tecnologie, finché il disinteresse delle persone e l’assuefazione distruggono la memoria della civiltà più della stessa legge imposta.

Laura Mollica

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vigevano “Circolo Bibliosofia della La biblioteca di Mastronardi”
coordinato da Raffaella Barbero
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Parlare di Cultura oggi è molto delicato. Spesso quello che vediamo assomiglia a uno sfascio, ed è difficile portare costantemente con sé il senso di questo operare, soprattutto quando le idee e i progetti, devono misurarsi con gli indirizzi e le volontà di chi ci governa.

Senza la cultura si perde la propria identità, la propria storia e memoria.

La Cultura è essenziale per la crescita dell’individuo e per l’arricchimento sociale.

La Cultura è testimonianza delle trasformazioni di una civiltà e raggruppa ogni forma di genio creativo umano.

L’argomento centrale del romanzo Fahrenheit 451 di Bradbury, rappresenta esattamente la visione di un mondo dominato da una dittatura feroce che ha come obiettivo di annullare la cultura, grazie anche al potere della televisione. Un libro di genere fantascientifico e distopico. Ciò che più inquieta nella lettura è che questo classico della letteratura americana, mai come di questi tempi è così attuale: la cultura viene giudicata come un pericolo e la televisione controlla i pensieri degli uomini.

Fahrenheit 451 è un libro che parla dei libri attraverso una potente riflessione sul valore della lettura stessa, sulla cattiva comunicazione e sull’apparente libertà dell’individuo nella società moderna.

Un romanzo che inquieta perché la cultura e i libri vengono distrutti (bruciati) da un sistema oppressivo che pretende in modo falso di offrire in cambio una sorta di felicità fatta di conformismo, dove cercare di farsi una coscienza propria, diventa un reato, all’interno di una società appiattita, chiusa, formata da individui senza più alcun giudizio critico.

Un romanzo che unisce tante attuali paure, ma con una grande morale: è difficile per un lettore accanito, affamato di storie e di vite, non immedesimarsi nel racconto, nel sentimento del protagonista Montag quando scopre che i valori della sua vita si stavano omologando a quello che “gli altri” gli avevano imposto.

Insieme a Montag ogni lettore diventa un vero ribelle e, a modo suo, combatte il pericolo di una dittatura in grado di annullare la cultura, la memoria, il pensiero libero.

Giudizio: Molto buono

Consigliato: Romanzo molto bello, consigliato A TUTTI, soprattutto a chi non può neanche immaginare una vita senza libri e senza uno di quei luoghi in cui si conserva il vero tesoro della civiltà e dell’umanità: le biblioteche.

Franca Ottoboni

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Per chi ama i libri e la lettura questo è un romanzo che DEVE essere letto: insegna infatti che solo tramite la cultura è possibile pensare, non omologarsi, non appiattirsi, essere se stessi insomma.

Montag è un pompiere del futuro che non spegne gli incendi ma usa il fuoco per bruciare i libri. Ma cosa c’è dentro ai libri di così prezioso e sovversivo? Perché alcune persone preferiscono farsi bruciare piuttosto che vivere senza leggere?

Quando Montag un giorno non ubbidisce alle regole e decide di leggere un breve passo di un libro che avrebbe dovuto bruciare, comincia a farsi delle domande e a salvare alcuni libri che inizia a leggere di nascosto. Allora capisce! Capisce perché il potere vuole annientare la cultura: i libri seminano dubbi, inducono al confronto e mettono in discussione le certezze, creando contrasti, divergenze e opinioni diverse da quelle imposte e/o suggerite dall’alto.

Raffaella Barbero

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In “Fahrenheit 451” Ray Bradbury ha sintetizzato i due elementi essenziali di ogni società umana degna di questo nome: la voglia di sapere e di capire e lo spirito critico. La prima è il motore di ogni progresso e il secondo si traduce nella capacità di scelte di vita ragionate e motivate. Strumenti fondamentali per tutto questo sono i libri. Ma i libri fanno pensare, e i pensieri possono essere divergenti dagli interessi del potere costituito, e chi non concorda finisce col ribellarsi…e allora bruciamo i libri! Quando l’autore fa dire ad un suo personaggio che il sistema per non creare infelicità tiene occupati i suoi cittadini col lavoro e con il divertimento, non conosce la definizione attuale di “società di distrazione di massa”, ma ne anticipa il significato. Ben costruito il percorso esistenziale del protagonista che, attraverso la riflessione, arriva a rinnegare il suo ruolo di distruttore di libri e a diventarne invece un salvatore. Poco significativa invece l’ultima parte che, volendo offrire una possibilità di riscatto ad un mondo distopico, propone la soluzione improponibile di andare ad aiutare gli abitanti della città dove è scoppiata una bomba atomica.

Nives Trombotto

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Attraverso un incipit superbo, l’autore ci cattura e ci trasporta all’interno di uno strano mondo alla rovescia, nel quale la cultura è bandita e brutalmente perseguitata, mediante la delazione. Sono evidenti i richiami storici, e sono forti le analogie con il nostro presente permeato dal potere dei mass media. L’atmosfera angosciosa e claustrofobica e l’ambiente così vividi si imprimono nella mente con grande forza. Solo il finale risulta poco convincente e superficiale, anche se lasciandolo aperto, consente una certa relativa speranza. Voto 9

Angela Bertelegni

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Il romanzo racconta di un mondo in cui i libri vengono bruciati (da qui il titolo che indica la temperatura a cui la carta brucia per autocombustione) perché stimolatori di pensiero divergente e perciò non funzionali alla omologazione totale e all’ottundimento generale di individui ridotti ad automi privi del benché minimo spirito emotivo e critico. Pochi e perseguitati gli eroi che tentano di salvare, per quel poco che è loro possibile, il patrimonio spirituale e culturale dell’umanità. Parla di un contesto socio-politico in cui nessun lettore, soprattutto colui che intende la cultura finalizzata alla formazione integrale dell’uomo più che all’erudizione, vorrebbe mai vivere.

Il libro, pubblicato nel 1951, merita a pieno titolo l’appellativo di classico moderno, infatti il tema è da considerarsi un monito per la società contemporanea che rischia di vedere la realizzazione degli scenari distopici descritti da Bradbury. Numerose le riflessioni con intento chiaramente pedagogico che, però, non ostacolano il ritmo narrativo e la validità della prosa ragion per cui è un romanzo di cui si consiglia la lettura a tutti.

Antonia Ricciuti

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John Stuart Mill si chiedeva se fosse meglio essere un uomo malcontento o un maiale insoddisfatto o anche un Socrate infelice piuttosto che un imbecille contento, concludendo che la soddisfazione del maiale e la contentezza dell’imbecille derivano solo dalla loro limitatezza intellettuale. La società descritta in Fahrenheit 451, invece, ha scelto la soddisfazione e la contentezza, rifiutando l’infelicità legata alla ricerca della comprensione della realtà. Per questo, i vigili del fuoco sono attenti a bruciare le opere letterarie, religiose, filosofiche ma non i manuali di ingegneria: nelle prime, la realtà viene resa problematica, spingendo all’impotenza e all’infelicità chi le legge; nei secondi, si offrono soluzioni pragmatiche per soddisfare “tutti” i bisogni e quindi per vivere bene. Ma è davvero così? Questo si domanda il protagonista che, grazie ad incontri illuminanti, comprende che nessuno è veramente felice in questo modo, e si avvia verso quell’ “infelicità” che rende la vita degna di essere vissuta. Libro potente -ma non cupo, in fin dei conti, come tante distopie- assolutamente da leggere. Tutti. Per non diventare puri imbecilli tecnologici.

Andrea Feoli

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Questo romanzo è una delle più belle dichiarazioni d’amore verso i libri e la lettura, la narrazione distopica fornisce al lettore diversi spunti di riflessione anche su eventi dell’attualità dei nostri giorni. Nel mondo di Morgan i media hanno un potere abnorme e stanno sempre più portando a termine il loro compito: quello di omologare nel pensiero le persone e renderle incapaci di ragionare in autonomia, di esercitare il libero arbitrio. Terribile è la narrazione di come le madri deleghino completamente ad altri l’educazione dei figli, lasciandoli a scuola il più possibile e davanti alla TV nel tempo libero. Il mondo di Fahrenheit 451 si può tranquillamente immaginare oggi dove tutti noi siamo super attivi sui social e a volte fatichiamo a comunicare con chi vive accanto a noi. La lettura è una riflessione profonda, lenta, non il bombardamento di immagine dei nuovi mezzi di comunicazione, ci aiuta a far chiarezza nei nostri pensieri a comprendere le situazioni.

Martina Azzolari

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Bruciare libri, bruciarli tutti per evitare che le persone siano libere e che siano, al contrario, omologate grazie allo sfruttamento della tecnologia mass-mediale. Che siano pompieri coloro che appiccano il fuoco rende il tutto ancora più inquietante, i vigili del fuoco sono la forza dell’ordine più vicina alle persone: non puniscono come le altre, mai, solo aiutano. Sarà proprio un pompiere a svoltare con l’aiuto dell’amore, un uomo scontento della sua vita, del grigio, del suo fumo senza incendio vitale.

Simone Satta

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Fahrenheit 451 è una grande dichiarazione d’amore alla letteratura e al patrimonio librario. È la curiosità che muove Montag a chiedersi cosa ci sia di così tanto affascinante nei libri da far scegliere ai loro proprietari di bruciare con loro, piuttosto che vederli scomparire tra le fiamme, a chiedersi se fosse davvero quello il ruolo dei pompieri un tempo, non spegnere, ma provocare incendi. Montag quindi inizia a salvare i libri - senza capire all’inizio perché - e a leggerli, e finalmente un mondo gli si apre davanti. La conoscenza però si paga cara, e Montag sarà costretto a darsi alla macchia e finalmente inizierà a cooperare nella Resistenza, imparando a memoria i libri per la loro trasmissione e salvando clandestini come lui. È un grande inno di speranza, di libertà, questo di Bradbury, e che ricorda un concetto caro anche a Bulgakov, che è proprio dell’umanità stessa: i libri non bruciano davvero.

Giulia Rizzato

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Nella nicchia dei romanzi che parlano di libri Fahrenheit 451 è il simbolo, “i libri vanno letti e non bruciati!” Già fermandosi a questo aspetto il libro è fondamentale, importantissimo.

Però io non dimentico che l’opera nasce come romanzo di fantascienza, un Urania. Il centro del romanzo è una società in cui diffidenza e fredda formalità sono incoraggiati.

La delazione porta alla diffidenza, al non potersi fidare del proprio vicino… di propria moglie! La cultura e i libri portano all’incontro, allo scambio umano, all’interesse reciproco. La velocità sulle strade (e i conseguenti cartelli pubblicitari enormi) ti impediscono di pensare a ciò che stai andando a fare, alla tua vita.

A mio parere i romanzi di fantascienza spingono all’estremo certi aspetti che anche nella società reale esistono ma sono poco sviluppati, mettendo in guardia da derive che magari crediamo inverosimili.

Mauro Rizzo

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Ambientato in un futuro distopico in cui la televisione riveste intere pareti e assorbe totalmente lo spettatore. Il protagonista è un pompiere incaricato di bruciare i libri, diventati illegali. Svolge il suo lavoro senza farsi domande fino a quando una serie di eventi mettono in dubbio le sue convinzioni. Fahrenheit 451 è indubbiamente una dichiarazione d’amore per i libri e una celebrazione della lettura. Il tema di fondo del libro è che la conoscenza ci libera dal controllo e dall’uniformazione.

Chiara Ghilardi

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“Fahrenheit 451” di Bradbury e “Lolita” di Nabokov sono entrambi due classici della letteratura moderna americana, due capolavori. Personalmente, rileggendoli ai giorni nostri, ho preferito il romanzo di Bradbury; una visione così intimamente realista del nostro tempo e della nostra società. Il controllo delle masse, del pensiero e della percezione che le persone hanno del contesto sociale viene esercitato attraverso la censura dell’informazione e la monopolizzazione della cultura, e porta il lettore a riflettere sulla situazione attuale e sulla realtà che si sta creando. Come nel romanzo, ancora una volta, sono i libri a suggerire la possibilità di un cambiamento. Il finale aperto lascia, infatti, uno spiraglio verso la costruzione di un mondo nuovo.

Edoardo Mornacchi

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Fahrenheit 451 pubblicato nel 1953 scritto dall’americano Ray Bradbury, scrittore di fantascienza, s’inserisce nel filone della fantascienza “distopica”. Questo tipo di fantascienza si differenzia dalla fantascienza utopica, positiva, immaginata sia da scrittori che registi, come ad esempio fu Gene Roddenberry, sceneggiatore e produttore televisivo, creatore del mondo di Star Trek, dove un’umanità evoluta e dotata di una sensibilità superiore si allea con razze di altri pianeti creando la Federazione Unita dei Pianeti, che si basa su principi di umanità e rispetto delle peculiarità biologiche e culturali.

L’autore non si prefigge di parlare di un futuro possibile, il suo obiettivo è quello di parlare dell’America dell’epoca, dove le trasmissioni televisive rappresentano un’attrazione fortissima sulla popolazione. Nel 1953 si era in clima di Guerra Fredda, si temevano pesanti ripercussioni in un mondo che si stava faticosamente riprendendo dagli effetti devastanti del Secondo Conflitto Mondiale. Le due maggiori potenze, USA e URSS, si stavano suddividendo il pianeta in zone di influenze, per imporre il predominio politico e commerciale.

Il libro racconta di Guy Montag, pompiere del futuro, chiamato a un ruolo ben diverso da quello attuale. I pompieri sono chiamati a fare roghi dei libri. La popolazione si dedica al lavoro e al divertimento, dato dai programmi di intrattenimento televisivo. Siamo in un mondo totalitario, dove l’oggetto del pensare non è contemplato, chi ne sente la necessità commette reato ed è perseguibile legalmente. La televisione annulla la possibilità di un pensiero autonomo e libero, appiattisce il senso critico.

Ma è per tutti così? Montag apre gli occhi e diventa consapevole di ciò che accade quando incontra la sua giovane vicina di casa Clarisse McClellan, persona sensibile, che si approccia al mondo con occhi nuovi e liberi.

Fahrenheit 451 è un classico assolutamente moderno, che ci spinge a non accettare passivamente quanto ci viene propinato dai vari mezzi di comunicazione. Tutto il giorno veniamo bersagliati da notizie, più o meno autentiche, che la nostra mente non riesce a vagliare, il nostro senso critico è fortemente compromesso. Mai come oggi, questo libro, che all’epoca rappresentava una critica al maccartismo americano degli anni Cinquanta, rappresenta a mio avviso, un classico da riscoprire per il messaggio potente e attualissimo che ci lancia, una riflessione sul ruolo della lettura, ponte fondamentale che dobbiamo attraversare se vogliamo rimanere esseri liberi, capaci di pensare e amare.

Maria Nasiricò

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Nel mondo futurista creato da Ray Bradbury nel 1953, i libri (tutti) sono banditi. A nessuno è permesso leggere, perché la lettura rende indipendenti, si inizia a pensare con la propria testa, ci rende diversi e distanti dagli altri e, quindi, infelici. Nel mondo di Montag (il protagonista) due cose erano importanti: andare al lavoro ed essere felici e, per essere tali, occorreva restare tutti uguali, senza differenziarsi. Montag è un pompiere ma, nel mondo futurista di Bradbury, il compito del pompiere non era quello di spegnere incendi ma di appiccarli nelle case dove si nascondevano libri. Nel romanzo si legge: “Un libro è come un’arma carica: brucialo e togli le munizioni”.

La curiosità, però, ha il sopravvento (forse innescata dall’incontro con la giovane Clarisse che “non le bastava sapere come si fa una cosa, voleva sapere anche il perché” e questo le risulterà fatale). Montag ruba un libro prima di appiccare il fuoco e lo nasconde in casa e trova un coraggio inaudito quando legge una poesia a sua moglie e a due sue amiche; succede qualcosa di inspiegabile: una delle amiche si commuove e inizia a piangere! Ecco che i libri non fanno bene, rendono infelici, asserisce l’altra amica.

Nel romanzo di Bradbury, la TV è chiamata la “famiglia” e rappresenta il passaggio che negli Stati Uniti ci fu nel secondo dopoguerra: dalla radio alla televisione che la si guardava immersi nel buio della stanza. La faccia di Mildred, descritta da Montag, è l’emblema di quella che diventerà la società: “una faccia così desolatamente inespressiva, sola in una stanza, abituata a cibarsi di sé stessa”; Mildred che deve prendere le pillole perché catatonica davanti alla TV ricorda molto coloro che, al giorno d’oggi, hanno lo sguardo fisso sullo smartphone e che si allontanano, in questo modo, dalla realtà che li circonda.

Ho trovato il romanzo estremamente attuale: in un passo si legge: “Alla gente di colore non piace Il negretto Sambo e lo bruciano. I bianchi provocano un certo disagio a leggere La capanna dello zio Tom e noi lo bruciamo. Bruciare tutto, il fuoco pulisce”. Questo passo mi ha ricordato il movimento dei Black Lives Matter e le loro rivendicazioni; anche in Fahrenheit i pompieri preferiscono distruggere con il fuoco i libri pieni di bugie, che raccontano di persone e vicende mai esistite e che rischiano di trasmettere queste falsità da una generazione ad un’altra. In questo Bradbury è stato quasi visionario.

La situazione inizierà a cambiare dopo una guerra lampo e la società, come la Fenice, “prenderà il volo dalle sue ceneri per rinascere di nuovo”.

Il romanzo termina con un monito: la cosa più importante è ricordare.

“C’è un tempo per demolire e un tempo per ricostruire”.

Alessia Chierico

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Empoli “Biblioteca di Empoli”
coordinato da Antonella Bertini
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Il libro è conosciutissimo; io però non l’avevo mai letto. Il suo contenuto è molto vicino al mio modo di pensare perché affronta problemi che mi stanno molto a cuore, come la libertà di espressione e la memoria. Trasmettere pensieri e ricordare modi di vivere ed agire di un’epoca che, una volta morti i testimoni diretti, potrebbe essere dimenticata è un atto fondamentale; se non ci fossero testimonianze scritte si potrebbe addirittura mettere in dubbio l’esistenza e gli accadimenti di un periodo storico. Da qui l’importanza degli scrittori, dei poeti e degli studiosi e per parte nostra la necessità di leggere le loro opere. In particolare per la letteratura scrittori e poeti testimoniano la creatività degli esseri umani e la bellezza a cui tendono, rendendo eterni sentimenti ed emozioni che tutti gli uomini provano durante la propria vita. Apprezzando le opere d’arte viene meno timore di essere omologati con gli stessi desideri indotti per essere uguali agli altri, un condizionamento che si ottiene ancora oggi con l’uso eccessivo dei social o una visione acritica dei programmi TV.

Mi sono piaciute molto le affermazioni del nonno: “dobbiamo lasciare qualcosa, quando moriamo” e “Non importa quello che fai, purché serva a cambiare qualche cosa, a renderla diversa da come era prima che la trasformassi in una cosa che somiglia a te. La differenza tra un uomo che si limita a tagliare l’erba e un vero giardiniere è nel tocco. Il tagliatore d’erba è anonimo, il giardiniere lascia un’impronta che dura tutta la vita”.

Antonella Bertini

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È un mondo buio quello in cui Bradbury ambienta il suo romanzo. Predomina la paura per gli incendi provocati dai pompieri e per il segugio meccanico che immobilizza ed uccide le persone che non vivono in conformità con le leggi di quel mondo. I grandi schermi televisivi presenti in ogni casa, condizionano pensieri ed azioni e conducono ad una costante insoddisfazione. I libri vengono bruciati ed è considerato criminale chi li possiede. Nel mondo reale ciò è già successo: tornano alla memoria la notte dei cristalli nella Germania nazista. Perché tanto odio verso i libri? Perché trasmettono i saperi, favoriscono lo sviluppo del pensiero critico e creativo e formano l’uomo e il cittadino. Tutto ciò non piace alle dittature.

Le ultime pagine aprono ad una lieve speranza, ma la memorizzazione dei libri scelta dai resistenti per tramandarne i contenuti alle prossime generazioni mi sembra che porti indietro l’umanità di millenni quando la scrittura non era stata ancora inventata. Inoltre affidarsi soltanto alla memoria può creare ambiguità? La memoria può essere elaborata psicologicamente e alterare i contenuti ?

Giulia Peruzzi

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Come ci fa notare Neil Gaiman nella sua Introduzione all’edizione Mondadori del celeberrimo “Fahrenheit 451”, la narrativa distopica non vuole fare predizioni sul futuro, in realtà vuole parlare del presente. E Ray Bradbury sicuramente voleva scrivere del suo presente, degli Stati Uniti del 1953, nel suo “Fahrenheit”, quando le trasmissioni televisive erano il miglior passatempo possibile e la Guerra Fredda era percepita come un pericolo reale e concreto. Ma alla fine Bradbury ha scritto un classico, cioè ha scritto un romanzo che ha parlato, che parla e parlerà a più generazioni, perché parla ancora oggi a noi, di noi.

Credo che la trama sia nota più o meno a tutti, almeno nelle sue linee essenziali: Montag è un pompiere che vive nel mondo di un ipotetico futuro, dove i vigili del fuoco non hanno il compito di spegnere gli incendi, di salvare vite e custodire i beni dell’umanità e della cultura ma, al contrario, sono chiamati a bruciare i libri.

Molto evidente e - temevo prima di leggere il romanzo - forse un pochino scontato il simbolismo espresso da Bradbury: mi sembrava troppo ovvio che la rappresentazione di un’umanità che avesse perso la voglia di leggere e fosse diventata inerte e passiva ci avrebbe resi sgomenti e ci avrebbe fatto orrore. Invece devo ammettere che, pur nella sua semplicità e facile evidenza, la metafora di “Fahrenheit 451” arriva potente e diretta al nostro raziocinio di persone che vivono nel XXI secolo.

Non si tratta solo di parlare di libri e di lettura, non si tratta soltanto ovviamente di condannare un’eccessiva fruizione di programmi televisivi (nel nostro tempo poi potremmo parlare di eccessivo utilizzo di videogiochi o di social media): la riflessione riguarda aspetti più profondi inerenti al bisogno di pensare e quindi di diventare attivi, creatori, proprio degli esseri umani. Colui che legge in “Fahrenheit” è l’uomo di cultura, di cultura umanistica in particolare, lo storico, il filosofo, il linguista: colui che si interroga sul significato delle cose e, con le sue riflessioni si discosta momentaneamente dalla logica utilitaristica fine a se stessa. In un mondo in cui ha vinto definitivamente l’idea che ciò che conta è solo il lavoro e il divertimento dopo il lavoro, in cui - di conseguenza? - governa un regime totalitario, non c’è altra scelta che dichiarare fuori legge chiunque senta forte l’esigenza e il bisogno di pensare.

Ma può essere veramente sopportabile vivere in questo modo? Forse all’inizio può sembrare divertente, evitare i problemi, trascorrere le ore in una rassicurante pausa rispetto alle preoccupazioni, alle difficoltà, allo studio e ai pensieri impegnativi. Ma dopo? Trascorrere un’esistenza fasulla, anestetizzati davanti a uno schermo, senza più la capacità di percepire il nostro senso di essere nel mondo: non è possibile tollerarlo davvero. Può portare soltanto all’oblio e alla distruzione. Montag intuisce tutto questo e ne diventa consapevole quando incontra Clarisse McClellan, una ragazza dagli occhi luminosi che ha il brutto vizio di fare caso al mondo intorno a sé. Non è governata solo da una coscienza annebbiata e stordita, come la maggior parte delle persone che vivono nel mondo distopico di “Fahrenheit”. Da quel momento anche Montag si risveglia, comprende che non può più accettare quel tipo di esistenza e comincia a combattere.

“ -[…] Solo una settimana fa, spruzzando cherosene con la mia pompa, pensavo che fosse divertente.- Il vecchio annuì. - Quelli che non sono capaci di costruire finiscono per dar fuoco alle cose. È una verità antica come la storia e come la delinquenza giovanile.”

“Fahrenheit 451” è quindi senza dubbio un classico moderno, un romanzo che ancora oggi è attuale; che ci fa ricordare anche in questo nostro tempo presente quanto sia importante il nostro bisogno di pensare, di riflettere e di creare e costruire qualcosa di nostro relazionandoci con il mondo intorno a noi, entrando in connessione con il nostro io più profondo e di conseguenza con le altre persone.

Chiara Landi

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Per un periodo ho fatto parte dell’associazione “Donne di Carta” ed avevo imparato a mente un brano di questo romanzo. Pur non amando molto il genere distopico considero Fahrenheit fondamentale per chi ama i libri. È un manifesto contro ogni censura, contro le dittature, contro chi vorrebbe abolire la libertà di espressione e di pensiero.
Per me era impossibile non votarlo.

Carla Benedetti

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Leggere per non dimenticare. In un imprecisato futuro un regime totalitario che ha individuato nei libri il maggiore ostacolo al raggiungimento della “felicità” considera reato leggere o possedere libri, ed una apposita milizia - i vigili del fuoco, trasformati in “milizia del fuoco” - è incaricata di bruciare le case di coloro che si macchiano di tali reati. Il protagonista, Guy Montag, lavora come pompiere, ma dopo l’incontro con una anziana donna che preferisce bruciare nella sua casa anziché abbandonare i libri resta completamente sconvolto e inizia egli stesso a violare la legge. Denunciato dalla moglie e costretto dal suo capitano ad appiccare il fuoco alla sua stessa casa, Montag dà fuoco con il lanciafiamme al capitano stesso e si dà alla macchia, unendosi ad un gruppo - le persone-libro - in fuga dalla società per salvare i libri dalla furia distruttiva del regime imparandoli a memoria. Un classico del genere distopico insieme a “1984” e “Il mondo nuovo”, un romanzo oggi più che mai attuale, una riflessione potente e drammatica sull’importanza del patrimonio letterario come testimonianza della capacità creativa ed espressiva dell’uomo e come mezzo anche politico per vivere e professare la libertà.

Cristina Preti

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Fahrenheit 451, non è tanto un romanzo di fantascienza quanto un prodotto letterario molto più ampio e significativo. È un’opera intramontabile una avvincente riflessione sulla società americana degli anni Cinquanta, che però diventa per il lettore l’occasione di riflettere sui mali e le storture della società contemporanea.

Montag, il protagonista, ha il compito di distruggere con il lanciafiamme tutti i libri che vengono trovati, così come le case che li nascondono, arrivando perfino ad ucciderne i proprietari. Tutti devono rispettare le regole: non leggere, non pensare, non ribellarsi, stare per molte ore al giorno davanti alla televisione, disinteressarsi di politica. Montag, grazie anche all’incontro con Clarisse si ribellerà e anziché distruggere i libri, li nasconderà.

Verrà denunciato, processato, ma riuscirà a fuggire e ad unirsi a un gruppo di uomini che vivono nascondendosi. I nuovi compagni di Montag non solo amano i libri, ma li hanno imparati a memoria e si dicono disponibili a trasmetterne il contenuto alle giovani generazioni.

L’autore dice che senza libri e il contatto costante con la natura, non si può vivere.

Diana Bonfanti

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Un romanzo distopico negli anni Cinquanta in cui è stato pubblicato; una storia sempre meno visionaria ma più reale, man mano che gli anni passano.

In un mondo nel quale possedere libri è un atto criminale e la cultura è vista come un demone si svolge la vicenda di Montag, membro dei “vigili del fuoco”, figure preposte all’incinerazione dei tomi, rei di essere la causa della tristezza che attanaglia l’Uomo.

Nel mondo di Bradbury non c’è tempo per pensare, è la televisione a sollevare i cittadini dal pesante compito, donando loro felicità e spensieratezza.

Nel mondo di Bradbury gli schermi sono grandi quanto pareti, e rimangono accesi così a lungo che i presentatori assumono le sembianze di membri della famiglia.

Ci vorranno il confronto con una giovane ragazza dalla mentalità decisamente adulta, l’ennesima spedizione incendiaria e il forte legame che il protagonista instaura con un anziano (ex) professore, per indurlo al tentativo di ribaltare il regime.

Poco fuori della città pattugliata dalle Milizie del Fuoco, fortunatamente, permane l’ultimo baluardo della cultura: Uno stuolo di uomini saggi, l’albero della vita coi suoi frutti salvifici, che faranno ritorno proprio quando la tecnologia segnerà la fine di sé stessa.

Silvia Maggiorelli

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La lettura di questo romanzo ha seguìto di poco tempo quella di altri due romanzi scelti dal mio circolo di lettura: “Il mondo nuovo” di Huxley (che non mi è piaciuto) e “La strada” di McCarthy (che mi ha commossa).

È stata la prima volta che mi sono avvicinata a questo tipo di lettura (avevo solo letto “1984” di Orwell).

Queste tre letture mi hanno fatto comprendere e scoprire non solo di poter apprezzare ma anche di poter subire il fascino di un genere di romanzi che non preferisco e che non ho mai inserito nelle mie letture

Il racconto è avvincente e a volte anche crudo nel descrivere un presente in cui non c’era più spazio per i libri ma che viene riscattato dalla presenza di figure positive quali Clarisse la giovane vicina di casa, il protagonista Montag e il professor Faber.

Ho apprezzato “Fahrenheit 451” per gli spunti di riflessione sul ruolo della cultura, dei mass-media e sulla libertà delle persone. Temi che ancora oggi sono molto presenti e dibattuti: ruolo della TV, ma ancora di più quello del web e dei social e la loro relazione o contrapposizione con la carta stampata e con la narrativa.

Un romanzo che mi ha appassionata e emozionata e mi ha offerto una speranza per il futuro della nostra società.

Alberta Cioni

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
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