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Fiabe di Hans Christian Andersen
Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 23 “I ragazzi del Liceo Benedetto Da Norcia”
coordinato da Patrizia Bruno
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Non mi è piaciuto particolarmente leggere Le Fiabe di Andersen, penso che un libro debba togliere la cognizione del tempo al lettore e delle fiabe così brevi non danno la possibilità di immergersi veramente nella lettura.

 Azzurra Di Maggio

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Ho avuto il piacere di riscoprire le fiabe di Andersen; la maggior parte lette in passato, altre invece sono state una bella novità.

Leggendo alcune di esse, ho avuto come l’impressione di trovarmi davanti alle pagine del diario segreto di un adolescente dei giorni nostri.

Ci sono molti riferimenti autobiografici, nei quali l’autore esprime tutto il dolore per ciò che ha subìto nella sua gioventù; oggi li definiremmo con i termini di “bullismo”, “xenofobia”, “omofobia” …

Nonostante la pesantezza di questi temi, l’autore li affronta con parole delicate; inoltre, nelle fiabe di Andersen c’è sempre un lieto fine o comunque una sorta di ricompensa morale.

Carola Alducci

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Andersen è un ottimo scrittore, questo indubbiamente, ma i temi cupi non mi sono mai piaciuti. I suoi racconti sono spessi neri come l’inchiostro e quelli che non lo sono si staccano un po’ troppo dal suo stile. È il mio pensiero, sinceramente sono felice di aver letto le sue storie ma, per come sono fatta, dubito che lo rileggerò.

Chiara Impicciché

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Questo libro e le favole in esso raccolte mi hanno fatto ripensare alla mia infanzia, poiché sono grandi classici che spesso vengono raccontati ai bambini, ma che allo stesso tempo potrebbero affascinare anche molti adulti. Ho trovato i racconti molto spensierati ma anche con un velo di leggera malinconia; ci offrono un’occasione per sfuggire dalla realtà e leggere qualcosa di semplice e delicato, ma allo stesso tempo quel velo di tristezza sempre presente ci fa rimanere un po’con i piedi per terra. Nonostante non avessero una morale esplicita, ogni racconto offre uno spunto per ragionare e riflettere. In più i protagonisti, reali o fantastici, hanno caratteristiche e comportamenti più che umani, nei quali ciascuno può riconoscersi.

Chiara Panella

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Le fiabe di Andersen hanno costituito un po la mia infanzia e quella della maggior parte dei ragazzi e delle persone che conosco, infatti quando ho sentito questo titolo ero felicissima di poterle rileggere per tornare, in un certo senso, indietro nel tempo. Riguardandole, però, non ho trovato quei sorrisi e quei pensieri di bambina, ma storie cariche di tristezza, paura e pensieri troppo pesanti per essere capiti da un bambino. Nonostante io non abbia trovato “l’orsacchiotto di peluche” che mi ha aspettavo, ho scoperto nel libro un ottimo spunto per riflettere su me stessa e su quello che mi circonda, ma, sinceramente, non penso che rileggerò o consiglierò le fiabe di Andersen.

Elisa Fiorenza

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Non ho apprezzato molto le fiabe di Anderson, nonostante alcune di queste, come “La principessa sul pisello”, mi hanno ricordato con un po di nostalgia quando le leggevo da piccola. Altre però le ho trovate piuttosto tristi, cosa che non mi aspettavo. Inoltre sono molto brevi e non ti permettono di conoscere davvero i personaggi, e ciò di sicuro non coinvolge il lettore. Anzi mi sembrava di passare da una fiaba ad un’altra in talmente poco tempo, finendo per leggere sempre con un certo distacco dalla storia.

Lorella Straccia

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Non ho apprezzato particolarmente le fiabe di Anderson, molte di esse mi hanno riportato a quando ero piccola e fatto emergere bei ricordi. Nonostante le amassi, in questa fase della mia adolescenza non sono riuscita a immergermi completamente nelle storie e nei personaggi. Non ho trovato lo spunto giusto.

Lorena Belluardo

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Le fiabe di Anderson mi sono piaciute e non: alcune avendole lette da piccola mi hanno fatto ricordare della mia infanzia, rendendomi quindi felice e anche un po’ nostalgica; non mi sono piaciute però, le fiabe sono davvero brevi e questo non permette il conoscere meglio i personaggi.

Francesca Ferruzzi

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Le fiabe di Andersen sono delle letture molto semplici; non ti permettono di immergerti fino in fondo e sentirti parte della storia poiché sono molto corte, ma allo stesso tempo ti sorprendono, perché non hanno il solito finale scontato che una persona può immaginare leggendo.

Arianna Ardente

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Le fiabe di Andersen sono, a mio parere, molto belle anche se corte e, per questo, non ti fanno vivere la situazione nella sua completezza, ti fanno capire la storia ma senza specificarne i dettagli. Nonostante tutto le trovo fiabe classiche ma sempre con un briciolo di magia.

Aurora Convenuti

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Ho trovato le fiabe di Andersen coinvolgenti e le varie tematiche in esse contenute molto interessanti. Mi ha colpito come in questi racconti si possa trovare quel pizzico di realtà anche se nella fantasia complessiva delle storie. Infatti in questo libro ho visto un Andersen ironico, sognatore e romantico ma anche realista per quella che è la sua epoca. Nonostante ciò, le sue storie hanno in ogni caso qualcosa da comunicare o un insegnamento da dare, che per quanto sia adatto allo stile di vita dell’Ottocento è anche molto attuale. Se andiamo a leggere queste storie con attenzione e fino in fondo, troviamo appunto piccole scene della vita quotidiana di tutti contrassegnate da emozioni e pensieri presenti in ogni essere umano.

Alessia Negroni

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Ho trovato “le fiabe di Andersen” una lettura molto scorrevole e piacevole, ma non ho apprezzato a pieno il libro per il fatto che sono frammentate, avrei preferito una storia continuativa nella stessa atmosfera

Marta Georgescu

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Le fiabe di Andersen le reputo fin troppo crudeli e amari dato che ha eliminato il lieto fine che era di “rito” nelle fiabe. Ciò le rende più particolari ma a parer mio troppo fredde.

Sofia Giovannangeli

 

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Circolo dei lettori di Robinson
Roma 10 “Giuria Azzurra”
coordinato da Beatrice Mariani
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Christian Andersen è considerato il padre della fiaba moderna e non a caso perché i suoi racconti, vari, incredibili, astrusi, surreali, contengono una dimensione del sogno e un’interattività con il lettore tipicamente moderni; non solo, ma i suoi racconti non sono consolatori né rispondono alla schema classico della favola dove il mondo è diviso in bene e male e specularmente in bello e brutto; qui l’eroe non sempre vince, trionfa. Le fiabe di Andersen sono disorientanti, spesso senza un lieto fine né un messaggio univoco, talora perfino disturbanti, quasi sempre lontane da quel mondo incantato dell’infanzia che ci nutre di certezze e che dopo averci fatto stare in sospeso e in ansia per le sorti del protagonista, quasi sempre al femminile, ci ripaga con una certezza che si conclude con l’espressione “vissero tutti felici e contenti”. In Andersen si trova in generale un racconto dove tutto è molto più sfumato, maturo forse, senza lo stile narrativo che procede con uno schema fisso, partendo dal “c’era una volta”, per passare alla peripezia, fino al precipizio e quindi al rovesciamento della situazione che conduce a un lieto fine degno dell’Eden. Nei racconti dello scrittore danese c’è spesso la volontà di affermare che si tratta di una storia vera, si mantiene così il dialogo con il lettore, spesso addirittura si immagina che venendo da un altro paese non possa conoscere alcuni luoghi citati. Tutti elementi che rendono la fiaba più simile a un racconto, soprattutto per l’ambientazione legata alla città di Copenhagen con alcuni riferimenti precisi anche se mescolati ad elementi fantastici, quali la sirenetta. È difficile riassumere tutte le fiabe in poche parole essendo una produzione enorme ed estremamente variegata. Certo è che si risente molto delle atmosfere nordiche, della religione protestante e suona davvero inconsueta la citazione di alcuni temi e figure bibliche o religiose dentro una fiaba; così come il percorso pieno di peripezie assomiglia molte alle fiabe armene, che scardinano lo schema tipicamente europeo mediterraneo. L’arguzia, il gusto della notizia e spesso un tono lugubre accompagna queste fiabe che raccontano e preparano alla vita, in tal senso sono istruttive, non pretendendo di raccontare il mondo quale dovrebbe essere ma qual è.

Ilaria Guidantoni

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Sono rimasta particolarmente affascinata dalla fiaba “Il baule volante” perché è, ovviamente, una favola senza tempo, come sono tutte le favole, ma che già nel titolo trasporta la mente nel viaggio della fantasia.

È una storia che inizia per poi dipanarsi in altre storie e narrare di mondi infiniti e, in questo modo, non ha mai una fine!

Rimane il desiderio di conoscere tutte le altre storie non narrate e, quindi, la possibilità di inventarsele da soli.

Fiordaliso

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La descrizione dei paesaggi nordici è suggestiva e affascinante e conduce il lettore nei lunghi inverni, nelle terre ghiacciate, tra cascate potenti e boschi secolari. Le vecchie tradizioni danesi e le superstizioni popolari sono tramandate con un’ironia delicata e poetica. La natura, grandiosa o rappresentata nelle sue più minute creature, conforta ed offre sostegno spirituale agli emarginati e alle loro sofferenze. Sono loro molto spesso i protagonisti.

Le fiabe, costruite intorno al dolore e alla caducità, sono tutte pervase da un forte senso di speranza, che non è l’ottimismo che confida nella vittoria del bene sul male. Alla magia spesso si sostituisce la grazia divina. Raramente c’è il riscatto dell’emarginato. La vita è descritta nella sua interezza di dolore e di rifiuto, cogliendone e celebrandone, tuttavia, la bellezza. La sofferenza fisica è un percorso che può condurre all’espiazione e la morte è innalzamento spirituale.

Paola

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Una delle mie fiabe preferite, I cigni selvatici, l’ha scritta Andersen: crudele, avventurosa e poi romantica e catartica, come deve essere una fiaba. Andersen punta direttamente al cuore e alla immaginazione dei bambini, scava nelle paure, accende i desideri, appaga il bisogno di giustizia finale. Le sue fiabe sono emozionanti, divertenti, spaventose: chi non si è terrorizzato per le terribili scarpette rosse che ballano da sole? Fiabe figlie di un’epoca politicamente poco corretta, ma che parlano ai sentimenti primari dei bambini e li trasportano in un mondo dove tutto è possibile e tutto si risolve. Andersen ha animato fiori, soldatini, soprammobili e animali e i suoi lettori viaggiano leggeri dalla Cina all’aia di un cortile, dal regno delle nevi alla profondità del mare. I suoi personaggi siamo stati tutti noi, principesse sul pisello o brutti anatroccoli, che avremmo voluto gridare “Il re è nudo” e forse non ci siamo riusciti ma Andersen lo ha fatto al nostro posto.

Isabella Botti

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Lette per tanti anni, fino a quando ho avuto15 anni, la mattina prima di andare a scuola. Quella sensazione mista di paura e tristezza in qualche modo mi ha aiutato a crescere dominando timori e insicurezze. Quei racconti qualche volta paurosi hanno contribuito a sviluppare gli anticorpi per contrastare i momenti difficili della vita.

Libri, insomma, che vanno ben oltre la loro trama. Storie che sembrano destinate alle scuole elementari e che invece puntano molto molto più in alto.

Livia Carchella

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La principessa sul pisello, la sirenetta, il guardiano dei porci, il brutto anatroccolo, le scarpette rosse sono solo alcuni dei titoli appartenenti all’ampia produzione fiabesca del più celebre scrittore danese di tutti i tempi. Fiabe per bambini, fonte di ispirazione cinematografica, che raccontano la dimensione magica della realtà anche attraverso la personificazione di oggetti, fiori, animali e piante. Alcune favole sono malinconiche, altre divertenti, altre tristi, altre bizzarre, altre ancora fantastiche, tutte fanno riflettere. Il lessico semplice e diretto rende molto piacevole la lettura adatta non solo ai bambini ma anche agli adulti che hanno ancora voglia di sognare.

Francesca C

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Andersen è sempre Andersen...mente dotata di una carica dirompente che esplode in tutte le direzioni, spinta da un’urgenza incontenibile di scrivere. Ci ha lasciato fiabe liete e scanzonate (come “I vestiti nuovi dell’imperatore”), accanto a trame pervase di una tristezza senza pietà, senza spiragli di alcun riscatto (come “L’abete’). Le sue storie sono preziose scatole che si aprono e prima di aprirle già sappiamo che al loro interno possono contenere ogni tipo di cose, che dobbiamo tenerci pronti ad ogni evenienza. Anche a farci toccare dolorosamente nel profondo.

Claudia Carlino

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Quando ero piccola, ammassati nello sgabuzzino c’erano pile e pile di fascicoli di “Fiabe Sonore”, erano versioni talmente vecchie che nella quarta di copertina non c’erano CD, ma vinili. È così che mi sono innamorata del Cigno Selvatico, che ho conosciuto quello stolto Imperatore dai vestiti inesistenti, che ho scoperto la delicatezza della Principessa che dormiva sul pisello.

Si tratta di storie dal forte valore simbolico che ho ritrovato, e tanti come me ne sono certa, sotto altre forme in pellicole internazionali, in testi di canzoni, celate tra pagine di altri libri che da classici senza tempo come questi traggono ispirazione, continuando a guidarci e ispirarci

Moira Colantoni

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Rileggere in età adulta questo libro è un vero e proprio tuffo nel passato, alcune mai dimenticate, alcune mai lette. Ricordo le illustrazioni che immediatamente richiamavano i personaggi più famosi, sfogliavo, vedevo il disegno e urlavo: “Questa!!! Questa!!!!”.

Saudade pura.

Sabrina Crescenzi Leonetti

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La sofferenza, sia fisica che morale, è la condizione che accomuna il variegato universo dei personaggi dei racconti di Andersen: dagli esseri umani al mondo animale, dai vegetali fino agli oggetti di uso quotidiano, nulla e nessuno viene risparmiato dal dolore, tra privazioni, torture e amputazioni varie.

L’evidente matrice cristiana e un manicheismo pervasivo non lasciano molte alternative: neanche le buone intenzioni mettono al riparo i personaggi, soprattutto quando il sentimento dominante è l’amore, verso il quale l’Autore nutre un evidente e autobiografico risentimento.

La versione integrale dei racconti di Andersen svela un mondo molto distante dalla retorica disneyana, edulcorata e piegata ad evidenti interessi commerciali, sulla quale si fonda oggi la comune percezione delle opere dell’Autore.

Riccardo Dell’Amico

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Studi classici e laurea in lingue e letterature straniere, sposata con due figli, vivo a Roma.

Da sempre avida divoratrice di libri, che ho la fortuna di poter spesso leggere in versione originale, sono una lettrice onnivora, non elitaria.

Mi sono convertita con entusiasmo ai supporti digitali, ricavandone un risparmio ecologico, economico e di spazio, in aggiunta all’indiscutibile vantaggio di non restare mai a corto di letture...a patto di non dimenticare lo smartphone.

Mi piace ri-leggere i classici, le saghe, l’epica e la mitologia. Adoro da sempre, già da prima che divenisse una moda, il fantasy, sia esso high o urban, il genere fantascientifico, il distopico e l’horror, leggo volentieri anche libri e romanzi storici, biografici e resoconti di viaggi.

Vivendo purtroppo un momento in cui i viaggi sono fortemente limitati, i libri dimostrano di essere ancora più importanti, perché permettono di viaggiare come, dove e quando si vuole, lasciando il lettore libero di interpretarli e trarne o meno insegnamenti.

Rachele

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In tempi in cui non esistevano mezzi di comunicazione di massa, i racconti intorno al fuoco riunivano intere generazioni, tramandavano saperi e tradizioni popolari, insegnavano a essere buoni senza però fidarsi ciecamente, a essere coraggiosi contro i prepotenti e a usare l’ingegno e la furbizia per sconfiggere paure e avversità.

Compito della fiaba era far crescere, preparare alle ingiustizie e asperità della vita senza lasciarsi abbattere perché, alla fine, la ricompensa si ottiene sempre.

Sicuramente oggi il linguaggio e certi stereotipi risultano anacronistici, ma sappiamo che l’ambientazione in epoche e luoghi non precisati è un topos fiabesco.

Due fiabe in particolare mi hanno colpita perché insegnano una qualità fondamentale e sempre attuale come la resilienza: “Il piccolo Claus e il grande Claus” e “Il compagno di viaggio”.

Rachele

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Nelle sue fiabe dice cosa può accadere, la verità, il lieto fine a volte c’è ma non sempre. Si parla di dolore, di morte, di perdersi per poi ritrovare se stessi. Una fiaba che ha un posto molto nitido nella mia infanzia è Il tenace soldatino di stagno: ricevetti un libricino con questa storia come dono ad una festa, rimarrà sempre nella mia memoria il patimento di una bambina di 9 anni abituata a storie infiocchettate che si trova davanti a questo soldatino che messo alla prova dalle situazioni della vita, una volta tornato corona il suo amore sciogliendosi nel fuoco con la sua amata. Fiabe per crescere o per adulti?

Emanuela Francesca Di Filippo

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Quando una storia per bambini si trasforma in un incubo lieve, sognante sebbene cupo…

La leggerezza con cui l’autore affronta le paure e le difficoltà del suo tempo – comunque ancora purtroppo attuali – rende i suoi racconti tuttora spendibili e piacevoli alla lettura.

Un’atmosfera sognante che cela anche tutti quei luoghi comuni e quegli stereotipi di una società conservatrice e legata alla tradizione, che forse non sono ancora stati superati.

Alessandra M. Morelli

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Raccontare in poche righe il mondo fantastico e immortale delle Fiabe di Andersen è a dir poco arduo. Un caleidoscopio di storie indimenticabili, popolate da personaggi, animali, piante, fiori che hanno accompagnato la nostra infanzia e che ora si apre alla lettura con una maggiore consapevolezza. Tra analogie, metafore, motivi ricorrenti quali amore, amicizia, coraggio, difficoltà, ogni storia insegna ad affrontare la vita e le sue avversità, segnando il passaggio all’età adulta, anche senza uno scontato lieto fine. “Mignolina”, “La Sirenetta”, “Il brutto anatroccolo” per citarne alcune, con la loro magia e vivacità resteranno sempre nel cuore di ognuno di noi. Un tripudio di personaggi ipnotici e una narrazione vivida fanno sì che una Margheritina resti impressa nella mente ben oltre la nota rosa.

Lucrezia M

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Un tuffo nel fantastico per riaprire i cassetti della memoria e per accendere la fantasia di nuovi lettori. Le Fiabe di Andersen sono immortali e si rivolgono a tutti: gli adulti possono riscoprire i personaggi amati nell’infanzia e i più piccoli possono calarsi nella dimensione del sogno e dell’immaginazione. I protagonisti dei racconti non sono più quelli delle favole tradizionali, niente principi, draghi, maghi e streghe. Assumono dignità narrativa oggetti, persone di rango inferiore e animali, che vengono descritti dall’autore danese con realismo e accuratezza. Il volume raccoglie oltre ottanta storie ricche di fascino e magia che, dopo due secoli, riescono ancora a incantare.

Francesca Cellamare

 

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Circolo dei lettori di Robinson
di Vicchio “Gost readers”
coordinato da Serena Materassi

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Le favole più conosciute sono sicuramente piacevoli, anche perché solitamente accompagnate da immagini accattivanti ed esplicative.

Le favole meno conosciute sono una lettura classica piacevole, anche se in genere molto triste. I contenuti, le ambientazioni sono comunque ormai molto lontane dalla nostra realtà e difficilmente immaginabili anche con la fantasia.

Per questo motivo le ritengo adatte a un lettore esperto e non a bambini.

Patrizia Zuri

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Magiche e crudeli come le vecchie storie sanno essere, quelle che insegnano i pericoli e le paure e come combatterle, quelle da rileggere in età diverse sicuri di trovarci comunque qualcosa per sé. Le fiabe servono sempre, specie se non riusciamo a crederci o ce ne siamo lasciate di vissute dietro le spalle. Le fiabe servono se ne viviamo, danno la forza per colorare gli inevitabili grigi quotidiani.

Isa Innocenti

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Quando da piccola leggevo le fiabe di Andersen mi sentivo trasportata in un mondo in cui tutto era bello e affascinante. Per me c’era sempre un lieto fine perché il finale, anche se non era quello che mi aspettavo, mi sembrava “giusto”.

Le ho rilette con estremo piacere: la narrazione fluida ed elegante e le descrizioni fantastiche mi hanno riportato indietro nel tempo. 

Purtroppo non vi ho ritrovato tutta la leggerezza e la magia che la loro lettura mi dava quando ero bambina: la punizione, la morte, l’abbandono con cui si concludono molte delle storie (che colpiscono quasi sempre i più deboli, i diversi, i vecchi, come qualcosa di ineluttabile) mi fanno pensare più al mondo reale, con le sue ingiustizie, i pregiudizi e le sue contraddizioni che non al mondo roseo dell’infanzia.

Le Fiabe di Andersen restano comunque un capolavoro, ed è stato bello rileggerle alla mia età.

Stefania Banchi

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Questo libro penso sia il libro di fiabe per eccellenza che sopravvive nei secoli e mantiene sempre un’attualità ed un interesse che coinvolge grandi e piccini.    Anderson nelle sue fiabe non omette di parlare del dolore, delle difficoltà, della morte ed anche se le fiabe sono tristi in fondo si possono definire a lieto fine perché il dolore o la morte sono un mezzo per raggiungere la pace e la felicità e questo si può riscontrare in “il soldatino di stagno” e “scarpette rosse”.    

Ho avuto il piacere di leggere tante fiabe che non conoscevo e sono stata attratta dalla scorrevolezza e dall’infinita fantasia che le distinguono tipo “il piccolo Claus e il grande Claus”, “L’acciarino” ed infine mi sono imbattuta nel “il compagno di viaggio” e con mia grande sorpresa ho ritrovato nel corso di questo viaggio la precisa storia della Turandot di Puccini, allora anche Puccini leggeva le fiabe?   Un libro veramente eccezionale che sinceramente non posso metterlo ad un secondo posto.

Piera Cantini

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Leggere le favole di Andersen è stato come ritrovare un vecchio amico che non si vede da tempo. Appartengo alla generazione dei ragazzi cresciuti con le fiabe sonore, sulle quali ho imparato a leggere, e mentre proseguivo nella lettura, mi sono rivista bambina seduta al mio tavolino col giradischi davanti e il libro illustrato sulle ginocchia. Al contrario di quello che mi è accaduto con Alice l’ho trovata una lettura rassicurante, una conferma. Ho provato di nuovo tutti i sentimenti del bambino che legge le avventure dei protagonisti con ansia e aspettative che difficilmente vengono deluse. Il bambino vi trova il contrasto fra il bene e il male, la gioia e il dolore, la furbizia e l'ingenuità, il valore dell'onestà e dell'amicizia, tutte cose con cui si ritroverà a fare i conti anche nella vita reale. E forse è proprio questa la carta vincente di quasi tutte le favole, che cioè i valori e gli insegnamenti che vi si trovano rimangono validi anche a distanza di secoli.

Serena Materassi

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La raccolta di oltre 100 fiabe scritte da Andersen a metà Ottocento mi ha colpito per il suo realismo e per la sua crudezza. Si percepisce la sincerità dello scrittore nella descrizione dei caratteri, la sua onestà intellettuale nella scrittura di fiabe così crudamente appigliate alla realtà nonostante la loro natura fiabesca. Nel mondo della fiaba di Andersen gli oggetti, le cose, le persone assumono significati che vanno al di là della loro presenza e diventano emblemi di un vissuto sofferto, di un periodo, di un contesto sociale. Ci sono fiabe popolarissime come La Sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia, solo per citarne alcune, e storie meno conosciute. Tra le mie preferite: Il baule volante, I vestiti nuovi dell'imperatore.

Il filo conduttore della tristezza attraversa la raccolta, che non viene quasi mai declinata in semplici happy ending. Le storie parlano di dolore, di esclusione, di umiliazione, argomenti che Andersen conosce molto bene in prima persona.

Apprezzo molto la purezza della scrittura, però descrivendo caratteri e scenari così realistici forse il limite della raccolta sta nel fatto che non tutte le fiabe riescono a uscire dalla dimensione del loro "piccolo mondo antico". 

Bianca Zanieri

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Il dolore è Uno degli elementi tipici delle fiabe di Andersen. Per Andersen la morte è un qualcosa di quasi poetico: è la liberazione dal dolore e il rovesciamento del lieto fine.

Le fiabe di Andersen sono fra le più tristi, ma allo stesso tempo, anche fra le più intense e vere. Andersen non cerca di ammorbidire la verità, anzi, dice chiaramente cosa può accadere. Parla di lieto fine, dice che sì, può accadere che alla fine del percorso si sia felici, si abbia trovato l’amore, si ritrovi la famiglia, ecc.; ma anche che a volte non si può vincere: si può uscire tristi, soli, isolati e anche morti. Le sue fiabe sono creazioni originali che tengono conto della natura crudele del mondo, ma allo stesso tempo mantengono una speranza di una pace finale grazie alla forte fiducia di Andersen nella Provvidenza divina. Per questo le fiabe sono impregnate di cristianesimo e anche la morte viene vista come passaggio a una vita migliore dopo le sofferenze subite in vita.

David Bianchi

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Le favole di Andersen rappresentano ormai un classico della nostra cultura. La Sirenetta, il brutto anatroccolo, la principessa sul pisello, il soldatino di piombo, la piccola fiammiferaia... Se i fratelli Grimm attingono alla tradizione popolare prevalentemente tedesca, Andersen crea dalla propria fantasia e dalla propria esperienza di vita, capace di ascoltare racconti delle povertà e del dolore.

I personaggi di Andersen sono simili all’uomo nelle loro passioni e nelle loro debolezze, anche se si tratta di un calamaio, di un soldatino di piombo o di un anatroccolo.

Le fiabe di Hans Christian Andersen viaggiano nel tempo e i bambini amano ascoltarle e leggerle. Quanto siano contemporanee lo dimostra il fatto che Frozen – Il regno di ghiaccio è diventato due anni fa il film d’animazione ad avere incassato di più nella storia del cinema, ispirato appunto da una fiaba di Andersen, La regina delle nevi. 

Lapo Bianchi

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Saggezza secolare, racconti popolari nordici. Scrittura vivace, non annoia. Ma la sensazione è che ti piacciono soprattutto perché li conosci già, e sono dentro la tua testa da decenni, e i meno conosciuti risultano più ostici e lontani.

Bruno Confortini

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Per comprendere tali scritti, che ben guardare non sono affatto adatti ad un pubblico infantile, è necessario soffermarsi sulla vita e le vicende personali dell’autore. Nato in un ambiente sociale povero e degradato per tutta la vita è stato sospeso tra il desiderio di riscatto sociale, sogni di gloria, consapevolezza della propria “diversità” fisica e caratteriale che lo porteranno ad essere spesso oggetto di dileggio, soprattutto nella prima parte della sua vita. Problemi mai completamente risolti, anche quando una serie di fortunate circostanze gli forniranno mezzi e strumenti per una certa emancipazione. Tutte queste caratteristiche verranno da lui riportate nelle sue “Novelle”, alcune delle quali, come “La piccola fiammiferaia” non esenti da tracce di vero sadismo. La principessa sul pisello, il brutto anatroccolo, l soldatino di piombo, la sirenetta contengono in maggiora maggiore e minore tali caratteristiche: il finale sempre abbastanza ambiguo, oltre a non essere rassicurante è spesso inquietante. Si può dire che Andersen rappresenti la morale ipocrita e bigotta di un certo mondo religioso ottocentesco, sospeso tra filantropia, beneficenza condanna delle classi sociali “inferiori”: che comunque è bene che restino tali!

Donatella Cirri

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Bello rileggere le fiabe, che del resto ricordavo, seguendole nel linguaggio chiaro e nell’elegante stile di Andersen che ti permette di seguire il racconto con grande facilità.

Belle le fantastiche descrizioni dei luoghi, precisi i riferimenti che permettono di identificare il Bene e il Male senza confondere i ruoli dei personaggi espressi con grande semplicità ma con altrettanta efficacia

Anche la brevità dei racconti, secondo me, invece di essere un difetto ne aumenta l’efficacia come nel caso della Piccola Fiammiferaia, due sole paginette o come la Principessa sul pisello, addirittura solo una.

Monica Calamandrei

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Non è mai facile decretare quale tra due opere così personalmente care sia il vincitore, soprattutto quando a scontrarsi l’uno contro l’altro sono due pilastri letterari e fondamenta dell’infanzia di molti, ma benché non me la senta assolutamente di sminuire il suo avversario, Hans Christian Andersen e le sue fiabe sono usciti vincitori. Personalmente, si è trattata di una scelta tanto da lettrice quanto personale, sono racconti che sono stati molto presenti nella mia vita e rileggerli dopo così tanto tempo è stato un piacevolissimo tuffo nel passato.

 Quello che conquista di queste fiabe è la semplicità del linguaggio e la forma concisa e diretta con cui si sviluppano, a dimostrazione del fatto che quando si vuole raccontare una storia non è indispensabile dilungarsi su questo dettaglio o quella descrizione: è un tono fanciullesco adatto a tutte le età, capace magari anche di far riaffiorare ricordi di un’infanzia distante, ricreandone il tepore e la voglia di viaggiare con la fantasia.

Francesca Ferro

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La raccolta delle fiabe di Andersen è un’opera basilare nella storia della letteratura mondiale e mantiene tutt’oggi una freschezza e una originalità inarrivabili.

Andersen basa le sue fiabe sull’emozione, partendo dall’esperienza reale e trasferendola ad animali od oggetti di tutti i giorni. Così facendo porta il lettore a riconoscersi nei personaggi e nella storia narrata, e allo stesso tempo rende le situazioni quasi archetipiche. In questo modo svela ogni volta al lettore in modo leggero una indicazione etica o un precetto che Andersen inserisce sempre più o meno velatamente nelle sue storie.

Ciro Ferro

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Come si fa a leggere certe favole ai bambini? Tristi, crudeli e in qualche caso neanche troppo educative (nell’acciarino magico il soldato uccide la strega che lo ha fatto diventare ricco, vabbè che era una strega ma insomma…).

A parte questo però, le favole più conosciute sono sempre belle da leggere, indubbiamente anche perché ci riportano indietro agli anni dell'infanzia

Silvia Crescioli

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 La favola classica è solo e per sempre questa. E con il concetto di classica si porta dietro, purtroppo, alcuni retaggi complicati del passato che la rendono immortale ma poco appetibile al potenziale pubblico del 2000. Con nostalgia

Serena Pinzani

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Le fiabe di Andersen non sono sicuramente, non portano il buonumore, non fanno sorridere ma anzi sono quasi tutte tristi e dolorose, storie che non nascondono per nulla la quotidiana verità anche se sono rivolti ai bambini.

È per questo che mi piacciono, trattano problemi importanti con un linguaggio semplice e a volte povero senza tralasciare anche i temi importanti come il dolore e la morte. Sicuramente fanno pensare e riflettere.

Silvana Cionfoli

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 23 “I ragazzi del Liceo Benedetto Da Norcia”
coordinato da Patrizia Bruno
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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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