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A Roma, novembre di Mario Quattrucci
Oltre

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
di Robinson di Vicenza “Sentieri di Lettura”
coordinato da Marianna Repele:

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Recensione del libro: A Roma, novembre di Mario Quattrucci È un “giallo” completo di vittima, assassino, sospetti, indagati e indagini condotte dal commissario Marè, apparentemente distratto, in realtà riflessivo e arguto. Un uomo che conosce il male che pervade il mondo della ricchezza sfrenata e del potere politico: è proprio la sua persona a rendere il libro avvincente e piacevole, nonostante alcune parti non siano di facile lettura. Altrettanto buona e onesta appare la vittima, che ha visto la sua famiglia travolta dalla sete di denaro e di potere. Al di là del “giallo”, il libro fa entrare il lettore nel vivo della realtà, dei rapporti umani, della storia di Roma, con la sua bellezza e la sua empietà. Come tutti i “gialli” il lettore desidera conoscere la conclusione degli eventi con la scoperta del colpevole, ma può riflettere a lungo su concetti che lo possono toccare nel profondo: la solidarietà e l’egoismo, l’impegno e il disinteresse, gli affetti e l’indifferenza, presenti nei diversi personaggi che ruotano attorno alla vittima e alla ricostruzione dei fatti da parte del commissario Marè.

Nicoletta Perazzolo  

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Ambientato a Roma a fine anni 1990, il romanzo racconta l’indagine del vicequestore Marè sulla morte del suo amico professor Nicola Cusano, legato sentimentalmente a Marta sorella di Marè. Il corpo viene ritrovato nel suo studio con una ferita al cuore e una alla tempia, i testimoni raccontano, di aver udito i colpi simultaneamente. Il romanzo è il classico giallo che racconta le indagini che portano a scoprire il colpevole. Fanno molto riflettere gli intrighi politici che vengono a galla nel corso delle indagini. Un’Italia di vent’anni fa con problemi purtroppo ancora attuali. L’uso frequente del dialetto rende la lettura difficile e spesso incomprensibile.

Francesca Bevilacqua  

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Devo dire che leggere A Roma, novembre ho avuto grossissime difficoltà... non mi è proprio piaciuto. L’ho trovato pesante, confusionario e le parte dialettali difficili da capire... insomma di questo libro non salvo nulla.

Paola Mazzocco  

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Intrigante poliziesco, ben approfondito nella psicologia dei personaggi che suscitano immediatamente simpatia o repulsione, empatia o rifiuto. Ogni personaggio è una figura ben delineata nel quadro generale e si muove in un affresco vivace, rapido, colorito. L'alta borghesia romana e gli intrighi con i poteri forti, anch'essi manovrati da forze oscure, cui nemmeno Marè vuole dare un nome. Colpisce questa sua rassegnazione davanti a ciò che ritiene più grande di lui, troppo in alto, troppo intricato per essere indagato. Colpisce il non troppo velato atto d'accusa alla politica delle mafie e delle collusioni. Giallo interessante nella trama, ma ancora più avvincente nel monologo interiore del Marè e nei vivaci dialoghi con l'amico che riportano alla memoria eventi della storia recente e li analizzano da punti di vista inconsueti.

Giliola Mecenero  

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 1 “Biblioteche di Roma”
coordinato da Simona Cives
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Preziosissimo lavoro questo di Quattrucci di cui si apprezza, oltre all’ironia severa, la profondità di campo che distribuisce in tutta la sua visione di uomo e autore. Il suo commissario Marè (nome rubato ad un Marè poeta che parla di Roma come di “una città fantastica, che non esiste, tanto che ognuno deve costruirsela con la fantasia”) racconta una storia che dice una cosa e ne evoca altre cento, come gli echi dei grandi del Novecento e non solo, regalando il piacere anche solo di decodificarli. Il lettore cerca la storia e l’emozione. Ma il lettore cerca anche il linguaggio, la parola bella, il significato autopticamente preciso, l’etimo ricercato e insolito, la radice degli idiomi locali, Il piacere dello scorrere letterario. Quattrucci te lo dona.

Una trama gialla che presto appare un pretesto per un ben più profondo e orribile svelamento che coinvolge il globo intero e in cui l’Italia è una pista di decollo, a cui, se il crederci fa tremare le vene e i polsi, occorrerà pur cominciare a rifletterci.

Punteggio complessivo 9.

Stefania Cenciarelli

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Non conoscevo il Commissario Marè né il suo autore. Pur avendo letto gialli non sono una patita del genere. Di piacevole lettura il testo richiama strutture e ingranaggi non particolarmente originali ma ben congeniati. Siamo ben lontani da Scerbanenco che viene richiamato nella prefazione e che tanto mi piaceva da ragazza. L’uso del romanesco congeniale ai personaggi e la descrizione minuziosa dei luoghi dove si svolge l’azione, aiutano a superare il senso di pesantezza dovuto al continuo riferimento a poteri occulti e al sottolineare anche quando non necessario, le qualità morali attribuite al personaggio del Professore che certamente incarna l’autore stesso. Appare evidente che al romanzo poliziesco l’autore vuole affidare un respiro più ampio e personale lasciando trasparire due profonde amarezze: il non poter mai conoscere la verità dietro i fatti anche quelli che abbiamo vissuto e il rimpianto di non aver avuto i riconoscimenti che si ritenevano meritati.

Enrica Taras

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La trama è abbastanza coinvolgente, i personaggi sono ben delineati, lo scorrere del tempo rileva frammenti che servono per caratterizzare la psicologia dei personaggi e la loro trasformazione.

La lettura permette di seguire la storia, sia quella della città che delle persone e gli intrighi di affari sotterranei che, in quanto nascosti, si rilevano a mano a mano con una tensione che svela la vera natura dei personaggi. Ciò che ho trovato come difetti: il romanesco troppo presente del personaggio chiave, il toscano del P.M.. Bastavano forse soltanto alcune battute. Troppe parentesi e troppi aggettivi. Più un bisogno dello scrittore di dimostrare il proprio sapere?

Stefania Napoleoni

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La nebbia a Roma. Il dialetto romanesco che all’esordio della narrazione riporta a C.E. Gadda del Pasticciaccio. Gli scorci di Roma, i suoi quartieri, la sua bellezza, i suoi colori e i suoi odori.

La città è protagonista insieme al questurino Marè, incaricato di un’indagine impegnativa, che ha come oggetto la morte di un accademico, in passato impegnato anche politicamente.

Intreccio di storia familiare, con il suo carico di odio e risentimento che rimane senza spiegazione, e di storia politica ed economica di un paese in cui si consumano crimini nascosti dall’affarismo e dalla politica deviata, che ha perso definitivamente il suo orientamento.

Nonostante tutto, però, ancora qualcuno crede nella possibilità di un mondo diverso: e tra questi c’è Marè.

Lettura interessante e buona la struttura narrativa.

Palma Scolieri

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Il commissario Marè indaga su un omicidio-suicidio, quello del professor Nicola Cusano, un economista che in passato ha lavorato come consulente in alcuni settori statali e governativi. Marè ha conosciuto personalmente il professor Cusano: è stato suo amico e ammiratore. Le indagini portano Marè a incontrare i vari membri della famiglia dell’assassinato, gli amici, gli inquirenti, per cercare di dipanare un intreccio che si inserisce in un periodo italiano denso di avvenimenti. Questo libro è un giallo ma nello stesso tempo anche una riflessione su quegli anni. Nell’introduzione l’autore spiega: “un giallo, perché esso mi consentirà di entrare nel vivo della società, dei rapporti umani, del mondo cui appartengo […]: Roma e la sua vita, la sua storia, la sua realtà non mascherata”.

Alessandra Chiappini

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Il commissario Marè deve risolvere un piccolo-grande giallo: un morto, sepolto dalla neve, viene trovato vicino a una sezione del P.C.I. Le sezioni racchiudevano le storie dei quartieri, delle persone, i drammi, gli amori, gli odi, gli incontri, i sogni, i contrasti. Erano luoghi pieni di vita che l’autore conosce bene e li fa rivivere. Ha il merito di raccontare una storia complessa con un linguaggio accattivante, con una spruzzata di “romanesco”. Si legge tutto d’un fiato.

Fulvia De Persiis

 

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