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La mezzaluna di sabbia di Fausto Vitaliano
Bompiani

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
di Robinson di Vicenza “Sentieri di Lettura”
coordinato da Marianna Repele:

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Il Maresciallo Gori Misticò, dopo avere prestato servizio in un paesino del Nord, si mise in aspettativa, tornando nel suo paese d’origine, situato nella profonda provincia Calabrese. Il suo luogo preferito è la spiaggia del Paparo, una mezzaluna di Sabbia, dove le anatre trovano l’oasi perfetta per nidificare, ed il mare gli ricorda la sua beata gioventù. Malato da tempo, l’unico a saperlo è l’oncologo Nicola, il maresciallo ha oramai perso la voglia di lottare, ma in uno di quei giorni di pace, incontra un giovane brigadiere, e li trova la forza di cominciare a lottare…

Silvia Galiotto

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Questo romanzo narra del Maresciallo Gori Misticò, ammalato di cancro e in cura a Milano, dove si reca spesso per le chemio, infatti per questo ha chiesto un periodo di aspettativa. Il Maresciallo però è originario della Calabria e proprio qui viene trovato il cadavere di un uomo e il caso vuole che chiederanno proprio a lui un aiuto per trovare il colpevole. Il titolo del romanzo è il nome di una spiaggia un po’; selvaggia, abitata da anatre e dove il mare è ancora pulito. Gori Misticò cercherà con tutte le sue forze di difendere questa spiaggia da chi vorrebbe sfruttarla costruendovi un porto per navi di lusso. Ognuno di noi ha dentro di sé una mezzaluna di sabbia dove coltivare una speranza segreta.

Nives Giambellini

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Ho apprezzato il testo esilarante e l’uso di espressioni variopinte e divertenti in un gergo detonante dall’accento calabrese. Fino alla conclusione del giallo, è un continuo susseguirsi di scelte che i protagonisti devono operare, alcune delle quali non verranno svelate. Sebbene l’autore maltratti i suoi personaggi, traspaiono dalle righe l’amicizia maschile, la devozione del discepolo verso il suo mentore, la ricerca della verità, la lotta all’ingiustizia. Non mancano tuttavia gli appigli ai problemi esistenziali e le elucubrazioni mentali: “…se è vero che nessuno ci chiede di venire al mondo, è pur vero che una volta nati abbiamo sostanzialmente due possibilità: o spararci un colpo oppure fare il meglio che possiamo fare”.

Rosanna Cazzola

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Gregorio, detto Gori, Misticò, maresciallo dei carabinieri, dopo anni di servizio al Nord è rientrato a San Telesforo Jonico, il paesino calabrese dove è cresciuto. Ora è in aspettativa e ha lasciato il posto al giovane brigadiere Costantino. Tutti si chiedono la ragione di questa decisione incomprensibile. Solo il suo amico Nicola Strangio, oncologo in un grande ospedale milanese, che lo sta curando per un tumore all’ultimo stadio, ne conosce il motivo. Gori ha smesso di lottare, anzi talora è tentato di farla finita. La sua vita scorre faticosamente tra un viaggio a Milano per sottoporsi alla terapia e lente giornate al suo paese, allietate solo, durante la bella stagione, dalle sue visite alla spiaggia del Paparo, una mezzaluna di sabbia dove, davanti ad un mare scintillante, nidificano le papere. Era questa la meta dei tre ragazzi che a Telesforo sono cresciuti, Gori, Nicola e il povero Michele, morto in un incidente sedicenne. E sarà proprio quando il futuro di questo luogo verrà messo in pericolo da speculatori senza scrupoli, che si deciderà a raccogliere l’invito del brigadiere, suo successore, ad indagare su un caso di omicidio, ufficialmente chiuso Noir avvincente, con tanti temi trattati, quali l’arrivo dei migranti clandestini, la corruzione, con personaggi psicologicamente interessanti, il tutto ambientato nel mondo intrigante della Calabria con i suoi misteri e le sue indubbie bellezze. Un testo raffinato, pieno di umanità e con una morale finale che apre alla vita. Certe storie finiscono come devono finire, perché, alla fine l’essere umano è un animale prevedibile.

Mariuccia Pegoraro

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Una villa, un omicidio in biblioteca che si rivela suicidio, una moglie facoltosa e filantropa, un figlio ricco, annoiato e un po’ tonto a cui dare la colpa, un passato nascosto, un detective in pensione e un assistente arguto che chiede giustizia. La ricetta perfetta e forse poco originale di un classico giallo se non fosse per il vero significato che personalmente ho dato a questo libro, che arriva proprio sul finale quando l’ex comandante Gori Misticò dice al carabiniere Federico Costantino alla conclusione del caso “A volte quello che è giusto e quello che conviene sono la stessa cosa, anche se sono cose diverse”: il comandante Misticò sceglierà il migliore finale possibile, per la società e per la pace di se stesso.

Il caso perciò fa da cornice al vero significa del romanzo: l’accettazione della vita e della verità da parte del protagonista Gori Misticò, che, malato di cancro concentra la sua attenzione sulla vera definizione di relazione e amicizia: quella vera con Michele, l’amico morto giovane e Nicola, il chirurgo che lo segue nelle cure, attraverso il ricordo della perduta giovinezza, di quelle lontane estati spensierate lungo quella mezzaluna di sabbia con le papere.

Molto intense ed emozionanti sono le riflessioni di Gori riguardo il tempo che passa, del cielo così azzurro e profondo, della terra struggente e disperata, e di quanto sono generosi e volubili gli uomini che la abitano: non rendendosi conto che infondo sono solo polvere alzata dal vento.

Marianna Repele

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Aprila “Le Bucoliche”
coordinato da Antonella Proietto
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“La mezzaluna di sabbia” mi ha affascinata non tanto per la storia quanto per i personaggi che rappresentano molto bene lo spirito della Calabria con un forte alternarsi di bellezza e bruttura sia dei posti che del carattere delle persone. L’uso del dialetto lo ho trovato perfetto per descrivere una realtà provinciale con tutte le sue pecche e la sua vivacità che ci mostrano le tante contraddizioni della vita di tutti i giorni. La narrazione è brillante e riesce a restituirti immagini nitide dei personaggi che sembra quasi di sentire le loro voci mentre leggi. Il personaggio principale Gori Misticò non si può non amare, è descritto molto bene dal punto di vista psicologico di una persona che sta per perdere la vita a causa di una malattia e all’inizio decide di non combattere più ma poi l’attaccamento alla vita e la speranza lo portano a cercare di fare Le Cose Giuste anche se la giustizia a questo mondo non sempre esiste. Convincente e promosso a pieni voti.

Luana Merler

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Un libro sulla Calabria che si può leggere

Pietrina Sassu

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Calabria noire “Mezzaluna di sabbia” appare come il giallo della Calabria: un territorio spopolato e spolpato i cui resti resi polvere si sono dispersi in chissà quanti continenti. Gori Misticò si immerge in questa Calabria e fa affiorare tutti i suoi cancri e la sua bellezza struggente. I personaggi, a volte pennellati con sobrietà, altre volte aspri, sembrano ricondurci ad una Calabria antica, dolcemente malinconica. Gori Misticò risolve il suo caso mentre se ne sta andando e ci insegna che si può morire in tanti modi, ma il ricordo che si lascia può essere solo buono o cattivo. Ansia, indifferenza, rassegnazione, apatia, sono tutti rimedi più o meno consapevoli alla paura che il nostro comandante combatte lasciandoci con una esortazione “ciascuno deve fare il meglio che può”.

A volte l’Autore sembra dilungarsi troppo in alcune descrizioni, ma questo penso sia giustificato dal fatto che tutto il romanzo potrebbe essere una bella sceneggiatura.

Valeria Belardi

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Il maresciallo dei carabinieri in aspettativa Gregorio Misticò detto Gorì è l’io narrante di questo pezzo di vita umana, che sullo sfondo di un piccolo paese assolato e svuotato della Calabria, ci racconta le paure, le debolezze e gli egoismi di tutti noi, ma anche la speranza, l’amore per la propria terra che si nutre soprattutto di ricordi e di amicizie che ci portiamo dietro dall’infanzia.

Lo svolgersi delle indagini di due omicidi che colpiscono questo tranquillo paesino, è uno sfondo piacevole alle vicende umane dei protagonisti, che tra malattia, matrimoni, problemi grandi come montagne, battute ciniche e divertenti e filosofia topoliniana ci incollano fino all’ultima pagina di questo agrodolce romanzo.

Viviana Recchia

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Sarà che la costa jonica calabrese è vita vissuta, e quel mare è ricordo che dilaga e si stempera e si confonde nel verde cangiante delle foglie d’ulivo così come la nostalgia le conserva, intatte, alla vita che ancora e ancora le propone; sarà che fino all’ultimo scampolo di ricordo le radici dell’animo ci stringono e ci riagganciano in terre lontane, grigie, diverse, salvifiche nelle false speranze; e sempre il contrasto si aggrava tra desiderio di vita ancora e ricordo di quella vissuta, da difendere sempre, preservare dal tempo che allontana trasforma e nasconde; sarà che la realtà pesante della malattia sconvolge ogni minimo programma ma al tempo regala una nuova lucidità che spinge a voler pareggiare i conti, a chiedere perdono, a “mettere ordine” prima che sia troppo tardi; sarà che il vero risultato di un’esistenza è quello di trasmettere, a chi davvero si ama, il senso di una crescita personale come unica eredità umana; sarà che i colori del tuo mondo vero te li porti dentro dal vagito all’addio, si distendono abbracciati nell’infinito spazio di una mezza luna di sabbia e che tra il rosa, l’azzurro, il verde, l’arcobaleno di una vita anche il giallo si infiltri, si infittisca e finalmente si risolva nel senso indiscusso del dovere... sarà per tutto questo che in uno spicchio di terra lontana, l’atmosfera tutt’intorno e il suono stesso delle parole di un tempo che è stato e resta per sempre il lessico del cuore ci riavvicina, incontra, si perde e si ritrova nella persona protagonista assoluta di Gori Misticò.

Adele Archetti

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