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I cerchi nell’acqua di Alessandro Robecchi
Sellerio

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Alba “Libreria Milton”
coordinato da Serena Aimasso
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la lettura è stata leggermente più difficile di "come la grandine" 

I personaggi sono complessi e sono veri, sono come direbbero gli inglesi "relatable", insomma penso che essere un poliziotto/investigatore, un operaio della giustizia, sia così. Ci sono confini molto labili tra l'essere onesto e fare la cosa giusta. I personaggi dalla parte dei buoni si muovono al limite in una zona grigia che talvolta sconfina nella criminalità al fine di compiere il bene, i cattivi non sono sempre così prevedibilmente cattivi. Non sono descritti belli, ma umani. La lettura è complessa, talvolta, perché l'autore ci fa entrare nella loro testa e le loro parole sono i loro i mischiano pensieri e le storie si sovrappongono, si intersecano, so. E' un romanzo sì poliziesco, ma anche psicologico che parla di una parte della società che vive sul confine. I criminali non sono splendidi personaggi malvagi e avventurosi, ma squallidi e piccoli farabutti, talvolta violenti, che sopravvivono come malavitosi esattamente come la gente comune cerca di sopravvivere in maniera insapore, ma onesta. Il colpevole è abbastanza chiaro fin dall'inizio, ma prenderlo e assicurarlo alla giustizia, senza dover ricorrere alla giustizia privata, non sarà così scontato. Finale dolceamaro, vincere nella realtà non è così facile e richiede un prezzo da pagare: umano e sentimentale. 

Stefania Dogliotti

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Una bella scoperta per me, sia per quanto riguarda l'autore, che il libro appartenente ad una lunga serie. I due protagonisti Ghezzi e Carella, investigando su delitti di diversa matrice portano alla luce  una Milano insolita, lontano dalle luci della moda e degli aperitivi, una Milano nascosta fatta di dolore che si allarga proprio come i cerchi nell'acqua. La trama è molto intrigante ed emergono anche i tratti dei 2 poliziotti impegnati in indagini separate, ufficiali ed ufficiose, ma che alla fine si riuniranno per un finale inaspettato dove si troveranno complici e costretti a scegliere tra il bene e il male.

Antonella Alisetta

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Robecchi scrive un giallo ma l’indagine, che nasce attorno all’omicidio di un restauratore milanese morto ammazzato di botte nella propria bottega, si sposta a poco a poco sul piano dell’animo umano, su tematiche più alte e che sono di tutti. Ghezzi e Carella, per ragioni diverse, conoscono entrambi molto bene la sofferenza, quella sofferenza che si espande come i cerchi nell’acqua attorno ad un corpo che sprofonda e che, nel caso della vicenda in questione, si espande a tal punto da toccare e coinvolgere due indagini apparentemente ma solo apparentemente separate. L’espandersi dei cerchi della sofferenza umana, raccontata sullo sfondo di una Milano poco nota, sono per così dire il vettore, il fluido nel quale si muovono i personaggi: tanto quelli dell’indagine di Ghezzi quanto quelli della ricerca del tutto privata di Carella. I piani sembrerebbero paralleli non fosse per quella sofferenza che spinge tanto la Franca ed il Salina quanto le figure che appartengono al passato di Carella ed il Carella stesso. Si indaga sui fatti ma si indaga soprattutto impietosamente sull’animo umano: da che parte sta il bene e da che parte il male? Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Gli uni possono in determinate condizioni trasformarsi negli altri? La battaglia è tra bene e male o contro noi stessi? E intanto Carlo Monterossi, uomo di spettacolo, assiste impietrito alla narrazione di un mondo lontano.

Lara Martini

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Il libro “I cerchi nell’acqua” scritto da Alessandro Robecchi è un discreto poliziesco che paga forse il prezzo della sua lunghezza che supera le 400 pagine, anche se la scrittura è piuttosto scorrevole. L’avvio è davvero buono grazie al racconto di due vicende apparentemente separate, entrambe milanesi: il sovrintendente Ghezzi che si mette sulla scia di un delinquente messo in carcere molti anni prima per fare un favore all’anziana prostituta Franca, di cui si era invaghito proprio durante le prime indagini, e la caccia all’uomo dell’altro sovrintendente, Carella, che cerca vendetta per mettere fine al dolore provocato da alcuni crimini e delitti. Il tutto mentre in commissariato c’è fervore per un omicidio in una bottega di antiquariato e non si riesce a trovare alcuna pista. Per la maggior parte del tempo l’autore segue piuttosto bene queste vicende e riesce ad intrecciarle in modo abbastanza sorprendente, chiudendo bene diversi fili narrativi. Proprio però quando arriva lo scioglimento di diverse trame, il romanzo si appiattisce e si prolunga in maniera scontata, tanto che anche la psicologia dei personaggi, fin lì disegnata bene, rischia di scadere nel già detto. Infine, l’ulteriore cornice a tutte queste vicende, visibile nel prologo e in alcune parti del libro, risulta eccessiva e non aggiunge molto alla storia, che di per sé è molto interessante.

Lorenzo Germano   

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Il libro di Robecchi ha il vanto di portare il genere noir in un ambiente urbano italiano, e lo fa scegliendo lo scenario forse più “cittadino” della Penisola, la città di Milano. È quasi scontato dire che il libro si fa leggere tutto d’un fiato (il che è una particolarità del genere). Il vero pregio è lo stile dell’autore asciutto e schietto, una prosa serrata e che fa della linearità la sua forza maggiore.

Adelmo Altare

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