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La presenza e l’assenza di Franz Krauspenaar
Arkadia

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 4 “Club delle Argonne”
coordinato da Fabio Mantegazza
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È un giallo violento, che prende l’avvio dalla scomparsa di una giovane donna, seconda moglie di un ricco cinquantenne. Nella ricerca si muovono, quasi parallelamente, due investigatori ex poliziotti.

Tra atrocità, squallori, uffici patinati e desolazioni urbane la storia conosce come unico arricchimento alcuni pensieri dell’investigatore Cravat, che arriverà al capolinea della vicenda e di se stesso.

Il racconto non riscatta il prezzo delle volgarità, delle atrocità di effetto, dello squallore e del disgusto che fa pagare al lettore, per giungere alla resa dei conti finale.

Marica Arzenati

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In una Milano grigia e piovosa si svolgono le indagini di guido Cravat, ex poliziotto, da poco messosi in proprio come investigatore privato. Abituato a frequentare ambienti sordidi e corrotti, è incuriosito dal misterioso caso che gli viene commissionato dal ricco uomo di affari Tommei: ritrovare la giovane moglie scomparsa. Non gli vengono forniti molti elementi e Cravat si deve destreggiare tra quel poco che sa e le informazioni che cerca di estorcere con vari mezzi, a possibili informatori.

Il denaro, maneggiato con disinvoltura e in abbondanza, diventa lo strumento con cui vendere o comprare informazioni di poco conto.

Il sesso poi è l’altro ingrediente che non può mancare in questo genere di racconti ed è una merce che ha un costo, sia nel super attico in centro città, sia nell’appartamento dove giovani prostituti maschi soddisfano signore annoiate.

I personaggi sono falliti, inetti, incapaci di costruire legami al di fuori di questi rapporti prezzolati o deviati, ma a lungo andare sembrano diventare caricature di se stesse.

Un marito - padre ambiguo e reticente, in preda all’ansia, una segretaria servizievole e comprensiva, sufficientemente sensuale da suscitare l’interesse del detective, una vecchia madre vogliosa e volgare, il cui figlio, naturalmente, è un pervertito, sadico e violento.

Tutti questi ingredienti sembrano inutili, sterili, comunque non necessari alla chiusura del caso, che rimane praticamente irrisolto. Tutto viene concluso in modo molto sbrigativo nelle ultime pagine, con tre morti ammazzati inutilmente, lasciando interdetto il lettore che si aspetterebbe comunque un finale chiarificatore.

Piuttosto ambizioso anche il linguaggio con cui l’autore cerca di impreziosire e colmare le mancanze dell’intreccio narrativo. Un linguaggio sempre comunque maschilista e sessista, in cui realtà e fantasia si confondono.

Enrica Lieta

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Tremendo assemblaggio di tutti i peggiori stereotipi di un giallo. Milano non esiste, per fortuna.

Piera Comparin

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Ho finito di leggere il libro per senso del dovere, altrimenti l’avrei abbandonato dopo le prime pagine. Confuso nella trama e gratuitamente volgare nel linguaggio. L’ambientazione è totalmente assente e anche l’idea dei due investigatori, lungi da essere originale, si rivela alla fine strampalata, come l’oscura presenza con la quale dialoga il protagonista.

Paola Fornaciari

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Libro di una pochezza e banalità sconcertanti. A parte il fatto che è un noir, e non un giallo (questa non è una sua colpa; semplicemente per definirne il genere con precisione) non ha nessuna attrattiva.

La trama è di una semplicità assoluta. I personaggi sono ritagliati con l’accetta. I due investigatori, uno cinico e crudele, l’altro tormentato da angosce esistenziali, sono macchiette costruite su cliché scontati.

Nessuna tensione narrativa; non succede in realtà niente; solo dialoghi al limite della credibilità. Romanzo noioso e inutile, fallito anche nel suo evidente tentativo di scimmiottare noir americani di tutt’altro livello.

Fabio Mantegazza

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