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La signora del martedì di Massimo Carlotto
e/o

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
di Robinson di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo:

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Mettere insieme un attore di film porno alla fine della carriera, un anziano transgender abbigliato con vistosi vestiti accompagnati da cappello e veletta e una ex prostituta e spacciatrice è sicuramente una scelta originale. Il luogo dove si svolgono buona parte degli avvenimenti è la pensione Lisbona gestita dalla “signor Alfredo”. La pensione una volta molto frequentata, è ora quasi deserta, l’unico ospite fisso è Bonomonte Fanzago in arte Zagor, un attore di film osé che arrotonda facendo il gigolò, questi sta molto a cuore al signor Alfredo che se ne prende cura, gli prepara i pasti e le medicine che è costretto a prendere in quanto è stato colpito da un ictus, che ha superato ma che resta sempre in agguato. La sola cliente rimasta a Bonomonte è” la signora del martedì “una misteriosa elegante signora che va a trovarlo tutti i martedì dalle quindici alle sedici, lo paga, usufruisce delle sue prestazioni, bevono insieme ottimi distillati e va via. Bonomonte comincia a innamorarsi e Nanà, è così che si chiama la signora, diventa il suo chiodo fisso. Al signor Alfredo la donna non piace teme sia dannosa per il suo pupillo e teme che glielo possa portare via lasciandolo solo, così decide di saperne di più, la segue scopre dove abita e con chi vive e decide, malauguratamente, di agire. Da questo momento il libro prende tutt’altra piega. Alfredo affronta l’uomo con cui vive la signora, l’avvocato Tommaso Fontana, per rivelargli che la sua donna frequenta un altro, questo lo insulta pesantemente, Alfredo sale in macchina sconvolto e stordito e, non intenzionalmente, lo investe. L’avvocato muore. Iniziano le indagini per prima cosa vanno nella casa di Fontana dove vive Nanà che in realtà si chiama Alfonsina Malacrida una ex prostituta già precedentemente accusata ingiustamente di un omicidio che non aveva commesso e che ora scrive libri di successo per bambini. Fontana l’aveva presa sotto la sua protezione perché conosceva l’identità del vero colpevole ma non gli era possibile rivelarla. I mezzi di comunicazione si scatenano, Alfonsina è la colpevole ideale quella su cui è possibile incentrare intere trasmissioni televisive quella che si può chiamare con mille epiteti. Chi si accanisce di più è un ex giornalista, Belli, che riesce ad avvicinarsi alla verità e che il mite signor Alfredo fa fuori senza problemi, aiutato da un amico di Alfonsina. Dopo l’omicidio Alfredo fugge e va a rifugiarsi a Lisbona, la pensione la lascia a Bonomonte ed è lì che Alfonsina va a rifugiarsi quando è costretta a lasciare la casa in cui vive. La tregua dura poco, una volta scoperti anche loro devono fuggire così, alla fine li ritroviamo tutti a Lisbona.

Il libro è breve e si legge con facilità. L’autore mette bene in risalto la differenza tra apparenza e realtà. Bonomonte che, per chi l’avesse visto nelle sue performance cinematografiche, poteva sembrare il maschio volitivo e risoluto si rivela uno sprovveduto incapace di occuparsi di se stesso e pronto a scoppiare in lacrime alla prima occasione. Il signor Alfredo che abbiamo conosciuto fragile e premuroso non ha difficoltà ad uccidere e inoltre scopriamo che i soldi che gli hanno permesso di aprire la pensione e vivere agiatamente, sono frutto di una rapina avvenuta nella sua precedente vita a Lisbona dalla quale era fuggito portando via anche quello che spettava ai suoi complici. Alfonsina si rivela piena di iniziative e con una sensibilità che le permette di sognare per sopravvivere e di trasformare questi sogni in fiabe. Viene pure messa in evidenza la forza dei mezzi di comunicazione attraverso i quali tutti diventano avvocati, giudici, opinionisti o psicologi e la sentenza viene emessa prima che sia iniziato il processo giuridico. Mi è mancata l’ambientazione non sono riuscita a vedere la scenografia. L’elemento che accomuna Il Sicario e La signora del martedì è la fuga.

Il sicario fugge dalla dittatura, dalla fame, dal padre e dalla polizia. I personaggi di Carlotto fuggono dalle convenzioni sociali, dall’ipocrisia, ma anche loro dai padri che li hanno venduti o rinnegati e alla fine anche loro dalla polizia.

Olinda Orlando

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 “E’ la vita che è una solenne fregatura” “nel mondo reale i deboli la prendono nel culo “sostiene il cow-boy con gli stivali con i tacchi a punta , personaggio ambiguo , che risolve problemi sgradevoli come liberarsi da cadaveri ricordando Harvey Keitel in Pulp Fiction. Questa considerazione sulla vita riflette il pensiero di Carlotto che sicuramente non ha avuto una vita facile con una vicenda giudiziaria complessa tra condanne ed assoluzioni. E non a caso Nanà, il personaggio principale del romanzo, viene condannata ingiustamente per un omicidio che non ha commesso e che condizionerà tutta la sua vita. Nanà (Alfonsina Malacrina)  è la signora che il martedì si incontra dalle 15 alle 16 , per anni con un gigolò in declino da un nome improbabile (Bonamente), attore di film porno  nella pensione  Lisbona gestita da Alfredo un omosessuale, fuggito dal Portogallo dove conduceva sicuramente una vita più libera e meno vittima del condizionamento sociale ma che aveva abbandonato con la refurtiva di un colpo in banca. Nanà vive con l’ avvocato Fontana , molto più anziano di lei ,che l’ha salvata da una vita dissoluta condotta all’uscita di prigione e che considera il sostituto del vero padre responsabile della depravazione della figlia.

Il romanzo è leggero, spiritoso con un attenzione per i tre diversi (Nanà ,Bonamente ed Alfredo) che però non riescono a condurre una vita normale e che sono costretti per motivi differenti ad abbandonare l’Italia , braccati dalla polizia. Alfredo è responsabile di due omicidi, ma Nanà e Bonamente non sono colpevoli ma per una concatenazione di vicende ,di cui non sono responsabili ,vengono considerati i mandanti dei due omicidi che Alfredo ha commesso per voler salvare Bonamente da una relazione che considera pericolosa e nociva per il gigolò.

L’amore è un sentimento senza gratificazione: Alfredo è costretto a rinunciare alla sua regina, Bonamente ama non riamato Nanà che lo considera patetico nel suo sentimento, Nanà sembra avere solo affetto ma non passione per i suoi uomini; forse l’unica passione è stata per il cow-boy che non ha ricambiato.

 Il cowboy ha una peculiarità divertente perché ha una invidiabile conoscenza dei superalcolici che trasmette a Nanà : Gin, Rhum, Tequila e Whisky ,descritti nei loro componenti e nei loro aromi con grande competenza : “il whisky ricorda il miele, le albicocche disidratate, i fiori di campo ,in bocca è elegante, sottile e morbido .Sentori di frutta secca ,uva passa, zabaione ed un leggero accenno di tabacco da pipa “ (Devo dire che mi è venuta subito voglia e mi son bevuto un bicchiere di Talisker, un ottimo whisky di malto)

In tutto questo mondo di gigolò, di film porno, di insulsi poliziotti, di giornalisti senza scrupoli, di ambigui faccendieri si salva solo lo sfortunato avvocato Fontana (verrà ucciso da Alfredo) che ha cambiato la sua vita per riparare una grande ingiustizia perpetrata ai danni di Nanà, facendola ingiustamente condannare, pur conoscendo la sua innocenza.

Mario Cottone

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All’interno di una trama ben articolata e con qualche colpo di scena, che avvince e lega il lettore al suo scorrere veloce, Massimo Carlotto tratteggia i personaggi di questo bel noir utilizzando le loro vicende anche per descrivere uno spaccato di una certa fascia marginale della nostra società. Attorno alla vicenda del personaggio più in evidenza, il porno attore a fine carriera Bonamente Fanzago, che un ictus ha costretto in panchina e che subisce l’ascesa dei giovani concorrenti e del mondo in veloce evoluzione (rivoluzione o involuzione?), l’autore tratteggia anche quel lato oscuro e criminale della società. Quella società affamata di gogne mediatiche, giornalisti a caccia di scoop, politici dall’ambizione sfrenata, processi mediatici, che vivono nell’arena mediatica dove il pubblico reclama lo spettacolo, che condanna o assolve prima ancora che vengano istruiti i processi.Il nostro Bonamente Fanzago, in questa società in cui si sente sempre più marginale, resiste e vive aspettando che ogni martedì un’affascinante donna, dal passato avvolto nel mistero, paghi i suoi servizi da gigolò andandolo a trovare, sempre alla stessa ora, al suo alloggio presso la pensione Lisbona. Pensione di proprietà del signor Alfredo, anziano travestito, omino con l'anima sensibile di donna, che nasconde la sua diversa umanità nel piccolo mondo tranquillo del Lisbona.Ed è in questo piccolo mondo che, improvvisamente, irrompe il delitto, un omicidio non voluto, che rivoluzionerà la vita dei tre personaggi che saranno costretti a scavare nella loro vita ed a chiarirsi, almeno in parte, i loro sentimenti e le loro esistenze. In questo mondo di eroi, pieni di macchie e paure, la ricerca della verità non risulta essere la parte importante della vicenda, quanto lo strumento per definire e descrivere, in questo bellissimo e triste noir, l’attuale società ed il suo schizofrenico consumo di vicende e vite.

Salvatore Balsamo

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La signora del martedì è un romanzo a tinte noir, che sfugge però dalle atmosfere pesanti e scure del genere. Ci si trova piuttosto, di fronte a una denuncia sociale con note umoristiche in alcuni tratti. Piacevole da leggere e molto scorrevole, prende per mano e presenta i suoi personaggi, le cui vite si sfiorano casualmente finche’ non saranno unite inesorabilmente da un destino tragico: un attore porno a fine carriera, un’assassina da prima pagina, un vecchio travestito. Mano a mano che la storia va avanti, il lettore si rende conto, nell’ampliarsi delle visioni e delle storie personali, che i veri protagonisti di questo racconto sono i sentimenti di uomini che cercano di sopravvivere. La paura della solitudine di un vecchio in tubino nero, il bisogno di amore di una donna che subito l’ingiustizia della galera e la gogna mediatica, l’assoluta incapacità di prendersi cura di sé, di un uomo che ha vissuto vendendo un corpo, il suo, che lo sta abbandonando. Personaggi fragili, doloranti, marginali ed emarginati, che trovano il loro modo di vivere, ritagliandosi il loro personale piccolo mondo, avulso da una società che li ha già ampiamente marchiati e condannati con etichette infamanti. Ci provano a vivere nella loro bolla e ci riescono anche, trovando una parvenza di serenità finché… finché il maldestro tentativo di proteggere a tutti i costi questo mondo onirico, si rivela un errore tragico. Come le tessere di un domino che cadono al cadere delle prime: un innocente ci rimette la vita, un mite vecchietto diventa un assassino, un ignavo e insicuro attore si rende complice e una donna che ha trovato un suo equilibrio diventando scrittrice, si ritrova nell’inferno di una giustizia marginale, pressapochista e giustizialista. L’intolleranza è, per i sentimenti dei nostri personaggi, la condanna più severa, che li rende prigionieri senza bisogno di avere limitata fisicamente la loro libertà. L’autore fa riflettere il lettore coinvolgendolo nelle riflessioni che i personaggi fanno e sul giudizio morale delle azioni che essi compiono, l'empatia viene spostata verso chi delinque per proteggere interessi superiori. . I buoni, per il mondo comune, diventano i cattivi dai quali difendersi; i cattivi non sono nemmeno tali, ma persone alle quali è dovuta una dignità negata e maltrattata. La riflessione che scaturisce da ciò è che il nostro è un mondo che va al contrario: la ricerca della verità non è importante quanto la sensazione e la determinazione. Si giudica nel libro il mondo esterno che giudica solo dai un social, o assistendo ad un processo mediatico, ritenendosi in diritto di poterlo fare. La pecca che personalmente ho trovato in questo scritto e che mi ha parecchio infastidita, e’ stato l’uso, in alcuni punti, del linguaggio gratuitamente volgare e crudo. Non si venga a dire che sia funzionale al racconto e che tale stratagemma serva per rendere più autentica la crudezza della sofferenza causata ai personaggi, perché vi è un’ampia letteratura che dimostra che ciò non sia vero, è sicuramente una scelta stilistica dell’autore, con cui, si permetta di dire, chi scrive, non si trova d’accordo e che ha fatto scadere di molto il gradimento di quanto letto.

Serena Crifò

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I protagonisti che Carlotto ha scelto per la sua storia, narrata con stile asciutto, caratterizzato da frasi brevi, senza fronzoli e incisi, sono personaggi eccentrici, così come lo sono le loro vite; ma ciò non stupisce se si conosce la vita dell’autore. E le vicende della protagonista, condannata innocente per un primo omicidio e indagata (sempre innocente) per un altro, richiamano le vicende vissute dall’autore, dapprima assolto per un omicidio, poi condannato in appello e infine graziato dal Presidente Scalfaro. Incontriamo così Alfonsina Malacride, detta Nanà, prostituta di cui è innamorato l’attore porno Bonamente Fanzago, costretto a nascondere le conseguenze di un ictus che l’ha colpito; e il sig Alfredo, proprietario della pensioncina (dove, soltanto il martedì e soltanto per un’ora, Bonamente incontra Nanà) e autore del primo omicidio che avrà come conseguenza un altro assassinio, perpetrato, questa volta, dall’uomo dagli stivali a punta, il cow-boy che risolve problemi che ricorda Mr. Wolf di Pulp Fiction.

Ciò che accomuna tutti i personaggi, anche quelli minori, è l’impossibilità di realizzare fino in fondo (per i motivi più disparati) la propria storia d’amore.

Avvicinandoci all’epilogo l’autore ci racconta che (su Bonamente ) “… La morte gli faceva meno paura. Anche la vita. Anche il mondo. Ne aveva uno tutto suo, progettato su misura dalla sua Signora. La signora del martedì.” E (su Alfonsina) “Quattordici mesi e una manciata di giorni. Per Nanà quattordici mesi vissuti senza essere sopraffatta dal passato. La sua gestione della pensione Lisbona si era rivelata un successo. Le camere erano sempre prenotate con largo anticipo. E i clienti spesso tornavano. Anche per lei, la bella donna che conosceva i misteri dei distillati. Quattordici mesi di rinascita. Perché è possibile. Una vita può contenere diverse esistenze se si è capaci di inventarle. E una fiaba è la più bella delle invenzioni.”

Mi sarebbe piaciuto che il romanzo si chiudesse in questo modo ma, in effetti, sarebbe risultato banale, perché l’autore non ci sta raccontando una favola dal finale “ … e tutti vissero felici e contenti”, ma la storia di tante esistenze accomunate tra loro dall’amara necessità del dover tirare avanti (o morire) senza aver trovato felicità né, a volte, serenità. Il libro potrebbe essere un noir perché tanti sono gli elementi di tale genere presenti nel romanzo, ma non lo è perché manca la drammaticità mentre sono tante le scene che scivolano verso il grottesco e la comicità. Carlotto ha miscelato nel suo romanzo termini volgari e duri e semplicità di sentimenti, dura critica sociale e note malinconiche e lievi, commedia grottesca e riflessioni profonde; col suo romanzo sembra ci voglia chiedere di guardare gli altri senza pregiudizi ma con comprensione e umanità, considerare la realtà senza essere portatori di facili verità ma coltivando il dubbio. Forse sono i sentimenti i veri protagonisti di questo romanzo, i sentimenti semplici che ognuno di noi prova, come la paura della solitudine e il bisogno di sentirsi accuditi e, soprattutto, il bisogno di amare e di sentire amati

Viviana Conti

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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