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Ghetti di Goffredo Buccini

Solferino

 

Viaggiando da Nord a Sud e da Sud a Nord, Buccini entra in verticale nelle realtà delle periferie più malsane, identificandone i comuni denominatori e analizzando le dinamiche.

Una sinistra non più affidabile ha lasciato a leader populisti di destra l’attrazione, più che la guida (che presumerebbe una strategia), del popolo.

L’individuazione del “diverso-cattivo” nel migrante è avvenuta grazie a politiche inesistenti che non hanno pianificato, ma forse neppure realizzato che stesse accadendo, l’arrivo delle popolazioni dall’Africa.

La presenza della mafia come pensiero portante e modus operandi, è dilagata.

La visione d’insieme non lascia molte speranze ad una riabilitazione di alcune periferie, dove il male di vivere nei modi e negli ideali, è così attecchito da presupporre generazioni in contro tendenza per estirparne le radici.

Interessante documento di cronaca che, pur cercando toni di narrazione obiettiva, lascia trasparire un profondo pessimismo.

Francesca Osella

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Ghetti (Goffredo Buccini, Solferino ed.) è un domino di storie individuali che si intersecano con la cronaca e la politica, in quell’Italia degli invisibili e degli ultimi che vediamo per strada ma di cui sappiamo sempre troppo poco. Un saggio lucido e chiaro, che attinge alle indagini portate avanti negli ultimi anni da Commissioni parlamentari e Fondazioni private. Attraverso decine di fatti di cronaca si delinea una mappa dell’Italia contemporanea fatta di disagio, povertà e vite al limite oltre che isole infelici nel tessuto urbano nelle quali vigono leggi inconciliabili con un processo di accoglienza e risanamento del tessuto sociale.

Benedetta Marchesi

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Il saggio di Goffredo Buccini è un accurato approfondimento sulla situazione delle periferie dell’Italia contemporanea. Buccini parte da recenti casi di cronaca (prevalentemente nera) avvenuti a Roma, Milano, Torino, Macerata, Palermo ecc. per poi analizzare lo stato sociale, economico e urbano dei sobborghi in questione. L’autore attinge a piene mani dai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta su sicurezza e degrado delle città e delle loro periferie e ne fa un egregio utilizzo fornendo al lettore un saggio coinvolgente e interessante.

Vanno segnalati almeno due punti deboli che tuttavia non rovinano il buon lavoro fatto dall’autore.

1. Ricostruzione dei fatti attenta ma con leggere sbavature: Il saggio tratta casi di cronaca e fatti documentabili perciò le ricostruzioni romanzesche andrebbero misurate con il contagocce (specialmente quelle metaforiche). Segnalo in particolare il paragrafo a pagina 21: "In quei selfie lei sorride sempre, solare. Ma il suo angolo buio sempre prevale, i sorrisi da bambina vengono infine risucchiati in quell’angolo dove ogni cosa perde senso e valore." Buccini sta raccontando il caso di Pamela Mastropietro e, in particolare, l’utilizzo di droghe da parte della ragazza. Si può scrivere un romanzo, si  può romanzare un caso di cronaca, si possono raccontare meticolosamente i fatti; di fronte a queste viariabili si deve prendere una decisione e poi attenersi alla decisione presa altrimenti si dipinge un quadro realista con dettagli surreali e stonati. Va specificato che questo esempio è quello più evidente e che nel corso della lettura non si incontrano più abbagli così grossolani.

Segnalo, a margine, la stilisticamente discutibile ripetizione dell’avverbio "sempre".

2. Sparare a zero, zero soluzioni: L’opera denuncia numerose criticità specialmente nei sistemi di accoglienza e nella gestione economica e sociale delle aeree urbane. Ovviamente è complesso trovare soluzioni a problemi così intricati e proporre soluzioni teoriche in un saggio non significa certo risolverli. Nel libro però appare evidente lo sforzo fatto per segnalare, analizzare e approfondire tali problemi ma, dall’altra parte, lo sforzo fatto per avanzare proposte e strategie risolutive risulta irrisorio. Comunque il saggio fornisce sufficienti spunti di riflessione per l’approccio a tali criticità.

"Ghetti" è un saggio che dovrebbe essere letto da tutti: da chi ci vive in quei ghetti, da chi quei ghetti li dovrebbe rendere abitabili, da chi quei ghetti non li ha neanche mai visti e non se ne cura, da chi quei ghetti li ha visti e non se ne cura lo stesso. L’analisi di Buccini è giustamente spietata, non risparmia nessuno. Ha il merito di mettere a nudo le cause di un odio sociale che si diffonde mentre qualcuno ne approfitta, qualcuno ci muore, qualcuno lo ignora e qualcuno lo fomenta. Il libro non dispensa risposte ipocrite e suddivisioni del mondo tra buoni e cattivi ma chiama a rispondere personalmente, ognuno con le proprie responsabilità, del baratro sociale, economico, politico e umano in cui stiamo spingendo le nostre città.

Mattia Cecchini

 

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