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Giallo al cabaret di Luca Crovi

Solferino

 

Giallo al cabaret, l'ho trovato movimentato e un po' comico.

Paola Mariani

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Non l'avrei comprato, i primi due racconti sono molto prolissi e senza nerbo, anche se evocano accattivanti atmosfere dei tempi andati del cabaret.

I due racconti finali: Parlare con i lampioni, di Claudio Sanfilippo e Lo Zelig non dimentica di Gino Vignali 

 mi sono piaciuti per la loro costruzione…

Giovanni Cecchini

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5 racconti. Tanti personaggi. Qualcuno lo conosci. Qualcun'altro forse. Passato e presente. Realtà e suggestione. Morti proprio morti e altri un po' meno. Trova il filo conduttore... oppure inventalo.

Ida Esposito

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Si susseguono cinque storie che hanno in comune il luogo appunto il Cabaret dando vita ad un intreccio tra giallo e storia riportando altresì alla luce e rendendo omaggio a un’epoca milanese ed ai suoi palcoscenici.

Io non amo molto i libri ad episodi perché non ti danno quell’interesse continuo che ti sostiene fino all’ultima pagina ma l’interruzione, anche se uniti nell’ambientazione e scritti in maniera eccellente, ti blocca ed allo stesso tempo ti smonta rendendoti la lettura pesante.

Sono convinta che questi cinque episodi trattati singolarmente, con maggiori approfondimenti, potevano dar vita a cinque originali e raffinati gialli.

Piera Cantini

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Giallo cabaret ...noioso un mix tra thriller e storia del cabaret. Non mi ha dato alcuna emozione e curiosità. L’ho finito a fatica.

Silvia Pasquini

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Il giallo come pretesto per un viaggio nella storia di alcuni teatri e locali di cabaret legati alla storia culturale di Milano attraverso la narrazione di autori legati allo stesso mondo.

Un breve racconto del curatore ne introduce altri cinque, ognuno dei quali, utilizzando il genere giallo, sviluppa l’epopea di un locale milanese, partendo dall’Elfo per finire allo Zelig.

Tutti i racconti sono scorrevoli e ironici, anche se non memorabili, ma il loro fine è l’omaggio al mondo avventuroso dei protagonisti di questo ambiente artistico e alle loro alterne fortune.

Renato Mastro

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Una raccolta di cinque racconti che con la “scusa” del giallo rimembrano i fasti del cabaret milanese degli anni ‘70 e dei primi anni ‘80, quando al Derby e allo Zelig – per citare i club più famosi – si esibivano gli stessi comici che avrebbero poi raggiunto la notorietà su scala nazionale, grazie alle televisioni commerciali private di cui contribuirono non poco a determinare il successo, e proprio a discapito dei palchi che li avevano lanciati. Alcune storie sono ben costruite e avvincenti (Alberti, Martignoni), altre sono sfilacciate e poco ispirate (Beccati), una danza macabra di nomi che sfuggono persino a quel grande archivio di spezzoni che è Youtube.

Eugenio Montesano

 

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