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Grand Hotel di Vicki Baum
Sellerio

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Pesaro “Il catalogo”
 coordinato da Lucia Gasparri:

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Immaginate di sedere nella hall di un grand hotel di Berlino, un Martini giace intatto sul tavolino di vetro accanto a voi. Siete ipnotizzati dal viavai di persone, dallo scalpiccìo dei passi frettolosi sul marmo della hall per raggiungere la reception. Ogni tanto qualcuno attira la vostra attenzione: un accento sconosciuto, un tratto caratteristico del viso, un vestito luccicante... “Grand Hotel” di Vicki Baum è un libro atmosferico, ambientato nella Berlino degli anni ‘30, che ci permette di osservare dalla nostra poltroncina di velluto immaginaria gli ospiti che entrano ed escono dalla porta girevole in un turbinio incessante. La Baum prende sei personaggi che alloggiano al Grand Hotel, personaggi eccentrici e dalle strane idee, e piano piano ce li svela, intrecciando i fili delle loro vite in un reticolo perfetto. Gli incastri e il ritmo del racconto sono quelli dei vecchi film che però non invecchiano mai. Una volta finito lascia la sensazione che anche il nostro soggiorno al Grand Hotel sia terminato, di essere stati anche noi parte di una storia impeccabilmente grandiosa.

Serafina Consolo

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Sembra di roteare, a volte con frivolo entusiasmo a volte con nostalgico dolore, da un campo all’altro della sfera emotiva umana, quando, accompagnati dalla seducente penna della scrittrice austriaca naturalizzata americana Hedwig Vicki Baum, ci si ritrova a camminare per i corridoi del Grand Hotel di Berlino, dove è ambientato questo romanzo corale. Pubblicato in Germania nel 1929 e letto nell’edizione italiana pubblicata da Sellerio nel 2009 e tradotta da Mario Rubino, il libro è apparso subito carico di significati, capace di dispiegare in modo intrigante i vissuti di ogni personaggio per poi dare ad ognuno di essi, proprio lì, nel Grand Hotel, la possibilità di uno svolgimento e, in alcuni casi, di un definitivo compimento. La malinconia e l’impotenza di fronte a certi eventi inarrestabili viene compensata da uno stile frizzante e da una notevole abilità nella descrizione dei dettagli e dei caratteri che riesce a rendere la lettura godibile e allo stesso tempo impegnata.

Maddalena Colombo

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Nella folta, a tratti foltissima messe di testi che sono stati capaci di raccontare quella fin de siècle protrattasi in lenta agonia fino agli anni ‘20 e ‘30 del Novecento, Grand Hotel di Vicki Baum occupa un posto tutt’affatto particolare. Il romanzo, solo apparentemente appartenente alla famiglia dei feuilletons, rappresenta, nei suoi personaggi e nelle atmosfere mondane così tipiche degli anni tra le due guerre, la nostalgica disillusione di una generazione in bilico tra l’esaurirsi di un’epoca e l’affacciarsi di un nuovo mondo nato – morto – sulle macerie di terrore e fango del precedente; ma lo fa (non gliene vogliano, tra gli altri, Ungaretti, Rebora, Borgese, Remarque…) senza fotografare la trincea e con essa l’esperienza devastante e culminante di quell’epoca al tramonto, la guerra, bensì assorbendo a livello individuale ed esistenziale quelle inquietudini che non furono di soli uomini ma di popolazioni intere, le quali all’inizio del «secolo breve» scoprirono davvero cosa significasse essere ospiti passeggeri della Storia.

Luca Granato

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È la Berlino degli anni Trenta e il Grand Hotel è un microcosmo di vite che si sfiorano, si incontrano, si scontrano, si intrecciano. Ognuno di questi sei personaggi entra ed esce da quella porta girevole portando con sé un bagaglio di miserie e incertezze, di solitudini e sofferenze.  C’è Otternschlag, reduce di guerra duramente segnato nello spirito e nel corpo; poi c’è Gaigern, un giovane nobile alla ricerca di un lusso perduto. C’è Kringelein, un contabile a cui hanno diagnosticato un male devastante che decide di vivere davvero per la prima volta. C’è la Grusinskaja, una ballerina sul viale del tramonto che sogna l’immortalità dello spirito quando viene meno quella del corpo. Poi ci sono Fiammetta e Preysing, che instaureranno un rapporto fatto di compromessi. Cosa hanno in comune tutte queste esistenze? Una crisi da cui uscire, sicuramente. Ma quello che è certo è che il fatale incontro degli uni con gli altri cambierà per sempre il loro modo di vivere la vita e le sue contraddizioni.

Silvia Caminati

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Risulta quasi impossibile non venire completamente trascinati all’interno dell’atmosfera vivace di questo libro: siamo nel primo dopo guerra, all’interno di un lussuoso hotel nel cuore di Berlino. Se ci si siede belli comodi su una poltrona della hall e si osserva abbastanza attentamente, è possibile notare come la vita stessa non sia poi così diversa dal via vai continuo che popola un grande hotel. Cinque personaggi con un’idea diversa della vita si incontrano e diventano l’uno la causa del cambiamento della visione dell’altro.

Alice De Angeli

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Un romanzo leggero e scorrevole che vede avvicendarsi e intrecciarsi fra loro le rocambolesche vicende degli avventori di un lussuoso hotel berlinese. La penna della Baum si rivela oltremodo delicata nel tratteggiare i contorni e le sfumature di sentimenti tra i più vari, in una singolare alternanza di amore intenso e sesso di convenienza, invidia e collera, desiderio di vendetta e voglia di rivalsa sociale, brama di ricchezza e necessità di ostentazione. Un testo che mette brillantemente a nudo la pittoresca varietà di sensazioni, drammi e storie che possano attraversare l’esistenza umana nell’indifferenza generale; in parole povere, la Baum descrive a meraviglia frammenti di vita. Lettura per nulla pesante in grado di strappare al lettore qualche sorriso e non meno riflessioni. Da non perdere

Antonio Cardarello

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Quante storie, quante vite possono intrecciarsi tra le mura di un Grand Hotel! Nella Berlino degli anni Trenta sei personaggi si incrociano, per caso o fatalità, nel più lussuoso albergo della città. Un incontro che stravolgerà il corso delle loro vite, nel bene o nel male. Tutti cercano qualcosa: chi la vita che ha perso, chi qualcosa di nuovo, chi la morte, chi un ritorno agli antichi fasti, chi un’opportunità. Impantanati nella propria quotidianità, vogliono cambiarla, ma non sono del tutto certi di riuscirci. Nessuno di loro prende il sopravvento, sono tutti protagonisti allo stesso modo, con la stessa intensità. Il caos di sei esistenze che si intersecano e attorcigliano, incastonato nella cornice ordinata e perfettamente strutturata del fastoso Grand Hotel e raccontato in un romanzo dal sapore cinematografico. Le camere e gli ospiti che vi albergano diventano metafora della vita, dove gli esseri umani più diversi si intrecciano dinamicamente ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, persino ogni secondo. Destino e disillusione, casualità e speranza, realtà o menzogna. Quali vite sono compiute e quali in divenire? Per comprendere, sembra necessario continuare a viverle.

Federica Nonne

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I personaggi si avvicendano piacevolmente come nel turbinio delle porte girevoli di quel Grand Hotel descritto così bene da Viki Baum, che con perizia racconta le storie di sei protagonisti immersi in affascinanti atmosfere da mitteleuropa degli anni ‘20. Il senso di decadimento è in agguato, si sente che qualcosa si sta disfacendo e che poco ci sia da fare. Le vite dei protagonisti si sfiorano, si incontrano, spesso si ignorano. Molto interessante la costruzione della narrazione che sembra già pronta per essere trasportata sul grande schermo. Anche se il racconto sembra leggero, lo stile moderno della scrittrice, rende il romanzo piacevole ed elegante, un piccolo gioiello ricco di descrizioni che, soprattutto per quanto riguarda la città di Berlino, ci riportano un’eco di ciò che fu il primo Novecento.

Metella Orazi

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Volontà divina o semplice fatalità alla base della morte di cinque persone nel crollo del ponte di San Luis Rey in Perù? La premessa mi aveva intrigato, le storie che si intrecciano e si scoprono con elementi che le accomunano stimolano la mia curiosità di capire il punto esatto in cui le vite, per quanto diverse, si toccano e cambiano per sempre. Il giovane frate che indaga sulla disgrazia cerca di dare una risposta, forse poco religiosa, sul perché a qualcuno tocca la tragedia e ad altri invece no: fatalità, destino? Ci poniamo vari interrogativi, ma le risposte non sono possibili. Per quanto lo stile di Wilder sia puntale nella descrizione dei personaggi e arricchito da molte frasi aforistiche, da sottolineare, ho trovato che la narrazione a tratti manchi della sorpresa che incita a proseguire e l’aggettivo che mi è venuto in mente più volte nel corso della lettura è “polveroso”. Insomma, un bel testo per il 1927, ma dimostra tutti gli anni che ha.

Metella Orazi

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Come in tutti gli hotel del mondo anche in questo Grand Hotel si incontrano e si intrecciano le esistenze dei più disparati personaggi. Gente che va e gente viene. Gente che passa, spesso senza uno scopo ma tutti con la loro storia il più delle volte tragica. Il libro risulta a tratti un po’ melodrammatico, ma comunque molto piacevole perché ricalca perfettamente il modo di vivere di quel periodo unico che si svolge tra le due guerre.

Marisa Brancini

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Un best seller che ha come protagonista non una persona, bensì un luogo o meglio un hotel, il Grand Hotel, perché è proprio questo grande albergo il fulcro di tutto il romanzo. I personaggi principali sono tutti segnati da un passato di vicende fallimentari e sembra quasi che proprio in questo ambiente ricco e fastoso, riescano a vivere un presente di apparente serenità. Si respira un costante senso di decadimento, nonostante lo sfarzo dell’ambientazione. La bella scrittura della Baum rende godibilissimo un romanzo che nonostante l’anno di pubblicazione, ho trovato particolarmente attuale.

Barbara Lorenzi

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Può una persona cambiare il suo modo di vivere e la sua personalità a seconda dell’ambiente in cui si trova? Si, soprattutto se questo ambiente è il Grand Hotel dove sembra che, varcata la soglia della porta girevole, le persone si trasformano in personaggi. Libro molto cinematografico, sembra quasi una sceneggiatura, che si legge tutto d’un fiato

Enrica Romani

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Il libro di Vicki Baum ha straordinarie pagine che catturano e stimolano la lettura. Una giostra accecante di personaggi e biografie suggestive. Credo che sia stato un libro di grande successo, una “sceneggiatura” veramente riuscita.

Giovanni Trengia

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Credo che in ognuno di noi sia presente un (sano) lato voyeuristico. Studiare psicologia ha, forse, esacerbato questa mia piccola mania, ma la verità è che ho sempre trovato divertente, interessante e istruttivo osservare le persone: vedere come si comportano, ascoltare ciò che dicono, provare ad indovinare i pensieri che si agitano dietro gli occhi di ognuno. Grand Hotel di Vicki Baum stuzzica proprio questo lato qui. Immaginate di rimanere seduti nella hall per qualche giorno e non far altro che guardare il via vai di gente che entra ed esce dall’albergo; all’inizio non sapete niente di nessuno, ma dopo un po’ riconoscete le facce, le associate ad un nome sentito per caso, imparate orari e abitudini dei soggetti più curiosi, notate con chi trascorrono la maggior parte del tempo o con chi intrecciano nuove relazioni e, soprattutto, iniziate a fare ipotesi su ipotesi. Vi dirò di più: questi pensieri dicono di noi molto più di quanto effettivamente ci informino sull’Altro e un’autoanalisi su ciò che affolla il nostro cervello in momenti del genere è in assoluto la parte più interessante di tutto il processo. Sarà anche vero, dunque, che da un albergo si esce soli così come si è entrati - parafrasando una delle frasi del romanzo. Tuttavia, quando si fa fatica ad incontrare “un Tu che si lasci cogliere o trattenere”, si può sempre provare con il proprio Io.

Lucia Gasparri

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Napoli 4 “il mare a righe”
coordinato da Rosita Quadri:
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Purtroppo non sono arrivate recensioni per questo libro

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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