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I Promessi sposini di Fulvio Abbate
La nave di Teseo

 

Un racconto satirico su mondi (quello del libro e la realtà) più vicini e complementari di quanto possa sembrare di primo acchito. Personaggi a ruota libera, specchio di una società tanto moderna e composita da divenire icona di quella attuale. Ironia e trasgressione innestate in una vicenda visionaria, ma, altresì, ben radicata nella tradizione manzoniana. Una intrigante e onirica favola per grandi, veloce, scoppiettante e priva di inutili orpelli narrativi. Alla fine un coup de théâtre e siamo, di nuovo, con i manzoniani Promessi Sposi, anche se il kafkiano epilogo regala un quesito ai Lettori: potranno i novelli sposini, non più promessi, continuare la loro storia d’amore?

Interessante e godibile nella sua allucinata trama.

Amedeo Cappella

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Se sei tra gli iscritti alla "Lega della Gioia Sovrana" come i personaggi improbabili e stravaganti di questo libro, con la sua carica ironica e goliardica verrai trascinato, come è successo a me, attraverso situazioni implausibili e soluzioni immaginarie, in una divertentissima satira di miti, riti, sogni e tribolazioni matrimoniali.

Si sperimenta una liberante leggerezza perché "la letteratura serve esattamente ad aggirare ogni possibile ostacolo, gli inciampi, le frane, i massi caduti, ..."

Paola Fasciani

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Devo premettere che se non avessi letto qualche recensione o ‘spiegazione’ di questo romanzo non avrei saputo bene cosa scriverne.

Sembra una favola leggera, ma piena di richiami alla realtà, alla quotidianità più comune.

Ammetto però che non l’ho letto volentieri, non mi ha ‘preso’ come succede a volte durante la lettura, volevo solo arrivare alla fine.

M.Rosaria Cesarone

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L’autore dimostra una grande padronanza della lingua e del suo uso satirico, ha un procedere psichedelico ma non trovo una risposta alla domanda di fondo sul perché si dovrebbe leggere tale storia.

Edvige Ricci

 

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È un racconto surreale ed ironico sulla società odierna (almeno così credo di aver capito) con personaggi pazzeschi e un matrimonio che non s’ha da fare tra un pappagallo e uno scarabeo volante, di quelli con un corno lucido sul davanti. Un disk jockey inquietante rapisce lo scarabeo per usare il suo corno come puntina del giradischi ed ottenere così un suono mai sentito anche dei discorsi di Mussolini di cui lui è un fan. Non mi è piaciuto e l’ho trovato noioso soprattutto verso la fine.

Carla Ricci

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L’ autore, attraverso il gioco libero delle parole, esalta il ruolo trasformativo della fantasia. tuttavia, sebbene non manchino note ironiche sottolineate da illustrazioni essenziali, dal tratto veloce tipico degli schizzi, il racconto rimane bloccato nel vortice caotico della stessa sperimentazione letteraria che poco emoziona e coinvolge. Quello che viene proposto come un gioco, una spinta in avanti, si rileva un fardello faticoso ed infine noioso persino ad una breve lettura.

Rita Pellegrini

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Storia d’amore tribolato tra il pappagallo Treica e il rinoceronte volante Maurilio, gay dichiarati. Contro il loro amore il Grande Cognato, disc-jockey con la passione per gli ellepì dei dittatori celebri, che vorrebbero utilizzare il corno del coleottero come puntina per il suo giradischi. Un libro fuga, nel senso che permette di rifugiarsi in un mondo dove ogni tipo di opprimente imposizione e bruttura viene superato da un elemento fantastico che diventa reale. Una favola allo stesso tempo solare e triste, per gli squarci di reale che riporta.

Antonella Fantini

 

 

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