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I russi sono matti di Paolo Nori

Utet

Saggio sorprendentemente ironico, divertente e leggero. Uno strano “saggio autobiografico”, dallo stile volutamente semplice, addirittura semplicistico. Un modo intelligente di incuriosire e avvicinare il lettore alla letteratura russa, che può, come afferma anche l’autore, fare paura al neofita.

Personalmente, amo quando si parla della “lingua” e delle parole, quindi ho trovato interessanti tutti gli spunti linguistici legati al lessico russo.

Ho apprezzato anche il colpo d’occhio sul carattere del popolo russo e “la pessima opinione che hanno di sé stessi”, soprattutto dopo essere venuti a contatto con l’illuminismo.

La mescolanza tra aneddoti personali di Nori e quelli dei grandi scrittori russi, ha reso la lettura scorrevole e mai pesante.

Molto bello il concetto dell’arte come lettura dell’attimo, come consapevolezza del momento, che invece nella quotidianità sfugge (“modo algebrico” di percepire le cose nel linguaggio), grazie all’applicazione la teoria dei due procedimenti: “lo straniamento delle cose” e “la complicazione della forma” che costringono alla consapevolezza chi legge o ammira l’opera d’arte. In soldoni, l’idea che fa passare lo scrittore è “farsi crescere dentro la pancia una macchina per lo stupore”: basta questo per apprezzare non solo l’arte, ma la vita stessa.

Leggendo, ho avuto l’impressione di essere dentro la mente dell’autore, una mente che passa da un concetto all’altro in modo naturale, spontaneo, non artificioso, senza un preciso filo conduttore, con idee che si concatenano senza una logica prefissata.

In conclusione, credo di non aver appreso molto sulla letteratura russa, ma ho ritrovato la voglia di andare a rileggere i grandi romanzi. Che poi, alla fine, magari era questo l’intento dello scrittore.

Mecenero Giliola

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Dostoevskij: si considera: «un uomo felice che non ha l’aria contenta». L’autore, parla di: Puskin, Erofeev, Tolstoj, Dostoevskij, Gogol e Brodskij scrittori che nei secoli rappresentato i pilastri della letteratura Russa, mette in evidenza alcune loro avversioni e il loro genio. Leggendo questo libro mi rendo conto di saperne e ben poco sulla letteratura russa, perciò, pur essendo scritto in modo scorrevole e piacevole non sono in grado di apprezzarlo appieno. Non credo di essere riuscita a cogliere pienamente i commenti ironici e spiritosi. Lo considero un libro di nicchia riservato agli amanti della letteratura russa, anche se mi ha incuriosito e mi sono ripromessa di andare a leggere qualche autore citato.

Francesca  Bevilacqua

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I Russi son matti è un libro piacevole. È un saggio breve ma molto interessante.

Lo scrittore, Paolo Nori, è uno studioso della letteratura russa e ci fa scoprire, con parole semplici, gli autori russi e ci incuriosisce ad approfondire la materia trattata.

Mi è piaciuto molto quando l’autore parla delle sacralità e inizia a elencare tantissimi momenti di vita quotidiana, è un elenco molto lungo ed io sarei rimasta lì ore a leggere quei pensieri per ritrovarmi … Questi istanti, in russo, si chiamano “byt”.

” Gli scrittori russi raccontandoci la loro vita quotidiana ci raccontano la nostra, di vita quotidiana.”

Nives Giambellini

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Un libro che ho avuto difficoltà a leggere. Non mi è piaciuto sinceramente.
Forse l'unica nota positiva è che mi ha invogliato a leggere qualcosa di Tolstoj e avvicinarmi così alla letteratura russa che non conosco.
La parte che più mi è piaciuta è stata questa descrizione:"....descrivere il mondo come lo si vedesse per la prima volta.
Farsi crescere dentro la pancia una piccola macchina per lo stupore."

Ad esempio Tolstoj scrive: "Perché denudare degli uomini, gettarli a terra, e colpirli sulla schiena con le verghe, e poi colpirli sulle natiche nude...."
se avesse semplicemente scritto: "Perché fustigare degli uomini?" Tutti avremmo capito ma non avremmo visto con i suoi occhi... non avremmo sentito sulla nostra pelle il dolore di questa pratica.

Paola  Mazzocco

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“I romanzi russi sono lunghi, pesanti e noiosi”. È questo uno dei luoghi comuni più associati alla letteratura russa, probabilmente una delle più temute da lettrici e lettori di tutto il mondo.

Paolo Nori smentisce questo falso mito nel suo “I russi sono matti”: un corso sintetico di letteratura russa che si sofferma sui grandi autori dei secoli XVI e XX.

Un titolo bizzarro per un libro altrettanto particolare. Nori, infatti, ha deciso di non scrivere un classico “libro scolastico” con tante date e tanti nomi, che quasi sicuramente avrebbe attratto ancora meno il lettore rispetto a un romanzo con più di mille pagine. L’autore punta invece sui personaggi delle opere, su aneddoti e curiosità riguardanti i più importanti romanzieri russi e sul pensiero di questi ultimi nei confronti delle proprie opere.

Sono proprio questi i punti di forza di questo breve saggio: autenticità e leggerezza.

Un libro che non pretende di farci diventare esperti di letteratura russa, ma che potrebbe far nascere un amore verso un mondo che forse, altrimenti, non avremmo mai affrontato, per paura o pregiudizio.

Lara Dal Cappello

 

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