< Libri e lettori

Il buio oltre la siepe di Harper lee
Feltrinelli

 

***

Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 2 “Passaparola”
coordinato da Giulia Alberico

***

Il tema del razzismo è sempre attuale ma la storia che qui sostiene la denuncia lo circoscrive, è datata. Rimane l’apprezzamento per un buon Romanzo immerso nella pesante attualità degli allora temi scottanti vissuti come tabù dalla Comunità. Oggi, nonostante le conquiste sul piano normativo che hanno permesso a gente di colore di ricoprire posizioni di prestigio fino alla presidenza degli Stati Uniti, il pregiudizio, l’odio, si manifestano ancora, ma con modalità nuove, con comportamenti individuali isolati, solitamente deliranti, ossessivi (stragisti fuori di testa, Polizia eccessivamente zelante…) di solito stigmatizzati dalla Comunità. Il Romanzo ha comunque un indiscusso valore di testimonianza per essere utilizzato come prezioso strumento educativo ed avviare una riflessione sul Tema.

Antonia Santilli

***

Riletto dopo decenni conserva tutta la sua presa sul lettore. La storia, notissima anche per il film che ne fu tratto e che ottenne 3 Oscar, è una vivida fotografia dell’America segregazionista e razzista degli anni Sessanta del secolo scorso ma ancora rappresentativa del presente (cfr. George Floyd, Black lives matter, assalto a Capitol Hill) e mostra come non sia stato liquidato quel grumo di ignoranza e razzismo che permea ancora molte aree e ambienti sociali degli USA.

La voce narrante, quella di Scout, una bambina di 6 anni, sveglia e vivacissima, è stata la scelta vincente di Lee perché, priva di toni didascalici e pietistici, ci mostra il mondo di Maycomb con lo sguardo aperto e sgomento, curioso e stupefatto dell’infanzia di fronte al misterioso e talvolta crudele mondo degli adulti.

Giulia Alberico

***

Il romanzo sintetizza nel titolo italiano la paura dell’ignoto e i pregiudizi per il diverso. Narrata dalla piccola Scout, la storia è ambientata negli anni Trenta del secolo scorso in una cittadina dell’Alabama dominata dall’odio razziale e dal disprezzo per l’Altro. Il tema centrale del racconto prende corpo solo durante il processo per stupro di una ragazza bianca di cui è falsamente accusato un giovane nero. Il difensore è Atticus Finch che ha impartito ai figli Scout e Jem un’educazione aperta, libera da ogni pregiudizio. Le conseguenze del processo sono drammatiche e lasciano nei ragazzi un’impronta incisiva. Complessivamente questo romanzo di formazione presenta temi con un diverso spessore narrativo. Ad una lunga parte iniziale, ricca di giocose peripezie infantili, segue una conclusione sofferta che implica una maturazione troppo veloce. La stessa voce narrante si fa più matura con un salto di qualità non proprio convincente.

Livia Tucceri

***

Un bel romanzo di formazione, per tutti, soprattutto per adolescenti e pre-adolescenti, anche perché l’io narrante è una bambina, che vede il mondo con occhi senza filtri, che si contrappone al mondo, visto da quasi tutti gli adulti, filtrato da pregiudizi stratificati. Il linguaggio è sempre scorrevole e piacevole, a volte ironico e ci sono belle descrizioni paesaggistiche. Una delle prime frasi del romanzo dice: “Non possiamo mai capire veramente una persona finché non consideriamo le cose dal suo punto di vista...”, una delle ultime recita: “Sono quasi tutti così... quando finalmente li vedi”.

Nel mezzo c’è una storia di razzismo e di ingiustizie che serve alla scrittrice per raccontare l’animo umano, con un costante sentimento di pietas, soprattutto verso le persone presentate come “negative”. È costante il sentimento della assoluzione nei riguardi della piccolezza umana, anche se a volte questa eccessiva benevolenza può portare a evitare i giudizi (e i giudizi obbiettivi sono sempre difficili).

Amina Vocaturo

***

Impossibile, rileggendolo, separare il volto di Gregory Peck dalla figura del vero protagonista del libro. Il romanzo, già di grandissimo successo all’epoca della pubblicazione, moltiplicò infatti la sua notorietà grazie alla trasposizione cinematografica che fruttò anche al suo interprete l’Oscar come miglior attore. Anche se la voce narrante della storia è quella della piccola Scout, in un racconto quasi infantile delle sue avventure quotidiane nella cittadina in cui vive, la vera chiave di lettura è costituita dagli insegnamenti trasmessi ai propri figli dal padre, figura illuminata di avvocato difensore della giustizia e dei diritti dei neri e sostenitore di una educazione progressista e non limitativa dei bambini. Il libro scorre agevolmente con uno stile semplice e immediato e con un tocco di thrilling nella parte finale, ma a mio parere si distingue più per le tematiche che affronta che per le sue qualità letterarie.

Cristina Merlo

***

La Maycomb degli anni Trenta, nella sostanza, non è molto distante dall’America dei nostri giorni per quel che riguarda l’odio razziale in una società fortemente basata su squilibri e diseguaglianze. “Black lives matter”, a distanza di quasi un secolo, potrebbe esserne il manifesto. Un grande classico, vincitore di un premio Pulitzer, radicato in modo esemplare nel “genere sudista” della letteratura americana.

Mariella Cioffi

***

H. Lee maneggia con maestria le strutture narrative e gli effetti stilistici, propri del romanzo di formazione, in modo da creare un romanzo in cui si intrecciano avvenimenti e personaggi collocati in una apparentemente sonnacchiosa cittadina dell’Alabama del profondo Sud del paese.

Le vicende sono narrate in prima persona attraverso il punto di vista della bambina, Scout, la quale, nell’interagire in vicende banali o significative della sua vita, scopre/esplora (“scout”) il razzismo e i pregiudizi razziali e matura la decisione di aderire agli ideali impersonati da suo padre.

Raffaella Cammarano

***

Pubblicato nel 1960 e narrato in prima persona dalla protagonista, una bambina di meno di 10 anni, il romanzo di Harper Lee si snoda su due filoni principali. Una prima parte in cui è raccontata l'infanzia, la curiosità, le scoperte dei due figli dell'avvocato Atticus tramite la scuola, la famiglia, gli abitanti della cittadina dell'Alabama in cui vivono e soprattutto attraverso i rapporti con i loro misteriosi vicini. Una seconda parte, in cui più forte appare la denuncia del razzismo nei confronti delle persone di colore e dei diversi in generale, nella quale i due ragazzi scoprono che non sempre la legge è uguale per tutti e che non basta dimostrare di essere innocenti per avere giustizia. Anche se in alcuni tratti l'autrice indulge un po’ troppo nella descrizione delle famiglie, delle loro origini e dei rapporti con la comunità, i protagonisti principali, un padre sensibile, tollerante, di alti principi morali, antirazzista e una figlia orgogliosa, estroversa e intraprendente, resteranno due figure indimenticabili della narrativa americana. Una notazione a margine. Il nero accusato di stupro da una ragazza bianca, si difende dichiarando di essere stato lui a essere provocato e quasi violentato da lei. Una dichiarazione, ma soprattutto un fatto narrato, che oggi sarebbe forse considerato politicamente non corretto.

Simonetta Rossi

***

Un romanzo di formazione, scritto in piena campagna per i diritti civili in Alabama, che racconta la depressa provincia americana degli anni Trenta. I dialoghi sono brillanti, come la resa del punto di vista infantile dell’incantevole Scout. I figli dell’avvocato Atticus Finch, Scout e Jem, superano la paura di andare “oltre la siepe” che li separa dalla casa dove vive segregato un giovane malato di mente. Un altro giovane, nero, viene ingiustamente accusato di stupro da una ragazza bianca per mascherare le violenze del padre alcolista. La doppia trama si ricompone nel processo la cui conclusione, nell’Alabama del 1935, era già scritta. Il racconto lascia molto spazio alla descrizione del “senso comune” carico di pregiudizi e poco all’analisi del razzismo. Non è giusto uccidere un innocente per arrendersi al volere della maggioranza (o della legge), ma se il razzismo è ridotto ad uno dei tanti pregiudizi perde la sua specificità storica e culturale. La nota di speranza affidata alla figura di Atticus suona perciò retorica e irreale, come la cronaca recente sta a dimostrare.

Alfredo Menichelli

***

Il buio oltre la siepe è un romanzo della scrittrice americana Harper Lee pubblicato nel 1960. Il racconto è ambientato all’inizio degli anni Trenta in un’immaginaria cittadina dell’Alabama, Maycomb, dove vige una rigida divisione tra bianchi e neri e il razzismo è una realtà indiscutibile. Atticus Finch, padre di Jem e di Scout, protagonista e narratrice del romanzo, è l’integerrimo avvocato d’ufficio che ha il difficile compito di difendere Tom Robinson, lavoratore di colore ingiustamente accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza bianca. Finch riuscirà a dimostrare l’innocenza dell’uomo, tuttavia inutilmente poiché Tom sarà ugualmente condannato a morte. Attraverso la narrazione semplice e innocente di Scout, ma nello stesso tempo attenta e profonda, l’autrice descrive una serie di personaggi singolari che si inseriscono nel contesto di una società in cui sono i bianchi a dettare la legge e nessuno scampo è concesso ai neri. Se la divisione razziale rappresenta il tema principale del romanzo, Il buio oltre la siepe racconta anche il percorso di crescita di una bambina particolarmente impulsiva e ribelle, che maturerà grazie alle vicende dolorose cui è costretta ad assistere, vicende che le insegneranno ad accettare la diversità in tutte le sue sfaccettature.

Marcella Mottolese

***

È un romanzo senza tempo, un romanzo di formazione, con temi universali che ancora oggi sono a noi contemporanei, come il razzismo e la diversità.

Ho ricordato il film ed ho ritrovato la bellezza intatta di un personaggio straordinario come l'avvocato Atticus (lindimenticabile Gregory Peck) e lamatissima, meravigliosa creatura che è Scout. Le atmosfere del romanzo sono tranquille a tratti, per diventare allimprovviso forti e tragiche. Una scrittura lineare e semplice, solo apparentemente regolare, normale.

Ida Scalercio

***

Un romanzo toccante sullinfanzia che parla di vacanze estive, di amicizia, di bigotteria, ma anche di razzismo e segregazione il tutto visto attraverso gli occhi candidi e dolci della piccola Scout. Sempre grazie a questo suo candore e al fratello, riuscirà a sconfiggere con le parole una orda di uomini coperta fino al collo, con anche i polsini abbottonati, come se avessero avuto freddo in una notte d’estate.

Una volta terminato il libro, mi rimangono vivi l’approccio curioso e ragionato alla vita di Scout, l’ancora oggi attuale diffidenza e paura del diverso, certamente il razzismo e la frase di Atticus “una folla in tumulto è sempre fatta di individui, checché se ne dica (…) Ogni folla che protesta in ogni piccola città del Sud è sempre fatta di persone che conosci”.

Nathalie Guillorit

***

Il buio oltre la siepe è un romanzo che riesce, senza urlare, a evidenziare ancora oggi temi importanti come le lotte per i diritti e i conflitti di classe, l’innocenza e l’ingiustizia. Ci offre uno spaccato dell'America degli anni Trenta e ci mostra come il razzismo lasciasse poche possibilità di azione anche ai “bianchi” desiderosi di dare un aiuto ai neri perseguitati. Scout, uno dei personaggi centrali, racconta da adulta una vicenda avvenuta quando aveva 9 anni, nel 1935 a Maycomb in Alabama. L’ingenuità della voce narrante attenua a volte il senso degli avvenimenti e la stessa semplicità del linguaggio sfuma la loro drammaticità. Un artificio che non sempre convince e che rende più debole il messaggio, antirazzista e contro ogni discriminazione.

Lucio Biancatelli

***

Nella tranquilla cittadina di Maycomb, raccontati con la voce di una bambina di 9 anni, le vicende drammatiche di un bracciante nero ingiustamente accusato e inutilmente difeso da un avvocato illuminato, Atticus Finch, padre della bambina. Un atto di denuncia nei confronti della società americana profondamente razzista.

Elisabetta Bolondi

***

Lo sguardo limpido e innocente di Scout verso il mondo che la circonda incanta subito il lettore di questo coinvolgente romanzo. È attraverso i suoi occhi di bambina - ha solo nove anni, ma è curiosa, intelligente, senza pregiudizi, e anche un’appassionata lettrice - che scopriamo il razzismo feroce di Maycomb, tranquilla cittadina americana del profondo sud. Nei dialoghi tra lei, suo fratello Jem e Dill, loro amico, scopriamo la speranza di un mondo che, anche se molto lentamente, può cambiare. Forse uno dei libri più belli mai scritti contro il razzismo e ogni tipo diversità.

Elfriede Gaeng

***


Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Mendoza “Dante Alighieri”
coordinato da Vittoria Di Prizito
***

“Il buio oltre la siepe” è un romanzo di formazione di due fratelli bianchi, Jem e Scout, durante gli anni della loro infanzia e prima adolescenza, in un paese pieno di pregiudizi verso i neri del sud degli Stati Uniti ad inizio del XX secolo.

Jem e Scout, molto più avanti intellettualmente rispetto ai loro coetanei e non solo, si trovano a dover districarsi, capire e non sempre accettare i mandati di vita ed atteggiamenti di una società gretta e meschina, che con grande fatica, solo a volte, riesce ad andare oltre le proprie anguste vedute.

È vero che “tutto è bene ciò che finisce bene”; ma il percorso di vita che devono fare i due fratelli presenta degli ostacoli anche crudeli. Sarà la loro intelligenza, sensibilità, amore per l’uomo in sé ed un padre che alimenta queste qualità che gli permetteranno di trarne insegnamento ed uscirne fuori vittoriosi.

Daniela Marotta

***

“Il buio oltre Le Siepe” è una critica dove la differenza tra violenza e innocenza gioca un ruolo fondamentale in una società segnata dalle idee razziali.

In questa storia, Scout Finch, una bambina da 6 anni, e suo fratello Jem, che abitano in una città immaginaria in Alabama durante la Grande Depressione, vedranno la realtà della società, quando il loro padre, un avvocato con un grande senso della giustizia, accetta di difendere un uomo di colore accusato di aver violentato una giovane donna bianca. Lintero paese volta le spalle alla famiglia, accusata di essere “amanti dei neri”.

A Flinch non sarà facile difendere i suoi principi e quello che considera giusto.

Sebastian Miranda

***

Il buio oltre la siepe è un romanzo che colpisce il cuore e scuote la coscienza.

La protagonista del libro è Scout, una ragazzina vivace e suo fratello Jem, orfani di madre, educati da un padre affettuoso e dai limpidi principi morali. I fratelli crescono in una comunità dominata dal pregiudizio sociale e dalla discriminazione razziale.

Disuguaglianza, paura, pressione sociale, razzismo, immoralità, segregazione, sono i temi che si vivono nella vita dei protagonisti.

È la storia di due fratelli che imparano a vedere il mondo con occhi diversi. Sebbene ci dia speranza, colpisce l’attualità del messaggio. È una storia difficile, ma umana, perché ci si trovano la brutalità e anche la tenerezza dell’umanità.

Silvina Astegiano

***

Questo libro ha come centro e pretesto un caso di ingiustizia sociale contro un uomo “negro” Tom Robinson accusato di aver violentato una donna giovane e “bianca”, tutti e due abitanti di un paesino dell’Alabama nel sud degli Stati Uniti.

Atticus, un avvocato bianco, decide di difendere Tom durante il processo, essendo comunque consapevole che questa è senz’altro una causa persa.

Scout è una bambina simpatica che a soli 6 anni descrive con freschezza ed innocenza la vita del paese in cui vive anche lei insieme ad Atticus, suo padre, Jem, suo fratello più grande, e Calpurnia, una donna nera che fa i lavori domestici e non solo.

Scout, la narratrice di questa storia piena di razzismo, pregiudizi, bugie ma anche di nostalgia, giochi, misteri e amicizia, fa sì che il lettore faccia un salto nel tempo e nello spazio e si senta persino protagonista di questa storia degli anni Trenta.

Un libro avvincente sebbene un po’ troppo lungo.

Taciana Aguilera

***

“Il buio oltre le siepe” è molto più di un romanzo di disuguaglianza sociale o di lotta tra il bene e il male. Dal punto di vista di Scout, una bambina che sa appena leggere, Harper Lee ritrae una serie di personaggi che si adattano perfettamente agli stereotipi del sud degli Stati Uniti durante la Grande Depressione. La storia si svolge lentamente tra le avventure di Scout, suo fratello maggiore e il loro piccolo amico Dill, che un giorno conoscono in prima persona il razzismo e la disuguaglianza sociale nella loro contea. Partendo da un evento che cambierà per sempre le loro vite e il modo in cui vedono il mondo, la protagonista e il suo gruppo lasceranno alle spalle linnocenza e diventeranno testimoni delle ingiustizie del mondo degli adulti. Un romanzo affascinante, con descrizioni e metafore che faranno assaporare al lettore ogni parola del racconto che rimarrà, senza dubbio, impresso nella loro memoria.

Cielo Gil

***

La storia di questo libro mi è sembrata simpatica allinizio con le storie di due fratelli e un amico che arriva a Maycomb quando finisce la scuola e rimane per tutta l’estate. Racconta tutti giochi ed avventure tra loro. Poi ci sono tutte le vicende nella scuola di scout con docenti e compagni e sembrerebbe che l’educazione a scuola non sia in sintonia con quella che possono portare i ragazzi da casa loro. Crescono con amici e compagni di scuola ed iniziano a capire come sono le persone nel confronto con gli altri, quanto sono diversi o quanto si discriminano sia per lintelligenza come per il colore della pelle. Loro sono abituati ad avere un rapporto con la loro badante, una signora di colore che aiuta in tutto sia con i lavori domestici come con leducazione dei bambini dato che il padre è un avvocato molto impegnato che di solito torna tardi tutte le sere.

I bambini cominciano a capire qual è il lavoro del loro padre e come vengono giudicati e anche discriminati anche in famiglia per quest’ultimo lavoro che ha preso Atticus che difende un ragazzo di colore che viene sospettato e accusato di aver violentato una ragazza bianca Nessuno vuole credere che è stato il padre di lei a fare questo ed è molto più comodo per tutti dare la colpa al nero che finisce in galera e poi si suicida.

Alla fine Scout e Jem vengono aggrediti e salvati da Boo, questo misterioso personaggio che ha accompagnato sempre loro due nella loro crescita anche se era sempre nascosto nella sua stanza.

Juan Pablo Zanettini

***

360 pagine che vengono raccontate dagli occhi di una bambina, “Il buio oltre la siepe” o il suo titolo originale “To kill a mockingbird” di Harper Lee, ci mostra la brutta realtà ch’era, nel passato, vivere nella contea di Maycomb, Alabama.

Il romanzo può essere il risultato della immaginazione della autrice ma i temi che dentro si svolgono sono reali. Scout Finch accompagnata da suo fratello, Jeremy Atticus Finch, comincerà a crescere insieme a suo padre, ai suoi vicini e ai diversi problemi che la società dell’epoca pretende di non trattare.

Il libro è pieno di descrizioni e dettagli, rendendo gradevole per chi legge dipingere mentalmente le diverse scene. Scout Finch, nel suo ruolo di giovane sorella, si fa amare dall’inizio, e il grado di complessità degli argomenti che propone ci fa veramente dubitare se lei sia ancora una ragazzina. Dentro all’opera troviamo piccole e diverse storie che fluiscono l’una nell’altra ma che non spariscono mai, dandoci un ampio panorama della città e dei suoi abitanti.

Sui temi trattati, il razzismo forse è il più evidente, ma non è l’unico. Si parla anche del ruolo dei genitori: cosa fanno o dovrebbero fare e come si cresce con un papà solo. Troviamo anche delle domande sul genere: perché è diverso essere nata femmina che maschio? Perché esistono attività per i bambini ma che le bambine non possono fare e viceversa? Perché le bambine non hanno permesso di ascoltare o discutere certi argomenti? E finalmente vediamo anche alcune osservazioni sul diritto ad essere diversi, a scegliere la maniera di vivere, forse in un modo che non viene condiviso dal resto della società. Tutti questi argomenti in modo più o meno sottile appaiono nella lettura e ci fanno costantemente riflettere.

Personalmente leggere questo libro è stata una esperienza estremamente piacevole.

Calabuig Z. Bruno

***

Fino a quando temetti di non poterlo più fare, non avevo mai amato leggere. Non si ama respirare.

Con questa frase, così breve, così semplice conosciamo la nostra protagonista: Scott. Questa bambina dell’Alabama degli anni Trenta ci racconta in prima persona la vita tranquilla di un paesino inventato, Maycomb. Questa calma però, viene interrotta da un caso poliziale: il processo per stupro di un ragazzo afroamericano, la cui innocenza non può cambiare una comunità così fortemente invasa dal razzismo. A difendere l’innocente è il padre di Scott, Atticus.

Pagina dopo pagina, vedremo crescere Scott e suo fratello Jem.

Il razzismo, l’amicizia, l’ignoranza e i pregiudizi sono gli ingredienti principali di questa storia… Purtroppo ancora attuale, nell’America del terzo millennio.

La nostra storia è di Harper Lee ed è stata vincitrice di un Pulitzer, proprio l’anno dopo in cui è stato pubblicato, nel 1961.

Carla Ventimiglia

***

Una bambina scrive in prima persona, facendo emergere i pregiudizi della società e del tempo in cui vive in ogni campo: non solo verso i neri, ma anche verso le donne e nei confronti dei “diversi”.

Il punto di vista dei bambini è scevro da preconcetti, anche se immerso nel mondo degli adulti, della legge e rivela una scoperta graduale delle idee e delle incongruenze culturali del mondo attorno.

I bambini sono protetti, tenuti all’oscuro, ma anche considerati “stirpe”, “orgoglio” e quasi “proprietà” degli adulti.

Bellissimo il rapporto della protagonista con il padre, il fratello e la cuoca nera che fa un po’ da mamma, severa quanto occorre, per i due ragazzi. Il padre sembra debole ma in realtà è orgoglioso di lei e di come stia crescendo libera e sana nelle idee. Con lui e con il fratello maggiore la ragazzina ha la possibilità di studiare (il padre le ha insegnato a leggere fin da piccolissima) e costruire la sua personale comprensione della realtà.

Lo stile è fluido ma ricco, l’emotività dei personaggi è resa molto bene dalle descrizioni delle loro riflessioni e dei loro sentimenti.

Daniela Santoro

***

“Un uomo è coraggioso quando lotta per la giustizia, anche se la battaglia è già perduta”. I nobili consigli dell’avvocato Atticus Finch a suoi figli sono l’essenza di questo libro. La bambina Scout Finch ci racconterà la storia. Un vero dipinto dell’America profonda, di quel Sud degl’anni Venti. Un mondo di pregiudizi e razzismo, ma anche dell’infanzia e la sua freschezza. La casa stregata del vicino misterioso, l’amicizia, la famiglia, la natura, convivono con un brutto reato: una ragazza bianca è violentata. Il colpevole additato da tutti, un ragazzo nero. Atticus decide difenderlo, anche se tutto il paese è contro di lui: la battaglia giusta, ma perduta.

Forse il fatto di avere una narratrice bambina è il simbolo d’un futuro migliore.

Mariana Ruiz

***

La calda notte dell’ispettore Tibbs e Il buio oltre le siepe sono libri che ci lasciano molti messaggi e insegnamenti. Pesonalmente ho scelto Il buio oltre le siepe come il mio preferito di questo torneo, perché mi è piaciuto molto che il personaggio che racconta la storia sia una bambina e con questo il modo di vedere la vita e piú innocente e senza tanti pregiudizi. Credo che sia importante sottolineare come, in diverse situazioni, l’empatia viene evidenziata come valore fondamentale. Attualmente, in un contesto difficile per tutta l’umanità è essenziale essere empatici con quelli che sono intorno a noi. Se potessi collegare i due messaggi fondamentali di questi libri direi che é importante imparare ad accettare e aiutare le perone che stanno con noi, come nel Libro La calda notte dell’ispettore Tibbs, quando, in un primo momento, i poliziotti non volevano accettare l’aiuto dellispettore. È anche importante essere capaci di offrire aiuto con umiltà e responsabilità per non fare del male a quelli che ci sono vicini e ci aitutano in quelle situazioni che da soli non riusciremmo a superare.

Marii Apii A Secotaro

***

Questo romanzo è destinato principalmente agli scolari e ai giovani lettori. È stato un grande successo ed è già considerato un classico della letteratura giovanile dagli Stati Uniti. Il fatto che sia stato vincitore del famoso Premio Pulitzer ha sicuramente influenzato questo successo.

L’argomento è molto controverso in quanto si occupa di questioni come la disuguaglianza sociale, la discriminazione razziale e la violenza sessuale. Comunque, secondo me, l’originalità dell’opera si trova nella persona chi racconta i fatti: una ragazzina di sei anni che con ingenuità e molto calore sviluppa l’azione. Lei si riferisce con amore a suo padre, che eleva alla categoria di un vero eroe. L’uomo è avvocato e difensore degli oppressi razzialmente.

È anche importante sottolineare lo stile geniale di questo romanzo, in quanto intrattiene il lettore con il suo metodo narrativo semplice, tipico dello sguardo infantile, pieno di ingenuità per la sua giovane età.

Marta Marsano

***

Romanzo ambientato negli anni Trenta, nell’immaginaria città Maycomb, nell’Alabama, nato e narrato da due donne, nel quale non soltanto razzismo, maschilismo e violenza, ma anche innocenza ed empatia compongono la storia.

Un avvocato e padre vedovo (Atticus Finch) tira su i suoi figli, una bambina (Scout) e un bambino (Jem), e insegna loro ad essere persone di valore e con valori, con l’assistenza di una domestica afroamericana (Calpurnia).

I giochi dei fratelli Finch con l’amico Dill, pregni di fantasia ma non privi di riflessione e scoperte personali.

Un’aggressione sessuale la cui colpa ricade su un membro della comunità afroamericana (Tom Robinson). Il solito divario fra ciò che è “auspicabile”, o almeno così si crede che sia o debba essere, e quello che non lo è.

N. Dario Digiorgi

***

Sul palcoscenico delle disuguaglianze.
Il romanzo poliziesco di John Dudley Ball, La calda notte dell’Ispettore Tibbs è un racconto agile in cui “i soliti sospetti” cadono uno dopo laltro e le congetture più ovvie cessano di essere tali. La storia si svolge in un piccolo popolo nello stato del Mississippi, America, anno 1966, dove ci sono dei pregiudizi ovunque. Nel corso della narrazione, la geografia degli Stati Uniti è divisa in 2 grandi settori: uno (la costa occidentale) dove le persone possono accedere allistruzione, alle opportunità di lavoro e circolare per le strade indipendentemente dal colore della loro pelle; e un altro, il sud-est del paese, dove il colore della carnagione è sufficiente per definire i loro diritti e doveri. Con linguaggio chiaro e ritmo dinamico si sviluppa un delitto e lindagine per la sua risoluzione con personaggi che non diventano, in generale, né totalmente simpatici né totalmente spregevoli, in un contesto sociale molto definito da differenze di classe, gerarchie e colore della pelle.

Rosina Barberis

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palmanova “LiberMente”
coordinato da Maria Renata Sasso
***

 

Romanzo caratterizzato da una spinta energica e costruttiva.

Parla di un tempo che non ci appartiene, di un mondo ovattato e semplice, di una società moralistica permeata di religiosità, da cui però trapelano i valori e letica con cui si affronteranno il razzismo, i pregiudizi, le divisioni delle classi sociali.

Il rispetto per laltro, il mettersi nei suoi panni per coglierne il punto di vista, un punto di vista che sarà diverso e personale per ognuno, porta ad una visione pluralistica: la diversità diventa lopportunità che permette di dare una visione più completa della realtà. La storia, intrecciata sulla base del romanzo gotico, rende intrigante la lettura.

Miriam Del Pin

***

Sessantanni e non li dimostra, come succede ai libri che diventano dei classici. Il buio oltre la siepe è un romanzo che ancora oggi ci coinvolge, ci colpisce nellintimo, ci fa riflettere sulle diversità (etniche, sociali, di genere...) e sulle semplificazioni e stereotipi che accompagnano sempre le discriminazioni.

Particolarmente efficace il punto di vista della narrazione, lo sguardo ribassato di una bambina che scopre le ipocrisie, le stranezze della società chiusa e razzista in cui vive. Uno sguardo senza pregiudizi, ingenuo e genuino quello di Scout, che affronta la realtà cruda e violenta di un paese dellAlabama con laiuto del fratello e del padre, lavvocato Atticus Finch. Figura indimenticabile, Atticus educa i figli al rispetto degli altri con la parola e il buon esempio, si batte per i diritti di ogni cittadino senza distinzione di sesso, religione, posizione sociale e colore.

Lo stile narrativo è scorrevole, fluido, leggero, alle volte ironico, con un sapiente uso dei diversi registri lessicali. Lautrice probabilmente ha attinto alle sue stesse esperienze e riesce con facilità a trasportarci a quei tempi e in quei luoghi, accanto ai protagonisti.

Daniela Galeazzi

***

Il Buio oltre la siepe, il titolo italiano di To Kill a Mockingbird, ha sessantanni e non li dimostra. LAlabama così come lha raccontata Harper Lee e come l’abbiamo intravista nel film che fu tratto dal romanzo (Oscar a Gregory Peck), è ancora lì, con tutte le sue contraddizioni e le sue divisioni.

Non è solo per questa ragione che Il Buio oltre la siepe ci è caro. E la ragione ha un nome: Atticus Finch, l’avvocato d’ufficio che passo dopo passo smonta il castello di accuse oscene nei confronti di Tom Robinson, la vittima sacrificale, il Mockingbird, il pettirosso da impallinare, scoprendosi, a sua insaputa, leader dei diritti civili in un luogo dove un nigger (e non un afro americano), un negro non può essere assolto.

Salvina Gentiluomo

***

Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo. Avevo visto l’omonimo film quando ero ragazza e non ho più dimenticato l’atmosfera avvincente e ansiogena in cui mi ero sentita immersa. L’autrice ha uno stile semplice ed elegante, un linguaggio chiaro e preciso, di comprensione immediata. La sapiente fusione tra descrizione e narrazione rende agevole e coinvolgente la lettura. I temi trattati si fondono in una combinazione perfetta di situazioni, luoghi e personaggi, costituendo una trama emozionante. In alcuni passaggi ho provato sincera commozione. L’autrice ci presenta l’America profonda degli anni ’30, malata di provincialismo ottuso e crudele, di razzismo convinto e disumano, incapace di progredire verso quel senso di giustizia sociale che riconosce l’uguaglianza tra gli esseri umani. I personaggi sono descritti con grande efficacia. L’eroe buono e giusto, il serafico Atticus, insieme ai figli, il bravo e maturo Jem, e Scout, la coraggiosa bambina–donna che fa da voce narrante, rappresentano gli anticorpi che possono combattere contro i virus dell’ignoranza e dell’ingiustizia che ancora oggi rendono dolorosa la vita di chi è, o soltanto appare diverso, come nel romanzo il nero Tom Robinson e il misterioso Boo Radley.

Clara Maggiore

***

La lettura fatta per la seconda volta del romanzo “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee ha confermato il mio papere positivo riguardo alla storia di discriminazione, di diseguaglianze sociali, ingiustizie e di pregiudizi perpetrati a Maycomb, città dell’Alabama. Nessuno dei protagonisti, riguardo alle decisioni che via via prendono, vive nell’ambiguità: Atticus, l’avvocato e padre di Scout e Jem, è il simbolo della lotta contro ogni forma di razzismo, la figlia bambina Scout narra le vicende con sguardo curioso e senso di sbigottimento e attende risposte ai suoi dubbi e alle mille domande, così pure il fratello Jem che durante il romanzo conclude la sua formazione adolescenziale raggiungendo un’idea etica di giustizia sociale. Ho apprezzato molto in particolare i dialoghi attraverso i quali emerge l’intento dello scrittore di produrre un percorso di formazione, il libro è adatto, secondo me, sia agli adulti che agli studenti. Lo stile adottato rende la lettura piacevole e intrigante.

Margherita Menapace

***

Il buio oltre la siepe, una grande, indimenticabile storia ambientata in una cittadina dell’Alabama degli anni Trenta, dove razzismo e ignoranza sono una realtà densa, infendibile, un marchio identitario della coscienza collettiva. Dove l’avvocato Atticus Finch, pur riuscendo a dimostrare l’innocenza di un giovane uomo di colore accusato di violenza carnale, non riesce a evitargli la condanna a morte. Coglie nel segno Harper Lee affidando il racconto della vicenda a una narratrice interna: la piccola Scout, la figlia di Atticus, che osserva gli eventi e la realtà che la circonda con i suoi occhi di bambina priva di preconcetti e che, proprio attraverso l’esperienza dell’ingiustizia, della ragione che si scontra contro un muro di arretratezza, modifica la sua visione del mondo. Un romanzo non solo di critica sociale, dunque, ma anche di formazione. Lo sguardo di Scout ci tocca in profondità e ci chiama in causa, diventa un mezzo per farci riflettere sulle profonde radici dell’intolleranza e sugli stereotipi che ancora oggi marchiano la diversità. Superbo il modo in cui Harper Lee fa parlare i personaggi attraverso l’adozione dei diversi registri, uno stile narrativo di grande impronta emotiva, ancora oggi coinvolgente.

Giuseppina Minchella

***

Scout, voce narrante della storia è una bambina fuori dagli schemi. È abituata a guardare il mondo nel modo semplice e lineare dei bambini, alieni alle convenzioni e agli schemi tipici di noi grandi, che finiscono sempre per complicate tutto. Mi è piaciuto questo approccio, forse perché lavoro con i bambini e condivido il loro entusiasmo e la loro delusione di fronte a scelte e azioni che trovano inspiegabili e insensate.

Elisabetta Pertoldi

***

Mia madre, grande lettrice, insegnante per mestiere e vocazione, fu ben felice di vedere crescere in me la sua medesima passione per i libri: dalla fornitissima biblioteca di casa sceglieva via via i libri che considerava più adatti a me e me li consegnava con due raccomandazioni che rammento bene e seguo ancora: leggerli sino in fondo e averne cura! “Il buio oltre la siepe”, edizione Feltrinelli 1962 lo possiedo ancora: su consiglio di mia madre lo lessi quand'ero una ragazzina di una decina d'anni o poco più. All'epoca mi piacque per quel che raccontava, per la scrittura piana e scorrevole e forse anche perché Scout, l'io narrante, per certi versi mi assomigliava un po’. Nel corso del tempo mi è capitato di rileggere “Il buio oltre la siepe”, naturalmente con altro spirito e maturità: l'ho amato e apprezzato ancor di più, per quell'invito alla tolleranza che traspare da ogni sua pagina. Per me, è un libro che a sessant'anni dalla sua pubblicazione ha ancora molto da dire e da insegnare per quel suo messaggio universale e sempre attuale: accettare il prossimo, qualunque sia la sua diversità, superando ogni pregiudizio.

Maria Grazia Pluchino

***

Il buio oltre la siepe è un romanzo con una lettura che scorre veloce e piacevole e ci immerge in temi che, a distanza di sessant’anni dalla prima pubblicazione, sono ancora attuali: il razzismo dell'America profonda, che purtroppo ancora oggi imperversa, il classismo e il ruolo della donna nella società prevalentemente maschilista. Il tutto raccontato attraverso gli occhi di una bambina di nove anni con ampi dialoghi, anche divertenti.

Laura Romano

***

Sono sorprendenti i tre ragazzini protagonisti, colti nel pieno della loro infanzia da vivere, negli anni ’30, in una piccola cittadina dell’Alabama dove serpeggia minaccioso l’odio razziale verso i neri. Sono passati gli anni, ma la voce di Scout è fresca, disincantata, quasi allegra sia nel raccontare i pomeriggi passati con Jem e Dill ad esplorare, a inventarsi e recitare storie, a giocare sui marciapiedi di Maycomb, a mettersi nei guai cercando di stanare Boo, il misterioso uomo che da quindici anni non esce da casa, sia nel ricordare i momenti più drammatici, quando coraggiosamente corrono a difendere il padre Atticus appostato davanti al carcere, affrontando un branco di uomini bianchi intenzionati a farsi giustizia da sé. Sono tre ragazzini svegli, intelligenti, hanno gli occhi spalancati sul mondo che li circonda, che sa essere gradevole, ma anche crudele e violento. Con lo stesso sguardo pulito e indipendente assistono al processo in cui il nero Tom Robinson, innocente, viene condannato nonostante la difesa esemplare di Atticus e lì la loro infanzia conosce un nuovo sentimento: l’indignazione contro l’ingiustizia, il pregiudizio, il razzismo. Non potevano che crescere così quei ragazzi, con l’esempio di un padre mosso sempre da un profondo rispetto per gli altri, per tutti, anche i potenziali nemici. Non un eroe, semplicemente una splendida figura di uomo giusto.

Angela Ripamonti

***

Il romanzo mi è piaciuto perché la storia è scritta con semplicità e scorrevolezza. Le descrizioni di Atticus e dei ragazzini fanno del racconto una storia assolutamente unica ed è particolarmente attuale in questo periodo storico. La piccola Scout (una maschiaccia) ci racconta in maniera eccezionale la storia della sua famiglia a Maycomb e dei bianchi e neri - per lei tutti uguali - e della vana battaglia di suo padre per salvare la vita di un innocente. L’autrice riesce a farci riconsiderare e riflettere sui temi del razzismo, dell’accettazione del diverso e della convivenza di diverse comunità. Il problema è attuale perché anche in Italia il razzismo ha radici più profonde di quanto non si creda.

Lucio Rossi

***

La rilettura di questo classico ha donato lo stesso godimento, la stessa partecipazione, la stessa emozione provata tanti anni fa. Intatte sono emerse la freschezza e la linearità della prosa usata dall’autrice/bambina che racconta in prima persona i fatti accaduti durante la sua infanzia a Maycomb. I personaggi, piacevoli e non, sono resi in pochi tratti con grande efficacia. Il tema centrale del razzismo, attuale come non mai, è trattato con grande maestria. I modi pacati con i quali Atticus educa i figli a interiorizzare i principi di democrazia, uguaglianza, partecipazione risultano invidiabili, appropriati e convincenti.

Maria Renata Sasso

***

Attraverso il racconto della piccola Scout conosciamo la sua famiglia e gli abitanti dell’immaginario paese di Maycomb. Ambientato in Alabama negli anni Trenta del secolo scorso, oltre alle avventure quotidiane della protagonista, ci parla di ingiustizie, razzismo ed in generale dei pregiudizi nei confronti di chi è diverso. Le vicende più significative sono lo stupro di una ragazza, del quale viene ingiustamente accusato Tom, giovane nero difeso dal padre di Scout, l’avvocato Atticus Finch, e la paura nei confronti di Boo Radley, alimentata da sospetti e dicerie perché non esce mai di casa. L’epilogo è tutt’altro che lieto, tuttavia un aspetto positivo deriva dal fatto che i figli di Atticus Finch, aggrediti dall’accusatore di Tom, saranno salvati, proprio da Boo Radley che per lui sono gli unici amici che ha. I temi trattati sono molto seri ma vengono affrontati con delicatezza e non mancano spunti briosi e poetici. Il testo ha il merito di esporre in forma semplice e scorrevole delle problematiche che tuttora sono attuali e a noi vicine.

Miria Turcato

***

La scelta narrativa dell’autrice, molto azzeccata, di utilizzare la protagonista, la piccola “Scout” oramai adulta, quale voce narrante, affronta la storia vista con gli occhi dei bambini, enfatizzando quasi la semplicità dei sentimenti e degli avvenimenti, da temi, ancora oggi, molto forti e controversi. Il doppio “filtro” usato nel corso del racconto, distilla quasi le sensazioni per effetto dei ricordi e per la visione con l’innocenza dell'infanzia. Scout, con il fratello Jem, sono i figli di Atticus, avvocato senza moglie, uomo di grande rettitudine ed umanità, che accompagna la crescita dei propri figli guidandoli con il giusto equilibrio, nel il rispetto degli altri, con l’esempio del suo comportamento, ma anche con la saggezza dell’educatore che lascia il giusto spazio ed i giusti tempi alle loro piccole scelte. I temi che emergono dalla lettura di questo romanzo sono: la diversità, il razzismo, la violenza all’interno della famiglia, temi purtroppo ancora oggi molto attuali. Il “diverso”, rappresentato dal vicino Boo, ci fa sentire migliori in quanto normali e nel contempo ci spaventa perché è sconosciuto; mentre Tom, l’uomo di colore, è perseguitato in quanto tale; poi la violenza dell’uomo all’interno della famiglia, ha purtroppo trovato spazio, fino ai nostri giorni, per evolversi e peggiorare.

Infine, mi è piaciuta, oltre al perpetuarsi dell'attualità del romanzo, l’abilità dell’autrice nel fare una giustizia letteraria quando punisce il violento salvando il diverso, oramai reso manifesto con la sua generosità e quindi che non fa più paura. Una lettura ancora attuale, di ottima piacevolezza e sensibilità, con una bella prospettiva di valori autentici da ricordare ai giovani.

Francesca Venezia

***

Ho letto per la prima volta questo libro, di cui avevo visto solo la trasposizione cinematografica. L’ho trovato molto efficace e attuale, trasporta il lettore sulla scena, rende vivido ogni particolare, ogni stato d’animo dei vari personaggi. Ho partecipato assieme a loro con emozione agli avvenimenti della triste realtà del tempo, purtroppo ancora attuali. Il personaggio di Atticus mi è piaciuto particolarmente, perché ha sempre la risposta giusta e corretta per ogni situazione, a dimostrazione della profonda convinzione nei principi di democrazia e uguaglianza che gli è propria.

Diego Virgilio

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it