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Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers
Einaudi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Mendoza (Argentina) “Dante Alighieri”

coordinato da Vittoria Di Prizito:

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È un panno colorato di intensi affetti, di persone spesso indigenti o molto povere, in un contesto di marginalità…

Tutti i personaggi rivelano un’assoluta mancanza... di sostegno finanziario, affetto, legami. E in contrasto con questo “niente”, tutti hanno dei sogni… Alcuni di natura ideologica, altri di proiezione e di vita, altri di amore, altri di odio…

Tutti idealizzano e costruiscono immagini per migliorare l’altro, ma quella costruzione idealizzata è sempre a vantaggio e dal punto di vista del costruttore ... Dei tuoi sogni e progetti ...

C’è una chiara manifestazione della denuncia della condizione legata all’“essere una donna” in Mick…

Esiste una chiara dichiarazione di titolarità per il Dr. Copeland.

C’è una manifestazione di solidarietà a Briff Branon.

C’è una dimostrazione di essere ... ubriachi ... il che è assolutamente incredibile ...

I sogni della bambina si intrecciano con quelli di sua madre, Lucile, che mostra la miseria più assoluta quando pretende dai genitori di Mick cose che li hanno lasciati indigenti e che hanno causato la catastrofe di tutta la famiglia.

Tutto il libro è un rimpianto per quello che non era stato.

Adriana Irrazabal

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Il cuore è un cacciatore solitario è la prima opera di Carson McCullers, che la scrisse a soli 23 anni. Affronta il tema dell’uguaglianza e dei sottomessi.

La scrittrice accomuna i vari personaggi tramite il senso di solitudine che attraversa tutta la trama. Tutti questi cuori si scontrano con la reale impossibilità di riuscire a cambiare le cose.

I sogni e le speranze dei protagonisti sono rotti. Ognuno conduce la propria esistenza come meglio può. Non si oppongono al proprio destino ma cercano di guidarlo.

Carla Ventimiglia

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Il cuore è un cacciatore solitario”, di Carson McCullers, racconta la storia di quattro sconosciuti che cercano conforto, compagnia e sollievo in John Singer, un sordomuto di intelligenza raffinata che resta solo dopo che il suo caro amico lascia la città. È così che una ragazza con pretese musicali, un dottore di colore con un grande senso della giustizia sociale, un ubriaco dalle idee socialiste e un taciturno uomo d’affari intrecciano le loro vite in una trama tumultuosa incentrata sulla solitudine, l’isolamento e il desiderio disperato di connettersi con gli esseri umani. McCullers presenta una narrazione con un realismo crudo che riesce a lasciare nel lettore l’amaro sapore dei drammi e creare una certa empatia con i suoi protagonisti. Un libro oscuro, dove il “fattore umano” gioca un ruolo fondamentale che ci farà riflettere sulla vita stessa.

Cielo Gil

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Il Cuore è un Cacciatore Solitario è un romanzo corale i cui protagonisti s’impegnano ostinatamente nella dettagliata cronaca delle proprie peripezie; quelle peripezie che riguardano la quotidianità di ognuno di loro nel vivere schiacciati da un’esistenza sciatta e scialba.

La profusione di particolari rende la narrazione lenta, “alletargando” (mi sia concesso il termine) il lettore in un’eterna siesta dei caldi pomeriggi georgiani.

Daniela Marotta

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Il cuore è un cacciatore solitario (la mia scelta)

È una visione d’insieme della società dal punto di vista degli emarginati, delle minoranze (numeriche o di potere).

Le persone che diventano via via consapevoli dei meccanismi di esclusione sociale ed economica sono considerate dalla società dei matti o dei disadattati (e forse lo diventano).

“Chi sa” cerca di convincere gli altri ma non è ascoltato. Un senso di frustrazione e di sconfitta, una rabbia per l’ingiustizia che possono essere mitigati solo dall’alcol.

Le minoranze (il sordomuto, la bambina, il dottore nero, il matto o disadattato sociale) si intendono tra loro, ma fino a un certo punto: ognuno è “sordo” alle esigenze degli altri quando è troppo preso dalle ingiustizie della propria categoria.

Per questo i pochi riescono a opprimere i molti, perché le minoranze sono divise.

Singer non parla, quindi ognuno può proiettare su di lui il proprio “ascoltatore ideale”. Anche Singer proietta sul suo amico sordo l’immagine della persona speciale che vorrebbe avere a fianco.

Basta poco perché una famiglia che “galleggia” economicamente sprofondi: la bambina alla fine deve rinunciare alla scuola e, anche per contribuire al sostentamento della famiglia, alle sue passioni. Lo stile è complesso ma ricco ed adeguato alla profondità dei contenuti.

Daniela Santoro

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Libro votato: Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers

Il cuore è un cacciatore solitario (The heart is a lonely hunter) di Carson McCullers con traduzione di Irene Brin.

Romanzo con cui esordisce la scrittrice e nei quali sono rintracciabili dati biografici e situazioni che si avvereranno in futuro nella propria vita.

Polifonia di personaggi incompresi e marginali: un sordomuto, una ragazzina dall’aria maschile, un alcolista violento, il padrone di un locale di ristorazione, un medico afroamericano.

A caccia di comprensione, di accettazione, e pur celando desideri e pensieri inconfessabili, vogliono tutti essere ascoltati e si rivolgono a chi, a loro avviso, potrebbe capirli: a colui che non ha la voce. Ma chi mai capisce lui?

Sia negli anni Trenta in una cittadina del Sud degli Stati Uniti sia altrove e ovunque in questo vasto mondo nel 2021, l’impossibilità di comunicare quello che coviamo dentro i nostri cuori rimane immutata.

Dario Di Giorgi

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Ne Il cuore è un cacciatore solitario vengono affrontati da quattro personaggi i temi della solitudine e Singer che non può sentirli si fa carico di ogni loro problema tentando di leggere le labbra e il suo silenzio riesce a fornire una risposta a chiunque gli ruota intorno. Ognuno “descriveva” il muto come voleva, Tra il muto e i quattro personaggi si stabilisce un equilibrio legato a un filo che finirà tragicamente, infatti Singer perduto l’amico sordomuto si sentirà talmente solo da spararsi. Ognuno è diverso, ma tutti hanno un cuore solitario che cerca giustizia, fortuna ... il grande sogno. Il romanzo esprime la certezza della sconfitta che trova speranza nella rivalsa.

Letizia Di Paolo

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Questa è un’opera letteraria di prim’ordine, nonostante sia stata la prima scritta dalla giovanissima Carson McCullers. Pubblicata nel 1940, è stata una vera rivelazione nell’ambiente letterario degli Stati Uniti e, a mio parere, anche mondiale.

Il tema originale trattato (un uomo sordomuto a cui ognuno va a raccontare i propri problemi e le proprie speranze nella vita... come se lui fosse un angelo!) sembrerebbe difficile o perché no impossibile da portare a pagine scritte... e tanto meno al cinema.

Tuttavia in seguito è stato girato un film che personalmente mi è molto piaciuto, e ha risvegliato nel mio spirito il desiderio di leggere il romanzo (cosa che ho fatto quando sono andata alla Facoltà di Lettere). La fine è triste e prevedibile: Singer (ironia nel cognome del protagonista: lui non può parlare, tanto meno cantare) finisce per scegliere la propria morte. Morte che scuoterà gli altri personaggi, molto ben delineati dalla scrittrice, nonché perfettamente caratterizzata la stessa città georgiana dove loro vivono e l’atmosfera degli anni Trenta in cui si sviluppano i fatti che si svelano.

Conflittuale e a volte surrealista e bizzarro, questo romanzo mi è sempre sembrato semplicemente magnifico.

Marta Marsano

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La trama è una metafora del nostro bisogno di essere ascoltati, anche se non necessariamente compresi e capiti: ognuno dei quattro personaggi che ruotano intorno al sordomuto trova in quest’ultimo, in quanto interlocutore esclusivamente passivo, la valvola di sfogo alla solitudine che li circonda. Il potere per cosi dire “lenitivo” degli incontri che i quattro man mano intensificano con il sordomuto è tale da spiegare i propri effetti anche quando nessuna parola viene pronunciata.

Inizialmente sembra che il sordomuto sia il cardine della storia, ma in realtà l’emblema della città è il barista. Buono, ma non irresistibile.

Una storia che dà voce ai reietti, ai dimenticati, ai maltrattati.

Monica Cianfa

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“Il cuore è un cacciatore solitario” è il primo romanzo scritto da McCullers e pubblicato nel 1940.

È un triste racconto che fa vedere lo struggimento dei cittadini nella Georgia degli anni Trenta, in piena recessione economica. Attraverso i suoi personaggi come la ragazzina Mick Kelly, il sordomuto John Singer, il dottor Copeland, l’utopista alcolizzato Jake Blount. McCullers descrive la realtà di una comunità marginalizzata, scorticata e dimenticata da Dio e che spera in un futuro migliore.

Sebbene sia una storia che ispira tenerezza e malinconia per l’intreccio di diversità, marginalità e sconfitta, in realtà non dà molta speranza, al contrario, il libro finisce lasciando nei cuori dei lettori un misto di tristezza e dispiacere per la constante inutile ribellione contro un mondo gretto e meschino, colmo di pregiudizi e di razzismo.

“Il cuore è un cacciatore solitario” procede nel suo percorso senza suscitare particolare tensione. Romanzo di lettura lenta però adatta a tutti.

Sandra Vanoli

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Il titolo del libro è il libro stesso, in ognuno dei personaggi risulta evidente l’incomunicabilità del loro essere profondo; per quanto intensi (o forse a causa della loro intensità) i sentimenti, le passioni, i desideri, le aspirazioni rimangono incomunicabili e solo nella solitudine o davanti ad un uomo sordo e muto (vissuto dagli altri più come simbolo che come un essere umano) è possibile viverli completamente. Solo l’arte trascende questo limite ed infatti Mozart e Beethoven riescono, nonostante lo spazio ed il tempo, a comunicare con Mick attraverso la musica e così l’autrice con noi.

Silvia Maltempi

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Il cuore è un cacciatore solitario, di Carson McCullers (1940) è un racconto pieno di situazioni umane, di lealtà nell’amicizia soltanto da una persona all’altra, della necessità della comunicazione, di esprimere il pensiero, i sentimenti. Nella condotta umana c’è la necessità della verità, della dignità, del rispetto per l’altro. C’è bisogno di amore nello sguardo ed ascolto tra persone diverse. Ogni cuore è cacciatore di sogni, ha bisogno di raggiungerli: se Singer avesse potuto vivere con Antonaupolus sarebbe stato felice. C’è bisogno di corrispondenza, tra sentimenti di libertà, sogni, diritti sociale, sforzo, e semplicemente amore... Le risorse impiegate dall’autrice sono diverse e belle, descrizioni dei momenti, facce, paesaggi, giorni caldi d’estate, luoghi e case di poveri, immagini di luci gialle dalle strade e finestre. Un bel racconto delle vite umane, della storia negli anni Quaranta del Novecento nel sud degli Stati Uniti.

Sonia Caduto

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Il cuore è un cacciatore solitario

È il romanzo della solitudine ma non della tristezza.

Lentamente ti avvicina e coinvolge nelle vite dei personaggi: persone sole che hanno bisogno di confrontarsi e che pensano di trovare in Singer il sordomuto colui che forse può comprendere i propri conflitti interiori e dare pace alle proprie ansie.

Non è il classico romanzo che ti prende come una scossa violenta ma è una scrittura che ti porta con delicatezza in un viaggio nell’animo umano.

Teresa Carvelli

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Il cuore è un cacciatore solitario è stata una gran bella sorpresa.

Il romanzo, sebbene si mostri forse un po’ acerbo nella struttura narrativa, fa vivere personaggi dolorosamente veri: bolle di umanità nella confusa incomprensibilità dell’esistenza.

Col garbo di chi sa tacere e omettere, l’autrice ci accompagna a scoprire le sofferenze, ma soprattutto le mai sopite passioni, di una ragazzina, di un vecchio medico di colore, di un rivoluzionario mancato, ognuno dei quali sogna a suo modo un mondo più giusto e combatte per esso, in una piccola città del Sud.

Magnifico il personaggio di Singer: sordomuto che sa ascoltare tutti, che porta ordine nelle vite degli altri, ma soccombe ad un legame cieco ed immotivato, come è sempre l’amore.

Tiziana Concina

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Con un racconto senza gioia l’autrice di The heartis a lonely hunter è riuscita, con grande capacità letteraria, a scrivere le storie degli abitanti di un piccolo paese nel Sud degli Stati Uniti nei primi anni del ventesimo secolo. Sorprende il fatto d’essere stato scritto da una ventenne, non solo per la perfezione del tempo narrativo ma anche per le precise descrizioni del carattere e dei fatti. Sorprende soprattutto l’amara comprensione della vita che ha la giovane Carson McCullers. L’angoscia del personaggio Jack, sempre ubriaco, che sbatte la testa contro il muro, sembra l’immagine più vicina alla disperata ricerca di senso della McCullers.

Questo romanzo si inserisce senza dubbio nella tradizione della grande letteratura americana contemporanea di lingua inglese.

Yolanda Russo

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vicchio “Ghost Readers”
coordinato da Serena Materassi
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È un libro molto complesso, non di facile lettura perché procede uniforme senza cambi di tono, imperterrito e roteando intorno a cinque personaggi con diverse aspirazioni, personaggi che vivono insieme ma ognuno vive la sua vita praticamente in solitudine ma sempre con la speranza di riuscire a realizzare i propri sogni. Tutti girano e trovano sostegno in questo personaggio sordomuto che altro non fa che ascoltare, senza un reale interesse, ma quanto basta per creare quell’illusione necessaria agli altri per intendere e capire quello che in fondo hanno bisogno di sentire. Lo scenario è quello della miseria e della discriminazione raziale in una cittadina del sud degli Stati Uniti all’inizio del Novecento e la scrittrice McCullers riesce a descrivere i sentimenti, i disagi sociali, forti in quel periodo, dei personaggi in maniera tale da dare l’impressione di averli vissuti lei stessa.

Piera Cantini

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Immediatamente, all’inizio della lettura del romanzo, Singer mi ha fatto pensare a Isaac Bashevis Singer. Ma i personaggi del libro sono quanto di più lontano dall’immaginario di lingua yiddish, ricco di umanità, colori, persone e animali.

Qui i personaggi sono soli, anche nei momenti di interazione sociale. Non a caso il personaggio che sa compatire (nel senso etimologico del “sentire insieme”, dal gr. Sympáskhō) e ascoltare più di tutti è un sordomuto, ed è a mio avviso anche il personaggio più sentito e comunicativo del libro, in cui ogni persona è un pianeta a sé stante, o un’isola, per dirlo con una recente citazione. Il sottofondo di pochezza umana, miseria e solitudine fa sì che leggere questo libro sia un’esperienza in qualche modo simile a quella di guardare un quadro di Hopper, anche se personalmente continuo a preferire la seconda.

Bianca Zanieri

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Il cuore è un cacciatore solitario presenta personaggi con personalità completamente diverse, ma che condividono la stessa condizione emotiva: la solitudine.

Solitudine che non le abbandona nemmeno incontrando altri, o vivendo con altri. Quindi si parla della solitudine peggiore: il sentirsi soli in mezzo ad altri.

Infatti nessuno riesce a trarre realmente beneficio dall’altro con cui non riesce a manifestare sentimenti e non riesce ad ascoltare.

Ognuno avrebbe bisogno do confrontarsi, si illudono di farlo soltanto con il sordo muto la cui peculiarità lo rende interlocutore perfetto per appagare e mantenere il proprio stato di “solitario”.

Il racconto si svolge molto lentamente, risultando talvolta un poco pesante e monotono.

Patrizia Zuri

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Inizio le mie considerazioni su questo libro dicendo che mi è piaciuto molto. Un libro profondo, intenso ma non per questo faticoso; scritto benissimo, d’altronde non poteva essere diversamente.

Bellissimo il personaggio intorno a cui ruotano tutti gli altri; Singer, il sordomuto che recepisce gli umori, i problemi, le sensazioni, la solitudine degli altri come fossero propri. I comprimari con caratteri completamente differenti tra loro ma con un punto in comune, essere ascoltati, essere capiti e compresi. Bene, il racconto mi ha coinvolto tantissimo; sono entrata nella psicologia dei personaggi facendo mie le loro sfaccettature caratteriali quasi a creare una forte empatia con ognuno di loro.

Decisamente bel libro.

Silvana Cionfoli

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In una sonnolenta cittadina del sud degli Stati Uniti - siamo negli anni trenta, in piena apartheid - la vita dei quattro infelici protagonisti (una ragazzina che sogna di diventare musicista, un medico nero marxista malato e deluso, un giovane socialista rivoluzionario e il proprietario di un caffè punto di ritrovo) si dipana intorno a John Singer, un sordomuto capitato in quella cittadina dopo che il suo amico, sordomuto come lui e a cui è legato da un affetto profondissimo, è stato ricoverato in manicomio. Un personaggio straordinario Singer, l’uomo dagli occhi dolci e gentili che pur non udendo e parlando, col suo sorriso mite e coi gesti delle sue mani eleganti, riesce a far sentire i nostri personaggi ascoltati e compresi, riuscendo a portare nelle loro vite piene di delusioni e difficoltà una sorta di riscatto.

L’atmosfera del romanzo è bella, bella è la caratterizzazione dei personaggi, sia quelli principali che quelli secondari - non meno importanti - la scrittura è fluida.

Un bel romanzo che ho scoperto e letto con grande piacere.

Stefania Banchi

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La solitudine, quella mai superata, quella che ti rinchiude, ti costringe scontrandosi con altre solitudini in una normalità che è tutto fuorché vita condivisa. Libro struggente, senza alcuna remissione, scritto da chi ne ha vissuto e ha ancora le cicatrici addosso, e porta a fare i conti con le stanze e lo specchio, ancora più vero nel periodo che stiamo vivendo. Libro non facile, senza carezze e lieto fine, da portare però con sé nel tempo, ho trovato un tesoro che non conoscevo.

Isa Innocenti

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Il cuore è un cacciatore solitario di Carson McCullers. Ambientato nel profondo sud degli Stati uniti negli anni quaranta, è un romanzo estremamente deprimente, dove sembra che il tutto sia immerso i in una quotidianità assai poco edificante. La storia della grande amicizia dei due personaggi principali, che probabilmente si può considerare anche più di tale, è caratterizzata da una vita vissuta in una dimensione abbastanza degradante, tra alcolismo, miseria, sporcizia: e le descrizioni puntuali e talvolta eccessivamente minuziose, di tali problemi rendono la lettura molto pesante. Probabilmente l’autrice ha voluto dare una dimensione di realismo, ma l’eccessiva insistenza su particolari poco gradevoli sembra quasi un compiacimento. I due personaggi principali e le altre figure che si muovono intorno a loro sono dei “vinti” per i quali non si vede una speranza di salvezza e di riscatto.

Donatella Cirri

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Quello che più mi ha colpito in questo emozionante romanzo è il personaggio del sordomuto Singer. A lui si rivolgono tutti gli altri personaggi protagonisti del romanzo, come ad uno specchio speciale che rimanda soltanto l’immagine che ognuno - nei propri soliloqui - vuol vedere riflessa, o come ad un porto sicuro dove le acque sono sempre calme. E di lui non sanno niente. Il suo silenzio è il suo pregio e il suo limite: non passa comunicazione vera fra lui e gli amici.

Singer è il simbolo dell’impossibilità di comunicare, dell’impossibilità di confronto e di costruzione di un futuro diverso, di una vita che esca dallo squallore del presente.

Toccante ed emblematico il suicidio: si spara al cuore. Un cuore che batteva silenziosamente, all’insaputa del mondo e anche dell’amato. Una fine in fondo giusta, logica. Lo saranno altrettanto le vite (che continuano) degli altri?

Bruno Confortini

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Scritto bene… anche se un po’ lento e ripetitivo su alcuni temi… mostra uno spaccato dell’America del Sud… ben diverso dal “sogno americano”… nel quale vengono descritti personaggi senza un futuro… la delusione nel finale… nel quale non si arriva né ad una svolta… per nessuno di loro… né ad un senso del libro che riunisca le storie narrate.

Silvia Crescioli

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Il cuore è un cacciatore solitario. Quel “solitario” è il termine che meglio identifica il romanzo. La solitudine infatti è, insieme all’incapacità di comunicare, il filo sottile che lega tutti i personaggi. In questa piccola città dove tutti si conoscono e dove i pregiudizi e il razzismo sono l’aria che si respira, ognuno percorre la sua strada, rincorre i suoi ideali, coltiva le sue passioni da solo senza riuscire ad esprimerle agli altri.

Tutti vogliono parlare con John Singer, gioielliere sordomuto ma è proprio come se volessero parlare solo a sé stessi. Tra tutti la giovane Mick Kelly che scopre la musica e la coltiva come rifugio in un mondo a cui sente di non appartenere ma che poi non ha la forza di proteggere il suo sogno dalle insidie della vita.

Riconosco la bravura dell’autrice nel descrivere questo microcosmo che poi è rappresentativo di tutti gli emarginati e i dimenticati del mondo, ma il suo racconto non è riuscito a “prendermi” ed anzi mi ha un po’ amareggiato per la mancanza assoluta di una sola benché piccola speranza nel futuro.

Monica Calamandrei

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Ci sono molti bei personaggi in questo romanzo, ambientato in un quartiere povero di una cittadina dell’America del Sud alla vigilia della seconda guerra mondiale. C’è Mick, adolescente inquieta con ambizioni musicali, e il signor Copeland, medico di colore che vorrebbe spingere la sua gente a lottare per i propri diritti, deluso dai figli ai quali non è stato capace di trasmettere questa ambizione. C’è Jake Blount, collerico e ubriacone, che vorrebbe una sollevazione popolare per lottare contro i ricchi capitalisti che sfruttano i lavoratori fino all’osso, e Biff Brannon, tranquillo proprietario del bar ristorante nel quale ama osservare i propri clienti. Ma soprattutto c’è il signor Singer, un sordomuto che abita nella pensione dei genitori di Mick, che forse proprio per il suo mutismo è la persona a cui tutti rivolgono le proprie confidenze convinti di essere compresi nel profondo. Ed è proprio quando Singer si suiciderà che tutti gli altri abbandoneranno definitivamente i loro sogni, come se, morendo lui, fossero morte anche tutte le loro speranze di farcela: Mick lascerà la scuola per lavorare nei grandi magazzini, il dottor Copeland si ritirerà malato in casa di parenti, Jake dopo una rissa abbandonerà il paese senza aver provocato nessuna rivoluzione. Senz’altro un romanzo molto duro, che non lascia spazio a nessuna speranza di emancipazione da una condizione di partenza così sfavorevole.

Serena Materassi

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Il romanzo è anche bello, ben scritto e con dei personaggi interessanti, ma è così pessimista nel non lasciare scampo a nessuno di loro che ho trovato sinceramente difficile leggerlo, specialmente in un periodo come quello che stiamo vivendo. Preferisco di gran lunga un bel piatto di ostriche!

David Bianchi

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Uno squarcio del profondo sud degli stati uniti nella tradizione dei grandi scrittori americani del genere. L’ambientazione ed il suo bagaglio di conflitti sociali, di cui ogni personaggio rappresenta, a suo modo, l’inevitabile prodotto, rappresentano uno degli elementi cardine di questo romanzo. La storia rappresenta il nostro bisogno di essere ascoltati, anche se non necessariamente compresi e capiti: ognuno dei quattro personaggi che ruotano intorno al sordomuto trova in quest’ultimo, proprio in quanto interlocutore esclusivamente passivo, la valvola di sfogo alla solitudine che li circonda; il potere consolatorio e quasi “curativo” degli incontri che i quattro man mano intensificano con il sordomuto è tale da spiegare i propri effetti anche quando nessuna parola viene pronunciata. Tuttavia, a riprova dell’universalità di certe esigenze, nemmeno il sordomuto ne è immune, ma non trovando alcun contraltare per le sue esigenze, non può che andare verso la tragica scelta. E la sua scomparsa rimanderà ciascuno dei personaggi ai propri limiti e alle proprie solitudini.

Ciro Ferro

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La ragazza ha del talento e si vede. Una voce schietta dalla parte di chi la voce non ce l’ha. Una storia ben strutturata, fresca e apprezzabile per la continua ricerca della bellezza.

Serena Pinzani

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 4 “Club delle Argonne”
coordinato da Fabio Mantegazza
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Anche questo è un bel romanzo, dal punto di vista letterario anche più completo e potente del rivale in questa partita. Sono due libri dei primi anni Quaranta, con gli USA sull’orlo della guerra e con lo spettro del nazifascismo che incombe e soprattutto con ancora ben presente l’idea che una rinascita del proletariato, bianco o nero che sia, abbia ancora una speranza.

L’autrice ci immerge in un mondo borderline dove la ricerca di riscatto e di nuove opportunità si rivelano via via irraggiungibili. Tanti personaggi, quasi tutti ben delineati e quasi fin troppo empatici, si aggirano in questa periferia indistinta, mista ma comunque segnata dalla povertà e dalla emarginazione.

Su tutti emergono la voglia di vivere di Mick (l’autrice?) e Singer, il catalizzatore di tutte le solitudini che animano questo microcosmo, specchio di una società segnata da enormi contraddizioni.

È forse troppo per me, meglio rifugiarsi in un bel film di Hollywood per non pensare che a 50 e 80 anni di distanza abbiamo i grandi libri di Toni Morrison e Colson Whitehead a ricordarci che sui diritti umani siamo ancora al palo, o quasi.

Raffaele

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Un romanzo eccellente percorso da una rara capacità di entrare nel cuore dei personaggi. Articolata in tre parti, disomogenee, la storia è ambientata negli anni Trenta del Novecento in una cittadina americana del Sud di cui viene taciuto il nome - presumibilmente la Georgia. Un mondo squallido, in cui ogni possibilità di riscatto è preclusa, dominato dalla sofferenza, dall’ignoranza e da conflitti razziali. La trama ruota intorno alle vite di cinque personaggi velleitari e perdenti: si snoda lentamente in un susseguirsi di scene incentrate sui conflitti interiori e sul dolore, ritmata magistralmente, come in una sinfonia.

Uno spaccato realistico di tormenti, isolamento morale e senso di inadeguatezza di chi vive in mondo ostile, straniante. Struggente e profondo, Il cuore è un cacciatore solitario richiama alla mente del lettore le tele di Hopper. Pubblicato nel 1940, è sbalorditivo che un romanzo così al di sopra della norma, nuovo nell’ideazione e nella scrittura, sia opera di una giovane poco più che ventenne.

Zioni

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Ho trovato il libro cupo, pesante e colmo di tristezza. Nonostante sia scritto con garbo e poesia ho fatto fatica a leggerlo. Forse, in questi tempi, la voglia di leggerezza è un bisogno primario.

Piera

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Cominci a leggere questo libro e ti sembra di entrare all’interno di uno di quei quadri di Edward Hopper.

Per essere precisi in quello che ritrae dei personaggi appoggiati al bancone di un bar di notte, il bicchiere in mano, lo sguardo perso nel vuoto, nessuna possibilità di comunicazione fra loro. Perché è la cifra della solitudine quella che accomuna i personaggi principali di questa vicenda. Ognuno chiuso nella sua tristezza, ognuno tormentato dai suoi problemi. Ruotano intorno al protagonista, non a caso un muto; che proprio grazie a questo handicap sembra disposto più di altri all’ascolto e alla comprensione.

Ma si tratta solo di un’illusione.

La disperazione si impadronirà anche di lui.

La McCullers è davvero bravissima a descrivere questa umanità alla deriva, composta di poveri, di sbandati, di emarginati, che vivono alla periferia dell’impero.

Altro che American way of life!

Altro che grande sogno americano!

Altro che America first!

Questo è il mondo degli ultimi, dei reietti, degli infelici. Magistralmente descritto.

Fabio

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Romanzo corale che ci ripropone le atmosfere del profondo sud degli USA che in tanti ci hanno raccontato; atmosfere che si traducono in miseria, razzismo, vite trascinate al limite della sopravvivenza e avvolte in quella calura appiccicosa che snerva e che apre i locali per tutta la notte, dove ci si ritrova senza gioia, cercando sollievo in una birra. In questo scenario si muovono i protagonisti, ciascuno dei quali è solo con le proprie fantasie, che vanno da confuse aspirazioni di rivolta alla volontà sempre frustrata di rendere i propri pazienti neri consapevoli della propria situazione, alla pacifica accettazione dei comportamenti osservati da dietro il bancone di una tavola calda. E poi c’è Mick, adolescente androgina che traduce in musica le sue sensazioni e vorrebbe tanto un pianoforte, ma lentamente si adegua e andrà a fare un qualsiasi lavoro in un ufficio dimenticando i suoi sogni.
Tutti convergono verso Singer, il sordomuto che è l’unico che sa ascoltare, ma non ne possono capire la sofferenza: l’amore totale di Singer è per Antonapoulus, che non è in grado né di capirlo, né di accettarlo né tantomeno di ricambiarlo.
È un’opera prima di una grande scrittrice e delle opere prime ha i difetti: le diverse storie non riescono a fondersi e a creare un insieme organico, l’atmosfera di pesantezza, frustrazione e miseria è più raccontata che vissuta; ma soprattutto i protagonisti sembrano figurine che incarnano le proprie ossessioni: è Mick la sola ad avere uno spessore ed una realtà.

Licia Betterelli

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Il romanzo mostra una cittadina del sud degli Stati Uniti negli anni Trenta, con le problematiche sociali del tempo. Sullo sfondo della grande crisi economica e dell’emarginazione razziale si intrecciano le vite degli abitanti che cercano di realizzare le proprie aspirazioni.

Che siano aspirazioni artistiche, politiche, religiose, sentimentali...tutte si rivelano utopie.

L’autrice sa farci entrare nell’anima di ogni protagonista e vivere la storia tormentata di ciascuno di loro. Non si intravede nessun lieto fine, neppure per la ragazzina che sembra suggerire l’immagine della scrittrice stessa.

Anna Santoro

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Romanzo bellissimo. Per la scrittura, per la costruzione narrativa, per la storia narrata, per i temi affrontati, per la capacità dell’autrice di scandagliare e rappresentare l’animo umano. Tutta la scena iniziale nel caffè è un vero e proprio atto teatrale che trova la sua naturale corrispondenza nella conclusione.

Ritratto profondo di un Sud americano in anni di crisi, ma con problemi non dissimili da quelli attuali: povertà, problemi razziali, acute differenze sociali, sogni di un futuro migliore. In una drammatica mancanza di ogni prospettiva di riscatto lo sguardo del narratore e la scrittura rimangono limpidi, capaci di rappresentare una realtà minuta in una partitura complessa.

Incredibile che l’autrice avesse solo ventitré anni quando lo ha scritto.

Rita

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Romanzo ambientato in una piccola cittadina della Georgia intorno agli anni della grande depressione. I personaggi nutrono grandi ambizioni e sogni, ma subiscono quotidianamente umiliazioni e soprusi.

Un’adolescente con scarse capacità che sogna di fare la musicista classica, un dottore nero riconosciuto come professionista ma non come padre, un sordomuto ammirato da tutti per le proprie capacità d’ascolto, ma non ricambiato dall’unico amico e consimile: tutti saggeranno quanto sia amaro non avere possibilità in un mondo in cui la lotta per il sopravvivere non lascia respiro alla felicità.

Romanzo di cui non ci si innamora, nonostante la McCullers sia molto brava a scandagliare gli animi e a condurci per mano nelle personalissime riflessioni dei personaggi.

Cristiana Vianelli

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Già dalle prime pagine si capisce che ci troviamo di fronte a un capolavoro. Singer, un cesellatore sordomuto che vive in funzione del suo carissimo amico, sordomuto anche lui e che non nutre lo stesso sentimento nei suoi confronti, sembra essere il perno intorno a cui ruotano le vite degli altri quattro personaggi, facce ben distinte, ma comunque accumunate dalla solitudine, dall’incapacità di dar seguito alle loro aspirazioni e alla disperata ricerca di qualcuno che sappia ascoltare le loro ansie e alleviare le loro pene. Prigioniero del suo silenzio, Singer si sforza di leggere sulle loro labbra le parole e di rispondere con le mani e con il suo sguardo comprensivo al loro grido di dolore. Sullo sfondo un’assolata cittadina del sud degli Stati Uniti, dove la povertà è particolarmente presente e la segregazione razziale è ancora molto forte. Straordinaria è la capacità dell’autrice nel tratteggiare i personaggi, solida e ben definita la struttura del romanzo, in cui le storie si alternano e i personaggi si susseguono armoniosamente come in una partitura musicale.

Paola

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È un libro sulla distanza che ciascuno è costretto a vivere, tra la propria esistenza e i propri desideri più profondi.

Tutti i personaggi si muovono dentro la separazione dal piano ideale, percepito in alcuni casi come rifugio,

come desiderio bruciante o come una fiamma nascosta.

Ognuno vive nel brancolare o nel muoversi fra un spazio finito e un desiderio di infinito.

Il più interessante dei personaggi è il signor Singer, punto di incontro di tutti i protagonisti della storia, che ascolta le parole e i sogni di tutti, che sa accogliere in silenzio ma che nessuno comprende davvero.

Dietro la sua apparente calma e compostezza nasconde un amore infinito e tradito, una solitudine precipitata nel silenzio delle sue mani tenute in tasca, nelle lettere scritte e mai spedite, nella accurata preparazione dei suoi viaggi per rivedere l’amico amato e che, pur di salvare la voce di questo amore, ne ha snaturato la memoria.

È un libro sulla voce, sul silenzio e sul grido.

Marica

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Uno stile essenziale, senza fronzoli, che sa diventare poetico, per presentare un’umanità di reietti.

In una cittadina della provincia americana del Sud, la vita si svolge sonnolenta tra miseria, violenza, solitudine. Non mancano però i sogni e i grandi ideali che animano i quattro personaggi attorno ai quali ruotano le vicende degli abitanti della città. Il proprietario dell’unico bar, in cui molti trovano un po’ di sollievo, un medico nero e colto, formatosi sui testi di Marx e impegnato nella sua comunità contro la violenza del razzismo, un alcolizzato abbruttito, che non rinuncia a predicare la sua rabbia per smuovere la comunità dall’apatia. E infine l’alter ego dell’autrice, Mick Kelly, ragazzina sensibile e intraprendente che sogna di affermarsi nel mondo della musica.

Tutti e quattro trovano nel sordomuto John Singer un confidente privilegiato, proprio perché nella sua impossibilità a comunicare mostra un mite atteggiamento di ascolto e comprensione. E John, anche lui infelice per la perdita del compagno che dava un senso alla sua vita, diventa il perno attorno al quale ruotano le diverse vicende.

La McCullers non lascia possibilità di riscatto ai suoi personaggi che, disillusi, devono fare i conti con la dura realtà. Ci lascia però i sogni, i desideri, gli ideali in cui hanno creduto e ancora ci fanno credere.

Lietta

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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