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Il dono di Hilda Doolittle
Iacobelli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Arco di Trento “LibriCitando”
coordinato da Cristiana Bresciani
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IL DONO

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Ho trovato fuori tempo “il dono” e interessante nelle descrizioni relative alle modalità di difendere i bambini dalla realtà della crudeltà umana e i meccanismi protettivi adottati dai bambini per gestire il terrore. Nulla connesso alle parti esclusivamente descrittive dell’infanzia, che mi hanno annoiata, mentre le piccole pagine di spiegazioni psicologiche sono emerse come piccole perle del reale rispetto alla narrazione vuota di accadimenti sconnessi e descrittivi di realtà banali.

Parisi Viviana

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“Il dono”: libro di notevole valore stilistico, ma piuttosto complesso da leggere.

Gallini Valeria

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Il Dono: caotico, confusionale questo continuo andare e tornare con il pensiero ai momenti vissuti o sentiti raccontare…. Non mi è piaciuto ho fatto fatica a finirlo.

Tavernini Anna Maria

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Il dono - L’autrice gioca con le parole, le lingue (inglese, tedesco, francese, greco...), con i significati di una stessa parola in lingue diverse.

I racconti sono confusi, un misto tra sogni e ricordi, scritti apparentemente di getto durante i bombardamenti su Londra.

Per comprendere questo romanzo fortemente autobiografico bisogna conoscere la vita della autrice (l’infanzia, l’emigrazione all’estero, la sua vita sentimentale movimentata, le amicizie e il suo rapporto con Freud) altrimenti risulta difficile, quasi incomprensibile. Per questo è fondamentale leggere la prefazione.

Cristiana Bresciani

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Ho faticato a concludere il libro “Il dono” perché ho percepito vari stacchi nella narrazione della storia. Comunque ho apprezzato ritrovare nella lettura alcuni aspetti storici del mondo femminile nei paesi Europei spesso sconosciuti dai molti e tralasciati.

Cristiana Chesani

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Ho trovato molto difficile leggere questo romanzo, in quanto risulta davvero complicato trovare un filo logico in questo racconto. Pur comprendendo che l’autrice richiama frammenti di vita vissuta e quindi si intuisce possano essere richiamati alla memoria non sempre con una cronologia se volgiamo sensata, il suo raccontarlo con periodi brevi e spesso nei tempi talmente discordanti che rendono la lettura priva di Fluidità.

Tiziana Betta

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L’autrice, durante un bombardamento notturno nella Londra della seconda guerra mondiale, richiama alla mente frammenti di memoria del passato; ricordi suoi ma anche della madre, della nonna e delle antenate, ricostruendo le storie della sua famiglia e della comunità dei moravi arrivati nel continente americano.

A mio modo di vedere risulta alquanto difficile trovare un filo logico nel racconto; l’autrice richiama frammenti di memoria, frammentarietà che viene rimarcata anche attraverso l’utilizzo di periodi molto brevi e spesso scoordinati tra loro, rendendo la lettura per nulla fluida né piacevole e spesso risulta difficile anche la comprensione della trama.

Daria Morandi

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Lavoro per vari studi tecnici e nel lavoro devo sempre mettere attenzione e precisione e sarà per questo che quando affronto la lettura di un libro lo faccio per rilassarmi e se il libro è impegnativo faccio molta fatica, leggo e non capisco, torno indietro e poi mi annoio.

“Il Dono” non mi è piaciuto, forse lo ho affrontato con poca curiosità, non rispecchia il genere che a me piace e sono arrivata in fondo solo per l’impegno di terminarlo. Non saprei nemmeno dire quale passaggio mi sia piaciuto ma nemmeno saprei dire perché non mi abbia entusiasmato, sarò sincera non lo avrei mai scelto. Non mi attirano i libri ambientati in periodi di guerra e tutti i pezzi di vita della protagonista legati a questo periodo, seppur coinvolgenti, non mi hanno attratta. Forse dovrei rileggerlo con calma.

Maria Emanuela Rossi

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La forte connotazione “femminile” del libro, l’intrecciarsi delle vicende di tre donne, è l’unico

aspetto che mi è piaciuto del libro. Purtroppo troppo intimistico per poterlo leggere in poco

tempo e con l’attenzione e concentrazione che una scrittura così impegnata presuppone.

Chiara Marcozzi

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Hd Doolittle Il Dono - Una “fantasia autobiografica” così la definiva l’autrice e non poteva usare espressione migliore. Un ricordo romanzescamente trasfigurato dell’infanzia dell’io narrante nella natia cittadina di Bethlehem, sullo sfondo le vicende storiche della comunità morava cui apparteneva per nascita la madre. Una lettura non facile a tratti visionaria e mistica, un continuo cambio di prospettive passate e presenti dove la percezione temporale e quella spaziale si intrecciano in una realtà della mente complessa. L’autrice mescola storia, misticismo, miti e leggende sviscerando la lingua e il suo potere altamente evocativo senza lasciare nulla al caso. Una lettura impegnativa che procede per immagini senza una concreta e reale trama.

Tra i due libri ho apprezzato molto entrambi, la Doolittle per la sua unicità anche se il suo stile di scrittura tende a disorientare il lettore tra flashback storici e flussi di coscienza e Marquand per la profonda analisi su come “molto spesso la vita non si svolge secondo i propri desideri e bisogna accettarla come viene con più buonumore possibile, senza brontolare né lamentarsi”.

Ho scelto tuttavia Marquand per la scorrevolezza del testo e perché affronta temi attuali che mi hanno permesso una riflessione più approfondita.

Chiara Covi

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IL Dono - ho iniziato a leggere introduzione, come faccio sempre, aiuto non finivo più.

Poco scorrevole e noioso mi mancano pagine mi sono arresa.

Laura Baldessari

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Ho faticato molto a leggere Il Dono e a seguire i ragionamenti dell’autrice. Non mi è piaciuto.

Davide Zanin

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Nella seconda guerra mondiale, durante un bombardamento a Londra, l’autrice rivive nella sua memoria frammenti di vita passata: sono raccontate in prima persona sia vicende proprie che dei membri della sua famiglia oltre che dei personaggi della piccola comunità cui apparteneva, insediatasi nel continente americano quando era bambina. Un intreccio continuo di storie dei moltissimi personaggi che si sovrappongono a racconti tramandati dalle antenate dà rende sempre presente nella vita della protagonista il tempo passato: ed è in questa particolare capacità che si identifica “il dono” che dà il titolo al romanzo (“Il dono c’era ma l’espressione del dono era altrove”).

La lettura non è stata agevole proprio per la trama intricata, fatta di descrizioni minuziose e continui rimandi alla storia passata e di numerosi riferimenti ai moltissimi personaggi citati. Un testo interessante per l’argomento trattato e la contestualizzazione storica ma di lettura complessa, non credo l’avrei scelto.

Marialuisa Bozzato

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Non sono amante del genere autobiografico che fatico a leggere. Ho comunque trovato interessanti, anche se a volte complicati da seguire, i ragionamenti e i ricordi delle donne raccontate.

Giuliani Laura

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Il Dono - La raccolta di frammenti di vita visti con gli occhi e il vissuto di una bambina che fa

di assonanze e ricordi la costruzione del racconto evidenziano una capacità visionaria e onirica dell’autrice.

Frasi sentite, immaginate, incomplete ricostruiscono i ricordi di come erano ( o come avrebbe voluto fossero?) le donne della sua famiglia..

Si percepisce un sentimento di inadeguatezza, di ansia nella protagonista (autobiografia?) che sembra alla ricerca di stima, considerazione.

Talvolta si fatica a capire quanto il reale si mescoli con l’immaginario e si rischia di “perdere il filo”; romanzo di non facile lettura.

Ho scelto IL DONO solo perché il numero delle pagine era di molto inferiore e quindi la “tortura” è durata meno;

Annamaria Zanfranceschi

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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