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Il giovane Holden di J.D. Salinger
Einaudi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 2 “Lettori Temerari”
coordinato da Patrizia Ferragina
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Siamo di fronte a un romanzo di formazione che è diventato, nel corso degli anni un grande classico, soprattutto fra i giovani. Lo lessi per la prima volta in gioventù e mi sono accostata ad esso con un po’ di apprensione, perché a volte i libri riletti dopo tanti anni, deludono. E invece mi ha dato nuovamente delle ottime sensazioni: la freschezza del linguaggio, spesso pungente e ironico, lo stile molto personale e soprattutto la consapevolezza che alcuni pensieri e scelte di Holden potessero essere mie. Il romanzo è la narrazione di un fine settimana, caratterizzato dall’ennesimo abbandono di un college, in cui il giovane Holden combatte, a volte con metodi e modi non molto ortodossi, tutto ciò che è benpensante e precostituito; il suo è un rifiuto categorico della società ma anche del passaggio all’età adulta che viene messo in atto anche attraverso la ricerca di rapporti interpersonali che però risulteranno vuoti, se non dannosi. Il risultato sarà una solitudine deprimente, dovuta anche alla devastante morte di un fratello e alla lontananza di un terzo fratello. Sarà l’amore verso la sorella più piccola che lo salverà e che gli darà nuova forza, nonostante la malattia.  

Maria Luisa Albizzati

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Mi ero sempre ripromessa di leggerlo ai tempi del suo grande successo, ora posso dire che non riesco a capire come mai sia stato così enfatizzato per me non è stata solo una delusione. Sono molto reticente a definire scrittore Salinger credo sia un romanzo raffazzonato in un primo momento vorrebbe far credere sia scritto da un sedicenne in crisi adolescenziale e dopo alcune pagine si capisce che non è così anzi molto presto mi sono ritrovata in un giallo scritto anche male la soluzione finale per me era scontata si trattava solo di una persona con problemi mentali. Mi sembra che non abbia più scritto molto “menomale”.

Flora Azzollini

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Tutto il racconto genera tenerezza, l’ho trovato anche umoristico e in alcuni passi commovente, profondo. Salinger non ci racconta solo dell’ipocrisia e del perbenismo della società frequentata dal ragazzo ma della sua solitudine, della sua incapacità di comunicare col mondo degli adulti. Si atteggia da duro ma ci svela subito la sua fragilità e non puoi non affezionarti a Holden, anche se non ha una grande opinione delle ragazze che frequenta ma neppure dei suoi coetanei, tenerissimo il rapporto con la sorellina Phoebe. Ci coinvolge nella sua solitudine, ci trasporta nel suo vagabondare, nel cercare adulti che pur rimproverandolo lo accettino. Ti fa riflettere sulla difficoltà dell’adolescenza: età difficile, argomento senza tempo “e via dicendo”. Narrato in prima persona, scorrevole, a volte un po’ ripetitivo, scritto in maniera così diretta e” Santiddio”: è una lettura che fa bene ad ogni età.    

Patrizia Baiocco

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Il romanzo narra pochi giorni della vita del sedicenne Holden di NYC, espulso dalla scuola prima di Natale, che rimanda il ritorno a casa dal padre e trascorre il tempo senza una precisa meta, inquieto ed insofferente, a suo agio solo con la saggia e sensibile sorellina di dieci anni. Rileggere un romanzo ci riporta al nostro passato di lettori e fruitori del testo, che in questo caso mi è capitato spesso di proporre ai miei allievi, ottenendo in genere tiepidi consensi. Holden affascina di più quelle generazioni che si sentono all’opposizione, che non si adattano ai valori del presente e non cercano di emulare i propri padri. Ciò che più ho apprezzato in questa rilettura è stata la percezione della realtà di Holden , quel suo sguardo obliquo sul mondo che ci costringe ad uscire dai nostri schemi e misurarsi con i suoi.

Annamaria Barletta

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Anche per Salinger si tratta di una rilettura: non ho mai osato dirlo se non in caso di domanda diretta, ma questo libro non mi ha mai coinvolto intimamente e mi sono sempre chiesta come mai piaccia così tanto.

Eugenia Biguzzi

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Con un linguaggio disinvolto e cinico (che è la caratteristica del romanzo) Salinger ci fa conoscere un giovane insicuro ed incerto sul suo futuro: rifiuta le regole, cambia continuamente scuola, non ha amici. Solo l’affetto per la sorella può dargli un barlume di responsabilità e riportarlo a casa. Non l’ho sentito un testo attuale, ma è certamente un libro ancora interessante.

Gabriella Buizza

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Il giovane Holden è in realtà un ragazzino, confuso e spaventato, che racconta in prima persona pochi giorni della sua vita da studente rifiutato dalla scuola, ma che lui stesso rifiuta. Con un linguaggio  volutamente esagerato e nello stesso tempo incerto e vago, il ragazzo racconta le sue continue fughe e i suoi incontri con personaggi e ambienti spesso ambigui. Lui stesso non riesce a trovare una forma di comunicazione autentica con i suoi interlocutori. Solo il fratello morto e la sorellina sembrano essere dei reali punti di riferimento per lui. Gli adulti, i genitori, benestanti, e i professori di una scuola di élite, sono lontani dal suo mondo interiore e contribuiscono alla sua confusione. L’autore è molto efficace nel creare il senso di profondo disagio del ragazzo, che spesso reagisce in maniera incomprensibile; ma complessivamente il romanzo appare un po’ incompleto come racconto di un processo di crescita

Annamaria Ciniselli

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A distanza di decenni dalla sua pubblicazione, Holden Caulfield, protagonista del libro, con la sua aria distaccata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo è ancora capace di esprimere i pensieri e il sentire dei suoi coetanei. Il giovane Holden si può annoverare tra i romanzi di formazione per il modo come sono trattati la solitudine, il cinismo, la difficoltà di affrontare il mondo attraverso la narrazione degli accadimenti di un weekend pre natalizio del giovane Holden, espulso da una scuola che, almeno apparentemente, disprezza e incapace di progettare se stesso nel mondo adulto. Viene salvato dal legame con la sorellina e dal loro reciproco affetto e empatia. Phony è parola che ricorre per almeno trenta volte all’interno del romanzo. In inglese indica tutto ciò che è falso, posticcio, menzognero, tradotto con ipocrita nella recente edizione, e l’ipocrisia indica il nemico di Holden Caulfield. Infine, la copertina, per esplicita richiesta dell’autore, non ha nessun tipo d’immagine, perché i lettori lo scegliessero solo per la curiosità di leggerne i contenuti.    

Anna Grattarola Romano

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Holden esce dall’adolescenza con la fatica di tutte le sue contraddizioni. Nonostante siano passati 60 anni Holden potrebbe essere un adolescente di oggi. La rabbia, il senso di inadeguatezza e la solitudine sono tuttora attuali nei giovani di oggi. La società è cambiata ma i vissuti sono rimasti uguali. Per età e affinità sono più vicina a Santiago e al giovane Manolo. 

Marina Landi

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Secondo il mio parere l’intento dell’autore non era fare luce sull’ipocrisia e il perbenismo borghese della società americana, ma sulla solitudine dovuta all’incomunicabilità col mondo, del giovane Holden. Il protagonista è arrabbiato con le convenzioni sociali, con le istituzioni, con la famiglia, con la scuola, con gli ex compagni, con il mondo, insomma con tutto, perché è solo, emarginato e soprattutto adolescente e a quest’età le ingiustizie sono sempre più sentite. Interessante se letto tra i 14 e i 18 anni          

Rita Lopane

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Un romanzo sempre attuale nonostante risalga al 1951. Con uno stile di scrittura incalzante, un flusso di coscienza. I pensieri di un giovane, non ancora maggiorenne, che aspira ad esserlo al più presto bruciando le tappe, scorrono nel libro, coinvolgendo fortemente il lettore. I desideri, le volontà, i sogni di un ragazzo in formazione che incontrano tutte le contraddizioni del mondo degli adulti. Si percepisce la volontà di sfidare il mondo, per realizzare le proprie aspirazioni, cambiando spesso opinione e non avendo ancora ben chiaro cosa in concreto si desideri, scontrandosi ogni volta con la volontà dei grandi, imitandoli per contrastare le frustrazioni della vita, per ritornare poi indietro con i piedi per terra. E poi la ripresa ancora del volo e la successiva caduta con l’immancabile richiesta d’aiuto che si sarebbe tanto voluto evitare. L’incontro con l’altro, il misurarsi, il competere per conoscersi, l’ammirazione dell’altro, la delusione per i comportamenti che non si comprendono. La conoscenza dell’altro sesso e le paure che questo genera, l’imparare a conoscere il proprio corpo e a gestire i propri istinti. Tutto ciò descrive il travaglio che deve compiere un individuo per la sua formazione. 

Vilma Marchesi

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L’ultima pagina del libro porta una data scritta a matita: 1 gennaio 1995. 25 anni fa. Il primo gennaio del 1995 finivo di leggere per la prima volta questo libro. Leggere. Rileggere. E’ diverso. Il libro è stato tradotto in italiano nel 1961. Il tempo conta. Si può dire di un libro: “non dimostra gli anni che ha”? “Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro… se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avari qualcosa da dire, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. E’ storia. E’ poesia” Ecco perché un libro, un bel libro “non dimostra gli anni che ha”. Cosa ho imparato io? Non so. “E’ buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti”. Succede anche quando si ascolta o si legge. Ma si può sempre rileggere se si sente la mancanza.

Cinzia Morselli

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È il classico romanzo di formazione, nel quale il sedicenne Holden Caulfield segna il proprio passaggio tra adolescenza e età adulta. Nel tentativo di combattere moralità e ipocrisie, il giovane Holden fugge da tutto e da tutti: cosa vuol fare “da grande”? Filosofo sopra le righe, personaggio confuso ma estremamente vitale, Holden Caulfield porterà alla fama il suo autore Salinger, facendone un degno rappresentante dei classici della letteratura americana del dopoguerra. Purtroppo, dovendo scegliere fra i due romanzi, ho a malincuore escluso questo, poiché ritengo che il suo stile narrativo non possegga l’incisività e lo spessore di quello di Hemingway.    

Nicoletta Romanelli

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Il romanzo “Il giovane Holden” narra il ritorno a casa di un adolescente, figlio di una famiglia borghese di New York, appena espulso dal college. Il giovane attraversa una crisi adolescenziale: è ribelle, insofferente al perbenismo e al conformismo, appassionato di lettura e poco studioso: espulso dalla Pencey, decide di andare a New York, ma non torna subito a casa dei genitori: girovaga per tre giorni, come alla ricerca di un distacco dal suo fallimento scolastico, riflette con grande sarcasmo sulle sue delusioni - quelle che provano tutti - e sul suo futuro, e diventa adulto. Un libro attualissimo che ci riporta ai giorni nostri, ad una generazione di giovani che protesta per la salvaguardia del pianeta, che si ritrova persa lontana dai banchi di scuola, che vuole sentirsi fisicamente unita per condividere la voglia di ribellarsi alle decisioni degli adulti. Ottimo!

Piera Saita

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È stato importante ricordare che questo romanzo è uscito nel 1951, qualche anno prima della mia nascita; questo mi ha aiutato a collocare cronologicamente le vicende dell’adolescente Caulfield e provare a cogliere la valenza innovativa ( anche dal punto di vista linguistico) che questo libro ha assunto negli anni per molte generazioni; del resto ho un figlio nato esattamente quarant’anni dopo che è un fan sfegatato di questo sedicenne solo in apparenza sbruffone e trasgressivo, in realtà tenero e gentile con chi gli va a genio, ovviamente (si pensi alla signora sul treno o alla coppia di suore che incontra)! Lettura a distanza di anni assai piacevole (ma nulla di più, lo confesso!), perché lo sguardo irriverente e disincantato di Holden è puntato sul mondo degli adulti ma anche su quello dei coetanei, nei confronti dei quali è spesso giudice spietato. Mi sono chiesta l’io narrante a chi si rivolga… a un lettore adulto, per aiutarlo a decifrare il mondo degli adolescenti, o ai suoi pari, per far loro cogliere le contraddizioni di questa età meravigliosa quanto difficile? la mia risposta è: non ho risposta (forse ad entrambi). Del sistema dei personaggi mi è piaciuto il rapporto con la vecchia Phoebe, sorellina amatissima, spiritosa e saggia alla quale H. confida le sue riflessioni strampalate; Allie, fratellino prematuramente scomparso e dunque assente nella vicenda ma sempre presente nelle meditazioni del protagonista.

Mariapia Salfati

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Como “I ragazzi del Liceo Giovio”
 coordinato da Nicola D’Antonio
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Il romanzo, incentrato sulla figura di un adolescente, Holden, ne racconta le vicende dopo l’espulsione dal college. Il libro è raccontato dal ragazzo stesso il quale racconta esperienze, peripezie, ragionamenti e osservazioni. Il protagonista è un personaggio impulsivo e talvolta rude ma nello stesso tempo fragile e sensibile che con le sue vicende propone quei problemi che affliggono tutti i ragazzi durante l’età adolescenziale e che nel suo caso sono accresciuti da una famiglia ricca e distante. Il ragazzo, col suo carattere scontroso e prevalentemente negativo, ci trasporta in una vicenda che vuole valorizzare prevalentemente l’icona dell’angoscia adolescenziale e che di conseguenza può essere incompatibile con l’esperienza personale di molti lettori. Nonostante ciò indipendentemente dal lettore il romanzo apre verso una maggiore libertà di pensiero e una maggiore indipendenza dei ragazzi, che ritroveranno sempre, anche se magari in una minima vicenda, loro stessi nella narrazione e nello stesso tempo un esempio per adulti affinché comprendano le capacità anche dei più giovani.

Greta Turati

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Dialoghi avvincenti, ritmo scorrevole, personaggi molto ben caratterizzati e trama ricca di avvenimenti. Questo libro mi ha catturata fin dalle prime righe. Holden Caulfield è un ragazzo scapestrato, curioso, con un’opinione su chiunque e qualsiasi cosa, è un personaggio sopra le righe, ma per cui non si può fare a meno di simpatizzare. Nelle sue numerose avventure si trova la vitalità tipica dei sedici anni, oltre che il rifiuto di omologarsi con il resto dei coetanei e l’avversità al perbenismo e alle convenzioni sociali. Consiglierei questo romanzo di formazione a chiunque, ragazzi e adulti, perché, attraverso descrizioni accurate e digressioni che permettono di capire a fondo la psicologia del protagonista, è un libro che risulta essere immortale, facendo sì che il lettore sia portato a pensare: “Ecco, questo potrei benissimo essere io”.

Silvia Mancassola

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Il GIOVANE HOLDEN è un grande classico, ma penso sia sopravvalutato. Spesso ho trovato parti di questo libro ripetitive e non sempre coinvolgenti. Inoltre, per quanto sia indubbiamente scritto bene e non sia lungo, si può faticare ad arrivare alla fine, poiché lento da leggere. È un romanzo che tratta della crescita di un adolescente, ma personalmente non ho notato una crescita rilevante in Holden, al di là del rapporto con la sorella Phoebe. È un romanzo che o si ama o si odia ed io credo di far parte del secondo gruppo...

Chiara Di Giulio

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Lo stile è incredibilmente scorrevole, malgrado in ogni riga siano contenute molte informazioni riguardo ai personaggi. La narrazione non si ferma mai, non inciampa e mantiene viva la curiosità del lettore fino alla fine. Holden e i suoi pensieri sono il perno su cui gira il romanzo, che non è dotato di una vera e propria trama, anche perché non ne avrebbe bisogno. La forte personalità di Holden, il suo non avere filtri per quanto riguarda i suoi pensieri rendono il libro molto simile ad una riflessione su sé stessi. Una trama complessa sarebbe di troppo. Mi sono stupita nello scoprire quanto condividessi i pensieri e le emozioni di Holden, di come lo trovassi così simile a me. Trovo che sia un libro che debba essere letto la prima volta esattamente a sedici anni, ovvero l’età di Holden, perché qualunque adolescente può ritrovarsi nei dubbi, nelle paure e nei pensieri del protagonista. È un libro di cui consiglio la lettura anche agli adulti, in particolare quelli che hanno figli adolescenti, per coloro che si sono dimenticati com’è quel periodo di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta.

Victoria Robberstad

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Il protagonista è Holden Caufield, un sedicenne. Se si è adolescenti risulta davvero naturale immedesimarsi nella maggior parte delle situazioni vissute dal ragazzo. Per esempio, ad ognuno di noi è capitato almeno una volta nella vita di ricevere una delusione inaspettata da una persona cara. Holden ha una personalità piuttosto originale, è folle e fuori dagli schemi. Vengono trattati anche temi che possiamo sicuramente considerare attuali, per esempio il fatto che è contrario ad ogni forma di omologazione e quindi cerca di distinguersi dalla massa. Mi ha colpito particolarmente il suo atteggiamento quasi paterno tenuto con la sorella più piccola, occasione che gli permetterà di cominciare un percorso completamente nuovo.

Giulia Masieri

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Holden è un ragazzo di 16 anni dai capelli rossi a spazzola, che vive lo smarrimento tipico della sua età, alla ricerca quotidiana della sua strada. Impossible non affezionarsi a lui, sia che il lettore sia un adulto, che un adolescente Espulso anche dall’ultima scuola che frequenta, Holden decide di lasciare il dormitorio con tre giorni di anticipo ed intraprende il viaggio di ritorno a casa, a New York, prolungandolo il più possibile affinché la notizia della sua espulsione giunga ai genitori prima di lui. Durante il suo viaggio, in attesa di poter riabbracciare la sua famiglia, e in particolare la sorella minore, Phoebe, il protagonista ripercorre episodi della sua vita, utilizzando un linguaggio giovanile ed accattivante per la sua semplicità e immediatezza.

Giulia Rampi

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Il Giovane Holden narra il percorso di un adolescente verso l’età adulta. È il racconto dell’odissea che è la giovinezza, in tutta la sua ingenua spensieratezza, ma anche in tutte le sue difficoltà; la ricerca della propria identità, gli errori, la volontà di sembrare a tutti i costi degli adulti, quando in realtà non lo si è affatto. Attraverso una scrittura semplice e scorrevole l’immedesimazione del lettore è immediata. Il protagonista, seppur dotato di uno scarso bagaglio culturale, risulta molto affascinante e capace di profonde riflessioni che creano una godibilissima pausa al susseguirsi degli eventi; in numerosi momenti, ad esempio, emerge, attraverso critiche severe del protagonista, l’odio di quest’ultimo per la falsità che pervade ogni aspetto della vita. Gli ambienti cittadini, che per la maggior parte del romanzo il giovane si trova a frequentare, appaiono decadenti, sporchi, e ben si abbinano al momento di perdizione attraversato dal protagonista. Nel complesso il libro è molto piacevole e, per quanto non sia stato pubblicato recentemente, trasmette un messaggio estremamente attuale.

Giulia Cavezzale

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“Il giovane Holden” è un grande classico intramontabile della letteratura americana del ‘900, che ancora oggi racconta tramite Holden Caulfield le difficoltà dell’adolescenza. Il linguaggio semplice, i personaggi e le varie situazioni rendono la narrazione reale e immersiva, coinvolgendo il lettore anche senza la presenza di una trama vera e propria. Il tema centrale è costituito infatti dai sentimenti multipli e contrastanti che caratterizzano l’adolescenza e, proprio questa caratteristica, rende il romanzo particolarmente indicato ai giovani, pur essendo una lettura adatta anche agli adulti, ormai lontani dalle sensazioni giovanili. Esso costituisce di fatto un’ottima chiave di lettura per la particolare personalità degli adolescenti.

Martina Giurina

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Holden è un giovane e fragile ragazzo di sedici anni che viene cacciato per l’ennesima volta dalla scuola che frequenta e, grondante di sangue e rabbia, decide di tornare con tre giorni di anticipo a new york per staccare la mente. Qui, dopo aver capito di essere tremendamente solo, intraprende delle riflessioni sul suo passato e sul futuro che lo porteranno a riscoprirsi interamente. Egli infatti è convinto di essere già un uomo, atteggiandosi da duro e credendo di aver già capito tutto della vita. In questa breva esperienza di tre giorni però, Holden tocca il fondo e capisce di avere bisogno di affetto e certezze, che per fortuna riesce a trovare nella figura di Phoebe, sua sorella minore. Il finale, in cui l’autore descrive il giovane finalmente sereno, si chiude con una punta di ottimismo per il futuro.

Pietro Ariemma

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Ho trovato il libro molto coinvolgente, nonostante la sostanziale staticità dell’azione. Il susseguirsi di personaggi singolari e, a tratti, raccapriccianti, conferisce scioltezza allo stile e piacevolezza di lettura. Lo sfondo esprime un contesto sociale degenerato, con cui il giovane è costretto a convivere, come sballottato dalle onde.

Giulia Pomi

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La narrazione è molto scorrevole e ricca di avventure che il protagonista affronta quasi sempre da solo. In queste peripezie emergono tutte quante le qualità che caratterizzano e rendono unico il personaggio. In alcuni tratti è molto particolare, e spesso anche comica, la schiettezza con cui si rivolge alle persone che incontra, “senza peli sulla lingua”, non pensando minimamente alle conseguenze. Inoltre è da apprezzare il fatto che il ragazzo esprima ciò che gli passa per la testa, anche se spesso non condivisibile, ribaltando completamente l’ideale di “bon ton” e attuando una sorta di ribellione.

Anita Lori

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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