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Il Laureato di Charles Webb
Matioli 1885

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson di Taranto
“Leggere per leggersi - Amici della biblioteca Aclario”
coordinato da Maddalena Girelli Renzulli
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Sembra inevitabile non sovrapporre al volto di Benjamin quello di Dustin Hoffman nella fortunata versione cinematografica. Certamente la successione dei dialoghi nella scrittura originale del romanzo si prestava al copione di un film, che ha reso maggiormente incisivi i personaggi. La storia narrata, ambientata nella società perbenista statunitense degli anni Sessanta del ‘900, all’epoca avrà riscosso successo, considerando l’atteggiamento ribelle del protagonista nell’opporsi ad un futuro progettato da altri e le sue avventure sentimentali del tutto trasgressive. La trama del romanzo ancora oggi appare avvincente nella sua attualità, anche se il mondo occidentale del nuovo millennio è decisamente meno impressionato da tali dinamiche o probabilmente troppo assuefatto dalla spettacolarizzazione della vita privata, fenomeno che ha preso piede negli ultimi decenni. A mio parere è un classico. Da leggere anche ai nostri giorni.

Dott.ssa Maria Alfonzetti

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Il romanzo, attraverso una serie di dialoghi incalzanti, descrive la storia di una disillusione: quella di Benjamin, giovane di buona famiglia appena laureato, alla ricerca di una purezza che si scontra con il disgusto per le convenzioni, le aspettative future e la felicità apparente delle classi agiate, e quella di Mrs Robinson, amica di famiglia, cinicamente disincantata ed incline all’alcool che, nonostante la differenza di età, lo inizia al sesso divenendo sua amante. Nella storia si insinua, però, la figura di Elaine, figlia di Mrs. Robinson, che per Ben incarna la purezza, qualcosa cui anela ossessivamente, un obiettivo che pare divenire più l’esito di una “delirante” razionalità, da cui il protagonista non riesce ad affrancarsi, che il frutto di un coinvolgimento sentimentale. La storia, in alcuni tratti surreale, impegna a seguire lunghe circonvoluzioni dialogiche che, seppur espressione del turbamento dei protagonisti, non spingono tuttavia il lettore oltre la soglia del mero spettatore.

Dott. Francesco Proto

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La storia, tutto sommato minima, è radicata nel tempo in cui si svolge, gli anni 50 del secolo scorso, e narra di un giovane, Ben, insicuro, incerto, impreparato alla vita sedotto dalla signora Robins, alcolizzata, annoiata e trasgressiva. I personaggi sono disegnati con modeste caratteristiche fisiche e scarse annotazioni psicologiche, le notazioni spaziali sono generiche. La tecnica narrativa scelta è il dialogo serrato, diretto tra i personaggi tanto da sembrare un testo destinato al teatro. Lo stile è semplice e informale.

Il finale è inverosimile: Ben riesce a fuggire tra colpi di scena con la candida, ingenua e pura Elaine, figlia della signora Robin, di cui è innamorato.

Il romanzo, poco affascinante, è una condanna della società al servizio del potere economico e della meschinità dei suoi protagonisti ma anche una denuncia della profonda differenza tra generazioni.

Dott.ssa Maria Cristina Carobbi

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Quando Charles Webb scrive Il laureato ha solo qualche anno in più rispetto al protagonista del libro: questo gli consente una certa facilità di immedesimarsi nella figura di un giovane studente di successo e nei suoi disagi psicologici e di narrarne le avventure con una modalità narrativa fresca e immediata. Ne viene fuori una storia semplice ma non banale, che si snoda in modo fluido, in cui i personaggi si muovono agevolmente sullo sfondo di una società americana primi anni sessanta, ricca ma intimamente ipocrita. Ma il romanzo presenta anche consistenti limiti: alcune forzature nello sviluppo del racconto, il modesto spessore di molti personaggi, la superficiale analisi sociologica, l’eccesivo ricorso ai dialoghi che ne fa quasi una sceneggiatura, più che un romanzo. Questo spiega il modesto successo iniziale del libro e spiega anche il travolgente successo del film, nel quale, per la diversità del linguaggio cinematografico, tali limiti non appaiono. Libro indubbiamente interessante, quindi, ma troppo esile per rimanere nella memoria del lettore.

Dott. Giuseppe Insolera

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Non si può leggere il romanzo Il Laureato senza rivedere nella mente le scene del film con Dustin Hoffman o ripensare alla bellissima musica dei Simon & Garfunkel.

Il libro è una satira della classe media americana.

L’alcolismo di Mrs. Robinson è una manifestazione della sua infelicità e l’ansia da dopo laurea di Benjamin una manifestazione della sua angoscia riguardo il presente ed il futuro.

Il libro si distingue per l’efficace uso dei dialoghi dietro i quali si sentono i dubbi e le perplessità dei personaggi.

P.I. Roberto Carducci

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L’ autore costruisce un personaggio in netta controtendenza: nella società ricca, soddisfatta, perbenista, in cui torna a vivere dopo il conseguimento della laurea, Ben avverte un disagio esistenziale che lo induce a rifiutare le opportunità ed i benefici che la società gli offre. Scontento, disorientato, conduce una grigia esistenza senza entusiasmi, pur avvertendo il bisogno latente di cambiare i cardini della propria vita. L’essenzialità estrema, delle battute di Ben è il segno tangibile della sua tensione interiore. Sarà nella scoperta di un sentimento vero, scaturito dal suo profondo verso una creatura semplice e concreta, che riprenderà il controllo della propria vita. A Webb va il merito di aver avvertito già nel 1963 i fermenti giovanili di ribellione che innescheranno le contestazioni del 1968.

                                               Dott.ssa Luisa Cavallotti

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Questo romanzo rappresenta in modo emblematico le difficoltà comunicative che si radicano fra genitori e figli e che restano uguali negli anni, pur cambiando le dinamiche, i contesti e le generazioni.

Lo scontro fra Ben e la sua famiglia è quasi inevitabile. Esibito come un trofeo per gli ottimi risultati scolastici e per la carriera da insegnante che sembra prospettarsi, nessuno si preoccupa di capire cosa Ben voglia veramente. E lui gioca, si diverte a distruggere poco per volta tutte le certezze che i genitori avevano acquisito, trasformandosi nel contrario di quello che era, o forse semplicemente palesando il suo vero io.

La scrittura è poco brillante, sembra seguire i ritmi lenti del protagonista, adeguandosi alla noia che lo pervade. La parte migliore è caratterizzata dai dialoghi, che offrono uno spaccato realistico del conflitto in atto fra Ben e suo padre, fra Ben e Mrs Robinson, ed evidenziano la totale mancanza di comunicazione che si crea, nonostante il tentativo di comunicare. Romanzo dissacrante da gustare lentamente.

Dott.ssa Claudia Girardi

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Il Laureato è la storia di un viaggio interiore, affine per certi aspetti a “La Campana di Vetro”, “Il Giovane Holden” e “Sulla Strada”: una letteratura “On the Road” comune a quella europea in cui il tema del viaggio è ricorrente. Ben, brillante negli studi, esce dal college con la sensazione di aver sprecato anni della sua vita. I genitori e l’ambiente borghese che lo circondano, da cui vorrebbe fuggire, vivono di pregiudizi e ipocrisia. Un viaggio alla ricerca di “gente vera” non colma il suo senso di vuoto cui si abbandona impigliandosi in una relazione che non dà gioia. Alcuni passaggi sono indicativi della sua triste condizione: il dialogo con il padre e quello con l’amante quando egli cerca di rendere meno brutale l’atto sessuale con la donna. Questo dialogo, che ricorda il teatro dell’assurdo è un vero gioiello: l’esigenza del giovane, incomprensibile alla donna, finisce per scivolare nel grottesco. Ben trova la forza di progettare la sua vita grazie all’amore. Ammirevole l’abilità dello scrittore nel costruire dialoghi dove i personaggi si presentano da sé.

Dott.ssa Anna Varese

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Strutturato quasi fosse una commedia dove il dialogo è preponderante e le parti descrittive o narrative esigue, Il Laureato risulta agile, fluido, accattivante. Script, pronto per un film, adotta un linguaggio efficace, quello della vita quotidiana fatto di interlocuzioni, pause, esitazioni, ripetizioni. Il romanzo, ambientato in America, tratta della crisi esistenziale di Ben, giovane laureato di belle promesse, che all’improvviso rifiuta i valori dei quali la sua famiglia è portatrice: lusso, ricchezza, conformismo. Tutto gli appare grottesco: grotteschi i suoi genitori, preoccupati solo delle apparenze, grottesco il perbenismo dal quale è circondato. Una via di fuga, con qualche senso di colpa, è rappresentata dall’alcol e da una storia di sesso con una insoddisfatta amica di famiglia il cui marito è in affari con il padre. Più tardi si innamorerà di sua figlia; gravi saranno le conseguenze e il lieto fine coglie di sorpresa: Ben fugge con Elaine, le migliori figure del romanzo. Il percorso del superamento della crisi esistenziale appare affrettato e superficiale.   

Dott.ssa Vanna Pozzessere

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Se l’arrivo di un figlio, in famiglia, dopo un successo conseguito è motivo di gioia, e la partenza, al contrario genera tristezza, in questa storia avviene il contrario. È una storia quella di Benjamin che si svolge tra l’arrivo con un aereo – “Ben si laureò, prese un aereo e tornò a casa” - e la partenza con un autobus verso chissà dove – “l’autobus si mise in movimento” -. Ben, considerato un figlio perfetto, è un ragazzo in crisi profonda, “in ansia per il futuro”. “Non lo so”, è la frase che ripete spesso. Non troverà sostegno nei genitori, impegnati a vivere nell’apparenza della vita mondana, né nell’intimità di una relazione con una donna più grande di lui, priva di coscienza morale; relazione nata “non certo per ragioni diverse dalla noia”. Nel rapporto con Elaine, la figlia della sua amante, troverà, se non l’amore con la A maiuscola, una ragione per prendere la decisione non rinviabile di fuggire da un mondo che non ama. È una storia che si svolge nei tempi dilatati di dialoghi, in un susseguirsi di domande e risposte che spesso sembrano inutili e insopportabili. Indubbiamente la forma si adegua ad un contenuto in cui è il disincanto a farla da padrone.

Dott.ssa Jolanda Leccese

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Leggere il libro “Il Laureato” mi ha coinvolto tanto, più del film, che pure mi aveva colpito.

La lettura è agile, scorrevole, i dialoghi lunghi, pieni di frasi che rivelano esitazioni, perplessità, dubbi.

Il protagonista Benjamin rappresenta, secondo me, molti giovani di oggi, che sono incerti sul proprio futuro, che sono confusi, sbagliano, cadono, ma poi con la forza della volontà si rialzano dando un senso alla propria vita.

Ed è l’amore come quello di Benjamin verso Elaine che aiuta, è l’amore che salva.

Dott.ssa Caterina Carducci

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Più che un romanzo è una sceneggiatura con la quale l’autore traccia l’immagine di una certa fascia della borghesia bianca americana, chiusa nei suoi riti di vicinato, nelle sue consuetudini quotidiane, estranea agli eventi del mondo esterno, nella quale la figura di Mrs Robinson disturba perché spezza l’equilibrio di rapporti sociali già codificati. Per certi aspetti ricorda i romanzi popolari tra ’800 e ‘900, nei quali una maliarda non si fa scrupolo di catturare nella sua rete giovani sprovveduti: qui la maliarda è Mrs Robinson, ricca, annoiata e determinata a procurarsi il proprio piacere senza alcun coinvolgimento emotivo. Se poco motivato e giustificato appare il disagio di Ben, ben delineata è la docile passività di Eliane ch’è del tutto consapevole del destino che la società le riserva e per questo è incapace di sottrarsi alla trappola del matrimonio nella quale è trascinata dal padre e da Ben. La conclusione ricorda tanto una sceneggiata napoletana; con tutto il rispetto per la sceneggiata!

Dott.ssa Maddalena Girelli Renzulli

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È un romanzo avvincente, prepotente perché, iniziatane la lettura, non permette d’essere abbandonato. La storia narrata non è nuova, nuovo è il contesto che è quello dei college americani, e a ridosso delle famiglie che affidano la formazione dei loro figli a tali strutture.

Tale scelta non basta perché Ben e, in misura minore, Elaine, non siano dei frustrati e soffrano per le loro debolezze, per la loro inadeguatezza ad intraprendere un iter che la società del benessere, del perbenismo e dei benpensanti, ha tracciato per loro. L’opera offre uno spaccato della società americana orgogliosa della sua efficienza e modernità, ma anche un atto di accusa per la sua incapacità a cogliere il disagio giovanile e il male di vivere che in essa serpeggia. Un’osservazione merita la scrittura: veloce, vivace, scattante, essenziale. Direi: teatrale.

Dott.ssa Miriam Casulli

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Ben è un debole, un depresso, con pochi strumenti a suo attivo. Subisce una avvolgente

ipocrisia che lo travolge e si rivela in altalenanti dialoghi di una disarmante banalità, dai

quali traspare un mondo di sentimenti destrutturati, di valori polverizzati che appena si

ricompattano, ritornano polvere, ci si perde tra i ... non so..., non so cosa fare, finché non

non arriva lei, Mrs Robinson. Ma chi è? E’ la vita senza valori costituiti, senza remore, senza scrupoli, che gli scrolla di dosso i suoi non so ... non ho progetti..., i suoi sguardi persi verso il soffitto, i troppi bicchieri sempre pieni, mrs Robinson lo strattona, a modo suo, lo esorta a correre ,in un vorticoso giro di eventi, tra partenze ,rientri notti fuori casa, scale, corridoi, telefonate, porte che si aprono e si richiudono biglietti, lettere, fino alla scelta finale , all’urlo ed il suo battere la ringhiera nella chiesa , vuole impedire il matrimonio di Eliane con un altro ,ha deciso , vuole sposare lui Eliane, non vuole assolutamente perdere la corsa di quell’autobus.

Dott.ssa Carmela Scarano

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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