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Il Ponte di San Louis Rey di Thorntorn Wilder
Elliot

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Pesaro “Il catalogo”
 coordinato da Lucia Gasparri:

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A tutti sarà forse capitato di fronte a sventure più o meno gravi di pronunciare la fatidica domanda “perché a me?”. Ora, pensate a uno studio che esplori questo concetto, lo analizzi su base probabilistica, si ponga l’ambizioso obiettivo di trovare un senso all’accadere degli eventi. Quando all’improvviso crolla il ponte di San Luis Rey e cinque persone perdono la vita, Fra Ginepro si mette alla ricerca di risposte: c’è un Dio che decide dalla cabina di regia chi merita di trovarsi sul ponte? È ovvio che neanche con le aspettative più rosee ci si può attendere che venga trovata una risposta al mistero del mondo. La domanda posta, però, ci consente di inoltrarci ed esplorare la vita delle vittime, di carpirne ogni più intima paura, di sezionarne ogni legame affettivo. I cinque personaggi legati da una morte improvvisa sopravvivono solo grazie a chi resta per ricordarli e per piangerli. Che sia questa, allora, la risposta alle domande di Fra Ginepro? Che è l’amore – carnale, materno, fraterno o affettuoso – il motivo per cui stiamo al mondo?

Serafina Consolo

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Secondo romanzo dello scrittore statunitense Thornton Wilder, pubblicato nel 1927 e vincitore del Premio Pulitzer l’anno successivo, questo libro di poco più di cento pagine, condensa al suo interno una serie di temi e modalità narrative già viste in precedenza, che richiamano interrogativi morali e religiosi piuttosto frequenti e non molto originali. Originale è invece il pretesto da cui la narrazione prende le mosse, ossia la morte di cinque persone a causa del crollo, nel 1714, del ponte di San Luis Rey, principale collegamento tra le città di Lima e Cuzco. Le domande di Frate Ginepro, impotente spettatore di questa tragica fatalità, portano il lettore a interrogarsi in maniera sempre più profonda e a seguire il Frate nel suo tentativo di ricostruire l’esistenza di ognuna delle vittime, per poter dare un significato alla loro fine. Il tutto avviene con un linguaggio chiaro e una narrazione ben congegnata che, nonostante la bellezza dello stile viene penalizzata da tematiche ridondanti e non particolarmente coinvolgenti.

Maddalena Colombo

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Un ponte è una misteriosa costruzione, che sospesa nel vuoto congiunge due punti altrimenti non comunicanti. Come stia su, dalla notte dei tempi, davvero non si sa, né si sa perché proprio quei due punti debbano dialogare tra loro dopo, magari, secoli di reciproco silenzio; sappiamo solo che da quel momento in poi, ma non per sempre, i due punti si toccano. Non per sempre, perché il ponte può crollare nel vuoto e il silenzio può tornare a coprire i due punti di nuovo sconosciuti. Così accade dell’esistenza umana in questo romanzo – premio Pulitzer – di Thornton Wilder, nel quale cinque sconosciuti si trovano in modo del tutto imprevisto sul ponte che collega, improvvisamente, le loro vite silenziose, mettendole in un dialogo irrisolto che nemmeno la letteratura può riscattare.

Luca Granato

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Romanzo breve, vincitore del Premio Pulitzer nel 1928, Il ponte di San Luis Rey ci porta in Perù su un antico ponte sopra il quale cinque persone sconosciute perderanno accidentalmente la vita. Sarà compito di fra’ Ginepro andare oltre il possibile ammonimento divino che si cela dietro questa catastrofe e domandarsi invece perché proprio quei cinque. Inizierà così un’indagine alla scoperta della vita di queste persone, tra legami e intrecci di esistenze, che porterà il frate a interrogarsi sull’eterno binomio tra la vita e la morte e tra la fatalità e il destino senza trovare risposta.

Silvia Caminati

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Quando avviene una disgrazia, la prima cosa che sorge spontaneo domandarsi è: perché? Ed è proprio a questa domanda che tenta di rispondere Fra Ginepro in seguito all’incidente del collasso del ponte di San Luis Rey in Perù, durante il quale persero la vita cinque persone. Tutto il testo è cosparso di una pungente ironia che critica diverse classi sociali e certi tipi di comportamento, strappando al lettore non solo un sorriso ma anche uno spunto di riflessione. Purtroppo, però, il romanzo risulta molto pesante e più si va avanti con le pagine più ci si sente confusi. Non è infatti chiaro l’obiettivo stesso del libro, né la morale finale, che risulta abbozzata ma soprattutto priva di legame a qualsiasi evento precedentemente narrato.

Alice De Angeli

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Un testo che non mi ha lasciato molto, a dispetto di un’idea oltremodo interessante avanzata dall’autore, quale quella di raffrontare gli affanni e le preoccupazioni della vita all’ineluttabile destino di ciascun essere umano: quello di morire - talvolta d’improvviso. Laddove il lettore si calasse anticipatamente all’interno di una prospettiva nichilistica tesa a soffermarsi sulla futilità̀ quotidiana della vita, soprattutto se rispetto all’eventualità di una morte sempre in agguato, il Ponte potrebbe anche raggiungere un senso particolare e pungente; tuttavia, ho trovato lo stile di scrittura spento e le descrizioni dei personaggi prive di mordente e coinvolgimento. Probabilmente il fatto di essere abituato a leggere testi filosofici sull’argomento non ha deposto a favore del testo in questione. In definitiva non lo suggerirei. Una lettura senza infamia e senza lode.

Antonio Cardarello

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Esiste un disegno, un progetto che regoli il caos dell’esistenza umana? Il corso della vita è determinato o del tutto casuale? C’è Qualcuno o Qualcosa che rincuora e punisce? A tutti questi interrogativi lo speranzoso Fra Ginepro vuole dare una risposta. Siamo in Perù, nel 1714: il leggendario Ponte di San Luis Rey crolla improvvisamente, uccidendo le cinque persone che lo stavano attraversando proprio in quell’istante. La tragedia sconvolge il frate, anche lui in procinto di oltrepassare il Ponte, al punto da spingerlo a interrogarsi sui motivi che possono averla provocata. Perché proprio quelle cinque vite sono state stroncate così bruscamente? L’uomo intraprende un’ossessiva indagine su chi fossero quei cinque, su come abbiano vissuto la propria esistenza: meritavano la punizione della morte o la loro dipartita è stata totalmente casuale? “Il ponte di San Luis Rey” inganna chi lo legge, fingendo di poter risolvere il problema più dibattuto della storia dell’Uomo, ma con sagacia e disillusione non fa altro che aprire dei quesiti che non hanno risposta, instillando riflessioni su questa stessa insolubilità. Un amaro in bocca irritante, ma inevitabile.

Federica Nonne

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In questo libro dell'inizio del secolo scorso l'autore ci espone l'eterno dilemma tra caso e destino, in seguito al crollo di un ponte in Perù che ha provocato la morte di persone. Un giovane frate indaga su quelle morti, cercando di capire se si è trattato veramente di un incidente. Viene quindi ripercorsa la vita di quelle persone così differenti l'una dall'altra fino a giungere al loro coinvolgimento nella tragedia. I presupposti potevano esserci tutti ma purtroppo il libro si è rivelato secondo me poco intrigante, poco interessante. Insomma, un po’ polveroso come il vecchio ponte crollato.

Marisa Brancini

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Un breve romanzo che ti fa interrogare sulla casualità e su come il destino agisca sul nostro vivere, così come si interrogano i personaggi del romanzo che si domandano perché il ponte su cui transitavano è crollato proprio al loro passaggio. Cinque vite che apparentemente non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, se non il tragico destino. Un romanzo interessante, che stimola alla riflessione, ma che nonostante la buona penna, risulta a tratti noioso.

Barbara Lorenzi

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Ha 100 anni e si sentono tutti, nella cadenza e nel lessico, tuttavia si legge con piacere. Molto interessanti le implicazioni che stanno alla base del romanzo, i collegamenti fra i personaggi (spesso inaspettati) e, in fondo, anche la conclusione. Ma come detto suona antico e lento, nel tratteggio di personaggi troppo inattuali temporalmente e geograficamente.

Enrica Romani

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Mi ha messo alle corde a tratti, ma proprio per questo motivo il percorso di Thorton Wilder è stato per me più stimolante. Quel libro che ti concede il tempo per la riflessione, per la sottolineatura di qualche rigo e lo spazio per le domande.

Giovanni Trengia

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La premessa, di matrice esistenzialista, da cui si dipana tutta la narrazione era interessante. La penna dello scrittore, raffinata ed elegante, sembrava invogliare alla lettura. Tuttavia, nonostante la brevità del libro, ho faticato ad arrivare alla fine. Rimangono gli spunti di riflessione che il romanzo porta a fare e che rimangono, ovviamente, senza risposta.

La premessa, di matrice esistenzialista, da cui si dipana tutta la narrazione era interessante. La penna dello scrittore, raffinata ed elegante, sembrava invogliare alla lettura. Tuttavia, nonostante la brevità del libro, ho faticato ad arrivare alla fine. Rimangono gli spunti di riflessione che il romanzo porta a fare e che rimangono, ovviamente, senza risposta.

Lucia Gasparri

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson di
Torino 1 “Circolo dei lettori di Torino”
coordinato da Francesca Alessandria
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Con questa opera Wilder morta la straordinaria capacità di affrontare un tema profondo e complesso con piacevole leggerezza lontana dalla superficialità. La ricostruzione dell’ambientazione dimostra l’attento lavoro di ricerca che il professore ha condotto per condurre il lettore nel Perù di inizio Settecento. Lo stile risente piacevolmente dell’ispirazione che il drammaturgo ha tratto dalla letteratura francese e dai testi latini.

Un’opera davvero sublime. Una bella scoperta.

Antonella Frontani

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Il romanzo narra la storia delle persone morte nel crollo di un vecchio ponte nella città di Lima in Perù all’inizio del ‘700. Un frate che stava per passare da quel ponte, e si salva per caso o miracolo, vuole analizzare e comprendere perché Dio abbia scelto proprio la Marchesa di Montemaryon, la domestica Pepita, Esteban, zio Pio e il giovane figlio di una nota attrice dell’epoca, Camila Périchole, come protagonisti di quella tragedia: uno studio oserei dire scientifico per distinguere il bene dal male. Vengono così ricostruite nel dettaglio, con ironia e talvolta in modo grottesco, le biografie dei defunti per trovare un senso a questa scelta divina. Bellissimo l’emergere dei legami tra questi personaggi, le loro caratteristiche, l’ambiente in cui vivevano ed il loro rapporto con l’esterno, viene anche evidenziato il valore morale del loro operato ma tutto si spiega e al contempo tutto rimane oscuro.

Emanuela Pallitto Martoglio

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Romanzo breve, in un certo senso didascalico con intento morale ma non retorico. Frate Ginepro, il protagonista prende spunto dalla tragedia del crollo di un ponte che ha provocato cinque vittime per ricercare i motivi che hanno fatto sì che proprio quelle cinque persone tra tutte le centinaia di viaggiatori che giornalmente lo attraversavano, si trovassero proprio lì al momento della tragedia. Le loro vite vengono analizzate minuziosamente nel tentativo di trovare un filo conduttore che li accomuni in un disegno divino. Ma lo sforzo di Frate Ginepro è destinato all’insuccesso. Tutto infatti risulta casuale e non riconducibile ad uno schema preciso. L’unica cosa che accomuna tutti i cinque: era terminato un capitolo della loro vita, erano ad una svolta e la situazione stava per cambiare. I personaggi sono tutti descritti nei loro pregi e nei loro difetti. La morte assume aspetti diversi: beffarda, pietosa. Le vicende di tutti si intrecciano con quelle della Badessa che come figura viene fuori nella sua bellezza soprattutto alla fine del romanzo. Forse Frate Ginepro avrebbe colto nel segno se anziché studiare le esistenze delle vittime, avesse indagato su quelle dei sopravvissuti. La prosa è semplice e chiara con voce narrante a raccontarla. A prima vista potrebbe sembrare un romanzo ingenuo, ma lascia una leggerezza che non ha niente di ingenuo e superficiale. È un romanzo che fa bene allo spirito perché pervaso di ottimismo verso la vita e oltre la vita. È dal crollo del Ponte Morandi di Genova che penso a quali circostanze, quali eventi casuali possano aver portato le vittime del crollo proprio su quel ponte, quel giorno, a quell’ora. E quali circostanze hanno fatto sì che i più fortunati dei viaggiatori siano passati pochi istanti prima del crollo o si siano fermati al di qua, nella salvezza. Non si può costruire un ponte che non crolli mai. Ma si può costruire l’amore. Questo è il ponte che l’uomo deve impegnarsi a costruire e a tenere saldo perché se crolla l’amore, ecco, quella è la disgrazia! A mio parere Il ponte di San Luis Rey è una delle più grandi ricerche sul senso dell’uomo che la letteratura ci abbia regalato.

“ … C’è un mondo dei viventi e un mondo dei morti, e il ponte è l’amore, la sola sopravvivenza, il solo significato …”

Gisella Marcellino

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Il ponte di Luis Rey di Thornton Wilder, ambientato nel 1714, racconta della caduta di un ponte che collegava le città di Lima e Cuzco e provocò la morte di cinque persone. Penso si tratti di un buon libro per trascorrere il tempo attraverso l’uso di uno stile ironico e molto fluido. Il fatto che la trattazione sia suddivisa in cinque parti rende la parte biografica dei personaggi molto accattivante e chiarisce perfettamente la riflessione portata avanti da Fra Ginepro su questo destino funesto che ha accomunato i cinque personaggi deceduti a seguito del crollo del ponte. Da un apparente resoconto banale si dipana un fil rouge che si rifà ad un interrogativo importante: le vittime della caduta del ponte hanno meritato quella morte? Erano tutte persone malvage? È stata la volontà di Dio a fare questo oppure si è trattata di una pura e semplice coincidenza? Ho trovato la tematica adatta a mantenere alta l’attenzione del lettore e appropriata la scelta della suddivisione in cinque parti.

Irene Cambriglia

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L’ho bevuto tutto in una volta, come una buona tazza di tè, emi è piaciuto tanto che vorrei regalarlo per natale ai miei amici lettori, lo cercherò. Devo dire che la cosa che più mi ha sorpreso e che più mi ha piaciuto è stato il non detto: quando si racconta della Marchesa, spesso si lascia intendere che c’è dell’altro, che potrebbe essere raccontato in altre sedi, ma che sicuramente giustifica e spiega i suoi gesti e le sue parole. Adoro questa stratificazione, in cui si condividono con il lettore le motivazioni del personaggio, per renderlo più reale e più vicino. L’autore fa la stessa cosa con tutti quanti, tutti hanno del non detto, i gemelli, lo stesso Fra Ginepro. Il mio preferito è assolutamente questo.

Ilaria Maggi

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Il libro vincitore di questa settimana per me è Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder. È la storia dell’improvviso crollo di un ponte in Perù che ha provocato la morte di cinque persone; un frate di nome Fra Ginepro ha assistito alla scena ed è convinto che ci sia un motivo religioso all’origine dell’accaduto. Si mette dunque a ripercorrere la vita di queste cinque persone analizzandola per trovare collegamenti tra di loro il ritmo è un po’ lento e il testo è ricco di lunghe descrizioni, ma il lettore viene rapito dal fascino di questo libro quando si rende conto che effettivamente c’è un collegamento anche se indiretto tra queste persone. Alla fine i cari dei defunti si riuniscono per allievare un po’ del loro dolore, cercando delle risposte alle loro domande. Lo stile è un antiquato ma mi sono piaciuti sia la descrizione sia il carattere dei personaggi.

Cindy Prado

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Il titolo fa capire che tutto gira ad un ponte, elevandolo a soggetto del racconto. Questo ponte, che si trova in Perù tra Lima e Cuzco, crolla, portandosi 5 morti. E porta anche un frate francescano ad indagare sul perché sia successo questo. La tragedia sfocia in “racconti” parti di questi personaggi: la Marchesa Dona Maria, i gemelli orfani e cresciuti da una badessa, Esteban e Manuel, e Tio Pio. E leggendo si vede il filo conduttore tra questi personaggi, tant’è che la trama viene svelata alla fine come un colpo di scena. E faranno fuori il frate, considerato blasfemo, perché non accettano la sua motivazione sul perché sia crollato questo ponte. Ovvero è stata la provvidenza divina ad averlo deciso. La parte interessante è la vita peruviana che l’autore immagina, non essendoci mai stato, spiegando le diverse classi sociali di questo paese che a suo tempo era uno dei centri economici in Sud America.

Nerd Traveller

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Anche al termine del romanzo di Thornton Wilder, si scopriranno i legami che univano le cinque vittime della caduta del ponte e, questo a parer mio, è una conclusione mirabile e, ovviamente, anche teatrale. Come resistere ad un romanzo che cerca di dare una risposta alle eterne domande sul caso e sul destino? Già la figura di Fra’ Ginepro, così tenera eppure irriducibile nel suo tentativo di fare “ della teologia una scienza esatta”, è da antologia, con le sue ricerche sulla vita delle cinque vittime, per arrivare al nodo delle loro esistenze travagliate, per diversi motivi, e che appaiono, alternativamente ora vittime, ora carnefici...e l’idea di attribuire, ad altre vittime di un paese vicino, falciate dalla peste, il punteggio relativo a bontà, misericordia, utilità: davvero unica e particolarissima. Ma è l’amore a fare da tramite alle terre dei vivi e dei morti, l’unico significato che non può che confortarci. “Il ponte di San Luis Rey” vinse il Pulitzer per la narrativa nel 1928: per quanto mi consente la mia modesta esperienza, mi azzardo ad asserire che i Pulitzer (ma anche i Nobel) non sono mai assegnati a casaccio, hanno sempre il loro perché.

Cinzia Sfolcini

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Certamente il premio Pulitzer per la narrativa, ricevuto dall’autore nel 1928, fu meritato perché, all’epoca, un romanzo di questo genere era qualcosa di nuovo; i temi toccati, come la morte, l’amore, la sofferenza umana e la povertà d’animo, così come la fede e quel cattolicesimo che volle convertire gli Indios in Perù, sono importanti e profondi. Anche la figura di Fra’ Ginepro, che si chiede perché quelle cinque persone siano morte in quel modo ed in quel momento, e che per capire inizia ad indagare sulla loro vita, è sicuramente fuori dal comune. Il colpo di scena che non ci si aspetta è quello di veder morire sul rogo il povero frate, accusato di eresia per aver scritto un libro nel quale egli pensava di sottolineare invece il valore della fede. Interessante ed intrigante è anche il filo che lega le vite delle cinque vittime e di alcune persone che le conobbero. Madre Maria, Badessa del convento ed altra protagonista del romanzo, riflette sulle vicende accadute ed arriva alla conclusione che l’amore è il ponte tra la vita e la morte ed è l’unica cosa che abbia importanza per vivere; nonostante questo pensiero, elevato e profondo, questo libro ha suscitato in me molta tristezza. Per questo motivo il mio giudizio non è positivo; altro fattore che mi ha lasciata perplessa è lo stile della scrittura, che è, a mio parere, un misto di classico e moderno e personalmente non riesco a collocarlo in nessun modo.

Angela Palmieri

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Ci sono libri lunghissimi, che si leggono solo in giorni e giorni, ma di cui, quando finiscono, si sente la mancanza nel quotidiano. Succede con i grandi romanzi, e questo è uno di quei casi: una saga familiare, costruita però attorno a un solo vero protagonista, Eugene, di cui si narrano dettagliatamente i primi vent’anni di vita fino a dare luogo a un “bildungsroman”. La realtà di una famiglia scompaginata e l’idealità dei sogni e delle visioni di fuga concorrono a creare un’ambientazione e un personaggio indimenticabili. Lo stile è estremamente composito, spesso talmente raffinato da sfociare nella poesia, ma capace di adattarsi con estrema disinvoltura al linguaggio dei bassifondi, e poi ancora di tributare continue citazioni ai massimi autori, soprattutto classici inglesi. Un romanzo che non sfigura affatto a confronto con quelli dei grandi conterranei e contemporanei: più Francis Scott Fitzgerald che Hemingway, la cui scrittura minimale appare lontanissima dalla ricchezza di Wolfe.  

Grazia Bodo

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Vincitore del Premio Pulitzer nel 1928, e amato da Indro Montanelli che arrivò a scriverne nel 1945 una sorta di rifacimento con Qui non riposano e a definirlo come uno dei pochi capolavori letterari del secolo, Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder unisce la concretezza narrativa e descrittiva della migliore letteratura statunitense - si veda, per esempio, il prologo con la veloce ed efficace descrizione del disastro e delle conseguenti reazioni collettive - all’esplicita attenzione all’indagine interiore e filosofica più, schematizzando, tipica delle letterature europee del periodo. Degna della migliore tradizione narrativa a stelle e strisce è anche la capacità di tratteggiare un contesto sociale e culturale a partire dalle caratteristiche dei singoli personaggi, più o meno archetipi. Il risultato è un romanzo denso di spunti, riflessioni e significati e di assoluta leggibilità, in cui è come se si incontrassero il furore delle opere, mettiamo, di Steinbeck e Faulkner e i rovelli dei protagonisti di Joyce e Svevo.

Edoardo Peretti

 

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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