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Il richiamo della foresta di Jack London
Newton Compton

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Bologna 6 “I ragazzi del Liceo Galvani”

coordinato da Maurizio Santoro:

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Ambientato nella California del XIX secolo, “Il richiamo della foresta” di Jack London vede come protagonista Buck, un cane che per mezzo della crudele legge “della zanna e del bastone” è costretto a imparare le lezioni impartitegli dalla natura selvaggia che non ammette errori e dallo spietato essere umano; nel romanzo London sottolinea con molta precisione e severità le modalità con cui l’uomo, ritenendosi superiore a qualsiasi altro vivente, impone le proprie volontà sugli animali per mezzo di addestramenti disumani. Nel corso della vicenda l’animo di Buck verrà temprato da tutte le sventure che lo tormentano e scoprirà, seppur fugacemente, l’amore e l’affetto di un padrone.

Il romanzo narra in maniera assolutamente esplicita e senza filtri le crudeltà subite da Buck, portando il lettore a creare un legame emotivo con il protagonista.

Matteo Ceraolo

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Il romanzo che ho apprezzato di più dei due è sicuramente la “Lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne, sia dal punto di vista stilistico, una prosa ,quella di Hawthorne. caratterizzata da lunghe frasi descrittive, che immergono il lettore in un’altra epoca, suddivise e alleggerite da virgole e da frequenti usi della punteggiatura. Frequente è il ricorso a termini antiquati sia per riprodurre l’aulicità e la pomposità del linguaggio puritano, sia per indulgere al gusto romantico per la riscoperta del passato. Tuttavia le tematiche di questo libro sono ciò che più di tutto mi ha incuriosito. Ognuna è incentrata su un personaggio della storia, dalla tematica della natura selvaggia-civiltà, una civiltà, quella puritana, all’insegna della sregolatezza ma anche della sua originaria innocenza, fino al tema centrale del romanzo, incentrato sul personaggio di Hester, ovvero quello che esalta l’importanza di accettare il proprio passato per poter vivere al meglio il presente. Sebbene la società continui a punirla per il suo crimine di sette anni prima e a ricordarglielo, Hester elabora le sensazioni suscitate dalle azioni del proprio passato e si rasserena. Al contrario Dimmesdale rimane ossessionato dai fantasmi del proprio passato e sembra condividere con il resto della comunità la convinzione che la punizione non sia stata abbastanza severa.

Cecilia Fuda

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Il richiamo della foresta è un romanzo di Jack London, una storia emozionante, oltre i confini di una semplice avventura, vissuta dalla prospettiva del cane Buck. La natura e l’uomo, con le rispettive leggi si confrontano e si scontrano, l’uno accanto all’altro. L’autore riesce a rappresentare, attraverso una vasta gamma di particolari e con scene vivide e intense, la dura realtà in cui gli animali sono controllati brutalmente dall’uomo. Tuttavia, non tutti gli esseri umani si comportano così, non il cercatore d’oro John Thornton. Tra i due nasce un rapporto di fedeltà e di rispetto, un legame di amore che li unisce indissolubilmente. È un romanzo appassionante e coinvolgente: proiettato nel cuore della natura, il lettore riuscirà a percepire a fior di pelle le emozioni di Buck e sentirà ancora il richiamo della foresta echeggiare nel suo animo.

Chiara Gallo

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Grande classico della letteratura, “Il richiamo della foresta” ha tutto ciò che serve per far appassionare un giovane lettore: un paesaggio suggestivo, un protagonista eroico e avventure avvincenti. Mentre si legge è facile impersonarsi in Buck, cane la cui capacità di pensare e provare emozioni inizialmente lo mette quasi al pari degli umani.

Buck viene strappato dalla sua dimora nel sud degli Stati Uniti e trasportato fino all’Alaska, dove sono richiesti cani per trainare le slitte dei cercatori d’oro. Lì Buck acquisirà un’esperienza tale da diventare il migliore dei cani, desiderato da ogni uomo, ma soprattutto riscoprirà la sua natura innata e primordiale, che lo porterà ad allontanarsi sempre più dalla civiltà.

Vittorio Sprovieri

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“Il richiamo della foresta”, romanzo pubblicato nel 1903 da Jack London, ripercorre il viaggio del cane

Buck, dalla vita tranquilla in una grande casa in California alla corsa all’oro in Klondike, fino alla fuga

nella foresta rispondendo al richiamo della natura. Il cane, abituato ad una vita di agi e divertimento, si

trova catapultato nel bel mezzo di tutto ciò che rappresenta la crudeltà umana: maltrattamenti,

digiuno, violenza, tutto nel nome del mero guadagno economico. L’autore esplora il rapporto tra cane

e uomo e cane e natura tramite la descrizione di un ambiente brutale e selvaggio, spesso inadatto

perfino alle specie più resilienti. Il punto focale del romanzo si può individuare nel suo titolo: gli istinti

naturali di Buck lo spingono a tornare al posto a cui è destinato, di cui il genere umano l’ha privato

addomesticandolo.

Iris Zuccheri

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Il romanzo “Il richiamo della foresta” di Jack London narra la storia di un cane lupo, di nome Buck, costretto ad abbandonare la sua vita agiata e facile per una difficile e piena di pericoli, dopo essere stato venduto come cane da slitta. Nonostante ciò, tale cambiamento non risultò difficile a Buck, in quanto nel cane si stava risvegliando l’antica natura selvaggia di lupo, che lo stava chiamando dalla foresta. Il libro tratta tematiche importanti, tra cui la propria natura, a cui è impossibile sfuggire e che permette di crescere, e l’infinito e puro amore di un cane verso il suo padrone. London delinea molto bene l’indole dei cani e l’inconfondibile richiamo della foresta, ed inoltre sono presenti nel testo fantastiche descrizioni di ambienti, paesaggi e soprattutto emozioni. Perciò, la lettura può essere piacevole, tuttavia talvolta è monotona e lenta e presenta un linguaggio non facile da comprendere.

Annapaola Di Brindisi

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“Il richiamo della foresta”, fortunata opera di Jack London, narra le avventure di Buck, un cane metà San Bernardo e metà Pastore Scozzese, il quale, nato in California, nella calda Valle di Santa Clara, viene rapito alla famiglia umana con la quale ha sempre vissuto e inviato nel Klondike. Siamo nel 1897, durante la corsa all’oro, e Buck viene impiegato come cane da slitta. Dopo varie peripezie, il cane sentirà sempre più forte il richiamo delle sue origini da lupo e la necessità di fare della foresta la propria casa. Il romanzo, seppur breve, è accattivante e avvincente fin dalle prime pagine e racconta con realismo la dura vita dei cani da slitta, maltrattati e sfruttati senza pietà dai cercatori d’oro fino allo stremo delle loro forze. Consiglio questo romanzo in particolare a chi vuole evadere, anche solo per pochi giorni, dalla monotonia e addentrarsi con la fantasia in luoghi inesplorati e incontaminati.

Sofia Elena Faieta

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Il romanzo tratta della storia del cane Buck, che oltre ad essere il soggetto principale della narrazione, rappresenta soprattutto lo spirito di speranza, tenacia e forza d’animo che caratterizzava il ceto più disagiato della società americana. Infatti anche al giorno d’oggi non sempre l’ascesa è semplice, e si può venire discriminati per una condizione separata dalla propria sfera di controllo, come il colore della pelle o il livello sociale della famiglia da cui si proviene. Buck è schiavo di una società insensata e scorretta: ogni suo tentativo di contrattacco viene soffocato dall’uomo col bastone, senza cuore né pietà. Tuttavia, col tempo e l’esperienza, riesce ad affinare il suo istinto e le sue abilità, sopravvivendo alle estreme condizioni ambientali cui è sottoposto. Buck diventa abile nel saper far buon viso a cattivo gioco, cambiando più volte padrone, fino a trovare John Thornton, unico uomo che ne riconosce i meriti.

Pietro Felcaro

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Il richiamo della foresta di Jack London tratta la storia di Buck, un cane estremamente fedele che sfiderà la morte pur di garantire la salvezza dell’amato padrone. Uno dei temi centrali è il rapporto uomo-animale, che nel romanzo si traduce in uno sfruttamento, a scopo economico, che lascia emergere quanto l’uomo, avido ed egoista, non tema di sopraffare gli altri esseri viventi pur di raggiungere i suoi scopi; eppure, non tutti gli uomini sono capaci di atroci violenze sugli animali. Le tematiche precedentemente analizzate, vengono quindi equilibrate da un personaggio il cui compito è quello di dimostrare che anche l’uomo può istaurare un rapporto basato sulla fiducia e sul rispetto, un rapporto in cui ciascuno è disposto a rischiare la propria vita per salvare quella dell’altro. In tale romanzo, dunque, trovano spazio contemporaneamente la critica alla crudeltà umana, l’istinto naturale, e tematiche più soavi come l’amicizia e la fedeltà, in pagine dense di emozioni, in cui London riesce a descrivere il comportamento animale con minuzia di particolari.

Victoria Giannini

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“Il Richiamo della Foresta” è un romanzo d’avventura scritto da Jack London e pubblicato nel 1903. La storia è ambientata in Canada negli anni novanta del XIX secolo, durante la corsa dell’oro nel Klondike. Il protagonista è Buck, un cane che viene venduto e maltrattato da alcuni addestratori di cani da slitta. Impara quindi a lottare per la propria sopravvivenza, diventando forte e aggressivo. Il racconto è emozionante e lo stile dell’autore molto coinvolgente. La storia è narrata dal punto di vista del cane, mettendo in luce varie problematiche tra cui la crudeltà dell’uomo nei confronti degli animali. Inoltre il romanzo è molto breve e si legge in poco tempo. Lettura consigliata a chiunque.

Ginevra Capobianco

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Il richiamo della foresta è un romanzo scritto dall’autore californiano Jack London. Protagonista della storia è Buck, figlio di un cane San Bernardo e di una femmina di Pastore Scozzese. I personaggi del libro sono in prevalenza animali, ma pensano e ragionano come esseri umani. Tema centrale del romanzo è la lotta per la sopravvivenza in natura del protagonista, spesso costretto a dover affrontare degli scontri. Infatti, l’aspetto più interessante è che questo concetto rimanda particolarmente alla teoria su cui è basato il darwinismo sociale, secondo la quale è in grado di resistere chi riesce ad adattarsi ai cambiamenti, quindi il più forte: ed è esattamente ciò che fa Buck.

Emily Middelhoff

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“Il richiamo della foresta” è un romanzo d'avventura scritto dall’autore americano Jack London. Racconta la storia di un cane, Buck, incrocio tra un San Bernardo e un Pastore Scozzese, il quale si ritrova in un contesto totalmente differente in quanto viene venduto come cane da slitta in Canada. Lì, nonostante le terribili condizioni in cui sarà costretto a vivere, troverà un grande amico: il cercatore d’oro John Thornton. Con quest’ultimo stringerà un forte legame, e il romanzo si concentra proprio sul grande rapporto che si crea fra i due.

Ho trovato questo romanzo piuttosto coinvolgente: le sequenze descrittive, soprattutto dei bellissimi paesaggi canadesi, sono ben alternate a quelle narrative. Una lettura molto piacevole e non troppo impegnativa, che riesce però a trasmettere i valori dell’amicizia e il concetto di legame tra uomo e animale.

Marta Salvioni

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Il richiamo dalla foresta è un altro grande classico della letteratura statunitense, scritto da Jack London e pubblicato nel 1904. Viene raccontata la storia del cane Buck, che dalla soleggiata California passa alle gelide foreste dell’Alaska, dove è costretto a tirare le slitte dei cercatori d’oro. Con il passare dei giorni, trascorrendo sempre più tempo nella natura selvaggia, avventura dopo avventura, sofferenza dopo sofferenza, Buck sente nascere dentro di sé un istinto sempre più forte, destinato a cambiargli per sempre la vita. Il romanzo, nel complesso, mi è piaciuto abbastanza, tuttavia, in alcuni punti molto descrittivi, il ritmo è rallentato e, pertanto, ho trovato un po’ faticoso proseguirne la lettura. Inoltre, ritengo che, considerati gli argomenti trattati e lo stile utilizzato dall’autore, il libro sia destinato ad un pubblico di lettori di età compresa tra gli undici e i quattordici anni, dunque non lo consiglierei a dei miei coetanei.

Chiara Faccioli

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Il protagonista di questo libro scritto da Jack London è Buck, un cane di buona famiglia, abituato a vivere nell’agio. Dopo una serie di vicissitudini che mostrano la crudeltà umana, si ritrova costretto ad affrontare le avversità. Questa lotta lo porterà a riscoprire il suo sangue di lupo e a sentire il richiamo della foresta.

Questa opera mi ha molto sorpreso poiché non mi aspettavo una visione così cruda del mondo e dei comportamenti umani, anche se la calma della parte iniziale mi aveva fatto sospettare di un ribaltamento imminente.

Viola Fabbricatore

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vigevano “Circolo Bibliosofia della La biblioteca di Mastronardi”
coordinato da Raffaella Barbero
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L’autore racconta una storia appassionante, viva, spesso violenta, immersa in una natura aspra e selvaggia, ma anche a tratti romantica.

Una storia sicuramente ispirata alla sua vita avventurosa.

Il protagonista è il cane Buck che viene improvvisamente rapito e allontanato dalla sua vita comoda e si ritrova di colpo spaesato in un ambiente ostile e duro nella natura selvaggia del Grande Nord.

Come ci si sente quando all’improvviso tutto cambia nella nostra vita e per la prima volta si incontrano la violenza e la sopraffazione? È una scoperta crudele e non ci sono alternative per andare avanti e sopravvivere. O ci si adatta a subire la sopraffazione, oppure si reagisce con coraggio, affrontando dure lotte e umiliazioni. Reagendo, si apprende pur con dolore, che l’ascolto dei propri istinti primordiali, come quello di sopravvivenza, ci può rendere ancora più forti davanti ai nemici e invincibili davanti alle avversità della vita. Questo vale per ogni essere vivente, per il cane Buck ma anche per gli uomini e alla fine è questo il senso del “Richiamo della Foresta”.

È un romanzo che ci affascina e ci turba quando siamo ragazzi, per diventare sorprendente e ricco di riflessioni quando siamo adulti.

Giudizio: Ottimo

Consigliato: ai ragazzi, ma anche agli adulti, e a chi ama la natura e gli animali.

Franca Ottoboni

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Un richiamo potente e selvaggio riporta i cani alla loro vera natura: non creature più simili a bambini viziati ma finalmente animali con il loro istinti e la loro libertà.

Buck, dopo un iniziale sgomento per il passaggio dalla comoda e pigra vita sedentaria del cane da compagnia, si ritrova catapultato tra creature crudeli in una natura spesso ostile, ma non si perde d’animo: sceglie la ribellione e non si sottomette. Capisce d’istinto che la sopravvivenza è riservata al più forte, al più furbo, al più scaltro, al migliore insomma.

Una dura lezione di vita per gli animali che forse i più cinici possono pensare vera anche per gli uomini.

Raffaella Barbero

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“Il richiamo della foresta“ : un piccolo grande libro. Da ragazza avevo altre letture e quindi adesso mi ci sono accostata con tutti i pregiudizi e lo scetticismo di un adulto che legge un libro per ragazzi. Mi ha affascinato subito, coinvolgendomi in una partecipazione degna del miglior thriller. Quello che ho trovato più avvincente non era individuarne la possibile conclusione seguendo la trama ma seguire i “pensieri e gli stati d’animo” di questo cane, Buck che sa adattarsi man mano al repentino e tragico cambiamento delle sue condizioni di vita e che riscopre il suo far parte di uno stato di natura di cui la civiltà l’aveva privato addomesticandolo. Stupefacente come l’autore riesce ad immedesimarsi nella dimensione psichica di un cane ; se credessi nella metempsicosi direi che, in qualche vita precedente J. London è stato un lupo. A parte un improponibile sogno di Buck sulla visione di un uomo preistorico, frutto del background culturale dello scrittore, ho trovato questo romanzo un piccolo gioiello, che non ha perso nulla della sua freschezza e originalità dopo 170 anni dalla sua prima edizione

Nives Trombotto

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Questo libro mantiene immutato il suo trascinante fascino, con la forza del racconto d’avventura e la potenza del suo protagonista: Buck. Le condizioni ambientali così dure, fanno sì che tutto si estremizzi, dall’importanza di calcolare ogni operazione alla perfezione, al ruolo che ciascuno dei protagonisti, uomini e animali devono svolgere. In un crescendo di episodi brutali ed esperienze estreme, l’autore ci descrive il sempre maggior fascino che la natura esercita su Buck, fino al travolgente finale, nel quale dopo aver vendicato l’uccisione del suo unico amico e ultimo legame con il mondo degli uomini, ritorna a vivere libero e completamente compenetrato in quell’universo primordiale.

Angela Bertelegni

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Romanzo breve, ma intenso. Narrato in terza persona, ma dal punto di vista del protagonista, Buck, un cane incrocio tra un San Bernardo e un Pastore Scozzese, che viene catapultato da una vita agiata nelle terre del Sud a quelle fredde e selvagge del Nord americano di due secoli fa.

Storia avvincente che, pur nella crudezza delle descrizioni di un ambiente in cui vige “la legge del bastone e della zanna”, è venata di un certo romanticismo. Scritta con penna felice e con gli ingredienti giusti del genere appassiona sicché anche chi non ama particolarmente i cani si affeziona a Buck e ne segue le peripezie emotivamente, a qualsiasi età. Secondo me è riduttivo catalogare il libro solo come narrativa per ragazzi: è un classico che, come tale, “non ha ancora finito di dire quel che ha da dire” e ad ogni lettore dice qualcosa di nuovo a seconda dell’età in cui lo legge o rilegge. Per quanto mi riguarda questa rilettura mi ha fatto riflettere sui temi dell’educazione: chi cresce nella violenza diventa violento; l’affetto, l’empatia, la cura migliorano gli esseri viventi, siano essi umani o animali: il rapporto tra Buck e John Thornton ne è una dimostrazione.

“Thornton si inginocchiò accanto a Buck, gli prese la testa fra le mani e rimase guancia a guancia. Non lo scosse scherzosamente come era sua abitudine né gli mormorò tenere imprecazioni d’amore; ma gli sussurrò all’orecchio. «Se mi vuoi bene, Buck. Se mi vuoi bene», questo gli sussurrava. Buck uggiolò con ardore represso Quando Thornton si alzò in piedi, Buck gli afferrò con i denti la mano inguantata, la strinse e poi la lasciò andare adagio adagio, quasi a malincuore. Era la sua risposta, espressa non con le parole ma con l’amore.”

Antonia Ricciuti

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Bellissimo! Romanzo di formazione...per cani, con un percorso dagli agi della vita domestica alla vitalità della vita selvatica, dalla corruzione del corpo e dello spirito fino alla riconquista del vero Sé selvaggio (la domanda è: può valere anche per l’uomo?).

Lettura consigliata ai veri amanti del cane.

Andrea Feoli

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Altro grande classico della letteratura per ragazzi, uno di quei libri che, in basa all’età in cui si legge può dare diversi spunti di riflessione e insegnamenti. Oserei dire una storia di resilienza; infatti il cane Buck si ritrova, a causa della cattiveria dell’uomo, a passare da animale di compagnia di una agiata famiglia a randagio esposto a mille pericoli che deve ogni giorno lottare per la sopravvivenza. In ogni cane c’è l’istinto del lupo, si potrebbe dire lo spirito di sopravvivenza che ognuno di noi ha, quel soffio vitale e selvaggio che fa si riusciamo a superare gli ostacoli che improvvisamente ci troviamo nel nostro cammino. Un grande romanzo d’avventura: suggestivo, appassionato, vivo, crudo e allo stesso tempo romantico. Jack London ci racconta un’altra bellissima avventura con gli ingredienti giusti, senza tralasciare scene cruente e momenti di affetto.

Martina Azzolari

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Grazie al libro di Jack London è possibile sentire ed empatizzare con i pensieri, le emozioni, la carne dei cani. In particolare del protagonista: Buck. Il richiamo della foresta permette al lettore di immedesimarsi negli animali e di guardare da fuori la razza umana, un punto di vista che permette di cogliere con mente scevra: i pregiudizi, la bontà e le cattiverie degli uomini. Gli umani (non tutti, ovvio), emerge dal testo, sono esseri imperfetti e minuscoli, eppure pieni (non tutti, purtroppo) di bontà e di forza d’animo. Buck è simbolo, volendo, di riscatto e resilienza, di crisi e cambiamento. Un manoscritto adatto alla situazione storica che stiamo vivendo, se letto con occhio critico.

Simone Satta

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Prima di Io e Marley e prima ancora di Hachiko, c’era un altro cane su cui si sono versate lacrime, ed è proprio Buck de Il richiamo della foresta. L’ambiente è quello impervio dello Yukon e il tempo è quello delle spedizioni con le slitte nel Klondike, famoso per la sfrenata corsa all’oro. Buck è un cane del sud, abituato ad ambienti caldi, ad essere un cane di casa, ma quando viene venduto per diventare un cane da slitta, tutto cambia rapidamente e la lotta per la sua sopravvivenza arriva quasi a “disumanizzarlo”, incapace quasi di provare empatia tanto per gli umani, quanto per gli altri cani, e quando riuscirà a ritrovare amore e affetto, si ha già la sensazione che, per quanto sperato, non durerà davvero a lungo, perché la foresta è lì, lo chiama, e chiama anche noi.

Giulia Rizzato

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Per quel poco che conosco London, quello che io ci leggo è la misantropia. Quello che mi rimane è il messaggio che la natura, per quanto cruda e spietata, sarà comunque più onesta e leale di qualunque agglomerato umano. Questo è secondo me il più grande insegnamento di scrittori come London. Ne Il Richiamo Della Foresta questo messaggio è portato dal punto di vista della natura, è Buck ad essere trattato malissimo da esseri umani. Dovrà aspettare John Thornton per incontrare l’unico essere umano decente della sua vita. Quando poi torna alla foresta scopriamo che per quanto dura, la natura è più umana degli umani. Di nuovo, tornato all’accampamento il suo unico amico è stato ucciso da altri esseri umani.

Gli umani ti usano finché gli servi e poi ti uccidono. La natura non ti promette nulla, ma le sue regole sono poche, chiare, ferree e crudelmente democratiche.

Mauro Rizzo

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Il lettore viene trasportato in posti spesso solo immaginati, descrivendoli in maniera dettagliata e realistica. Il nord viene raccontato magistralmente dall’autore, che ha realmente vissuto quei luoghi. Buck è un cane che viene portato dalla California, dove la sua natura domestica nasconde il suo animo selvaggio, al profondo nord. Il conflitto tra la sua parte addomesticata e quella più selvaggia seguirà il suo corso naturale grazie all’ambiente che lo circonda. Un cambiamento interiore che fornisce spunti di riflessione, attraverso il parallelismo con il comportamento e il mutamento dell’essere umano.

Chiara Ghilardi

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Un romanzo breve e sempre attuale la cui morale arriva dritta al cuore del lettore. Ne “il richiamo della foresta” Jack London descrive con una penna chiara e asciutta, ma allo stesso tempo delicata e a tratti poetica, i gelidi paesaggi del Klondike e le vicende del cane Buck, nel periodo della spietata “corsa all’oro”. Nella fierezza e nella determinazione dell’amore vissuto da Buck si traspone idealmente l’autore così come ogni lettore, ipotizzando di vivere una fuga dalle soffocanti rigidità della civiltà verso un ritorno alla propria naturale essenza. Un libro fonte di ispirazione, senza età, tra le cui righe chiunque può trovare la magia di qualcosa di profondo che alimenti la gioia di riscoprire ogni giorno sé stessi

Edoardo Mornacchi

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Il protagonista del richiamo della foresta di Jack London è il cane Buck. Inizialmente lo vediamo amato e coccolato nella proprietà del giudice Miller. Elmo, suo padre un grande San Bernardo, era stato il compagno inseparabile del giudice e Buck prometteva di seguirne le orme. Nel 1897 furono scoperti i giacimenti del Klondike, nella regione dello Yukon del Canada Occidentale, che richiamarono uomini da ogni parte. Purtroppo per Buck, nella proprietà c’era un certo Manuel, aiutante del giardiniere, che amava giocare alla lotteria cinese e per saldare importanti debiti di gioco, rapisce Buck e lo vende. I cani da slitta erano l’unico mezzo di trasporto per potersi spostare in quella zona e per trasportare materiale.

Comincia così per Buck la scoperta delle rivelazioni, che lo porteranno verso un processo senza ritorno, della legge primitiva. Viene picchiato e maltrattato, deve essere domato. Ormai lontane le premure, le cure che la sua famiglia gli riservava. Deve imparare a lottare per la sua vita, a lottare per mangiare. Comincia a rubare il cibo, dimostrando di essere capace di sopravvivere all’ostile clima che lo circonda. Nel Sud, sotto la legge dell’amore e dell’amicizia, il rispetto della proprietà privata e dei sentimenti erano buone cose, ma nel Nord, sotto la legge del bastone, la sua regressione fu rapida. I suoi muscoli divennero d’acciaio, le sofferenze quotidiane lo portano ad acuire vista, odorato e udito. Buck conosce degli uomini gretti, spinti dalla fame dell’oro, subisce angherie e maltrattamenti, che gli tolgono quanto aveva di “civile”. Svolta importante sarà l’incontro con John Thornton, che lo salverà da morte certa e insieme vivranno delle esperienze intense che renderanno unico il loro legame.

Ma quando ancora la mano dell’uomo spezzerà questa sintonia Buck non potrà altro che ritornare allo stato primordiale, dell’uccidere o essere ucciso, mangiare o essere mangiato. L’incontro con il lupo, segnerà per sempre il suo destino, la sua storia si trasfigurò in leggenda.

Il libro, di cui molti ricordano la trasposizione cinematografica, con interprete Harrison Ford nei panni di John Thornton, presenta una prosa cruda e le descrizioni dei maltrattamenti sono piuttosto dettagliate.

Personalmente amo gli animali e fatico a leggerne di sfruttamenti e maltrattamenti, trovo inconcepibile che ancora oggi vengano schiavizzati e utilizzati per scopi poco lusinghieri. Mi auguro che in futuro sapremo trovare un equilibrio con tutti gli esseri viventi che popolano il pianeta, finendo di considerarli come a nostro esclusivo servizio, ma rispettando i loro ambienti naturali e lasciandoli liberi.

Maria Basirico’

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Il romanzo di Jack London è crudele, spietato ma avvincente. In un periodo in cui - siamo all’inizio del XX secolo - si riteneva che gli animali non ragionassero ma che a loro bastasse l’istinto, London fa sentire i pensieri, le emozioni e i sentimenti di Buck, questo splendido incrocio tra un San Bernardo e un pastore scozzese. Da pacifico cane del Sud, verrà venduto per essere mandato in Alaska come cane da tiro e da fatica nella ricerca dell’oro. Buck era un cane incivilito che iniziò a conoscere la “paura dell’animale selvaggio preso in trappola”. Su al Nord vigeva la legge del bastone e della zanna e imparò ben presto che costava meno correggersi che ribellarsi; uscì in lui l’istinto dei cani selvaggi, suoi antenati, a combattere e a procacciarsi il cibo. Buck conobbe l’amore e la devozione verso un essere umano quando incontrò John Thorton che lo salvò dalla morte. Ma la foresta selvaggia iniziò a chiamarlo. Una notte fu attirato dall’ululato di un lupo che lo fece addentrare ancora di più nella foresta. La gioia di Buck fu incontenibile, “antichi ricordi gli si affollano alla mente”. Con la morte di John Thorton per mano dei pellerossa Yeetah, l’ultimo legale con la civiltà venne spezzato. Buck fu accettato dal branco dei lupi e tra gli indiani nacque la leggenda di un enorme Cane Fantasma.

Alessia Chierico

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Sezze “Lettera Ventidue”
coordinato da Gabriella Tomei
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Un classico da leggere assolutamente, una sorpresa sia per lo stile sia per i temi trattati. La crudeltà della vita, la distanza dagli affetti, la violenza che arriva dal mondo ma soprattutto dai propri simili così come il richiamo all’origine, e poi l’amore e la riconoscenza verso chi ti mostra affetto e attenzione. Buck è un personaggio forte in tutti i sensi, prova sentimenti estremi sia positivi che negativi, non è nemmeno un cane o un lupo è un animale che ricorda più un leone un capo che viene cercato trovato e ricondotto al suo posto, solo dopo essersi staccato da sentimenti umani e dal senso di perdita. La libertà senza rimpianti.

Gabriella Tomei

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Questo romanzo è magnifico, l’autore è un grande narratore di storie, usa la parola scritta che ti entra nell’anima e ti parla al cuore. La metafora della vita di tutti noi, Buck siamo noi, sì noi! Tutti siamo alla ricerca della nostra foresta, di tornare a vivere nel luogo da cui siamo partiti, la natura. Tutti vogliamo fuggire dall’ignoranza, dalla violenza, dalle incomprensioni. Io sono Buck. Ho letto tutto di London e questo breve romanzo letto in adolescenza mi aveva colpito molto ma lo avevo vissuto con dolore e desiderio di vedere Buck libero, ora dopo anni è stato un’avventura dell’anima, ho amato molto "il cane fantasma".

Elena Ottaviani

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È Buck il protagonista dell’opera di London, un cane lupo mezzo San Bernardo e mezzo pastore scozzese che ha trascorso la sua infanzia a contatto con gli esseri umani. Siamo agli inizi del 1900 in un’America in cui si diffonde la “febbre dell’oro” e con essa i cercatori d’oro e le spedizioni alla conquista del metallo prezioso. In questo romanzo di avventura è la natura a dettare le leggi, leggi dure e spietate che vedono predominare sempre il più forte. Il nostro Buck, la cui indole è scissa tra il richiamo della natura primaria e la sua vita domestica, conoscerà, nelle innumerevoli vicende che lo vedranno protagonista, la crudeltà umana, ma anche la fedeltà e se da una parte comprenderà che è l’istinto della sua razza non può essere in nessun modo ignorato, al contempo non dimenticherà mai la devozione al padrone di cui si è affezionato: John Thornton, colui che, salvando il protagonista, riscatterà la specie umana dimostrando che non tutti gli uomini sono colpevoli di violenze contro gli animali.

Federica Savo

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Il richiamo della foresta La lettura di un classico non delude mai! Il richiamo della foresta è “un’avventura” che tanti lettori contemporanei dovrebbero vivere perché un romanzo d’avventura è sempre una scoperta. La legge della natura è dura per tutti. Buck, splendido esemplare di cane, sperimenta sulla propria pelle che per sopravvivere deve accettare quella che è stata riservata a lui: la legge della zanna e del bastone, dura e faticosa. L’unica possibile, se vuole ascoltare il richiamo della parte più profonda di sé, quella che la natura scrive in ogni essere vivente. In questo nostro tempo in cui il rapporto con gli amici a quattro zampe è così distortamente umanizzato, la storia di Buck ha molto da insegnare. Buona lettura!

Rosanna Galeota

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Il racconto è di una potenza straordinaria, contiene la contrapposizione tra la sterile ferocia dell’uomo piegato dal vile interesse e la voglia sanguigna di riscatto di Buck. Emerge una violenza che si accanisce contro gli animali che non trova giustificazione. Ne scaturisce un dolore immenso che riguarda tutte le creature. Eppure le percosse e le umiliazioni non fiaccano il desiderio di dolcezza del cane, un amore straordinario lo lega al suo padrone, amore quasi filiale, immenso, incondizionato. Il richiamo alla libertà è forte, indomabile ma ha un prezzo che si paga quotidianamente ed è fatto di sangue, lotta, agguati. La vittoria ha il sapore dell’infinito. Capolavoro indiscusso.

Mirella Carlevale

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Una descrizione fedele al mondo animale che cerca di trasformare in emozioni le gesta di un cane che si scopre, dopo una serie di vicissitudini e vita tra uomini e cani in Alaska, un combattente arguto e feroce. I suoi istinti sono risvegliati sia dall’amore per colui che tra gli uomini sceglierà come padrone, sia dagli ululati degli altri lupi della foresta che poi sceglie di seguire. 

Francesca Romana Intiglietta

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Ho letto “Il richiamo della foresta” due anni dopo “Martin Eden”. Ritengo che le due opere siano complementari, muovendosi apparentemente verso direzioni diametralmente opposte: elevazione grazie all’arte - regressione dalla “civiltà” verso uno stato di natura. Difficile capire, quindi, se London aspiri a diventare un artista o a recuperare l’ “uomo villoso” nascosto nelle profondità del proprio essere. Ma forse non c’è contrasto: in entrambi i casi lo scrittore rifugge tutto ciò che può essere ricondotto a una gabbia dorata, attraente, abbagliante, ma non autentica, e la ricerca dell’autenticità è forse il vero obiettivo di London. Limitando il giudizio a “Il richiamo della foresta”, ritengo che la vicenda non sia particolarmente originale, se non per l’idea del cane elevato a protagonista; mentre leggevo, infatti, non potevo fare a meno di trovare analogie con storie dallo schema analogo, ad esempio, con quella di Ben Hur, che proprio pochi anni prima aveva avuto grande successo. La forza del Richiamo è in altro: nelle descrizioni di un ambiente esotico, nella rappresentazione della micro-società di cercatori d’oro e avventurieri del freddo ovest, nel ruolo di rilievo dato alla natura, nella prosa vivace e soprattutto nel finale, che, pur non arrivando improvviso perché London ce lo svela gradualmente, risulta ugualmente potente.

Anastasia Petrianni

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La scelta tra i due libri cade sicuramente su London per la ricchezza del suo scritto. A mio avviso il confronto sarebbe stato più equilibrato se l’hotel azzurro fosse stato confrontato con altri scritti di London. Batard per dirne uno.
Nel richiamo della foresta aldilà della storia narrata, seppur in forma di metafora, l’indomabile perpetuo ritorno dell’uomo alla sua vera natura, pura ed edificante: quella animale.

Giovanni Andreozzi

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Il richiamo della foresta. Il romanzo, scritto alla fine dell’Ottocento, racconta di un cane di grossa taglia con un folto pelo di nome Buck. Il cane vive nella casa di un giudice, ben accudito e amato. All’improvviso, dopo essere stato rapita si ritrova in una realtà completamente diversa e violenta. È stato venduto a degli uomini che lo useranno per tirare le slitte sui ghiacci nel nord. Era il periodo della caccia all’oro. Questo vivere selvaggio e violento, con la primordiale legge della sopravvivenza, costringe Buck ad adattarsi al nuovo mondo. Imparerà a difendersi dagli uomini che lo picchiano, usando l’astuzia, imparerà a tenersi stretto la sua dose di cibo, imparerà a non fidarsi di nessuno, soprattutto dei suoi simili. Ma scoprirà di volere ancora bene. Tuto questo affinerà l’istinto primordiale del “richiamo” scoprirà le sue vere origini. La civiltà sarà solo un vago ricordo- Il libro è scritto con molta maestria, coinvolge, anche se non è il mio genere, ma stranamente mi porta in mente tanti paragoni che ancora oggi possiamo vedere, e riguarda ogni specie, solo per la disperata lotta alla sopravvivenza.

Anna Maria De Renzi

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Romanzo classico per eccellenza, non lo avevo mai letto ma conoscevo un po’ la storia. Come scrive Italo Calvino un libro classico ha sempre qualcosa da dire, è inesauribile: parole esatte per parlare di questo romanzo che mi ha fatto viaggiare nel grande nord, mi ha fatto soffrire per Buck e per gli umani che incontra e che perde. Personaggio indimenticabile.

Silvia Candrina

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Che cosa poter scrivere su questo romanzo che non sia già stato scritto e detto. Romanzo di formazione, d’avventura, fantastico, per ragazzi, allegorico; è tutto questo ed altro ancora, è la storia di come la vita porti coloro che hanno il coraggio di seguire i propri desideri a incontrare la propria natura, senza temere le sofferenze e le privazioni che scelte importanti comportano. Il racconto è la storia del cane Buck dall’assolata California al freddo e selvaggio Klondike, in Alaska, e di come si adatti a sopravvivere a questa avventura di cui è protagonista e vittima, per poi divenirne egli stesso artefice e padrone. Tra umani violenti, gli altri cani della muta e una natura ancora vergine e matrigna, incontrerà il cercatore Thornton, figura nobile e amica, che sarà l’ultimo drammatico contatto “umano” prima del suo definitivo salto verso il ritorno al selvaggio, alla foresta, alla propria natura animale. Sicuramente un libro da leggere, che può dire tante cose diverse alle diverse età dei lettori.

Francesco Mangiola

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Questo racconto lo lessi a sedici anni e mi fece già allora una buona impressione, infatti ho bei ricordi e volli vedere anche il film. a distanza di quarant’anni l’ho riletto con piacere, la decisione di London di “umanizzare” il cane è stata un’ottima scelta così è riuscito ad avvicinarlo a chi legge ed a rendere più efficace il messaggio. La sua evoluzione come animale ed il ritorno alla sua vera natura. La descrizione dei paesaggi e dei luoghi è molto realistica ed è riuscito anche stavolta a farmi entrare nella storia, respirarne e viverne i momenti più intensi.

Leopoldo Tomei

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Non si può non amare Jack London. Non si può non amare il Richiamo della foresta. In definitiva non si può non amare il cane Buck, solidarizzare con lui, in una singolare fratellanza che cresce via via che emerge la sua natura più selvaggia. Quanto è simile all’uomo nella ancestrale e mai domata lotta per la sopravvivenza, nella fedeltà quasi ottusa verso l’amico, nell’orrore di fronte alla violenza ma anche nella assuefazione di fronte alla morte. Buck è il più umano tra i protagonisti in cui un lettore possa imbattersi. Come noi vaga nella vita sopportandone i colpi e le avversità. Come noi trova finalmente un equilibrio quando asseconda la sua vera natura. E se è facile, direi naturale, associare London al suo alter ego letterario, Martin Eden, ugualmente si può rintracciare una corrispondenza tra Buck e il suo autore. La vita di London, il suo destreggiarsi tra i mestieri più umili, le mutevoli fortune, gli amori contrastati, e il rifugio nella scrittura, inseguita con la tenacia e meticolosità quotidiana di cui ci danno conto i suoi biografi, rappresenta, fuor di metafora, il suo irriducibile e salvifico richiamo.

Carla Pasqualucci

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Il richiamo della foresta di Jack London accompagna il lettore in un percorso animato da interrogativi primordiali e insegnamenti sulla civiltà. La storia, avvincente, emozionante e adatta a tutte le età, ci spinge a riflettere su una presunta certezza in merito alla nostra umanità o supposta brutalità animale. Il protagonista è Buck, un incrocio tra un cane da pastore e un San Bernardo, la cui serenità verrà scossa dall’evento della corsa all’oro nel Klondike. Buck da questo momento inizierà un viaggio verso una regione sconosciuta e dentro sé stesso.

Silvia De Nardis

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Catanzaro 2 “Circolo di lettura Palomar”
coordinato da Umberto Mancino
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Una grande storia, un capolavoro della letteratura americana, un inno alla libertà, una sorprendente indagine sul rapporto fra natura ed esseri viventi, un capolavoro capace di poesia e ferocia, di abbandono e riscatto, che parla al cuore. Gli ultimi due capitoli - l’amore tra l’uomo e il cane e il richiamo irresistibile per la foresta - sono magnifici e danno un'emozione incredibile; un inno al legame tra esseri viventi e tra questi e la natura.

La storia del cane Buck non è un romanzo di avventura ed è molto più di un libro per ragazzi: è un’affascinante storia senza tempo! Riprenderlo dopo tanto tempo lascia senza fiato!

Piero Filippa

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Un classico della letteratura che, come tale, non ha età di lettura. L’ho trovato emozionante, coinvolgente, commovente.

Protagonista è soprattutto la natura: le descrizioni dei panorami naturali sono poetiche e bellissime. L’autore riesce a farci sentire la grandiosità della natura e la forza grazie alla quale si difende da uomini insensibili e crudeli e vince su di loro.

Buck è un cane buono e generoso abituato a vivere in un ambiente domestico, che la sorte porterà a lottare per la sopravvivenza. Per farlo scoprirà la sua stessa natura, il suo istinto a volte violento e crudele, che tuttavia non prevarica mai il suo essere intelligente, sensibile e giusto.

Non manca l’amore. L’amore reciproco tra un uomo e un cane. L’amore che è disposto a tutto per essere difeso e che sopravvive alla morte. Ma anche l’amore per le proprie origini, per quella appartenenza che è il richiamo più forte e che farà fare a Buck la scelta definitiva.

Il romanzo in modo forte e spietato ci mostra sentimenti contraddittori: la cattiveria, l’interesse di uomini avidi ed egoisti, ma anche l’amicizia, la fierezza, la riconoscenza e il rispetto.

Un romanzo breve ma intenso; duro e dolcissimo; crudo e poetico.

Maria Teresa Stranieri

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A torto considerato un libro per ragazzi, Il richiamo della foresta di Jack London propone diversi temi validi sempre e per ogni età. L’autore si sofferma sul rapporto uomo-animale ed evidenzia la natura animalesca dell’uomo, la sua primordialità istintuale volta spesso all’aggressione e alla violenza. Nel romanzo sono uomini ad esercitare una malvagia violenza contro Buck e altri cani costretti a fatiche indicibili per l’egoismo sfrenato e cieco dei padroni. Costretto ad adattarsi dal benessere di una vita borghese ad ambienti e fatiche al limite della sopravvivenza, Buck diviene un protagonista dai caratteri umani per i sentimenti di lealtà, di amicizia e anche di vendetta da cui è animato, ma resta in lui il primordiale naturale richiamo alla vita libera e selvaggia della foresta. In una prosa semplice mai semplicistica, London tratteggia un personaggio che sa essere leader del gruppo proprio per l’insieme di istinti contrastanti della sua natura e di situazioni e ambienti in cui si trova a vivere.

Elisabetta Stranieri

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Il libro di Jack London assorbe il lettore nelle descrizioni che accompagnano le scene del romanzo, tanto per la ricchezza di particolari, quanto per la capacità di coinvolgerlo emotivamente. Il lettore vive assieme a Buck le disgrazie, gli stenti, i maltrattamenti, le sconfitte e le rivincite e, partecipa il desiderio di Buck di riacquistare la libertà. E tira un sospiro di sollievo, quando Buck segue d'istinto il richiamo della foresta e ritornando alle sue origini ataviche si unisce definitivamente al branco di lupi. È stata dura, ma il suo cuore buono e generoso ha vinto sull'avidità, sulla malvagità dell'uomo.

Rosanna Masciari

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Intenso e breve romanzo di Jack London che racconta la vita di Buck, un incrocio tra un San Bernardo e un Pastore Scozzese che, per l’avidità degli uomini, viene sottratto a una vita serena e tranquilla in casa del giudice Miller per essere venduto come cane da slitta a chi è accecato dalla “corsa all’oro” appena iniziata in Klondike, nell’America del tardo ottocento. Buck passa così dalle carezze di casa Miller alla ferocia degli istruttori di cani da slitta che, usando la violenza, per Buck del tutto gratuita, almeno inizialmente, cercano di far venire fuori “l’animale tutto istinto e forza” capace di diventare leader. Buck comprende che solo così può salvare la sua vita e si impegna fino in fondo riscoprendo gradualmente la sua anima selvaggia e libera e tornando da protagonista nel suo mondo naturale

Luigi Fregola

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J. London, scrivendo la storia travagliata del cane Buck, scrive una storia senza tempo, universale, coinvolgente e avventurosa, capace di proiettare il lettore nel mondo primitivo e selvaggio dei “cercatori d’oro” americani. Il tutto espresso con un linguaggio scorrevole, ricco, capace di creare personaggi a tutto tondo e regalarci descrizioni paesaggistiche molto dettagliate, realistiche e, spesso, poetiche. In questa storia ci sono dentro riferimenti biografici (anche lo scrittore ha partecipato alla corsa all’oro), c’è la cultura del suo tempo (la letteratura europea, Darwin e la selezione naturale), ma soprattutto l’amore e il rispetto per la natura e per gli animali e, a mio parere, un invito rivolto agli uomini a intraprendere, pur tra mille difficoltà, quel cammino che possa riportarci alle radici più profonde del nostro “essere” e ci permetta una completa realizzazione. Il protagonista ,il cane Buck viene ”strappato bruscamente dal cuore della civiltà e gettato… in un mondo primordiale”, dove si scontra con una realtà sconosciuta e con la crudele legge del “bastone e della zanna” che lo renderanno forte e astuto, capace di adattarsi e lottare per sopravvivere, per ritrovare, infine, in seno alla foresta e ai suoi simili ,la sua vera identità di lupo e quel senso di libertà insito nella sua natura primordiale che si è gradualmente , ma prepotentemente, risvegliata in lui. Il mondo, prima quello civilizzato delle calde terre del Sudamerica, poi quello selvaggio e freddo dell’Alaska, viene visto attraverso gli occhi del cane Buck, utilizzato e sfruttato come cane da slitta, il quale , per la brutalità e lo sfruttamento a cui è sottoposto, comprende che per sopravvivere deve sviluppare astuzia e forza fisica, qualità che lo faranno emergere sui suoi compagni più deboli, gli faranno acquisire l’amore e il rispetto degli uomini e ne faranno una leggenda.

Rosa Maddalena

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Libro sempre bellissimo, un classico del genere romanzo d’avventura, che provoca l’immaginazione e la riflessione e c’interroga sul rapporto dell’uomo con gli animali e in generale con la natura, segnato spesso da disprezzo e sfruttamento dissennato, stupidità e malvagità, raramente da rispetto. London ha invece grande consapevolezza del nesso che lega l’uomo a tutti gli altri esseri viventi: tutta la natura è dominata, a suo parere, dall’unico principio della selezione naturale, della sopravvivenza del più adatto, della potenza dell’ambiente e tutti “siamo marionette in balia della vita” (p.852) e anche il canto dei cani può esprimere “il travaglio dell’esistenza…..la pena di vivere”(p.858). La legge del bastone e della zanna non impedisce, però, che tra gli animali - come tra gli uomini - ci siano oltre a ferocia, forza, sopraffazione, astuzia e vigliaccheria, anche lealtà, amicizia, amore ed eroismo. È l’eterna dialettica natura-civiltà: è un’illusione pensare di sopprimere la voce della prima, che permane come impulso vitale irresistibile, riaffiora come istinto primordiale, s’impone come misterioso richiamo della foresta. L’educazione degli istinti e la loro trasformazione in sentimenti, l’affermarsi della ragione sulla forza selvaggia sono però l’azione mai conclusa della civilizzazione e il ritorno periodico di Buck alla radura dove è stato ucciso l‘ultimo padrone simboleggia il permanere di questo conflitto.

Vincenza Pettinato

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Racconto superbo. Ispira ancora oggi l’immaginario creativo di molti e suscita significative riflessioni sul tema della lotta per la sopravvivenza e su quello del rapporto natura-civiltà, anche nelle sue emergenze contemporanee.

Loredana Marzullo

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Buck è un cane di quattro anni, di grossa taglia, con muscoli forti ed una pelliccia calda e spessa. Vive comodamente nella tenuta del giudice Miller, nella valle assolata di Santa Clara. Intanto, nelle tenebre ed il gelo dell’artico, si è trovato l’oro. Migliaia di uomini si precipitano in quelle regioni, Hanno bisogno di cani da slitta e per questo Buck viene rapito e catapultato in una orribile realtà. Attraverso uno straniamento mediato dal narratore, ci troviamo a leggere un vero e proprio romanzo di formazione, una metafora, forse, meglio, una allegoria della vita umana come lotta per la sopravvivenza, selezione della specie, progresso-regresso verso ciò che è belluino, celato, ma pronto a manifestarsi. Ricca e varia è la gamma di sentimenti, ma più forte è l’istinto, il richiamo imperioso della foresta, dove sarà “demonio zannuto e spietato”. Tutto è dolorosamente chiaro, la lettura ci commuove, capiamo che un “classico” è un’opera senza tempo, avvince e fa riflettere, regala conoscenza e verità.

Lorenza Viapiana

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La natura e la civiltà. Il richiamo del primordiale e del primitivo. Il ritorno di Buck alla natura, all’essenza più vera del suo essere “lupo” non sono un semplice racconto sulla vita e le avventure di un cane; sono il confrontarsi con temi eterni che sono poi fondativi dell’esistenza non solo degli animali ma di ogni creatura vivente, ancor più degli esseri umani. Le sofferenze e le disavventure di Buck sono le difficoltà del vivere di ognuno di noi; il richiamo alla radice più intima di noi, il mistero del nostro essere che si espande di fronte all’abisso della bellezza e della natura sono quelli di Buck. Un ritmo, una lingua, una leggerezza che rendono queste pagine vive dopo più di 100 anni. Classiche ed eterne.

Umberto Mancino

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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