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Il rispettabile signor H.M. Pulham di John P. Marquand
Castelvecchi

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vicenza “SentieriDiLettura”
coordinato da Marianna Repele
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Il protagonista Harry Pulham è un consulente finanziario. Sposato con due figli, un giorno si ritrova con gli ex compagni universitari e cerca di confrontarsi con loro. Tutti o quasi sembrano felici e avviati a delle brillanti carriere ma pagina dopo pagina, lo scrittore fa emergere l’insoddisfazione e la crisi del protagonista e della società dove vive.

Mi è piaciuto il riferimento storico della Guerra Mondiale che spesso lo scrittore fa emergere durante la narrazione.

Nives Giambellini

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Dal mio punto di vista questo libro è ben scritto, di lettura scorrevole e di facile intuizione. 

La storia racconta la vita del protagonista che è sempre influenzato dalle scelte altrui. Lui non ha mai preso una posizione ma si è sempre adattato a tutto senza reagire, sia quello che riguarda in ambito lavorativo, sia delle amicizie e perfino dell’amore. Mi aspettavo e speravo da parte sua una reazione che gli potesse dare una svolta alla sua vita.

Sara Groppo

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Una storia su come a volte gli accadimenti della vita ci portano a scelte che dovremo rimpiangere.

Sempre attuale, comprese le convenzioni sociali che a dispetto della ns modernità, in fondo ancora ci appartengono. 

Piacerà a chi ama uno stile ironico e incalzante, a chi si domanda se si possa davvero deviare il corso di un destino che sembra segnato

Chiara Tullini

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Questo libro racconta del signor Pulham, un uomo che si è adeguato alle regole dell’alta borghesia americana di cui fa parte e che vive un’esistenza senza scossoni nel suo quieto e convenzionale matrimonio.

Ma un giorno la telefonata del suo primo grande amore, Marvin Myles, risveglia in lui i ricordi di un tempo in cui aveva creduto di poter avere una vita diversa.

Nell’attesa di un ultimo incontro con lei si rende conto dell’insoddisfazione nascosta sotto la patina di rispettabilità della propria vita coniugale.

Ed è proprio l’analisi lucida e precisa del matrimonio che rende questo libro degli anni ‘40 così contemporaneo e attuale. Perché queste dinamiche sono quelle che caratterizzano tanti matrimoni ancora oggi.

Elide Vicentin

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Autore a me sconosciuto (e ringrazio il TORNEO ROBINSON che mi ha dato l’opportunità di leggere libri che altrimenti non avrei mai letto) e romanzo di cui ignoravo l’esistenza.

Il libro è stato abbastanza piacevole de leggere, la prosa è elegante e a tratti brillante (soprattutto alcune conversazioni tra il protagonista e Kay). Il tema di fondo potrebbe essere ancora attuale: è la storia di un uomo che si crede padrone del proprio destino ma che ad un certo punto si rende conto di essere stato educato al conformismo e alla mediocrità e questo l’ha portato a vivere una vita " non sua", a rimpiangere le occasioni perdute, a nascondere per anni la sua insoddisfazione sotto una patina di rispettabilità (ed il titolo in italiano è più che mai azzeccato perché sceglie l’ aggettivo perfetto per definire il protagonista).

 Voto: 6,5

Romina Vicentin

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Pubblicato nel 1941, è un romanzo che osserva l’alta società del New England, indagandone le dinamiche e le contraddizioni.

Attraverso uno stile elegante e ponderato, l’autore racconta la relazione di una coppia alla deriva sullo sfondo di un ambiente sociale fasullo e coercitivo. Il protagonista Harry M. Pulham, aristocratico bostoniano e consulente finanziario di successo, dopo un travolgente incontro avvenuto anni prima con una collega di un’agenzia pubblicitaria, metterà in discussione tutte le certezze che lo avevano sostenuto fino a quel momento. Ciò che mi ha colpito maggiormente di quest’opera è l’ironia con cui Marquand racconta la crisi dell’uomo contemporaneo oppresso dalle convenzioni sociali.

Valentina Fracca

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Il libro narra l’esistenza apparentemente perfetta di questo giovane aristocratico, laureato, sposato con figli e con una buona occupazione. In realtà in occasione di un presunto anniversario di laurea il protagonista comincia a riflettere sulla vera consistenza della sua vita basata soprattutto sulle convenzioni sociali. La parte che mi è piaciuta di più sarebbe proprio la storia narrata nel libro che potrebbe essere interessante, ma personalmente non mi è piaciuto molto, l’ho trovato noioso ed andavo avanti veramente a fatica senza trovarne un motivo specifico.

Cinzia Caliaro

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Il romanzo, scritto negli anni 40 racconta la storia di un uomo aristocratico e benestante che sembra condurre un’esistenza tranquilla e serena.

In realtà, ad un certo punto, si rende conto di essere insoddisfatto e di vivere la vita impostagli dal conformismo delle convenzioni sociali che lo hanno portato a lasciare quello che potrebbe essere stato l’amore della sua vita.

Buona parte del libro verte nella descrizione dei dubbi e delle insoddisfazioni che il protagonista vive all’interno della famiglia, al punto di diventare ripetitivo.

Comunque un buon libro, a mio avviso, troppo prolisso.

Francesca Bevilacqua

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Di Harry Moulton Pulham, il protagonista del libro, sin dalle prime pagine mi ha colpito il fatto che si sente estraneo alla sua aristocratica famiglia: mi hanno indotto al sorriso la madre che lo educa ad essere il suo “ cavaliere “ e il padre che a volte diventa ridicolo, pur di divertirlo e di non rispondere alle sue domande riguardanti il sesso. Ho gioito con lui quando ad Harvard vive momenti di felicità grazie allo spirito di corpo, il più importante dei libri e degli insegnamenti, perché dura anche quando la Fisica e l’Algebra sono stati dimenticati.

Per anni mi è sembrato soddisfatto del suo lavoro di consulente finanziario e della bella casa. Ho immaginato i preparativi quando lui e la moglie organizzavano cene noiose per incoraggiare una conversazione interessante tra persone interessanti. Che tristezza, però, scoprire che, quando erano soli, parlavano solo di conti!

Col tempo si può relegare il dolore nel retrobottega del proprio io, dietro al presente?

Anni prima la vista sconvolgente dei morti al fronte, la consapevolezza degli errori dei generali e l’aver fumato una sigaretta con un nemico avevano ridotto in frantumi le relazioni e i pensieri di Harry. Così ho tifato per lui quando ha scelto, alla fine della guerra, di vivere una vita diversa a New York, con le sue vie frequentate ed affollate (Deliziosa è la descrizione della vecchia signora che dà pezzi di pane ai piccioni). Ho sognato un lieto fine quando ha conosciuto il suo primo grande amore, Marvin Myles, moderna, decisa e piena di esperienza. Con lei Harry ha vissuto un’esperienza unica.

Eppure, spinto dalle circostanze, con mia grande delusione, ha sposato Kay, perché era una decisione ragionevole per la sua famiglia. Ma lui e la moglie non si conoscevano profondamente. Forse pensavano di essere innamorati: ecco il dubbio che li attanagliava sin dai tempi del fidanzamento.

Inaspettatamente, dopo anni di silenzio, Marvin chiede di incontrarlo ed ho osservato Harry prepararsi a quest’incontro fatale, consapevole dei propri desideri repressi, dell’insoddisfazione, sua ma anche di Kay, affascinata da sempre dalla personalità di Billy, amico del marito., delle perplessità sulla loro relazione coniugale.

È vero hanno vissuto le stesse esperienze e ciò ha permesso loro di vivere insieme. Ma cos’è l’amore? È passione e desiderio o giorni e anni?

Antonella Burrini

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L’ ho trovato lento e lineare, non ha catturato la mia curiosità.
Oggettivamente è un ottimo romanzo che vale la pena leggere, e che dà molti spunti di riflessione.
Mi sono piaciute tantissimo le conversazioni in prima persona, tra Harry e Kay ed Harry e Marvin, fanno riflettere e ognuno di noi ci si può riconoscere in qualche modo.
È un libro bello e profondo, ma ho fatto fatica a seguire la storia di Harry, che mi ha suscitato tanta tenerezza, ma ho trovato poco originale, sicuramente più avanti, lo rileggerò e sarà tutt’altra storia, perché qualcosa mi ha lasciato e sono sicura che c’è molto ancora da scoprire, quando si presenterà il momento giusto, perché si sa che i libri devono essere letti quando ne abbiamo bisogno. 

Stefania Dalla Gassa

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Il titolo rispecchia perfettamente le caratteristiche del protagonista principale, che l’autore ben descrive come rappresentante di una società opulenta, omologato ai colti membri di un club di aristocratici, ma a proprio agio anche fuori. Se si resta incantati dalla sua capacità di cogliere i sentimenti altrui, ecco che alla fine se ne coglie la pacatezza e la codardia verso se stesso, quando perde l’occasione di un gesto impulsivo e salvifico pur di mantenere lo status quo di un ménage familiare consunto e dagli aspetti imbarazzanti. Questo romanzo pullula di riti e liturgie del falso

perbenismo, come pure di figure desuete, come il lustrascarpe, il maggiordomo, l’addetta all’ascensore, la stiratrice, la governante straniera. Definirei il racconto movimentato e dinamico al principio, per poi perdere vigore e alla fine spegnersi.

Rosanna Cazzola

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Vivere in un periodo storico così denso di eventi e mutazioni come quello descritto dal sig. Pulham, avrebbe dovuto aprire la mente a opportunità e cambiamenti eccezionali, ma per farlo, sarebbe stato comunque necessario essere in grado di sfidare le tradizioni e gli insegnamenti ricevuti. Nel romanzo l’educazione aristocratica con i suoi rigidi principi morali riesce a soffocare ogni anelito di libera espressione, inibendo i sentimenti e rinchiudendo i personaggi nella loro gabbia sociale, ormai vecchia e stantia. Nulla riesce a scalfire il ruolo a cui ogni soggetto è predestinato e pur quando sembri che qualcosa si agiti dentro gli animi e vi sia una speranza, questa svanisce come una presenza effimera. Ho sentito la sofferenza del Sig. Pulham per non essere riuscito a uscire dagli schemi e nello stesso tempo ho intuito il suo compiacimento per aver tenuto fede ai suoi principi. Ha scelto la strada più sicura, già tracciata, anche se per farlo ha dovuto mettere la testa sotto la sabbia e non vedere. Mi ha fatto pensare alla vita che è fatta di scelte e ognuna di esse porta in sé delle conseguenze: che siano buone o cattive, solo il tempo potrà dirlo, l’importante è non avere rimpianti.

Maria Lorella Posenato

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Ho trovato due le tematiche principali di questo romanzo.

La prima è quella della nostalgia per la propria giovinezza. Il protagonista pensa spesso al tempo della scuola e dell’università come il periodo più felice della sua vita. Nonostante abbia vissuto in prima linea il dramma della grande guerra sembra ricordare solo i momenti del college con tutti compagni di corso.

Evidenziando come quei momenti felici non torneranno più. Mi ha fatto pensare che ogni generazione ha questa “retromania”, cioè nel vedere le cose del passato come le migliori sia per se stessi che in generale, che possa riguardare gli aspetti economici o soprattutto culturali.

La seconda è il rimpianto, in particolare dell’amore di Henry verso Marvin. Una storia d’amore interrotta per senso di dovere verso la famiglia, ma che se la porterà dentro per vent’anni e quando la rincontrerà , l’unica cosa che farà sarà ammettere che è passato troppo tempo . La vita di Henry Pulham mi ha ricordato una canzone di De Gregori in particolare nei versi “E sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai”.

Marco Tonin

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Questo libro ho avuto una grande difficoltà a leggerlo, forse ero io in un momento no, anzi sicuramente e per questo ho arrancato nella lettura.

Di base la storia raccontata è importante perché ci fa riflettere su cosa siano l’amore e la felicità… perché le scelte che si compiono nella vita a volte ti portano dove non vorresti essere... oppure rivivendo determinati ricordi, fantastichi su come sarebbe potuta essere diversa la tua vita ... un libro che fa pensare...

Paola Mazzocco

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Un romanzo dalla scrittura elegante, apparentemente semplice ma che nasconde al suo interno una profonda crisi, un senso d’incompiuto e un’apatica sofferenza. Questa caratteristica l’ho percepita in tutto il libro, senza evoluzioni o colpi di scena ma è quello che mi ha colpito di più.

La pacata narrazione dai dialoghi raffinati, rendono il romanzo essenziale nella domanda esistenziale che concentra in se tutto il significato del libro: cosa sono l’amore e la felicità?

La struttura del racconto scivola attraverso una serie di flashback molto cinematografici che raccontano a ritroso la vita di Henry Pulham: uomo intelligente e di successo dall’educazione irreprensibile, combattuto e condizionato da amici e famigliari, si lascia vivere, mentre la guerra arriva come un terremoto a ridurre in pezzi e alterare la sua esistenza.

Marquand è sicuramente uno scrittore interessante da scoprire.

Marianna Repele

 

 

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Arco di Trento “LibriCitando”
coordinato da Cristiana Bresciani
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Il rispettabile signor H.M.Pulham narra delle criticità sociali di adattamento alla realtà di un uomo, ma in una realtà così lontana dall’attuale e così priva di emotività, che sembra quasi che le preoccupazioni banalizzare fossero le rappresentazioni che più si avvicinavano ad una realtà, che non si afferra, ma resta purtroppo non sanguigna e touchable.

Parisi Viviana

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“Il rispettabile sig. H.M. Pulman”: lettura semplice che, andando avanti, assume uno spessore sempre più complesso, delineando una descrizione dei personaggi e della società del periodo storico in cui è inserita.

Gallini Valeria

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Il Rispettabile Signor H.M. Pulham: uno scorcio di vita quotidiana, ambientato in altra epoca ma con vissuti sempre attuali, scorrevole, piacevole. L’ho letto volentieri.

Tavernini Anna Maria

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L’inizio di questo romanzo è noioso, lento, poi dopo le prime 30/40 pagine diventa interessante e la prosa scorre fluida, quasi avvincente, nonostante la vita del protagonista sia quella di una persona “rispettabile” che conduce una vita “normale”, senza sorprese particolari, quasi banale, prevedibile.

Tuttavia questa vita banale induce profonde riflessioni sulle nostre scelte nella vita, sui cambiamenti che siamo disposti a fare, su quanto influisce nelle nostre vite quello che gli altri si aspettano da noi.

Per certi versi mi viene da paragonarlo a Stoner.

Cristiana Bresciani

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Ho preferito “Il rispettabile signor Pulham” perché il personaggio principale aveva molte caratteristiche positive. L’ho considerato saggio nella sua crescita personale e lavorativa, capace di trovare aspetti positivi nelle persone frequentate, disponibile verso gli altri e rispettoso nell’accettare i difetti caratteriali altrui. In alcune descrizioni mi ha ricordato la figura del personaggio principale del libro “L’idiota” di Dostoevskij.

Cristiana Chesani

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Ho trovato molto piacevole questo romanzo, in cui l’autore riesce con toni spesso brillanti a narrare le vicende di Harry, il quale conduce una vita apparentemente felice, da famiglia aristocratica e benestante che vive in una bella casa con un buon lavoro, ma avviene un fatto che per un momento lo illude di poter uscire da quello schema preordinato che la società in cui vive lo costringe se pur inconsciamente a vivere. Per un attimo si illude che con il suo primo e grande amore, tutto possa essere diverso. Ma purtroppo la realtà lo sveglierà dal suo sogno riportandolo alla sua realtà di vita ordinaria, in cui nascondere le proprie insoddisfazioni sono quella grigia patina di rispettabilità. Ci racconta in maniera evidente, a falsità dell’ambiente sociale fasullo in cui i protagonisti vivono. Tra i due libri è assolutamente quello che attira di più il mio interesse, sia per i temi trattati, che in fondo sono vicini al mio vissuto, che per il modo davvero coinvolgente di scrivere dell’autore, molto diverso da Hilda Doolittle che fatica a coinvolgere il lettore.

Tiziana Betta

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Nel romanzo “Il rispettabile sig. H.M. Pulham” l’autore racconta la storia di un aristocratico e benestante consulente finanziario di Boston che trascorre un’esistenza apparentemente tranquilla con la moglie Kay e i due figli adolescenti: Harry ha un lavoro gratificante, una bella casa e la sua vita prosegue come quella di ogni altra famiglia aristocratica della zona. Subito dopo la guerra Harry trascorre un periodo a New York, durante il quale lavora presso un’agenzia pubblicitaria e dove incontra Marvin Myles, il suo primo grande amore, mai dimenticato, anche quando la incontrerà parecchi anni più tardi a Boston. È durante questo periodo che Harry crede, e forse spera, di poter vivere una vita diversa, fuori dalle convenzioni. La morte del padre lo costringe però a rientrare a Boston ad occuparsi degli affari di famiglia, scegliendo così di vivere una vita ordinaria, spesa tra lavoro e famiglia, nel rispetto di schemi e convenzioni. Questa vita ordinaria però, sotto la sua patina rispettabile, nasconde desideri repressi e insoddisfazioni esistenziali.

L’autore, con una narrazione fluida ed un tono brillante, analizza con estrema profondità il rapporto di coppia tra Harry e la moglie Kay che, sotto l’apparente felicità, cela una relazione alla deriva, sullo sfondo di un ambiente sociale fasullo e coercitivo, che emerge inesorabile dalle conversazioni tra i coniugi.

Daria Morandi

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“Il rispettabile signor H.P. Pulham” mi è piaciuto. Pur non essendo una lettura che sceglierei ho sfogliato pagina dopo pagina attraversando la vita di questo personaggio nell’attesa che avvenisse l’incontro con il suo primo amore e che succedesse qualcosa di eclatante. Il finale, o perlomeno il momento che da metà libro credo tutti stessero aspettando ovvero l’incontro con Marvin, si risolve in due pagine e non è stato come me lo aspettavo. Avrei preferito un finale travolgente come a volte accade nella vita reale invece il finale rispecchia esattamente la vita del personaggio dove nulla può scalfire la sua perfetta quotidianità. Un romanzo a episodi, racconti di vita, alcuni interessanti altri noiosissimi, verrebbe voglia di dire al signor Pulham di svegliarsi un po’ perché lui è veramente, secondo me, noioso.

Maria Emanuela Rossi

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Un iniziale girotondo di personaggi ai quali difficilmente sono riuscita a dare un’identità definita, ha in parte compromesso la scorrevole lettura di “Il rispettabile signor H. M. Pulham”. Solo nel proseguo della narrazione sono riuscita a circoscrivere il personaggio di Harry M. Pulham e il suo vivere tranquillo, quasi un po’ noioso, fino alla crisi che destabilizza, anche positivamente la sua vita.

Pur nella difficoltà, o meglio, poco scorrevolezza iniziale, tutto sommato il libro lo salverei.

Chiara Marcozzi

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Il protagonista, un aristocratico bostoniano e consulente finanziario di successo, sembra avere un’esistenza tranquilla, nonostante qualche contrasto domestico con la moglie ed i figli. Ma sotto questa patina di rispettabilità si agitano desideri repressi e insoddisfazioni che tormentano il protagonista nel suo costante tentativo di adattarsi alle convenzioni sociali del tempo.

Una sofisticata indagine sul matrimonio infelice raccontata con spietata ironia, il fallimento esistenziale del protagonista che si interroga spesso sul significato dell’amore, la crisi dell’uomo contemporaneo oppresso dalle convenzioni sociali. Una vicenda estremamente attuale che permette al lettore di immedesimarsi e riflettere su come “gli episodi della nostra esistenza si succedono senza che ci rendiamo conto della loro importanza”.

Un libro molto piacevole e di facile lettura.

Tra i due libri ho apprezzato molto entrambi, la Doolittle per la sua unicità anche se il suo stile di scrittura tende a disorientare il lettore tra flashback storici e flussi di coscienza e Marquand per la profonda analisi su come “molto spesso la vita non si svolge secondo i propri desideri e bisogna accettarla come viene con più buonumore possibile, senza brontolare né lamentarsi”.

Ho scelto tuttavia Marquand per la scorrevolezza del testo e perché affronta temi attuali che mi hanno permesso una riflessione più approfondita.

Chiara Covi

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Il rispettabile, quello che ho scelto, più scorrevole, è un libro che parla di un ragazzo che dopo tanti anni rincorre i suoi compagni di Harvard, per organizzare una rimpatriata. La cosa che più mi ha colpito è che al protagonista viene dato poco peso, invece si rivela essere una persona con ottime qualità. Spesso ci limitiamo a osservare le persone esteriormente e diamo un giudizio sommario. Non è uno dei miei libri preferiti.

Laura Baldessari

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Il rispettabile signor H.M Pulham è un romanzo molto lungo e scorrevole. L’ho trovato interessante.

Davide Zanin

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Nel romanzo è descritta in forma autobiografica la vita di Mr. Pulham, vissuta in un ambiente sociale aristocratico falso e conformista, con la consapevolezza di avere un destino già tracciato e non modificabile (“Sei felice? Certo, naturalmente”). In occasione del raduno degli ex compagni di università rivive un flashback e ricorda gli avvenimenti di 20 anni prima: soprattutto la relazione con una collega che però non è sfociata nel matrimonio. La prospettiva di reincontrarla e rivivere una storia che al tempo lo ha reso felice fa riflettere il protagonista sulla propria vita che solo in apparenza è tranquilla e appagante e chiedersi quale sia il vero significato di amore e felicità. La scrittura brillante e a tratti ironica ha reso il testo di facile e gradevole lettura e suscitato riflessioni sulle tematiche sociali descritte, proprie della generazione aristocratica americana del primo ‘900. Complessivamente mi è piaciuto, lo consiglierei.

Marialuisa Bozzato

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Ho faticato ad entrare nel romanzo dovendomi abituare al linguaggio, decisamente adeguato all’ambiente in cui si svolge. Ho trovato molto interessante la trama e lo spaccato di vita concreta che racconta.

Giuliani Laura

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Romanzo che racconta una società bostoniana fittizia, costruita sulle apparenze.

Gli stati d’animo del protagonista sono inibiti, repressi e rendono monotona la trama

che non invita ad essere scorsa con entusiasmo.

Il racconto si snoda piatto, poco coinvolgente.

Annamaria Zanfranceschi

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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