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Il vecchio e il mare di Ernest Miller Hemingway
Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Amman
coordinato da Elisa Gironi

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Buon testo per molti aspetti, l’ho letto volentieri, è breve, a tratti poetico. 

Mi sembra che risenta del fatto di essere l’ultima opera di Hemingway, della vita come sfida (“Facciamogli credere che sono più uomo di quanto non lo sia e così lo diventerò” pag. 45), come lotta, della sua vecchiaia, della sua solitudine (“Come vorrei che ci fosse il ragazzo” è ripetuto più volte lungo tutto il racconto, pag. 29, 34, 36, 39, 42...) e della morte ormai vicina. 

Mi è piaciuto questo rispetto che ha del grande pesce pescato: “Pesce resterò con te fino alla morte” (pag.36) “Pesce ti voglio bene e ti rispetto molto” (pag. 38). Anche con la natura in genere ha un rapporto di amore e parlando di due focene (pag. 29) li definisce “nostri fratelli” o quando parla con l’uccellino che si è posato sulla barca lo incita ad andarsene e a rischiare “quel che devi come qualsiasi uomo..” o vede un branco di anitre e capisce “che nessuno era mai solo sul mare”...

Il rapporto tra il vecchio e il giovane è pure molto commovente e secondo me apre ad una speranza.

Alessandra Rocchi

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“Parla al cuore

il tremolo chiarore

di una stella luccicante”.

Parole che sembrano rievocare certi momenti magici,che trasportano il pescatore solo in mezzo al mare in un mondo celeste, lontano dall’obbrobrio della vita quotidiana.

 Stanco dell”ora”, dell’oggi, degli anni perduti nella ricerca di una vita dignitosa, l’”uomo”‘ il pescatore, dopo aver coraggiosamente combattuto, si arrende al suo destino, stoicamente.

 Resa. Resa amara.

Forse un barlume di speranza nella giovinezza del ragazzo...

 Comunque, ecco finita la nostra avventura, in un mondo tragico senza tragedia...

Barbara De Maio

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Questo libro estremamente introspettivo, riesce a cogliere una miriade di sfumature dell’animo umano. In un romanzo cosi breve, dalla trama apparentemente semplice, Hemingway ha partorito un vero capolavoro. Santiago, il vecchio pescatore ormai arrivato alla fine della propria vita, lotta con orgoglio e disperazione contro l’enorme pesce che finalmente ha abboccato al suo amo. È una lotta contro l’ineluttabilita’ del tempo che passa, è un guizzo di orgoglio e una rimembranza della gioventù ormai svanita. La vecchiaia di Santiago, contrapposta alla giovinezza di Manolo, il giovane ragazzo tanto legato all’anziano pescatore, È il ciclo della vita.

Ma la forza e l’orgoglio del pescatore, che riescono a battere l’enorme pesce di cui ha avuto estremo rispetto, nulla possono contro la natura. Prima che riesca a far ritorno al porto, dopo lunghe peripezie, gli squali gli hanno mangiato completamente la preda, lasciandogli solo la carcassa. Quel che resta alla fine e’ il rispetto di tutti, consapevoli dell’enorme lotta portata avanti dal pescatore.

Deborah Da Boit

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Ho riletto questo libro dopo moltissimi anni e ho provato le emozioni della prima volta però più amplificate e piu profonde. Il libro è molto intenso, la scrittura è scorrevole e la lettura cattura. È sicuramente l’emblema della dura lotta per la sovravvivenza dell’uomo e anche degli animali. La vita ci mette davanti mille ostacoli, ci sono vittorie e sconfitte, ma su tutte c’è la perseveranza, la tenacia di andare avanti rappresentata dal viaggio di questo pescatore in mezzo al mare in balia della natura, natura che comunque viene affrontata con molto rispetto.

La mia preferenza è andata a questo libro.

Giusi Bonanno

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La lettura di questo romanzo mi ha riportato a quando da ragazza, ho scoperto per la prima volta Hemingway. Fui rapita e non lo dimenticai più, andando attraverso quasi tutti i suoi romanzi. Sembra quasi una poesia, da leggere e rileggere. Una metafora sulla vita; perfetta. Andare oltre la storia, è li che ti porta Hemingway. Pieno di messaggi. C’è la vittoria e la sconfitta, le sfide della vita, il coraggio, la pazienza, la resilienza, la perseveranza, la saggezza, la compassione, l’orgoglio e ancora e ancora. La condizione umana tutta.

Donatella Pichinon

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A fronte di una narrazione coesa, lo scheletro concettuale dell’opera si manifesta più malfermo di quanto non auspichi chi ne fa l’emblema di un esistenzialismo fermamente incardinato nella solida convinzione dell’assenza di significato della vita e nel primato dell’esistente. Ci si trova di fronte a un rimbalzare continuo, nel monologo interiore del pescatore, da un’ idea a un’altra. A volte prevale una concezione eroica di quella che si potrebbe definire una sorta di neotenia umana – in fondo vecchi temi della tradizione, la resistenza, la resilienza a fronte dell’inadeguatezza dell’esistenza; altre volte ciò si rovescia nel suo opposto, nell’umiltà di fronte alla natura, fino al paragone con lo squalo saprofago. Alternativamente assegnando o negando il diritto, cioè il senso, della caccia, sul piano dell’esistere e non dell’essere, nella prospettiva paritaria dell’esistenzialismo si arriva al monologo finale, in cui ogni pensiero sembra infilarsi in un vicolo cieco per poi riuscirne e tentare un’altra strada. Al contrario dello stoicismo di cui sembra un upgrading moderno, la prospettiva esistenzialista dell’opera cerca una morale, e allora elabora giustificazioni sociali, di sopravvivenza individuale o collettiva, dal bisogno all’utilità, dall’orgoglio della sfida a un ordine del cosmo dove ognuno ha il suo ruolo, dal legame affettivo o estetico che legittima l’uccisione alla pura autodifesa. Fino alla confusività del non bisogna pensare al peccato perché tutto è peccato, e alla tregua che pensare troppo diventa un autoinganno. Mentre il Marlin viene spolpato, la vita viene disossata.

Ida Plastina

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Un piccolo capolavoro della letteratura classica. Facile e scorrevole . Ci fa immergere nel clima salmastro dei borghi delle citta marinare e nella dura vita dei pescatori. Il protagonista del romanzo e un uomo che lotta tenacemente contro il destino, in alcuni casi anche con masochismo.Quello che mi e piaciuto di piu, leggendo questo libro e il profondo rispetto, sotto alcuni aspetti quasi religioso, verso tutte le cose che lo circondano. Il mare, che alla fine sembra identificarsi in lui quasi a fondersi in una sola cosa; il gigantesci merlin che dopo 3 gg di estenuanti sforzi riesce a pescare e gli squali, ai quali basta un gg per venificare gli sforzi del pescatore facendolo tornare a riva solo con un enorme lisca. Il rispetto che il vecchio ha per la decisione dei genitori del ragazzo di farlo imbarcare su un altra barca piu fortunata. Mi e piaciuta l’umilta e l’umanita del protagonista.

Maria Laura Viscarelli

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 “Il vecchio e il mare” e’ un racconto in cui si susseguono quadri emozionanti e commoventi che rappresentano la natura e gli uomini.

La descrizione del vecchio che ha gli occhi indomiti color del mare e delle rughe che gli solcano anche il collo, da’ l’idea dell’eta’ avanzata dell’uomo ma anche della sua vitalita’.

Hemingway racconta come Santiago, ma anche l’uomo in generale, vuole spingersi al di la’ dei propri limiti, nonostante la sua condizione di fragilita’. La sfida perenne fra l’uomo e la natura, vista come un nemico da piegare ma che e’ bella e nobile e pari o superiore all’uomo stesso, il quale ha dalla sua parte solo la determinazione e l’intelligenza creativa.

Il racconto scorre, minuto per minuto, ora per ora, descrivendo, mentre si attende l’epilogo, le memorie di Santiago che ricorda la Spagna, i leoni sulle spiagge africane e Joe Di Maggio, il suo eroe del baseball. Vengono descritti, in questi momenti in cui il vecchio aspetta la resa del pescespada preso all’amo, anche altri animali con i quali interagisce: l’uccello stanco che cerca riposo sulla sua barca, i pesci volanti che brillano nel sole mentre saltano fuori dalle onde. Il romanzo non dimentica di sottolineare la solidarieta’ fra gli uomini, descritta qui con poche ma efficaci pennellate nella figura di Manolin, il giovanissimo pescatore che assiste Santiago senza sentimentalismo ma con costanza e affetto.

Loredana Frizzi

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Rileggere l’affascinante storia di Hemingway in una diversa età della mia vita mi ha fatto riflettere su quanto il vissuto del lettore possa determinare l’esperienza di lettura.

La lettura fatta in età matura, ha suscitato in me emozioni nuove, più forti e vive, verso i temi del racconto e verso il personaggio principale che non avevo registrato prima.

Oggi provo sicuramente più empatia per il dramma del pescatore che, ormai al tramonto della sua vita, lotta per vincere l’ultima e più grande sfida della sua esistenza. La battaglia che ingaggia con il pesce è la prova che lo consacrerà per i posteri. Questa sua ultima impresa è un lascito per le generazioni future, rappresentate dal giovane Manolin. La tenacia di Santiago nonostante l’avvicinarsi della morte è la sfida universale dell’uomo al destino della fine segnata delle nostre singole esistenze.

L’altro tema che mi ha affascinato è il rapporto di Santiago con il mare e con il pesce che rappresentano la relazione dell’uomo con la natura. Il pescatore caccia il pesce ma con rispetto, da pari, adattandosi alle leggi della natura senza volerle infrangere o cambiare. Qui riconosco la contemporaneità dei contenuti di Hemingway a cui fanno da cornice il suo stile narrativo. Seppur carico di intensità poetica, il racconto può essere letto come un articolo da rivista di pesca con l’uso preciso della terminologia, la scelta scarna di aggettivi e i periodi brevi ed essenziali.

Il vecchio e il mare conferma decisamente la mia aspettattiva verso un premio Nobel della letteratura del 900.

Maria Rosaria Papa

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Un bel libro, scritto da uno scrittore che mi piace molto.

Sintetico, lineare.

I personaggi sono descritti bene, sembra di conoscerli.

Mi sembra di vedere il vecchio, come si muove, curvo, maldestro. Mi sembra di conoscerlo.

Teresa Lananna

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Un libro che scava nel profondo dei sentimenti umani, che tocca le paure più nascoste in ognuno di noi, prime fra tutte la solitudine e la vecchiaia.

“Nessuno dovrebbe mai restar solo, da vecchio...” cit. Mai frase fu più vera, e nonostante il libro non sia stato scritto da un contemporaneo la sua visione della vita è ancora attuale; questo romanzo racchiude tutto un mondo di emozioni al suo interno anche se i protagonisti si contano sulle dita di una mano. Merita senz’altro la sua posizione di capolavoro della narrativa.

Elisa Gironi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
 di Novara “Pagine al Darjeeling”
coordinato da Laura Digianfrancesco:

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Ernest Hemingway Il vecchio e il mare.

L’indomito vecchio pescatore, sebbene siano ottantaquattro giorni senza un pesce alla lenza, ha già attinto dal profondo, fresco cuore del mare, o meglio de la mer, fonte al femminile. Santiago nutre un forte, duro e testardo sentimento per la vita, impulso che riscontra anche in marlin, un pesce enorme che, quella volta, ha abboccato. Il duello in mare è cruento ed estenuante. Per due giorni e tre notti, con l’esca in bocca, marlin tira la barca. Non vuole cedere. Gli risponde Santiago, pronto a morire, pur di sconfiggerlo. Ma i pescecani, contro i quali il pescatore ancora combatte a mani nude, non hanno riguardi e, al porto del villaggio, giungeranno, di marlin, la lisca, la testa e la coda. Manolin, il giovane pescatore, conforterà Santiago. Il vecchio ha dimostrato forza, orgoglio e coraggio, elementi costitutivi di una vittoria nella sconfitta. Il narratore sta sempre all’esterno, descrive i fatti, non commenta. Conosce l’arte della scrittura.

Tiziana Delsale

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Santiago, un vecchio pescatore, ingaggia, con un enorme marlin, un duello che lo porterà a pensare di morire pur di sconfiggerlo. Orgoglio e coraggio possono ancora esistere in un uomo vecchio. La vittoria nella sconfitta!

Ivana Piva

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Il vecchio e il mare, riletto dopo quarant’anni, non mi ha coinvolto come la prima volta anche perché alcune scene (prendere a mazzate i pesci) hanno urtato la mia sensibilità. Rimane naturalmente un cult della letteratura novecentesca e la figura del vecchio pescatore incarna la lotta perenne dell’uomo per non soccombere alla natura anche se poi giunge il crollo di tutte le illusioni. Scalda comunque il cuore il “ragazzo” che non dimentica il suo vecchio maestro e s’impegna ogni giorno ad accudirlo ed aiutarlo applicando quel patto tra generazioni che non dovrebbe mai mancare in qualsiasi società.

Franca Sacco

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Mendoza (Argentina) “Dante Alighieri”

coordinato da Vittoria Di Prizito:

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È un racconto breve, semplice e allo stesso tempo profondo della lotta del protagonista per sopravvivere nonostante le avversità. La semplicità del linguaggio si confronta con l’intensità delle emozioni provocate nel lettore nel corso della storia. Immaginare il pescatore in mezzo al mare, la fame, ciò che pensa e ciò che sente, le silenziose affermazioni che fa su ciò che ha fatto o non ha fatto ... non aver portato cibo, non aver portato più acqua ... come riuscire a procurarsi il cibo ... come il suo corpo accetterà il cibo ...

Immaginavo le sue mani che combattevano contro quel pesce enorme ... le sue dita ferite che stringevano forte le corde.

L’immagine degli squali che distruggono il pesce già legato alla barca di Santiago e il calcolo delle perdite in ciascuno dei morsi ... quella sezione era angosciante.

Infine, solo lo scheletro del pesce mostra le prove dell’impresa….

Gli affetti del vecchio pescatore lo tenevano in allerta durante la traversata in mare aperto, l’affetto di Manolín, lo riportò indietro… la fedeltà del giovane si tingeva di ammirazione e di dolore.

La storia è lo specchio del viaggio che tutti intraprendiamo quando ci lasciamo andare…

Adriana Irrazabal

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La mia scelta è “Il vecchio e il mare” del maestro Hemingway.

Lautore ci racconta la storia di un vecchio pescatore della Cuba del secolo scorso: Santiago infatti non vede un pesce da ottantaquattro giorni, ma non perde la speranza

Il migliore amico di Santiago è un giovane ragazzo che ha imparato a pescare dal vecchio, rapporto che si trasforma nel binomio padre-figlio/maestro-apprendista.

Questo breve romanzo ti trascina nella narrazione e ti fa vivere quello che leggi: si sente il sapore del sale, il caldo del sole, lo scroscio delle onde, si sente lo spirito della pesca.

Mi piace vedere questa storia come una semplice storia umana, della vita e della morte, della speranza che ogni giorno ci dà.

Carla Ventimiglia

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Con la semplicità e i dettagli che solo i grandi autori sanno usare, Ernest Hemingway ci trasporta in un paesaggio marino dove un vecchio pescatore prende il controllo della trama. “Il vecchio e il mare” racconta la storia di un uomo che non riesce da mesi a pescare un pesce nell’isola di Cuba e che, ignorando la sua sfortuna, si getta nel vasto oceano per cercare di cambiare il suo destino. In una barca solitaria, l’uomo ricorderà le gesta della sua vita passata, annegherà nel delirio e cercherà di vincere nel suo lavoro di pescatore combattendo con un pesce ostinato e un banco di pescecani. Una storia austera, senza pretese o ornamenti superflui, in cui il lettore riesce a connettersi in modo tale con il vecchio pescatore che vive il conflitto in prima persona e sente nel sangue la disperazione e la solitudine.

Cielo Gil

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Nella (ri)lettura di questa storia ho trovato un Vecchio che oserei accostare a San Francesco. Un Vecchio che vede in tutte le creature del mare e nel mare stesso dei fratelli che l’accompagnano nel suo pellegrinaggio.

La capacità d’azione e di reazione comulano con l’esperienza del Vecchio, e questa simbiosi fa diventare Il Vecchio ed il Mare un “classico”: il Vecchio riesce a sovrapporsi, superare e venire a capo di ogni situazione presentatagli dal suo solitario viaggio.

Il Vecchio è un uomo generoso e trascenderà la sua vita trasmettendo le proprie conoscenze al giovane ragazzo, che impara il mestiere di pescatore e anche di uomo.

Daniela Marotta

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È la storia di un uomo che si mette alla prova, che nella lotta con la natura, pericolosa, cruda e bellissima, dialoga con se stesso.

La forza, l’astuzia, la resistenza al dolore fisico, alla fame, al sole, al vento, alle intemperie fanno parte del suo personale “autoesame”: l’angoscia del tempo che passa, la vecchiaia che incombe, può essere affrontata solo con la lotta.

Vorrebbe lasciare un’eredità a un giovane, quasi un figlio. Forse è una metafora dell’eredità letteraria dello scrittore.

C’è rispetto per l’avversario (il pesce) che il vecchio non vuole annientare ma uccidere (forse per orgoglio, non solo per sfamarsi).

C’è la miseria dei pescatori, una vita grama, faticosissima.

Lo stile è semplice e lineare, molto descrittivo.

Daniela Santoro

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Il vecchio e il mare (The old man and the sea) di Ernest Hemingway con traduzione di Fernanda Pivano.

Senza ombra di dubbio, questo romanzo è degno di essere annoverato fra i grandi capolavori della narrativa statunitense.

Il vissuto personale dello scrittore e la propria conoscenza della natura e dell’arte della pesca trovano spazio in queste pagine con descrizioni particolareggiate.

Lo si voglia interpretare come metafora o meno, l’impresa del vecchio pescatore cubano di nome Santiago per rifarsi dopo un periodo di sfortuna in mare riecheggia il dialogo interno dell’essere umano che si dibatte fra l’arrendersi e il continuare a lottare.

L’alternarsi del discorso del narratore e delle proprie parole del pescatore, poche ma di grande effetto comunicativo, danno voce a delle riflessioni sulla vita che prima o poi, chi più e chi meno, siamo tutti invitati a porci.

Dario Di Giorgi

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Il romanzo breve racconta una storia semplice: la storia di Santiago che deve lottare contro la sfortuna la quale sembra si sia accanita contro di lui e il giovane Manolo che fin da piccolo lo segue è costretto ad abbandonare la sua barca perché maledetta. Egli però mosso dalla grande passione sia per il mare che per la pesca sfida la Corrente del Golfo per ben 84 giorni riuscendo a prendere all’amo un marlin. Tutto il libro sulla vitalità di quest’uomo che pur stremato insonne e ferito, riesce a portare a riva lo scheletro dell’animale. L’impresa sofferta anche dal lettore, concederà a Santiago un enorme riscatto morale nei confronti di tutti gli abitanti del villaggio. Il finale rende il romanzo pieno di speranza e anche Manolo non rinuncia alla saggezza di questo grande amico. In poche pagine ognuno di noi ritrova qualcosa della nostra vita.

Letizia Di Paolo

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Questo breve ma geniale romanzo è stato scritto da Ernest Hemingway un anno prima di ricevere il Premio Pulitzer (1953). Può essere classificato nel tipo di romanzo psicologico e anche filosofico. È piaciuto abbastanza ai miei studenti adolescenti, anche se credo che possa interessare i lettori di qualsiasi età.

La trama è molto semplice: un vecchio pescatore cubano molto oppresso per non aver catturato niente in quasi tre mesi, decide di partire da solo e di non tornare a terra a mani vuote. Dopo una tremenda lotta di tre giorni e tre notti, ci riesce… ma il bellissimo marlin o pesce spada è troppo grande per la sua barca e finisce per essere mangiato dai numerosi e avidi squali.

Dietro questo semplice argomento, ci sono nascoste altre questioni profondamente più complesse: l’auto-miglioramento umano, la dignità dell’uomo che è arrivato alla vecchiaia, la morte dei sogni e delle aspirazioni, la costante determinazione per raggiungimento degli obiettivi proposti e soprattutto, la lotta dell’uomo solitario contro la natura che può trasformarsi in un mostro crudele.

Il vecchio, grazie al mare, ha la possibilità di dimostrare a sé stesso che ha ancora la forza di combattere e di resistere. Entrambi (sia il vecchio che il gran pesce) sono in realtà dei perdenti: il marlin perché muore, e il vecchio perché torna a casa con solo lo scheletro del prodotto della sua tanto attesa pesca… le sue ambizioni e desideri divorati dagli squali, dagli anni e dalla sua solitudine.

Forse lo sforzo umano può sembrare inutile, ma la differenza tra vittoria e sconfitta non è, in questo libro, così ovvia; i lettori potrebbero pensare che la battaglia sia stata persa e in realtà non è così: potrebbe aver vinto senza rendersene conto.

Marta Marsano

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Un classico senza tempo che parla di passione, di coraggio, di vittoria e di sconfitta, dell’amore e della vita: una grande metafora dell’esistenza narrata dal punto di vista di un uomo che l’ha affrontata a viso aperto, e che grazie alla sua esperienza ha qualcosa da raccontare a tutti noi. Lo stile asciutto, pulito e diretto rende la lettura scorrevole, permettendo di apprezzare appieno le diverse sfumature di significato contenute nella storia… una storia tanto semplice quanto appassionante, e sullo sfondo della “caccia” al marlin più grande che si sia mai visto vi è lo scontro perpetuo tra uomo e natura. L’uno sempre pronto a rialzarsi, l’altra sempre lì ad attaccarlo.

Un libro da leggere e rileggere, assolutamente.

Monica Cianfa

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Il vecchio e il mare, romanzo breve dello scrittore statunitense Ernest Miller Hemingway, per cui vince il Premio Pulitzer nel 1953.

In questa bella storia l’autore racconta in forma molto appassionata e con scrittura semplice Il coraggio e la tenacia di un pescatore nella lotta con il pesce. Dopo 84 giorni in cui non è riuscito a pescare niente, il vecchio Santiago, al largo, riesce a catturare un grosso pesce, un marlin, e cercando di sopravvivere durante tre giorni, cerca di portarlo a terra. Con forza e determinazione fa fronte a tutto. Durante il tragitto è aggredito dagli squali e l’unica cosa che porterà a riva sarà la carcassa del pesce. Il suo amico, un ragazzo che lo aiuta sempre e che inizialmente aveva lavorato con lui, lo aspetta a terra e lo colma di attenzioni ogni giorno, rappresentando il coraggio, la speranza e la fiducia.

La lettura scorre veloce, l’esposizione è chiara e tende ad emozionare.

La storia mi è piaciuta veramente tanto per la perfetta descrizione che l’autore ha fatto dei personaggi e per come è riuscito a trasmettere la fusione dell’uomo con la natura. Si può dire che questo romanzo è un chiaro esempio di come la vita sfidi il destino.

Pagine consigliatissime a tutti gli amanti del genere.

Sandra Vanoli

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Santiago è parte della Terra e conosce se stesso come conosce la Terra anzi, come conosce la mar, il suo mare.

Santiago sa per istinto e per esperienza che la Terra è, come noi, più di quello che appare, perché parla al pesce spada ma parla anche alla sua mano riconoscendo in sé stesso qualcosa di altro rispetto alla mano e nel pesce spada intravede un’anima simile alla sua.

E forse più che nel pesce spada, con la sua forza e la sua bellezza, si identifica con le delicate sterne nere con le vocette tristi che volano sempre alla ricerca di qualcosa senza mai trovare nulla.

Santiago conserva il legame con il mondo che lo circonda, mentre pesca viene pescato e mentre naviga tra le onde sa che la mar, come la sua anima, è piena di insidie e di meraviglie.

Hemingway parla di archetipi trasportandoci, già dalle prime pagine, nella complessa semplicità dell’essenza delle cose.

Silvia Maltempi

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Il vecchio e il mare, di Ernest Hemingway (1952) è un racconto in una isola dei bei Caraibi, dove si svolge la vita di un povero vecchio pescatore e un giovane praticante di pesca. Senza pescare da molto tempo e senza la compagnia del giovane, il vecchio raggiunge un pesce molto grande. Si raccontano le diverse difficoltà, incluse le descrizioni dei tentativi per ammazzare questo pesce, il ritratto della lotta fra il vecchio e la natura ostile, la speranza della sopravvivenza, la bellezza dei paesaggi. Tra le descrizioni inoltre notevoli sono: le tracce sul viso del pescatore che rappresentano il passare del tempo; la tenerezza del giovane davanti alla stanchezza dal vecchio; per lo stesso pescatore, i dubbi fra la realtà e la pazzia; i brutti dettagli dei contatti con i pesci, oppure le belle descrizioni dei dialoghi con gli uccelli, con le stelle, anche con il suo proprio corpo. Questo racconto rappresenta in diverse maniere le difficoltà tra la vita e la morte, tra la natura e le necessità umane, ammirazione, solidarietà, fiducia nel passaggio dall’ infanzia alla vecchiaia.

Sonia Caduto

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Ho immaginato, anzi visto, il vecchio Santiago che lotta prima con il marlin e poi con gli squali; l’orgoglio di riuscire a sconfiggere la mala sorte che lo perseguita da tanti giorni, ma nello stesso tempo il profondo rispetto per il mare e per il pesce tenace e determinato.

Entrambi lottano per qualcosa: il pesce combatte per la propria sopravvivenza; Santiago lotta per dimostrare a sé stesso di avere ancora un valore, di essere superiore a un periodo di pesca sfortunata.

E quando si trova costretto a difendere la preda dagli attacchi degli squali la sua battaglia, dall’esito scontato, non scalfisce la sua statura morale: per esperienza sa di non dover esasperare né la vittoria né la sconfitta.

Teresa Carvelli

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Non tutti i libri sopportano bene la rilettura: questo romanzo di Hemingway gioca con la suspense, e sapere già come va a finire non aiuta.

La lotta del vecchio Santiago con il pesce, con il mare, ma soprattutto con sé stesso, ha il fascino delle sfide eroiche che impongono di superare i propri limiti, di saper resistere, di non accettare la sconfitta. Il grande pesce spada con cui il vecchio ingaggia una battaglia per la vita è forte, calmo, degno del rispetto dell’uomo, non è un nemico ma l’avversario naturale, tuttavia il romanzo è espressione di una visione agonistica dell’esistenza che sembra realizzarsi solo attraverso l’affermazione di sé.

Magistrale lo stile asciutto, essenziale, preciso.

Tiziana Concina

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Senza dubbio The Old man and the sea è un’opera perfetta nella sua semplicità epica.

Si può leggere questo racconto come una metafora sulla vita umana e anche sulla travolgente vita dello stesso Hemingway. Nelle ultime pagine del libro il pescatore si domanda “che cosa è stato batterti? Niente, disse ad alta voce. Sono andato troppo al largo”

Yolanda Russo

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Città del Messico “Dante Alighieri”
coordinato da Ilaria Mombello
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Hemingway inizia con una storia semplice, quella di un vecchio pescatore cubano di nome Santiago che da mesi torna a mani vuote dalla pesca; poi trasforma la storia in un’ode alle difficoltà della vita. Il modo in cui lo fa è estremamente naturale: oltre al suo stile breve e conciso, abbiamo un lavoro magistrale di descrizione. Non costruisce la psicologia dei personaggi usando dialoghi o narratori esterni, bensì lascia creare il senso di ogni personaggio al lettore, in base a come questo si comporta e agisce, proprio come nella vita reale. Direi che questa è la ragione per cui Hemingway ti fa sentire che puoi “toccare” i suoi personaggi. È un libro che, nonostante breve, ti accompagna attraverso un arco narrativo perfetto.

Stefano Cara

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“Il vecchio e il mare” è un racconto semplice, con pochi personaggi.

La storia è ricca di simbologie e metafore, non facili, secondo il mio punto di vista, da intendere tutte con una prima lettura, il che rende affascinante il momento della rilettura del testo attraverso cui si comprende sempre qualcosa in più.

Si tratta della storia di un pescatore ormai anziano di nome Santiago che dopo 84 giorni senza essere riuscito a pescare nulla, riesce a prendere un Marlin e cerca di portarlo sulla terra ferma, seppur con qualche difficoltà. Alla fine l’unica cosa che riuscirà a riportare sarà la carcassa del pesce, ma non per questo è da considerarsi una sconfitta, in quanto il pescatore non si è mai arreso.

Le tematiche più rilevanti secondo il mio punto di vista affrontate in questo libro sono il coraggio, la fiducia, la speranza e la forza di volontà, il tutto incarnato in un ambiente semplice ma una scrittura travolgente che trascina il lettore fino a fargli sentire l’odore della salsedine.
Libro generalmente scorrevole ma in alcuni punti un po’ troppo lento.

Giulia Aiello

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Il mare era tutta la sua vita. Era il suo mondo. Lo conosceva molto bene ed era felice lì. A prendere un pesce non aveva avuto fortuna ultimamente. Però Santiago ne aveva la pazienza e sapeva che il giorno 85 gli porterebbe fortuna per prendere un pesce. Ne aveva 84 senza prendere nulla. Decide di partire con la sua barca in alto mare a cercare un pesce grosso. Gli mancava il ragazzo Manolin. Gli voleva bene. Prima di partire, avevano parlato del baseball, del quale era un tifoso. Ormai, da solo in alto mare, si lamentava di non avere una radio per ascoltare i risultati del baseball in Florida. Dopo una lunga ricerca aveva preso un marlin bello e grosso. Pregava a Dio di dargli le forze necessarie per lottare con il pesce. Aveva ferite nelle mani come conseguenze della lotta e chiedeva a Dio di aiutarlo a ritornare vivo a terraferma. Parlava ad alta voce a se stesso, e parlava al pesce per il quale aveva molto rispetto. Santiago, stanco ma ancora con delle forze rinnovate, ha dovuto lottare con degli squali che attaccarono la barca e mangiarono una parte importante del pesce. Già tornato sulla terraferma da dove era partito, Santiago attracca la barca nel porto. Manolo e i pescatori dell’isola erano sorpresi delle dimensioni dello scheletro del marlin. Santiago e Monolo fano piani per uscire di nuovo con la barca a prendere pesci. Ernest Hemingway, con un linguaggio diretto e semplice, ha potuto ritrarre il modus vivendi dei pescatori in un’isola del caribe. Il romanzo Il Vecchio e il mare è diventato un classico della letteratura universale del novecento. Non per caso, Hemingway ha ricevuto il Premio Nobel di Letteratura nel 1952. Il libro scritto già come una sceneggiatura diventa il film di grande successo girato con l’attore Spencer Tracy considerato anche un classico dell’epoca d’oro del cinema universale.

Mauro Valdés Falco

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Se dovessi scegliere un libro che mi piace e probabilmente continuerà a piacermi con il tempo sarebbe “il vecchio e il mare”. Sebbene ci sono altri testi di Hemingway che sono molto più piacevoli e strutturati, quest’ultimo è un libro che a seconda dell’età del lettore si percepisce e si legge in tanti modi.

Il vecchio e il mare ha una trama molto semplice e lungo la storia ci sono due personaggi che si contrappongono: Santiago e Manolin.

Da una parte c’è la gioventù e la vecchiaia, la fortuna e la sfortuna, proprio come capita a Santiago che dopo 84 giorni non è riuscito a pescare niente, eppure il giorno 85 la sua vita cambia direzione. Il modo in cui lo scrittore descrive Santiago, per me, è la configurazione della perdita di speranza quando siamo adulti. Il vecchio e il mare è quel destino sconosciuto che tutti in nostra vita dovremmo affrontare coraggiosamente.

Zara Orta

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I protagonisti di questo breve romanzo di Hemingway del 1952 sono un vecchio e il mare. Un vecchio di nome Santiago, che ha passato la vita in mare e che ne conosce tutti i segreti, che dietro ad ogni ruga e cicatrice, sotto la pelle bruciata dal sole, è anche lui salsedine e mareggiata.

Il suo silenzio è quello del mare calmo, la sua testardaggine nel voler portare a casa il gigantesco marlin che riesce a pescare dopo 84 giorni di sfortuna, è quella di chi sfida le onde del mare in tempesta. Santiago rappresenta la vecchiaia e la solitudine dell’uomo, ma anche il rispetto per l’immensità e la forza della natura, è il coraggio di chi nuota controcorrente, afferrandosi alla sua vecchia imbarcazione, stringendo forte la lenza, nonostante le mani ardano per le ferite, lottando contro gli squali che vogliono portarsi via il suo tesoro e che alla fine riusciranno nell’impresa.

Una metafora della vita e della vecchiaia, ma anche un tributo ai poveri pescatori di Cojimar che Hemingway ben conosceva, alle loro storie alla taverna del porto, a quei pesci che ad ogni sorso di rum diventano più grandi e spaventosi, a delle vite semplici che poche volte sono protagoniste di un romanzo.

Pamela Rech

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Il paesaggio semplice, a tratti rarefatto, del porto cubano e del mare caraibico scatena l’immaginazione del lettore che è portato a immedesimarsi nel protagonista. Lettore e pescatore sono insieme fin dalle prime pagine, condividendo la speranza della buona pesca e lottando strenuamente contro i pescecani. È inevitabile: la tenacia con cui Santiago si attacca alla vita durante la sua più grande impresa coinvolge anche chi legge. Quel dialogo interiore, che si confonde e si unisce alla conversazione con il grande marlin, compagno e fratello di avventura, è lo slancio perfetto per un’introspezione profonda, potente ancora oggi.

Un titolo normalmente associato a una sorta di trauma adolescenziale, dovuto all’imposizione scolastica, che dà invece un confortante messaggio dopo una seconda lettura a distanza di anni.

Ilaria Mombello

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Il Vecchio e il mare è un libro difficile, lento ma ti tiene lì fino alla fine. Il libro della speranza, della lotta e della pace con la natura, della vita umana tra sogni conquistati e falliti e comunque vissuti.

In un mondo così fragile e volatile, dal primo respiro alla nascita fino all’ultimo desiderio, tra trionfi e cadute, importanti e non, l’unica cosa che ci fa andare avanti è la speranza. Le parole sono il testo della nostra alleata che nel caso di Santiago si muove sulle note del mare. Se la speranza ci sostiene come un bastone, la perseveranza è la nostra arma più importante. Rileggere il libro in questo momento devo dire che gli ha conferito forse anche marcia in più, energia di cui abbiamo bisogno ora più che mai.

Francesca De Luca

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Un grande classico della letteratura, direi mondiale, scritto con uno stile asciutto come la pelle arsa di Santiago, asciutto come la vita semplice ed essenziale dei pescatori di Cuba e talvolta complesso per i termini marinareschi utilizzati.

Ne Il vecchio e il mare è come se ci fossero due voci: la voce delle leggi di natura e la voce del vecchio che le combatte, le accetta, le interpreta (come implacabili, terribili e anche come eque), torna a combatterle e poi ad accettarle in una specie di lotta che non è tanto esterna con la natura quanto un dissidio interiore.

Simona Rupoli

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Si potrebbe dire che tutto il romanzo è un gioco di equilibri tra elementi opposti: il vecchio pescatore e il giovane Manolin, i cui ruoli si possono leggere anche come il maestro e l’allievo; l’uomo e la natura, in una perenne e ambigua dicotomia di violenza del primo sulla seconda e allo stesso tempo di necessità e complementarietà; il destino avverso e la costanza del pescatore, che non vacilla e alla fine “la vince”. Il romanzo, lento come le onde del mare, traccia una storia di per sé semplice, che però nella sua semplicità e nell’ampiezza dei vuoti descritti trascina con sé il lettore, in un vortice sensoriale avvincente che tiene compagnia fino alla fine.

Francesca Gelosa

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Il racconto del vecchio che affronta il mare nonostante siano trascorsi ben ottantaquattro giorni senza mai riuscire a pescare, ha affascinato e continua ad affascinare ogni lettore. La perseveranza è una delle parole chiave con cui si può descrivere il carattere di Santiago, il saggio pescatore che lotta strenuamente contro il marlin gigante. Il mare aperto, le ferite, i crampi e le poche risorse di cibo e acqua non frenano il pescatore nella sua grande impresa: sfidare la sorte avversa e vincere le proprie paure. Il bottino finale purtroppo sarà solo la carcassa del marlin, ciò che resta da un intenso e continuo attacco di squali nella rotta del rientro. Tuttavia Santiago riesce a salvarsi e ad approdare nel suo piccolo e povero villaggio sulle coste cubane. Ad attenderlo Manolin, il giovane allievo e amico che non riesce a fermare le lacrime al rivedere Santiago senza forze ma vivo, affascinato dall’impresa leggendaria appena vissuta dal vecchio testimoniata dalla lisca gigante attaccata alla barca. Le metafore e gli spunti di riflessione che si possono trarre da queste pagine sono innumerevoli e conferiscono un valore unico alla storia abilmente narrata dall’autore.

Raul Garcia

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È uno di quei libri che si possono leggere più volte nella vita, perché offre spunti di riflessione diversi a ogni nuova lettura. Intensità, nostalgia, coraggio e soprattutto speranza: queste sono le emozioni che mi ha trasmesso Il vecchio e il mare, che è un po’ una lunga poesia scritta in prosa, un racconto breve ma intenso, in cui i particolari delle descrizioni (a volte forse troppo minuziose) accompagnano una storia in cui apparentemente non succede molto ma sotto la superficie succede tutto e dove, alla fine, ti sembra quasi che il vecchio Santiago, così ben descritto, sia lì, accanto a te.

Irene Romano

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Un lungo racconto, attraverso il quale riscoprire i valori della speranza e della pazienza. Una favola per adulti da godersi e assaporare con tutta la calma necessaria, tanto per la lettura quanto per la pesca, e per riuscire a catturare il temuto e allo stesso tempo ammirato marlin. Le opere che hanno come protagonista il mare (da questa di Hemingway a Moby Dick, passando per i riferimenti danteschi e molto altro ancora) hanno tutte il grande pregio di apparire metaforiche agli occhi del lettore: il grande mare della nostra vita, se affrontato con rispetto nei confronti della sua maestosità, può portarci ad ottenere grandi ricompense e gratificazioni.

Maria Quirino

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“Il vecchio e il mare” pur essendo un romanzo breve conserva tutta la poetica dell’autore. La lotta quotidiana dell’uomo per realizzare se stesso; la natura ammaliante ma pronta a schiacciarti in qualsiasi momento; il coraggio e la forza di volontà; il senso di morte incombente, ma mai la forza di opporsi a esso. Se i personaggi di “Giungla d’asfalto” li ho considerati dei vinti, definirei il protagonista de “Il vecchio e il mare” un vittorioso. Santiago, infatti, si fa simbolo della rivolta ai propri limiti, alla natura, alla morte: nonostante ne risulti sconfitto, ne esce in parte vittorioso: integro

nella propria dignità, malinconico ma mai disperato, otterrà rispetto e ammirazione al termine della sua impresa, anche se infruttuosa. Hemingway ribadisce che l’uomo non vince mai ma è la fatica che importa e che rimane motivo di orgoglio. Perché “Un uomo può essere distrutto ma non sconfitto.”. Sicuramente è un libro da leggere almeno una volta nella vita.

Sara Terribile

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A volte un pesce rappresenta lo scopo di tutta una vita. È questo che succede al pescatore Santiago quando, in mezzo al mare, riesce a pescare un Marlin enorme dopo una battaglia per poter catturarlo. Il problema è che il pesce è così grande che il vecchietto non riesce a portarlo sulla sua barca. Con l’idea fissa di non lasciarlo scappare, una fissazione che riporta all’ossessione del Capitan Ahab verso la balena bianca, Santiago rimarrà in mare fino a che non troverà un modo di tornare col pesce.

Ambientata nella Cuba degli anni Cinquanta, Hemingway racconta in maniera molto breve una vera storia epica della quotidianità. La lotta di Santiago è la sua ossessione è paragonabile con qualsiasi storia di un uomo che prova a fare qualsiasi cosa per raggiungere un obiettivo. La cosa più bella di questa storia è che risulta universale.

Graziana Di Giuseppe

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Se io dovessi definire Il vecchio e il mare con una parola, io direi che si tratta di una epopea. Ed è che questo romanzo, breve ma molto profondo, è pieno di significati. Fedele a la sua teoria dell’iceberg, in cui quello non detto è più importante di quello effettivamente scritto, Hemingway riesce proporre diverse interpretazioni alla stessa storia. L’avventura di Santiago e la sua folle lotta contro il marlin più grande che abbia mai pescato diventa una parabola. Può interpretarsi come la lotta dell’uomo contro la vita stessa e la ricerca di un senso; ma anche potrebbe rappresentare come l’ingegno umano riesce a sovrapporsi sulla natura e chissà quante altre interpretazioni. Il vecchio e il mare è uno dei libri che permettono diverse riletture perché il lettore trova qualcosa di nuovo ogni volta che torna sulla stessa storia.

Esteban Castorena

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 2 “Lettori Temerari”
coordinato da Patrizia Ferragina
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Questo breve romanzo è forse, secondo me, il libro in cui Hemingway riesce a esprimere con più forza il suo carattere e le sue angosce. È un racconto in cui io ho sofferto, in alcuni momenti, un po’ di claustrofobia e di parecchia solitudine. L’autore riesce con molta potenza a descrivere il momento di grande sofferenza e difficoltà vissuto da un vecchio pescatore, bersagliato dalla cattiva sorte, nonostante la sua capacità e il supporto di un giovane aiutante, perché da settimane non riesce a pescare alcun pesce. Sarà proprio per combattere la sfortuna, la vecchiaia e la debolezza che si inoltrerà nelle acque più profonde molto al largo della terraferma alla caccia di una grossa preda. Grazie ai suoi sforzi e dolori verrà ripagato con la cattura di un enorme marlin, preda rispettata dal pescatore; ciò non basterà a ripagare il vecchio che vedrà la sua preda divorata dai pescecani. Alla fine rimarrà solo una carcassa attaccata alla barca del pescatore che con grande fatica riuscirà a ritornare alla sua casa, dimostrando però a tutti, ma soprattutto a se stesso, che non bisogna mai arrendersi e continuare a combattere con tutta la propria forza e la propria volontà.       

Maria Luisa Albizzati

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Ho avuto il piacere di rileggerlo dopo parecchi anni ed è stato un vero appagamento. Come sempre i suoi romanzi o i racconti sono scritti con quella sua capacità di coinvolgerti mi sono ritrovata a riconoscere l’ambiente; sentire il profumo del mare l’odore del pesce il dondolio della barca il calore del sole, anche i dialoghi non sono mai banali e carichi di calore, insomma non ti stanchi mai ed anche le descrizioni più crude non creano mai imbarazzo. Penso che presto rileggerò un suo romanzo           

Flora Azzollini

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Sono 34 giorni che il vecchio Santiago non pesca nulla ma credendo ancora nella buona sorte, armato delle sue poche forze, delle sue mani stanche e piagate, da solo riprende il mare. Al largo finalmente riesce a pescare un grosso Marlin e cerca di portarlo a terra ma nel lungo tragitto viene seguito dagli squali e riesce a portare a riva solo la carcassa. Libro breve, scorrevole, una storia semplice ma intensa: un rapporto tra l’uomo e la natura, tra gioventù e vecchiaia, forza e debolezza. Vita reale fatta di vittorie e sconfitte, grandi delusioni ma affrontata senza resa, con eroica perseveranza. Ogni frase che Hemingway scrive, le sue descrizioni minuziose ti fanno immaginare ogni scena, ti fa partecipare vivamente a questa lotta, che non è la semplice lotta tra un uomo e un pesce ma una sfida esistenziale: a volte parteggi anche per il pesce. Non c’è un vero vincitore ma il vecchio ha saputo vivere appieno la sua battaglia: nel tramonto della vita ci si può mettere alla prova senza mollare. Tenerissima l’amicizia di Manolin, la sua devota cura.                               

Patrizia Baiocco

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Il breve romanzo ci parla della lotta tra l’uomo e la forza della natura. Il vecchio pescatore Santiago è ridotto alla miseria perché da 84 giorni non pesca nulla ed anche l’affezionato giovane che lo accompagnava è stato costretto ad abbandonarlo, ma ora sente che è arrivato il momento della riscossa. In mare aperto, lontano dalla costa, trova la sua preda e tra loro inizia un duello che, dopo giorni di leale e coraggiosa lotta , porterà il marlin a soccombere. Santiago prova rispetto nei confronti del suo nobile avversario e si cimenta in una battaglia che lo vedrà quanto meno vincitore morale, quando tornerà in porto solo con lo scheletro del pesce, ormai dilaniato dai morsi dei pescecani.

Attraverso i protagonisti delle due opere proposte ci siamo misurati con le inquietudini di un adolescente e con la voglia di rivincita di un vecchio, il primo bloccato e senza apparenti vie d’uscita, il secondo vincitore su se stesso. La mia scelta, difficile, è andata alla complessità e alla non risoluzione di un personaggio che ti resta addosso e più lo conosci e più lo ami.

Annamaria Barletta

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Ho votato Hemingway per la bellezza della sua scrittura, essenziale. La storia, che mi era piaciuta molto alla prima lettura fatta a circa 16 anni, mi convince meno, ma la scrittura continua a piacermi.

Eugenia Biguzzi

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È un libro molto intenso, descrive tutti i sentimenti che il “vecchio” Santiago prova nei giorni duri della pesca: la determinazione nel riuscire a prendere ancora il grosso pesce che gli darebbe tranquillità, la fiducia e l’affetto per il giovane che ha lasciato a terra ma che ora vorrebbe tanto accanto a sé, la forza e l’esperienza di una vita da pescatore che non gli faranno sentire come una sconfitta l’assalto degli squali. Molto bello, è un libro che si legge tutto d’un fiato.

Gabriella Buizza

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Il vecchio pescatore vive in simbiosi col mare e coi suoi abitanti, in una Cuba povera e autentica affacciata sul pescoso Golfo del Messico. Prendendo spunto da sue esperienze dirette, l’autore crea in poche pagine una tensione profonda che coinvolge il lettore e gli trasmette l’ansia derivata dalle difficoltà del pescatore, solo in mezzo al mare, fra esseri più grandi di lui e minacciosi. Sicuramente il riferimento più diretto è alla balena bianca di Melville, ma qui lo stile è molto più asciutto ed essenziale e l’ambientazione diversa. Il pescatore rispetta l’enorme pesce che ha catturato, segue con attenzione e partecipazione emotiva la lotta dell’animale per liberarsi, ma sa che la legge della caccia è questa: anche lui deve sopravvivere e perciò deve vincere. Ma i pericoli, attesi e temuti, sono sempre presenti. Metafora della vita di chiunque di noi!         

Annamaria Ciniselli

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Scrittura classica capace di superare la barriera del tempo. Tratta, attraverso il racconto della pesca epica di un vecchio, solo con la sua preda, nell’oceano, i grandi temi dell’essere umani: la dignità, anche di chi soccombe, il coraggio di chi lotta, di chi sopravvive, e di chi perde, l’importanza del rapporto (e anche della lotta) con l’altro, un altro che si rivela un essere vivente, e di cui, quindi, bisogna avere rispetto. Santiago, il vecchio del titolo, stabilisce una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura e trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, il senso della sua vita. Alla fine la natura si impone: l’attacco in massa degli squali e lo smembramento del grande pesce catturato vanificano in termini materiali l’impresa di Santiago, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione finalmente sconfitta. Infine ma non meno rilevante il legame tra generazioni narrato attraverso la cura premurosa e il rispetto del ragazzo per il vecchio.       

Anna Grattarola Romano

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Ho riletto con grande piacere i due romanzi, curiosa di scoprire l’effetto dopo tanti anni. Sorprendentemente ho confermato le impressioni di allora. Hemingway mi ha decisamente coinvolto di più, mi ci sono ritrovata. Santiago è la persona che sopravvive a tutte le avversità della vita e ogni giorni riemerge nella tranquillità delle forti emozioni vissute che riempiono e caricano la persona. Mi aveva preso da ragazza e lo ritrovo intatto in età matura, sempre vivo ed energico. A ogni rilettura emergono nuovi significati più profondi e si ritrova il senso della vita. La scrittura è inossidabile, immediata nella sinteticità e nella potenza delle parole.        

Marina Landi

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“Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è.” In questa frase il senso più profondo di tutto il romanzo, quello che a molti appare come l’ennesima sconfitta se analizzata bene può rivelarsi la migliore vittoria. Hemingway ribadisce che in fondo l’uomo non vince mai ed è la fatica che importa è che rimane motivo di orgoglio. Questo racconto tratta le tematiche preferite dell’autore, il coraggio dell’essere umano e il suo immergersi nella natura consapevole di sfidarne le avversità senza poterne allo stesso tempo fare a meno. Mi ha colpito il rapporto di affetto tra il vecchio e il giovane, che continua a occuparsi di colui che considera a tutti gli effetti un maestro di vita. È uno di quei romanzi che comunica sempre qualcosa di diverso a seconda del momento della vita in cui viene letto, credo che da anziani lo si apprezza sicuramente di più.

Rita Lopane

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Hemingway descrive con forza, in modo drammatico le vicende del vecchio pescatore Santiago che lotta con forza e determinazione contro la potenza del mare. La lotta contro il pescecane è una questione di vita o di morte, il vecchio nonostante la stanchezza riesce ad avere la forza di ucciderlo e riconosce al suo avversario la forza con cui ha combattuto. Ma il mare si riprende la preda conquistata, altri pescecani mangeranno il grande pesce sotto gli occhi di Santiago che ritornerà vivo alla sua isola dimostrando al ragazzo che si prende cura di lui, di essere ancora un grande pescatore. Il ragazzo ha tanto da imparare dal vecchio pescatore e ognuno dei due ha bisogno dell’altro. “Il vecchio e il mare” è un romanzo sempre attuale, molto intenso che tiene col fiato in sospeso. Bello da leggere perché avvincente, tiene legato alla storia con particolari che solo un appassionato di pesca può raccontare. Un esempio di bella letteratura, intramontabile.

Vilma Marchesi

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“Nessuno dovrebbe mai restare solo da vecchio, pensò, ma è inevitabile” Anche questo libro parla di tempo, e di molto altro, per la verità. Ma a me interessa il tempo. L’ho letto per la prima volta alle scuole medie: avevo forse meno anni del ragazzo. Ho visto Santiago vestire le sembianze di Spencer Tracy. E l’ho immaginato spesso come le foto dell’ultimo Hemingway. L’ho riletto ora che forse ho la sua età. Necessario. Epico. Assagioli diceva: meno scuole per bambini e più scuole per adulti. Perché c’è un tempo per ogni cosa. E forse il tempo per un libro così è l’età adulta. Perché è vero che bisogna imparare a imparare ma non solo da bambini: bisogna continuare a farlo per tutta la vita. E forse far leggere un libro così a chi ancora non è pronto è un rischio. Certo io ne ero rimasta affascinata. Ma si può averne paura, o venirne spaventati, o non aver pazienza…Il ragazzo vuole imparare dal vecchio, e il vecchio ha bisogno del ragazzo. In mezzo c’è l’età adulta, la maturità che significa non aver bisogno di nessuno e saper cavarsela da soli. Inevitabile, dice Santiago. Come i pescecani. “Raccolse tutto il dolore e ciò che gli restava della sua forza e dell’orgoglio da tanto tempo sopito…” Insomma che si può dire di questo libro? Forse si può solo ringraziare che sia stato scritto.

Cinzia Morselli

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Premio Pulitzer nel 1953 e, successivamente, Nobel per la letteratura, il romanzo ha come protagonista Santiago, vecchio pescatore cubano colpito da una sfortuna che non lo abbandona. Ridotto in miseria, sono 84 giorni che non pesca nulla. L’ottantacinquesimo andrà meglio, lo sente. Pesca un marlin, che ancora con l’amo in bocca, inizia a tirare dietro di sé la barca del vecchio Santiago. Ne segue una dura lotta, che prosegue per tutta la notte. La scia di sangue attira uno squalo, poi altri due. Di notte il vecchio raggiunge la sua capanna, si copre con un giornale e sogna la gioventù. Incentrata su un’unica vicenda, la storia coinvolge in modo appassionato. Non un racconto di morte e sconfitta, ma di profonda unione uomo/natura, la natura meravigliosa e crudele. Il mio romanzo è questo: per lo stile di scrittura, giornalistico, semplice e conciso. La tecnica del “monologo interiore” lo eleva al rango del romanzo moderno.

Nicoletta Romanelli

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Il libro “Il vecchio e il mare” racconta la storia di un vecchio pescatore cubano, Santiago, che dopo tre giorni e tre notti in mare, cattura un marlin enorme; la gigantesca preda gli viene però sottratta e divorata dai pescecani. Quello che rimane è un’enorme lisca, ma è il risultato del coraggio e dell’orgoglio del pescatore. Uno spaccato interessante, sui legami generazionali tra il vecchio Santiago e il giovane allievo Manolin, sulle forze della natura e la tenacia dell’uomo. Un libro intenso di umanità, che fa riflettere sul rispetto di ciò che il pianeta ci mette a disposizione: la difesa di un equilibrio fragile per tutta l’umanità. Rileggendo il libro in un periodo di minore stanchezza fisica e dell’anima, sicuramente il giudizio muterebbe in positivo.

Piera Saita

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(preferito) Hemingway è un mostro sacro, lo sappiamo tutti, affermazione più che scontata ma vera come non mai; lo posso affermare dopo aver riletto questo romanzo che ho ritrovato in un’età dove la rilettura è per me un’attività rarissimamente praticata, se non per motivi di lavoro (che ormai da qualche mese mi sono lasciata felicemente alle spalle…). Che emozione nel ritrovare il nome della amatissima traduttrice, Fernanda Pivano, donna colta ed appassionata che in anni di censura fascista ha portato in Italia il meglio della letteratura americana… Emozione fin dalle prime righe, la sensazione di leggere qualcosa di straordinario nella sua semplicità; ogni parola è necessaria, indispensabile, si trasforma immediatamente in immagine, il periodare è perfetto nel suo equilibrio, basta a se stesso. Che dire della vicenda? Mi è piaciuto molto il rispetto con cui Santiago tratta il suo grosso marlin, i pesci sono “i nostri veri fratelli” e ho pensato che ci sono analogie tra la preda divorata dai suoi simili e ciò che accade a tutti noi che affrontiamo le ingiurie del tempo…Santiago sa che non ha alcuna possibilità di successo, ma afferma che “l’uomo non è fatto per la sconfitta” e questo è un messaggio sempre valido, così come l’amore ed il rispetto per la natura ed il mondo animale. Concludo con una nota di speranza: l’amorevole sollecitudine, la cura direbbe Battiato, con cui Manolin si interessa del vecchio pescatore, fornendogli non solo cibo e vestiti, ma anche sapone ed asciugamani.

Mariapia Salfati

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Napoli “Iocisto”
coordinato da Gigi Agnano
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“Quando sei nella merda fino al collo è meglio non abbassare la testa” (Jo Nesbo).

Con “il vecchio e il mare”, Hemingway, che è la Storia della Letteratura Americana, guarda negli occhi Melville e dice “sono io il più grande!”

Hemingway ha l’energia e lo stile di Cassius Clay.

Pur parlando di un vecchio pescatore che lotta con la preda e torna a casa a mani vuote, non celebra la sconfitta o la natura. Celebra la vita (che è senza speranza) e la dignità che ci vuole per affrontarla da uomini. Ne cerca disperatamente la purezza, l’armonia e lo splendore, ma non può non dirne la stranezza o la sofferenza, la malinconia o la tragedia. L’unico tenuto all’amo non è il marlin, ma il lettore.

Hemingway è il più grande scrittore americano. È leggenda. Figuriamoci se può perdere con Asimov!

Gigi Agnano

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Ci ho letto un racconto sulla solitudine cui, a volte, la vita ci conduce. Quel tipo di solitudine che è lontananza dalla terra ferma, che qualcuno di noi ha il coraggio non di subire ma di scegliere, quando si ha la forza fisica di inseguire il nostro destino con una fede talmente cocciuta, da accettare il rischio di essere portati, e non di condurre; quando, nonostante tutte le fortune mancate o le sfortune innate, comunque, in un angolo profondo del nostro cuore confidiamo su noi stessi, sulla nostro dovere di sopportazione, che è, poi, l’unica modalità per vivere sena darci mai per vinti. Ci ho letto anche la narrazione di un’ammirevole dignità, con la quale certi uomini sanno vivere la propria solitudine senza abbandonarsi all’autocommiserazione. Non nascondo la noia e il distacco che ho provato nel leggere le descrizioni ripetute e senza ritmo dell’arte della pesca in mare, ma sopportare la lentezza di una bonaccia narrativa apparentemente senza fine mi ha premiato: senza che me ne rendessi conto in maniera consapevole, la voce del vecchio Santiago è diventa la mia. Vi ho riconosciuto quel pensare e quel parlarsi da soli che, spesso, è il quotidiano di tanti di noi, e che per il “vecchio” Santiago solo l’improvviso «dolore della vita» ne poté smentire l’apparente definitività. Ho assorbito, progressivamente, talmente tanto la voce del pescatore da avvertire anch’io il conforto dell’abbraccio delle lacrime del giovane Manolin.

Marcello Marasco

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“Non hai ucciso il pesce soltanto per vivere e per venderlo come cibo, pensò. L’hai ucciso per orgoglio e perché sei un pescatore. Gli volevi bene quand’era vivo e gli hai voluto bene dopo. Se gli si vuol bene non è un peccato uccidere. O lo è ancora di più?”.

Ecco perché non amo questo libro. Anche qui una distorta idea dell’amore. Io non ci ho visto il rispetto per la natura, ma la sopraffazione dell’uomo sulla natura e l’esaltazione della violenza del più forte sul più debole “il frastuono che facevi mentre lo prendevi a mazzate come quando si abbatte un albero, e l’odore dolce del sangue che avevo addosso” Più che il famosissimo incipit mi ha commosso la storia del marlin che resta accanto alla sua femmina presa all’amo e non l’abbandona fino a che il vecchio, issatala sulla barca, non la squarta. Chi è la vera bestia?

Annamaria Vargiù

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Afferma un robot nel testo I Robot di I. Asimov: “La vostra letteratura invece mi interessa, perché studia l’intrecciarsi delle emozioni e dei motivi che spingono gli uomini a comportarsi in un certo modo”.

Questa affermazione ben si adatta al racconto di Hemingway, dove l’autore riesce a scrivere una storia più reale di come potrebbe essere stata se fosse successa. Scritto nel 1952 ha come ambientazione l’isola di Cuba pre-rivoluzione castrista. È l’isola, uno dei personaggi del racconto, con i suoi odori, il suo mare, i venti e le brezze, le luci del porto da dove comincia e finisce il viaggio del vecchio pescatore Santiago. Il vecchio esce da solo in mare e si spinge al largo, dopo un’estenuante battaglia contro un marlin riesce a catturarlo, i pescecani gli sottraggono la preda, ma il vecchio con coraggio e tenacia riesce a tornare in porto. È sconfitto? No, la sua sfida con il pesce è stata leale, ne ha avuto rispetto. Il vecchio esce vincitore dalla battaglia, ma è un vincitore che non ricava nulla dalla sua vittoria.

Sabrina Piccolo

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L’incipit costituisce tutto quanto ci aspettiamo dal libro “Il Vecchio e il Mare” di Ernest Hemingway.

Santiago è un vecchio pescatore cubano molto povero che da 82 giorni non riesce a pescare neanche un pesce, così l’83 giorno prenderà il mare da solo.

Abboccherà all’amo un enorme pesce spada. Per tre giorni lotterà per avere la meglio sul pesce ma mentre si dirige verso terra i pescecani, nonostante i suoi sforzi per scacciarli, lo divoreranno lentamente. Santiago tornerà sfinito in porto con soltanto la testa e la lisca dimostrando tuttavia quanto coraggio e quanta determinazione avesse. Dimostrava di non arrendersi alla cattiva sorte che lo vedeva per ben 82 giorni vinto. Molto molto bello ma con una scrittura un po’ superata.

Gloria Vocaturo

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Santiago è un vecchio pescatore che da molto tempo non riesce a pescare nulla, tant’è che il padre di Manolin, il suo giovane e affettuoso compagno di pesca, intima al figlio di abbandonare il vecchio perseguitato dalla sfortuna. Ma Santiago ritorna in mare ogni giorno finché si imbatte in un grosso marlin.

Qui inizia l’epica del vecchio pescatore che aggancia il pesce e, per giorni e notti, con una fatica sovrumana, insegue il marlin nel suo tentativo di fuga. La lotta di Santiago con il marlin è la metafora della lotta dell’uomo contro il suo destino, è la dimostrazione che la tenacia e la disperazione rendono l’uomo capace di azioni eroiche e sublimi. L’hanno dato per sconfitto ma Santiago smentisce tutte le voci triplicando le forze, rinunciando a mangiare e a bere pur di avere il sopravvento sulla spaventosa forza dell’essere con cui combatte e sul destino avverso. E che il marlin, finalmente assicurato alla fiancata della barca, sia poi divorato dai pescecani non sminuisce il valore della vittoria di Santiago.

Anna Maria Montesano

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Rispetto ad Asimov si può considerare maggiormente un classico per il tema dell’incontro/scontro tra uomo e natura anche se Moby Dick, per fare un esempio anche all’eccesso o i libri di London, è di molto superiore. Interessante il tema della pesca intesa come solitudine, un momento di analisi interiore, e come mestiere che un tempo era usuale, solitario e anche direi competitivo. La non riuscita di una pesca significava grandi problemi economici ma soprattutto tracollo morale e di credibilità nel paese. Un classico sì, ma ce ne sono di migliori.

Viviana Calabria

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È uno dei romanzi della mia giovinezza. Ho amato Hemingway da subito e il vecchio e il mare è stato uno dei suoi romanzi che ho amato di più. La lotta tra l’uomo e la natura, tra la preda e il cacciatore e la passione per il mare e per le sue profondità. la determinazione dell’uomo nel raggiungere i propri obiettivi sono i temi principali. La scrittura è dettagliata e rude come Santiago!

Claudia Migliore

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Non lasciamoci ingannare. A prima vista Il vecchio e il mare sembra il racconto di una giornata qualsiasi di un umile pescatore. In realtà dobbiamo andare oltre il segno scritto, guardare più in là dell’orizzonte e scorgere la metafora intera della vita umana. Il protagonista, l’anziano e cocciuto pescatore Santiago che decide di andare a pesca da solo senza l’aiuto del giovane ed entusiasta apprendista Manolin e lotta per sopraffare un grosso Marlin col rischio di perdere la vita è, infatti, metafora della determinazione con la quale va affrontata la vita in tutte le sue avversità. Il Marlin che dopo aver dato del filo da torcere si farà catturare, è simbolo di tutti quegli obiettivi che vogliamo e tentiamo di perseguire.

Tutti prima o poi ci troveremo ad affrontare un mare burrascoso e l’importante sarà vincere le proprie paure anche nei momenti di stanchezza e sconforto, al pari di Santiago che, stremato dalla caccia, si accorge che gli squali hanno divorato la preda così faticosamente conquistata e si abbandona al sonno sentendo improvvisamente tutto il dolore delle ferite riportate alle mani durante la pesca.

La pesca diviene un pretesto, un mezzo per conversare fra sé e sé. Non è il vecchio, è la vecchiaia come esperienza di vita che cerca la sua spiegazione e il confronto con il giovane Manolin e la sua spensieratezza del giovane disvela il senso di questa “conversazione”.

Cinzia Martone

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Il “vecchio e il mare” ci trasporta in un mondo fatto di elementi semplici ed universali, una storia che va al di là del racconto in sé, una storia profonda e dalla morale per nulla scontata.

I protagonisti e gli elementi che compongono la narrazione sono simboli di quelle qualità come la tenacia, la speranza, l’ambizione.

Il vecchio pescatore Santiago, con le sue mani ed il volto segnato dal sale, è proprio l’emblema della tenacia mentre Manolin rappresenta l’ottimismo nel futuro. Persino la lunga ed estenuante lotta tra la preda e il cacciatore simboleggia le difficoltà della vita ed il gigantesco Marlin le ambizioni che sembrano a torto irraggiungibili. Su tutto e tutti il mare che con la sua acqua salata rappresenta la cura e ci fortifica.

Hemingway lascia un segno indelebile con questo libro che va letto almeno una volta ma rileggerlo comporta sempre nuove emozioni.

Stefania Adiletta

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Un racconto intenso e vibrante, dolce e amaro, immensamente triste eppure ricco di speranza e fede, soprattutto godibile nella sua apparente semplicità. Ed è proprio in quest’ultima che si rivela tutta la sapienza del grandissimo scrittore che in questa breve opera riesce a mettere d’accordo una trama che sembrerebbe monocromatica con gli infiniti piani di conoscenza, e soprattutto di coscienza. Il tutto operando attraverso i cinque sensi che ogni lettore dovrà adoperare per rimanere in contatto con la “visione” di Hemingway.

Difficile scegliere tra due mostri sacri di tale portata, ma la mia preferenza va a “Il vecchio e il Mare”.

Negli universi paralleli, creati dai due scrittori, infatti, e nonostante il mio noto amore per il genere fantastico e fantascientifico, non ho potuto che preferire l’opera di Hemingway, che mi ha travolto emotivamente, lasciandomi annegare, insieme con il Marlin, in quel mare che mai mi è sembrato più fiero e sconfinato di così.

Federica Flocco

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La trama scarna nulla toglie allo splendore di questa storia sempre attuale, l’incanto dello stile pulito ed elegante di Hemingway ha rinnovato l’emozione che provai leggendolo tantissimi anni fa, in un periodo in cui forse non avevo ancora tutti gli strumenti emotivi per poterne apprezzare il valore in pieno. La magia ammaliante del mare, la solitudine e la malsana idea di creder di essere perseguitati dal destino ci fanno subito sentire immedesimati nello spirito del vecchio pescatore ma ecco che come un guizzo di speranza l’autore nel momento in cui ci si crede piegati alla sconfitta della vecchiaia e delle forze della natura, ci rende più vivi che mai accendendo una fiamma di compassionevole accettazione ad ogni istante della nostra vita. Nulla è perduto davvero se è pervaso dal significato dello sforzo di vivere e di lasciarsi portare dalla vita come un’onda lunga del mare. Ho votato per lui.

Francesca G. Marone

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Le prime righe de “Il Vecchio e il Mare” forniscono la cornice, asciutta, entro cui si dipanerà la storia. Come in un quadro. Il vecchio, malandato Santiago, figura di pescatore quasi archetipa, ha gli occhi vitali ed indomiti, occhi con cui legge il mare.

Occhi specchio della sua anima che è, in Hemingway, la forza dell’uomo che si misura con la Natura, la vera vincitrice, dimensione contro la quale la lotta è impari. Ma la grandezza dell’uomo sta nel suo coraggio di misurarsi con sé stesso e con i propri limiti. Da quella, di lotta, il vecchio pescatore ne esce vincente. Grande è la sua figura anche nel rapporto con il ragazzo Manolìn a cui ha insegnato, fin da bambino, a pescare. Poche le parole tra loro e molti i gesti che suggellano un omaggio all’esperienza di vita vissuta e tramandata attraverso il tempo, nella catena discendente delle generazioni umane. Il vecchio è il percorso di crescita che il ragazzo sceglie per diventare uomo. I leoni sulle bianche spiagge d’Africa, immagine che abita i sogni del vecchio Santiago e che attraversa, come contrappunto esistenziale alla vita di mare, tutto il romanzo, sono un altro toccante e possente atto d’amore dell’autore alla Natura.

Antonella Canfora

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il messaggio che ho ricevuto nel leggerlo è quello che nella vita accade che ci si ostini nel perseguire imprese più grandi di noi, spesso capita di non rendersi conto dei propri limiti e una volta raggiunti i traguardi sospirati si debba godere del momento, senza voler ottenere di più.

Il prezzo spesso è la perdita di ciò che si è ottenuto, da qui la frase, chi troppo vuole nulla stringe.

Annamaria Auriemma

 

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