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Io, Robot di Isaac Asimov
Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Napoli “Iocisto”
coordinato da Gigi Agnano
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Vi ringrazio di avermi “costretto” a leggere Asimov, ma, per la verità, mi sono abbastanza annoiato. Sono racconti prevedibili, ingenui, datati. Non sono riuscito a divertirmi neppure quando il taglio diventa volutamente ironico. La scrittura è di una semplicità disarmante, da fiaba neanche troppo magica o avvincente. Robot impazziti, disubbidienti, filosofi, ribelli, “razionali”, burloni, generalmente mal funzionanti per il sol fatto di aver assunto sentimenti umani, in una carrellata sicuramente variegata, ma dove il leit motiv – o meglio, il tormentone – è un robot costruito per essere al servizio dell’umanità, ma che non funziona per difetti di progettazione causati proprio dall’uomo. C’è un passaggio che può essere la chiave per capire il lavoro di Asimov. Parlano due tecnici:” Abbiamo a che fare con modelli nuovi e occuparcene è il nostro compito, d’accordo. Ma rispondi a una domanda. Perché, perché hanno sempre qualcosa che non va? “Risposta: “ Perché siamo maledetti” Ecco: Asimov racconta il malfunzionamento e la maledizione; ovvero: lo sviluppo tecnologico può darci una mano, ma non ci renderà onnipotenti. Potrebbe essere già abbastanza, ma il risultato finale è, a mio modesto parere, assai deludente.

Gigi Agnano

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Con questa serie di racconti Asimov mi ha illuso. La prospettazione di una quotidianità dove l’amata babysitter di una bambina è un robot oppure la presentazione di un Universo in cui il pianeta Terra è solo una delle innumerevoli regioni interplanetarie, ma anche la descrizione di stazioni orbitanti gestite da robot lavoranti che veicolano sui pianeti i raggi di energia necessari per assicurare all’intero sistema solare la propria sopravvivenza, costituiscono, in definitiva, solo le componenti di un lontano fondale, di uno sfondo del tutto secondario della descrizione del pianete Terra nel 2058 che nel 1950 Asimov auspica, forse, per la nostra Umanità. Il benessere futuro dell’Uomo mi è apparso amarissimo: privo di guerre e di ingiustizie sociali non come esito finalmente maturo di un innato anelito di Giustizia dell’Uomo, ma esclusivamente in quanto conseguenza meccanicistica del lavoro incessante dei tanti Dei ex machinae che, per Asimov, meglio noi sapranno sempre cos’è bene per il destino dell’Umanità. E ciò senza nemmeno la necessità di portare a compimento una sommossa robotica volta a sovvertire l’apparente dominio dell’Uomo sulla Macchina, e per l’effetto governare il pianeta Terra. Non c’è alcun bisogno, perché nel futuro secondo Asimov le macchine gestiranno l’Umano senza togliergli l’illusione di essere lui a dirigerle. Un racconto in gran parte segnato da un solipsismo tecnologico, in cui l’autore ha, secondo me, indugiato troppo e troppo spesso in una reiterata ed a tratti insopportabile, in quanto assolutamente incomprensibile, elaborazione di complessi ragionamenti tecnico-matematici applicativi della scienza e della psicologia robotica, che priva la narrazione di ogni forma di emozione umana. Coerentemente, forse, al “credo” del suo autore.

Marcello Marasco

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Anche se ormai alcuni di questi robot ci fanno sorridere e le storie ci appaiono ingenue, la metafora dell’uomo meno umano della macchina da lui stesso creata è ancora valida. I racconti di Azimov, ormai più che alla fantascienza appartengono al genere della favola e proprio come una favola ci fanno sognare di un mondo in cui l’uomo, come i suoi robot, possa obbedire alla prima legge della robotica “Un robot non può recare danno a un essere umano, né permettere che, per il suo mancato intervento, un essere umano patisca danno.” Se si potesse far sì che gli uomini, come Herbie il robot di “Liar!”, obbedissero a questa legge e capissero che anche “ferire i sentimenti di una persona, mettere a dura prova il suo orgoglio, infrangere le sue speranze” sono danni che si possono arrecare agli altri, forse vivremmo in un mondo migliore

Annamaria Vargiù

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È una raccolta di racconti pubblicati nel 1950. I protagonisti sono robot positronici cioè dotati di un dispositivo immaginario quale è il cervello positronico. Dotati di tale cervello, i robot possono apprendere e compiere in autonomia scelte e azioni. Nel compiere le loro scelte essi sono soggetti alle tre leggi della robotica formulate da Asimov, che sono continuamente ribadite nei racconti e che ipotizzano che la tecnologia, rappresentata dai robot, sia usata in modo etico e non per causare danno agli umani.

Nonostante abbia apprezzato l’ironia che accompagna tutti i racconti e come l’autore sia riuscito a intrecciare l’invenzione letteraria con la verità o meglio verosimiglianza scientifica, non ne sono stata conquistata.

Sabrina Piccolo

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Si tratta di una raccolta di racconti di fantascienza. Nove libri, che trattano di robot positronici, ruotano le loro storie attorno alle tre Leggi della robotica per cui sostanzialmente i robot non devono arrecare danno all’uomo che è il loro padrone.

L’autore è precursore di quella che è una società fatta di macchine e soprattutto tecnologica.

La fine del libro dà il senso di quanto era ben chiaro a Isaac Asimov quasi un secolo fa: “da ora in poi tutti i conflitti saranno evitabili. Solo le Macchine saranno Inevitabili”. Lo ho apprezzato moltissimo.

Gloria Vocaturo

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Ho trovato il libro molto divertente e scorrevole; ho ammirato anche l’inconfondibile e sapiente stile di Asimov ma sono rimasta molto turbata dalla possibilità, ventilata nel romanzo, che un giorno delle macchine possano prendere il sopravvento sugli uomini. Fantasie? No, quello che lo scrittore ci fa intravedere è uno scenario al quale ci stiamo avvicinando sempre più velocemente, con l’uso frenetico che l’uomo fa di macchine, cellulari e computer sempre più moderni, così sofisticati da poter sostituire l’uomo in molte delle funzioni che potrebbe svolgere usando le sue conoscenze e il suo cervello ed evitando la loro definitiva atrofia. Ed è proprio perché ho ancora fiducia nelle possibilità dell’essere umano che ho preferito il secondo libro proposto.

Anna Maria Montesano

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Scritto nel 1950, oggi non ha la stessa forza di un tempo perché il progresso scientifico ha subito grandi evoluzione e ogni giorno si assiste a nuove scoperte. Risulta dunque datato e forse, oserei dire, neanche “classico” nel senso di libro capace di parlare ai lettori in ogni periodo storico in cui ci si trovi. Soffermandomi poi sui racconti in sé, le trame mi sembrano molto semplici e lineari e richiamano sempre un po’ il tema del bene e del male e della dicotomia uomo/macchina che però è molto semplificata e volta a intrattenere in maniera leggera.

Viviana Calabria

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Indubbiamente occorre essere appassionati del genere e io non lo sono. La scrittura è fluida ed efficace ma eccessivamente monocorde, senza grandi balzi. Ecco se dovessi rappresentare in sintesi Io Robot direi che non dà grande emozione, forse perché i robot sono macchine?

Claudia Migliore

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In Io, Robot raccolta antologica di nove racconti, il tema principale è il rapporto che intercorre tra i robot positronici e gli esseri umani, come queste macchine apparentemente senz’anima si relazionino con la morale umana, sulla base delle tre Leggi della robotica.    

Le Leggi rappresentano il primo tentativo di stabilire un’etica vista dalla prospettiva del robot stesso, di ciò che è giusto o sbagliato nel confronto degli uomini. Oggi lo scenario si è ribaltato: ci si interroga su quali siano i diritti e i doveri dell’uomo rispetto alla macchine pensanti. Caposaldo della letteratura distopica, Io, Robot è riflessione attuale, non risolta e non risolvibile sulle problematiche etiche legate alla ricerca in campo scientifico e medico. 

Cinzia Martone

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Asimov con “Io Robot” non scrive solo un insieme di 9 racconti di fantascienza ma ci ha regalato un libro nuovo per il 1950, incentrato soprattutto sul rapporto tra l’uomo e i robot, sulle applicazioni delle tre leggi della robotica e sulla perenne dicotomia esistente tra robot e morale umana. Il ribaltamento che avviene nel suo libro è l’immagine molto più umana dei robot di quanto non fosse mai emersa fino ad allora, in contrapposizione agli stessi esseri umani, da cui dipendono le stesse falle delle creature nei confronti di chi li ha creati. Una lettura piacevole anche per i non amanti del genere, abbastanza accattivante proprio per la semplicità con cui si descrivono elementi ben più complessi ed in definitiva è un libro interessante e non del tutto scontato.

Stefania Adiletta

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Non è sicuramente “Io robot” il libro migliore di Isac Asimov.

Piacevole da leggere, scorrevole nella scrittura, pietra miliare fondamentale per la coniugazione delle tre leggi della robotica, l’opera, risente della giovane età dello scrittore, dell’ingenuità e della necessità di una crescita che si farà totale e completa nella produzione successiva che lo consacrerà come uno dei migliori scrittori di letteratura fantascientifica mondiale.

Federica Flocco

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Sicuramente riconosco ad Asimov una visione avanguardistica e una capacità visionaria altissima. I racconti sono perfettamente incastrati, uno con l’altro, in un crescendo di costruzione che caratterizza ogni personaggio/robot disegnato e quelli con cui interagisce, eppure io non riesco a provare emozioni leggendolo. Il ritmo è veloce e mi ha fatto proseguire senza troppe incertezze nella lettura, e sicuramente l’autore, uomo di scienza, conosceva molto bene anche l’animo degli esseri umani per poter portare il riverbero di certi comportamenti nel modo d’agire anche dei robot. Non essendo un genere da me prediletto non avevo mai letto Asimov e mi ci sono accostata con una certa diffidenza, lo stile piano e diretto rendono la lettura facile ma non posso dire di essermi appassionata. La mia avventura con la fantascienza finisce qui.

Francesca G. Marone

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Romanzo distopico scritto tra il 1940 ed il 1950, “Io Robot” esplora il rapporto, futuristico, tra l’uomo ed i robot da lui creati. Le tre leggi della robotica regolano i rapporti, ma i robot non sono solo macchine. Hanno quasi una personalità, una sensibilità. Asimoov esplora, in questa serie di racconti tra loro collegati, il sottile confine tra umanità e creazione meccanica.

Susan Calvin, la robopsicologa, è colei che studia tale confine insieme a Mike Donovan e Gregory Powell, i collaudatori, a tratti ironici e divertenti nel loro rapporto contrastato. Il tema, ancora attuale, è quello dell’intelligenza artificiale. Quanto può essere umano?

Antonella Canfora

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Nei nove racconti si affronta un tema fantascientifico che ci conduce oltre l’anno 2050, c’è un comune denominatore, la paura, la paura che trasmette l’autore, ossia il presentimento che un giorno i robot, le macchine, possano sostituire l’uomo. L’uomo, che con la sua intelligenza, può fare tutto, come creare i robot e nel leggere questo libro si avverte purtroppo l’angoscia di chi lo ha scritto, ripeto, l’affanno di voler mantenere a tutti i costi la superiorità dell’uomo, che desidera continuare a vivere la sua vita serenamente ma con l’aiuto dei robot di cui non vuole e non può più fare a meno.

Annamaria Auriemma

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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