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L’amico americano di Patricia Highsmith
La Nave di Teseo

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma/Pinerolo “Book club 28”
coordinato da Stefania Tulli
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Il romanzo possiede una trama abbastanza coinvolgente e un discreto ritmo narrativo: non propone accelerazioni vivacizzanti ma neppure soffre di rallentamenti eccessivi che lo appesantirebbero. Le riflessioni di Jonathan Trevanny sulle proprie precarie condizioni di salute, sul futuro che pensa lo aspetti a breve e sulle conseguenze che ne deriveranno per la moglie e per il figlio, lo smarcano dal genere “giallo” vero e proprio dandogli un respiro un po’più ampio, annullando almeno in parte l’aspetto di superficialità che spesso questo genere letterario si porta dietro. A mio parere ci sono però almeno due aspetti negativi: lo stile narrativo piuttosto “datato” e caratterizzato da un uso della lingua forse troppo elementare, anche se devo riconoscere di non poterne attribuire interamente la responsabilità all’autrice non avendo letto il libro in lingua originale, e una strutturazione un po’ troppo ammiccante ad una sceneggiatura filmica.

Paola Bertozzi

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Potrei definire L’amico americano un thriller psicologico-esistenzialista. Leggendo la vicenda del protagonista, il lettore non può fare a meno di immedesimarsi nella sua situazione e chiedersi se la consapevolezza di morire a breve non possa far cadere quei tabù etici e morali che ben definiscono il confine tra il Bene e il Male. Parrebbe di sì quando il nostro protagonista decide di accettare l’incarico di uccidere due uomini in cambio di denaro, tanto denaro da lasciare poi in eredità dopo la sua morte. È così che, piano piano, nella sua mente giustifica la sua scelta, poiché in fondo si tratta di uccidere “solo” dei criminali mafiosi. O forse non è neanche questa la vera molla che può trasformare un comune padre di famiglia in uno spietato killer: e se fosse invece la ricerca di una vita diversa , una vita più avventurosa e adrenalinica?

Mariagrazia Da Re

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Tom Ripley coinvolge nei suoi piani omicidi un giovane malato in fase terminale. In cambio di denaro da lasciare alla moglie/prossima vedova con figlioletto convince il suddetto giovane ad eseguire un omicidio che poi non resterà unico in un crescendo surreale. Mr. Ripley cerca di giustificare queste esecuzioni persuadendo il giovane Trevanny che i soggetti da eliminare non sono persone per bene ma solo mafiosi indegni di vivere. La scrittrice mantiene un tono ironico e leggero quasi scherzoso ma - per me - non è convincente (nonostante il successo ottenuto con lo stesso personaggio in altri libri e film). Un damerino inglese che soddisfa gli sciocchi capricci della moglie, ancorché ereditiera, riceve amici e vicini amichevolmente conducendo una tranquilla vita di agi … poi ogni tanto si trasforma in un killer psicopatico (così lo definisce Camilla Lackberg) per poi tornare alla normalità? Libro scritto bene ma io non lo consiglio per la lettura

Cecilia Bruno

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Partendo dal presupposto che non sono un’amante del genere né ho mai letto libri della pur molto nota Highsmith, il mio voto è andato al suo “L’amico americano” per un motivo molto semplice: l’ho letto in pochissimo tempo tanta la curiosità. Non trovo possa definirsi un capolavoro e non aver letto i precedenti libri dedicati a Tom Ripley è stata sicuramente una mancanza perché sarebbe stato interessante vedere l’evoluzione di un personaggio simile.

Plauso, non tanto alla scrittura che ho trovato molto semplice e poco ricercata, ma ai personaggi. Ripley innanzitutto perché per quanto il protagonista sia Jonathan Trevanny, o quantomeno è la sua storia di discesa negli inferi, se così vogliamo chiamarla, le mille e oltre sfaccettature del personaggio di Tom Ripley mi hanno tenuta incollata.

Il suo modo di pensare, l’atteggiamento nei confronti del bene e del male, come se lui fosse esterno ad esso, uno che si dice sia un assassino, anzi che lo è. Eppure prende a cuore Jonathan e la sua famiglia per questa sorta di senso di colpa nei suoi confronti, ennesima sfaccettatura di questo personaggio “psichiatrico” oserei dire. C’è da dire però che Jonathan sceglie da sé, accetta questo incarico, diventa un assassino e persevera in questo e non la fa solamente per il denaro, è evidente che c’è altro: ricerca di adrenalina, dare una scossa ad una vita destinata a finire presto, desiderio di fare qualcosa che lo metta in pericolo ma che non sia una malattia lenta ed inesorabile. Insomma la Highsmith nel complesso è stata una sorpresa.

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Non amo in modo particolare il genere noir, soprattutto gli episodi troppo cruenti di cui sono farciti e purtroppo anche questo libro ce ne offre una buona dose. Nell’insieme però vi ho trovato alcuni aspetti, se non proprio appassionanti, almeno di un certo interesse. L’ambientazione nella provincia francese: le piccole botteghe, le semplici case borghesi, le lussuose ville avvolte nei giardini mi si aprivano davanti agli occhi invitandomi a entrare. La singolare Figura a due facce di Reeply: esperto cultore di musica arte e botanica, ma anche feroce assassino, intellettuale e carnefice insieme. Trevanny, in apparenza uomo comune, ma con la Fine già segnata dalla malattia: dubbi, apprensioni, paure, mi sembrano efficacemente raccontati. Infine la pessimistica visione della società tutta, piena di ipocrisia e biecamente attenta ai propri interessi: l’avidità di ricchezza - suggerisce l’autrice - può spingere chiunque ad agire in modo perverso, commettendo atroci delitti o accettandoli per opportunismo, come fa la mogliettina di Trevanny, tutta casa e chiesa. Non condivido questo pessimismo, ma è un punto di vista che invita a meditare.

Claudia Scarparo

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La scelta della Highsmith di utilizzare un arco breve di tempo è stata decisamente una scelta azzeccata quanto quella dei due protagonisti che, apparendo inizialmente differenti, si scoprono pian piano al lettore, sempre più simili. La Trama avvincente, articolata con un occhio attento alla caratterizzazione dei personaggi. Nonostante la partenza con il diesel, un’inaspettata sorpresa.

Giorgia Citti

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Gran bel noir della Highsmith in cui non si salva nessuno dal punto di vista etico. Il migliore è Jonathan che una volta presa la sua decisione non potrà più tornare indietro. Nella vita ad ogni scelta fatta si può trovare di pagare tanto e nessuno ti può fare poi lo sconto. Un romanzo soft, d’altri tempi, assolutamente improbabile ma che cattura il lettore portandolo rapidamente alla fine del libro, complice anche uno stile veloce ed essenziale. In questo thriller psicologico, che inevitabilmente ci fa porre molte domande, troviamo un Tom Ripley molto più umano rispetto ai libri precedenti. E diventa inevitabile patteggiare per lui. L’ambientazione dei paesini francesi, con le mogli vanitose, i suoceri ambiziosi, i vicini invadenti ma gentili è resa molto bene.

Clementina Miele

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Trent’anni, inglese, Jonathan Trevanny vive in Francia e precisamente a Fontainebleau con la moglie Simone ed il figlioletto Georges. È un modesto corniciaio che fatica a sbarcare il lunario ed è ammalato di mielosi leucemica.

Tom Ripley, ricco americano di dubbia fama, per una strana forma di cattiveria, sparge la voce che Trevanny ha pochi mesi di vita e suggerisce ad un suo amico/socio, che vuole eliminare dei mafiosi, di ingaggiare Trevanny per ucciderli.

È un romanzo del 1974 ed è considerato un thriller psicologico. Io l’ho trovato un libro triste, con comportamenti insoliti sia da parte di Ripley, il cattivo senza alcuna morale, sia da parte di Trevanny, che accetta di diventare un assassino perché pensa di avere pochissimo da vivere e vuole garantire sicurezza economica alla sua famiglia e anche da parte di Simone: tanto parlare di onestà, correttezza ed etica ma di fronte al denaro si viene a patti anche con la propria coscienza.

È un romanzo maschilista e, per alcuni aspetti, strano, con azioni poco veritiere e decisamente paradossali, che si scalda solo verso la fine. Una nota positiva è la fotografia delle periferie francesi, che è ben tratteggiata sia nelle ambientazioni che nelle persone.

Emanuela Morello

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Ho votato questo romanzo thriller per il buon ritmo e per la trama abbastanza avvincente. Forse non avendo letto i primi due volumi della trilogia si perdono alcuni aspetti psicologici dei protagonisti che rimangono solo tratteggiati. Interessante il finale in cui si mescolano le carte in poche righe, rimettendo in dubbio l’integrità morale dei personaggi.

Alessandra Crosato

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Il romanzo è avvincente. Le vicende si snodano velocemente senza dar spazio a descrizioni che appesantirebbero lo svolgersi dell’azione.

I luoghi possono essere comunque immaginati in modo preciso, grazie ai movimenti veloci e improvvisati dei personaggi e delle loro azioni, dettate più dall’intuizione del momento che da una precisa programmazione. I personaggi sono immediatamente caratterizzati attraverso dialoghi brevi ma incisivi.

J., uomo onesto, un po’ riservato, tutto casa e lavoro, non esita a uccidere per denaro, senza il minimo rimorso: sa che morirà presto per una grave malattia e non vuole lasciare in difficoltà moglie e figlio.

È davvero l’amore così sconfinato per la famiglia, che lo convince a compiere due omicidi senza batter ciglio? È per ingenuità o desiderio di uscire dalla routine che segue Tom, ambiguo e contraddittorio, capace di uccidere a freddo, e dotato contemporaneamente di una strana forma di rettitudine morale che lo spinge ad aiutare l’uomo che lui stesso ha suggerito come possibile esecutore degli omicidi?

Maria Teresa Maloberti

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Un thriller psicologico che descrive le strategie e la vita di mafia. I personaggi sono raccontati nei loro punti di forza e punti deboli, necessari a far comprendere al lettore le dinamiche del libro.

 Un umile e semplice corniciaio che soffre di una malattia che non gli permette di immaginare un futuro a lungo termine, entra a far parte di un mondo “oscuro”, un mondo di intrighi e strategia.

Entra in contatto con un personaggio vendicativo, che in cambio di falsi risultati di visite mediche, di una falsa amicizia, gli propone soldi in cambio di omicidi, coinvolgendolo così in una delle organizzazioni più subdole e crudeli, la mafia.

Fabiana Teoli

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Ripley è l’amico americano che con la scusa di ripulire il mondo dalla mafia compie e fa compiere delitti efferati. È un cinico che non si preoccupa di mettere in giro voci allarmanti sulla salute di un uomo che è sì malato, ma non in condizioni disperate.

Ripley porta Trevanny a credere di essere alla fine della vita per convincerlo a compiere una serie di omicidi e a nascondersi dietro a bugie sempre più stupide per giustificare la gran quantità di denaro guadagnata come killer.

La moglie di Trevanny non accetta le bugie e i compromessi, ma alla fine, forse con schifo, prende i soldi. Non mi piacciono i personaggi cinici e crudeli, oppure deboli e interessati al denaro.

Olga Pons

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Jonathan Trevanny è un uomo con una malattia terminale che ha ormai accettato, e il cui unico rimpianto è lasciare moglie e non veder crescere suo figlio.

La stessa malattia che gli sta togliendo tutto lo rende la persona ideale da coinvolgere nel classico scambio omicidio/denaro. L’opportunità di lasciar in eredità alla sua famiglia del denaro seppur da ricambiare con il sangue, diventa una opzione prima orribile, poi accettabile, che trascina Jonathan fino alla sua forse scontata caduta, l’inevitabile perdita di tutto, dell’amore e della vita.

Un racconto punteggiato da situazioni poco convincenti e personaggi fin troppo ambigui, la cui natura non sempre giustifica pienamente le loro azioni.

Lucia Crollo

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L’amico americano è un ottimo thriller ma molto, forse troppo, complicato. La scrittura è bella e lineare ma l’intreccio della trama fa risultare questo libro, nel complesso, una lettura faticosa che è dominante rispetto alla suspense e all’intrigo, a tratti noir, di alcuni momenti della storia. Probabilmente il giudizio è falsato dalle trasposizioni cinematografiche dei diversi Ripley che non mi hanno particolarmente appassionata. In ogni caso, pur considerandomi una appassionata del genere thriller, questo romanzo non mi ha trascinata nella storia. Peccato.

Eleonora Fioramonti

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Esiste davvero una contrapposizione binaria tra il bene e il male? Quanto le nostre scelte quotidiane influenzano la nostra percezione del bene e del male? Nietzsche ha saggiamente affermato che “non esistono fenomeni morali, ma solamente una spiegazione morale dei fenomeni” e il personaggio di Jonathan Trevanny, la vittima prescelta da Ripley in questa terza “avventura” del personaggio preferito della Highsmith, non fa eccezione. Peccato che la spiegazione morale in questo caso non si sposi mai a una vera introspezione, non travalichi mai nel dubbio e nel rimorso e nel senso di colpa e resti superficiale e rocambolesca al mero scopo ultimo di arrivare all’ultima pagina del libro.

Rosita D’Pria

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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