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L’età dell’innocenza di Edith Wharton
Feltrinelli

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 9 “Le nostre anime di notte per la libreria Popolare di via Tadino”
coordinato da Michaela Molinari:
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Per valutare, da semplici lettori questi due testi di grande successo e diffusione bisogna innanzitutto dimenticare rappresentazioni cinematografiche che sono state tratte da questi due libri.

Se non li si legge nella lingua originale, come nel caso mio, bisogna anche mettere da parte, per quanto possibile, la qualità delle diverse traduzioni che si sono lette, perché il confronto non va fatto sulla maggiore o minore riuscita delle traduzioni.

Fatto questo esercizio di pulizia mentale, ci si può concentrare sui testi, sulla trama, sui personaggi, sulle questioni affrontate, sugli ambienti descritti, sull’efficacia delle descrizioni, sulla tecnica dei dialoghi, e così via.

Pubblicati a pochi anni di distanza 1920, l’uno, 1925 l’altro, formalmente appartengono ad una stessa epoca e società, l’America dei mitici anni venti americani, ma riletti a distanza cent’anni, solo uno appare ancora attuale, cioè si rivela avere la durata di un classico ed è “Il grande Gatsby”, l’altro può essere una piacevole lettura che ci racconta un’altra epoca: ci può incuriosire, possiamo fare lo sforzo per verificare se qualcuno dei personaggi “vive” nel romanzo situazioni
tipiche di ogni tipo di rapporto umano, spogliandole dall’abito e dalle convenzioni dell’epoca.

Perché questa differenza di tenuta nel tempo? A mio avviso perché il primo è un libro vissuto, con personaggi diversi tra loro, ma scolpiti da una scrittura realista, che si impongono per la loro individualità su uno scenario sociale e storico ampio che resta però solo lo sfondo necessario, per quanto magistralmente raccontato, dove si staglia la vita vissuta dell’”eroe” Gatsby.
Al contrario, l’altro è un libro che descrive, osservandolo con grande precisione, un mondo più ristretto e i suoi valori, da parte di una testimone privilegiata che lo racconta mettendo in scena dei personaggi che interpretano i valori di quel mondo. Un libro nel quale è la trama a prevalere, non il personaggio: nessun “eroe” che possa ispirarci oggi.

Duiella Guido

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Il romanzo di Edith Warthon “L’età dell’innocenza”, è una gran bella lettura che non si vorrebbe mai interrompere. Ambientato a New York negli anni 1870, ha donato all’autrice il primo premio Pulitzer assegnato ad una scrittrice. Narra di una società aristocratica ed esclusiva che si nutre di propri modelli e convenzioni al riparo e lontano da ogni altra contaminazione. Il personaggio principale è quello di Ellen, che ci insegna che la vera libertà è un traguardo interiore e personale e si accompagna alla consapevolezza del vedere le cose che ci circondano col necessario realismo

La vera libertà è anche saper rinunciare ai propri sogni per rispettare gli equilibri e i tempi degli altri con l’orgoglio e la forza vitale di cui si dispone. È alla fine l’“innocenza” la vera protagonista del romanzo, rimasta unica sopravvissuta in un tempo di decadenza. Il finale è all’altezza del romanzo, imprevisto e superbo.  

Zeppa Clara

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La ricchissima descrizione degli ambienti e delle atmosfere è il suo grande pregio ma anche il suo maggior difetto: si finisce per perdere la trama mentre ci si muove nelle stanze e tra gli abiti della Gilded Age. Newland è fastidioso per la sua indolenza in gran parte del romanzo: comunque si riscatta nel finale agrodolce. Dopo due terzi del romanzo di finisce per non parteggiare più per la contessa Olenska ma per la sottile e politically correct perfidia di May

Lagamma Antonio e Missaglia Andrea

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L’ho trovato un libro più datato, più cristallizzato in un dato periodo di tempo, con una storia meno originale e uno stile di scrittura più desueto. Non so se questo sia dovuto anche a una traduzione tropo datata(?). forse una nuova traduzione potrebbe aiutare, sta di fatto che dovendo scegliere un solo testo, non ho dubbi a riguardo.

Norcia Cristina

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Tra The Great Gatsby e The age of innocence ho preferito quest’ultimo.

Il primo, infatti, salvo qualche frase “lirica” e qualche riflessione che si ritrova in maniera del tutto casuale, si presenta come una mera descrizione di fatti o di luoghi, soprattutto nella prima metà del libro (e oltre); una criticità che per il vero non è infrequente nei romanzi statunitensi. Il testo suscita così la sgradevole impressione che qualcosa accadrà nelle pagine successive, il che avviene solo in parte (e peraltro in modo tragico).

Nell’opera di Edith Wharton convivono una vicenda vivace, ricca di piccoli colpi di scena, un buon grado approfondimento della psicologia dei personaggi e delle loro passioni, una sottile critica dei costumi borghesi, moralisti e ottusi; aspetti questi non eccessivamente accentuati ma sapientemente e piacevolmente accostati. Lo stile ironico e brillante, impreziosito da sottintesi, e la vicenda umana di Newland Archer, il cui disagio interiore richiama quello del protagonista del Gattopardo, rendono l’opera un grande classico.

Fumagalli Paolo

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È un romanzo da leggere perché restituisce fedelmente l’atmosfera di un’epoca ma a un lettore contemporaneo potrebbe sembrare un po’ troppo polveroso sia nel contenuto che nello stile. È invecchiato senza aver la forza di diventare un classico, nonostante i personaggi sembrino quasi rispondere a topos antichissimi e la trama sia accattivante.

Molinari Michaela

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New York di fine Ottocento è una realtà affascinante e già caotica, fatta di cene, serate all’opera, circoli e viaggi, ma allo stesso tempo ferma nel respingere tutto quello che non sia conforme a usanze e tradizioni. E così anche Newland Archer, giovane e brillante avvocato, sogna di seguire la sua passione lottando contro tutte le convenzioni ma deciderà di adattarsi a percorrere la strada per lui segnata. Quale sarà il bilancio della sua vita? Ci saranno solo rimpianti o la via seguita si sarà rivelata più ricca di affetto e comprensione del previsto?

 Sardiello Francesca

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Sia L’età dell’innocenza che il Grande Gatsby raccontano l’amore in due modi diversi, in due epoche dove la superficialità, la frivolezza, l’ostentazione regnavano sovrane. “L’età dell’innocenza” narra di un amore grande, mai soddisfatto poiché distrutto dalle convenzioni sociali., ma nonostante il grande sentimento e la figura di Ellen 0lenska, donna anticonformista, moderna, indipendente e decisa, io non sono riuscita ad immedesimarmi, non sono riuscita a vivere quel tipo di vita e di passione che la scrittrice voleva descrivere. Ho provato solo noia.

Donzelli Erica

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L’età dell’innocenza è sicuramente un romanzo notevole ma penalizzato da uno stile lento, troppo ricco di descrizioni, uno stile che risente molto del tempo passato. Questo fa si che tutta la narrazione appaia un po’ datata, poco coinvolgente, interessante senza coinvolgere realmente il lettore

Petitto Alfredo

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Archer è un avvocato che appartiene alla classe sociale superiore di New York. La contessa Elen Olexa (cugina della moglie May) lo induce a comprendere la diseguaglianza sessuale e la superficialità del suo mondo.

May, la moglie, è stata allevata secondo i dettami dell’alta Società che ha generato in lei una mancanza di immaginazione e una rigidità nel comportamento, ma, nello stesso tempo, la donna appare spesso manipolativa.
Elen invece è uno spirito libero contro le imposizioni sociali.

Il romanzo è pervaso da uno stato d’animo di tristezza, spesso rassegnata, a volte addirittura compiaciuta, dalla malinconia di ciò che doveva essere e non è stato. Ha il sapore di un romanzo di appendice, rispondente al gusto del grosso pubblico.

Zacco Mary

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Avevo letto anni fa questo romanzo e mi era piaciuto molto. Oggi mi è sembrato più simile a un romanzo di genere e ho faticato a finirlo perché l’ho trovato banale e con una scrittura un po’ artefatta.

Piras Salvatore

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Ho letto per la prima volta “L’età della innocenza”. Dopo un inizio difficoltoso, che non mi invogliava ad andare avanti nella lettura, lentamente mi si è aperto un nuovo/vecchio mondo inaspettato ed estremamente interessante. Ho veramente goduto della lettura di questo romanzo ed è soprattutto per la piacevole sorpresa che ho provato che, dovendo scegliere fra i due, ho dato il mio voto a questo libro, pur apprezzando allo stesso modo entrambe le opere.

Lidia Pala

 

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lanciano "Ex Libis"
coordinato da Maria Rosaria La Morgia

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Ritratto perfetto di un mondo che cerca un immobilismo perfetto. Perfezione di facciata che nasconde, oltre i cerimoniali, inespressi desideri di evoluzione. La presenza viva di Ellen non riesce comunque a scuotere fino in fondo e cambiare le dinamiche sociali e individuali. Forse in questo riuscirà il Novecento con i suoi sconvolgimenti.

Annamaria Ciarelli

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Il romanzo di Edith Warthon non racconta solo una storia d’amore, ma offre l’affresco della New York “bene”di fine 800, una società ormai in decadenza, governata da regole di costume ferree , dove le convenzioni regnano sovrane, lo scandalo non è ammissibile, ma che è sostanzialmente ipocrita, Newland Archer ne è l’espressione perfetta, fino a quando la sua normale esistenza verrà sconvolta da Ellen Olenska, cugina di sua moglie, una donna indipendente, forte, moderna , che rompe il torpore e la “senilità “ di Archer, prigioniero di quel mondo. Attrazione mista a repulsione, dunque, la stessa che il protagonista nutre verso l’innocenza: vorrebbe liberarsi dalle pastoie di un mondo che non gli corrisponde piu, ma non riesce a farlo perché è tutto ciò che ha e che è parte di lui. Rinunciarvi vorrebbe dire rinunciare a se stesso e alla propria vita. L’opera, però, non è di agevole lettura; la prosa complessa, estremamente ricca di descrizioni minuziose di ambienti e personaggi si avvale di un ritmo narrativo lento, specialmente nella prima parte, che rende statica la narrazione.

Rita Crisanti

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Testo sicuramente sontuoso ed elegante ma a tratti leggermente soporifero nella descrizione delle varie famiglie protagoniste. A volte sembra che la storia d’ amore di Archer e la contessa Olenska sia in ombra rispetto alle convenzioni sociali delle famiglie abbienti della New York bene di fine ottocento. La stessa New York diventa la personificazione di regole e convenzioni, quasi come un altro protagonista del romanzo, lontano dall'idea di libertà che essa stessa incarna… Famiglie ricche che formano una comunità chiusa all'interno di una grande città, un clan dal quale è difficile venirne fuori… Un velo di tristezza e amarezza cala sulla figura di Archer che non è riuscito a seguire le sue inclinazioni, i suoi desideri, le sue passioni scegliendo di restare allinterno del clan.

Elvira Martelli

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Pubblicato nel 1920, il romanzo si ambienta nell’ultimo quarto di secolo dell’Ottocento. Con grande capacità di analisi, l’autrice fotografa l’alta borghesia newyorkese di fine secolo, chiusa nella “innocenza” dei suoi valori e nei suoi riti sociali. Via via il lettore va scoprendo che la moralità di quella buona società è formalismo e perbenismo di maniera: è ipocrisia. Il plot si impernia su una trita storia d’amore impossibile, che logora e sfilaccia l’autenticità delle esistenze dei protagonisti, l’avvocato Newland Archer e la bella contessa Ellen Olenska, separata dal marito. Gli ostacoli, riconducibili allo scalpore che susciterebbe il legame tra i due, costringono ripetutamente alla rinuncia ora dell’una, ora dell’altro, un onesto campione del dover-essere. Nei gangli del moralismo conformista rimangono schiacciate le esistenze; neppure all’insorgere di una nuova moralità, sebbene rimasto vedovo, Newland vorrà rivedere la donna amata. In una storia prevedibile, il solo personaggio che “sorprende” è la moglie May, che ha “calcolato”, capito e apprezzato il sacrificio del marito.

Tonita Di Nisio

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La raffinatezza e l'eleganza, il procedere largo e pacato non riescono ad alleggerire la grevità asfittica di una società newyorchese pervasa "da una simulazione di uniformità collettiva" capace "di togliere la vita senza spargimento di sangue". È così per Newland (ironia di un nome) quando "l'orrenda consapevolezza dell'allusione e dell'analogia rispetto all'azione diretta, e del silenzio rispetto alle parole avventate, cadde su di lui come le porte di una cripta di famiglia". È così per May che "aveva vissuto un'esistenza ristretta tanto quanto lo era stato il suo punto vita". Ma forse l'energia che mantiene in vita i personaggi è proprio l'indulgere, eccitante ed eroico, sull'orlo del precipizio, tra il m'ama non m'ama che risuona tra i palchi rosso e oro della vecchia ed amichevole Academy.

Paola Fasciani

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L’innocenza che dà il titolo al romanzo è quella dell’alta società newyorkese e di fine ’800 e consiste in una condizione di vita “senza peccato e senza sgradevolezze”, nel culto del perbenismo e nella cura delle convenienze volti a conservare un sistema di valori basato su ordine, onestà negli affari, moralità. Un mondo asfittico e sempre uguale a se stesso, di cui sono espressione May Welland e Newland Archer, che viene turbato dall’apparire di Ellen Oleska, persona anticonformista e libera, che suscita in lui profonda passione. L’innocenza, il motivo che percoreetutto il romanzo, spesso oggetto dell’ironia della scrittrice, è l’attitudine a non entrare mai in contato col mondo reale, come fa Archer, il protagonista, uomo colto, raffinato, pieno di interesse, ma un “dilettante dell’esistenza”. Emblema dell’innocenza è May, nella sua perenne purezza verginale, che però entra nella lotta e combatte in difesa del suo matrimonio. Un romanzo complesso, questo, e molto articolato, scritto in uno stile ricco ed elegante, con “garbo da miniaturista” nell’evocazione dio ambienti, atmosfere.

Rita Foresi

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Edith Warton sceglie di portare chi legge dentro la New York di fine ’800, mettendo a nudo, attraverso la descrizione minuziosa di luoghi e abitudini, tutta l’ipocrisia della classe dominante formata da famiglie, più o meno ricche, arroccate nella difesa di un “ordine” convenzionale al quale è impossibile sfuggire, pena l’essere messi al bando. È in questa società che si consuma la storia di Newland Archer, giovane avvocato, fidanzato di May Mingott, appartenente a una delle famiglie che contano, e attratto dalla cugina di May, Ellen Olenska, una donna indipendente che torna a New York dopo aver lasciato il marito in Europa. L’incontro con Ellen sconvolge le certezze di Archer, ma non le travolge. La scrittura, straordinaria, di Warton svela il potere negativo della “famiglia” tribù che espelle chi non accetta le sue regole. Ellen è una donna che non cede, non rinuncia al desiderio di essere se stessa, è una donna libera e, dunque, non può far parte del clan. May, invece, dietro la sua timidezza, nasconde la forza di chi si sente parte del sistema e lo difende. Uno scontro sotterraneo, duro e mai violento, quello che si consuma con Ellen. Tra loro Newland Archer, adulto incompiuto, perennemente agitato tra il desiderio di felicità e il rispetto delle convenzioni sociali, un uomo senza coraggio. L’età dell’innocenza è un romanzo potente nella sua eleganza, nel suo denunciare la violenza dell’ipocrisia borghese e perbenista.

Maria Rosaria La Morgia

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New York 1920: uno spaccato della società newyorkese. Teatro, lusso, molto perbenismo.

Un amore impossibile di un giovane avvocato per una donna divorziata è il punto di osservazione di un ambiente molto ipocrita dove la forma e l'avere prevalevano sulla sostanza e sull'essere, così come il pubblico sul privato, persino nei dettagli.

Una critica netta, un invito a guardare le cose come sono: l'attenzione e rispetto dei propri sentimenti, la consapevolezza è il presupposto per l'espressione della libertà.

Una bellissima lettura, per chi ha tanto tempo.

Ezio Bianchi

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Grande qualità di scrittura; descrizione dettagliata e realistica di ambienti familiari e sociali; costruzione efficace di personaggi di età e condizione sociale diverse, delle loro psicologie, di complesse relazioni familiari e di comunità; narrazione emotivamente coinvolgente in grado di inserire me, lettrice di oggi, nella storia d'amore di Archer, di May e di Olenska prendendo le parti ora dell'uno ora dell'altra. Ritratto convincente della società americana dell'epoca, con caratteri ancora vivi in quella società. La mia preferenza è stata determinata dalla capacità dell'autrice di dipingere un grande affresco sociale, una cornice nella quale collocare un'intensa e non scontata storia d'amore che, a mio avviso, vede in May la vincitrice finale.

Luigina De Santis

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Grande romanzo, non a caso ha meritato il premio Pulitzer. L’autrice conduce il lettore alla scoperta della New York “bene” di fine Ottocento, un microcosmo in cui vigono regole di costume ferree e in cui regnano sovrani ipocrisia e conformismo.

Straordinario lo stile senza tempo e l’eleganza con la quale l’autrice descrive

abilmente personaggi e ambienti, sia interni che esterni. Un fascino particolare ha destato in me la figura di Ellen Olenska, una donna che lotta contro atavici pregiudizi, idee tradizionaliste oramai prive di significato, moralismi assurdi che non si conciliano con il desiderio di affermazione del singolo; una donna che con il suo arrivo a New York destabilizza quelle che sembrano essere le certezze della nobiltà newyorkese.

Adriana Vergilj

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Un libro molto amato tanti anni fa… nella scelta sono anche condizionata dai ricordi delle emozioni di quella lettura e dalla storia delle due grandi scrittrici… con maggiore affinità personali e attrazione verso la vita di Edith rispetto ad Elisabeth. Ho trovato insolita la richiesta di riflettere su libri e di conseguenza su scrittrici che hanno comunque uno stabile posto nel percorso del nostro essere diventate donne. 

Ho avuto la necessità, per rispondere all’impegno preso, di soffermarmi sia sulla storia narrata e soprattutto sulle modalità di scrittura. 

 Con L’età dell’innocenza penetro bene nel contesto del tempo e nello svolgersi delle vicende narrate. Trovo delizioso il potermi mettere nei panni dei vari personaggi e alcune frasi del tipo “Oh, penso che una volta tanto invece di spenderlo - il pomeriggio - lo metterò in cassaforte…”

o ancora certe descrizioni sono capaci di incatenarmi “Era una serata invernale di trasparente limpidezza,

con una luna nuova e innocente che brillava sui tetti; e - Archer - il giovane volle riempirsi i polmoni di quella pura radiosità” di farmi cercare la radiosità per i miei polmoni ….

Trovo buona la cura dedicata da Sara Antonelli al testo e la sua Postfazione.

Annarita Frullini

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Una scrittura classica, pulita, che dà piacere leggere, e che con descrizioni quasi minuziose per le cose contrapposte a pennellate leggere sulle anime dei protagonisti, ci parla di un amore impossibile che cerca di farsi spazio in una società borghese e piena di pregiudizi. Senz’altro quel che più si apprezza di questo libro è la purezza dei sentimenti dei protagonisti nella rivolta interiore contro un mondo che non li veste più, e il fatto che pur vivendo una vita in cui non si riconoscono restino fedeli alla loro pur crudele scelta.

Luisa Carinci

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Il racconto del grande e tribolato sentimento tra Newland Archer, avvocato dell’aristocrazia newyorkese e la contessa Ellen Olenska è l’occasione per muovere una feroce critica ad un contesto sociale, contemporaneo all’autrice, ipocrita e perbenista, intrappolato in regole comportamentali che ingessano più dei corsetti indossati dalle signore della buona società. Ellen è l’emblema della ribellione e della volontà di dare spazio alla libera espressione di sé, al di fuori delle convenzioni.

Antonella Fantini

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Un bel romanzo, molto realistico, a volte un po’ lento e ripetitivo, ma si legge con curiosità fino alla fine e proprio nella parte finale da il meglio di se nella sua veridicità e tristezza di un modo di vivere che non riesce a rinunciare a certe convenzioni.

Una storia di altri tempi eppure molto reale nel modo di sentire e di affrontare la vita con le sue responsabilità e convenzioni.

Maria Di Girolamo

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Ci si immerge, inaspettatamente, in un romanzo sgranato con una narrazione apparentemente d'altri tempi, dove vieni accompagnato, con agio narrativo, in relazioni, ambienti, pensieri dei tempi romantici nel mentre questi vanno, man mano, trasformandosi verso una ulteriore modernità. Lo sguardo è quello di un uomo giovane che, protagonista delle vicende narrate, nei tempi divenuto più adulto, decide di non confrontarsi, alla fine, con la nuova realtà delle sue eroine, preferendo conservare la memoria del prima. 

Edvige Ricci

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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