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La calda notte dell’ispettore Tibbs di John Ball
Sellerio

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Mendoza “Dante alighieri”
coordinato da Vittoria Di Prizito
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In un (non tanto velato) omaggio alla cultura classica, l’ispettore Virgil Tibbs porta il lettore per mano in un viaggio per gli inferi della società bianca del sud degli Stati Uniti durante la prima metà del XX secolo.

A rappresentare il versante greco di questo tributo sono le ombre della caverna che raffigurano i pregiudizi degli abitanti di Wells; l’ispettore Virgil Tibbs, arrivato dalla California, abbatterà uno ad uno questi pregiudizi con la pazienza, saggezza e scienza del poliziotto nero trovatosi ad un crocevia del suo destino: dover risolvere l’omicidio di un bianco.

Il filo della narrazione e il dosaggio di suspense tra i capitoli non permettono al lettore di abbandonare la storia.

Naturalmente, il tutto si concluderà nell’happy ending americano e con il necessario buon consiglio in dono dal narratore ai lettori di tutti i tempi.

Daniela Marotta

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La storia si svolge con lo stile di un romanzo “noir” ma senza la pretesa di diventare un classico del genere. Infatti, non troviamo ne” La notte calda dell’ispettore Tibbs” l’atmosfera carica di tensione dei libri di Raymond Chandler, Hadley Chase o Agatha Christie

Purtroppo forse è il principale attrattivo del romanzo, la giovane leggerezza d’animo e le ingenue riflessioni del personaggio Sam Woods quando parla con se stesso.

Un omicidio c’è stato. Il corpo del direttore d’orchestra italiano è trovato da Sam, il giovane poliziotto in ronda quella notte nella piccola città di Wells in Alabama: “l’afa agostana delle due caroline galleggiava spessa e pesante”.

Tre sono gli uomini che devono risolvere la trama del omicidio: Bill Gillespie il capo della polizia che, dopo il primo rifiuto “… quel negretto”, decise di approfittare dei servizi di Tibbs, l’uomo arrivato da Pasadena. Virgil Tibbs un uomo nero trovato da Sam alla stazione del treno, pronto a tornare in California dopo la visita a sua madre. Il primo sospetto colpevole. E Sam Woods il poliziotto in giro quella notte nei quartieri.

Da essere sospetto colpevole (e una volta conosciuta la sua identità di poliziotto a Pasadena) lo stesso Tibbs diventa responsabile dell’indagine.

Tibbs riuscirà non solo a scoprire il colpevole ma a farsi riconoscere tra gli altri per le sue capacità.

Quello che attira l’attenzione nel trascorrere del romanzo è la consapevolezza del poliziotto nero davanti a quelli bianchi rustici e carichi di pregiudizi parziali: posto per Neri, bagni per Neri, vietato stringere le mani al poliozziotto Nero. La consapevolezza di essere un nero in una società ostile. Quando Tibbs parla con il nero Jebb commenta “non sanno da dove cominciare l’indagine e hanno pensato di prendermi come capro espiatorio”.

Oggi negli Stati Uniti il problema razziale resta ma con parecchie e diverse connotazioni politiche.

Iolanda Russo

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Nel mezzo di un crimine che mette in allerta la città, Virgil Tibbs, un detective di colore, arriverà per mettere più tensione nel caso. “La calda notte dell’ispettore Tibbs” di John Ball è un thriller il cui tema principale è incentrato sulla segregazione e discriminazione razziale negli Stati Uniti del XX secolo. Con una trama semplice e senza nulla di sconvolgente, lo scrittore introdurrà una serie di personaggi che ostacoleranno Tibbs e la sua lotta per trovare l’autore del misterioso omicidio. Una lettura con una storia senza pretese, il cui obiettivo è, piuttosto, sottolineare il trattamento spregevole dei bianchi della società americana nei confronti delle persone di colore. Un romanzo consigliato per passare il tempo e per valutare alcuni argomenti ancora attuali che, però, non lascerà un grande impatto sul lettore.

Cielo Gil

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La storia mi ha preso sin dall’inizio tanto che ci ho messo due giorni a finirla, mollavo solo per impegni e dopo riprendevo chiaramente ci mostra problema razziali ma anche sociali e culturali di educazione, si può dire che i problemi o pregiudizi della società ci sono ancora oggi come allora. Devo dire purtroppo che non mi è piaciuta la maniera che si utilizza per far girare la storia cioè ci sono delle cose che mi sembrano o troppa coincidenza o vengono forzate delle situazioni. Per esempio Endicott non può ospitare il maestro Mantovi perché ha una sola stanza che occupa la figlia del maestro così lui, per non disturbare, se ne va in un albergo. Siccome in questo albergo non c’è l’aria condizionata vuole uscire dopo una giornata lunga e nonostante sia notte fonda lo stesso preferisce passeggiare e per queste coincidenze alla fine trova la morte. Penso che sia un po’ strano che una casa così grande come viene descritta, dove gli ospiti sono abituati a fare riunioni importanti e che hanno anche un parcheggio grande… abbia solo una stanza in più. Sam Woods racconta che accompagna Endicott al comando. “Ma quando Endicott si mise a seguire Arnold che lo accompagnava all’obitorio, cambiò idea e si mise a fianco del patrizio” vuol dire che sono una famiglia benestante e non avere posto per ospitare il suo amico mi sembra strano. Poi una altra cosa che mi è sembrata incongruente è che a pagina 222 riga 6 Virgil dice che dopo avere agito male capisce che si è comportato “così” per via della sua razza….credo vogliono dire etnia, perché suona un po’ peggiorativo dire razza e soprattutto in questo libro che fa vedere bene queste differenze Anzi su questo dato un po’ prima Gillespie ha detto a Virgil….”tu fai bene alla tua razza”, e subito chiarisce…”alla razza umana intendo dire”, Chiarisce questo anche per far notare che ha fatto un complimento a Virgil.

Juan Pablo Zanettini

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Questo romanzo giallo, scritto da John Ball nel 1961, ha come protagonista principale un uomo nero, l’ispettore Virgil Tibbs. Nelle sue 223 pagine il libro ci parlerà di come Tibbs, che aspettava tranquillamente un treno per tornare in California, sarà assorbito dall’assassinio del direttore di un’orchestra, prima diventando il principale sospetto ma essendo più tardi l’investigatore.

Il libro racconta come si risolverà questo caso e per farlo Virgil Tibbs dovrà affrontare due sfide: come ispettore, chiarire chi fu l’assassino, come uomo di colore, lottare contro il razzismo.

Diviso in capitoli, troviamo alla fine di ognuno più mistero, le descrizioni all’interno non sono così profonde e non c’è una grande quantità di personaggi. Esiste nella storia una sensazione d’incertezza che fa rimanere il lettore in attesa degli avvenimenti, proprio perché non sappiamo chi ha ammazzato la vittima ma anche perché la situazione razziale con l’ispettore è delicata.

Personalmente un solo fatto di questa opera mi ha disturbato un poco, nel racconto un personaggio viene risaltato come possibile colpevole con grande insistenza si potrebbe dire, questa insistenza fa pensare due cose: o quest’uomo ha commesso il reato (via non molto interessante se si vuole creare suspense) o lui è innocente (più probabile). Ed è questa mancanza di insicurezza propria dei romanzi gialli che mi non mi ha lasciato amare la trama così tanto come avrei voluto. Nonostante questo, il libro è raccomandabile.

Calabuig Z. Bruno

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Il nostro protagonista è un ispettore colto, ben vestito, che ama leggere e di razza nera: Virgil Tibbs contraddice il concetto stesso di inferiorità naturale.

Questo libro è stato pubblicato nel 1965 ed è vincitore del premio Edgar Allan Poe grazie alla versione cinematografica di Norman Jewison.

Il romanzo ha una freschezza narrativa ed una originalità soprattutto per la storia: un romanzo poliziesco che coltiva la speranza di una integrazione ed esprime una condanna diretta verso lapartheid.

Innovativo è il modo in cui l’autore descrive le tecniche investigative della polizia, contiene nozioni di medicina legale, di diritto, di anatomia, di psicologia.

I dialoghi sono brevi e acuti: questo fa sì che la lettura sia fluida e ci tenga, lettori e lettrici del terzo millennio, con il fiato sospeso per tutta la storia.

Carla Ventimiglia

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È un romanzo che esamina l’evoluzione della cultura e dei pregiudizi nei confronti dei neri tra gli anni 1950 e 1960 nel Sud degli Stati Uniti.

Tutti i personaggi bianchi che hanno a che fare con l’ispettore Tibbs e con la sua bravura (che emerge lentamente ma inesorabilmente durante la vicenda) non mettono mai in dubbio – almeno consapevolmente - la loro superiorità.

L’ispettore sembra accondiscendente, fa buon viso a cattivo gioco, mantiene nervi saldi e sangue freddo e accetta il rischio che comporta occuparsi del caso di assassinio in cui si trova coinvolto perché di passaggio nella cittadina.

Il rischio è solo suo, perché gli altri personaggi della polizia, anche quando hanno il comando – almeno apparente – dell’operazione, decidono di sfruttare la presenza di Tibbs, prendendosi il merito di un suo eventuale successo ma addossandogli, invece, la colpa di un ipotetico fallimento.

Verso la fine si intravede, da parte dei vari personaggi, un parziale ravvedimento: cercano di inviare all’ispettore qualche segnale di stima (sempre parziale, con qualche riserva). Il muro resta, riescono a dare una sbirciatina al di là ma poi rientrano nei ranghi e ciascuno nel suo ruolo.

La condizione femminile non è neanche presa in considerazione.

Lo stile è semplice e lineare ma efficace.

Daniela Santoro

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Sud degli Stati Uniti, metà del novecento: un abitante di un piccolo paese è stato ucciso. Un poliziotto mediocre trova un uomo nero aspettando il treno alla stazione. Nero significa colpevole, quindi, lo arresta e lo porta in commissariato. Ma lì, scopriamo tutti che il nero è il bravo ispettore Tibbs, dal Nord. Alla fine, lui collabora con Gillespie, il commissario locale, e scopre l’assassino.

Questo è un giallo abbastanza classico, con l’analisi degli indizi falsi e veri, dati forensi, tecniche poliziesche, insomma, un vero puzzle ben scritto. Ma la sostanza del libro non è questa. Il vero capolavoro è l’ambientazione che tutti sentiamo durante la lettura, una sensazione oppressiva, disagevole: il razzismo. Credo che forse l’altro elemento sempre presente, il caldo, sia il suo simbolo perfetto.

Mariana Ruiz

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La calda notte dell’ispettore Tibbs e Il buio oltre le siepe sono libri che ci lasciano molti messaggi e insegnamenti. Pesonalmente ho scelto Il buio oltre le siepe come il mio preferito di questo torneo, perché mi è piaciuto molto che il personaggio che racconta la storia sia una bambina e con questo il modo di vedere la vita e piú innocente e senza tanti pregiudizi. Credo che sia importante sottolineare come, in diverse situazioni, l’ empatia viene evidenziata come valore fondamentale. Attualmente, in un contesto difficile per tutta l’umanità è essenziale essere empatici con quelli che sono intorno a noi. Se potessi collegare i due messaggi fondamentali di questi libri direi che é importante imparare ad accettare e aiutare le perone che stanno con noi, come nel Libro La calda notte dell’ispettore Tibbs, quando, in un primo momento, i poliziotti non volevano accettare l’aiuto dell’ispettore. E’ anche importante essere capaci di offrire aiuto con umiltà e responsabilità per non fare del male a quelli che ci sono vicini e ci aitutano in quelle situazioni che da soli non riusciremmo a superare.

Marïapïa Secotaro

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Nella letteratura poliziesca di tutti i tempi, spicca questo romanzo di origine americana che afronta anche il doloroso argomento del razzismo. Purtroppo, questo sgradevole soggetto non appartiene soltanto ai tempi passati… anzi, è possibile riviverlo in modo evidente ai nostri giorni, se guardiamo agli eventi accaduti in alcune zone di quel Paese, rivelati dalla stampa mondiale durante gli ultimi giorni di presidenza di Donald Trump.

Il romanzo di J. Balls ha come protagonista un detective di nome Virgil Tibbs, che è lui stesso un uomo di colore. Nel corso di pochi giorni lui deve restare in un piccolo villaggio. Sopporterà molte umiliazioni -dovute al colore della sua pelle- e il disprezzo continuo. Risolverà anche abilmente un mistero di omicidio la cui soluzione viene offerta al lettore alla fine, come dovrebbe essere sempre in questo tipo di romanzo. Gli indizi sono stati precedentemente forniti a chi legge l´opera, come per risolvere il caso da solo. Ma il lettore è sorpreso dalla trama, sviluppata con una suspense continua.

Non c´è dubbio sul successo ottenuto all’epoca da questo libro, portato al cinema e interpretato da attori che hanno avuto modo di brillare nelle respettive interpretazioni.

Marta Marsano

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Città di Wells, Carolina del Sud, anni ‘60. L’ambientazione geografica e temporale del romanzo è funzionale alla vicenda raccontata: ritrovato un cadavere per strada (maestro Mantoli), il primo sospetto su cui si punta è un cittadino afroamericano di passaggio (Virgil Tibbs) il quale, portato dal Capo della polizia (Bill Gillespie) dal poliziotto di ronda (Sam Wood), si identifica quale ispettore di polizia di Pasadena.

Il fatto che a condurre le indagini tese a scoprire il colpevole sia stato proprio Tibbs è l’aspetto che più mi ha attirato a leggere questo libro. In un ambiente ostile il protagonista, pur sapendo di essere il capro espiatorio se le cose non andranno per il verso giusto e di passare inosservato se gli esiti saranno come auspicati, riesce a dimostrarsi all’altezza ed a guadagnarsi il riconoscimento di chi l’aveva sottovalutato in partenza.

N. Dario Digiorgi

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Il razzismo dall’innocenza infantile

Nel sud degli Stati Uniti, durante il periodo della Grande Depressione, Il buio oltre la siepe di Harper Lee racconta l’infanzia e l’adolescenza di Scout e Jem, una coppia di fratelli cresciuti dal loro padre vedovo e avvocato, Atticus Finch. I bambini si adattano agli anni scolastici e alle estati nella piccola città mentre il padre cerca di farli crescere con amore e rispetto per tutti gli esseri umani. Narrato dal punto di vista di Jean Louis Finch (la piccola Scout) tra suoi 6 e 9 anni, il razzismo conosciuto in quella regione viene descritto con l’innocenza di chi non vuole essere escluso dalla società e non puo capire ancora perché si separano le persone diverse. Il romanzo ha dei ritmi diversi dipendendo dai personaggi secondari che intervengono negli aneddoti, ma è collegato dalla descrizione di una bambina intelligente, attenta e sensibile.

Sebbene fino alla prima metà il libro possa essere troppo descrittivo e senza un obiettivo chiaro, poi il palcoscenico e il contesto sociale assumono importanza durante lo sviluppo della storia e permettono al lettore di immaginare le scene quasi cinematograficamente.

Rosina Barberis

 

 

 

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 6 “Critici in progress”
coordinato da Barbara Monteverdi
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Un giallo precursore del genere investigativo scientifico, che oggi abbonda con successo nelle serie televisive. Ma questo romanzo va oltre il poliziesco: scritto e ambientato negli anni ‘60, traccia il percorso psicologico che l’America segregazionista dovette compiere per levarsi di dosso il primo pesantissimo manto razzista. Siamo a Wells, un paesino nello Stato della Carolina in cui l’intolleranza e l’apartheid raggiungono l’isteria di massa. L’ispettore Tibbs non soltanto è un nuovo arrivato, non solo è di colore, ma è anche un uomo istruito e di modi distinti (a differenza di molti bianchi del luogo). La tensione si taglia col coltello: un uomo “diverso” che rappresenta la Legge, dove la legge non è uguale per tutti.

Roberta Mella Simion

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Si tratta di un classico libro giallo, scritto nel 1965, ambientato in una piccola città della Carolina, dove viene ritrovato, durante una rovente notte estiva, il cadavere di un uomo ucciso, abbandonato in mezzo alla statale che attraversa l’abitato. La peculiarità della storia è che verrà incaricato a risolvere l’omicidio un affascinante, colto e intelligente ispettore di colore, prima accusato dell’omicidio e quindi scagionato. La storia a tratti sembra ricalcare un manuale di polizia per risolvere un crimine, perché contiene tecniche, metodi scientifici utilizzati ecc. dagli investigatori, ma diventa soprattutto un atto di accusa della situazione negli anni ‘60 degli afroamericani negli Stati del Sud degli Stati Uniti. Il libro ha quindi due piani di narrazione e l’autore è molto bravo a coniugare il piano poliziesco, nel quale si dipana l’attività investigativa, e quello di denuncia dell’apartheid e di violenza in cui sono immerse quelle comunità. Lo stile è lineare, asciutto con dialoghi stringati e incisivi e il ritmo è incalzante. Il lettore rimane affascinato dal libro perché Ball riesce a tenere il lettore col fiato sospeso al termine di ogni capitolo. Un grande classico poliziesco.

Maria Luisa Albizzati

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Un romanzo giallo che non è intriso di sangue, colpi di scena incredibili e improbabili, gadget elettronici, stampa, media, tv, protagonisti affastellati l’uno sull’altro tra una sparatoria, una surfata sul web e una relazione amorosa che si rivolta nelle lenzuola. Da leggere per il rigore estremo sia della trama che della descrizione, dei personaggi, della società americana degli anni ‘60. L’ispettore Tibbs della polizia di Pasadena, California, si trova a passare nella cittadina di Wells di ritorno da un viaggio di visita alla propria madre, in un’afosa notte d’estate e qui viene coinvolto, prima come indiziato e quindi come investigatore, in un caso di omicidio. La mentalità razzista, e anche la vittima e i suoi parenti, essendo italiani vengono compresi nella categoria degli indesiderati, in una cittadina del Nord Carolina non è cosa di poco conto. L’ispettore Tibbs deve sedersi nella parte di stazione riservata ai neri, non può entrare in un bar a consumare un pasto durante il servizio, e non può stringere la mano ai colleghi coi quali lavora. Non importa chi sia il colpevole: più della suspense, più dell’intreccio, in questo bel romanzo contano la forza dei personaggi e la rappresentazione del loro contesto sociale. Duena Mantoli la figlia italiana della vittima, il sindaco e i suoi consiglieri, il barista stupido e razzista, il capo Gillespie, Sam Wood e, ovviamente lui, Virgil Tibbs, portato sul grande schermo da un’indimenticabile Sidney Poitier.

Lucio Sandon

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Un romanzo giallo avvincente, ambientato negli anni Sessanta, dove l’investigatore nero Virgil Tibbs si muove abilmente sulle tracce dell’assassino ed altrettanto abilmente si muove nell’ambiente razzista e meschino di una angusta cittadina della Carolina: quasi una doppia trama intrecciata. L’investigatore mostra la sua abilità attraverso la professionalità e la competenza acquisite con lo studio e l’esperienza in California; i suoi colleghi, al contrario, sono espressione di un ambito molto provinciale, denso di pregiudizi e privo di qualsivoglia spessore culturale. Infine la sua capacità viene adeguatamente riconosciuta e Tibbs può tornare nella sua amata California.

Da questo romanzo è stato tratto nel 1967 l’omonimo film di Norman Jewison che ebbe grandissimo successo.

Patrizia Santini

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Pur appartenendo al genere poliziesco, sviluppato per altro in modo molto accattivante, affronta una problematica molto più seria ed ancora irrisolta: la discriminazione razziale e non solo.

L’ambientazione risulta ben curata mentre la rappresentazione dei personaggi mi è parsa talvolta un po’ stereotipata se non manichea; lo stile è scorrevole e coinvolgente.

Elisabetta Dedé

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Un libro che ti cattura dalla prima pagina e non ti molla più fino alla fine.

Snello, agile, ritmo sostenuto e ancora oggi (a distanza di 55 anni) moderno.

Ricorda il genere hard boiled, narrando però - nel contempo - una realtà fatta di un razzismo molto ben radicato, supportato da un universo richiuso su se stesso.

E nel mentre tu leggi le vicende di Virgil Tibbs, Bill Gillespie e Sam Wood, rifletti che - forse - quella mentalità così ben descritta, resiste ancora a distanza di anni in alcune aree.

Barbara Olivieri

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Anni Sessanta del Novecento negli Stati Uniti d’America, che sono tanti e diversi fra loro.

Per esempio nella Carolina del Sud vigono tutte le regole del segregazionismo più imbecille inventato dagli uomini. Il colore della pelle decide se puoi entrare in un bar, sederti su una panchina della stazione ferroviaria, dormire in un hotel, semplicemente essere trattato col rispetto che si conviene ad ogni persona.

A Pasadena, in California, Virgil Tibbs è ispettore di polizia, bravo e apprezzato per l’acume nel risolvere casi di omicidio. Ma quando si trova a passare per caso dalla cittadina di Wells, appunto nel South-Carolina, dove è appena capitato un omicidio, il primo sospetto diventa lui. Nero di pelle, con parecchi soldi nel portafoglio, seduto in attesa del treno nella sala d’aspetto destinata alle persone di colore, è sicuramente l’assassino!

Sembra un romanzo poliziesco (e lo è) ma lo sviluppo della trama che conduce all’arresto del colpevole è un lungo percorso di conoscenza, e porta gli abitanti di Wells, in particolar modo i maggiorenti bianchi della città e i poliziotti (bianchi e incapaci) dal razzismo dichiarato al riconoscimento dei meriti e della capacità oltre i pregiudizi. È un piccolo passo; ci sarà ancora molta strada da fare...

Margherita Guizzo

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È un libro che ti conquista fin dall’inizio. La storia è coinvolgente, scritta bene con un pizzico di ironia e con una buona suspense. inoltre c’è il grande tema del razzismo trattato con eleganza e buon gusto. Unico neo di questa traduzione Sellerio e l’utilizzo della parola nero che all’epoca non era utilizzata nel linguaggio comune italiano. Infatti ho controllato l’edizione Mondadori Che avevo in casa e viene tradotto con negro che rende meglio il clima dell’epoca. Comunque un libro che si legge molto bene, molto adatto a questi tempi tristi.

Valeria Fassi

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In una calda notte d’estate, nel paesino di Wells, nella Carolina del Sud, il poliziotto Sam Wood scopre, durante una ronda notturna, il corpo esanime di un direttore d’orchestra. I sospetti cadono sul forestiero Virgil Tibbs, in quanto nero. Virgil Tibbs è un ispettore di polizia californiano che, nonostante i pregiudizi dei bigotti abitanti di Wells, cercherà di collaborare all’indagine. Non sarà certo facile a causa dell’ostilità degli abitanti e dei poliziotti nei confronti di un detective nero.

Carlo Mattioli

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Bello, bellissimo, un giallo vero, classico, come forse non se ne fanno più. Una indagine minuziosa, da investigatori di razza, un territorio ostile da conquistare con competenza e merito. Un uomo che non si lascia scoraggiare da chi lo vorrebbe appeso a un albero solo perché ha il colore della pelle sbagliata. Una trama intensa, un racconto senza tempo. Una scrittura precisa dal ritmo pressante. All’ultima pagina il lettore non può fare a meno di chiedersi che se anche i nazisti avessero dato una possibilità, anche minima, agli ebrei forse oggi l’Europa sarebbe un posto migliore. Senza brutti spettri a darle ancora incubi oscuri.

Antonia Del Sambro

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Il romanzo poliziesco classico è lo strumento per condurre un’analisi della situazione storica della società negli Sati Uniti del Sud alla metà degli anni Sessanta, contrassegnati dal venire al pettine della questione della segregazione razziale. L’ispettore Tibbs infatti, che conduce l’indagine con acume e una conoscenza profonda dell’animo umano, è un nero e si trova a muoversi in un mondo di bianchi.

La scrittura è semplice, ma precisa e accattivante, coinvolge il lettore nella narrazione.

Fernanda Rossini

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Un poliziesco che va oltre il poliziesco. Un romanzo anticipatore del giallo scientifico, che mostra forse per la prima volta ai lettori il metodo da anatomopatologo. Un romanzo fortemente psicologico, che parte dal pregiudizio razziale per arrivare all’accettazione della persona per via dei suoi meriti. Un romanzo kennediano - forse il romanzo kennediano per eccellenza - scritto in un periodo in cui i liberal americani avevano un sogno, lo stesso di Martin Luther King. Un romanzo, infine, che dovrebbe essere letto anche nelle scuole, per capire e per ricordare.

Lara Mei

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Considerando che l’unico elemento comune per me ravvisabile tra il romanzo di Sylvia Plath e il giallo di Ball è l’epoca di pubblicazione (1963 per la Plath, 1965 per Ball), e considerando la distanza tra gli ambienti sociali che fungono da sfondo della narrazione (New York e Boston nel caso della Plath, il profondo Sud degli USA nel caso di Ball) ho ritenuto di assegnare la mia preferenza al poliziesco di Ball, che pure è assai meno congeniale ai miei gusti. Nonostante, infatti, il libro della Plath sia di indubbio interesse letterario ed emotivo, ho trovato il libro di Ball molto gradevole, scritto con uno stile asciutto ed essenziale che ha il sapore dei tempi che furono pur mantenendo ancora forme godibili. Ma soprattutto ho apprezzato molto – e credo che tale aspetto sia ancora di grandissima attualità – il coraggio con cui, negli USA lacerati dalle tensioni razziali, l’autore ha voluto e saputo dipingere un detective afroamericano (obbligatoriamente intelligentissimo, coltissimo e preparatissimo, ma i tempi non erano certo maturi per i “controstereotipi”) che con estremo garbo, modi aristocratici e tanta pazienza riesce non solo a risolvere un caso di omicidio in un’area degli USA profondamente razzista, ma addirittura a tirare dalla propria parte molti esponenti della comunità locale. Un romanzo sicuramente concepito sotto la cifra dello happy end, ma che comunque riesce ad essere veicolo di una rappresentazione vivida e non vittimistica della condizione degli afroamericani negli Usa degli anni ‘60 (e, come recenti fatti di cronaca ci ricordano) persino dei nostri tempi.

Adele Boldrini

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Virgin Tibbs è un ispettore californiano che finisce per caso a Wells, un paese della Carolina, proprio nel momento in cui viene commesso un delitto importante. Come è naturale, il caso viene affidato all’esperto investigatore, che però ha la caratteristica di essere di colore, in un paese dove vige il più rigido segregazionismo e dove i colleghi sono rozzi, prevenuti ed ignoranti.

Il libro si gioca proprio sulla capacità di Tibbs, con la sua competenza, educazione e cultura, di infrangere i tabù e l’ignoranza vigente ed, essendo tipicamente anni 60, risente dello spirito meravigliosamente idealista di quegli anni.

Il libro edito nel 1965 ha vinto il premio Edgar Alan Poe, ma sarà sempre ricordato per l’interpretazione di Sidney Poitier nel film del 1967, che valse l’oscar.

Cristina Di Gregorio

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A livello narrativo, il romanzo si sviluppa tra la storia poliziesca e lo spaccato della condizione razziale nell’America di metà anni 60. Un delitto, una coincidenza e un confronto leale e professionale tra i detective e i personaggi coinvolti nella soluzione del crimine sono il filo conduttore di un noir diventato una pietra miliare, soprattutto per la sua trasposizione cinematografica. La lettura è veloce e godibile e la trama gialla crea la necessaria suspence; ma quello che risulta più interessante è seguire l’evoluzione dei rapporti tra l’ispettore Virgil Tibbs- detective in una California libera dalle questioni razziali e capitato per caso in una cittadina del Sud ancora avvolta nei pregiudizi – i suoi colleghi poliziotti e i cittadini. Man mano che il caso si risolve, si evolvono anche le interazioni e il rispetto reciproci.

Nicoletta Cicalò

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vigevano “Circolo Bibliosofia della La biblioteca di Mastronardi”
coordinato da Raffaella Barbero
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Quando si legge il libro, non si può non pensare al magnifico film di Norman Jewison con Sidney Poitier e Rod Steiger del 1967 con il blues eseguito da Ray Charles. È un giallo, ma è anche una lezione di storia. Tibbs porta avanti tecniche poliziesche attuali e ci accompagna passo passo nell’indagine fino alla scoperta dell’assassino. Nello stesso tempo respiriamo l’atmosfera razzista di cui erano permeati gli stati del sud dell’America ancora negli anni sessanta.

Insomma un libro perfetto.

Mariabianca Barberis

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L’ispettore Tibbs, nero, in una piccola comunità della Carolina, dove il segregazionismo è alla base delle relazioni umane, si trova, casualmente a dover dirigere le indagini su un efferato delitto.

Il romanzo restituisce il clima di ottuso razzismo, che cede, con difficoltà, di fronte alle evidenti doti investigative dell’ispettore.

Il poliziesco, datato anni 60, risente del clima culturale del tempo, dove il “nero” può “riabilitarsi” solo se dotato di eccellenti qualità.

Una voce contro il razzismo, ma a determinate condizioni...espressa con un linguaggio scorrevole e tipicamente americano.

Maria Luisa Bertolotti

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Con molto piacere ho riletto questo libro che la casa editrice ha giustamente inserito nella collana “La memoria”, considerato appartenente al genere giallo. La commentatrice della post fazione lo individua nel filone classico ed in effetti segue abbastanza fedelmente i canoni del genere. Vorrei tuttavia far notare come il variare del punto di vista narrativo (il protagonista del titolo ad es. viene presentato come lo vede Sam Wood, dopo che avviene il delitto e dopo che entrano in scena gli altri personaggi che chiariscono al lettore l’atmosfera razzista e il segregazionismo esplicito di molti luoghi) rende più agile e interessante la lettura. La mia scelta è caduta su questo libro proprio perché se lo scenario appare del tutto sorpassato, il sentire e il giudizio degli esseri umani sui loro simili è ancora viziato da pregiudizi. Da qui l’utilità di una riflessione.

B.M.G.

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In questo libro si racconta un caso di omicidio, nel quale viene coinvolto l’ispettore Tibbs, agente di colore, che attraverso la sua personalità e le sue abilità, nonostante i suoi colleghi e la società. ancora razzista in quegli anni, riesce non solo a risolvere il caso, ma riesce anche ad essere riconosciuto come un ottimo ispettore di polizia.

Il giallo risulta interessante non solo per la trama, ma anche dal punto di vista sociale, perché Tibbs con gentilezza ed intelligenza riesce a farsi apprezzare come persona e come professionista. Appassionante lettura, che permette di sentirsi coinvolti dall’inizio alla fine.

C.G.

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Il libro di Ball sa coniugare il classico stile giallo con la denuncia della condizione dei neri nell’America degli anni sessanta, più precisamente della Carolina, stato assolutamente segregazionista.

L’autore usa dialoghi semplici e chiari anche se, talvolta, lo stile è un po’ sbrigativo e poco descrittivo.

Avevo visto il film tratto dal romanzo e quindi, durante tutta la lettura ho avuto davanti agli occhi i due interpreti principali: lo splendido Sidney Poitier e il burbero Rod Steiger che hanno contribuito al mio giudizio favorevole sul libro.

Ball, comunque, descrive assai bene la situazione dei neri in quegli anni in cui l’ odio razziale era dominante.

Laura Coppo

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Libro scritto negli stessi anni di quello della Plath, ha un respiro completamente diverso: tanto il libro della Plath è personale e, per dirla con le sue stesse parole “asfittico”, tanto questo di Ball è “corale” e sociale.

L’occasione narrativa è quella di un classico giallo: c’è un omicidio e un ispettore che scopre il colpevole: ma il libro esprime ben altro. Racconta con efficacia una certa America del profondo sud, dalla mentalità retrograda e razzista. Il personaggio al centro della vicenda, nonostante il titolo, è il poliziotto Sam Wood. È un ragazzo semplice che però, attraverso l’incontro casuale con un ispettore di colore (Tibbs) in grado di risolvere il caso, riesce almeno parzialmente a superare i

propri pregiudizi verso i neri 

I colpi di scena non mancano e tengono vivo l’interesse del lettore. Chiuso il libro

rimane il ricordo del sapore di una certa realtà: forse aiuta un po’ a capire l’elezione USA del 2016 (tanti anni dopo la scrittura del libro!).

Simonetta Depaolis

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Testo molto scorrevole che attira l’attenzione fino alla fine. Oltre ad essere la celebrazione del trionfo della giustizia è anche la rivalsa di un ispettore nero, che nonostante l’ostilità razziale da dover affrontare, riesce tramite la sua gentilezza, umiltà, intelligenza e astuzia a farsi accettare ed apprezzare dai suoi colleghi temporanei.

B.F.

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Una perfetta sceneggiatura per un film (appunto), la prosa asciutta essenziale, frasi brevi, pochi aggettivi. Ball delinea i caratteri dei personaggi mostrandoceli nelle loro azioni.

Il clima è pesante nella piccola città di provincia per il caldo afoso e per l’incredibile razzismo serpeggiante. L’Ispettore Tibbs raccoglie gli indizi in modo sapiente, con la maestria appresa in un curriculum impensabile nella immobile città di Wells. Il protagonista nero ci è subito simpatico per la sua calma, per la sua tranquilla autostima che gli consente si essere solo appena sfiorato dagli atteggiamenti razzisti degli altri personaggi, anzi la sua personalità positiva riuscirà a mutare il modo di pensare di coloro che frequenta durante l’indagine.

È un libro che si legge velocemente e che ti lascia soddisfatto di averlo letto anche se il delitto non ha un movente ed è solo preterintenzionale (piccola delusione).

Giuliana Clotilde Gabet

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Rilettura piacevole di questo giallo che procede in parallelo con le immagini del film che si

snodano man mano nella nostra mente.

Un giallo tutto sommato tranquillo senza grandi colpi di scena, con un ispettore nero

protagonista che attira su di sé tutta la nostra simpatia mentre condanniamo il modo in cui

erano considerati i neri all’epoca!     

Un segregazionismo che stringe il cuore e fa pensare a situazioni ben peggiori di quelle descritte in questo libro. E non è detto che ancor oggi...

Marinella Gagliardi

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Il romanzo, rispettando le caratteristiche del “noir”, subito si rivela interessante ed attira l’attenzione del lettore. Certamente nel corso della lettura non si può non pensare alle indimenticabili immagini del film con i suoi protagonisti e ciò sta a dimostrare che la sua fortuna è legata anche alla fedele trasposizione cinematografica che a sua volta deve molto al tema principale che ha ispirato l’autore e cioè quello della difficile integrazione razziale, non disgiunta da un’avversione verso l’apartheid e dalla speranza della vera democrazia. La ricerca del colpevole e lo studio della scena del crimine sono estremamente innovativi per l’epoca in cui è stato scritto il romanzo. In questo scenario entrano prepotenti i sentimenti personali dei personaggi fino ad arrivare al dramma psicologico. Particolarmente interessante la fragilità del capo della polizia il cui profilo si sviluppa gradualmente nell’interazione con l’ispettore Tibbs. Infine da sottolineare l’estrema eleganza con cui si trasmette il messaggio di condanna del provincialismo di alcune realtà sociali dell’America di quegli anni in cui mentalità limitate e ignoranza portavano inevitabilmente al razzismo. Insomma un bel ripasso di storia per ricordarci quanto duro sia il cammino verso la vera uguaglianza.

Filomena Martoscia

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Il romanzo presenta la canonica architettura compositiva del giallo: omicidio, ricostruzione delle circostanze del delitto, individuazione dell’assassino. Tutto sembra accadere con linearità e chiarezza, salvo la novità, l’effetto sorpresa introdotti a conclusione di buona parte dei capitoli. Il libro è il trionfo del contrasto per la presenza di personaggi dalla differente natura intellettiva e culturale, dal diverso peso sociale, politico ed economico, dalle mire segrete di affermazioni personali. Teatro della vicenda è la cittadina di Wells, polverosa ed asfittica, sempre pronta a difendere con arroganza e violenza la presunta superiorità di razza. La presenza di un ispettore di colore, che, come un deus ex machina, riesce a risolvere in breve tempo il caso, scalfisce però poco la cancrena del pregiudizio sotto cui agonizza la cittadina.

T.R.

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Libro votato “La calda notte dell’Ispettore Tibbs” di John Dudley Ball.

Nel leggere questo libro si segue la vicenda del giallo e contemporaneamente anche la realtà della

segregazione razziale dell’epoca.

L’ispettore Tibbs, il nero maltrattato e imprigionato all’inizio ne esce vincitore: per metterne in luce

le doti, è svilita in modo persino troppo ingenuo la figura del capo della polizia bianco, un perfetto

inetto. A parte questo, si segue volentieri l’evolversi di questo giallo, un classico del resto nel suo

genere.

Rinaldo Santi

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Scritto da John D. Ball e pubblicato nel 1965, negli anni dei movimenti per i diritti civili dei neri, di Martin Luther King e di Malcom X, da questo poliziesco di denuncia civile è stato tratto il pluripremiato film di Norman Jewison con Sidney Poitier e Rod Steiger. È ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti, in una cittadina dove vige la segregazione razziale, in una atmosfera pesante, non solo per il caldo. Come responsabile di un omicidio eccellente, la polizia arresta un uomo per il solo fatto che è nero, sconosciuto e in attesa di un treno. Con grande imbarazzo del capo della polizia, si scopre che il presunto assassino, è un detective, molto apprezzato, della polizia di Pasadena. Conoscendo la poca esperienza della polizia locale, il detective Tibbs viene incaricato di risolvere il caso.

La trama narrativa è ben costruita, i dialoghi sono brevi, intensi e concisi. Gli ambienti descritti sono solo interni ed essenziali. Il lettore è subito coinvolto e avvinto fino alla fine. L’originalità del romanzo è nel confronto fra la grande dignità e intelligenza di questo afro-americano colto, con grande self-control, preparato e a conoscenza delle tecniche investigative, e i poliziotti locali e i gli abitanti, ignoranti, pieni di pregiudizi e incapaci di rendersene conto.

Anna Signori

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Lo scrittore americano John Dudley Ball (1911-1988) da vita alla figura di Virgil Tibbs, ispettore di polizia, di Philadelphia, finito per caso in un paesino della Caroline nel giorno in cui e stato commesso l’omicidio d’un ricco industriale del posto.

Il romanzo, classico giallo in cui i colpi di scena non mancano e mantengono il “ suspense” del lettore, si sviluppa su due binari. Uno è l’indagine alla ricerca del colpevole ed il contrasto tra i metodi sbrigativi della polizia locale, e quelli scientifici dell’ispettore della grande città.

D’altra parte il negro ben vestito ed educato Tibbs, contrasta con la povera popolazione di colore locale. L’autore fa emergere il dramma psicologico del rapporto e scontro tra le due razze, in uno stato americano ove imperano ancora i vecchi preconcetti razziali.

Sebbene un po’ datato, il libro, edito dalla Sellerio, è interessante e ben tradotto da Alfonso Geraci.

Con la sua gradevole e scorrevole lettura John Ball fa emergere una denuncia civile, dando al finale una speranza d’integrazione razziale.

Graziella Tognetti

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La narrazione scorre veloce e molto piacevole per me che “vedo” i personaggi con i volti, movenze e interpretazioni di Sidney Poitier e Rod Steiger del celebre film del 1967.

Facilmente ci si immerge nella cittadina del profondo sud degli Stati Uniti con situazioni, vicende e personaggi perfetti secondo i crismi del poliziesco di quegli anni qui però un po’ ingenuo e scontato ma con una sua credibilità per la tessitura lineare della trama e la caratterizzazione dei personaggi che entrano diretti nell’immaginario del lettore. Così si passa sopra sull’evidente leggerezza con cui si trattano temi forti come il razzismo perché è molto facile percepire la sua assurdità quando il “nero” è intelligente, educato, elegante, misurato nei modi in aperto contrasto con gli altri personaggi della scena. Stesso sistema della trattazione edulcorata del razzismo con lo splendido “nero” di Poitier nel film “Indovina chi viene a cena”. Ball è qui tutto misurato anche su possibili scabrosità dovute alla vicenda. Un poliziesco quindi di perbenismo americano molto lontano dai noir estremi del nostro tempo. In linea anche il rasserenante happy end con tutti i personaggi in rispettosa amicizia. C’è da uscirne molto rilassati.

Gabriella Vezzosi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Bologna5 “Un libro in borsa di Biblioteca Salaborsa”
coordinato da Rosalia Ragusa

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Mi piace leggere i gialli e questo mi è piaciuto molto.

Nonostante la storia non mi fosse nuova (ricordavo bene il film e il protagonista ancor prima di iniziare a leggere per me aveva il volto di Sidney Poitier) questo giallo mi ha divertito e coinvolto.

Perché al netto dell’ambiente in cui si svolge a della questione razziale che pervade la storia , questo è un classico giallo , in cui il protagonista è un arguto investigatore che con la capacità di osservazione , deduzione e l’esame sistematico e scientifico delle prove risolve un delitto ; con tanto di aiutante improvvisato e meravigliato dalle capacità del protagonista e scena finale nella stanza dove tutti i personaggi si raccolgono per ascoltare la brillante soluzione, come nei romanzi di Agatha Christie . Anche il colpevole non è così scontato e prevedibile, proprio come nei migliori gialli.

Cosa ha in più questa storia? si svolge nell’America rurale e un po’ ignorante degli stati del Sud negli anni 60. E questo per il protagonista potrebbe essere un grosso problema se non fosse consapevole delle sue capacità: possiamo quasi azzardare che l’intelligenza scalfisce il pregiudizio razzista. 

Ma la morale non è così banalmente proposta come faccio io, e l’attitudine razzista della popolazione bianca del paese è raccontata senza fronzoli, senza indulgere in pietismi per coinvolgere il lettore ma con una distaccata freddezza da Ball. Sicuramente le cose non cambiano alla fine della storia, ma l’intelligenza di Tibbs qualche testa l’ha cambiata e questo fa ben sperare per il futuro.

Roberta Panunzio

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Un giallo in cui il giallo non è preponderante, tanto è intriso dell’atmosfera del luogo e del periodo. Sembra di trovarsi lì, in Carolina, a patire il caldo umido descritto e ad assistere impotenti al protrarsi degli episodi di segregazione che appaiono incompatibili con il nostro modo di pensare, spese se ambientati in un’epoca non così lontana. John Ball ci porta con sé, con descrizioni brevi, ma efficaci e dialoghi sempre incisivi a seguire lo sviluppo della vicenda che non è (solo) la soluzione del giallo, ma la progressiva resa all’evidenza da parte dei comprimari, che la competenza è l’unica cosa che conta davvero.

Maria Teresa Cascella

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In una piccola città della Carolina del Sud, negli anni ‘60, un ispettore di polizia di colore si trova catapultato suo malgrado a risolvere un caso di omicidio. L’Ispettore Tibbs però non dovrà solo ricostruire il caso, ma dovrà farlo muovendosi in una società apertamente e fieramente razzista, che vede come fumo negli occhi un uomo di colore varcare dei confini che gli abitanti bianchi della cittadina sono pronti a tenere sigillati a qualsiasi costo.

Il libro ci offre una bella storia, un grande classico del giallo, ben scritta e ben congegnata. L’impostazione forse è un po’ troppo classica: c’è un eroe senza macchia e senza paura, dei personaggi un po’ piatti che giocano da comprimari, alternandosi tra il ruolo di amico/nemico, una pletora di personaggi ostili e qualche anima illuminata. Ma a brillare sopra tutti è lui, l’Ispettore Tibbs, sempre all’altezza del compito, sempre perfetto, che non si concede mai una sbavatura, anche quando i suoi avversari si sarebbero meritati una bella scazzottata alla Bud Spencer e tutti noi avremmo applaudito catarticamente (anche se nel libro almeno una volta una bella scazzottata c’è)!

Una buona lettura, a tratti scontata. A beneficio del libro però è giusto dire che una storia di questo tipo nel 1967, anno in cui il libro fu pubblicato, forse tanto scontata non era.

Paola Giglio

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Il libro “La calda notte dell’Ispettore Tibbs” è un giallo ben strutturato, ricco di colpi di scena che fanno cambiare frequentemente il punto di osservazione e generano curiosità. Anche i personaggi sono ben caratterizzati e ciascuno, con la sua precisa personalità, è una pedina fondamentale nella trama narrativa. Un giallo nel quale, un aspetto psicologico importante è rappresentato dal “razzismo contro i neri”. Tutto si svolge in un paesino della Carolina. Qui viene commesso un delitto, nello stesso giorno in cui si trova lì, di passaggio, un uomo di colore “Virgil Tibbs”, che poi si scopre essere un ispettore di polizia esperto in omicidi. Per la comunità è un affronto che proprio a questa persona venga assegnato il caso, anche se in collaborazione con lo sceriffo locale. Ma, dall’ iniziale pregiudizio razziale, grazie alle grandi capacità investigative dell’uomo, tutti finiscono per apprezzare “Virgil”, che risolve il caso.

Michela Decorte

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Non avevo letto questo classico poliziesco che vinse il premio Edgar Allan Poe nel 1965 e da cui è stato tratto il famoso film con Sidney Poitier e Rod Steiger (oscar miglior attore 1968), che invece ho visto e che mi piacque molto.

La storia, che si svolge nella cittadina segregazionista di Wells, nel profondo sud degli Stati Uniti, parte dal ritrovamento di un cadavere durante la quotidiana ronda notturna del poliziotto Sam Wood. Si tratta del direttore d’orchestra Enrico Mantoli che era stato chiamato dall’amico George Endicott, notabile cittadino, per organizzare e dirigere un festival di musica classica. Si sperava con questo evento di richiamare appassionati e turisti nella città. 

L’ignaro giovane di colore Virgil Tibbs, ispettore di polizia di Pasadena esperto in omicidi, proprio quella notte, si trovava alla stazione ferroviaria di Wells in attesa della coincidenza che lo avrebbe riportato nella sua città, dopo aver fatto visita alla madre.

Viene subito individuato come sospetto e arrestato.

Che personaggio quel Tibbs! Il rozzo capo della polizia Bill Gillespie e i suoi poliziotti, ignoranti e pieni di pregiudizi come lui, dopo aver accertato l’estraneità di Tibbs all’omicidio, non possono che ricredersi su di lui, e via via “ammirare” la sua determinazione, cultura (non solo investigativa), intelligenza, eleganza e autocontrollo. Il formidabile detective, senza mostrare alcun risentimento per l’affronto subito, inizierà ad indagare e a dipanare l’intricata storia, “affiancando” il riluttante Gillespie e trovando l’assassino.

Un giallo classico, anche nel finale in cui vengono chiariti tutte gli elementi investigativi e il procedimento logico deduttivo seguito da Tibbs, che ricorda il grande Sherlock Holmes, personaggio molto ammirato dall’autore. 

Nonostante tutti gli ostacoli posti da un ambiente razzista ed arretrato, Virgil è sempre positivo e procede nella sua indagine con grande competenza e razionalità. In questo senso nel romanzo, al di la della raffinatezza del plot e della perfetta scrittura di genere, aleggia un’aria da nuova frontiera, di ottimismo verso il progresso e la scienza. Un progresso che garantirà (?) quei diritti umani negati da un tradizionalismo arretrato e razzista.

L’obbligato confronto del romanzo con il film di successo permette di sottolineare come in quest’ultimo venga posta maggiore enfasi alla questione razziale e allo scontro tra mondo agrario e mondo industriale: la fiducia nel progresso appare meno entusiastica. Rispetto al romanzo, nel film che sostanzialmente ne mantiene la struttura, ci sono molti personaggi che subiscono profondi cambiamenti. Basti pensare a quel George Endicott che da personaggio progressista nel romanzo (desidera migliorare la vita economica e culturale della città), diventa nel film un tradizionale proprietario terriero del sud che tratta i suoi numerosi braccianti neri quasi come schiavi e schiaffeggia Tibbs (che scandalosamente ricambia) perché ha osato considerarlo come un possibile sospetto. 

Fausto Ciccarelli

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Giudico positivamente entrambi i libri, ma dovendo scegliere mi esprimo a favore dell’ispettore Tibbs di Ball.

Ricordandosi sempre che è solo un gioco, perché è difficile confrontare due testi che, anche se hanno in comune il periodo storico e il problema razziale, sono così diversi come un poliziesco e un lungo romanzo. Il libro di Ball è ben fatto, soprattutto per come riesce a descrivere, senza eccedere in dettagli inutili, la vita di una cittadina di quella zona degli USA e in quegli anni. La figura dell’ispettore Tibbs è quasi troppo perfetta, ma è giusto così visto il contesto che deve affrontare. Molto efficaci anche le figure dei poliziotti, le loro parole, i loro pensieri e i loro gesti. Insomma più che la storia dell’indagine il libro è importante per la descrizione umana e sociale.

Baldwin è stata una lettura interessante, ricca di frasi da sottolineare per la loro intensità emotiva. Piaciuta soprattutto la prima parte con la figura di Rufus. Poi alcuni dialoghi diventano un po’ troppo costruiti. Ammiro il coraggio e la bravura nell’affrontare temi come razzismo, omosessualità, sesso, mondo degli artisti, rapporti d’amore, sentimenti che sembrano estremi e che mutano poco dopo. Un po’ troppo materiale per mantenere il livello alto. E, come dicevo, certo belle frasi ma anche cadute come la seguente frase di pagina 308: “Come l’acqua che sgorgò nel deserto quando Mosè percosse la roccia con la verga, le lacrime le spuntarono agli occhi.” A questo punto ho deciso di dare la vittoria a Ball.

Luciano Nieri

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“Tu fai onore alla tua razza. Fece una pausa. La razza umana, voglio dire”

Il libro si legge bene in modo scorrevole. La trama gialla è classica con il colpo di scena finale, anche se non di semplice deduzione logica. Il tema razziale è alla base della trama e viene affrontato a volte con ironia dall’autore, rendendo piacevole la lettura pur ponendo la tematica all’attenzione del lettore. 

Un classico da consigliare. 

Carla Zoni

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Uno Sherlock Holmes dalla pelle nera è il protagonista di questa storia, ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti quando l’America era ancora spaccata in due tra stati integrazionisti e stati razzisti. Adesso forse non si tratta più di divisione geografica, ma una certa frattura è ancora ben presente come testimoniano certi fatti recenti.

La trama gialla è ben costruita, con diversi colpi di scena e presunti colpevoli individuati in successione e subito dopo riconosciuti innocenti, grazie all’acume e allo spirito di osservazione di Virgil Tibbs , ispettore di polizia di razza nera prestato alla polizia locale, ma il vero movente emerge solo alla fine, quando l’assassino è ormai con le spalle al muro. Ball è bravo nel creare suspense, gettando l’esca alla fine di ogni capitolo per indurci a proseguire nella lettura. E bravo è anche Tibbs a cogliere ogni particolare che gli può essere utile per risolvere il caso. La sua è un’indagine condotta quasi esclusivamente su indizi, ma non priva di notazioni psicologiche sui diversi personaggi coinvolti. 

Tutto ciò renderebbe il romanzo di Ball uno dei tanti romanzi polizieschi di tipo tradizionale che sono usciti sulla scia delle opere di Edgar Allan Poe e di Arthur Conan Doyle, se non fosse per la particolare ambientazione nella provincia americana e per l’evidenza data al comportamento razzista che non si esaurisce nei confronti dei neri a cui è proibito prendere l’autobus, sedersi nella stessa sala d’aspetto dei bianchi, consumare al banco del bar o usare gli stessi gabinetti. È un razzismo interiorizzato che si esprime anche nei confronti delle classi sociali inferiori, il c.d. white trash, o degli stranieri, gli italiani appunto, considerati “fruttivendoli ambulanti o gangster”, le cui donne “si sposano presto, fanno troppi bambini e ingrassano”.

I personaggi principali del romanzo sono brave persone, anche il burbero, prepotente, calcolatore Gillespie, il capo della impreparata polizia locale che, dopo una serie di scontri a muso duro, finisce col riconoscere la superiorità professionale di Tibbs e col stringergli la mano o lo zelante poliziotto Sam Wood, tutto compreso dell’importanza del proprio ruolo e rammaricato di non aver studiato abbastanza da poter svolgere il suo compito con maggiore self confidence.

La soluzione del caso arriva inaspettata, ma in essa Ball gioca la sua carta migliore perché l’indizio era proprio lì davanti ai nostri occhi fin dall’inizio, fin dal titolo stesso del romanzo.

Angela Mazzotti

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Ho preferito questo romanzo, nell’ambito della coppia proposta da Robinson, perché da un lato propone una trama noir classico, perfetta nel suo svolgimento, e contestualmente propone un tema, quello del razzismo, ancora molto presente nel 1965, negli stati del sud degli Stati Uniti.

E’ quest’ultimo il vero protagonista del romanzo. 

L’ispettore Tibbs, dapprima indiziato in un caso di omicidio, poi chiamato a condurre le indagini assieme ai poliziotti bianchi Gillespie e Wood, in una cittadina in cui i “negri” non possono entrare nei bar, hanno bagni e sale d’attesa separati…

Quindi il “negro” ispettore Tibbs con la sua intelligenza, cultura, eleganza e sobrietà, gestendo e risolvendo il caso, “conquista” la fiducia dei due colleghi bianchi, fino a una finale stretta di mano, impensabile all’inizio del romanzo.

Beatrice Menza

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Mi è piaciuto, anche se mi pare un po’ semplice, i personaggi non sono molto caratterizzati e definiti. Diciamo che mentre lo leggevo mi veniva in mente il film, dove i personaggi hanno decisamente più definizione. Senza infamia e senza lode.

Ilaria Gianantoni

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Romanzo molto attuale e ben scritto. La traduzione è curata e ben strutturata. Il romanzo, nonostante sia stato scritto negli anni 50, riesce a rendere pienamente la cultura e la durezza della segregazione razziale che caratterizza gli Stati Uniti (o divisi) ancor oggi e Black lives matter è ancora il messaggio importante da lanciare e comunicare. I personaggi sono delineati con molta cura e i tratti distintivi della storia e del percorso sono molto attenti a far emergere i due livelli del racconto e la sua completezza.

Angiolo Tavanti

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Com’è duro il disprezzo degli altri! Anche perché rende inevitabile il disprezzo di sé stessi! 

La bravura dello scrittore, John Ball, risiede sia nel fatto di dare speranze di integrazione, che nel realizzare una trama narrativa ben congegnata e sapientemente costruita.

Siamo a Wells, paesino della Carolina, dove vige il più insensato segregazionismo contro i “negri”. Qui, Virgil, poliziotto di colore, nero ma colto, elegante ed esperto di scienza investigativa, coordina in maniera impeccabile le indagini risolvendo un insolito caso poliziesco, e riuscendo anche a trasformare la relazione con gli altri investigatori bianchi, da odio razziale ad accettazione e rispetto esclusivamente grazie ai suoi MERITI.

Anna Bovoli

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Sono due romanzi più o meno dello stesso periodo, uno del 1962 e l’altro del 1965; entrambi affrontano il problema razziale dei cosiddetti “neri d’America”, problema che in quegli anni era prepotentemente di attualità e che sarebbe poi deflagrato di lì a pochissimo. Qui finiscono le analogie: per il resto sono diversissimi, sia come profondità di scrittura sia come contesto.

La calda notte è quasi un giallo classico (tra l’altro il testo è perfettamente sovrapponibile allo stupendo film che ne fu tratto solo pochi anni dopo con la magistrale interpretazione di Rod Steiger). Il termine “La calda notte” non mi pare usato solo nell’accezione metereologica data dal clima opprimente di un paese perso nel Sud degli Usa, ma metaforicamente dalla lunga notte della ragione in un ambiente chiuso e razzista .I dialoghi sono brevi, secchi, dandomi l’impressione che lo scrittore avesse già in mente la sceneggiatura di un film. I personaggi sono pertanto più tratteggiati che analizzati in profondità e descritti in maniera, come dire, grossolana.

Massimo Boschi

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Un famoso direttore d’orchestra italiano viene ritrovato morto lungo una strada di una provincia della Carolina. Lo stato è uno di quelli che più ostinatamente e grettamente si oppone all’integrazione razziale e quindi non ci vuole molto affinché venga arrestato come sospetto in fretta e furia un uomo di colore che aveva avuto la sfortuna di trovarsi poso dopo il ritrovamento del cadavere alla stazione, in attesa del suo treno nella sala d’aspetto riservata alle persone di colore. Portato alla centrale di polizia locale, si scopre che l’uomo è l’Ispettore Tibbs, in servizio come ispettore di polizia a Pasadena, California, e in città per affari personali. Nel giro di poco, diventa anche chiaro che Tibbs è più competente, colto ed educato di tutti i suoi colleghi bianchi, al punto che questi, avvallando delle scuse, gli impongono di rimanere in città (Wells, il nome del posto) per aiutarli a risolvere il caso.

Romanzo molto godibile, di facile lettura. Il giallo è un pretesto per una critica, per nulla velata, del razzismo negli Stati Uniti e delle stupide regole dell’integrazione razziale. 

Maria Teresa Bronzi

 

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