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La misura del tempo di Gianrico Carofiglio

Einaudi

 

Avevo già letto altri romanzi scritti da Gianrico Carofiglio, persona che stimo, e mi sono accostata a "La misura del tempo" con interesse. Purtroppo il romanzo, a mio parere, è eccessivamente appesantito da citazioni di articoli e nozioni di procedura penale, che ne rendono poco avvincente la lettura. Complessivamente ho trovato il libro piuttosto noioso e deludente.

Candida Patrizia Bertoli

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Il romanzo di Carofiglio ripercorre quasi “live” la storia di un processo per omicidio. Si parla delle prove, dell’imputato, degli interrogatori; si è sostanzialmente costretti a seguire la procedura in tecnicismi che a mio parere soffocano la suspense che si sarebbe potuta creare. Non conosco altro dell’autore, ma a giudicare dalla maestria con cui si esprime suppongo che mettere a nudo anche le parti più tecniche fosse esattamente il suo intento; per me, purtroppo, più che suscitare curiosità nei confronti del meccanismo, ha appesantito eccessivamente la parte narrativa. Sicuramente un libro per addetti ai lavori o (quasi esclusivamente) appassionati del genere.

Eleonora Sartori

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Il romanzo di Carofiglio , prendendo come spunto il processo ad una persona accusata di omicidio, spiega come funziona in Italia il sistema giudiziario. In se' la storia non sarebbe neanche male, alla stregua dei legal thriller che tanto sono diffusi, sulla scia di John Grisham. Qui però l'autore infarcisce la trama di termini tecnici, di addetti ai lavori, che appesantiscono la lettura a un profano del foro. Questo è il primo libro di Carofiglio che ho letto, e devo dire che mi è risultato abbastanza noioso, e non mi ha colpito particolarmente. È molto riflessivo, a tratti filosofico.

Andrea Guariso

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Il romanzo di Carofiglio mi è parso con una storia non forte, ma con un personaggio principale memorabile. Non ho letto null'altro della collana incentrata sull'avvocato Guerrieri, ma le sue digressioni - sebbene qualche citazione risulti a tratti forzata - mi sono rimaste impresse. Il legal non mi ha mai interessato, ma questo libro è risultato facilmente godibile e mi ha fatto apprezzare invece i tecnicismi che, leggo, a tanti han dato fastidio.

Desideria Spinelli Barrile

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"La misura del tempo" ha tutte le carte in tavola per essere il solito giallo all'italiana: un avvocato o investigatore un po' sale e pepe, ancora piacente e astuto; donne belle e intelligenti nel passato e nel presente; una squadra variegata e bene assortita a supportarlo. Cosa fa di diverso, allora, Carofiglio? Ci mostra un Guido Guerrieri che, appena può, si rifugia nei propri pensieri, nelle proprie stanze private (soprattutto quelle mentali e del passato), che vive di citazioni e di memoria. E che rende il dubbio il vero protagonista del processo - e della storia.

Francesca Corno

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La misura del tempo mi ha stupito primo perché non è né un giallo ne un romanzo, secondo perché un legal-thriller con processo all’italiana non l’avevo mai letto. La storia è normale, ma scritta in maniera coinvolgente e con le sue digressioni Carofiglio ti porta a riflettere su temi che normalmente esulano da questa tipologia di libro. Magistrale la lezione che il protagonista tiene agli studenti di giurisprudenza.

Cosimo Nencioni

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Un incontro tra i due protagonisti che riporta al passato, all’inizio della maturità con già le premesse evidenti di percorsi diversi.
Il più impacciato futuro avvocato e la rilucente ,disinibita e imprevedibile giovane donna.
Il ragazzo impacciato è diventato un solitario professionista in carriera.
La giovane donna ha iniziato molto presto la sua fase discendente.
I punti deboli sono per me ,già nell’impostazione del romanzo, la trama sembra vecchia e scontata , il coinvolgimento emotivo descritto in modo un po’ superficiale e banalizzato.
La parte più convincente è il resoconto delle fasi giudiziarie , il finale è un escamotage ancora un po’ banale.
Trovo che ci siano troppe citazioni inutili, come la teoria sulla fiaba , giusta e corretta per carità, e le descrizioni culinarie ,un po’ pallide al confronto di altra letteratura su eroi alla ricerca della verità ( mi viene in mente il confronto con Pepe Carvalho).
Nell’insieme , ho sentito il romanzo un po’ troppo costruito e poco emozionante

Paola Miscione

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È un romanzo un po’ scontato nella scelta della trama: un omicidio analizzato attraverso gli occhi di un micro cosmo di uomini e donne, un avvocato scapolo che colloquia con Mr Sacco, una saggia – forse – e defilata amante. Tuttavia l’intreccio tra la storia personale e le vicende è equilibrato e ben articolato, controllato da una solida sapienza professionale. In definitiva è un libro che sa attender e misurare il flusso della vita nelle sue stagioni: l’autore-protagonista ne sta avendo il tempo. La scena che mi ha conquistato si trova a pag. 265: “Mentre guardavo le lievi increspature sulla superficie del mare mi venne in mente una frase di Elias Canetti. Suggeriva di non credere a nessuno che dicesse sempre la verità: «La verità è un mare di fili d’erba che si piegano al vento, vuol essere sentita come movimento. È una roccia solo per chi non la sente e non la respira».”

Marina Battistin

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Un viaggio nel tempo. Dal momento in cui l'avv. Guerrieri incontra una sua vecchia fiamma, il cui figlio è stato condannato per omicidio e lei lo ritiene innocente, le vicende processuali e personali corrono di pari passo.

Il romanzo si articola su meccanismi del processo penale che viene descritto con chiarezza espositiva minuziosa e analitica, anche se a volte gli aspetti giuridici risultano troppo tecnici. Il tempo e le sue mille sfaccettature è il protagonista di questa storia, che non è solo indagine processuale, ma diventa emotiva. Infatti, coinvolge i protagonisti e noi lettori in un continuo dialogo tra presente e passato e a fare i conti con la propria esistenza e con il tempo che passa inesorabile, segnando le vite mutandole radicalmente.

Un viaggio interiore in cui vengono analizzate le debolezze umane con uno sguardo nostalgico al passato. Molto interessanti le riflessioni filosofiche sparse qua e là.

Clelia Lino

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 Carofiglio è l’autore midcult per eccellenza dei nostri anni. Nel romanzo si può trovare, secondo una formula ben collaudata, il caso giudiziario inframezzato da memorie malinconiche, riflessioni corrive sul senso della vita e citazioni letterarie non folgoranti. Questo romanzo, come del resto i precedenti, è il perfetto prodotto estivo: scorrevole, intrattiene, si legge senza impegno e si dimentica subito dopo aver girato l’ultima pagina. Carofiglio, in generale, è un autore da 6/10.

Dario Di Liberto

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un romanzo molto segnato dal passare, appunto, del tempo e dalle riletture della vita che il tempo trascorso ci impone, quasi un viaggio a ritroso con la voglia di cambiare il passato o almeno i suoi effetti su di noi. Scritto come sempre in modo magistrale e con una trama che comunque sorprende. Sono molti i magistrati che diventano i narratori di realtà e di storie importanti con risultati eccellenti come in questo caso.

Angiolo Tavanti

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Apparentemente un classico legal thriller con una appendice da poliziesco.

In realtà in filigrana mi pare di intravedere, forse per via dei ripetuti flash back e continui rimandi alla passata gioventù del protagonista, una necessità -forse autobiografica- di ripercorrere con un filo di malinconia un periodo comunque non banale della giovinezza. 

Massimo Boschi

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Scrive con grande abilità ed è capace di ‘frasi’ molto intense. Forse troppi i commenti e i pensieri esterni alle situazioni. Qualche dettaglio per me non necessario. Alle volte mi appare un po’ didascalico, vuole spiegarci tutto, mentre è il testo che deve parlare. Comunque la storia è valida. Bene la parte “saggistica” dove spiega e commenta il funzionamento dell’attività processuale e trasmette la fondamentale importanza di dovere fare bene un lavoro così delicato.

 Luciano Nieri

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Mi ha attirato da subito il titolo "La misura del tempo" in quanto ho pensato che ragionare sul tema del tempo, in periodo di bilanci, fosse per me particolarmente significativo.

Le" tracce" lasciate nel testo sono, a mio parere troppo generiche, fanno eccezione alcune belle frasi e riflessioni sui paradossi e le paure che il tempo porta con sè.

Il libro è così calibrato nelle sue parti: la trama semplice ma a sfondo sociale, flash-back su un amore di gioventù, descrizione minuziosa e prolissa del processo, finale ambiguo.

Più interessanti le "divagazioni" tra cui la lezione agli studenti e alcuni personaggi ben tratteggiati e calati nella quotidianità del racconto.

Simpatico il protagonista, l'avvocato Guerrieri, professionale nel lavoro, ma deluso dalla vita, Ottavio, inventore del bar/libreria notturni per persone insonni e il filosofo terapista.

Sono pagine scritte bene, in uno stile chiaro e scorrevole con citazioni pertinenti, raramente mi hanno entusiasmato o emozionato, ma hanno costituito una lettura piacevole e offerto buoni spunti culturali.

 Fiorenza Festi

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La misura del tempo è risultato altrettanto avvincente del romanzo d'esordio dell'avvocato Guido Guerrieri, Testimone inconsapevole. Quest'ultimo è frutto di maggiore maturità anche nel personaggio, invecchiato insieme all'autore e probabilmente suo alter ego. In entrambi i romanzi, che è improprio definire gialli, Guido è un single alle prese con una solitudine che ha lontane radici e un avvocato che a causa di una donna viene coinvolto nella difesa di un presunto omicida sul quale le indagini delle forze dell'ordine non presentano dubbi. Tuttavia tali prove, integrate con qualche altro elemento, sono pur sempre solo indizi anche di altre narrazioni compatibili con l'innocenza dell'imputato. Le difficoltà dell’avvocato difensore davanti al bisogno della Giustizia di trovare un colpevole dell’omicidio si intrecciano con le difficoltà di un uomo alla ricerca di una felicità che sembra piuttosto persa nella nostalgia della passata giovinezza.

Vorrei però segnalare un passo che mi sembra non corretto, quando definisce analogici dispositivi come una macchina da scrivere e una calcolatrice:

“Era un mondo analogico fatto ancora (ancora per pochissimo, ma noi non lo sapevamo) di rotelle, ingranaggi”. Confonde analogico con meccanico. Analogico/continuo si contrappone a digitale/discreto e nello specifico una macchina da scrivere o una calcolatrice producono qualcosa che non è continuo come il livello del mercurio in un termometro o la lancetta dei secondi in un orologio analogico.

  Roberto Ricci

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Torna la saga dell'avvocato Guerrieri di G. Carofiglio. L'avvocato Guerrieri, nel suo studio nell'amata Bari, riceve la visita di una vecchia fiamma di gioventù (Lorenza) che gli chiede aiuto per salvare il figlio dal carcere. Il ragazzo infatti è stato arrestato per omicidio e la difesa offerta dall' avvocato ingaggiato non lo ha aiutato, così la madre si decide a rivolgersi a Guerrieri. Il nostro si fa aiutare nelle indagini dai soliti "complici": la sua compagna detective Annapaola e dal poliziotto in pensione Tancredi . Le loro riunioni e gli avanzamenti sono interrotti da frequenti flashback sui primi incontri del giovane Guerrieri e Lorenza. Il testo non è sicuramente il più brillante dell'autore-politico, ma si fa leggere con facilità. Un libro da considerare per le vacanze, con una splendida Bari sullo sfondo.

Maria Teresa Bronzi

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Ritorna in scena l'avvocato Guido Guerrieri, vero alter ego dell'autore, che si lascia indurre da una vecchia fiamma di gioventù a difendere in appello il figlio, condannato per omicidio su basi esclusivamente indiziarie. Il tempo ha cambiato Lorenza e l'avvocato è sorpreso nel realizzare che il loro rapporto si è cristallizzato in un passato non recuperabile e che non produce rimpianti. Resta il coinvolgimento, tutto concettuale, nel caso giudiziario, che è la parte più interessante del romanzo, quella in cui l'autore affronta temi e principi del diritto e del suo esercizio molto complessi e controversi, dimostrando profondità morale e acutezza intellettuale. Con uno stile limpido e scorrevole, che rende comprensibili persino i tecnicismi del dibattito processuale, l'autore porta il lettore a schierarsi a favore dell'imputato, così da coglierlo di sorpresa nel finale in cui egli mescola sapientemente ironia e malinconia, con saggia umiltà. 

Angela Mazzotti

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“La misura del tempo” è un romanzo con luci ed ombre, più luci che ombre, ma pur sempre con delle ombre. La lettura è stata piacevole, la scrittura è fluida, piana, riflessiva.

Tra i personaggi risalta naturalmente Guido Guerrieri, protagonista e narratore, che, sempre in sintonia con il se stesso dei precedenti romanzi, riflette la cultura giuridica di ex magistrato dell’autore, arricchendo il testo di utili informazioni. L’altro personaggio a spiccare nella storia è Lorenza, giovane affascinante, sfrontata, vitale e… antipatica (come potrei trovarla simpatica visto il modo in cui si comporta con Guido?), molto diversa dalla “vecchia” e spenta Lorenza che chiede aiuto a Guerrieri. In mezzo un’ellissi che viene colmata solo in parte: in che modo il tempo (tema rilevante nel romanzo) ha ridotto a zero le prospettive di una donna che agli occhi di Guido ragazzo avrebbe certamente avuto un futuro radioso? Parliamo ora del caso legale che Guerrieri decide di affrontare e che, a mio parere, è l’aspetto più debole del romanzo: le “colpe” di Iacopo, condannato per omicidio, le indagini, il nuovo processo e l’epilogo sono poco coinvolgenti, forse perché le frequenti interferenze esplicative rispetto a come funziona un processo, se da un lato sono istruttive, dall’altro rallentano l’intreccio che diviene meno avvincente, nonostante il colpo di scena finale. In realtà, nel racconto, sembra che ad interessare il narratore ed a motivare il romanzo sia, più che il caso legale, lo svolgere una riflessione sul tempo, è il tempo il vero protagonista, in particolare lo scorrere del tempo (a partire dalla distanza del tempo giovanile rispetto ai cambiamenti del presente) e la fine del tempo (toccanti nella loro desolante veridicità le parole della madre di Enrico Garibaldi, il “quasi amico” di Guerrieri). Sono le riflessioni sul tempo a rendere interessante il romanzo, insieme ad un altro tema, che Guerrieri introduce durante una lezione tenuta a giovani magistrati e che riguarda la ricerca della verità. Per dipanare la complessità del reale, ci insegna infatti l’avvocato, occorre analizzare i problemi da più punti di vista, imparando a dubitare di verità assolute che facilmente si dimostrano fallaci, e devono essere il dubitare sempre, il porci continue domande alla base di ogni nostra analisi. Il romanzo conferma tale tesi: nel primo processo il caso viene risolto basandosi su una verità assoluta, quella più evidente, che pone Iacopo naturalmente colpevole. Gli investigatori e l’avvocato Costamagna non hanno dubitato di questa facile verità, non si sono curati di guardare il caso anche da altri punti di vista e sono stati perciò ignorati quegli indizi che avrebbero portato al dubbio. Opposto è il comportamento di Guerrieri e dalle sue indagini esce un racconto completamente diverso che vede Iacopo innocente. Sarà infine il tempo (un tempo-giudice?) a stabilire quale tra i due racconti rappresenti la verità.

Raffaella Bertagnoni

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Ho scelto il libro "La misura del tempo" di Gianrico Carofiglio. L'autore dimostra una volta di più la sua abilità nella costruzione di personaggi e trame avvincenti. 

Loriana Ursich

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Romanzo giallo con protagonista l’Avv. Guerrieri in un dialogo nostalgico tra presente e passato.

‘La misura del tempo’ ci insegna attraverso l’Avv. Guerrieri ad accettare la vita e le sue ambiguità in un contesto in bilico tra la ragione diurna dell’aula e lo stato d’animo notturno dell’insonnia.

E lo fa con la scrittura di Carofiglio, chiara e cristallina: una descrizione di eventi in grado di destrutturare gli stati d’animo legati alla nostalgia, all’ambiguità della vita, agli inevitabili bilanci che ne traiamo concedendoci col tempo ragionevoli dubbi

Per poi riportarli a galla sotto forma di immagini limpide ed essenziali, che arrivano al lettore con tale immediatezza da riuscire a far vacillare gli scudi che nel tempo mettiamo al cuore. 

Una menzione anche alle citazioni scelte, che toccano al momento giusto. 

Francesca Berno

 

 

Afflitto da dilemmi, vittima di debolezze e capace di piccoli atti d’eroismo , l'avvocato Guerrieri è un personaggio in cui ogni lettore può vedere una parte di sé stesso. Un continuo dialogo tra presente e passato in cui fare i conti con la propria esistenza, e con il tempo che passa, serve ad ammettere che non esiste una sola risposta ai dilemmi umani. Un libro appassionante sulla difficoltà di giudicare, in tribunale ma anche nella vita quotidiana e un libro sui conti che restano da chiudere con il proprio passato.

Daniela Derossi

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Un romanzo moderno, in cui si alternano a passo di danza un presunto omicidio accompagnato da false verità e una storia d’amore rimasta sospesa, che ritorna. 

Momenti di vita congelati nel passato, ritornano puntuali mettendo in secondo piano l’inesorabile scorrere del tempo.  

 Attento nei dettagli, in alcune parti complicato nel susseguirsi degli eventi che tuttavia scorrono dando il senso del tempo, vero protagonista del romanzo. Tempo che accompagna la lettura tra situazioni presenti e flashback del passato. 

Rimane al lettore un pensiero di fondo su come la vita sia sempre segnata da fatti emozionalmente rilevanti e di come questi se lasciati sospesi inevitabilmente si ripresentano; nuove opportunità, dunque, per essere risolti conclusi o rivissuti con nuove consapevolezze.

Avvincente fin la fine a confronto l’amore di una madre verso suo figlio e l’amore di un professionista vs il suo lavoro e una vecchia fiamma sospesa nel tempo.

Fedrica Maracich

 

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Ancora un coinvolgente romanzo dell’inossidabile Carofiglio, il cui il protagonista è, come da titolo, il tempo, che scorre e può cambiare la vita, far rivivere situazioni e suscitare nostalgia.  Accanto alle vicende giudiziarie come sempre narrate sapientemente, particolarmente apprezzabili per chi conosce il diritto, si dipanano i ricordi di un amore giovanile di Guerrieri, in un  montaggio alternato  di due storie,  intersecate tra loro, condito da citazioni dotte e riflessioni che inducono il lettore a meditare sul destino umano e sui conti da chiudere con il proprio passato.  Scrittura pulita, essenziale, godibile.

Sonia Mauro

 

“ Qualcuno ha scritto che bisognerebbe essere capaci di morire giovani. Non nel senso di morire davvero. Nel senso di smettere di fare quello che fai quando ti accorgi di avere esaurito la voglia di farlo, o le forze; o quando ti accorgi di avere raggiunto i confini del tuo talento, se ne possiedi uno. Tutto ciò che viene dopo quel confine è ripetizione “.

Riflettiamo sul tempo e sullo scorrere dello stesso.

Passato e presente che si ritrovano e si intrecciano.

Vecchi ricordi a sostenerci nel presente.

Questione di tempo perché tutto, alla fine, ha bisogno del “suo” tempo.

Ma il tempo avrebbe senso se decidessimo di non misurarlo?

Francesca Sarocchi

 

 

Il genere biografico non è mai stato il mio pane preferito. Mi sono concentrata sulla “solita” narrativa, leggendo per la prima volta un romanzo di Carofiglio. Me ne sono sempre tenuta alla larga per un’istintiva sensazione di “prodotto costruito a tavolino”. E quanta ragione ho avuto!

Metti un avvocato, belloccio, presenzialista, che sa anche scrivere. Metti l’idea di base di trasformare deposizioni, procedure e arringhe in parti “letterarie” di un romanzo. Immergi in un contesto un po’ #darkdeperiferiadenoantri, aggiungi qualche pennellata rosa sdilinquente. Mixa, ma solo leggermente, e ottieni il risultato finale. 

Salvo la costruzione linguistica, noiosamente corretta e pulita. Salvo alcune riflessioni sparse qua e là su un classico tempus fugit, che per quanto ritrito mi ha colpito per evidente comunanza di interessi

Alessandra Dugan

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Confesso: non mi è piaciuto e non lo consiglierei a un lettore esperto. Lo trovo un libro adatto a chi ha qualche curiosità su come funzioni la giustizia in Italia nei casi di cronaca, ma sono stupita che fosse candidato al Premio Strega. Mi permetto di fare due critiche: la storia d’amore narrata viene liquidata troppo in velocità perché il lettore possa farsi un’opinione sui fatti, che rimangono nebulosi e infine poco interessanti; oltre a questo, i dialoghi (soprattutto nella prima parte) a livello di forma mancano di credibilità, i personaggi parlano con frasi più adatte a un testo scritto.

Detto questo, il mio voto è andato a Carofiglio perché questo libro ha una struttura che mi è piaciuta di più rispetto a quella del concorrente [Fermate il Capitano Ultimo di Pino Corrias].

Sabrina del Sal

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“La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio mi è piaciuto perché è una narrazione esperienziale, cioè un racconto della storia di sé ( lo preferisco): l’autore racconta sé stesso attraverso il film della propria vita fermandosi sulle immagini che vuole raccontare, selezionando gli aspetti più significativi della realtà vissuta e mettendoli in relazione con l’esperienza presente.

Anna Bovoli

 

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